mercoledì 6 febbraio 2013

Cinema, botteghino: “La migliore offerta” di Tornatore meglio dei cinepanettoni



da: La Stampa

Sorpresa Tornatore
meglio dei cinepanettoni
“La migliore offerta” è il quarto film italiano più visto della stagione. Funziona perché interattivo, la gente mi propone il suo finale”
di Fulvia Caprara

 

Il successo, dice Giuseppe Tornatore, «non è sempre tutto spiegabile. Esattamente come non lo è il suo contrario». Capita che un film vada male e non si riesca a capire perchè. Ma anche, come nel caso de La Migliore offerta, che funzioni a meraviglia, crescendo di settimana in settimana, grazie anche a un passaparola sempre più fitto e appassionato che ha proiettato la pellicola ai primi posti della classifica degli incassi (8.171.932 euro dal primo gennaio ad oggi) lasciando vagamente sorpreso perfino l’autore: «Naturalmente speravo che andasse bene, ma non mi aspettavo così tanto bene».  

Come mai?  
«Eravamo tutti sintonizzati sulla convinzione che in Italia, oggi, funzionasse solo il cinema che fa ridere e che quindi ci fosse spazio per i film comici e basta. Un assioma che ci è stato sbattuto in faccia come qualcosa di fisso, irremovibile...E siccome La migliore offerta non appartiene a quel genere, tendevo a non aspettarmi un risultato così». 


Secondo lei perché, invece, il film è tanto piaciuto?  
«Credo che molto si debba al finale aperto della storia. Un finale che ha stabilito un rapporto interattivo con il pubblico, trasformandolo da soggetto passivo ad attivo. Mi scrivono un sacco di persone, mi chiedono sempre “Tornatore, ma lui, in conclusione, aspetta lei per vendetta o per amore?” Su Internet ho trovato tantissimi commenti e messaggi. Uno era bellissimo, l’ha scritto un ragazzo. Diceva che il mio film gli era piaciuto perché si può scegliere la fine, e perché lascia un interrogativo aperto: “perdere il senno per amore o ritrovarlo per cercare l’amore”?». 

Il film ha riportato al cinema anche il pubblico adulto. Che cosa ha affascinato quel tipo di audience?  
«Sono andati a vederlo gli adulti, e pure gli anziani. Credo che loro siano stati coinvolti da qualcosa di più universale, che sia piaciuta l’idea di un’allegoria sull’amore o anche il riflettere sul fatto che, perfino quando siamo falsi, possiamo trasmettere qualcosa di vero». 

In che senso?  
«Nonostante tutto, il mio protagonista resta fedele a un sentimento. In un momento in cui sembra che nessuno possa più essere fedele a nulla, questo dev’essere stato un segnale che ha colpito». 

È piaciuta anche la rappresentazione insolita dell’arte e della sua bellezza. In tanti sono rimasti abbagliati dall’immagine della stanza in cui il protagonista conserva i suoi dipinti.  
«Quelle sequenze, quei quadri, comunicano la sensazione di un’arte che provoca emozioni dirette, qualcosa di vivo, lontano dalla visione museale...». 

E poi c’è la storia.  
«Si, una struttura narrativa che avvince, anche se priva degli elementi classici, il morto, l’assassino, l’azione...è l’amore raccontato con i tempi del thriller, ho voluto applicare lo schema del processo di innamoramento allo scheletro drammaturgico del film».  

E dire che l’opera è uscita in una data originale, il giorno di Capodanno. Era d’accordo?  
«È stata un’idea geniale della Warner Italia, in particolare del direttore generale Nicola Maccanico. Si è sempre ritenuto che il periodo delle festività rappresenti, per la distribuzione cinematografica, un blocco unitario. Alcune esperienze hanno invece dimostrato che questa graniticità non esiste, così sono usciti film il 3 o il 4 gennaio, e per il mio si è scelta una data con un’identità precisa. Ho aderito subito alla proposta, tra l’altro non ero mai uscito nel periodo di Natale». 

Sarà al prossimo FilmFest, nella sezione Berlinale Special, mentre quest’anno in gara non c’è nessun altro italiano. Contento?  
«Sono contento di andare a Berlino, dove sono già stato una volta, nel 2000, con Malèna. Ma è un peccato che il cinema italiano non sia rappresentato nella competizione». 

Sta già lavorando al prossimo film. Il successo le ha fatto tornare forte la voglia di girare?  
«La voglia non l’ho mai perduta, nemmeno nelle stagioni così così...sono come un contadino che zappa la terra, una volta il raccolto è buono, un’altra meno, ma io devo comunque continuare a zappare».  


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