14 febbraio 2011
Quando ero una
giovincella, parecchi anni fa ma non nel medioevo, vigeva l’idea, l’obiettivo,
del principe azzurro. Finite le scuole superiori, le ragazze andavano all’università
o a lavorare. Gli studi universitari spesso venivano interrotti perché il
principe azzurro era arrivato e aveva la priorità. Anche quelle passate dal
diploma al primo impiego venivano cooptate dai preparativi matrimoniali.
Mediamente, una ragazza dai 23 ai 25 anni dimostrava di averne di meno. Tutt’al
più: dimostrava quelli che anagraficamente aveva. Chi ne dimostrava di più
poteva suscitare una certa curiosità. A torto o a ragione, la s’inquadrava come
“più furba”.
Per me, i 23-25 anni erano attraversati da ben altro obiettivo che il principe azzurro: l’indipendenza economica. Mentalmente, ero già a posto: mai stata dipendente da nessuno. Certo. Come tutte/i ho avuto qualche condizionamento, ho pensato di scegliere liberamente quando invece ero preda di qualche messaggio subliminale. Ma la prevalenza dei miei pensieri, dei miei giorni, era all’insegna della libertà mentale. Della consapevolezza. Del senso critico. Della libertà di scegliere “cosa”, “chi”, “con chi”.
All’indipendenza mentale – fondamentale come l’aria - volevo aggiungere la libertà economica. Per fare. O disfare. Per poter sbattere una porta. Per poter buttare una valigia su un pianerottolo. O, più semplicemente e tranquillamente: per essere me stessa, in grado di scegliere, di condividere, e mai…mai..di subire. O anche solo sopportare. Pazientare dove la pazienza diventa impotenza.
Ora siamo nell’era in cui, le ragazzine di quindici anni – mediamente – si atteggiano a venticinquenni. Le venticinquenni – mediatamente – paiono, nei rapporti con l’altro sesso e nell’ambiente di lavoro, mentalmente, delle adolescenti. Alcune, al contrario, che dimostrano più della loro giovane età anagrafica, non paiono “più furbe” ma strausate.
Il mito del principe azzurro è sparito. Meno male. Anche se, che problema c’era. Purché fosse ciò che effettivamente una donna volesse per sé, e non perché previsto dal modello culturale-sociale del momento.
Roba da non credere.
Siamo passati dal mito del principio azzurro al mito del vecchio culo flaccido?
Ci stanno guadagnando le giovani ragazze? Non intendo in senso economico. Intendo in senso mentale, sociale, morale.
Non mi pare.
Allora.
Senza nessun rimpianto per un obiettivo che non mi apparteneva, come non mi appartiene il “mito” di certe minorenni e maggiorenni del ventunesimo secolo, sarà il caso di avere obiettivi che ci fanno bene.
Che ci fanno amare noi stesse. Per riuscire ad amare gli altri. Principi azzurri o normali uomini che ci vedano, ascoltino, per ciò che siamo e sappiamo dare.
Insomma: obiettivo donna. Semplicemente..
Per me, i 23-25 anni erano attraversati da ben altro obiettivo che il principe azzurro: l’indipendenza economica. Mentalmente, ero già a posto: mai stata dipendente da nessuno. Certo. Come tutte/i ho avuto qualche condizionamento, ho pensato di scegliere liberamente quando invece ero preda di qualche messaggio subliminale. Ma la prevalenza dei miei pensieri, dei miei giorni, era all’insegna della libertà mentale. Della consapevolezza. Del senso critico. Della libertà di scegliere “cosa”, “chi”, “con chi”.
All’indipendenza mentale – fondamentale come l’aria - volevo aggiungere la libertà economica. Per fare. O disfare. Per poter sbattere una porta. Per poter buttare una valigia su un pianerottolo. O, più semplicemente e tranquillamente: per essere me stessa, in grado di scegliere, di condividere, e mai…mai..di subire. O anche solo sopportare. Pazientare dove la pazienza diventa impotenza.
Ora siamo nell’era in cui, le ragazzine di quindici anni – mediamente – si atteggiano a venticinquenni. Le venticinquenni – mediatamente – paiono, nei rapporti con l’altro sesso e nell’ambiente di lavoro, mentalmente, delle adolescenti. Alcune, al contrario, che dimostrano più della loro giovane età anagrafica, non paiono “più furbe” ma strausate.
Il mito del principe azzurro è sparito. Meno male. Anche se, che problema c’era. Purché fosse ciò che effettivamente una donna volesse per sé, e non perché previsto dal modello culturale-sociale del momento.
Roba da non credere.
Siamo passati dal mito del principio azzurro al mito del vecchio culo flaccido?
Ci stanno guadagnando le giovani ragazze? Non intendo in senso economico. Intendo in senso mentale, sociale, morale.
Non mi pare.
Allora.
Senza nessun rimpianto per un obiettivo che non mi apparteneva, come non mi appartiene il “mito” di certe minorenni e maggiorenni del ventunesimo secolo, sarà il caso di avere obiettivi che ci fanno bene.
Che ci fanno amare noi stesse. Per riuscire ad amare gli altri. Principi azzurri o normali uomini che ci vedano, ascoltino, per ciò che siamo e sappiamo dare.
Insomma: obiettivo donna. Semplicemente..
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