martedì 14 gennaio 2014

Matteo Renzi: dal rottamatore al doroteo

da: Il Fatto Quotidiano - di Fabrizio d’Esposito


I vecchi democristiani facevano così. Anzi, i dorotei, per essere più precisi. Obliqui o trasversali, dissimulavano, eludevano, depistavano, ti sorridevano ma ti accoltellavano alle spalle. Tutto per diventare o rimanere centrali nel Sistema. Tattica, quasi mai strategia. Il doroteismo, come anche il realismo togliattiano (Napolitano) e il gestionismo andreottiano (Enrico Letta), è ormai un carattere antropologico dell’italico potere. A guardare i fatti, Matteo Renzi si sta guadagnando i galloni del perfetto Rottamatore doroteo, un ossimoro dal gusto gattopardesco.

Zero parole su Nunzia
Il doroteismo renziano è esploso con il caso De Girolamo. Lui, il segretario del Pd, continua a non dire una parola sul ministro dell’Agricoltura, moglie del lettian-renziano Francesco Boccia. Silenzio. Anche quando il Corriere della Sera, domenica scorsa, gli dedica un’intera pagina di intervista. Allo stesso tempo, però, il sindaco di Firenze manda i suoi avanti a minacciare: “De Girolamo deve chiarire”. Almeno, sull’affaire Cancellieri-Ligresti, Renzi si pronunciò a scoppio
ritardato. Adesso, niente. Una farsa, meglio una sceneggiata per fare ammuina, senza richiesta di dimissioni o di mozione di sfiducia. Surreale l’apertura di domenica scorsa di Repubblica: “De Girolamo, Pd all’attacco”. Un titolone appeso alla frasetta di un renziano anonimo contro il ministro. Un po’ poco. Eppure il renzismo funziona così. Una, dieci, cento, mille facce dorotee.

Balletto di governo
Il Dissimulatore ha un altro cavallo di battaglia: il tormentone del rimpasto, che si collega anche allo scandalo De Girolamo. Questa la promessa fatta con discrezione (nemmeno tanta) ai fedelissimi: “Io della De Girolamo non parlo ma tra quindici giorni c’è il rimpasto e lei rimane fuori”. Poi però Renzi va da Napolitano e chiosa su Twitter: “Il rimpasto? Che noia”. Il giorno prima, il ministro renziano Delrio si era espresso in senso contrario: “Sì al rimpasto con un’agenda nuova di governo”. Questa storia va avanti da almeno tre settimane . Rimpasto in privato ma non in pubblico. È chiaro che Matteo il Doroteo vuole il voto in primavera, come Berlusconi, ma è costretto a battere anche altre strade, al limite del ridicolo nella definizione: rimpasto con o senza renziani. Un rompicapo da Prima Repubblica.

Inciucio con Denis
Terzo esempio del doroteismo renziano è la tattica sulla riforma della legge elettorale. È noto che il sindaco-segretario ha messo tre proposte sul tavolo. Con una postilla, sbandierata su tutti i media: “Faremo accordi alla luce del sole”. La presunta trasparenza è smentita dal mistero delle telefonate tra lui e Denis Verdini, uno dei peggiori berlusconiani rimasti in circolazione: banchiere quasi fallito, plurindagato e plurinquisito. Verdini è lo sherpa di B. che per mesi (insieme con il bersaniano Migliavacca) ha bloccato la riforma per votare nel febbraio 2013 con il Porcellum. Ora è l’interlocutore privilegiato di Renzi sul cosiddetto sistema spagnolo.

Scandali e indifferenza
Il disinvolto Rottamatore non è rimasto in silenzio solo sul caso De Girolamo. All’Aquila, la giunta di centrosinistra viene devastata dalle inchieste sulla ricostruzione e il segretario del Pd non parla. Così come sulla storia delle note spese del suo fedelissimo Ernesto Carbone, quando questi era ad di una società partecipata dal ministero dell’Agricoltura.

La monarchia del Colle
La liberazione del Pd dall’oppressione di Giorgio Napolitano è stata al centro della campagna renziana delle primarie. A dicembre, il sindaco di Firenze andò via da una cerimonia del Quirinale senza salutare il capo dello Stato. A distanza di un mese o poco più c’è il rischio che si passi da un asse Napolitano-Letta ad uno tra Napolitano e Renzi. Doroteismo puro. Sommato al togliattismo di Re Giorgio costituisce una miscela micidiale.

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