da:
Corriere della Sera
Le
fratture della modernità si sviluppano velocemente e si muovono su piani
diversi: sociale, economico, sanitario. Non possiamo prevedere i grandi eventi
imprevisti che ci aspettano domani. Ma possiamo mettere in campo le contromosse
oggi
Vorrei
tentare un discorso difficile. Un discorso per il quale non ho le competenze
sufficienti, e che tuttavia mi sembra necessario osare. Vorrei provare a
ragionare sulle crisi della modernità, e sull’adeguatezza o meno della nostra
preparazione per affrontarle.
La
pandemia, con la sua carica di tragedia tutt’altro che archiviata, ci offre
quanto meno la possibilità di osservare una di queste crisi dall’interno, nel
suo sviluppo capillare.
La
mia ipotesi di lavoro è che le crisi della nostra epoca, proprio come la
pandemia, saranno sempre più caratterizzate da determinati tratti. Il primo è,
appunto, la capillarità . Il secondo è la totalità : le nuove crisi tendono a
occupare tutto lo spazio a loro disposizione, tutto lo spazio politico, tutto
lo spazio sociale ed economico, tutto lo spazio mediatico, come gas espansi. Si
manifestano per questo su scale sempre più imponenti.
A
ciò si legano altre proprietà. La simmetria , ad esempio. La pandemia sta
riguardando tutto il mondo in modo simile, nonostante l’ostinata incredulità
dell’inizio da parte di molti. Pur con differenze di grado e piccoli
scartamenti temporali, impatta con lo stesso segno su tutte le nazioni e tutte
le comunità, senza risparmiare nessuno. E c’è la velocità . Il nuovo
coronavirus è emerso in qualche angolo della Cina a fine 2019, ma nel giro di
pochi mesi si è diffuso nel mondo intero, tanto da perdere qualsiasi
connotazione regionale o di appartenenza. È arrivato nelle stazioni di ricerca
in Antartide così come nelle comunità native dell’Amazzonia, dove ha compiuto
un massacro.
E
infine, le crisi del presente sono multidisciplinari. Un altro modo per
dire che sono