martedì 21 gennaio 2014

Sanremo 2014: l’ascolto delle canzoni

da: Rockol - di Gianni Sibilla

Raccontare il Festival di Sanremo sentendo le canzoni prima del suo svolgimento è come parlare di un concerto leggendo la scaletta, ma senza essere presente. Te ne fai un’idea, ma largamente incompleta: conosci le canzoni, ma non sai come hanno reso - o renderanno - su un palco. E a Sanremo ci sono le telecamere, che cambiano molto, se non tutto.
Anche quest’anno Fabio Fazio e lo staff del Festival hanno organizzato un ascolto collettivo in anteprima di (quasi) tutti i brani dei big - esclusa Giusy Ferreri, che ha avuto problemi di famiglia nel weekend e non ha fatto in tempo a far arrivare i suoi brani. La stampa è stata convocata in una sala della Rai di Corso Sempione; ci sono stato forniti - in visione temporanea - i testi delle canzoni (verranno resi pubblici nella loro interezza solo più avanti, come sempre). Un'iniziativa utilissima e meritoria, come già notammo l’anno scorso. E come l’anno scorso ci lanciamo nelle nostre impressioni. Che tali sono e come tali vanno prese: non ci si stancherà mai di dire che la vita e l’efficacia delle canzoni sanremesi la si capisce solo sul Palco dell’Ariston.

Anche quest’anno è un festival “alto” - nessuna concessione al nazional-popolare che di Sanremo ha fatto l’identità, e che fa la gioia di chi lo vede come divertimento al limite del trash. Una scelta che Fazio, presente in sala, rivendica fortemente: “Se qualcuno mi diceva che aveva una canzone perfetta per il Festival, partiva già con il piede sbagliato. Abbiamo deciso di fare una scelta che tenesse in considerazione le canzoni - non nomi storici o che facessero parlare - e la contemporaneità. Abbiamo voluto salvaguardare la musica. La popolarità e lo spettacolo cercheremo di metterla noi”.
Canzoni che fossero “scaricabili dal giorno dopo”, ripete (nonostante la nostra analisi riveli che le canzoni dell’anno scorso abbiano avuto poco impatto in classifica). Ma è vero quello che dice Fazio, quando aggiunge “penso siano che le canzoni siano comparabili a - e persino più avanzate di - quelle dell’anno scorso”: autori di alto livello (Simone Lenzi dei Virginiana Miller, Cristina Donà, Giuliano Sangiorgi, Nina Zilli, Filippo Gatti tra gli altri), suoni tra la ricerca e la classicità. Su questo versante, anche quest’anno molte ballate e molto amore nelle sue varie declinazioni - c’è molta tradizione da questo punto di vista - ma nessun tema scabroso o appiglio dichiarato per generare gossip: “Se dovessi identificare un tema comune, vedo una disperata volontà o speranza di essere comunque positivi, aggrapparsi a quello che si ha per stare bene”, dice il Maestro Mauro Pagani, direttore artistico della commissione che ha selezionato i brani.
Quindi un “squadra che vince non si cambia” nella filosofia di base, evidentemente condivisa dall’industria della musica: “Questo meccanismo ha la benemerenza discografica di promuovere due canzoni da subito”, chiosa Fazio. “Il rischio, semmai, è che sia intransigente verso chi magari avrebbe potuto presentare una canzone sola. E’ un meccanismo che richiede uno sforzo creativo vero”.
Ecco quindi, in ordine alfabetico per autore, alcune note per ogni brano - di cui riportiamo tra parentesi per intero gli autori di parole e musica.

Arisa
”Lentamente” (Cristina Donà - parole; Saverio Lanza/Cristina Donà - Musica). Una melodia eterea su una base musicale che ricorda alla lontana il “Bolero”: sembra di sentire la voce di Cristina Donà - autrice del brano - e invece è Arisa. Bella accoppiata, anche se la canzone non è semplice e immediata come altri brani della cantante.
”Controvento” (Giuseppe Anastasi). Più riconoscibile e diretta - soprattutto nelle strofe: non a caso la canzone è firmata dall’autore che ha lavorato con lei fin dagli esordi. Una canzone che permette ad Arisa di dispiegare la sua voce nel ritornello, quasi una dichiarazione d’intenti (“Io sono qui per ascoltare un sogno, non ne parlerò se avrai bisogno”)
Impressioni: Arisa doveva tornare alla musica, dopo la parentesi TV, ormai finita da tempo; e riprende il discorso là dove lo aveva interrotto con “Amami”: voce ed interpretazione impeccabili, canzoni classiche ma tutt’altro banali. 

Cristiano De André
”Invisibili” (Fabio Ferraboschi/Cristiano De Andé): Un recitato su un arpeggio di chitarra che poi si apre sul ritornello, in genovese. Un dialogo con con se stesso per ricordare la Genova passata: “Tu eri bravissimo a ballare sulle rovine, io altrettanto a rubare comprensione di noi amici"). Bello e coraggioso.
"Il cielo è vuoto”: (Diego Mancino/Cristiano De Andé/Dario Faini - parole; Diego Mancino/Dario Faini - musica). Anche qua un brano che parte con un recitato su una base più dritta e marziale - poi si apre con gli archi nel ritornello. Canzone meno affascinante ma più d’impatto immediato.
Impressioni: Due brani diversamente coraggiosi, soprattutto il primo - che è il più intrigante per testo e musica ma anche il più “sacrificabile” nell’ottica dell’eliminazione.

Giusy Ferreri
"L’amore possiede il bene" (Roberto Casalino - parole; Roberto Casalino/Nicolò Verrienti - musica).
"Ti porto a cena con me" (Roberto Casalino - parole; Roberto Casalino/Dario Faini - musica)
Impressioni: Canzoni non pervenute - la cantante non ha consegnato in tempo i brani per problemi familiari occorsi nel weekend. Le canzoni sono state realizzate con Christian Rigano, Luca Scarpa e Pino Pinaxa Pischetola.

Frankie Hi-Nrg MC
"Pedala" (Francesco di Gesù/Carolina Galbignani/Leonardo Beccafichi): Ritmi in levare e fiati per una canzone che usa il mondo delle due ruote come metafora di vita: “Pedala/ insegui la tua storia ovunque vada”. Più reggae che rap per un brano piacevole ma che al primo ascolto non si apre.
"Un uomo è vivo" Francesco di Gesù/Carolina Galbignani/Leonardo Beccafichi): Questa canzone, invece si apre eccome: intro di piano ed elettronica e rime per un ritornello cantato - ricorda i suoni pop contemporanei del Jovanotti recente - anche nell’afflato vitale nel raccontare il rapporto con la propria storia e i propri genitori: “Un uomo è vivo quando respira/Un uomo è vitale se fa respirare”.
Impressioni: Due canzoni molto diverse, due lati di uno dei padri storici del rap italiano, che però rappa poco. Da riascoltare sul palco.

Raphael Gualazzi con Bloody Beetroots
"Liberi o no" (Raphael Gualazzi - parole; Raphael Gualazzi Bob Cornelius Rifo - musica): Gualazzi goes disco? Si, ma “classic disco”, molto “classic” - con tanto di falsetto alla Bee Gees nel ritornello: il lavoro di Bloody Beetroots sulla canzone ricorda la modernizzazione recente dei suoni anni '70 operata dai Daft Punk.
"Tanto ci sei" (Giuliano Sangiorgi - parole; Raphael Gualazzi Bob Cornelius Rifo - musica):firmata dal leader dei Negramaro, una ballata soul resa postmoderna dai beat e dalle tastiere di Rifo. Ma a dominare sono la struttura molto, molto classica e l’assolo di piano Rhodes.
Impressioni: Un’accoppiata che lasciava stupiti sulla carta e che ascoltata suona molto più naturale del previsto.  La mano di Rifo è più pesante nel primo caso; siamo curiosi di vedere come Gualazzi lo proporrà sul palco: ballerà?

Noemi
"Bagnati dal sole"
(Veronica Scopelliti, Richard Frenneux Caroline Ailin): Sonorità elettroniche e groove inediti per Noemi, per una canzone che parla di rinascita. La voce è un po’ nascosta dalla produzione (la stessa di Laura Mvula, Steve Brown).
"Un uomo è un albero" (Veronica Scopelliti - parole; Veronica Scopelliti, Darion Faini, Diego Mancino - musica): La voce è più in vista, ma anche qua ritmi e sonorità diverse rispetto al passato, anche nell’impasto con i cori e le ritmiche.
Impressioni: una nuova veste musicale per Noemi, meno tradizionale, ma sempre con quella bella voce dalla grana personale e riconoscibile. Coraggiosa nei suoni, firma i testi - che sono da rivedere, ad una prima lettura.

Giuliano Palma
"Così lontano" (Nina Zilli/Marco Ciappelli/Alessandro Fiora): Riconoscibilissimo fin dalle prime battute - una canzone dai toni retrò nella melodia, nelle parole (“Così lontano, come fosse uno scherzo del destino”), nei suoni e nella scelta degli strumenti. Scritta, e si sente, da Nina Zilli, che aveva debuttato proprio con Giuliano Palma: il cerchio si chiude. "Un bacio crudele" (Cristiano Valli - parole; Giuliano Palma/Fabio Merigo - musica): Inizia con un ritmo alla “Lust for life” di Iggy Pop - anche qua melodia, strumentazione e struttura modernamente retrò, con il ritornello che ricorda “You can’t hurry love”.
Impressioni: Come i Perturbazione, anche Giuliano Palma va a Sanremo fare Giuliano Palma e a (ri)prendersi in termini di visibilità quel che è suo per storia e credibilità, con due canzoni belle (e un po' citazioniste) che rimangono addosso al primo ascolto.

Perturbazione
"L’Unica" (Tommaso Cerasuolo/Cristiano LoMele - parole; Alex Baracco/Elena Diana/Pierlugi Giancurso/Cristiano Lo Mele - musica). Riconoscibili, fin dalle prime battute: pop, mai banali, sia nei suoni elettronici sia nella costruzione della melodia sia nell’autoironia del raccontare la ricerca della donna giusta.
"L’Italia vista dal bar"” (Tommaso Cerasuolo/Gigi Giancursi  - parole; Alex Baracco/Elena Diana/Pierlugi Giancurso/Cristiano Lo Mele - musica): Un altro lato della band piemontese, la malinconia - in questo caso il racconto di quel “social network” che era ed è il bar. Meno elettronica, più suoni classici, ma anche qua la solita grande capacità di costruire melodie.
Impressioni: La credibilità ce l’hanno già, la storia pure: i Perturbazione vanno a Sanremo per farsi conoscere e fanno i Perturbazione - diversi e riconoscibili, outsider di grande classe.

Francesco Renga
"A un isolato da te" (Roberto Casalino): Una ballata molto tradizionale nella scrittura e nel modo in cui permette a Renga di spiegare la sua vocalità, parlando della ricerca dell’amore (“Hai sentito dire che l’amore vive ad un isolato da te”).
"Vivendo adesso" (Elisa):  La firma di Elisa, la produzione di Michele Canova, la voce di Renga: il risultato è, se li conoscete, esattamente la somma degli ingredienti. Anche questa è una canzone fatta e prodotta per mettere in luce la potente voce del cantante bresciano, che parla di amore clandestino (le testate di gossip si sbizzarriranno, c’è da scommetterci).
Impressioni: Renga ha una delle più belle voci del nostro panorama. Se poi ha le canzoni… Se ci si fermasse all’ascolto, diremmo: We have a winner.  

Ron
"Un abbraccio unico" (Ron): Parte piano e voce per poi accogliere l’orchestra: una ballata romantica molto tradizionale sulla ricerca dell’amore (“Quell’abbraccio unico che vuol dire tutto).
"Sing in the rain" (Ron/Mattia Del Forno): Ritmi più sostenuti, una strumentazione che ammicca al folk contemporaneo dei Mumford & Sons con l’uso del banjo e dei cori. Una canzone malinconicamente allegra (“C’è un cane che canta per me “Sing in the rain” ").
Impressioni: Molto riconoscibile e molto tradizionale, pur con qualche concessione al presente nel secondo brano.

Antonella Ruggiero
"Quando balliamo” (Simone Lenzi/Antonella Ruggiero - parole; Roberto Colombo/Antonella Ruggiero - musica): Canzone che porta la firma del leader dei Virginiana Miller assieme allo storico collaboratore Roberto Colombo. Tradizione e contemporaneità, fisarmonica, archi ed elettronica fanno da base alla voce della Ruggiero, eterea e sospesa, per un tango che è canzone d’amore invece molto tradizionale nelle parole.
"Da lontano" (Antonella Ruggiero/Alessando Graziano - parole;  Antonio Rossi/Roberto Colombo - musica): Una canzone decisamente meno eterea, con la voce che si apre, su una base più elettronica, mentre Ruggiero canta di nostalgia e ricordi.
Impressioni: Due canzoni non troppo differenti, due lati della stessa medaglia, costruite per mettere in luce la voce della cantante. Pur con l’uso dell’elettronica, tra le canzoni più tradizionali del gruppo.

Renzo Rubino
"Ora" (Renzo Rubino/Andrea Rodini - parole; Renzo Rubino - musica): Archi arpeggiati che ricordano l’attacco di “Take on me” degli A-ha, ritmi sostenuti, molto moderno e molto retrò - una riflessione su stessi (“Ora che stai pensando fermati e datti un voto”), una melodia memorabile fin dal primo ascolto.
"Per sempre e poi basta" Renzo Rubino/Andrea Rodini - parole; Renzo Rubino - musica): Parte con arpeggio di piano da ballata anni ’60, poi cambia struttura diverse volte, aprendosi definitivamente nel finale con un crescendo tutt’altro che banale che racconta la fine di una storia d’amore.
Impressioni: Rubino e Rodini sono bravi autori e si sente, anche in questi brani - il che mitiga nei fatti la loro inclusione un po’ forzata nei Big.

Francesco Sarcina
"Nel tuo sorriso" (Francesco Sarcina): Una power ballad, che parte subito forte con archi e chitarre, per poi concedersi qualche bella deviazione di arrangiamento e strumentazione nelle strofe, per poi tornare ad aprirsi nel ritornello: una canzone dedicata al figlio, tema molto classico anche questo - l’anno scorso portato dai Modà: “Torna il sorriso sul mio volto ad ogni tuo sorriso”, canta Sarcina.
"In questa città" (Francesco Sarcina): Una canzone sull’andare via dalla grande città - anche questa è una power ballad, dagli elementi mescolati diversamente: parte piano e delicata sulla chitarra acustica, poi si apre sul ritornello. Anche qua assolo centrale molto “classic rock”.
Impressioni: Sarcina, come già ne Le Vibrazioni, unisce il rock classico (l’uso degli archi e delle chitarre ritmiche, gli assoli) con una melodia molto tradizionale - bella la produzione di Vernetti su entrambi i brani.

Riccardo Sinigallia
"Prima di andare via" (Filippo Gatti/Riccardo Sinigallia): La “scuola romana” degnamente rappresentata da uno dei suoi fondatori - anche se rimasto più in secondo piano a fare il produttore: elettronica e suoni caldi, melodia riconoscibile, temi malinconici - ricorda inevitabilmente i primi Tiromancino, di cui Sinigallia fu produttore e co-artefiice del suono.

"Una rigenerazione" (Filippo Gatti/Riccardo Sinigallia): Anche questa co-firmata con Gatti (già leader degli Elettrojoyce) - una canzone più dritta, sostenuta da un ritmo che non molla mai, su cui poco per volta si aggiungono strati di suoni. Sinigallia, oltre che autore, è un signor produttore, e si sente
Impressioni: Sinigallia è uno degli artefici di un suono molto preciso, spesso passato da Sanremo. Forse arriva un po’ tardi a prendersi la visibilità che merita, però le canzoni ci sono eccome.

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