venerdì 20 dicembre 2013

Mostre, Milano: Vasilij Kandinskij a Palazzo Reale

da: Lettera 43

Vasilij Kandinskij, a Milano la collezione parigina
Dalle prime prove all’esplosione del colore. Fino alla scoperta di geometrie magiche. Il pittore in mostra a Palazzo Reale.
di Antonella Rossi


Vasilij Kandinskij, Bleu de Ciel, 1940
Ha aperto a Milano la mostra Vasilij Kandinskij, retrospettiva monografica dedicata al padre dell’Astrattismo.
A Palazzo Reale fino al 27 aprile 2014, conta 90 tele, tutte provenienti dal Centre Pompidou di Parigi.

LA RIVOLUZIONE ARTISTICA. La mostra (11 euro; lunedì 14.30-19.30; martedì, mercoledì, venerdì e domenica 9.30.19:30; giovedì e sabato 9.30-22.30; telefono: 02-54916), curata dalla storica dell’arte Angela Lampe, ripercorre, attraverso la vita, i viaggi e i rapporti con i contemporanei, l’intero processo creativo del pittore russo, raccontando la profonda rivoluzione artistica che lo vide protagonista.


Da Mosca a Monaco, viaggio di un giurista mancato

Nato a Mosca nel 1866, Kandinskij arrivò all’arte piuttosto tardi per i canoni dell’epoca. Aveva infatti superato i 40 anni quando abbandonò definitivamente la carriera giuridica.
Nel 1910 realizzò il suo primo Acquerello astratto, e dal quel momento diventò un’esplosione inarrestabile di creatività, complici anche i vivaci ambienti culturali in cui si muoveva. Dalla Russia si spostò in Germania, dove divenne direttore della Nuova Associazione degli Artisti di Monaco e fondò il gruppo del Blaue Reiter, il Cavaliere Azzurro, legato all’Espressionismo.
BANDITO DAI NAZISTI. Quando scoppiò la Grande guerra rientrò a Mosca e diede vita all’Accademia artistica, per poi tornare in Germania, questa volta a Weimar, dove fece parte del corpo docente del Bauhaus di Gropius e cominciò a collaborare con i maggiori esponenti del razionalismo architettonico dell’epoca. Nemmeno la Seconda guerra mondiale scalfì il suo genio. Negli anni del nazismo, quando le sue opere vennero etichettate come immorali, Kandinskij continuò a filtrare il mondo attraverso la lente dei suoi colori brillanti e pacificatori. «Le vostre opere sono fatte della polvere del tempo in cui si è stati e si sarà ancora felici», gli scrisse un giorno André Breton.
LA PERSONALITÀ DEI COLORI. Sono dunque i colori i veri protagonisti delle tele del pittore russo, che sviluppò nei loro confronti una sensibilità particolare, tanto da pensarli muniti di un proprio carattere. «Vari colori possono apparire pungenti, mentre altri possono essere sentiti come qualcosa di liscio, vellutato, tanto che li si vorrebbe accarezzare. Ci sono ugualmente colori che appaiono molli...», scrisse l’artista analizzando la “personalità” di toni e sfumature. Il giallo suona come «una nota di fanfara squillante», il violetto «come un corno inglese», il verde «è una quiete terrena soddisfatta di sé, e se assoluto è il colore più calmo che esista: esso non si muove in nessuna direzione e non ha alcuna nota di gioia, di tristezza, di passione, non desidera nulla, non aspira a nulla». L’azzurro, invece, «è simile a un flauto», mentre il blu scuro «somiglia al violoncello». «Il rosso ha la stabilità di un sentimento nettamente definito: è come una passione che arde, una forza sicura di sé che non è facile soffocare, ma che si può spegnere col blu, come un ferro rovente immerso nell’acqua».

Le prime opere e la realtà deformata

Sono queste diverse “personalità”, combinate insieme, a creare l’azione del dipinto. Alla base c’è la separazione tra i colori e le forme a cui vengono associati in natura, e una disposizione spaziale completamente nuova. È così, per esempio, nel Quadro con macchia rossa, realizzato nel 1914. In questo primo periodo della sua produzione artistica, tuttavia, l’astrattismo per Kandinskij è soprattutto deformazione radicale della realtà, a vantaggio di una personale interpretazione lirica della vita e della natura. Per questo la critica del tempo lo definì un espressionista piuttosto che un astrattista puro; non solo per i legami con il mondo sensibile, mai rinnegati del tutto, ma anche per l’atteggiamento romantico assunto dal pittore nella prima fase del suo lavoro.
LA MAGIA DELLE FORME. L’astrattismo nel vero e proprio senso del termine fu una conquista successiva, a cui Kandinskij arrivò dopo la pubblicazione di Punto linea superficie, testo teorico uscito nel 1926. Il tratto più preciso, le forme geometriche eseguite con il supporto di strumenti tecnici, i colori più uniformi. Prevale il cerchio, «forma precisa ma variabile», che rimanda all’universale. Esempio di tale evoluzione è Giallo, rosso, blu, tra i dipinti più famosi esposti a Milano. Di questo quadro Kandinskij scrisse: «Giallo e blu in rapporto al rosso... Febo e la Luna si evitano e si ritrovano come avviene tra il giorno e la notte, all’aurora e al tramonto. Nascita misteriosa del rosso dalla tendenza simultanea all’allontanamento e all’accensione del giallo e del blu». Il rosso, che al centro del quadro ha ancora una forma indistinta, prende corpo tra questi due poli così diversi e lontani, e sembra davvero nascere da essi.
UN MONDO IMPOSSIBILE. In Giallo, rosso, blu, è evidente anche una tecnica molto usata dal pittore, ossia quella di tracciare una linea attraverso alcune figure e di colorarle diversamente. Lo stesso avviene per lo sfondo, che non è uniforme né per colore né per intensità. In questo modo, la linea influisce in maniera netta su ciò che la circonda, cosa che non potrebbe accadere nella realtà. Questa evoluzione dà vita a uno spazio fatto di relazioni incerte e profondamente instabili, dove le geometrie acquistano un’allure magica e rimandano a mondi altri, affascinanti perché impossibili da decifrare. In questo senso molte tele possono essere pensate come rappresentazioni di paesaggi e nature morte inesistenti, fortemente interiorizzati. Ne è un esempio Bleu de Ciel, anch’esso nella retrospettiva milanese. Dipinto a Parigi nel 1940, è un’opera tarda, dove micro organismi simili ad amebe e plancton sostituiscono le forme geometriche. Nuotano sull’azzurro della tela, quell’azzurro che «chiama l’uomo verso l’infinito, la profondità soprasensibile e la quiete». Una voce di speranza nella Parigi occupata dai nazisti. Un assaggio di Surrealismo.

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