da: Lettera 43
Banco
Desio, vertici cacciati in Svizzera e ancora in carica a Roma
Riciclaggio:
la Consob elvetica radia 27 manager. Ma in Italia conservano il posto. Bpm finanzava malavitosi.
Cacciati in Svizzera, al loro posto in
Italia. È la storia dei vertici del Banco Desio, tra i primi dieci istituti
italiani, costretti a lasciare Lugano perché radiati dal Registro di commercio
elvetico.
LA CONTROLLATA INDAGATA. Le dimissioni
di tutti i membri del consiglio di amministrazione (incluso il presidente
dell'istituto di Credito Agostino Gavazzi) e della direzione generale del
Credito Privato Commerciale, istituto controllato a Lugano dal Desio, sono
state chieste dalla Finma, l’autorità federale di vigilanza sui mercati
finanziari svizzeri, a seguito delle indagini che coinvolgono per riciclaggio
di denaro diverse controllate dell’istuto.
Tra i 27 espulsi dagli svizzeri, non proprio tra i più trasparenti al mondo quando si parla di banche, c'è anche Gavazzi, attuale presidente del Banco; insieme con lui altri 12 dirigenti sono stati reintegrati nella casa madre italiana.
BANKITALIA INFORMATA. Secondo quanto riferito dal Fatto Quotidiano il 7 febbraio, gli elvetici avevano inviato a giugno una lettera molto dura, ricevuta oltre che da Desio anche dall’area vigilanza bancaria e finanziaria di Banca d’Italia, in cui si intimava all'istituto di credito di mettere «in liquidazione volontaria» la controllata in Svizzera. Altrimenti, Finma avrebbe preso le vie giudiziare.
Tra i 27 espulsi dagli svizzeri, non proprio tra i più trasparenti al mondo quando si parla di banche, c'è anche Gavazzi, attuale presidente del Banco; insieme con lui altri 12 dirigenti sono stati reintegrati nella casa madre italiana.
BANKITALIA INFORMATA. Secondo quanto riferito dal Fatto Quotidiano il 7 febbraio, gli elvetici avevano inviato a giugno una lettera molto dura, ricevuta oltre che da Desio anche dall’area vigilanza bancaria e finanziaria di Banca d’Italia, in cui si intimava all'istituto di credito di mettere «in liquidazione volontaria» la controllata in Svizzera. Altrimenti, Finma avrebbe preso le vie giudiziare.
NESSUNA SANZIONE IN ITALIA. Nella lettera
si legge anche che la decisione è arrivata a seguito «delle numerose
irregolarità e lacune emerse dai rapporti d’audit» e dai «sufficienti indizi
fondati per constatare un dubbio attendibile sull’attività irreprensibile (..)
del Cda e della direzione generale».
Bankitalia, pur avendo essa stessa concluso
soltanto un mese prima (a maggio 2012) un’ispezione sulla casa madre
riscontrando «risultanze parzialmente sfavorevoli per criticità nei sistemi di
governo e controllo» e avendo evidenziato carenze nei sistemi antiriciclaggio
informatici e organizzativi della capogruppo e di alcune controllate, tra
cui proprio la Cpc di Lugano, non ha comminato alcuna sanzione.
Tuttavia, la relazione della Bankitalia è
stata consegnata alla procura di Roma, che ha chiesto il rinvio a giudizio per
associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio, per vicende del 2009, di
alcuni ex esponenti e dipendenti delle controllate Banco Desio Lazio e Cpc.
L'udienza preliminare è fissata per aprile.
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