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sabato 16 dicembre 2017

Banca Etruria: cara Boschi, conta l’interessamento non il risultato



da: https://www.ilfattoquotidiano.it/ - di Massimo Pillera


Quello che Maria Elena Boschi omette di dire è che tutti questi contatti ormai certificati, aventi la Banca Etruria come oggetto, avrebbero potuto procurarle anche guadagni materiali. Nel conteggio delle azioni familiari detenute dalla sua famiglia, nel caso i suoi contatti fossero andati a buon fine, la famiglia Boschi avrebbe potuto trarre vantaggio economico dalla fusione o dall’acquisto della banca: magari il fratello non si sarebbe licenziato ed avrebbe fatto una brillante carriera, il padre avrebbe avuto più elasticità nel manovrare asset finanziari del territorio.

Noi non possiamo sapere cosa sarebbe successo se, con “i fatti esposti” dalla ministra a presidenti di gruppi bancari ed allo stesso Vegas (che nega possibili interventi della Consob, per palese mancanza di competenze sul tema aggregazioni bancarie), le sorti di Banca Etruria fossero state modificate. Anzi dalle dichiarazioni di Vegas, capiamo che la ministra anticipa a Vegas l’imminente nomina di suo padre a vicepresidente della banca aretina. Anche in questo caso la cronologia è sostanziale.

mercoledì 8 novembre 2017

Quello che ci dicono le elezioni in Sicilia


Quello che ci dicono le elezioni in Sicilia: sparisce il centro sinistra, come progetto politico.
Il m5s ha fallito nell'intercettare i delusi dalla politica che non sono andati a votare.
Il centro destra, seppur rimanendo un raggruppamento eterogeneo, prende sempre i suoi voti quando si riunisce.
Infine, il PD rischia di passare da "perno del prossimo governo" a stampella di un futuro governo di larghe intese sempre più a destra.

Cosa succederà nei prossimi mesi?
FI e Berlusconi si diranno l'unico argine contro i populisti e al m5s (quelli che non hanno mai lavorato, o forse si riferiva a baby Genovese ..).
Di riflesso, il M5s si dirà l'unico margine a Berlusconi.

Ogni polemica sarà buona per il chiacchiericcio che ci accompagnerà alle urne.
Con l'avanzata delle destre.

mercoledì 18 ottobre 2017

Renzi in campagna elettorale: la testa di Visco per far dimenticare Banca Etruria e il ruolo della Boschi




da: Il Fatto Quotidiano

Ignazio Visco, un capro espiatorio per la campagna del leader del Pd
Visco sarà riconfermato, ma sotto i cannoni dell’inchiesta parlamentare. La replica di Via Nazionale: “Sapevano tutto” 
di Stefano Feltri e Carlo Tecce

La linea di Via Nazionale è chiara: Ignazio Visco non farà alcun passo indietro e non rinuncerà a un secondo mandato al vertice della Banca d’Italia. Alla fine di una giornata convulsa, dove tutti i protagonisti della vicenda sono rimasti spiazzati dalla mossa di Matteo Renzi che ha ispirato una mozione del Pd alla Camera per chiedere la sostituzione di Visco, è cambiato tutto e niente. L’unica certezza: i rapporti tra il Quirinale di Sergio Mattarella e il segretario del Pd sono compromessi, forse in modo irrimediabile. “C’è qualcosa di eversivo e di inquietante nella mozione Pd contro il governatore della Banca d’Italia”, scrive su Twitter l’ex direttore del Corriere della Sera Ferruccio de Bortoli. Un’analisi non troppo diversa da quella che fanno al Quirinale. E la giornata di ieri avrà conseguenze difficili da prevedere nei prossimi mesi, quando Mattarella dovrà trattare anche con Renzi per la formazione del nuovo governo dopo le elezioni del 2018.

lunedì 12 giugno 2017

Mentre i 5 stelle soffrono e il Pd si arrabatta, Berlusconi è vivo e vegeto


da: http://www.glistatigenerali.com/   - di Jacopo Tondelli

Dieci milioni di italiani alle elezioni comunali non sono 40 milioni di italiani alle elezioni politiche. Ma i quasi dieci milioni di italiani che erano chiamati al voto ieri non sono un dettaglio, un caso marginale, un accidente qualsiasi. Sono i cittadini di Palermo, di Genova, di Taranto, di Verona, di Parma, di Sesto San Giovanni, e di altri 840 comuni italiani. Sono un pezzo importante del nostro paese, e dell’espressione di democrazia rappresentativa del nostro paese. Lo sono nel contesto delle elezioni comunali dove, tutto sommato, votare i simboli astratti della lotta alla casta, o della lotta al populismo, o della propria idea di appartenenza, è un po’ meno facile senza confrontarsi direttamente con una faccia, una voce, una credibilità. Nell’Italia dei cento campanili, dei localismi plurisecolari, nel paese in cui ci si conosce tutti anche fuori dal castello natìo, le elezioni comunali sono da sempre – e da quando c’è l’elezione diretta del sindaco molto di più – un test di credibilità diretta del candidato sindaco non meno che un una misura di consenso di partiti e movimenti.

giovedì 8 giugno 2017

Inchiesta Consip, montatura per attaccare Renzi o…i fuorvianti titoli della stampa (di regime renziano)


Tutti zitti


Scrive il segretario PD
“Oggi bisognerebbe dare sfogo alla rabbia. All’improvviso scopri che nella vicenda Consip c’è un’indagine per depistaggio, reato particolarmente odioso, e ti verrebbe voglia di dire: ah, e adesso? Nessuno ha da dire nulla? Tutti zitti adesso?”.

Il riferimento è alla notizia che il vicecomandante del NOE Alessandro Sessa è stato accusato dalla procura di Roma di depistaggio.
Se uno si ferma ai titoli dei giornali (e ai tweet dei renziali giulivi) l'impressione è che tutta l'inchiesta Consip sia in realtà una montatura (reato odioso, non come la corruzione o l'evasione) fatta per attaccare il padre dell'allora presidente del Consiglio.

Se però uno la notizia la legge davvero, si renderebbe conto

lunedì 5 giugno 2017

Si scrive “sistema tedesco”, si legge Mario Draghi



da: Il Fatto Quotidiano - di Peter Gomez

Si scrive sistema tedesco, ma si legge Mario Draghi. Può e deve essere raccontata così la scelta dei nostri partiti e movimenti di portarci al voto con una legge elettorale che non farà vincere nessuno. Capire come andrà a finire questa storia non è difficile. Dopo le elezioni nascerà un governo di coalizione. Durerà un paio di anni e poi (ma forse molto prima) dovrà fare i conti con i tassi di interesse che ricominceranno ad andare alle stelle. Nella legislatura che ci stiamo lasciando alle spalle è stato fatto molto poco per rimettere in sesto l’economia. Il debito pubblico è salito; il Pil ha segnato tassi di crescita ridicoli rispetto al resto d’Europa; le nostre classi dirigenti hanno continuato bellamente a rubare; la spending review ha tagliato solo le teste dei commissari che avevano provato a proporla; la riforma della scuola è stata un disastro. Se a tutto questo si aggiungono poi la forza delle mafie, la crisi delle banche, l’assenza quasi totale di programmazione industriale, i bassi investimenti e l’incapacità di innovarsi dimostrata da una parte non piccola degli imprenditori, il quadro è completo.
Quando, verosimilmente verso la metà del 2018, la Bce sospenderà l’acquisto dei titoli di Stato (già ora sceso da 80 a 60 miliardi di euro al mese), in Italia respireremo un clima vicino a quello degli ultimi giorni del governo di Silvio Berlusconi. Panico, fuga dei capitali, spread e molti ridicoli appelli a

Marco Travaglio: Il Merdinellum



da: Il Fatto Quotidiano

A furia di sentirsi dire che devono accettare i compromessi e “sporcarsi le mani”, i 5Stelle stanno facendo entrambe le cose con la legge elettorale. E non è un bel vedere. Ieri Beppe Grillo ha silenziato i mormorii interni, soprattutto di Roberto Fico e Paola Taverna che definivano il testo dell’accordo “un nuovo Porcellum”, richiamando tutti i “portavoce” (i parlamentari 5Stelle) all’ordine di “rispettare il mandato” ricevuto dagli iscritti al blog, i quali “hanno votato a stragrande maggioranza il modello tedesco con oltre il 95% delle preferenze”. Verissimo. Peccato che il maxi-emendamento “Merdinellum” non c’entri nulla col modello tedesco plebiscitato dalla base grillina: a parte lo sbarramento al 5% e i seggi metà uninominali e metà proporzionali – due trovate non proprio geniali che non c’è bisogno di copiare dalla Germania: ci possono arrivare persino dei politici italiani – tutto il resto è diverso. E non è vero, come scrive il blog di Grillo, che “le differenze con il modello tedesco sono dovute alle diversità dell’assetto costituzionale tra la Germania e l’Italia” (in Germania il numero dei parlamentari elettivi è variabile, in Italia fisso). Non solo, almeno.
1) In Germania, per la Camera elettiva (Bundestag), gli elettori hanno due schede e danno due voti, che possono essere disgiunti: uno al candidato

lunedì 22 maggio 2017

Inseguire Grillo, mimare Silvio, trovare nemici: il nuovo spartito di Renzi



da: http://www.glistatigenerali.com/ - di Gianluca Roselli

 “Ora è solo segretario del Pd. Figuriamoci se dovesse tornare presidente del consiglio…”. La riflessione appartiene a un parlamentare del Pd, renziano non della prima ora, ma appartenente dell’inner circle del segretario. La nostra fonte, che naturalmente vuole restare anonima, racconta di un malessere di fondo presente all’interno del partito che il successo di Renzi alle primarie non ha lenito. Il nocciolo della questione è il seguente: cosa vogliamo fare, a parte tornare al potere, per il Paese? Qual è il nostro progetto politico per l’Italia? Quali sono le coordinate che su economia, lavoro, imprese, disoccupazione, divario tra Nord e Sud, rapporto con l’Europa, politica industriale, vogliamo dare alla nostra rotta? La riesplosione dei casi Banca Etruria e Consip, inoltre, non fanno altro che aggravare la situazione. Le polemiche degli ultimi giorni su Maria Elena Boschi e papà Renzi hanno restituito all’opinione pubblica l’idea di un fortino assediato, con Renzi e i suoi stretti dentro a difendersi, circondati da nemici all’assalto finale. E l’idea di un gruppo chiuso che cerca di fare i propri interessi, non solo politici, non è il biglietto da visita migliore da spendere per la prossima campagna elettorale. Tanto più che dal fronte giudiziario, bancario e dalle intercettazioni non si sa cos’altro potrà venir fuori da qui alle prossime settimane o mesi.

lunedì 15 maggio 2017

Vent’anni di errori, favori e propaganda: così la monnezza ha travolto Roma




da: http://www.glistatigenerali.com/ - di Marco Carta

I sacchi della spazzatura fuori dai cassonetti e l’immondizia ammassata negli impianti di trattamento, trasformati di fatto in discariche. Il caos nell’azienda che dovrebbe gestirli, l’Ama. E le tasse più alte d’Europa. Intanto, il comune di Roma e la regione Lazio di Zingaretti da giorni non fanno che beccarsi su poteri e competenze, mentre Manlio Cerroni chiede, dalle aule di tribunale, di essere accolto di nuovo come il salvatore. Visto da lontano, il quadro dei rifiuti romani non promette nulla di buono. E Matteo Renzi, che oggi chiede al popolo del Pd di scendere in piazza a pulire, non fa che soffiare sul fuoco. Chi conosce bene la situazione da dentro non ha dubbi: «Fra cinque anni saremo ancora ridotti così» Ancorati all’anno zero della monnezza romana: quello iniziato il 30 settembre 2013, quando Ignazio Marino decise di chiudere la discarica di Malagrotta, senza avere un piano b già pronto. Anche perché, nel corso del tempo, un po’ tutti avevano fallito. L’ex sindaco Gianni Alemanno, Renata Polverini, Nicola Zingaretti, o i vari commissari nominati dal governo, come l’ex prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro. Tutti incapaci di trovare, o almeno proporre, una valida soluzione alternativa.

lunedì 13 marzo 2017

Povero paese: Leopolda, Lingotto e altro...



da: http://unoenessuno.blogspot.it/

Rottamato il PD, il partito a vocazione maggioritaria che doveva essere progressista e che si è rivelato l'amalgama a freddo di correnti e capi-partito, la corrente renziana è riuscita solo a rottamare la sua Leopolda diventata Lingotto.
Costretta a questa rottamazione per ritrovare quella linfa, forse, o magari solo per rifarsi la facciata in attesa di quelle primarie che, per l'ex segretario, si riveleranno forse più complicate di quello che si aspettava.

Ma, se non si hanno idee e visioni (se non quelle degli sponsor dietro il grande partito del fu centro sinistra), dentro il sacco della politica rimane ben poco. Solo slogan, parole dal suono vuoto, pure false.

I reduci di una battaglia.
La battaglia contro chi?
Contro gli italiani che in maggioranza hanno votato no alla riforma.
Contro la minoranza PD, costretta a votare fiducie su fiducie e pure sbeffeggiata.

Vigliacchi.
Vigliacchi quelli che cambiano partito, dice Chiamparino. L'ex politico poi banchiere e poi di nuovo politico.

domenica 5 marzo 2017

Marco Travaglio: Memorie di Tiziano



da: Il Fatto Quotidiano

Dobbiamo prepararci a porgere le nostre scuse a B. e all’avvocato Ghedini. Da anni sghignazziamo sulla loro linea difensiva in Mignottopoli, imperniata su quattro capisaldi: B. credeva che Ruby, marocchina, fosse nipote di Mubarak, egiziano; ad Arcore nessun bungabunga, solo cene eleganti; lui pagava la giovane prostituta perché non si prostituisse e le olgettine perché disoccupate a causa della sua persecuzione giudiziaria; e comunque è innocente perché fu al massimo l’utilizzatore finale delle mignotte. Ma ora, dinanzi alle difese di babbo Renzi e dei compagni di merende, dobbiamo cospargerci il capo di cenere: B. al confronto aveva un alibi di ferro. Anzi, di acciaio inox.
Il padre pellegrino. Il renziano Luigi Marroni, ad di Consip nominato da Renzi, racconta ai pm di aver incontrato babbo Tiziano che, con Carlo Russo, gli fece pressioni e ricatti per favorire Alfredo Romeo in un mega appalto; e che ad avvertire i vertici Consip delle indagini furono i generali Del Sette e Saltalamacchia, il sottosegretario Lotti e il presidente di Publiacqua Vannoni (che conferma), così lui fece rimuovere dagli uffici le microspie piazzate due giorni prima e rovinò l’indagine. Ma babbo Renzi nega pressioni e ricatti, giura di non conoscere Romeo (invece il commercialista di Romeo parla di un pranzo fra i due in una bettola) e accusa Russo di “abuso del mio cognome”. Poi cala l’arma segreta: incontrò due volte Marroni, ma per parlargli della Madonna di Medjugorje e aiutarlo col parroco che lo guardava storto perché separato dalla moglie. La prima chiese a Marroni di “mettere una statua della Madonna di Medjugorje davanti all’ospedale pediatrico di Firenze”. La seconda, dopo oltre