Questo programma si chiama ‘The Voice’.
Bisognerà pur tenerne conto. Non è X Factor. Va bene che si facciano andare
avanti stili e proposte diverse, anche perché, i talent o pseudo
tali sono "condizionati" dal mercato discografico. Ma la vittoria
dovrebbe essere coerente con il tipo di format.
Va bene il reggae, ma la vittora di Valerio
Jovine mi sembrerebbe fuori luogo. Perché questo programma, appunto, è: The
Voice.
Se vogliamo trovare un talento
che sia anche coerente con questo format, il numero uno è Giacomo Voli.
Per quanto mi riguarda, il vincitore di questo programma è lui. Unico neo: ha ragione Pelù quando gli dice che ha appena iniziato a levare il freno a mano. In effetti, con quel timbro e quella padronanza vocale si può permettere di spingere di più. Purchè per “levare il freno a mano” Pelù non intenda: urlare. Sarebbe idiota. Perché Giacomo Voli non è un urlatore – specie tipica di molti talent e mai assente in The Voice -, ma uno con le ottave giuste al posto giusto e con bassi altrettanti solidi e ben tenuti. La sua vocalità ha parecchie sfumature. Ecco: levare il freno a mano significa usarle tutte e spingere in alcuni punti senza sbagliare la dose.