da: https://www.avvenire.it/ - di Paolo Lambruschi
Qualche passo avanti, ma i toni trionfalistici ascoltati ieri paiono onestamente fuori luogo. Del nuovo Patto europeo che riforma i delicati temi di migrazione e asilo si salva il metodo - come si dice, abbiamo un accordo e varrà per tutti i 27 membri -, ma sui contenuti bisognerà lavorare ancora e vigilare. Sicuramente, si è sbloccata ieri una situazione che ha paralizzato la Ue da anni, ma è altrettanto vero che restano i muri alle frontiere esterne e esternalizzate e sulla questione del rispetto dei diritti umani dei profughi approdati in Europa sono innegabili luci e ombre. E si conferma la preoccupante tendenza all'arretramento nel riconoscimento del diritto di asilo segnalata da diversi giuristi e nell'ultimo rapporto sui rifugiati della Fondazione Migrantes.
Cinque i pilastri dell’accordo provvisorio, che dovrà essere adottato dal Parlamento e dal Consiglio prima di diventare legge in primavera e venire recepito dagli Stati. Ma il punto chiave era il superamento del discusso regolamento di Dublino, che impone ai Paesi di primo approdo, quelli mediterranei, di registrare e prendersi cura dei migranti creando così uno sbilanciamento delle domande di asilo e generando flussi di movimenti secondari alle frontiere. La norma non viene abolita, insomma Italia, Grecia e Spagna dovranno continuare a organizzare la prima accoglienza. Però viene mitigata sulla carta da una normativa che prevede un nuovo meccanismo di “solidarietà” obbligatoria quando la pressione migratoria diventa forte anche per l’azione ostile di Paesi terzi, lasciando ai membri la scelta tra ricollocare i richiedenti asilo nel loro territorio o versare contributi calcolati sulla popolazione e sul Pil.
















