da: Il Fatto Quotidiano
Dobbiamo tante scuse a Maria Etruria
Boschi. Vittime della cultura del sospetto, avevamo ipotizzato un suo conflitto
d'interessi nella storiaccia della Banca del Buco. Poi l'abbiamo sentita alla
Camera e ogni dubbio è svanito. Ci ha
convinti. Se lo dice lei, osservatrice super partes, se lo conferma il suo
amico premier e se lo ribadiscono i deputati della maggioranza che devono
guadagnarsi la ricandidatura, allora è vero: nessun conflitto d' interessi. Alla luce
della sua impeccabile ricostruzione e di testimonianze di prima mano, la storia
di Banca Etruria e dei tre decreti salva-banche va riscritta così.
4.5.2013. L'assemblea
dei soci di Etruria, sull'orlo del crac, nomina vicepresidente Pier Luigi
Boschi, membro del Cda dal 2011 e incidentalmente padre di Maria Elena,
casualmente promossa due mesi prima ministra delle Riforme e dei Rapporti col
Parlamento. Lei, azionista della banca come tutta la famiglia, è pazza di
gioia: "Bravo papà, era ora che si accorgessero di quanto sei bravo.
Temevo che la mia nomina a ministro ti stroncasse la carriera, invece la tua
bravura ha vinto su tutto. Malgrado io sia ministra, ti han promosso lo stesso:
sei un fuoriclasse". Infatti il nuovo vertice, in un anno, riesce a depauperare
i patrimonio sociale per 5 miliardi.