da: Domani – di Giovanni Tizian
Nell’immobile della fondazione Alleanza nazionale c’è il giornale dei neofascisti arrestati. Ma il partito tace. A Milano invece Lega e Fratelli d’Italia hanno stretto un accordo politico-elettorale con gli eredi dei naziskin.
Tenere il conto di quante volte Giorgia Meloni è intervenuta sulle case popolari occupate da immigrati è compito arduo. «La proprietà privata è inviolabile», la parola d’ordine di Fratelli d’Italia. Più facile è calcolare quante volte Meloni ha chiesto di sloggiare dalla sede della fondazione Alleanza nazionale a Roma ai neofascisti arrestati e accusati di essere i registi dell’assalto alla sede nazionale della Cgil. Il conto è semplice: zero.
C’è una legge non scritta negli statuti della destra istituzionale: con i neofascisti si convive ma non ci si sposa. I movimenti extra parlamentari lavorano sul territorio, catalizzano consenso nelle periferie, si intestano battaglie contro i migranti e alimentano scontri per difendere il diritto del «prima gli italiani». Consenso che viene indirizzato poi su candidati di Lega e Fratelli d’Italia vicini o espressione di quei mondi. In fisica si chiama principio dei vasi comunicanti. Il rapporto tra neofascisti “sporchi brutti e cattivi” e la destra elegante di palazzo interpretata da Meloni e Matteo Salvini si sostanzia in alcuni fatti accertati, documentati, persino pubblicizzati sui social network.
Non dire fascista














