lunedì 17 dicembre 2012

Elezioni regione Lombardia, primarie Pd: vince Ambrosoli


da: la Repubblica

Ambrosoli: "Via tutti dal carro del vincitore.
Voglio mani libere su liste e assessori"
Parla il vincitore delle primarie del centrosinistra: due liste civiche da affiancare ai partiti. Non capisco perché non dovrei riuscire a resistere alle richieste che potrebbero arrivarmi da qui in avantidi
di Oriana Liso



"Siamo liberi e senza paura". Dopo una notte fatta di troppe poche ore di sonno, dopo aver riguardato quella tabella di risultati che racconta con chiarezza la sua vittoria netta, con quasi il 58 per cento dei consensi, come candidato presidente della Lombardia, Umberto Ambrosoli sintetizza così, sul suo sito, il discorso fatto sabato sera al Pirellone, a fianco degli altri due candidati, Alessandra Kustermann e Andrea Di Stefano. Una libertà a cui l'avvocato tiene molto, che evoca come condizione essenziale per la grande sfida che lo aspetta e che aspetta tutto il centrosinistra lombardo, da qui a febbraio. Non si scompone, e ha il tono pacato che è un tratto distintivo del suo carattere, neanche davanti all'immagine dell'assalto alla diligenza. Spiega: "Ho avuto la fortuna di poter decidere in grandissima autonomia sulla nascita del progetto del Patto civico come superamento della formula delle primarie di partito. Non vedo perché non dovrei riuscire a resistere alle richieste che potrebbero arrivarmi, da qui in avanti".

Potrebbero? Avvocato Ambrosoli, dovrebbe già dare per scontato che dai partiti alla società civile chiederanno tutti uno spazio nelle liste, nella giunta, nella sua squadra.
"Le cose si possono cambiare: non è solo uno slogan. Sono convinto che anche la
mentalità per cui si salta sul carro del vincitore, chiedendo posti e/o potere, da oggi non valga più. Ci credo davvero. Piuttosto, sto raccogliendo tantissime offerte da persone che, senza alcun interesse sottostante, vuole mettersi a disposizione per lavorare assieme. È quello che è successo anche a Milano, a Giuliano Pisapia".

Anche i suoi concorrenti le hanno dato la disponibilità a lavorare con lei. Faranno parte della sua squadra?
"Farò tesoro di tutte le esperienze, ma credo che non basti presentarsi alle primarie per avere automaticamente diritto a un posto. Penso che la serietà con cui tutti noi ci siamo avvicinati a questa sfida sia molto diversa dalla regola del pesarsi. Anche perché troverei giusto dare la stessa attenzione anche a chi ha fatto un passo indietro, rinunciando a candidarsi perché credeva nel mio progetto".

Quindi niente assessorati già decisi? Non teme che i sostenitori degli altri candidati potrebbero non gradire, scegliendo per questo di non sostenerla?
"Ripeto: parlo di idee. Quelle che ha messo in campo in queste settimane Di Stefano sull'attenzione all'ambiente, al risparmio energetico, alla lotta all'inquinamento non possono e non devono andare perse nel programma che stiamo scrivendo. Allo stesso modo il progetto di aprire in ogni provincia un centro contro la violenza sulle donne, tema su cui l'apporto di Alessandra Kustermann è fondamentale, deve far parte della visione della Lombardia che vogliamo costruire".

Sembra di capire che ha già chiaro come gestire il rapporto con i partiti. Questo anche nelle scelte sulle liste che l'appoggeranno?
"È una discussione che faremo tutti assieme, a partire da questa settimana, coinvolgendo il comitato del Patto civico che deve restare il punto di incontro e sintesi tra partiti e movimenti. Tutte le forze che si sono riconosciute nel percorso delle primarie, nei limiti dati dalla loro consistenza, hanno il pieno diritto di presentarsi con propri simboli e nomi. Certo, dobbiamo evitare è di avere troppe liste, per una ragione semplicissima: serve unità da subito".

Ci sarà anche una lista civica del presidente?
"Penso che sia opportuno non avere più di due liste civiche, e civiche vere, non come quelle che alcuni, vedi la Lega, spacciano come tali, quando invece sono piene di politici riciclati. Forse, però, più di una lista del presidente spero ci siano progetti resi possibili dalla mia candidatura: perché è vero che i partiti, dal Pd agli altri, hanno contato nella mia affermazione, ma io ho coinvolto anche tutta una serie di persone che non sarebbero andate a votare, altrimenti".

Viste le sue parole d'ordine  -  legalità, trasparenza, rigenerazione  -  quali saranno i criteri per fare parte di queste liste?
"Saranno liste con una forte presenza di donne, di giovani, sia anagraficamente che dal punto di vista dell'esperienza di cariche politiche e amministrative. Ci sarà molto rigore, pur valutando i singoli casi, su chi ha indagini in corso o condanne".

Regole che varranno anche per i partiti?
"A loro formulerò la richiesta di usare gli stessi criteri. Quando dico loro, intendo tutte le forze che hanno fatto opposizione in Lombardia negli ultimi anni al Pdl e alla Lega".

Come vede la battaglia di febbraio? 
"Parlo della Lombardia, e di riflesso del Paese: vedo un centrodestra che, per conservare un suo sistema di interessi, è pronto alla più dura delle campagne elettorali. Non siamo preoccupati ma questo, se possibile, ci responsabilizza ancora di più". 

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