da: Famiglia Cristiana
Nessun
nome (vero). E tutto un gioco di accordi sottobanco, veti, mosse segrete. A
poche ore dalla prima votazione, quella del presidente del Quirinale assomiglia
a una partita di poker tra iniziati. Con i cittadini a guardare e a non capire.
di Francesco
Gaeta
Se il presidente della Repubblica – così
come da Costituzione - è il supremo organo di garanzia dello Stato sarebbe
ragionevole attendersi che la sua elezione fosse improntata al massimo della
trasparenza.
Che indipendentemente dal risultato, procedure e metodi facessero un passo avanti rispetto all’eterna tattica di cui si nutre, e a volte muore, la politica. Invece no. A poche ore dalla prima votazione, è tutto un susseguirsi di incontri segreti, appuntamenti rinviati, strizzatine d’occhio e segnali in codice, come in un tressette da strapaese.
Che indipendentemente dal risultato, procedure e metodi facessero un passo avanti rispetto all’eterna tattica di cui si nutre, e a volte muore, la politica. Invece no. A poche ore dalla prima votazione, è tutto un susseguirsi di incontri segreti, appuntamenti rinviati, strizzatine d’occhio e segnali in codice, come in un tressette da strapaese.
Il risultato è che chi osserva la “scatoletta di tonno” del Parlamento, come usa dire tra i pentastellati, si sente un po’ annegare nell’olio. Perché In questo gran lavorìo di patti non scritti e cambiali da riscuotere, c’è poco di “necessità
politica” (pur sempre “la peggiore soluzione a tutto eccetto tutte le altre”) e molto di una partita di poker per iniziati. Peccato che sul tavolo si sia fatto un gran fumo di sigarette e chi assiste fatichi a distinguere chi dà le carte e chi le riceve.
Si dirà: è la politica, bellezza. Appunto.
E’ proprio la politica che si è allontanata dai cittadini. Che li allontana
perfino in momenti come questi. L’elezione del Presidente - altro che un
semplice “notaio”, come dicevano i vecchi manuali – dovrebbe muovere la
passione e accendere discussioni. Invece la politica discute di se stessa.
Berlusconi che si oppone a un candidato di “lunga storia nel Pd”, Renzi che dice “il listino dei nomi per il Quirinale è più instabile di quello del Nasdaq”, i pentastellati che lanciano il sondaggio online in cui rimettono in mezzo Bersani e Prodi, gli stessi che solo un anno fa avevano affossato con il loro apriscatole.
Insomma, da una parte chi non fa nomi, dall’altra chi ne fa di improbabili (Magalli?) o impensabili (i nemici di ieri, precoci alleati di oggi) fidando sulla nostra memoria corta.
Berlusconi che si oppone a un candidato di “lunga storia nel Pd”, Renzi che dice “il listino dei nomi per il Quirinale è più instabile di quello del Nasdaq”, i pentastellati che lanciano il sondaggio online in cui rimettono in mezzo Bersani e Prodi, gli stessi che solo un anno fa avevano affossato con il loro apriscatole.
Insomma, da una parte chi non fa nomi, dall’altra chi ne fa di improbabili (Magalli?) o impensabili (i nemici di ieri, precoci alleati di oggi) fidando sulla nostra memoria corta.
La domanda è: sicuri che non si possa
scegliere in altro modo? Che se non proprio una casa di vetro non si possa fare
della scatoletta di tonno, chissà, magari un locale per non fumatori?
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