mercoledì 11 febbraio 2015

Naufragio e strage di migranti, 300 morti. Amnesty accusa l'Ue




Nuova tragedia nel Canale di Sicilia. L'associazione umanitaria: colpa della fine di Mare Nostrum

Almeno 300 morti. E' il bilancio ancora del tutto provvisorio dell'ennesima tragedia dei viaggi della disperazione, avvenuta nel Canale di Sicilia e raccontata dai nove migranti superstiti, giunti all'alba di stamane a Lampedusa dopo essere stati salvati da un mercantile. I sopravvissuti, che si trovavano a bordo di due gommoni, hanno riferito di aver fatto parte di un gruppo molto più ampio, ma al momento è difficile stabilire esattamente il numero. Di certo, secondo quanto raccontato dai migranti, la cifra non sarebbe inferiore alle 300 vittime. Almeno duecento, infatti, erano gli occupanti dei due natanti intercettati, mentre un altro centinaio era a bordo di una terza imbarcazione, della quale però non si ha più traccia. I migranti hanno riferito di essere partiti sabato dalla Libia, e di aver affrontato il mare con onde altre anche dieci metri prima di venire recuperati. A seguito della notizia, Amnesty International ha dichiarato che l'Unione europea e i suoi stati membri devono abbassare la testa per la vergogna. "Con questa nuova tragedia si sono avverati i nostri peggiori timori sulla fine dell'operazione di ricerca e soccorso Mare Nostrum. Stanno
emergendo le prevedibili conseguenze dell'assenza una sostituzione adeguata di quell'operazione da parte dell'Unione europea", ha dichiarato John Dalhuisen, direttore del programma Europa e Asia centrale di Amnesty International. "La crisi umanitaria che aveva reso necessaria l'operazione Mare Nostrum non è finita. Mentre le persone continuano a fuggire dalla guerra e dalla persecuzione e centinaia di esse a morire in mare, gli stati membri dell'Unione europea devono smetterla di nascondere la testa sotto la sabbia" ha proseguito Dalhuisen. Secondo l'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, il numero dei migranti irregolari giunti via mare nel gennaio 2015 è aumentato del 60 per cento rispetto a un anno prima, quando Mare nostrum era in funzione. Questo renderebbe priva di senso la tesi che l'operazione di ricerca e soccorso in mare di cui tanto è stata celebrata la fine avesse incoraggiato i migranti a intraprendere viaggi pericolosi nel Mediterraneo.

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