venerdì 5 luglio 2013

Carlo Verdone: ‘Vicini per caso’, inizio ciak da settembre

da: La Stampa

Verdone: con “Vicini per caso” torno a parlare di padri e figli
Il regista: “Fotografo quello che è sotto gli occhi di tutti, le famiglie sfasciate. Ma lo faccio con i miei toni agrodolci. Il punto di svolta è un sano schiaffo”
di Fulvia Caprara



Il punto di svolta sarà uno schiaffo, mollato al momento giusto, un po’ in ritardo sui tempi della vita, ma ancora utile a ristabilire un rapporto sano tra un padre che è stato troppo assente e un figlio «che sta esagerando». A fine settembre Carlo Verdone torna dietro la macchina da presa per dirigere il suo nuovo film, titolo provvisorio Vicini per caso, commedia corale sul «rapporto tra generazioni, un tema che in Italia, negli ultimi anni, ha acquistato particolare importanza». Scritto insieme a Pasquale Plastino, Gabriele Pignotta e Maruska Albertazzi («il lavoro di sceneggiatura è stato particolarmente lungo e laborioso»), il film arriverà nelle sale il 14 febbraio con la Filmauro di De Laurentiis: «È un racconto di impianto teatrale - spiega a Cinè, Giornate Estive di cinema - con il sapore agrodolce che caratterizza da sempre i miei lavori». 


Di che storia si tratta?  
«Sono un padre divorziato che si è rifatto una vita con una compagna dinamica, effervescente. Dei suoi due figli, una ragazza di 24 anni e un ragazzo di 21, non si è mai molto occupato, li ha fatti star bene dal punto di vista economico, ma ha spesso dimenticato i loro compleanni... Una sera riceve una telefonata, il figlio gli dice che la madre, cioè la sua ex-moglie, è morta. Da quel momento cambia tutto, dovrà occuparsi dei ragazzi rimasti soli, imparando finalmente a fare il padre e anche la madre». 

Una convivenza difficile?  
«Sì, i figli vanno a vivere da lui, ne succederanno di cotte e di crude, per esempio, la ragazza, appassionata di poesia, organizzerà degli happening trasformando la casa in una specie di Festival di Castelporziano, insomma, un macello... In questo equilibrio instabile si fa strada un nuovo personaggio, una vicina di casa con la quale si stabilisce una corrente di simpatia e che diventerà un punto di riferimento per i due figli».  

Dopo «Posti in piedi in Paradiso» in cui affrontava il tema attualissimo dei genitori impoveriti dalle separazioni, ecco un’altra storia che parla del nostro quotidiano. È questa la sua nuova fonte di ispirazione?  
«Direi che sto fotografando quello che è sotto gli occhi di tutti noi, da una parte la precarietà economica, dall’altra la difficoltà crescente di far stare in piedi le relazioni e di conseguenza il problema dei rapporti tra genitori e figli, la frattura con i padri che vanno via di casa proprio quando dovrebbero fare da “allenatori” e consiglieri... Il mio personaggio, nel film, comincia a svolgere il suo ruolo in ritardo, sfiorando anche il ridicolo...». 

Sarà aiutato dalla vicina?  
«In parte sì, e alla fine tra i due scocca una scintilla..». 

A chi affiderà la parte di lei?  
«Mi auguro di riuscire ad avere Paola Cortellesi, ho spostato la lavorazione di quasi un mese e mezzo per venirle incontro, aveva dei suoi problemi organizzativi da risolvere». 

E chi interpreterà i ragazzi?  
«Ho una rosa di nomi, forse uno dei due sarà sconosciuto, l’altro meno».  

Dove girerà?  
«È un film “da studio”, prevalentemente ambientato nei due appartamenti, il nostro e quello della vicina». 

C’è qualcosa di autobiografico?  
«No, niente di personale, anche se la necessità di recuperare gli anni persi, quelli in cui magari si è stati meno presenti, credo riguardi un po’ tutti». 

È in pole position per il Nastro d’argento come miglior non protagonista nella «Grande bellezza» di Paolo Sorrentino. Che cosa le ha lasciato quell’esperienza?  
«È stata la mia prima, vera incursione in un cinema diverso, nel polo opposto rispetto a quello che ho sempre fatto, essere apprezzato in quel piccolo ruolo mi ha fatto molto piacere. Sono nato con la commedia e morirò con la commedia, ma se un domani un autore mi proporrà una cosa diversa... beh, perchè no?». 

Le è già successo?  
«Eccome. Dopo La grande bellezza continuo a ricevere copioni drammatici, seri, anche ben scritti, da parte di autori importanti...». 

E allora lei che fa?  
«Il mio nuovo film è l’impegno più importante, per ora viene prima di tutto».  

Qualcuno dice che il pubblico non ne può più di commedie, che si è arrivati al punto di saturazione. Che cosa ne dice?  
«Che è giusto, anche perchè in questo momento, con davanti un futuro così minaccioso, c’è ben poco da ridere. Però se si riesce a raccontare una storia, anche drammatica, con un pizzico di ironia, la ricetta funziona... Penso a To be or not to be di Lubitsch, sono andati tutti a vederlo, riconoscendone la grazia, la qualità preziosa. Mi direte che non abbiamo tanti Lubitsch, ma una carezza, in un periodo buio come questo, fa sempre bene». 

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