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mercoledì 2 agosto 2023

Patrick Zaki libero: il videomessaggio

 


Ho ricevuto questa mail da Amnesty Internationl che ringrazio per l’impegno costante nella difesa dei diritti civili:

Ciao Daniela,

dopo oltre tre anni, abbiamo finalmente abbracciato Patrick Zaki nei nostri uffici di Roma. È stato un momento indimenticabile che testimonia, ancora una volta, l’importanza di impegnarsi per i diritti umani.

Patrick ci ha tenuto a ringraziare tutte le persone che si sono attivate per lui.

 

 Guarda il videomessaggio

 

giovedì 23 febbraio 2023

Enrico Berlinguer: La Questione Morale

 


da: https://www.enricoberlinguer.it/

Dove va il PCI? Intervista ad Enrico Berlinguer, di Eugenio Scalfari, La Repubblica, 28 luglio 1981

Questa è certamente l’intervista più famosa sulla questione morale rilasciata da Enrico Berlinguer. La più citata, almeno, anche nei dibattiti odierni. Quella che poi porterà persino alcuni pezzi importanti del Pci a fargli una vera e propria guerra all’interno del partito, con plateali dissensi persino dalle colonne de l’Unità. Rispetto alle precedenti esternazioni sul tema, Berlinguer attacca anche il Psi di Craxi, colpevole di essersi uniformato ai metodi di governo della Democrazia Cristiana. In realtà questa intervista, pubblicata interamente per la prima volta su enricoberlinguer.it il 10 giugno 2009, non poneva l’accento solo sulla Questione Morale, ma su vari aspetti della politica del Pci, come dimostra il titolo dato da Scalfari. La prima intervista sulla Questione Morale è quella rilasciata ad Alfredo Reichlin, su l’Unità, il 7 dicembre 1980.

«I partiti non fanno più politica», mi dice Enrico Berlinguer, ed ha una piega amara sulla bocca e, nella voce, come un velo di rimpianto. Mi fa una curiosa sensazione sentirgli dire questa frase. Siamo immersi nella politica fino al collo: le pagine dei giornali e della Tv grondano di titoli politici, di personaggi politici, di battaglie politiche, di slogans politici, di formule politiche, al punto che gli italiani sono stufi, hanno ormai il rigetto della politica e un vento di qualunquismo soffia robustamente dall’Alpi al Lilibeo…

«No, no, non è così.», dice lui scuotendo la testa sconsolato. «Politica si faceva nel ‘45, nel ‘48 e ancora negli anni Cinquanta e sin verso la fine degli anni Sessanta. Grandi dibattiti, grandi scontri di idee, certo, scontri di interessi corposi, ma illuminati da prospettive chiare, anche se diverse, e dal proposito di assicurare il bene comune. Che passione c’era allora, quanto entusiasmo, quante rabbie sacrosante! Soprattutto c’era lo sforzo di capire la realtà del paese e di interpretarla. E tra avversari ci si stimava. De Gasperi stimava Togliatti e Nenni e, al di là delle asprezze polemiche, ne era ricambiato.»

Oggi non è più così?

venerdì 23 dicembre 2022

Opera San Francesco: Il Natale di Valentino

 


 

da: https://operasanfrancesco.it/

 

Ricordi di Natale felici, ma ormai passati

 

Se vuoi aiutare Valentino e tutte le persone che si rivolgono a OSF, clicca qui.

 

Non è semplice trovare tra gli ospiti dei servizi di Opera San Francesco chi dia disponibilità a raccontare la propria vita, spesso misera e sfortunata, e per di più a farsi fotografare. Chi avrebbe piacere a ripensare a una condizione di povertà? Pochi.

Qualcuno però accetta perché sente il bisogno di parlare con qualcuno. E magari vuole ripensare anche alle piccole gioie del passato.

Il 6 dicembre, quando incontriamo Valentino, è sorridente anche se ha un’aria malinconica. Si è appena lavato, e già la vita gira meglio dopo la doccia. Compirà 59 anni il 30 dicembre.

“Facevo il collaboratore scolastico, poi l’operaio agricolo. Sono del Trentino. Ma il Signore mi ha mandato qui. Sono arrivato 2 anni fa. Avevo un fratello che mi era molto caro ma è morto di covid, era malato, aveva un tumore. Mi manca un casino.

Fino all’anno scorso avevo un lavoro. Vivo alla giornata adesso, dormo in un dormitorio a Quarto Oggiaro. Siamo in 4, mi trovo bene ma a volte mi tocca chiedere l’elemosina. Ho mandato anche dei cv ma mi dicono tutti che sono troppo vecchio. Poi ho fatto solo la terza media. Ora non ha senso tornare in Trentino, non ho niente e nessuno là ormai. Ho un altro fratello ma non ci frequentiamo.

giovedì 12 maggio 2022

“Il depistaggio su via D’Amelio coprì le alleanze di Cosa Nostra”

 


da: Il Fatto Quotidiano – di Saul Caia

I pm: per Bo, Ribaudo e Mattei pene fino a 11 anni. Avrebbero indotto il falso pentito Scarantino a mentire

Un depistaggio lungo trent’anni, con finti pentiti diventati testimoni chiave, istruiti a dovere da uomini dello Stato, per indirizzare indagini e processi, e “coprire le alleanze strategiche di Cosa Nostra”.

Nell’anno del trentennale delle stragi di Capaci e via D’Amelio in cui persero la vita i magistrati Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e Paolo Borsellino e i loro uomini della scorta, un nuovo tassello potrebbe chiarire una pagina nera della storia d’Italia. Dopo 70 udienze e 112 testimoni, la Procura di Caltanissetta ha chiesto la condanna dei tre poliziotti: Mario Bo (a 11 anni e 9 mesi), Fabrizio Mattei e Michele Ribaudo (entrambi 9 anni e 6 mesi), imputati per calunnia aggravata, perché avrebbero spinto Vincenzo Scarantino, dopo ripetute “maltrattamenti e vessazioni”, a rendere dichiarazioni false ai magistrati autoaccusandosi di aver partecipato alla strage di via D’Amelio.

I poliziotti facevano parte del “gruppo d’indagine Falcon e Borsellino", guidato nel 1993 da Arnaldo La Barbera,  scomparso nel 2002. “La Barbera depista le indagini con dichiarazioni di falsi collaboratori e nega l’esistenza dell’agenda rossa – dice nella requisitoria

mercoledì 27 aprile 2022

Gino Strada: Una persona alla volta / 8

 


 

Questo libro sostiene EMERGENCY

Una corsia pediatrica in un ospedale per feriti di guerra? Che cosa c’entrano i bambini con la guerra?

Nessun soldato, specie in una zona di guerra, raccoglierebbe da terra un oggetto di plastica verde che pare un giocattolo. Saprebbe riconoscere la mina antiuomo, saprebbe indicarne la marca, il modello e la potenza.

Un bambino, invece, può essere attratto da una specie di farfallone di dieci centimetri, e lo prende in mano, lo guarda, cerca di capire a cosa serva, lo maneggia… La farfalla non scoppia. O almeno, non subito: c’è tempo per giocarci, magari per passarla a un amico lì vicino. Spesso arrivavano in ospedale tre, quattro amici insieme, vittime tutti della stessa esplosione vigliacca.

In tanti anni di chirurgia non ho visto un solo adulto mutilato da una di quelle mine, tecnicamente PFM-1 di fabbricazione sovietica. Ho operato solo bambini e qualche ragazzino: chi ha perso una mano e chi tutte e due e chi ha perso un occhio o entrambi.

Armi per colpire bambini. Pensate, progettate, costruite per loro. Usate per loro, intenzionalmente.

domenica 24 aprile 2022

Gino Strada: Una persona alla volta / 7

 


 

Questo libro sostiene EMERGENCY

 La guerra com’è

Alla fine degli anni ottanta decisi di fare un’esperienza nel­l’ospedale di un Paese povero, in quello che allora si chiamava “Terzo mondo”. Curiosità, voglia di un contesto diverso.

Presentai il mio curriculum alla Cooperazione italiana: “Grazie, dottore, però ci sono circa centoventi persone che stanno aspettando di partire,” mi disse l’impiegato, indicando una pila di curriculum. “Adesso sono centoventuno,” risposi, pensando che non sarei mai partito.

La telefonata, a sorpresa, arrivò due settimane dopo: “È disponibile ad andare a Quetta, in Pakistan, nel­l’ospedale del Comitato internazionale della Croce Rossa di Ginevra? Una missione di sei mesi, ma bisognerebbe partire tra una settimana”.

In Pakistan? Che cosa stava succedendo in Pakistan? Per me era solo il Paese del­l’Himalaya. “Sì,” risposi senza esitazione.

Non potevo sapere allora che quel sì avrebbe cambiato radicalmente la mia vita.

Quetta è la capitale del Belucistan, una regione del Nord-ovest pachistano, vicino alla frontiera con l’Afghanistan. Affollatissima, rumore e polvere, bazaar, cammelli, carretti, Quetta era caos, traffico e umanità. E centinaia di migliaia di rifugiati afgani, fuggiti dalla guerra.

mercoledì 20 aprile 2022

Gino Strada: Una persona alla volta / 6

 


 

Questo libro sostiene EMERGENCY

Le Università di Pittsburgh e Stanford erano posti fatti per studiare e lavorare.

Dentro il campus c’era tutto: alloggi, aule studio attrezzatissime, ristoranti, caffè, negozi, dal­l’ovvia libreria alla meno scontata ferramenta. L’idea era che tutto dovesse essere a portata di mano per non distrarre gli studenti dai loro obiettivi. Studiavo come un matto, anche perché non avevo molto in comune con i miei colleghi oltre alla medicina. Il fine settimana mi ricavavo un po’ di tempo per andare in giro nella natura fantastica degli Stati Uniti.

Dopo un po’ mi proposero un contratto di collaborazione stabile. Un contratto economicamente vantaggiosissimo, che in Italia mi sarei sognato anche dopo dieci anni, e avrei lavorato in uno dei primi centri trapianti al mondo. Ambiente, colleghi, attrezzature, fondi, c’erano pochi posti al mondo che avrebbero potuto competere.

Ci pensai su un paio di giorni e poi decisi: gli Stati Uniti non facevano per me. Che senso ha praticare la medicina in un Paese dove per potersi curare la gente deve tirare fuori la carta di credito? Nessuno, a meno che far soldi non sia il tuo obiettivo, e di sicuro non è mai stato il mio.

domenica 17 aprile 2022

Gino Strada: Una persona alla volta / 5

 


Questo libro sostiene EMERGENCY

Il Professore guardava con simpatia il Movimento studentesco. Naturalmente ne era fuori: era un aristocratico, di fatto e di carattere, e le aule piene di rivendicazioni e di fumo non erano il suo ambiente. Eppure si capiva che ascoltava quello che avevamo da dire.

Venne a un’assemblea una volta, elegante come sempre nel suo dolcevita chiaro. L’Aula magna di Medicina ammutolì intimorita, me compreso, e lui si sedette in un angolo ad ascoltare fino alla fine. Gliene fui sempre riconoscente.

Non so se fu per questo impegno politico o per l’avidità con cui seguivo le sue lezioni, ma mi prese in simpatia. Mi scelse come uno dei suoi aiuti, il che significava disponibilità h24, ma anche una possibilità di imparare che non aveva uguali. Passavo in ospedale o in sala operatoria una grande quantità di ore tutti i giorni, non mi stancavo mai di vederlo al­ lavoro. Fremevo nel­l’attesa di impugnare io il bisturi.

Mi disse che gli piacevo perché non ero un leccaculo: me ne ero fatto un punto d’onore in un ambiente “molto competitivo” come quella scuola di specialità.

Piacergli non significava essere trattati con i guanti, anzi. Nei momenti più tesi del Movimento, appena mi vedeva al lavandino pronto per lavarmi, urlava: “Cane, cagnaccio! Ma perché mi fate aiutare dai terroristi?”. Era un suo modo di mettermi in guardia dal non oltrepassare un certo limite. Non ci avevo mai neanche pensato, a oltrepassarlo.

mercoledì 13 aprile 2022

Gino Strada: Una persona alla volta / 4

 


Questo libro sostiene EMERGENCY

Avevo fatto il liceo classico per scelta, ma a scuola mi interessavano soprattutto le discipline scientifiche. La medicina è almeno in parte una scienza e mi affascinava il lavoro del medico perché ha a che fare direttamente con gli esseri umani. Scelsi la facoltà di Medicina e poi la specializzazione in Chirurgia d’urgenza con il leggendario professor Vittorio Staudacher.

“Il Professore”, come lo chiamavamo – la maiuscola c’era di sicuro –, aveva fondato al Policlinico di Milano il primo reparto di Chirurgia di urgenza in Europa. Erano anni di grande vitalità al Policlinico, con tanti medici che stavano rivedendo l’approccio ai malati per cure sempre più specializzate ed efficaci. C’erano grandi cambiamenti, penso ad esempio alla creazione della medicina di urgenza, con il professor Randazzo, o al reparto di anestesia, con il professor Damia e tutto il gruppo di colleghi che sono diventati amici: Martin, Antonio, Valter…

Voglia di fare, di sperimentare, di dare il massimo: la medicina non era ancora intrappolata tra Drg e rimborsi, i medici erano medici, talvolta scienziati, certamente non manager.

Staudacher era un grandissimo clinico. Klínē in greco significa “letto” e “clinica” è la capacità di visitare il malato sdraiato, a letto, di toccarlo per capire quali sono i suoi problemi ancora prima di fare esami strumentali costosi e a volte inutili. Anzi, spesso senza neanche farli.

mercoledì 6 aprile 2022

Gino Strada: Una persona alla volta / 2

 


 

Questo libro sostiene EMERGENCY

 Un buon posto dove diventare grandi

Sono un chirurgo. Una scelta fatta tanto tempo fa, da ragazzo.

Non c’erano medici in famiglia, ma quel mestiere godeva di grande considerazione in casa mia. “Fa il dutur, l’è minga un laurà,” diceva mia madre, “l’è una missiùn.” Un’esagerazione? Non so, ma il senso di quella frase me lo porto ancora dentro, forse mia madre era una inconsapevole ippocratica.

Sarei stato il primo a laurearmi in famiglia, una famiglia di operai. Per undici anni avevamo condiviso l’appartamento con due zii e due cugine, Anna e Mariangela, “la Mari”, che per me sono state praticamente sorelle.

La zia Gianna aveva rinunciato a una camera di casa sua per permettere a mia madre di mettere su famiglia in un periodo in cui i miei non potevano pagare l’affitto di un appartamento solo per loro. Si sposarono un 7 giugno, lo stesso giorno del mio matrimonio con Simonetta, tanti anni dopo.

domenica 3 aprile 2022

Gino Strada: Una persona alla volta / 1

 


Questo libro sostiene EMERGENCY

“Sono un chirurgo. Una scelta fatta tanto tempo fa, da ragazzo. Non c’erano medici in famiglia, ma quel mestiere godeva di grande considerazione in casa mia. Fa il dutur l’è minga un laurà, diceva mia madre, l’è una missiùn. Un’esagerazione? Non so, ma il senso di quella frase me lo porto ancora dentro, forse mia madre era una inconsapevole ippocratica.”

Una missione che parte da Sesto San Giovanni, la Stalingrado d’Italia con le grandi industrie, gli operai, il partito, il passato partigiano. In fondo, un buon posto per diventare grandi. A Milano, nelle aule dell’Università di Medicina e al Policlinico Strada scopre di essere un chirurgo, perché la chirurgia gli assomiglia: davanti a un problema, bisogna salvare il salvabile. Agendo subito. Una passione che l’ha portato lontanissimo. Gli ha fatto conoscere la guerra, il caos dell’umanità quando non ha più una meta. In Pakistan, in Etiopia, in Thailandia, in Afghanistan, in Perù, in Gibuti, in Somalia, in Bosnia, dedicando tutta l’esperienza in chirurgia di urgenza alla cura dei feriti. Poi nel 1994 nasce Emergency, e poco dopo arriva il primo progetto in Ruanda durante il genocidio. Emergency arriva in Iraq, in Cambogia e in Afghanistan, dove ad Anabah, nella Valle del Panshir, viene realizzato il primo Centro chirurgico per vittime di guerra. Questo libro racconta l’emozione e il dolore, la fatica e l’amore di una grande avventura di vita, che ha portato Gino Strada a conoscere i conflitti

lunedì 13 dicembre 2021

Patrick Zaki scarcerato dopo una lunga prigionia ospite a Che Tempo Che Fa - 12/12/2021

 

Dopo circa 670 giorni dietro le sbarre, il giovane Patrick Zaki ha lasciato la prigione e ha potuto riabbracciare la fidanzata, i genitori e la sorella. La sua vicenda giudiziaria non si è ancora conclusa, Zaky rischia ancora il carcere. In collegamento Patrick Zaki ospite a Che Tempo Che Fa.