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venerdì 22 dicembre 2023

Migranti. Patto Ue difensivo. Passo avanti ma diritti a rischio

 


da: https://www.avvenire.it/ - di Paolo Lambruschi

Qualche passo avanti, ma i toni trionfalistici ascoltati ieri paiono onestamente fuori luogo. Del nuovo Patto europeo che riforma i delicati temi di migrazione e asilo si salva il metodo - come si dice, abbiamo un accordo e varrà per tutti i 27 membri -, ma sui contenuti bisognerà lavorare ancora e vigilare. Sicuramente, si è sbloccata ieri una situazione che ha paralizzato la Ue da anni, ma è altrettanto vero che restano i muri alle frontiere esterne e esternalizzate e sulla questione del rispetto dei diritti umani dei profughi approdati in Europa sono innegabili luci e ombre. E si conferma la preoccupante tendenza all'arretramento nel riconoscimento del diritto di asilo segnalata da diversi giuristi e nell'ultimo rapporto sui rifugiati della Fondazione Migrantes.

Cinque i pilastri dell’accordo provvisorio, che dovrà essere adottato dal Parlamento e dal Consiglio prima di diventare legge in primavera e venire recepito dagli Stati. Ma il punto chiave era il superamento del discusso regolamento di Dublino, che impone ai Paesi di primo approdo, quelli mediterranei, di registrare e prendersi cura dei migranti creando così uno sbilanciamento delle domande di asilo e generando flussi di movimenti secondari alle frontiere. La norma non viene abolita, insomma Italia, Grecia e Spagna dovranno continuare a organizzare la prima accoglienza. Però viene mitigata sulla carta da una normativa che prevede un nuovo meccanismo di “solidarietà” obbligatoria quando la pressione migratoria diventa forte anche per l’azione ostile di Paesi terzi, lasciando ai membri la scelta tra ricollocare i richiedenti asilo nel loro territorio o versare contributi calcolati sulla popolazione e sul Pil.

Fedez & Ferragni, la beneficienza è anche smettere di pontificare

 


da: https://www.famigliacristiana.it/ - di Luciano Regolo

La nota influencer annuncia in gramaglie di essersi pentita per il caso del pandoro Balocco e regala un milione all'ospedale per bambini Regina Margherita. Ma ci sono importanti domande da porsi su questo apparente lieto fine

Ci risiamo: tutta l’Italia parla di loro, Chiara Ferragni e il consorte Fedez, che vista la gran ribalta mediatica accesasi sulla sua dolce metà, ha pensato bene (?) di ficcarsi nel “piatto ricco”, alzando il tiro e rivolgendosi addirittura alla Presidente del Consiglio, che, dal palco di Atreju, si era lanciata (pure lei, come fosse un affare di Stato) in un riferimento sul caso pandoro Balocco Pink Christmas urlando alla sua maniera che i modelli da seguire: «Non possono essere gli influencer che fanno soldi a palate». Nella logorroica replica via social Fedez ha ricordato alla Meloni di non aver proferito parola, né grido alcuno per le mancate scuse del ministro Lollobrigida quando fece fermare il treno in ritardo di mezz’ora per la sua comodità, o sulle magagne giudiziarie concernenti gli affari della ministra Santanché. E il cantautore super-tatuato le ha domandato pure ironicamente se la sua Chiara sia tra le priorità all’attenzione della premier. No, si spera. Su questo come dargli torto?

Riandando alla scaturigine della bagarre, va ricordato che la Ferragni, o per essere più precisi le società a lei riconducibili, sono state multate dall’Antitrust per un milione di euro, mentre 420 mila euro di sanzione sono stati comminati a Balocco, la casa produttrice della leccornia natalizia. Il motivo? Aver tratto in inganno i consumatori inducendoli a pensare a Natale di un

lunedì 11 dicembre 2023

Gino Cecchettin: le sue parole al funerale della figlia Giulia

 


Carissimi tutti,

abbiamo vissuto un tempo di profonda angoscia: ci ha travolto una tempesta terribile e anche adesso questa pioggia di dolore sembra non finire mai. Ci siamo bagnati, infreddoliti, ma ringrazio le tante persone che si sono strette attorno a noi per portarci il calore del loro abbraccio.

Mi scuso per l'impossibilità di dare riscontro personalmente, ma ancora grazie per il vostro sostegno di cui avevamo bisogno in queste settimane terribili. La mia riconoscenza giunga anche a tutte le forze dell’ordine, al vescovo e ai monaci che ci ospitano al presidente della Regione Zaia e al ministro Nordio e alle istituzioni che congiuntamente hanno aiutato la mia famiglia.

Mia figlia Giulia, era proprio come l’avete conosciuta, una giovane donna straordinaria. Allegra, vivace, mai sazia di imparare. Ha abbracciato la responsabilità della gestione familiare dopo la prematura perdita della sua amata mamma. Oltre alla laurea che si è meritata e che ci sarà consegnata tra pochi giorni, Giulia si è guadagnata ad honorem anche il titolo di mamma. Nonostante la sua giovane età era già diventata una combattente, un’oplita, come gli antichi soldati greci, tenace nei momenti di difficoltà: il suo spirito indomito ci ha ispirato tutti.

Il femminicidio è spesso il risultato di una cultura che svaluta la vita delle donne, vittime proprio di coloro avrebbero dovuto amarle e invece sono state vessate, costrette a lunghi periodi di abusi fino a perdere completamente la loro libertà prima di perdere anche la vita.

sabato 25 novembre 2023

Paola Cortellesi, monologo: il sessismo nella lingua italiana..

 

Ivana Castoldi: Meglio sole

 

 

Non solo oggi, non solo in quest’ultimo periodo, ma sempre, voglio ricordare questo libro. Ripropongo una pagina. Le altre le trovate nella sezione Saggistica, sono state pubblicate nel lontano novembre 2011. Sempre vere, sempre attuali. Sempre da leggere. Non solo le donne. Anche gli uomini dovrebbero leggere questo libro di Ivana Castoldi.

 

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“Due in uno”, “Una cosa sola”, “Non posso vivere senza di te”, sono concetti saldamente radicati nella mentalità degli innamorati.

L’amore come dedizione totale e fusione in un’unica entità è stato molto enfatizzato dalla nostra cultura occidentale nel corso degli ultimi due secoli. Amore e sacrificio, amore e morte, passione suicidio. Il Romanticismo, con i suoi eroi e le sue eroine che morivano per amore, ha lasciato il segno.

All’inizio di un amore, con gli occhi bendati e le illusioni intatte, arsi dal fuoco della passione, viviamo sensazioni euforizzanti, perdendo completamente di vista la realtà. La ricerca continua dell’altro e il bisogno di rispecchiarsi in lui o in lei diventano il pensiero dominante.

Con questo genere di sensazioni identifichiamo lo stato emotivo compatibile con l’amore. E non c’è più verso di liberarci da questo preconcetto.

giovedì 28 settembre 2023

Crozza --> Giambruno e Senaldi sulle molestie: i “suggerimenti” alle donne…

 

Milena Gabanelli: Shein, il lato oscuro del re del fast fashion. Lavoratori schiavi, tessuti tossici e inquinamento

 


da: https://www.corriere.it/dataroom-milena-gabanelli/ - di Marta Camilla Foglia e Milena Gabanelli

Fast fashion sta per «moda rapida e a basso costo». Ma quanto basso? Quando una T-shirt viene venduta a 3 euro e un abito a 7 euro vuol dire che c’è un «prezzo» che viene scaricato su qualcun altro.

Partiamo dai costi di produzione: in Italia il costo medio orario nell’industria del tessile e manifatturiero è di 27 euro lordi. In Bulgaria di 5,4 euro, Romania 6,9 in Lituania 9 (Eurostat). In Cina e Vietnam rispettivamente dai 4 ai 3 dollari. Per arrivare ai 2 dollari al giorno in Madagascar e Myanmar (Business-humanrights.org e SalaryExpert.com). Quasi tutti i grandi marchi da anni hanno delocalizzato una parte della produzione in questi Paesi, inclusi quelli del lusso, che si rivolgono a una clientela benestante. E li abbiamo più volte stigmatizzati, perché hanno sacrificato le aziende manifatturiere locali solo per avidità.

Fatta questa doverosa premessa, parliamo della moda usa e getta: l’azienda che si è accaparrata il 50% del mercanto globale del fast fashion si chiama Shein.

L’impennata Shein

Shein nasce nel 2008 su idea dell’imprenditore cinese Chris Xu: inizia con la vendita

giovedì 7 settembre 2023

Marco Travaglio: Idiocy International

 


da: Il Fatto Quotidiano

Nella classifica della minchiata del giorno, si contendono il primato il presidente romeno e il governo italiano. 

Klaus Iohannis, capo dello Stato di Bucarest, compie una piroetta che, al confronto, Giuliano Amato è un dilettante. Da giorni il governo Zelensky, sempre ansioso di trascinare la Nato in una guerra mondiale contro la Russia, soffia sul fuoco di un incidente di confine invocando l’articolo 5 del Trattato Atlantico, che prevede l’intervento militare Nato a difesa di uno Stato membro attaccato da non-membri, per via di alcuni frammenti di un drone, forse russo, precipitati in Romania. L’altro ieri Iohannis smentisce tutto: “Non è esistito né un drone né alcun pezzo di questo dispositivo che sia giunto sul territorio della Romania”. Ieri conferma tutto: “Se i pezzi di drone fossero russi, sarebbe una grave e inaccettabile violazione della sovranità e integrità territoriale di uno Stato Nato”. Ma l’articolo 5 impegnerebbe la Nato anche se i frammenti fossero di Kiev, che almeno ufficialmente non è nella Nato. E speriamo che non lo siano, sennò dovremmo armarci contro l’Ucraina che già armiamo. Cosa che peraltro avremmo già dovuto fare 10 mesi fa, quando un missile ucraino cadde in Polonia uccidendo due innocenti, mentre Zelensky e le sue cheerleader italiote lo spacciavano per russo.

La minchiata n. 2 è un’ideona del governo Meloni per sbaragliare la criminalità giovanile: un decreto che vieta ai 14-17enni condannati anche in primo o in secondo grado di usare “piattaforme o servizi informatici e telematici nonché… di possedere telefoni cellulari”.

mercoledì 2 agosto 2023

Patrick Zaki libero: il videomessaggio

 


Ho ricevuto questa mail da Amnesty Internationl che ringrazio per l’impegno costante nella difesa dei diritti civili:

Ciao Daniela,

dopo oltre tre anni, abbiamo finalmente abbracciato Patrick Zaki nei nostri uffici di Roma. È stato un momento indimenticabile che testimonia, ancora una volta, l’importanza di impegnarsi per i diritti umani.

Patrick ci ha tenuto a ringraziare tutte le persone che si sono attivate per lui.

 

 Guarda il videomessaggio

 

Cardinale Zuppi: impegno dei cattolici antidoto alle tossine della democrazia

 


da: https://www.avvenire.it/

tratto dalla prolusione del cardinale Zuppi al convegno in celebrazione dell’80esimo anniversario del Codice di Camaldoli

“Camaldoli vuol dire più di mille anni di storia spirituale e monastica, che parla ancora attraverso il monastero, l’eremo e persino i boschi in cui sono immersi. Mi piace ricordare due figure di monaci camaldolesi, entrambi priori generali, cui tanto deve la riforma di Camaldoli prima e dopo il Concilio, che mi sono stati cari: il padre Anselmo Giabbani e il padre Benedetto Calati. Il Codice ha preso il nome da questo luogo, spirituale e pieno di tanta umanità, dove non si scappa dal mondo ma si entra nelle pieghe profonde della storia.

[..] Il Codice nacque in uno dei momenti più bui della lunga notte della guerra. Dobbiamo constatare che la pace non è mai un bene perpetuo neanche in Europa. Questa consapevolezza dovrebbe muoverci a responsabilità e decisioni! Anche allora c’era un Papa che – come oggi Francesco – parlava senza sosta di pace: Pio XII. Perché la posizione dei Papi del Novecento – tutti - è farsi carico del dolore della guerra, cercando in tutti i modi vie di p ace, curando le ferite dell’umanità e favorendo la soluzione dei problemi. Pio XII credeva nella pace e si pose con forza il problema del “dopo”: ricostruire la società e l’ordine internazionale. Lo fece tra l’altro attraverso i discorsi e i radiomessaggi, nei quali indicò il grande obiettivo: cercare la pace come fondamento di una convivenza civile liberata dall’odio e dai conflitti. Una grande costruzione collettiva, cui i cattolici – insieme a tanti altri – dovevano mettere mano da subito.

Milena Gabanelli: Padre Pio, debiti e clientele dell’ospedale del Vaticano

 


 

da: https://www.corriere.it/dataroom-milena-gabanelli/

Diceva il Papa nell’Angelus di domenica 11 luglio 2021 dal Policlinico Gemelli, dov’era ricoverato: «Anche nella Chiesa succede a volte che qualche istituzione sanitaria, per una non buona gestione, non va bene economicamente, e il primo pensiero che ci viene è venderla. Ma la vocazione, nella Chiesa, non è avere dei quattrini, è fare il servizio, e il servizio sempre è gratuito». Sacrosante parole, ma concentriamoci sulla malagestione: le sue conseguenze ci riguardano tutti come pazienti. Nella quasi totalità dei casi un ospedale meglio è gestito migliori cure può offrire e così i soldi non vengono buttati al vento. E viceversa: il principio dimostrato nel Dataroom dello scorso maggio per gli ospedali pubblici (qui) non può che valere anche per i privati accreditati con il servizio sanitario nazionale. Papa Francesco non fa nomi, ma il più vaticano degli ospedali italiani è la Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo (Foggia), altrimenti conosciuta come l’ospedale di Padre Pio visto che lo fonda proprio il Santo nel 1956. È l’unico insieme al Bambin Gesù a essere controllato direttamente dalla Santa Sede e fa capo a una Fondazione di diritto canonico che, recita il suo statuto, «ha lo scopo principale … di dare ospitalità e assistenza, religiosa e sanitaria, agli ammalati ed ai pellegrini …». Nel 2022 in una masseria a pochi km da San Giovanni Rotondo, monsignor Nunzio Galantino, presidente dell’Apsa, il dicastero a capo del patrimonio immobiliare e finanziario del Vaticano comprese le mura dell’ospedale pugliese, ammonisce i gestori dell’Opera di Padre Pio in una riunione riservata: «Occorre cambiare passo, ripristinare la credibilità e l’aspetto reputazionale, cercando la soluzione a questa vicenda che ha prodotto solo frutti amari che la Santa Sede non può permettersi». E qualche mese fa, ancora il Papa, manda un messaggio che suona così: aiutatevi da soli, i buchi di bilancio non saranno coperti con i soldi dei fedeli.

domenica 16 luglio 2023

La Russa Jr: Gioacchino Genchi “Tutto è rintracciabile anche ciò che si cancella”

 


da: Il Fatto Quotidiano – di Andrea Cottone

“Tutto è rintracciabile, anche ciò che si cancella”

Gioacchino Genchi, “l’uomo dei telefoni”, è un’autorità in tema di indagini sui cellulari. Ex consulente delle procure di mezza Italia, per lui Berlusconi coniò la dicitura del “più grande scandalo della Repubblica”. Ma ogni accusa nei suoi confronti è caduta nel nulla ed è stato infine reintegrato in polizia con tanto di rimborso da parte dello Stato. Oggi fa l’avvocato.

Cosa si può ricavare dal telefono sequestrato?

Ormai lo smartphone costituisce la “scatola nera” della nostra vita, possono cogliersi elementi importantissimi per l’accertamento del reale svolgimento dei fatti. Proprio per questo l’immediata acquisizione e l’analisi degli smartphone è fondamentale, specie ove si consideri la volatilità dei dati informatici, come immagini, video, chat e email, che possano essere anche involontariamente alterati.

Perché, secondo lei, non hanno sequestrato subito il telefono di La Russa jr?

lunedì 12 giugno 2023

Paolo Madron: Silvio Berlusconi morto, la trasformazione di un Paese e una mesta uscita di scena

 


da: https://www.tag43.it/

Con la morte di Berlusconi se ne va l’uomo che ha stravolto di più la politica, l’economia e l’immaginario collettivo dell’Italia, che a lui deve una mutazione antropologica. Lascia un impero mediatico pieno di dubbi e un partito che sparirà con lui. Maestro dei folgoranti inizi, poteva ritirarsi e restare padre nobile della destra. Ma ha cercato il mito dell’eterna giovinezza.

Silvio Berlusconi non c’è più. E la notizia della morte, per altro anticipata dal continuo aggravamento delle sue condizioni di salute, è qualcosa cui si stenta a credere. Perché il Cavaliere aveva costruito una buona parte della sua narrazione sulla compiaciuta mitologia del suo essere immortale, perché comunque la si giudichi la sua figura ha condizionato gli ultimi cinquant’anni della vita pubblica. Prima come imprenditore rampante, poi come politico. Infine dal 1994, anno della sua discesa in campo, come politico-imprenditore.

Berlusconi è stato ispiratore, vittima, innovatore, narciso

Molto su di lui è già stato scritto, molto detto, e ancora se ne scriverà negli anni a venire. Perché la biografia di Silvio ha le prerogative dell’interminabilità. Perché l’uomo ha inciso non solo sull’economia e poi sulla politica, ma pure sull’immaginario collettivo di un Paese che a lui deve una mutazione antropologica. Dal quartiere modello di Milano due al partito azienda, nulla della vita pubblica di questo Paese è rimasto immune dalla sua impronta. Giocata con grandissima abilità su più registri: ispiratore, vittima, custode come nessuno mai del suo personale tornaconto, innovatore, narciso fino a rasentare la parodia di se stesso.

giovedì 1 giugno 2023

Il sistema bancario italiano: Le mire espansionistiche di Fabrizio Palenzona

 

Chi ha rifiutato di prendersi Mps non ha fatto una bella fine. In senso manageriale. Cioè quello che si credeva un numero uno e non lo è mai stato: Victor Massiah. Ergo: BPM farebbe bene a prendere Mps…altrimenti…se non finirà in pancia a Unicredit finirà in quella francese. Il Credit Agricole.  

 

Le mire espansionistiche di Fabrizio Palenzona nel risiko bancario

da: https://www.tag43.it/ - di Sebastiano Venier  

 


Una marcia quasi inarrestabile. Dove vuol arrivare Fabrizio Palenzona? Il neopresidente della Fondazione Crt sarà alla guida anche della Consulta delle Fondazioni di origine bancaria del Piemonte e della Liguria. L’elezione è avvenuta nei giorni scorsi all’unanimità dall’assemblea dei soci che riunisce: la Fondazione Compagnia di San Paolo, le Fondazioni Cr Torino, Cuneo, Alessandria, Asti, Biella, Fossano, Saluzzo, Savigliano, Tortona, Vercelli per il Piemonte; le Fondazioni Carige, Carispezia e Agostino De Mari-Savona per la Liguria. «Uniamo le forze, perché abbiamo tutti lo stesso obiettivo e lo stesso dovere di offrire il miglior servizio ai territori, valorizzando le risorse che derivano dalla fatica, dal lavoro e dai risparmi delle comunità che ci hanno preceduto», ha detto il presidente Palenzona, ringraziando i colleghi presidenti delle Fondazioni piemontesi e liguri. «Un tema che ci unisce», ha proseguito Palenzona, «è certamente il disagio giovanile, la povertà educativa e di prospettiva di molti bambini e ragazzi in età scolastica e delle loro famiglie: abbiamo l’esigenza di dare risposte immediate alle disuguaglianze per riattivare l’ascensore sociale e offrire opportunità a chi non ne ha». Parole sagge.

Il camionista di Tortona sta esercitando tutta la sua influenza

giovedì 25 maggio 2023

L’egemonia della destra: “più poltrone che culi”

 


L’egemonia della destra si scontra con il problema di avere più “poltrone che culi”

da: Domani – di Walter Siti

Quando Alemanno stravinse nelle elezioni a sindaco di Roma, un signore del Nuovo Salario che aveva fatto la campagna per lui mi disse «mo’ il problema è che ci abbiamo più poltrone che culi». La volgarità qualche volta serve a tagliare nodi complessi; dopo quindici anni da allora, il problema sembra riproporsi ora che la destra ha stravinto sul piano politico nazionale. L’ansia di occupare le posizioni culturali sensibili (la Rai, le Fiere, le Biennali…) si scontra, mi pare, con la capacità effettiva di trovare persone capaci di sostituire degnamente quel che è stato rimosso.

La sensazione che alcuni nomi proposti non saranno all’altezza è solo pregiudizio derivante dal fatto che a loro non è mai stata offerta l’occasione, o risponde a una reale debolezza? Solo il futuro ce lo dirà; intanto, vale la pena di riflettere sul peso politico di queste istituzioni.

Berlusconi, col suo formidabile istinto di imprenditore, non se ne preoccupava troppo: sapeva che la sottocultura porta più voti della cultura, lasciava volentieri i Saloni del Libro alla Sinistra e si inventava Drive In.

mercoledì 19 aprile 2023

E’ sempre coglionfestival: la “sostituzione etnica”

 


Parlando in tema di natalità, Francesco Lollobrigida – professione: cognato della presidente del consiglio Giorgia Meloni - ha detto: “non possiamo arrenderci all'idea della sostituzione etnica”.

Beh…io sono decisamente favorevole alla sostituzione etnica.

Vorrei sostiuire la razza cogliona che giornalmente dà vita al coglionfestival con le persone intelligenti. Mediamente intelligenti. Anche solo un neurone funzionante andrebbe bene…

Emergency: Sudan, aggiornamento della situazione

 


La situazione è in continua evoluzione, gli aeroporti sono chiusi e in alcune aree si sta vivendo una situazione mai provata prima. La gente è molto spaventata e si muove il meno possibile.

Muhameda Tulumovic, Direttrice del programma di EMERGENCY in Sudan, ci ha comunicato che abbiamo rimodulato l’attività e lavoriamo a regime ridotto in tutti e quattro i nostri ospedali presenti nel Paese.  
Il Centro pediatrico di Mayo, alle porte della capitale, è stato chiuso per motivi di sicurezza. A Nyala, la situazione è delicata e preoccupante perché anche là si sta combattendo come a Khartoum, e i combattimenti sono molto vicini a noi, mentre a Port Sudan la situazione al momento sembra più stabile.

Nel Centro Salam di cardiochirurgia a Khartoum molti membri dello staff sudanese non possono tornare a casa per motivi di sicurezza, abbiamo quindi messo a disposizione lo spazio per dormire in ospedale. Abbiamo chiuso il triage e riceviamo solo i nostri pazienti che hanno già un appuntamento o eventuali urgenze.

Sudan: Gli scontri interni all’esercito bloccano la transizione

 


da: https://www.internazionale.it/ - di Pierre Haski, France Inter, Francia

Qualche mese fa, quando volevamo ancora credere che la primavera araba non fosse definitivamente morta, citavamo con prudenza i casi della Tunisia e del Sudan. La Tunisia, paese dove è partita l’ondata di rivolte democratiche, ha ormai operato una svolta autoritaria preoccupante con il presidente Kais Saied. Il Sudan, invece, da due giorni è in preda a violenti scontri tra due schieramenti militari, con decine di morti.

Questo immenso paese, cerniera tra il mondo arabo e quello africano, ha vissuto nel 2018 la seconda ondata di rivolte democratiche. All’epoca era governato da tre decenni dalla dittatura islamista di Omar al Bashir. Dopo una serie di imponenti manifestazioni a cui hanno partecipato tutte le frange della società, nel 2019 Al Bashir è stato deposto dall’esercito.

Da allora il Sudan ha cercato di trovare un equilibrio tra le rivendicazioni della società civile, attiva e molto strutturata, e l’esercito, che non vuole mollare la presa. Il 15 aprile è cominciata una prova di forza tra due rami dell’esercito, e tra le vittime ci sono numerosi civili e operatori umanitari, finiti tra due fuochi.

Processo arenato

Se alla testa di un paese ci sono due uomini forti, uno è sicuramente di troppo. Lo stesso vale quando a contendersi il dominio ci sono due gruppi armati. Gli scontri sono stati

giovedì 13 aprile 2023

Luigino Bruni: L’ideologia del management

 


 

da: Il Messaggero di Sant’Antonio

Il management sta diventando la nuova ideologia del nostro mondo globale, in particolare quel management insegnato nelle business school e veicolato dalle grandi imprese globali di consulenza.

Nel Novecento la critica sociale si era indirizzata verso la teoria economica liberale, individuando negli economisti teorici il grande nemico da combattere per costruire una società finalmente giusta ed egualitaria. Mentre gli intellettuali, fossero essi cattolici o socialisti, battagliavano questa guerra, nelle facoltà di ingegneria e nelle business school crescevano le tecniche e gli strumenti del management che negli ultimi decenni si sono progressivamente trasformati nell’«ideologia del management» costruita attorno ai tre dogmi dell’incentivo, della leadership e del merito. Una ideologia che sta dilagando ovunque, incluse le comunità cristiane e le chiese, dove ormai si stanno moltiplicando i corsi sulla leadership per parroci e responsabili di movimenti, dove ormai non si può più fare un convegno o un capitolo generale senza coach o facilitatori professionisti provenienti dal mondo del business, come se avessimo, d’un tratto, dimenticato quella antica sapienza di come svolgere gli incontri di comunità e le assemblee.

domenica 26 marzo 2023

Stefano Feltri: Possiamo permetterci questo sistema bancario?

 


da: Domani

Nel 2022 il premio Nobel per l’economia è andato a esperti di un problema che pareva risolto da tempo: le crisi bancarie. Douglas Diamond e Philip Dyvbig, negli anni Ottanta, hanno spiegato a cosa servono le banche e perché hanno una utilità sociale. Ben Bernanke da accademico ha dimostrato perché durante la Grande depressione era stato un errore abbandonare le banche al fallimento poi, da presidente della Federal reserve, ha messo in pratica le sue analisi e ha tenuto insieme il sistema finanziario dopo la crisi del 2008.

In questi giorni confusi, quel premio Nobel sembra preveggente o iettatorio. Diamond e Dyvbig hanno dimostrato che le banche servono perché consentono di diversificare il rischio e controllano il debitore in modo efficace. I depositanti mettono sul conto i loro soldi, ritirabili in qualunque momento, la banca li presta a lungo termine a imprenditori o famiglie, lucra sul differenziale dei tassi (più alti a lungo, più bassi a breve) e controlla in modo efficace l’uso delle risorse, cosa che milioni di depositanti non potrebbero fare.