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sabato 13 novembre 2021

Renzi e il suo travaglio

 


Ieri sera Matteo Renzi dalla Gruber contro Travaglio e Giannini...

La miglior serie tv che ho visto da mesi. Peccato sia durata solo una puntata...


da: https://www.tag43.it/ - di Giulio Cavalli 

 


L’irreversibile declino è come un lubrificante per il suo narcisismo. Quello che conta per l’ex premier è stare sempre al centro del dibattito politico. Alzando polveroni ed eludendo il merito delle questioni. Anche a costo di dare il peggio di sé.

Danneggiato dal suo narcisismo, come accade a tutti i narcisisti, Renzi ha monopolizzato l’ennesima settimana. Sarà contento, lui: i narcisisti, anche quelli consapevoli di avere imbroccato il sentiero del fallimento, non riescono a trattenere la maledetta voglia di essere al centro del dibattito (illudendosi di esserne il centro) e accettano, nella curva discendente, perfino lo scherno. Purché se ne parli, dicevano: una massima sempre in voga, senza che qualcuno, una volta per tutti spieghi, che sia una cagata pazzesca.

Questa settimana abbiamo saputo un po’ di cose. Sappiamo, ad esempio, che Matteo Renzi pensava di mettere in piedi una temibile macchina da guerra impegnata nella controinformazione e nella propaganda guidata da Fabrizio Rondolino (l’articolo potrebbe giù chiudersi qui), che considera un «ottimo giornalista», come ha detto sornione ieri dalla Gruber. Non stupisce, non è questione solo di Renzi. Il potere ama i giornalisti che supini fanno da amplificatori. Accade da sempre, ovunque. Che sia una cosa schifosa e autoritaria ogni tanto ci dimentichiamo di ricordarcelo.

La macchina della propaganda aveva l’obiettivo di schedare e infangare gli avversari

sabato 9 ottobre 2021

Politici, meno male che ci sono questi tre: l''evasore, lo stratega, il pragmatico

 

Ieri SuperMario ha parlato con Silvio Berlusconi della riforma fiscale.

Quale miglior "consulente" per Draghi che Silvio Berlusconi, condannato in via definitiva nel maggio 2013 per frode fiscale nel processo Mediaset.

Siamo proprio fortunati noi italiani. E il più fortunato di tutti è Draghi che può avvalersi di questi tre "grandi politici" italiani:  

 


Silvio Berlusconi:
filantropo delle 'olgettine' ed esperto di fisco, nello specifico: su come evaderlo. 

 

Matteo Renzi: il numero assoluto al mondo degli strateghi; fa e disfa governi, deciderà anche il prossimo presidente della Repubblica. E' noto anche per essere il consulente di un dittatore mandante di omicidio.

 


Carlo Calenda: convinto di essere nato prima dell'invenzione del pragmatismo, di cui crede

lunedì 6 settembre 2021

Gianni Cuperlo, reddito di cittadinanza: Matteo Renzi si comporta come un nuovo Pippo Baudo

 


da: Domani

Dai, la tecnica è geniale. Un paio di mesi fa Matteo Renzi se ne esce accusando il reddito di cittadinanza di alimentare una pessima logica assistenziale e lo fa spiegando che la vera sfida è creare lavoro, non poltrire sul divano. «Io voglio mandare a casa il reddito di cittadinanza perché voglio riaffermare l’idea che la gente deve soffrire», spero che la citazione sia corretta, comunque il senso delle parole era questo. Una stroncatura totale: del principio in sé, della legge che lo ha introdotto, degli esiti generati. Da lì a pochi giorni in parecchi, anche su questo giornale, hanno reagito, cifre alla mano, illustrando i motivi per cui quel reddito, soprattutto durante la pandemia, ha evitato a migliaia di famiglie di sprofondare in miseria.

Sempre i calcoli, in questo caso dell’Inps, hanno anche dimostrato come più della metà dei percettori non sia materialmente occupabile. Un alto numero perché minori o con problemi fisici e di altra natura, e ancora perché disabili, quasi mezzo milione, o pensionati il cui assegno previdenziale non garantisce l’emersione dalla povertà. Parliamo di circa un milione e mezzo di famiglie, il 4,7 per cento della popolazione, per un totale di tre milioni e settecentomila persone. Ora, sul nodo oggetto di legittima indignazione, parlo dei furbetti o criminali che hanno intascato il reddito, vale – repetita iuvant – la metafora stradale. A uno che passa col rosso lo multi, se recidivo gli togli la patente o che so io, ma non elimini il semaforo.

«L’ho inventato io»

martedì 24 agosto 2021

Renzi e Iv contro i talebani, ma tacciono sui compari sauditi



da: Il Fatto Quotidiano – di Fabrizio Esposito

Lapidazione, decapitazione oppure crocifissione se viene commesso uno di questi reati: “blasfemia, apostasia, corruzione, stregoneria, rapina, distribuzione e/o consumo di alcol, furto, pratiche sessuali come adulterio, sodomia e omosessualità e reati legati alla droga”.

Lapidazione, decapitazione oppure crocifissione se viene commesso uno di questi reati: “blasfemia, apostasia, corruzione, stregoneria, rapina, distribuzione e/o consumo di alcol, furto, pratiche sessuali come adulterio, sodomia e omosessualità e reati legati alla droga”.

Il nuovo Afghanistan sanguinario e oscurantista dei Talebani? No, l’Arabia Saudita rinascimentale che può contare vari amici come Matteo Renzi e Italia Viva, fedeli sudditi del principe assassino Mohammed bin Salman. Tra i Paesi che recepiscono la fatidica Shari’a nel loro diritto o nello loro consuetudini tribali c’è infatti anche il regno che paga il capo di Iv. Ma dell’Arabia Saudita non c’è traccia nelle intervistone che ieri Renzi e pure Maria Elena Boschi hanno rilasciato rispettivamente ad Avvenire e Il Giornale. Due sassi e due misure, per rimanere in tema di lapidazione. Ora l’emergenza sono i Talebani e così sembra che solo nel povero Afghanistan sia in atto una crudele repressione contro le donne.

sabato 29 maggio 2021

L’ultima magia di Super Mario: la cabina di regia è uguale a quella di Conte ma stavolta nessuno protesta

 


da: https://www.tpi.it/ - di Enrico Mingori

“Ridicola”, “assurda”, “moltiplicatore di poltrone”. Così, circa sei mesi fa, Matteo Renzi apostrofava la cabina di regia annunciata da Giuseppe Conte per la gestione del Recovery Plan. Era dicembre 2020 e il leader di Italia Viva paventava il rischio che l’allora premier volesse accentrare su di sé “pieni poteri”. Il resto è storia nota: le critiche al piano di Conte furono tra i principali motivi agitati da Renzi per far cadere il governo giallorosso. La “irrispettosa” cabina di regia dell’avvocato pugliese non entrò mai in funzione e a Palazzo Chigi arrivò – per la gioia di Renzi – Mario Draghi.

Ieri, 28 maggio 2021, il Consiglio dei ministri presieduto appunto da Draghi ha approvato il Decreto Semplificazioni che contiene, tra le altre cose, la definizione della cabina di regia che gestirà i progetti del Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza). Sorpresa delle sorprese: la struttura messa in piedi dall’ex presidente della Banca centrale europea assomiglia molto a quella che era stata pensata da Conte. Con un’importante differenza, però: questa volta Renzi non ha proferito parola.

La governance del Pnrr disegnata da Conte prevedeva una cabina di regia politica composta dallo stesso premier e dai ministri Roberto Gualtieri (Economia, Pd) e Stefano Patuanelli (Sviluppo economico, M5S). Questa cabina di regia politica – che avrebbe dovuto riferire periodicamente sia al Consiglio dei ministri sia al Parlamento –

venerdì 21 maggio 2021

Copasir, Matteo aiuta Matteo: si dimette il leghista Volpi, stop indagini interne tra cui l'incontro di Mancini con Renzi (e Salvini)


 

da: Il Fatto Quotidiano - di Valeria Pacelli e Giacomo Salvini

Al Copasir salta tutto. L’indagine su Mancini ora rischia uno stallo

La riunione è durata dieci minuti, dalle 9.30 alle 9.40 del mattino. Il tempo di passare la grana di un’indagine interna al governo e poi suggellare la rottura. Pd e M5S abbandonano i lavori e di lì a poco colui che ne era il presidente, il leghista Raffaele Volpi, si dimette, seguito dal senatore Paolo Arrigoni. Il Copasir ora è dunque in stallo. Per la ripartenza ci vorranno settimane. Con parecchi dossier delicati che resteranno fermi per un po’: dal cosiddetto caso Barr, all’incontro tra lo 007 Marco Mancini e Matteo Renzi e poi gli approfondimenti sulla questione libica e quelli sul salvataggio dei pescatori di Mazara. Ma da ieri il Copasir, l’organo parlamentare che controlla l’operato dei servizi segreti, nei fatti si è sciolto. La crepa di rottura nasce dalla presidenza.

La mossa di Salvini. Il finto assist a Giorgia

A preannunciare le dimissioni di Volpi è stato Matteo Salvini. Una mossa che potrebbe sembrare un assist a Fratelli d’Italia, ma così non è. Tant’è che all’ora di pranzo fonti della Lega chiedono che venga applicato in toto la legge del 2007: si dovrebbero dimettere tutti gli altri componenti per riformare un organo composto da 5 esponenti dell’opposizione. La Lega però sa benissimo che non è così facile, proprio perchè Pd e M5S non sono favorevoli a dare

lunedì 3 maggio 2021

Report, stasera: Lo "strano" incontro all'autogrill tra Renzi e l'agente dei Servizi Segreti

 


da: Il Fatto Quotidiano – di Gianni Barbacetto e Valeria Pacelli

Servizi: Renzi attaccava Conte e incontrava la spia all’autogrill

Un incontro in un autogrill sull’autostrada, tra un agente di rango come Marco Mancini e Matteo Renzi. In un momento particolarmente delicato della vita politica italiana, in cui cominciano le manovre per far cadere il governo di Giuseppe Conte.

Lo racconta Report in un servizio di Giorgio Mottola che andrà in onda questa sera su Rai3. Il contatto avviene il 23 dicembre 2020, in un parcheggio dell’autogrill di Fiano Romano, nei pressi di Roma, e dura – secondo Report – una quarantina di minuti.

Mancini è un agente del Dis, l’agenzia che coordina Aisi e Aise, cioè i servizi segreti che si occupano rispettivamente dell’interno e degli esteri. Ha una lunga storia. Una brillante carriera nel Sismi (il servizio segreto militare predecessore dell ’Aise) di cui diventa capo della Divisione controspionaggio, braccio destro del direttore Nicolò Pollari. Una forte esposizione mediatica, quando il 5 marzo 2005 riporta in Italia la giornalista del Manifesto Giuliana Sgrena, liberata dopo il suo sequestro in Iraq e dopo una corsa all’aeroporto di Baghdad che costa la vita a un collega di Mancini, Nicola Calipari. Una condanna a 9 anni nel febbraio 2013 per sequestro di persona (l’imam Abu Omar, rapito a Milano dalla Cia), poi annullata dalla Cassazione dopo una pronuncia della Corte costituzionale che interviene allargando i confini del segreto di Stato.

venerdì 12 marzo 2021

L'ex presidente del "governo Napolitano", Enrico Letta, diventa segretario del PD

 


Dal 2013 al febbraio 2014, è stato presidente del consiglio del "governo" Napolitano. Governo di "larghe intese", ovviamente. Si è dimesso dopo che Renzi lo aveva rassicurato con il suo "Enrico stai sereno".

Adesso il suo cuore, che batte per il Partito dei Morti Viventi, pardon: PD, gli fa accettare il posto lasciato da Zingaretti.

Gli conveniva stare a Parigi. Ma "al cuore non si comanda".

Ce lo voglio vedere da settembre (sempre che..i renziani non lo inchiappettino prima), nel corso delle danze macabre che si scatteranno tra l'ammucchiata di governo. Perché c'è il semestre bianco, nel quale non si vota, quindi ogni partito darà sfogo alla sua vera natura. A ottobre ci sono poi le elezioni amministrative e a febbraio 2022 c'è l'elezione del presidente della Repubblica.

Sempre che, il "genio della strategia sfascista" tale: Matteo Renzi, non manovri per inchiappettarlo quanto prima, non gli basterà un anno per realizzare l'impresa impossibile: far diventare il PD un partito con idee, progetti, con una classe dirigente nuova. Una forza politica che sappia cosa sia il paese reale. Allo stato attuale è un'accozzaglia di correnti. Un insieme di zombie.

lunedì 1 marzo 2021

Stefano Feltri: Soldi ai sauditi, Renzi si fa le domande e si dà le risposte. Ecco cosa non dice

 


da: Domani

Il leader di Italia viva aveva promesso di rispondere sui suoi rapporti con il regime di Riad. Spiega che è tutto legale e che lui difende i giornalisti. Ma trascura il dettaglio che un politico in carica che lavora per un governo straniero sta svendendo la sua funzione

Durante le consultazioni per la formazione del nuovo governo, Matteo Renzi aveva promesso di rispondere a tutte le domande sul caso della consulenza in Arabia saudita sollevato da Domani. Aveva omesso di precisare che le domande se le sarebbe fatte da solo. La eNews che ha diffuso nella serata di sabato offre materiale agli psicanalisti (Renzi è in confidenza con sé stesso, tanto che si dà del “tu”) ma aggira le questioni reali.

Per  questo  rinnovo  l’invito  a  Matteo  Renzi  a  un  confronto  pubblico, sui nostri canali social di Domani o in televisione. È vero che già ci sono state interviste al senatore di Italia viva sul tema, ma sempre mancanti della seconda domanda dopo le affermazioni più surreali (tipo che l’Arabia saudita è un baluardo contro  il  terrorismo  islamista, quando per anni ha alimentato e sostento la predicazione radicale del wahabismo  alla base dell’ascesa di al Qaida).

Vale la pena ribadire i punti fermi di questa vicenda. Renzi cerca di equiparare la sua

domenica 28 febbraio 2021

Matteo Renzi si deve dimettere

 


Che il fanfarone, nonché Sfascista Matteo Renzi, senatore pagato dai contribuenti italiani, prenda soldi dall'Arabia Saudita, paese campione nella violenza dei diritti umani è un'aggravante. Se anziché all'Arabia Saudita, le sue consulenze (?!) fossero fornite a un paese democratico, la sostanza non cambierebbe: è inaccettabile che un senatore della Repubblica – pagato dai contribuenti italiani – si faccia pagare per altri servizi, qualsiasi sia il paese al quale li rende.

Ergo: si deve dimettere.

Dal board del Future Investment Initiative (Fii)??

sabato 27 febbraio 2021

Governo Draghi, toh...chi si rivede: i DPCM, che quando c'era Conte erano un "golpe giuridico"...

 

Ma, secondo gli "autorevoli giornalisti", con il vezzo di esaurire la saliva a furia di leccare il culo, non doveva emanare decreti? Vista la maggioranza bulgara i decreti verrebbero approvati in un nano secondo. E, invece, inizia con i DPCM... 


da: Il Fatto Quotidiano – di Marco Procopio

Quando c’era Conte i dpcm erano un “golpe giuridico”. Ora li firma anche Draghi e Forza Italia, Lega, renziani tacciono

Dopo la firma del primo decreto del neopresidente del Consiglio, nessun commento dal Carroccio o da Renzi che prima parlava di "diritti costituzionali calpestati". Mentre l'azzurra Gelmini è passata dal definirlo uno “strumento discutibile” a trattarne i contenuti con le Regioni

È stato utilizzato come arma contundente contro il governo Conte durante tutta la gestione della pandemia. Il leghista Riccardo Molinari ha più volte gridato al “golpe giuridico“, Matteo Renzi ha parlato di “diritti costituzionali calpestati” e poi c’è chi, come Sabino Cassese, ha auspicato l’intervento della Consulta o chi ha strattonato direttamente il capo dello Stato. Tutti contro i famigerati dpcm, provvedimenti emanati d’urgenza dal presidente del Consiglio per rispondere in modo tempestivo al coronavirus e bollati dal centrodestra, renziani e anche da una parte del Pd come incostituzionali. Ora che a Palazzo Chigi c’è Mario Draghi, però, ed è in arrivo un dpcm che durerà addirittura fino a Pasqua, chi ieri era sulle barricate e oggi fa parte della squadra di governo ha deposto le armi, la neoministra Mariastella Gelmini di Forza Italia è passata dal definirlo uno “strumento discutibile” a trattarne i contenuti con le Regioni e gli emeriti costituzionalisti che per mesi hanno

giovedì 25 febbraio 2021

Nomina sottosegratari: Draghi in continuità con il manuale Cencelli, Renzi si ripiglia le poltrone dimissionate nel Conte 2

 


da: https://www.ansa.it/

Nominati 39 sottosegretari, le donne sono 19, i viceministri 6. A Franco Gabrielli la delega ai servizi segreti. Sullo sport si rinvia.

I veti reciproci e il pressing dei partiti della larga maggioranza complicano fino all'ultimo la partita dei sottosegretari che, comunque, alla fine viene chiusa, attraverso un Consiglio dei ministri non privo di tensioni. La riunione è caratterizzata da turbolenze sui nomi, da veti incrociati e da qualche richiesta disattesa.

Tanto che a un certo punto il Cdm viene sospeso, addirittura con l'ipotesi di uno slittamento al giorno dopo. Poi, finalmente, la chiusura del cerchio. Della squadra fa parte il capo della Polizia, Franco Gabrielli, che ha la delega ai servizi segreti. Mentre sulla casella dell'Editoria lo scontro va avanti fino all'ultimo minuto. Nutrita la compagine femminile: quasi la metà, 19, sono donne. Anche lo sport resta uno dei nodi da sciogliere: la delega, viene spiegato, sarà assegnata successivamente. In giornata, il presidente del consiglio Mario Draghi decide di accelerare e nel pomeriggio modifica l'ordine del giorno di un Consiglio dei ministri già convocato, per inserire la decisione sulla squadra di governo.

La lista, limata a Palazzo Chigi a partire dalle rose di nomi presentate dai partiti, viene resa nota solo all'ultimo, ma non tutto quadra: in Cdm emergono dubbi su alcuni nomi e caselle,

mercoledì 24 febbraio 2021

Dopo il Mes, i Servizi: Renzi ammaina un’altra bandierina anti-Conte

 


da: Il Fatto Quotidiano – di Lorenzo Giarelli

Autocastrazione. Dall’Ilva alla prescrizione e adesso gli 007, Italia Viva cambia ancora: delega al premier e tutti muti sui pieni poteri

Mancavano giusto i Servizi segreti. Dopo il Mes, la prescrizione, l’Ilva e i vaccini, Matteo Renzi e i suoi – insieme al resto della maggioranza – si preparano ad ammainare un’altra delle bandiere con cui per un mese avevano riempito giornali e tv nel tentativo – poi riuscito – di far cadere il governo Conte.

Proprio all’ex premier era stato imputato di voler rincorrere “i pieni poteri”, di non “rispettare le regole democratiche”, e tutto perché aveva intenzione di tenere per sé la delega all’intelligence. Un orientamento condiviso adesso da Mario Draghi, che pare intenzionato a occuparsi in prima persona degli 007, senza che nessuno della sua maggioranza alzi un dito per chiedere spiegazioni.

Magari alla fine non se ne farà nulla e Draghi cambierà idea all’ultimo minuto, ma le diverse anticipazioni uscite sui giornali sarebbero dovute bastare per stanare eventuali pasdaran delle deleghe, come era stato a dicembre con Giuseppe Conte a Palazzo Chigi. Oggi invece non c’è traccia delle accuse di un tempo. E pensare che il 17 gennaio, sulla questione dei servizi, Renzi era netto: “Penso che si debbano rispettare le

martedì 23 febbraio 2021

Miracolo Draghi: Non c'è più la dittatura sanitaria

 


da: Il Fatto Quotidiano - di Giacomo Salvini

Sulle misure anti-Covid il governo Draghi agisce in piena continuità con quello di Giuseppe Conte. Linea del rigore sugli spostamenti tra regioni e chiusure dove necessario. Un decreto, quello licenziato ieri in Consiglio dei ministri, approvato anche grazie a ministri del centrodestra e a quelli della Lega (Giancarlo Giorgetti, Erika Stefani e Massimo Garavaglia), partito che dall’inizio della pandemia predica un solo verbo: “Riaprire, riaprire, riaprire”. 

E così la decisione di ieri – che ha il volto anche della ministra degli Affari Regionali di Forza Italia, Mariastella Gelmini – non va giù a Matteo Salvini, che però si deve limitare a chiedere “un cambio di passo” e di “riaprire piscine, palestre e i ristoranti la sera”. Ma non oltre, perché stavolta al governo non ci sono più Conte e i giallorosa, ma anche la Lega e Forza Italia.

E allora è utile ricordare quando sia Salvini che Renzi negli ultimi mesi si siano affiancati ai teorici della dittatura sanitaria chiedendo di riaprire tutto e subito. Il leader della Lega, a una settimana dalla scoperta del paziente zero a Codogno, già twittava: “Chiediamo al governo di accelerare, riaprire, aiutare, sostenere. Accelerare, riaprire, ripartire”.

La crisi politica è finita, ora Renzi deve rispondere sui soldi sauditi

 


da: Domani - di Emanuele Felice

Il leader di Italia viva Matteo Renzi aveva promesso che sui suoi rapporti con l’Arabia Saudita avrebbe dato spiegazioni una volta chiusa la crisi di governo. La vicenda è piuttosto seria e forse, proprio per questo, andrebbe tenuta distinta da ogni calcolo contingente, sganciata dai secondi fini della politica italiana.

La questione saudita è su un altro piano e, da questo punto di vista, Renzi in fondo ha ragione: è proprio adesso che dobbiamo parlarne. Proprio adesso che la crisi è alle spalle. Nel modo più oggettivo possibile.

A quel che sappiamo, il nostro ex presidente  del  Consiglio  riceve  (da un paio d’anni) cospicui pagamenti dal regime saudita, come compensi per conferenze o per la partecipazione al board di una fondazione del regime; contemporaneamente, in  diverse  occasioni pubbliche l’ex premier italiano si è prodigato in lodi generose per quel regime.

Tutto legale, naturalmente. Inopportuno, certo, che lo faccia un se natore in carica, scelto e pagato dai cittadini per sedere in parlamento. In potenziale conflitto di interessi. Ma anche questo in fondo non è il tema centrale. Il punto vero è che l’Arabia Saudita è uno dei regimi più oppressivi e feroci che ci siano al mondo. Quel regime è nella lista nera di tutte le organizzazioni umanitarie. È annoverato fra i dieci paesi

giovedì 4 febbraio 2021

Affari, società e donazioni. L’ombra dell’Emiro su Renzi

 

 

da: Domani - di Giovanni Tizian

Due donazioni da 75mila euro alla fondazione Open da una holding partecipata dal 2018 da un fondo di Dubai Poi l’azienda ha acquisito la maggioranza di Toscana Aeroporti, presieduta dal fedelissimo Marco Carrai

Dalla Leopolda a Riad fino a Dubai.  Rapporti con le élite finanziaria saudita e emiratina che però nascono in Toscana, nella roccaforte del potere di Matteo Renzi. Sullo sfondo di questa trama politico finanziaria, infatti, troviamo la fondazione renziana Open, la cassaforte sotto accusa per finanziamento illecito diventata il bacino di raccolta delle donazioni private a scapito del Partito democratico quando Renzi era segretario e poi premier. Tra i  finanziamenti  ricevuti  troviamo anche 75mila euro versati, tra il 2014 e il 2016, dalla Corporacion America Italia, che l’anno successivo all’ultima donazione ha acquisito la maggioranza di Toscana Aeroporti presieduta da Marco Carrai, migliore amico del senatore di  Rignano.  Ecco  il  primo  di  una serie di conflitti di interesse. Una volta scalata la proprietà di Toscana Aeroporti nell’assetto di Corporacion America è entrato il governo degli Emirati Arabi: tramite una holding olandese riconducibile a un fondo governativo di Dubai. Renzi ha dimostrato di essere in buoni rapporti con il governo degli Emirati presenziando ad alcuni eventi organizzati a Dubai sponsorizzati delle autorità locali.

Da Riad a Dubai

Domani  ha  rivelato,  nei  giorni  scorsi, il viaggio di Renzi a Riad durante la crisi di governo

lunedì 1 febbraio 2021

Italia Viva do “rinascimento”: quattro ministeri? quattro…

 


Secondo alcune “voci di corridoio” che giungono dal "tavolo" in corso con l'esploratore Fico, Italia Viva do “rinascimento” chiederebbe 4 ministeri.

Lo so….vi state contorcendo dal ridere…😂😂😂

Quattro ministeri? Quattro calci nel culo…questo dovrebbe arrivare a Renzi e i suoi quattro gatti di senatori e onorevoli.

domenica 31 gennaio 2021

L’Arabia Saudita di Matteo: Quanto costa davvero il lavoro nel “rinascimento” di Renzi

 


da: Domani - di Maso Notarianni

A lavorare in Arabia Saudita sono soprattutto gli stranieri, che entrano nel paese con uno sponsor. Peggio ancora la condizione delle donne, esposte agli abusi psicologici, fisici e sessuali dei “padroni”

Matteo Renzi invdia il costo del lavoro di quella che ha definito «la culla del rinascimento del nuovo  millennio». Ma se nel rinascimento italiano le condizioni dei lavoratori non erano particolarmente allegre, in Arabia Saudita le condizioni della stragrande maggioranza dei lavoratori assomiglia molto allo schiavismo. Sarebbe bastato aprire la pagina di Wikipedia per evitare una figuraccia come quella dell’ex sindaco di Firenze: «L’Arabia Saudita è uno di quegli stati in cui le corti continuano a imporre punizioni corporali, inclusa l’amputazione delle mani e dei piedi per i ladri e la fustigazione per alcuni crimini come la cattiva condotta sessuale (omosessualità) e l’ubriachezza, lo spaccio o il gioco d’azzardo. Il numero di frustate non è chiaramente previsto dalla legge e varia a discrezione del giudice, da alcune dozzine a parecchie migliaia, inflitte generalmente lungo un periodo di settimane o di mesi. L’Arabia Saudita è anche uno dei paesi in cui si applica la pena di morte, incluse le esecuzioni pubbliche effettuate  tramite decapitazione».  Un bel rinascimento, non c’è che dire.

I lavoratori stranieri

Il 76 per cento circa della forza lavoro impiegata in Arabia Saudita è composto da

Per paura delle elezioni anticipate Pd e M5s si consegnano a Renzi

 


da: Domani - di Daniela Preziosi

Il risultato del primo giorno di “esplorazioni” da parte del presidente della Camera Fico è che i due partiti della maggioranza stanno cedendo alle pressioni di Italia viva che ora pretende un contratto di governo

«Noi siamo pronti a fare la nostra parte su un documento scritto che tolga a tutti gli alibi». Dopo un’ora e dieci di confronto con il presidente della Camera, Roberto Fico, Matteo Renzi si gode la sua posizione di vantaggio. Dice di essere d’accordo con l’idea di «cronoprogramma» che qualche ora prima aveva chiesto il collega M5s, Vito Crimi. Si toglie il gusto di sottolineare di «non aver fatto nomi», che vuol dire di non aver detto sì all’incarico per Giuseppe Conte. E infine replica al segretario Pd Nicola Zingaretti, che un’ora prima aveva fatto appello alla «lealtà». «Lealtà», dice Renzi, «è dire in privato quello che si dice in pubblico», allusione velenosa a come è iniziata la crisi. Renzi ha sempre sostenuto che il Pd era d’accordo con lui.

Il primo giro di “esplorazioni” è iniziato ieri con M5s, Pd, Iv e Leu. Per ora Renzi si gode la convinzione che tutto giri a suo favore. Crimi, parlando ai cronisti della sala della Regina della Camera – pochi, le misure anti Covid sono stringenti – chiede di «accantonare definitivamente alcuni temi provocatori, utilizzati a volte in maniera strumentale per essere

Renzi e le conferenze in Arabia Dai sauditi 80mila dollari

 

 

Renzi e le conferenze in Arabia Dai sauditi 80mila dollari

da: Domani - di Emiliano Fittipaldi

A causa delle improvvise dimissioni di Conte, il capo di Iv è stato costretto a tornare in fretta e furia da Riad In medio oriente siede nel board dell’FII Institute, che organizza eventi con il sostegno della famiglia reale

Matteo Renzi sperava che Giuseppe Conte non si dimettesse subito. O meglio, confidava che l'avvocato del popolo salisse sì al Quirinale per aprire ufficialmente la crisi, ma non prima di qualche giorno. Il senatore semplice di Scandicci, infatti, questa settimana aveva da fare. All'estero, in Medio Oriente. Più precisamente, in Arabia Saudita.

«Sto tutta la settimana fuori per cose importanti, torno solo al volo se bisogna votare la relazione sulla giustizia di Alfonso Bonafede», aveva infatti chiarito ai suoi fedelissimi tre giorni fa, prima di imbarcarsi su un aereo destinazione Riad, dove è atterrato sabato scorso.

Il programma prevedeva che Renzi presenziasse a una conferenza organizzata dall'FII Institute, un organismo controllato dal fondo sovrano saudita, il Sau di public investment Fund (Pif). Un meeting sul tema degli investimenti innovativi necessari al mondo  post-Covid  19,  previsto  per domani e dopodomani, 27 e il 28 gennaio. Appuntamento a cui Renzi doveva partecipare in presenza perché da qualche me se non è più un semplice conferenziere, ma siede – ha scoperto Domani – in uno degli advisory board (sorta di comitato consultivo) dell'ente di Stato.