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venerdì 16 giugno 2017

Fondi Expo, il Tribunale scarica sul Comune. “Appalti fatti da voi”



da: http://www.glistatigenerali.com/ - di Manuela D’Alessandro

“Non risulta che il Tribunale abbia mai assunto il ruolo di stazione appaltante”. Roberto Bichi consegna a una nota la sintesi della riunione coi presidenti di sezione (tutti presenti) del Tribunale di Milano per discutere sugli appalti Expo alla giustizia dopo l’esposto – denuncia di Anac.  E siccome la stazione appaltante dei 16 milioni piovuti sul Palazzo di Giustizia in modo poco trasparente e senza gare era il Comune di Milano (sindaco prima Moratti, poi Pisapia)  viene immediato pensare a chi venga attribuita l’eventuale responsabilità di illeciti.  E’ un presidente che appare a chi c’era “molto teso” quello che si presenta al cospetto dei suoi magistrati ai quali chiede un parere sulla nota stampa preparata per difendere “il ruolo del Tribunale di Milano, impegnato nel garantire il massimo di legalità”.

Bichi, che gode si solida stima tra i colleghi, protegge l’istituzione da lui guidata su tutta la linea, senza distinguo tra la sua era e quella di Livia Pomodoro, di cui è stato prima vicario e poi successore. Fuori ci sono le telecamere e qualche giudice, prima di entrare, si copre il volto per non essere ripreso in quello che appare all’esterno come un robusto ‘serrate i ranghi’ di fronte all’attacco sferrato da Raffaele Cantone che nella relazione adombra responsabilità di loro colleghi.

mercoledì 4 novembre 2015

Expò: la mangiatoia del bambin Matteo



“far credere che biglietto staccato e biglietto venduto siano la stessa cosa: ma quanti sono i biglietti comprati al prezzo pieno di 39 euro, quelli omaggio e quelli a 10 o 5 euro?”

da: https://ilsimplicissimus2.wordpress.com/
di ilsimplicissimus

Se un premier o un suo manutengolo vantassero come un grande successo la perdita di un miliardo e mezzo di soldi pubblici sarebbero sonoramente fischiati. Altrove sarebbero cacciati seduta stante e costretti a ritirarsi a vita privata se dichiarassero di voler fondare su questo tipo di trionfo la governance del Paese e delle sue maggiori città. Purtroppo è proprio ciò che sta avvenendo, ahimè senza la cacciata dei ninfomani del potere annidatisi nei gangli vitali: il sedicente trionfo dell’Expò viene preso a pietra miliare per governare Roma, Milano e il Paese tutto sulla base di eventi  comunque occasionali e transitori come l’esposizione universale, nient’altro che un grande ristorante temporaneo o il giubileo, dietro cui si nasconde poi il magna magna della corruzione.

Ma i conti dell’Expò il cui successo consiste solo nel non essere stato un fallimento completo, sono già stati fatti e parlano di quasi un miliardo e 600 milioni di perdita secca, sempre che i dati forniti al termine della

lunedì 2 novembre 2015

Expo, i sei mesi che cambiarono Milano



da: Avvenire - di Davide Parozzi

L’ultima medaglia l’ha appuntata Raffaele Cantone. «Milano è tornata la Capitale morale d’Italia», ha detto il presidente dell’Agenzia nazionale anti corruzione, ricevendo il Sigillo della città dal sindaco Giuliano Pisapia. Le parole del magistrato sono indicative di un comune sentire: con Expo Milano è tornata. La città piegata dal malaffare e sfregiata da una crisi economica feroce, ha rialzato la testa. Ha ritrovato una bussola che sembrava smarrita, ha lasciato alle spalle l’incertezza, è tornata a specchiarsi in quell’aggettivo 'grande' che l’aveva accompagnata a lungo. Certo non tutti i problemi sono alle spalle. E le sfide più importanti sono quelle che devono ancora venire. Come quella che partirà lunedì mattina quando sull’area di Rho-Pero si inizierà lo smontaggio dei padiglioni e a ragionare sulla riconversione del sito in qualcosa che ancora non è chiaro. L’eredità di Expo, però c’è, ed è di due tipi. Una materiale, l’altra più impalpabile ma non meno importante.

La prima sta nelle opere che la città ha visto realizzarsi grazie all’esposizione. La Darsena, per fare un esempio. Deciso dalla giunta di Letizia Moratti (la stessa che con Romano Prodi e Roberto Formigoni ha portato Expo a Milano), e compiuto da quella di Giuliano Pisapia, il rifacimento di quello che era il porto

giovedì 7 maggio 2015

Riccardo Bocca: Io sto con quel pirla di Mattia



da: l’Espresso
È vero: il ragazzo ha sbagliato a difendere la violenza in piazza. Ma la punizione che sta subendo nasconde altro: il bisogno degli italiani di esorcizzare i problemi veri. A tutti i costi

Io sto dalla parte di Mattia. Sono al suo fianco, con decisione ed affetto, mentre gli ripeto da padre e amico il «pirla» già consegnatogli dal genitore.

È vero, caro Mattia detto anche Tia: sei un stato maxi-coglion a non capire il senso di cosa stavi vivendo, e ad affidare a caldo i tuoi pensieri a una telecamera.
Ma appunto per questo, sai, metto volto e penna a tua difesa come uno scudo fatto di simpatia e buonsenso. Perché devi sapere, giovane caricatura di antagonista da strada, che la televisione adora umiliare i fragili (quale tu sei, tuo malgrado, in questo momento); e quando -evviva! - ne intercetta qualcuno, non molla la presa fino a stritolarne l'immagine.

Non a caso, avrai notato, sei all'istante diventato un divo, un personaggio, un monumento equestre alla stupidità post-adolescenziale. Tutti a imitarti, a ridere,

mercoledì 6 maggio 2015

Massimo Gramellini: Parolex, parolex, parolex



da: La Stampa

In Italia puoi offendere chiunque, tranne la mamma e il Marchio, non sempre in quest’ordine. È bastato che Renzi e Alfano definissero gli scassavetrine di Milano «figli di papà col Rolex» perché qualcuno prendesse cappello. Non i figli di papà ma la Rolex, che ha comprato una pagina di pubblicità per chiedere al governo una rettifica formale. La polemica è nata dalla foto che ritrae una ragazza con il cappuccio in testa, la bomboletta in mano e l’orologio incriminato al polso. Ma sarà vero Rolex?
La preoccupazione dell’amministratore delegato dell’azienda è comprensibile. Il Rolex autentico è un oggetto esclusivo del desiderio. Che diventi un regalo al figlio dell’ex ministro Lupi non inficia la sua natura pregiata, anzi. Mentre ritrovarlo al polso di una black bloc gli toglie senz’altro valore. In compenso la comprovata falsità del Rolex ne toglierebbe alla ragazza incappucciata. Se hai un Rolex tarocco è perché non puoi permettertene uno vero e quindi ti dimostri comunque attratta da un bene di lusso capitalista che in teoria dovrebbe farti schifo. Non sei ideologicamente contro il Rolex. Sei contro il fatto che l’abbiano gli altri e non tu. E questa è una forma di comunismo parente dell’invidia che in Italia conosciamo bene.

martedì 5 maggio 2015

Expo, la domanda è: a che serve?



da: Il Fatto Quotidiano - di Loretta Napoleoni

Mentre nel mondo la terza guerra mondiale miete vittime e produce la più grande migrazione nella storia dell’umanità e l’Europa è ancora in piena crisi finanziaria, a Milano gli italiani celebrano il cibo. E lo fanno in un contesto tipicamente nostrano sullo sfondo di scandali, corruzione, speculazioni edilizie selvagge e così via.

Nella grande abbuffata milanese non potevano mancare i volti celebri, le star della moda ed i politici di turno loro amici. Il tutto sotto la benedizione delle grandi multinazionali dell’alimentazione e del fast-food, dalla Coca Cola a McDonald. Persino Slow Food, un tempo simbolo della semplicità mondo contadino, rischia di finire in questo tritacarne.

Ciononostante ci si meraviglia della contestazione -il No Expo -, e degli scontri di piazza. Questa è una manifestazione contestatissima perché costosissima, uno spreco in un momento in cui i soldi servirebbero a ben altro. Lo stesso ragionamento ha alimentato la contestazione poche settimane fa nei confronti dell’apertura della nuova sede della Banca centrale europea. La celebrazione della grande abbuffata del cibo globale e la costruzione della

domenica 3 maggio 2015

Marco Travaglio: Da grande voglio fare il Black Bloc



“Nel 1969 sapevano che i fascisti avrebbero piazzato la bomba in piazza Fontana, e gliela lasciarono piazzare.
Nel 1978 sapevano che le Br avrebbero rapito Moro, e glielo lasciarono rapire.
Nel 2001 sapevano che avremmo distrutto Genova, e ce la lasciarono distruggere.
È una tecnica vecchia come l’Italia: si chiama ‘ destabilizzare per stabilizzare’. E funziona ancora: dopo 50 anni, la “pista anarchica’ è un evergreen.
L’altroieri lo sapevano benissimo che avremmo fatto quei danni a Milano, e ce li hanno lasciati fare.”


da: Il Fatto Quotidiano

Salve, sono un black bloc. Vengo da fuori, ma non vi dico da dove, tanto lo sapete benissimo (mi riferisco all’intelligence italiana, che è sempre molto intelligente). E niente, vorrei parlarvi un po’ del mio lavoro, che mi dà tante soddisfazioni, soprattutto in Italia. È un bell’impiego, non c’è che dire, specie con questi chiari di luna. Ben pagato, anche. Io peraltro sono una vocazione precoce: sognavo di spaccare tutto fin da piccolo. I miei matusa, ingenui, mi dicevano: “Così non vai da nessuna parte, devi smetterla di sfasciare ogni cosa che vedi, fatti una posizione”. Ho fregato anche loro: mi son fatto una posizione sfasciando tutto.

sabato 2 maggio 2015

Expo 2015, Milano il giorno dopo la guerriglia: ovviamente…



2 maggio 2015, il giorno dopo l’inaugurazione dell’Expo 2015 e di una parte di Milano trasformata in zona di guerra.

Ovviamente…
1. Alcuni residenti di una delle zone più “in” di Milano hanno dovuto interrompere il loro lungo week end nelle seconde o terze case o sulle loro barche per rientrare a vedere cosa fosse successo.

2. Alcuni dementi girano per Cadorna, via Carducci, via Boccaccio, facendo foto o girando video con i loro smartphone, tablet, per caricarli sui social network sentendo così “cronisti” “protagonisti” e altre cagatelle varie…

3. Alcuni operai sono al lavoro per sistemare i danni.

Ovviamente….
L’Italia sta in piedi, perché esistono le persone di cui al punto 3.
L’Italia fatica a uscire da una crisi sociale, culturale, prima ancora che politica, per i dementi di cui al punto 2.

Il presidente della Regione Lombardia ha detto che istituirà un fondo per risarcire i cittadini che hanno subito danni.
Ovviamente………

giovedì 30 aprile 2015

Il Buongiorno di Massimo Gramellini: Sala d’aspetto

da: La Stampa

Ci siamo. E’ stato un percorso lineare, come si evince dalle dichiarazioni rilasciate dal commissario unico dell’Expo, Giuseppe Sala. «Abbiamo recuperato e ci siamo riallineati sul programma» (21 set 2013). «Siamo nei tempi» (3 ott 13). «Siamo da record» (30 ott 13). «Oggi inviteremo Papa Francesco» (14 gen 14). «Il mancato incontro con il Papa è stato un contrattempo» (15 gen 14). «Continuo a essere ottimista sui lavori. Non è tardi» (28 apr 14). «Dobbiamo tenere caldi i Paesi per far sì che rispettino i tempi» (12 giu 14). «Grande accelerazione, si lavora 20 ore su 24» (6 set 14). «Mancano ancora sei sette padiglioni, ma gli altri sono già ben strutturati» (30 ott 14). «I giorni passano e vorrei un po’ di organizzazione» (3 nov 14). «Paesi in tempo? Forse un paio a rischio» (3 dic 14). «Siamo all’80%, spero nel meteo» (3 dic 14).
«Non siamo messi male» (18 dic 14). «La prima cosa che farò dopo l’Expo? Un viaggio solitario in Patagonia» (24 feb 15). «Sono assolutamente certo che a parte pochissimi, ma dico pochissimi padiglioni, sarà tutto pronto» (17 mar 15).

lunedì 19 gennaio 2015

Milano, convegno su famiglia: domanda scomoda di uno studente, subito allontanato



da: Ansa

Studente fa domanda 'contro' a convegno, allontanato

Uno studente di 22 anni, così si è presentato, è riuscito a prendere la parola al convegno sulla famiglia in Regione Lombardia e tra i fischi ha criticato ''da cristiano'' le posizioni sulla famiglia naturale e l'omosessualità. ''Nessuno di voi sa se ha un figlio eterosessuale o no'', ha sostenuto dopo aver chiesto di alzare la mano ai genitori in platea. Fischi e insulti e inviti ad ''andare a studiare'' hanno zittito il ragazzo, che a quel punto è stato accompagnato fuori dalla sicurezza.  

giovedì 18 dicembre 2014

Milano, l’Expo ai tempi di Renzi: senza concorso, all’amico Farinetti due padiglioni con 20 ristoranti



da: Il Fatto Quotidiano

Expo, a Farinetti senza gara l’osteria più grande al mondo
La Corte dei Conti segnala: tanti appalti, pochi concorsi. Eataly gestirà 20 ristoranti in due padiglioni da 4 mila metri quadri su incarico diretto.
di Gianni Barbacetto e Marco Maroni

Anche la Corte dei conti ha avuto da ridire sul fatto che molti appalti Expo sono stati assegnati senza gara. Il più clamoroso è lo spazio dato a Oscar Farinetti, grande amico e sostenitore di Matteo Renzi: la sua Eataly sarà presente all’esposizione universale 2015 di Milano con due padiglioni da 4 mila metri quadrati ciascuno, in cui funzioneranno 20 ristoranti, uno per regione italiana. Italy is Eataly: sarà il nome di quello che è stato presentato come “il più grande ristorante che mente (e pancia) umana abbia mai pensato”. 
Incarico diretto, per Farinetti, che nei sei mesi dell’evento prevede di servire 2,2 milioni di pasti, in collaborazione con l’Università delle Scienze Gastronomiche di Pollenzo.

“L’esperienza di Eataly nel settore della gastronomia è uno dei migliori biglietti da visita con cui possiamo presentare il nostro Paese durante l’esposizione

sabato 14 giugno 2014

Governo Renzi, norme anti corruzione: Cantone, “scelte positive e coraggiose”



da: la Repubblica

Agenzia anticorruzione, multe, processi e super-poliziotti: le 'armi' di Cantone
L'ex magistrato: "Scelte positive e coraggiose. Sono norme che vanno nella direzione giusta"
di Liana Milella


"Scelte positive e coraggiose". "Norme che vanno nella direzione giusta". Quando sono quasi le 20, e il consiglio dei ministri ha appena varato la manovra anti-corruzione, a Napoli Raffaele Cantone scorre sull'Ipad, mentre è a un convegno, il decreto che gli ha conferito proprio quei poteri straordinari che chiedeva da giorni.

L'ex pm anti-camorra, nemico dei Casalesi, adesso è tre volte commissario, non solo su tutti gli appalti italiani e sui lavori dell'Expo, ma anche sull'Autorità di vigilanza sui contratti pubblici di cui fagociterà uomini, mezzi, e pure un'importante banca dati. I suoi 26 collaboratori diventeranno oltre 300, avrà

martedì 13 maggio 2014

Milano, Roberto Perotti: Expo 2015, perché è un grande errore



da: Il Fatto Quotidiano

Expo 2015, non solo scandali: “Troppa retorica, sogni e previsioni sovrastimate”


L’ebook dell’economista Roberto Perotti, scaricabile gratuitamente su Lavoce.info, si intitola: “Perché l’Expo è un grande errore”: “E’ un affare da 14 miliardi che nessuno ha osato criticare: partiti, sindacati, industriali”.

Quanto costa la retorica? Quanto costerà l’Expo 2015 e quanti benefici reali porterà? L’economista Roberto Perotti parte da qui per parlare – in un pamphlet scaricabile gratuitamente su Lavoce.info non tanto degli scandali che stanno travolgendo l’esposizione universale di Milano dell’anno prossimo, quanto dei reali effetti dell’evento. “Perché l’Expo è un grande errore” è il titolo dell’e-book di Perotti ed è anche la risposta quelle domande. Perotti – editorialista del Sole 24 Ore e ex consulente tra l’altro di Fmi, Banca Mondiale, Bankitalia e Bce – spiega che “né la corruzione né i ritardi sono il problema principale di Expo 2015″. Piuttosto l’Expo “non sarebbe dovuto accadere” e invece è nato,

Giampiero Calapà: “Una fame da Lupi, da Cl fino all’Expo”



da: Il Fatto Quotidiano

Carriera da predestinato. E il signore dei lavori pubblici, dai tempi dell’assessorato a Milano.
Intanto Renzi chiede a Cantone di seguire i lavori.

Mentre i magistrati indagavano sui lavori dell’Expo Maurizio Lupi, 54 anni, potente ministro delle infrastrutture ciellino, nonostante tutto non avrebbe potuto accorgersi di nulla. Neppure dei legami della cosiddetta “cupola” degli appalti Expo con Carlo Chiriaco – ex dirigente dell’Asl di Pavia già condannato a 13 anni in primo grado – considerato dai pm referente della ’ndrangheta nella sanità lombarda. Non poteva certo accorgersene, Maurizio Lupi, di questa nuova Tangentopoli che ha portato alla grande retata dei giorni scorsi , risollevando agli onori delle cronache vecchie conoscenze come il democristiano Gianstefano Frigerio e il comunista Primo Greganti, coinvolti nella Mani pulite dei ruggenti e indimenticabili anni ’90. 

È bene chiarire che Lupi non è indagato. Nelle carte della ma-xi-retata è citato diverse volte, tirato in ballo in alcune conversazioni, d’altra parte è il ministro delle infrastrutture e di appalti si parla. I protagonisti come potrebbero non

lunedì 12 maggio 2014

Expo 2015: controllo affidato a Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità contro la corruzione



da: La Stampa

Renzi chiama Cantone per salvare l’Expo
Il premier affida il controllo sui lavori al presidente dell’anticorruzione: Milano ce la farà, noi non molliamo

Trecentocinquantatré giorni per finire. Due giorni appena per ripartire. Matteo Renzi torna a Milano a occuparsi di Expo a poco più di un mese dalla sua prima visita ma martedì prossimo non sarà solo. Ad accompagnarlo Raffaele Cantone, il presidente della Autorità contro la corruzione a cui il premier ha chiesto di occuparsi in prima persona di Expo. Una scelta obbligata dopo gli ultimi atti dell’inchiesta della magistratura di Milano. Una scelta che Renzi ha motivato con i suoi più stretti collaboratori come inevitabile: «Milano ce la farà, noi non molliamo.  

L’Expo è una occasione troppo grande per buttarla via». Expo vale 4 punti di pil. La ripresa del Paese passa anche da qui. Quello di Matteo Renzi alla fine è pure uno sfogo: «Vogliono usare questa occasione per attaccare anche il Pd. Posso perdere anche due punti, ma io ci salto sopra e ci metto la faccia». 

Nella riunione di martedì Renzi incontrerà l’ad Giuseppe Sala che ieri mattina ha

Expò 2015 in tempo di crisi: mazzette “scontate”, l’1% anziché il 5%



Accidenti. Un’”offerta” da non perdere. Affrettatevi faccendieri e ladroni di stato: lo sconto del 4% sta per terminare. Causa manette.

“Le nostre mazzette le meno care chiediamo l’1%, gli altri il 5
di Emilio Randacio

da: la Repubblica

Lo «sportello tangenti » aveva un indirizzo preciso: viale Andrea Doria, civico 7. Pochi passi dalla Stazione Centrale, in un palazzo stile Ventennio, dal 2008 era un viavai di auto di lusso in seconda fila, colletti bianchi, valigie gonfie di banconote. Sotto l’insegna un po’ enigmatica di «Tommaso Moro » e l’editrice «La Bussola», si facevano gli accordi. Quelli che contano. Il soldo che gira, gli appalti milionari che si assegnano. Sanità, ma anche Expo, Città della Salute e altri già pronti in cantiere. Come quelli della Metropolitana milanese, su cui l’artiglio del professore e della Cupola, era già ben affondato. Le tariffe della Tangentopoli versione 2014, variano. Il deus ex machina si nasconde dietro gli occhiali spessi del settantaquattrenne Gian Stefano Frigerio. Il «capo», secondo l’ordinanza d’arresto dei magistrati Ilda Boccassini, Claudio Gittardi e Antonio D’Alessio. Semplicemente il «professore», o l’«onorevole» – per il suo passato