martedì 13 gennaio 2015

Manifestazione a Parigi: a sfilare anche i leader che soffocano la libertà d’espressione



da: Il Fatto Quotidiano

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Leader nel soffocare la libertà d’espressione.
Nella sfilata dell’ipocrisia a Parigi dietro i big europei c’erano 20 leader (dalla Turchia alla Russia alla Giordania) che nei loro Paesi calpestano la libertà di stampa
di Salvatore Cannavò

Con i due milioni di parigini in piazza hanno sfilato anche 50 capi di Stato e di governo. La foto dei leader apparsa su tutti i giornali del mondo ha puntato a rappresentare i milioni scesi a manifestare. Ma, scorrendo i loro nomi, e al netto dei giudizi politici, non sempre sono in grado di onorare la loro presenza. Basta leggere l’elenco e guardare alla situazione dell’informazione nel rispettivo paese.

Re Abdallah di Giordania. In prima fila accanto alla bella moglie Ranja, guida un paese in cui la libertà di informazione è talmente ridotta da figurare al 149° posto nella classifica stilata da Reporters sans frontieres (Rsf). È di pochi giorni fa la condanna ai lavori forzati dello scrittore e accademico palestinese Mudar Zahran.

Ahmet Davutoglu, primo ministro turco. Il paese di Erdogan tiene in carcere decine di giornalisti. Secondo il Cpj (Comitato per la protezione dei giornalisti) è il maggior paese al mondo a incarcerare i giornalisti seguito da Iran e Cina (non presenti in piazza).
Benjamin Netanyahu premier di Israele. Secondo Rwb molti giornalisti sono stati arrestati arbitrariamente. Il paese è al 96° posto nella classifica sulla libertà di informazione citata. Sameh Choukry, ministro Esteri Egitto. La notizia è del 20 dicembre, il giornalista Mahmoud Abou Zied ha denunciato di essere stato rapito e imprigionato da almeno 16 mesi. Nonostante sia in carcere da 500 giorni, la sua carcerazione è stata prorogata. L'Egitto è al 159° posto in classifica. Sergej Lavrov, ministro Esteri Russia. Il governo di Mosca tiene imprigionati diversi giornalisti tra cui il blogger Dmitry Shipilov, in galera dal 10 settembre, arrestato dopo un'intervista a un esponente dell'autonomia siberiana. La Russia è al 148° posto della classifica.
Abdallah ben Zayed Al-Nahyane, ministro degli Esteri degli Emirati arabi uniti. Anche tra gli emiri c’è l'usanza di incarcerare giornalisti, come l'egiziano Anas Fouda, tenuto in isolamento per un mese senza accuse. Gli Eau sono al 118° posto.
Mehdi Jomaa, primo ministro Tunisia. Il paese della “primavera araba” ha recentemente imprigionato per 3 anni il blogger Yassine Ayan per aver diffamato l’esercito. Una “grossa violazione del diritto di espressione ” secondo Amnesty International. Il paese è al 133° posto nella classifica di Rwb.
Boïko Borisov, capo del governo Bulgaria. Il paese non ha mancato di distinguersi negli attacchi ai giornalisti come quelli avvenuti a luglio davanti al parlamento di Sofia. La Bulgaria è al 100° posto nella classifica
Eric Holder, ministro Giustizia Usa. Anche il paese campione della libertà limita quella di stampa come avvenuto durante gli incidenti di Ferguson dove la polizia ha arrestato e detenuto ingiustamente alcuni reporter del prestigioso Washington Post. Nella classifica di Rwb, in ogni caso, gli Stati Uniti sono al 46° posto.
Antonis Samaras, premier Grecia. Per reprimere le tante manifestazioni di protesta la Grecia ha più volte colpito e ferito i giornalisti. Tanto che si trova al 99° posto nella classifica. La seconda peggior posizione di tutta la Ue.
Jens Stoltenberg, segretario generale Nato. L’Alleanza atlantica non ha mai risposto del bombardamento, e l’uccisione, di 16 giornalisti serbi a Belgrado nel 1999.
Ibrahim Boubacar Keïta, presidente Mali. Molti giornalisti sono stati espulsi (fonte Cpj) dopo aver denunciato la violazione dei diritti umani. Il Mali è al 122° posto della classifica. Viktor Orban, premier ungherese. Da quando è al potere, il premier si è distinto per gli attacchi alla stampa e all’indipendenza dei media. Dal 2010 vige una legge molto restrittiva. Al 64° posto nella classifica.
Ali Bongo, presidente del Gabon. I quotidiani di opposizione hanno denunciato a settembre la chiusura temporanea delle pubblicazioni a causa della pirateria informatica del governo che però nega. 98ª posizione.
Miro Cerar, primo ministro Slovenia. Casi di blogger condannati a 6 mesi di prigione per diffamazione come nel caso di Mitja Kunstelj. Il paese, però, tra quelli considerati è tra i migliori della classifica, al 34° posto.
Enda Kenny primo ministro Irlanda. Ancora meglio fa l'Irlanda, 16ª nella lista stilata da Rwb. Eppure il paese di Kenny considera ancora la “blasfemia” un’offesa da condannare.
Ewa Kopacz, primo ministro Polonia. Il paese che esprime anche il presidente della Ue, Donald Tusk, è quello che, lo scorso giugno, ha requisito una montagna di intercettazioni ambientali tra politici comprovanti un importante caso di corruzione. La Polonia è comunque al 19° posto della classifica.
David Cameron, premier Gran Bretagna. Il governo inglese è quello che ha minacciato e perseguito il giornale The Guardian per il caso Snowden chiedendo insistentemente di distruggere gli hard disk dei suoi computer. 33ª posizione.
Il fratello dell’emiro Mohamed Ben Hamad Ben Khalifa Al Thani del Qatar. Lo scrittore e poeta Mohamed Rashid al-Ajami è stato condannato a 15 anni di carcere per avere insultato il regnante. Il paese è al 113° posto.
Nizar al-Madani, numero due dell'ambasciata saudita. Solo venerdì scorso, nel paese il blogger Raif Badawi è stato condannato a 10 anni di prigione e a 1000 frustate da diluire in 20 settimane per aver “insultato” l'Islam. L’Arabia saudita è al 164° posto della classifica sulla libertà di informazione.

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