da: Il Fatto Quotidiano
Elezioni
2013, la “bad company” di Monti si nasconde nella circoscrizione estero
Sono
portati in dono dal leader Udc Casini. E il professore deve fare i conti con
"improponibili" che hanno fatto parlare di sé per indagini su brogli,
riciclaggio e rapporti con la 'ndrangheta. Sono in lista col Maie, il Movimento
italiani all'estero di Riccardo Merlo con cui Scelta civica ha stretto un
accordo elettorale
Sono portati in dono dal leader Udc Casini.
E il professore deve fare i conti con “improponibili” che hanno fatto parlare
di sé per indagini su brogli, riciclaggio e rapporti con la ‘ndrangheta. Sono
in lista col Maie, il Movimento italiani all’estero di Riccardo Merlo con cui
Scelta civica ha stretto un accordo elettorale.
Anche Mario Monti ha la sua bad
company. Come nel caso del Pdl con Grande Sud, il professore dovrà fare i
conti con alcuni impresentabili in lista alle imminenti elezioni: glieli porta
in dote Pierferdinando Casini con il Maie, Movimento associativo italiani
all’estero, il partito dell’onorevole Riccardo Merlo, parlamentare e
responsabile Italiani nel mondo dell’Udc. Così, nella corsa per assicurarsi uno
scranno nella “legione straniera”, 12 deputati e sei senatori eletti nella
circoscrizione estero, al fianco di Fucsia, ex miss Padania, c’è gente che
ha fatto parlare di sé per indagini su brogli elettorali, riciclaggio e
rapporti con la ‘ndrangheta. Con una passione missina incarnata dal
ricordo di Mirko Tremaglia, ministro repubblichino ed estensore della
legge sul voto degli italiani all’estero. Mica male per il centro moderato di
Monti e Casini.
Come ha fatto sapere lo stesso Merlo,
il Maie presenta il suo simbolo solo nelle ripartizioni Europa e
America Latina, mentre nelle altre due mega-aree geografiche (Centro-Nord
America e Africa-Oceania) i suoi esponenti sono in lizza direttamente con il movimento
del premier dimissionario.
Ed è in quelle due macroregioni che si
nascondono i personaggi più discussi. In Europa ad esempio troviamo Gian
Luigi Ferretti, già segretario di Tremaglia e coordinatore del Comitato
tricolore italiani nel mondo (Ctim), organismo dell’ex Movimento
sociale italiano. Fin qui, si fa per dire, tutto bene, ma Ferretti, come
ricorda Luciano Neri, responsabile della Consulta italiani del mondo del
Pd, è anche uno dei fondatori de L’Italiano, “quotidiano di estrema destra
nella cui gestione figura il neofascista Stefano Andrini, noto per aver
maturato una condanna a 4 anni e mezzo pertentato omicidio di due giovani di
sinistra e per essere finito, grazie all’amico Gianni Alemanno,
ai vertiti dell’Ama servizi“, la società capitolina per la gestione dei
rifiuti.
Secondo un’inchiesta della procura di Roma,
i due personaggi sono il “motore” dell’elezione diNicola Di Girolamo, senatore
Pdl in quota ‘ndrangheta eletto nella circoscrizione estero nel 2008 e
condannato nel 2011 a cinque anni per riciclaggio e violazione della legge
elettorale. Come si legge sull’ordinanza, Andrini e Ferretti, assieme al ben
più famoso Gennaro Mokbel, sono gli istigatori “dell’attentato ai diritti
politici dei cittadini”, dove Di Girolamo figura come semplice “esecutore
materiale”. Scrive il gip: “Tutto il gruppo Mokbel è impegnato a rendere
possibile quella candidatura”. Come? Prima – secondo l’inchiesta – taroccando
la residenza del senatore, in modo da far risultare che abitasse in Belgio e
poi, con l’aiuto dei clan calabresi, indirizzando sul suo nome un pacchetto di
voti falsi.
Se ci spostiamo a latitudini più calde, il
risultato non cambia: Anche in America latina il verbo centrista della
coalizione Monti-Casini è rappresentato dal Maie, che, “nel nome di Tremaglia”
schiera due personaggi legati al faccendiere Aldo Miccichè, consigliere
per gli affari sudamericani del clan Piromalli, catturato questa estate a
Caracas dopo anni di latitanza. Lui è il dominus dei brogli elettorali in
Venezuela durante la tornata del 2008: prima telefona al senatore Marcello
Dell’Utri offrendo un pacchetto di 50mila schede bianche da
“timbrare” con il simbolo del Pdl, poi, visto il vantaggio del centrosinistra
(è pur sempre il paese di Ugo Chavez), si impossessa dei plichi già votati e,
prima che vengano spediti a Roma per le operazioni di spoglio, pensa bene di
bruciare tutto.
“I responsabili delle votazioni si
tapperanno entrambi gli occhi”, dice Miccichè rassicurando il senatore della
fattibilità del broglio: “Provvederò che presso ogni Consolato ci sia la nostra
presenza segreta per i cosiddetti voti di ritorno”. In un’altra telefonata, il
faccendiere illustra i suoi loschi piani al senatore Pdl Filippo
Fani (quello che alla fine si complimenterà per la decisione di bruciare
le schede) e fa due nomi: Nello Collevecchio e un certo Ugo
(riconducibile a Ugo di Martino). Chi sono? I compagni di lista di Merlo,
tutti insieme per rappresentare gli interessi degli italiani che vivono in Sud
America.
Francesco Forgione, ex presidente della
commissione Antimafia e candidato di Sel in Sicilia, dedica a Di Martino una
ventina di pagine del suo ultimo libro ‘Porto Franco’: “E’ l’uomo che da
Caracas vola a Roma per le pratiche che Micciché segue per il clan
Piromalli”. Ed è sempre lui che il consigliere della ‘ndrangheta mette alle
costole dell’allora presidente della Camera Fausto Bertinotti affinché,
nel corso di una visita a Caracas, non abbia a interferire con i suoi affari.
“Sono gli stessi protagonisti delle schede bruciate″, attacca
Forgione che ricostruisce il recente passato di Di Martino: “Prima candidato di
Mastella, poi di Berlusconi, adesso di Monti, evidentemente ha un pacchetto di
voti da offrire sul mercato in maniera trasversale. E questo,
conoscendo la gente che gli sta attorno, non è rassicurante”. Dal Perù,
dove sta facendo campagna elettorale, il diretto interessato parla di “uso
delinquenziale dell’informazione” invitando gli elettori a non credere a
“storie senza consistenza”. Perché capita di incontrare persone sbagliate, ma
“l’amicizia eventuale di un reo non produce correità”.
C’è da dire però che, almeno in Sud
America, la coalizione centrista dovrà vedersela con altri pezzi da novanta, in
lizza però con il centrodestra. E’ il caso dell’italo-argentino Esteban
Caselli, senatore uscente del Pdl (definito dallo stesso Silvio Berlusconi
“pericolosissimo”) che, dopo aver fondato assieme a Sergio De Gregorio e
allo stesso Di Girolamo la Fondazione Italiani nel Mondo ha deciso di
rompere con Silvio e di correre in solitaria con i suoi Italiani per la
Libertà. E’ sua l’idea della candidatura della Morocha, avvenente valletta
e sventola da calendario (qui la sua imitazione televisiva di un organismo che
ha fatto il giro della Rete). Ethel Calabrò, così all’anagrafe, non parla
neanche una parola d’italiano, “ma non fa niente. Votate per me se volete il
Sudamerica in Italia”.
Nessun commento:
Posta un commento