Il Pd riesce in qualche vittoria elettorale se..........gli italiani non vanno a votare.
Eppure stanno godendo...de che?!
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Il Pd riesce in qualche vittoria elettorale se..........gli italiani non vanno a votare.
Eppure stanno godendo...de che?!
da: Il Fatto Quotidiano
Guardando Carlo Calenda che si limonava da solo a Otto e mezzo, abbiamo temuto per Giuseppe Conte. Con tutti i guai che ha coi 5Stelle gli mancava soltanto un benvenuto di Calenda nel “nuovo Ulivo”, che poi è la vecchia Unione prodiana da Mastella a Turigliatto, naufragata nel 2008 dans l’espace d’une année. Un endorsement di Calenda porta buono almeno quanto un endorsement di Ferrara, che infatti aveva endorsato Calenda. Ma Conte l’ha scampata: il noto frequentatore di se stesso l’ha riempito di insulti e annunciato che con i 5Stelle non si alleerà mai. Se Letta soffre della sindrome di Stoccolma, visto che si ripiglia due campioni di lealtà come Calenda e Renzi, Carletto Rolex è affetto dalla sindrome della mosca cocchiera, che si posa sul cavallo e si convince di essere lei a trainare il carro. Nessuno gli ha spiegato che Roma non è l’Italia, dove i sondaggi lo danno in zona Iv. Lì ha preso il 19,8% perché molti elettori di destra ridevano all’idea di Michetti sindaco. E han deciso giustamente che il vero candidato di destra era lui (ex Confindustria, ex Montezemolo, exMonti, ex Renzi, autore col Pd di un furto con destrezza di voti da manuale: prendi il seggio europeo da 18mila euro al mese e scappa). Evento difficilmente ripetibile su scala nazionale, visto che a destra c’è già un discreto affollamento di leader, e purtroppo tutti più popolari di lui (persino B.).
Una rondine non fa primavera e un Calenda non fa capoluogo. Lui però se la sente calda: “Voto Gualtieri, ma la mia non è una dichiarazione di voto urbi et orbi” (testuale). Si
Sono cresciuta in una famiglia nella quale uno dei concetti "filosofici" era: chi è causa del suo mal pianga sé stesso. Tradotto: se fai qualche cazzata te la devi prendere con te stessa. Non cercare alibi, scuse. Pensa prima ai tuoi errori. Lo so. Oggi non si insegnano più ste cose...
Ma io voglio applicare questo concetto filosofico alla situazione del M5S, dopo aver letto quanto scrive Tommaso Merlo (post sotto).
Il "Movimento 5 Percento" come lo chiama (a ragione) è stato spolpato e finirà in padella non perché "è storicamente questo il destino dei rivoluzionari che si rimangiano tutto". Ma perché la "rivoluzione" del M5S aveva dei presupposti comici. È vero che su alcuni punti, aspetti, si riconoscevano e/o speravano una larga parte di italiani insoddisfatta, ma alcuni concetti erano – a mio parere – autentiche cazzate. Una su tutte: "uno vale uno". Un organo sessuale maschile. Un "uno" vale più di "qualche altro uno". Del resto: nessuno è indispensabile ma alcuni sono più utili di altri.
Il Movimento 5 Stelle si sta spolpando perché non è mai esistito a livello locale, decentrato. Il M5S non ha avuto a livello centrale e locale un gruppo di "rappresentanti dei cittadini" che – con buona pace di Casaleggio e Grillo - siccome siamo ancora in una democrazia parlamentare e non in una scatoletta di tonno - dovevano avere le caratteristiche per esercitare la delega ricevuta dai cittadini. Ma se parti dal concetto dell'"uno vale uno", del "gli eletti sono dei portavoce", come organo sessuale fai a rappresentare le istanze dei cittadini che ti hanno votato.
Il governo, il Parlamento, non sono un condominio. Dove, comunque, "uno vale uno" se fa
Ha vinto l'astensionismo. Anche a Milano. Meno della metà di chi ha diritto di voto è andato alle urne. Il candidato di centro-destra scelto da Salvini, tale Bernardo, non era certo un rivale per Sala. Se anche lo avessero scelto sei mesi prima non sarebbe cambiato nulla. Inadeguato. Scarso. Gli unici decenti nel centro-destra (più centro che destra) sono stati Albertini e Parisi.
Sala è e rimane un sindaco che ignora le periferie, che lascia una città senza manutenzione e sporca, che progetta riqualificazioni discutibili in merito a scelte e costi. In alcune zone di Milano è stata fatta una riqualificazione per far cadere gli anziani. Ciò che non è riuscito al Covid riuscirà la pavimentazione.
Se fossi un partito politico mi preoccuperei e occuperei dell'astensionismo. Chi ha perso il lavoro. Chi ha problemi ad arrivare a fine mese se ne frega dell'elezione del sindaco. Perché non sarà un'amministrazione comunale a risolvergli il problema. E questi cittadini non sono esclusivamente elettorato tipico del centro-destra.
Se i giornalisti non fossero tutti faziosi (tranne rarissime eccezioni), se la qualità della classe politica non fosse a diro poco scarsa, si renderebbero conto che è finito il tempo in cui gli italiani votano prevalentemente per uno schieramento, turandosi il naso. Certo. Vi sono
da: Il Fatto Quotidiano
Per
dare l’idea dell’informazione italiana, bastano i titoli dei giornali di ieri
sulla sentenza Lucano. Le ignoranze (o convenienze) parallele di
destra e sinistra l’hanno dipinta come la condanna di una politica di accoglienza
dei migranti – il “modello Riace” – senza neppure accorgersi che da
quell’accusa, il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, l’ex sindaco è
stato assolto. A entrambi i fronti però fa comodo raccontare che è stato punito
il “buonismo” (visto da destra, per goderne) e il “reato di integrazione” (visto
da sinistra, per indignarsene). Peccato che la condanna riguardi tutt’altro.
L’apoteosi del doppiopesismo, che è l’altra peste del cosiddetto giornalismo, si è toccata invece mercoledì a Stasera Italia su Rete4, ospite la Raggi. Paolo Liguori: “La Raggi è incoerente perché ha detto no alla grande occasione delle Olimpiadi e ora applaude Draghi che candida Roma a Expo”. Raggi: “Veramente l’ho candidata io, ci lavoro da due anni, avrà ricadute per 45 miliardi, mentre i Giochi con 13 miliardi di debiti non potevamo permetterceli”. Massimiliano Fuksas esalta la “classe dirigente capace che a Roma non c’è”: lui la trovò a Milano “con Berlusconi e Formigoni” (entrambi pregiudicati, ma a Rete4 è meglio non dirlo). Quanto alle Olimpiadi, “non costano perché le paga quasi tutte il Coni”: strano, perché non c’è edizione che non abbia devastato le casse della
Nel post sotto il documento pubblicato dalla Diocesi di Milano relativamente alle elezioni amministrative 2021.
Il documento è stato condiviso dalle diverse associazioni cattoliche. Un passo avanti rispetto ai tempi in cui dai pulpiti si faceva la più becera propaganda elettorale – sempre indirizzata a votare il centro destra – e all'uscita dalle chiese si sventolavano volantini elettorali. "Prassi" in uso soprattutto da parte di Comunione Liberazione: votate Formigoni, votate Lupi.
Leggendo questo documento c'è però da chiedersi: chi ritiene queste riflessioni condivisibili in tutto o in parte, con quale partito potrebbe trovare anche solo in parte corrispondenza di principi e intenti?
Consiglio di leggere il documento. Personalmente, mi sono fatta una risata quando ho letto:"la dura lezione della pandemia è che non basta avere ospedali di eccellenza per assicurare salute a tutti i cittadini".
da: https://www.chiesadimilano.it/
Elezioni amministrative 2021
Tocca a noi, tutti insieme
Le Associazioni, i Gruppi e i Movimenti ecclesiali facenti parte del Coordinamento della Diocesi Ambrosiana desiderano proporre a tutti un contributo condiviso per la città e per l'impegno politico dei cittadini in vista delle elezioni amministrative del prossimo autunno, in un momento storico così critico. La nostra comune appartenenza alla Chiesa e l’esperienza di presenza (educativa, culturale e caritativa) sul territorio ci rende consapevoli della responsabilità richiamata dal nostro Arcivescovo nel discorso di S. Ambrogio 2020: ‘Tocca a noi tutti contribuire, secondo le responsabilità e le possibilità di ciascuno, a costruire quella trama di rapporti che fanno funzionare il mondo e camminare come popolo verso il futuro. Tocca a noi incoraggiare chi mette mano all’impresa e ne fa programma di governo, di organizzazione, di investimento’.
Il periodo segnato dalla pandemia che stiamo vivendo, così doloroso e singolare insieme, è un’occasione da non sprecare per porci domande di senso radicali a livello personale, sociale e politico e per individuare ipotesi di lavoro concrete, esito di un impegno umile e diretto per fronteggiare i problemi che la realtà pone; non è il tempo di pregiudizi ideologici o di soluzioni preconfezionate.
Al momento non ho osservazioni in merito alla scelta verticistica di Giuseppe Conte di Layla Pavone, candidata sindaco di Milano per il M5S. Potrebbe essere un fenomeno o una schiappa.
Mi pare però evidente che la Pavone non arriverà manco al ballottaggio. Ma non si può "sprecare" il suo curriculum, ergo, come scrive TPI un accordo è stato fatto.
L'attuale sindaco di Milano – Giuseppe Sala – il sindaco ZTL, quello dei grandi progetti che fa riqualificare in maniera discutibile alcuni quartieri di Milano "dimenticandosi", come sempre, delle reali necessità e priorità, sarà appoggiato dal M5S all'eventuale secondo turno elettorale. In cambio – ovviamente – di adeguata poltrona a Palazzo Marino.
Nel caso non fosse chiaro da questo post, non voterò per Sala: nè al primo, nè al secondo turno.
Sul pediatra Luca Bernardo è meglio che non mi esprimo perchè ho ricordi del codice civile. Mi auguro che nel suo mestiere di pediatra abbia più capacità ed efficacia che come avversario di Beppe Sala. Essere l'avversario dell'attuale sindaco di Milano non è certo
Nel Movimento 5 Stelle uno vale uno? Mica tanto. La scelta della candidata sindaco grillina a Milano, Layla Pavone, è stata presentata agli elettori come molto lineare. In realtà è stata piuttosto tortuosa: a puntare fortemente su Pavone è stato l’ex premier, ora leader dei Cinque Stelle, Giuseppe Conte, che ha deciso di destituire di fatto la candidata scelta dagli attivisti milanesi, Elena Sironi, consigliera uscente del Municipio 4, mettendo al suo posto appunto la consigliera d’amministrazione del Fatto quotidiano.
Il punto non è, però, il legame diretto tra Pavone (che ha già annunciato le sue dimissioni dal Cda del giornale) e Marco Travaglio, grande sostenitore e a detta di molti influentissimo consigliere di Conte. Il punto è la decisione del neo-presidente del M5S di intervenire a “gamba tesa”.
Lo scopo è quello di non fare la guerra a Beppe Sala e di trovare un accordo per il secondo turno. A Milano il dialogo tra Pd e Cinque Stelle è stato sempre molto difficile e Sironi era considerata candidata fin troppo combattiva. E a Conte serviva una tregua con i dem
Dolorosa e improvvisa epifania di un candidato sindaco: il comune di Napoli sta per collassare sotto il peso del debito. La politica romana si stringe a coorte
Colpo di scena: dopo un accordo politico faticosamente raggiunto e che aveva il segno distintivo della Storia con la maiuscola, il Prescelto e Pre-Eletto fa dietrofront, accorgendosi di un gigantesco elefante nella stanza: il debito. Di che parliamo? Del tentativo della ex maggioranza nazionale giallorossa di ottenere il sindaco di Napoli, vincendo le prossime elezioni comunali. Quanto al maxi debito, era lì da tempo ma pare fosse riuscito a sistemarsi nel punto cieco del campo visivo della politica.
Dopo laboriose consultazioni, il professor Gaetano Manfredi, già ministro dell’Università del governo Conte 2, ex rettore dell’Università Federico II di Napoli, ex presidente della Conferenza dei rettori italiani, pareva il prescelto per l’appuntamento con la storia: governare Napoli e mettere finalmente in azione il patto tra Pd e M5S, per replicare in ambito locale l’esperienza del governo Conte 2, che tanti orfani e vedove ha misteriosamente lasciato sul terreno.
Il Pre-Eletto e il Dolore
Il professor Manfredi ha studiato e ristudiato, il suo cuore era gonfio di orgoglio, sentimento, gioia e speranza per questa missione. Ma, improvvisamente, si è imbattuto in Lui, il Mostro:
A Milano la sosta delle auto sulle strisce blu continua ad essere gratis. Qualcuno pensa che ciò dipenda dal fatto che tra qualche mese si vota per eleggere il sindaco. Malignità prive di fondamento, ovviamente.
Sempre nell'ambito delle "malignità....
Da un paio di settimane sta succedendo qualcosa di eccezionale a Milano: manutenzione strade. La cosa veramente divertente è che il rifacimento riguarda quei marciapiedi pieni di saliscendi, buche, avvallamenti, raffazzonature di cui è piena la città e che provocano spesso pericolose cadute (oltre al fatto che sono antiestetiche).
E ancora più divertente è il fatto che chi sta facendo la manutenzione la sta facendo bene. Vedere dei pezzi di marciapiedi livellati è cosa "insolita" a Milano.
Si dà il caso che – come consuetudine da decenni - opere di manutenzione vengono
Adesso ho capito perché Giuseppe Sala non si è mai occupato della manutenzione delle strade di Milano. Evidentemente, la manutenzione di strade zeppe di buche, dislivelli, raffazzonate con tocchetti di cemento, non è ecologica.
L'ambizione di Giuseppe Sala è senza limiti. Superiore a quella di Salvini, Berlusconi, Renzi e...Conte (sì, pure a lui) messi insieme.
Voleva la poltrona di CEO della "nuova Tim", la società a capitale pubblico che dovrebbe gestire la rete di telecomunicazioni in Italia, ma non gli hanno garantito la poltrona. Dopo un periodo di "riflessione amletica": mi ricandido...non mi ricandido...ha dovuto ripiegare sulla poltrona politica che già occupava: quella di sindaco di Milano. Ma poiché ha capito che questa volta per vincere non saranno sufficienti i voti della zona Ztl, gli unici che raccatta il PD, da ambizioso opportunista quale è - si è "convertito" all'"aria nuova": quella ecologica.
Quando l'ambizione è sfrenata, fuori controllo, il passo al cialtronismo è breve. E ci sono due tipi di cialtroni. I cialtroni dentro e fuori. Vale a dire: cialtroni nelle "idee", nella testa e nel modo di esternare, di comportarsi.
Poi ci sono i cialtroni dentro ma che fuori sembrano perbene. Si possono anche definire:
Milano è prima per consumo di suolo e inquinamento, ma lui si iscrive agli ecologisti In una campagna elettorale in cui è candidato unico (il centrodestra non riesce a scegliere lo sfidante), Giuseppe Sala può permettersi colpi di teatro come quello di uscire da un partito in cui non è mai entrato e aderire ai Verdi europei.
“Ho deciso, divento verde”, ha dichiarato al suo giornale di casa. “Da Mister Wolf a Hulk”, commenta uno che cresciuto a pane e politica, Marco Dragone, già portavoce di Giuliano Pisapia, predecessore e apripista. Sala si presentava come colui che risolve problemi: prima all’Expo che rischiava di non aprire in tempo e che ha avuto meno visitatori di sempre (eppure raccontato come un grande successo internazionale), poi a Palazzo Marino dove è approdato come sindaco-manager, non senza difficoltà a trasformarsi in politico (ma tanto nessuno gli rimprovera errori e gaffe).
Ora gioca il jolly: “Aderisco ai Verdi europei”. Il verde sta su tutto, è chic e non impegna. “Non c’è più tempo da perdere. La questione ambientale riguarda il nostro presente e il futuro dei nostri figli. Come cittadino e come sindaco sono sempre più convinto che il miglioramento delle politiche pubbliche parta dalle strategie di sviluppo delle città. E miglioramento per me significa puntare con coraggio e decisione su sviluppo sostenibile e avanguardia ambientale. Lo penso da sempre”.