mercoledì 16 settembre 2015

Cosa si nasconde dietro la crescita dei consumi



da: Lettera 43

L'Italia torna a spendere. Merito degli sgravi, dice Renzi. Ma la realtà è un'altra: aumentano i prestiti del 24%. Così i cittadini si indebitano. E l'Erario guadagna.
di Francesco Pacifico

Da formiche a cicale. Da grandi risparmiatori a spendaccioni in cerca di emozioni effimere.
Anche perché c'è chi (il mondo bancario) è disposto a sostenere questa tendenza e introdurre in Italia la stessa pericolosa abitudine che ha spinto l'America nella crisi più profonda dell'era moderna: vivere oltre i propri mezzi e comprare cio che non ci si può permettere.
CONSUMI IN CRESCITA DELLO 0,3%. Dietro la ripresa del Pil nel secondo trimestre (+0,3% a livello mensile, +0,7 annuo) ci sono soprattutto i consumi. Dopo circa tre anni le famiglie sono tornate a spendere (+0,3 congiunturale) al punto che due terzi della ripresa è stata sostenuta proprio dai loro acquisti.
In maniera così profonda che, scrutando i dati dell'Istat, le importazioni (+2,2%) hanno superato le esportazioni (+1,2), l'industria è rimasta al palo, l'agricoltura è crollata (-1,1), mantenendo in positivo soltanto i consumi (+0,3), vista la 'domanda' di turismo e di altri servizi alla persona.

IL JOBS ACT INCIDE POCO. Secondo Matteo Renzi, dietro questa spinta, ci sono gli interventi di natura fiscale presi finora, come il bonus da 80 euro e gli sgravi per incentivare l'applicazione dei contratti a tutele crescenti, in grado di creare nuova occupazione.
Ma i numeri - sia quelli dell'Istat sia quelli generati dalle troppe fonti sul versante del lavoro - concordano che se l'attività economica è stagnante, il Jobs Act sta (per ora) favorendo soltanto stabilizzazioni.
Allora chi paga per i consumi? Parallelamente alla ripresa, si registra un'altra crescita: quella dei prestiti.
AUMENTA IL CREDITO AL CONSUMO. L'Abi ha calcolato nei primi sette mesi dell'anno un boom dei mutui dell'82%. Ma non meno fragoroso è l'aumento delle erogazioni di credito al consumo: +24,3%.
Alla fine del 2014 l'indebitamento medio degli italiani ha superato i 22 mila di euro, quasi il triplo rispetto a quanto Bankitalia aveva registrato all'inizio del nuovo secolo.
Soprattutto fino all'anno scorso chi si rivolgeva in banca o a una finanziaria lo faceva per chiedere un aiuto per pagare vecchi debiti o per ottenere una rimodulazione del mutuo o una surroga.Poi è arrivata l'inversione di tendenza.

Il settore auto alla base della svolta
Alla base della svolta c'è soprattutto il settore auto.
Le prime sono state le case tedesche, grazie al rifanziamento a zero del sistema teutonico, poi tutte hanno stipulato convenzioni con finanziarie e istituti pur di smaltire l'enorme invenduto, che qualche anno fa aveva spinto Sergio Marchionne a chiedere alle Ue un ammortamento sulle eccedenze.
VICINI I LIVELLI PRE-CRISI. Ma ha aiutato non poco anche il bonus fiscale per la casa, che ha convinto gli italiani a comprare mobili ed elettrodomestici, quanto a fare costosissime ristrutturazioni alle proprie abitazioni. E tanto è bastato per far ripartire il comparto.
Alle famiglie sono state concessi circa 4 miliardi di più rispetto all'anno scorso. A fine 2015 le erogazioni complessive dovrebbero toccare i 55 miliardi di euro, non molto lontani dai 59 miliardi finanziamenti prima che scoppiasse la crisi.
TASSI CONTENUTI. I tassi sono poi alquanto contenuti (tra il 4 e il 7%), sfruttando il costo del denaro quasi a zero. E questo tipo di prestiti si confà meglio alle nuove esigenze del sistema bancario italiano, che ha sofferenze vicine ai 200 miliardi di euro: i rischi sono minori perché di fatto a finanziarli è la Bce con i suoi programmi per garantire liquidità a prezzi stracciati alle banche proprio per aumentare gli impieghi; gli importi sono minimi; la temporalità dell'esposizione è a breve termine. Un affare per tutti.
Ma l'affare lo sta facendo indirettamente anche lo Stato. La capacità di spesa degli italiani ha avuto una flessione netta sia per la fine degli aumenti contrattuali legati all'inflazione sia - soprattutto - per l'introduzione di balzelli fiscali e patrimonali vari e più meno malcelati, che spaziano dalla prima casa all'auto fino all'uso dei telefonini o dei computer come ripetitori di audiovisivi.
DAGLI ELETTRODOMESTICI AL TABLET. Proprio il credito al consumo ha spinto gli italiani a tornare a indebitarsi e a comprare beni per migliorare la propria vita dopo tanti sacrifici e in prospettiva di tempi migliori: prima l'auto, poi i mobili, quindi è venuto il tempo delle vacanze o delle attrezzature per la scuola dei figli.
Nel suo ultimo rapporto gli analisti di Findomestic hanno calcolato che quest'anno il 16,5% degli italiani chiederà un prestito per cambiare gli elettrodomestici, il 24% dopo aver visto l'ultimo smartphone, il 14,3 per avere un tablet.
E intanto i consumi crescono. Il Pil e l'Erario ringraziano.

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