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giovedì 29 agosto 2024

Il campetto Schlein-Renzi e…l’ultimo dei pirla

 


Pare che Calenda nel commentare l"avvicinamento" tra Schlein e il fanfarone Renzi abbia affermato: "pensavo di essere l"ultimo pirla che si era fidato di Renzi, non ero l'ultimo e questo mi rassicura dal punto di vista psicologico. L'unica cosa che mi sento di dire è in bocca al lupo a Schlein"

Orbene (si fa per dire).

Trovo veramente offensivo l'uso della parola "pirla". Parola universale, unica. Pure nella foresta Amazzonica conoscono il significato del termine "pirla", per quanto dubito che vi siano aborigeni di tale specie.

Che Calenda si definisca come tale è offensivo. Nei confronti del significato etimologico della parola. Calenda è sempre magnanimo e generoso nel definirsi.

Nel merito di questa affermazione, dissento su un'eventuale pirlaggine della Schlein attirata dall'obiettivo di creare il campetto stretto.

Calenda dimostra di non essere un pirla ma ben altro. Non capisce un caxxo di politica, nonostante la pratichi da anni.

La Schlein, attuale segretaria del partito dei morti viventi: il Pd, avrà pure una maggiore

domenica 23 giugno 2024

Elezioni: quelli che ce l’hanno con gli astensionisti....

 


Le elezioni europee hanno visto una bassa affluenza. Diciamo che non è l’appuntamento elettorale a cui il cittadino italiano tiene maggiormente. Ma, soprattutto, sono state le ultime elezioni politiche, quelle che hanno portato alla vittoria la coalizione di centro-destra, per meglio dire: di destra-centro, a vedere una crescita dell’astensionismo. Meloni ha vinto non perché la maggior parte degli italiani è di destra o di centro o di centro-destra o di destra-centro. Meloni ha vinto perché tra gli elettori votanti il voto maggiore è andato a FDI e al resto della sua coalizione.

Dopo i risultati elettorali, sia interni sia per l'elezione del Parlamento europeo, parte il coro di coloro che – non avendo votato la compagnia Meloni – insorgono contro gli astensionisti. Sarebbero questi italiani i colpevoli della vittoria o riconferma della Meloni.

Se gli assenti hanno sempre torto, se astenendosi si lascia la decisione a chi vota, a me pare che il problema principale di questo paese sia il contrario. Non gli astensionisti. Non mi riferisco ai menefreghisti o chi – e sono parecchi - comunque vada, chiunque vinca, ha sempre qualcuno che difende i suoi interessi, ergo: manco c'è bisogno che vada alle urne. 

Colpe o meriti non sono degli astensionisti che ne hanno pieni i coxxioni e/o rassegnati a uno status quo politico che mai affronta e risolve i problemi del paese.

giovedì 20 giugno 2024

Marco Travaglio: Premier lingue

 

Non è meraviglioso, si chiede Travaglio alla fine del suo articolo. 

Sì, una meraviglia. Di merdata. Questa riforma è la peggiore mai proposta. Una meravigliosa merdata. E le merdate costituzionali vanno fermate. Lo abbiamo già fatto, democraticamente, vorrà dire che lo rifaremo.

 

da: Il Fatto Quotidiano

Se non ci fosse da tremare per il combinato disposto fra premierato, autonomia e schiforma della magistratura, ci sarebbe da scompisciarsi.

Due partiti con l’Italia nel logo, FdI e FI, la polverizzano in 21 staterelli, ciascuno con le sue regole, per far contento un partito estinto che non era riuscito nell’impresa neppure quando veleggiava sul 40%. Poi, se un deputato 5S gli mostra il tricolore, reagiscono come il toro al drappo rosso: caricando a testa bassa. E i loro lecchini sono talmente idioti da dire (e forse addirittura pensare) che con l’elezione diretta del premier “basta governi tecnici, altolà ai ribaltoni, istituzioni più stabili”. Quattro balle al prezzo di una.

martedì 18 giugno 2024

Paolo Madron: Meloni e il bunker ideologico fascista che le preclude l’Europa

 


da: https://www.lettera43.it/

I 400 COLPI. Se la leader di Fratelli d’Italia non si ripulisce dalla risacca nera documentata anche dall'inchiesta di Fanpage, magari lasciando quelle derivazioni nostalgiche alla Lega di Vannacci-Farinacci, non diventerà mai reginetta dell’Unione. Dove nonostante tutto danno le carte sempre gli stessi. Mentre la Thatcher de noantri gioca in seconda serie.

Giorgia Meloni pensava che il paradosso bastasse, ma la realtà la obbliga a ricredersi. Entrata nell’agone europeo da playmaker, rischia di risultare ininfluente. Il paradosso è quello di un’Europa che sulla carta ha i numeri per confermare la maggioranza che l’ha sin qui governata, nonostante nei due Paesi che la guidano, Francia e Germania, il risultato delle elezioni abbia provocato un terremoto politico senza precedenti. A Parigi il travolgente consenso a Marine Le Pen ha costretto il presidente Emmanuel Macron a sciogliere il parlamento e giocarsi tra le critiche dei suoi l’azzardo elezioni. A Berlino il cancelliere Olaf Scholz ha subito l’umiliazione di vedersi superato dai neonazisti di Alternative für Deutschland (AfD). Eppure a Bruxelles sono ancora loro a dare le carte, e l’aver perentoriamente derubricato Meloni a estremista di destra complica le ambizioni della Thatcher de noantri. Non bastano certo le tiepide rimostranze di Antonio Tajani, uno che tra i Popolari gode di solida reputazione, per attenuare il drastico giudizio.

mercoledì 12 giugno 2024

Europee, batosta M5S: ciò che “sfugge” a Travaglio

 

 

L’analisi di Travaglio su vincitori e vinti  è in gran parte logica e condivisibile. Ma sul perché della batosta presa dal Movimento 5 Stelle gli “sfugge” il vero punto della questione. 

E' vero che nell’era mediatica si devono trovare candidati che attirano l’attenzione, nomi noti qualificati. Ma i veri problemi del M5S sono altri. Il primo è l’assenza di un progetto politico che non sia il superbonus e il reddito di cittadinanza. Un progetto che dia un’identità ma che dimostri di essere attuabile, applicabile. Per fare un esempio: la transizione ecologica è necessaria ma è anche necessario fare i conti con gli impatti sui cittadini, sulle imprese. Non servono slogan, bandiere. O meglio, servono per dare visibilità a progetti concreti. Se no, è aria fritta, sono buchi. Non solo di bilancio.

Se anche il M5S avesse dei progetti non se ne sente parlare. Non sarà certo per colpa dell’oscurantismo del cosiddetto servizio pubblico, cioè la Rai, dove il M5S è piegato alla Meloni.

Ma il secondo problema, irrisolto, sta nel fatto che il M5S non esiste a livello locale. Tanto più se vuoi candidare nomi sconosciuti questi devono essere presenti localmente. Il cittadino li deve incontrare, li deve vedere, li deve sentire. E la scelta dei candidati dev’essere fatta tra coloro che sono nelle associazioni, nei comitati cittadini. E questi devono essere affiancati e supportati da coloro che hanno già maturato un’esperienza politica, sempre che, coloro che hanno già svolto i due mandati non siano preda del loro egocentrismo e si rendano disponbili.

Marco Travaglio: Vincitori, vinti e finti

 


da: Il Fatto Quotidiano

In Europa trionfano le destre anti-europeiste. In Italia i partiti più ligi a Bruxelles – FdI, Pd e FI – vanno a gonfie vele. E ci andrebbe pure il centro, sesto al 7%, se la collisione fra gli ego di Bonino, Calenda e Renzi non l’avesse spaccato in due. Invece vanno male i più eurocritici: 5Stelle e Lega. Siamo o no il Paese delle restaurazioni senza rivoluzioni?

Pd. È il vero vincitore: 5 punti sopra il 19% racimolato due anni fa da Letta. Merito della Schlein, abile a far credere di essere l’unico argine alla Meloni, anche se su guerra e austerità votano allo stesso modo, e di voler “cacciare i cacicchi”, anche se la vittoria la deve soprattutto a loro (di preferenze ne ha raccolte pochine rispetto a quelle di ras locali come Decaro, Bonaccini, Zingaretti, Nardella, Gori), oltre a volti tv come Annunziata e rappresentanti dell’associazionismo come Strada. L’ambiguità di non scegliere né cambiare quasi nulla è la sua forza, anche grazie all’effetto-novità che, almeno la prima volta, riempie sempre le urne. Ma, se accade alle Europee, non porta benissimo: nel 2009 le stravinse B., nel 2014 Renzi, nel 2019 Salvini e durarono due anni ciascuno.

FdI. La Meloni è l’altra vincitrice: dopo quasi due anni di (mal)governo, guadagnare quasi 3 punti, pur perdendo 700 mila voti, è un miracolo. Anche lei è stata abile nell’operazione Gattopardo di stare con l’establishment fingendosi contro: intercetta i voti di protesta anti-Ue, pur essendo pappa e ciccia con Ursula von Sturmtruppen. Vediamo quanto dura: chi vince le Europee di solito poi perde le Politiche.

venerdì 7 giugno 2024

Marco Travaglio: Enrico, perchè?

 


da: Il Fatto Quotidiano

Gli estimatori di Enrico Mentana (e noi fra questi: stimare non è condividere tutto) sono basiti per lo spettacolino inscenato mercoledì sera al posto del Tg La7: un monologo di Giorgia Meloni detta Giorgia intervallato da assist e battutine del conduttore a tre giorni dalle elezioni.

Il fatto che Mentana si giustificasse ogni due per tre spiegando che era tutto normale, un atto dovuto, nessun regalo, dimostra che era imbarazzato anche lui. E allora non si capisce perché si sia prestato a quello sketch imbarazzante, per lui e per la Meloni. Anche perché subito dopo, a Ottoemezzo, è tornata la normalità con Salvini bersagliato da Gruber e Giannini con domande vere e, quando mentiva, con contestazioni. A quel trattamento, detto anche giornalismo, si sono sottoposti tutti i leader (gli ultimi sono stati Calenda, Magi e ieri Conte) tranne Elly Schlein. E appunto la Meloni che, in modalità “io so’ io”, ha preteso e ottenuto il piedistallo del tg, sostituendolo quasi in toto. Invece tutti gli altri capipartito si sono messi in fila per le due prime serate elettorali di ieri e di oggi. Una violazione della par condicio ancor più smaccata di quella tentata da Meloni-Schlein chez Vespa e bloccata dall’Agcom.

mercoledì 1 maggio 2024

Martina Caironi, atleta paralimpica risponde al generale Vannacci…

 

 

Al generale Vannacci, candidato leghista alle europee che vorrebbe classi separate per i ragazzi speciali ha risposto Martina Caironi, atleta due volte medaglia d'oro ai Giochi paralimpici:

"Non sa e non capisce nulla di noi disabili. Chi ha un’esigenza particolare non deve essere ghettizzato in una classe speciale. Cosa mancherebbe a quel punto? Gli cuciamo sulla maglietta un pallino rosso per dire che sono diversi? Vannacci ha detto che non metterebbe a correre un ragazzo disabile con uno che fa il record dei cento metri. Invito questo signore a guardare le Paralimpiadi. Vedrà che ci sono persone con disabilità, non solo fisica, ma anche intellettiva-relazionale che fanno proprio i record sui cento metri, migliorano grazie a un lavoro costante, secondo le loro possibilità e oltre. Chi ha una disabilità ogni giorno affronta sfide di vario tipo: il giudizio della società, il rapporto con il corpo e la mente. È inaccettabile denigrarli con affermazioni così superficiali. La cosa assurda è che non è uno che parla al bar, ma un candidato all’Europarlamento".