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lunedì 23 maggio 2022

Sostieni Emergency: Mamadou, un viaggio lungo 6000 km per il suo cuore

 


da: https://www.emergency.it/

 

 C’è chi alza muri spinati, chi invece riesce a superare paralleli geografici.”

Andrea Bellardinelli, Coordinatore Programma Italia di EMERGENCY

 

Capitolo I – Potete aiutarmi?

“Mio nipote Mamadou vive in Guinea Conakry insieme al padre, mio fratello. Soffre di una malattia al cuore che, per la mancanza di medici e ospedali adeguati, là non può essere curata. Potete aiutarmi?”

    Mamadou

Mentre mi racconta la situazione di suo nipote, mi viene subito in mente il nostro Centro Salam in Sudan, dove lavora Luca, coordinatore del Programma Regionale di pediatria e cardiochirurgia di EMERGENCY, che ha l’obiettivo di individuare e trasferire i pazienti che non risiedono in Sudan ma hanno bisogno di cure pediatriche e cardiochirurgiche, garantendo loro cure gratuite e di eccellenza”. La Guinea Conakry dista dal Sudan circa 6.000 km.

Capitolo II – Ancora un po’ di tempo

Per poter valutare la possibilità di prendere in carico il caso del piccolo Mamadou, i colleghi del Centro Salam hanno bisogno di visionare la documentazione medica del bambino. A febbraio 2018 ricontattiamo la famiglia tramite lo zio che abita a Napoli, e chiediamo che Mamadou ripeta l’esame ecocardiografico. L’esito di quel controllo ci fa rendere conto che è meglio aspettare: per sicurezza attenderemo che il peso del bambino raggiunga i 10 kg. Quando diamo la notizia allo zio, la sua delusione è evidente.

domenica 4 aprile 2021

Don Tonino Bello: Pasqua, festa dei macigni rotolati

 

 

tratto da 'Pietre di Scarto'

Vorrei che potessimo liberarci dai macigni che ci opprimono, ogni giorno: Pasqua è la festa dei macigni rotolati.

E' la festa del terremoto.

La mattina di Pasqua le donne, giunte nell'orto, videro il macigno rimosso dal sepolcro.

Ognuno di noi ha il suo macigno. Una pietra enorme messa all'imboccatura dell'anima che non lascia filtrare l'ossigeno, che opprime in una morsa di gelo; che blocca ogni lama di luce, che impedisce la comunicazione con l'altro.
E' il macigno della solitudine, della miseria, della malattia, dell'odio, della disperazione del peccato.

Siamo tombe alienate. Ognuno con il suo sigillo di morte.

Pasqua allora, sia per tutti il rotolare del macigno, la fine degli incubi, l'inizio della luce, la primavera di rapporti nuovi e se ognuno di noi, uscito dal suo sepolcro, si adopererà per rimuovere il macigno del sepolcro accanto, si ripeterà finalmente il miracolo che contrassegnò la resurrezione di Cristo.

domenica 21 marzo 2021

La rabbia e il disinteresse fanno rinunciare al voto un cittadino su tre

 


da: Domani – di Enzo Risso  ricercatore

Alle prime elezioni della Camera nel 1948 l’astensione era al 7,8 per cento, nel 1953 è scesa addirittura al 6,2 A non votare sono soprattutto le donne, le persone fra i 30 e i 50 anni, i meridionali e chi vive nel nord ovest.

L’astensione ha una storia lunga e complessa nel nostro paese. Per oltre quarant’anni è stato è stato un elemento meramente fisiologico, mentre oggi è il primo partito nazionale, con dati che oscillano, nei sondaggi di questi primi mesi del 2021, tra il 38 e il 42 per cento.

La storia dell’astensione

Nel 1948, alle prime elezioni per la Camera dei deputati, la quota di astenuti era il 7,8 per cento. Nel 1953, sospinti dallo scontro sulla “legge truffa”, gli italiani si sono recati in massa alle urne e il non voto è sceso al 6,2 per cento. Nel 1976 in cui la partita elettorale è vissuta a sinistra nella speranza della spallata alla Democrazia cristiana e, sul fronte opposto, sotto l’egida dello spauracchio del sorpasso comunista, il numero dei non partecipanti al voto si assesta al 6,6 per cento. Sarà col 1979 che l’astensione inizia a far parlare di sé e sale al 9,4 per cento, per superare, negli anni del riflusso, la soglia del dieci per cento (11,2 per cento nel 1987).

Da quel momento il fenomeno astensionista inizia la sua accelerazione. Nel 1994, l’anno

martedì 9 febbraio 2021

Comune di Milano (via Larga): porta del bagno…

 

Sono andata all’Anagrafe in via Larga. Nell’attesa che arrivasse il mio turno mi sono recata in bagno.

Ecco a voi un’immagine della porta di uno dei bagni che lo rende, di fatto,  inutilizzabile. Da quanto tempo è in questo stato?

Altra domanda: ma a Palazzo Marino - dove risiedono Sala e la sua giunta - le porte dei bagni sono nelle medesime condizioni? Perchè mi verrebbe da rispondermi: no...

 


 

mercoledì 3 settembre 2014

Musica digitale, copia privata: le strumentalizzazioni della Siae, alcune domande a Gino Paoli…



da: Il Fatto Quotidiano

Copia privata: caro Paoli, ancora invettive contro le multinazionali?
di Guido Scorza

Caro Maestro Paoli,
ho letto la Sua intervista di ieri su La Stampa a proposito dell’ormai tristemente nota vicenda degli aumenti tariffari dei compensi per copia privata, aumenti che imporranno a milioni di cittadini, decine di migliaia di imprenditori e migliaia di amministrazioni dello Stato di versare nelle casse della Sua Siae, oltre 150 milioni di euro all’anno perché li ripartisca – in tempi e modi francamente poco trasparenti – tra i titolari dei diritti, dopo averne trattenuti per sé – a titolo di rimborso spese – oltre dieci milioni.

Mi perdonerà se anziché soffermarmi sull’iniziativa della quale parla nell’intervista relativa all’istituzione di un osservatorio sui prezzi dei prodotti di elettronica di consumo o sulle invettive che lancia all’indirizzo della Apple e della Samsung, mi soffermo sull’invito che Lei rivolge, a gran voce, a porre fine alle “strumentalizzazioni sui compensi per copia privata”.
Mi permetta, però, caro Maestro, di far mio quell’appello e di indirizzarlo alla

martedì 2 settembre 2014

Robin Williams: L'attimo fuggente, “osate cambiare, cercate nuove strade”


Riforme costituzionali, Senato: ci voleva Renzi per realizzare il progetto del ventennio di Berlusconi



Questa dichiarazione di voto del senatore Walter Tocci nell’aula del Senato l’8 agosto 2014 è un rarissimo esempio di discorso onesto e sensato fatto in una sede istituzionale.
Concordo e sottoscrivo in particolare quest’affermazione: “Nel ventennio passato, non solo a destra, anche a sinistra si è rafforzato il potere esecutivo a discapito del legislativo. Eppure la Seconda Repubblica non aveva concluso l’opera. Ci voleva un uomo nuovo per attuare il programma della vecchia classe politica.”



Tornare alla realtà
Dichiarazione di voto sulla revisione costituzionale dell'8 Agosto 2014.

Speravo di modificare il giudizio negativo espresso nella discussione generale. Invece, sono costretto ad aggravarlo non solo per i contenuti, anche per il metodo. Non partecipo al voto, ma rimango al mio posto per rispetto dell’aula e del mio partito.

Il governo ha impedito di apportare al testo quei miglioramenti che sarebbero stati ampiamente condivisi. Avevo proposto, nella seduta di una settimana fa, il superamento delle contrapposizioni, chiedendo ai relatori di illustrare in aula i

giovedì 13 dicembre 2012

Milano: all’Ortomercato comanda la ‘ndrangheta

da: Lettera 43

Milano, la criminalità nel mercato ortofrutticolo
Dal lavoro nero al riciclo di denaro. All'Ortomercato comanda la 'ndrangheta. E il Comune non si muove.
di Alessandro Sarcinelli

Sotto una pioggia incessante e al buio, le prime ombre si avvicinano a via Lombroso, periferia Est di Milano. Controllano che nelle vicinanze non passi la polizia locale, scavalcano la recinzione di circa tre metri e in pochi secondi si ritrovano all’interno dell’ortomercato. A quell’ora non sono più di cinque; con il passare dei minuti aumentano fino a un centinaio.
Sono i lavoratori in nero, extracomunitari irregolari e guadagnano da cinque a 10 euro al giorno. I compiti svolti sono diversi: scaricano e caricano i camion per conto dei venditori al dettaglio; raccolgono bancali abbandonati da 15 chili per rivenderli a fine nottata a 50 centesimi l’uno; infine acquistano frutta e verdura rovinata a prezzi irrisori per rivenderla ad altri indigenti.

AI CAPORALI I VERI GUADAGNI. I cosiddetti caporali fanno da intermediari tra questa manodopera disperata e i datori di lavoro. Iose Giovanni Dioli addetto alla sicurezza della Sogemi (la partecipata comunale al 99,99% che gestisce l’Ortomercato) li descrive così: «Sono figure istituzionali che da ormai 30 anni forniscono i ragazzi ai venditori e ovviamente guadagnano una barcata i soldi».
Tuttavia i capi-zona sono solo un tassello di un quadro più complesso.

mercoledì 24 ottobre 2012

Fisco: la contraffazione dei marchi sottrae 4,6 miliardi


da: Il Sole 24 Ore

I falsi costano al fisco 4,6 miliardi

La più tradizionale contraffazione dei marchi, ma anche la violazione del design, l'abuso dell'indicazione «made in Italy» e l'importazione parallela. Questo poker di illeciti genera in Italia, ogni anno, un giro d'affari stimato in circa 6,9 miliardi di euro e un mancato gettito fiscale di 1,7 miliardi.
Senza la contraffazione, rileva inoltre la ricerca realizzata dal Censis per il ministero dello Sviluppo economico, si potrebbero generare 110mila unità di lavoro a tempo pieno attraverso la produzione degli stessi beni in canali ufficiali.
Il rapporto, presentato ieri a Roma da Loredana Gulino, direttore generale della direzione generale Lotta alla contraffazione-Uibm, e da Giuseppe Roma, direttore generale del Censis, calcola in termini di produzione aggiuntiva un beneficio teorico di 13,7 miliardi, con conseguenti 5,5 miliardi di valore aggiunto. Non manca una stima più dettagliata degli impatti negativi sul Fisco. Al miliardo e settecento milioni di gettito tributario mancato in termini di domanda diretta, si sommano infatti 2,9 miliardi relativi alla produzione attivata, per un totale di 4,6 miliardi, «pari all'1,7% del totale del gettito dello Stato relativo alle imposte considerate nello studio» (Ires-Ire su reddito di impresa, Irap, Ire su redditi da lavoro dipendente, Iva sulla vendita, imposte indirette).
Tra gli aspetti più interessanti, emerge il trend parallelo con il mercato legale: il fatturato da contraffazione, che si potrebbe immaginare in crescita a causa della crisi, nel periodo 2008-2010 è risultato in realtà in discesa, da 7,1 miliardi di euro del 2008 a 6,9 del 2010. In altre parole, evidenzia il Censis, a fronte di una crisi dei consumi, i beni contraffatti vedono il loro commercio ridursi, con variazioni percentuali più che proporzionali rispetto alle variazioni della spesa "legale".

Sentenza tribunale dell’Aquila: si dimette Luciano Maiani, presidente Commissioni Grandi rischi



da: la Repubblica

Grandi rischi, si è dimesso ufficio presidenza
Allarme Protezione civile: "Vicini a paralisi"
La decisione arriva il giorno dopo la sentenza del tribunale dell'Aquila che ha condannato sette membri dell'organismo. Il presidente Maiani: "Impossibile offrire pareri di alta consulenza scientifica allo Stato". Secondo il Dipartimento ora finirà per bloccarsi tutta l'attività di previsione e prevenzione

L'attività di previsione e prevenzione dei grandi rischi è a un passo dalla paralisi. La denuncia arriva dal Dipartimento della protezione civile dopo che il presidente della Commissione Grandi rischi, il fisico Luciamo Maiani, ha annunciato le sue dimissioni come conseguenza della sentenza del tribunale dell'Aquila 1. Si arriverà alla paralisi, nota il Dipartimento, "poiché è facile immaginare l'impatto di questa vicenda su tutti coloro che sono chiamati ad assumersi delle responsabilità in questi settori considerati i pilastri di una moderna Protezione civile".
Il rischio, si sottolinea ancora, "è che si regredisca a oltre vent'anni fa, quando la Protezione civile era solo soccorso e assistenza a emergenza avvenuta. Oppure che chi è incaricato di valutare finisca per alzare l'allerta al massimo livello ogni qualvolta i modelli previsionali forniscano scenari diversificati, generando una crescita esponenziale di allarmi che provocheranno assoluta sfiducia nei confronti di chi li emette o situazioni di panico diffuso tra la popolazione". "In entrambi i casi - prosegue la Protezione civile - le Istituzioni, primi fra tutti i sindaci, che per legge hanno l'obbligo di pianificare e prendere decisioni a tutela dei propri cittadini, lo dovranno fare senza il fondamentale supporto di coloro che fino a ieri, avendo le necessarie competenze ed esperienze, fornivano valutazioni e interpretazioni sui

mercoledì 11 aprile 2012

Tv, frequenze: cos’è il beauty contest



Che cos’è il beauty contest per le frequenze

Ieri, martedì 10 aprile, il ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera ha spiegato che il “beauty contest” per le nuove frequenze televisive sarà azzerato. L’annuncio arriva a meno di dieci giorni dalla fine della pausa di riflessione decisa dal governo, poco dopo il suo insediamento, per valutare la situazione e analizzare la decisione assunta dal precedente governo Berlusconi, orientato a dare gratuitamente i nuovi canali di trasmissione. I dettagli non sono ancora del tutto noti, ma Passera ha detto che il governo organizzerà una vendita pubblica delle frequenze, con concessioni che potranno anche avere diverse durate.

Che cos’è un “beauty contest”
In linea di massima, con beauty contest (che letteralmente significa “concorso di bellezza”) si intende un sistema utilizzato per dare determinate risorse a soggetti che le possono utilizzare nel miglior modo possibile, facendole quindi rendere al meglio dal punto di vista economico e finanziario. Di solito, la decisione su quali siano i soggetti più adatti viene assunta da una commissione che verifica le qualità di chi è in competizione, scegliendo infine i soggetti che rispondono di più alle caratteristiche desiderate da chi sta promuovendo l’operazione. In pratica, qui starebbe la presunta similitudine con un concorso di bellezza, la giuria sceglie il concorrente (o i concorrenti) che dimostra di avere le migliori caratteristiche per far rendere la risorsa che sarà conferita.
Salvo diverse indicazioni, il beauty contest è aperto a tutti coloro che vogliono partecipare, a patto che rispettino determinate caratteristiche necessarie per far parte del concorso. Il sistema, inoltre, è diverso dall’asta perché non prevede la vendita del bene a chi fa la migliore offerta senza prendere in considerazione le caratteristiche dell’offerente e il tipo della sua offerta.
Asta e beauty contest
Nel caso di un’asta, il governo ottiene informazioni di cui altrimenti non disporrebbe sulla disponibilità dei

giovedì 23 febbraio 2012

Media e politica: gli hacker oscurano il sito della Binetti e di Miss Padania



Anonymous oscura il sito della Binetti e di Miss Padania. E’ il “Fuck Politicians February”
Gli hacker chiedono l'abolizione del Porcellum e un parlamento senza "nani, ballerini e mafiosi". E attaccano il Carroccio perché "la Padania è una invenzione di marketing di Miglio prima e di Boss(ol)i poi"
  
Anonymous Italia colpisce ancora. Il gruppo di hacker oggi ha oscurato il sito della senatrice Paola Binetti e quello di Miss Padania, il concorso di bellezza della Lega Nord. E dalla homepage dell’onorevole Udc lancia il “Fuck Politicians February”, un mese attacchi in Rete per rivendicare il diritto di essere ascoltati dalla Casta.
“E il nostro modo per dirvi che ci avete rotto i coglioni”, scrivono online i pirati informatici, che in passato hanno preso di mira anche le pagine web di Maurizio Paniz e Raffaele Fitto. Poi proseguono descrivendo le ragioni della loro protesta. “Mentre il paese va a rotoli a discapito delle classi più svantaggiate voi continuate a perdere ottime occasioni per tacere – aggiungono -, per smetterla di rubare e per piantarla di farvi sempre e soltanto gli affari vostri”.
Il riferimento corre allo scandalo che ha travolto la Margherita e Luigi Lusi, l’ex tesoriere della Margherita indagato per appropriazione indebita aggravata in relazione all’ammanco di 13 milioni dai bilanci del partito. “Come potevano Rutelli/Bersani & Co non sapere nulla? Come fanno 13 milioni di soldi nostri

martedì 21 febbraio 2012

Canone Rai per PC, iPhone e videofonini



Canone RAI, interrogazione sui PC
Presentata un'interrogazione parlamentare. Quali dispositivi sono effettivamente obbligati al pagamento? Alle aziende è stato chiesto di pagare per i computer degli uffici

La bufera sul cosiddetto canone speciale della RAI è tornata ad imperversare tra le più svariate categorie professionali. I senatori Donatella Poretti e Marco Perduca hanno recentemente presentato il testo di un'interrogazione ai ministeri dello Sviluppo Economico e dell'Economia e finanze.

Bisogna davvero pagare il canone anche per i personal computer? Stando al testo dell'interrogazione, "a partire dal febbraio 2012, numerose aziende e uffici hanno ricevuto una missiva da parte della RAI in cui si richiede il pagamento del canone TV per la detenzione di uno o più apparecchi atti o adattabili alla ricezione di trasmissioni radiotelevisive al di fuori dell'ambito familiare, compresi computer collegati in rete (digital signage e similari), indipendentemente dall'uso al quale gli stessi vengono adibiti".

A partire dal marzo 2007, l'Associazione per i Diritti degli Utenti e Consumatori (ADUC) ha più volte interpellato gli organi competenti per sapere nello specifico quali apparecchi siano effettivamente soggetti al canone/tassa oltre il televisore. Le risposte ricevute nel corso degli anni sono state spesso "varie e contraddittorie".

"A tutti i titolari di un contratto di fornitura di elettricità, siano essi famiglie o pubblici esercizi o professionisti, verrà chiesto

giovedì 22 dicembre 2011

Musica in streaming: arriva Deezer ma c’è già (gratis) Grooveshark



Tutti i brani che vuoi, online, sempre e ovunque. Il mondo della musica online sta passando a una nuova fase, quella dello streaming.

Musica in streaming. Così come per i video di Youtube, Così come per i video di Youtube, l'ampiezza attuale della banda utilizzata dalla maggior parte degli utenti permette la fruizione in streaming di canzoni musicali ad alta qualità. Non sarà necessario scaricare completamente un brano nel proprio Pc per ascoltarlo: con lo streaming la musica viene scaricata e riprodotta nello stesso momento.

Arriva Deezer. Alcuni media hanno riportato la notizia dell'arrivo in Italia di Deezer, sito di streaming musicale on demand che dalle prossime ore sarà attivo anche in Italia con il suo catalogo di oltre tredici milioni di brani. Nato in Francia nel 2007, con i suoi 20 milioni di utenti vuole scardinare la regola base di molti dei suoi competitor, Itunes su tutti, ovvero

Il paese reale: vita da pendolari


Pendolaria 2011: nuovi tagli e ulteriori disagi sui treni dei cittadini

Tagli, inevitabili incertezze e aumento dei disagi per i cittadini. È estremamente negativo il quadro che emerge dal nuovo rapporto Pendolaria2011 di Legambiente sui treni per i pendolari. L'associazione ha organizzato (il 19 dicembre), una giornata di mobilitazione, con iniziative nelle principali città italiane, per chiedere più treni per i pendolari, nuove carrozze e migliori servizi.
Nell’ambito della campagna Pendolaria, Legambiente ha monitorato i tagli al servizio ferroviario e gli aumenti tariffari già realizzati in molte Regioni nel 2011, che appaiono assai rilevanti e che, in assenza di un nuovo intervento, si aggraveranno nei prossimi mesi.
Meno 20% in Veneto, meno 13% nelle Marche, meno 12% in Liguria, meno 10% in Abruzzo e Campania: questi sono soltanto alcuni numeri relativi ai tagli dei treni per i pendolari attuati nel 2011 nelle Regioni italiane malgrado l'aumento degli utenti (+ 7,8%) che hanno raggiunto quota 2 milioni e 830 mila. E nel 2012 la situazione non migliorerà, considerati i nuovi tagli previsti dalla manovra economica del Governo Monti.
“I tagli ai treni pendolari devono essere assolutamente fermati – ha affermato Edoardo Zanchini, vice presidente di Legambiente – non è possibile accettare che un servizio utilizzato ogni giorno da quasi 3 milioni di persone sia abbandonato al degrado e all’incuria. Chiediamo a Governo e Regioni di cambiare direzione e di guardare finalmente alle città come priorità per gli investimenti nelle infrastrutture, comprando treni e potenziando il servizio”.

Il paese reale: le corporazioni


da: la Repubblica

L’egoismo delle corporazioni
di Nadia Urbinati

Il Governo Monti è come altri governi in passato condannato a fare i conti con la più profonda anomalia italiana: uno stato di diritto moderno appoggiato su una società civile composita, in parte liberale e in parte strutturata per gilde di tipo feudale. La contraddizione è stridente ma diventa palese e pesante quando il Paese si trova a fronteggiare crisi di sistema, siano esse di tipo economico o politico; quando, in altre parole, la radicalità dei problemi richiede interventi che, se attuati, eroderebbero aggregazioni corporative e i privilegi di chi ne è parte.
Nell´emergenza del primo dopoguerra il liberalismo perse insieme allo stato di diritto, di fronte a una società civile che non riuscì ad assorbire la liberalizzazione economica e a uno stato refrattario rispetto alla democratizzazione. In quegli anni furono pensatori “radicali” come Piero Gobetti, Antonio Gramsci, Gaetano Salvemini e Luigi Einaudi a schierarsi contro il protezionismo e lo stato degli interessi corporativi, allora quelli agrari al Sud e al Centro, e quelli industriali al Nord: nel mezzo, una classe media che si assottigliava e che, prevedibilmente, si scagliò con i vicini di casa, gli operai sindacalizzati, i più vulnerabili e meno corporativi. A risolvere la contesa tra liberalismo e corporativismo fu, come sappiamo, il fascismo che ufficializzò la sconfitta del primo. Oggi, la storia sembra ripetersi (e c´è perfino chi vede nel duce un modello legittimato come “democrazia minore”).
Le corporazioni rappresentano una parcellizzazione egoistica della società e sono l´ostacolo peggiore alla solidarietà di cittadinanza, della quale c´è soprattutto bisogno nei casi di crisi come questo. Sono anche una palla al piede per una società che è strutturalmente volta al passato.

Il Buongiorno di Massimo Gramellini


da: La Stampa

Viva la coerenza

La crisi non esiste. La crisi esiste però non riguarda l’Italia, quindi nessuna manovra. Faremo la manovra, ce la chiede l’Europa, ma non metteremo le mani nelle tasche degli italiani. Le metteremo solo a chi guadagna oltre 75 mila euro. Cioè, oltre 150 mila. Gli anni della laurea non valgono più per il computo della pensione. Chi ha detto che non valgono più? Ma forse toglieremo la tredicesima agli statali. Calma, ho detto forse. I ticket del ristorante restano garantiti solo a chi lavora più di 8 ore. Non abbiamo intenzione di limitare i ticket. Piuttosto alzeremo la pensione a 65 anni dal 2027. Era già stata alzata? Ok, allora aboliremo i piccoli comuni, ma non le province. Aboliremo le province e ridurremo gli stipendi dei parlamentari immediatamente. Entro marzo una commissione proporrà di ridurre lo stipendio dei parlamentari.

Salve, siamo il nuovo governo. La crisi esiste, è sempre esistita, possibile che non ve ne siate accorti? Dovremo aumentare l’Irpef di 3 punti sopra i 75 mila euro. Ho detto 75 mila? Volevo dire 100 mila. Non toccheremo l’Irpef. Va riaperto il tema dell’energia nucleare, ma sia chiaro: non si riapre il tema dell’energia nucleare. Ridurremo i compensi dei politici. Non tocca al governo ridurre i compensi dei politici. Noi faremo subito le liberalizzazioni. Contiamo di fare presto le liberalizzazioni. Speriamo di fare un giorno le liberalizzazioni. Le frequenze tv all’asta? Non se n’è discusso. Metteremo all’asta le frequenze tv. L’articolo 18 non è intoccabile. Chi ha parlato di toccare l’articolo 18? Ah, bloccheremo le pensioni del ceto medio-basso. E quelle le blocchiamo davvero. E’ una questione di coerenza.

Bonsai di Sebastiano Messina

da: la Repubblica

Il conto dei senatori

 

Quando abbiamo letto che al ristorante del Senato le lamelle di spigola con radicchio e mandorle costavano tre euro e trentaquattro centesimi, ci siamo illusi che la giusta ondata di indignazione popolare avrebbe indotto i parlamentari a dare l’esempio, almeno al ristorante. Accettando – loro che guadagnano undicimila euro al mese – di pagare almeno lo stesso conto che pagano i semplici cittadini quando vanno a pranzo in trattoria. Non è andata così. Appena i prezzi sul menù sono cambiati, i senatori sono spariti. E ora sei camerieri, due cuochi e un banconista sono stati licenziati perché agli onorevoli senatori sborsare sei euro per un piatto di spaghetti è parsa, evidentemente, un’insopportabile esagerazione. Il conto, ancora una volta, lo fanno pagare a qualcun altro.

mercoledì 21 dicembre 2011

Il paese reale: dimessi dalle aziende, senza lavoro e senza pensione

Allora Fornero, che si fa per coloro che sono stati “convinti”, “invogliati” dalle aziende a togliersi dalle palle e, oggi, con la “riforma strutturale” del sistema pensionistico si trovano senza pensione.
Ce la vogliamo far scendere una lacrimuccia per questi, o no?


da: Il Fatto Quotidiano

Dimessi dall’azienda e ora senza pensione
Ecco le vittime della manovra
Sono stati incentivati a lasciare il lavoro, ma ora restano senza reddito. Il superscalone li costringe ad altri 5-6 anni di attività, ma un'entrata a fine mese non ce l'hanno più. Per esempio i 5000 ex dipendenti delle Poste sono finiti nel limbo

Una nuova polemica emerge dalle pieghe della riforma pensionistica. Stavolta riguarda i lavoratori “esodati” che qualcuno, addirittura, definisce “soprannumerari”, figli illegittimi di aziende fallite o che si sono licenziati in previsione della pensione a portata di mano nel 2012 o 2013. E che ora si trovano in una terra di nessuno, fuori dal lavoro e con la riva della pensione che si allontana di colpo aprendo la prospettiva a un vuoto di reddito spaventoso. In seguito alla riforma Monti-Fornero esistono in circolazione alcune decine di migliaia – stima sindacale – di lavoratori che prevedendo una pensione a portata di mano hanno accettato “esodi” volontari da parte di aziende in ristrutturazione oppure si sono licenziati con buonuscite commisurate agli anni mancanti alla pensione. Solo che adesso quest’ultima si è allontanata di 5 o 6 anni grazie al “superscalone Fornero”. I sindacati chiedono che per questi lavoratori valgano le vecchie regole ma non hanno ricevuto alcuna rassicurazione da parte dell’esecutivo che si è detto pronto a esaminare il dossier ma che non ha preso impegni.

IL CASO forse più eclatante riguarda le Poste, dove circa 5000 dipendenti (ma molti lavoratori parlano di 7000 unità) hanno concordato con l’Azienda un esodo incentivato e oggi sono a metà strada. Il sindacato ha chiesto un incontro urgente all’azienda che però non ha dato nessuna risposta. Sulla Rete si possono trovare testimonianze come questa: “Ho maturato ad oggi 39 anni e 2 mesi contributivi. Lavoro in Poste Italiane come dirigente d’ufficio. In aprile mi hanno proposto di farmi accompagnare alla pensione che maturavo a fine 2012. Ho iniziato a lavorare giovane, ho studiato e mi sono laureato mentre lavoravo e pagavo i contributi. Ora con la nuova normativa mi trovo senza stipendio e dovendo pagare i contributi per due anni. Poste dice che il firmato è consensuale e che continuare a lavorare è impossibile. Quindi dal primo gennaio 2012 sono a casa, accompagnato non al meritato riposo dopo quaranta anni di contribuzione, ma al patibolo”.

ECCO UN’ALTRA testimonianza: “Mi ritrovo il 31 gennaio 2012 con 57 anni di età e 35 anni di contributi. Dalla fine di dicembre 2011 entrerò in mobilità per 3 anni (azienda fallita). Alla fine della mobilità avrò 59 anni e 11 mesi con 38 anni di contributi. Se non viene modificata la legge ho due opzioni: la prima pagare i contributi volontari per 4 anni e 3 mesi oppure aspettare altri 6 o 7 anni per la pensione di vecchiaia. In entrambi i casi senza nessun reddito”. A volte le cose sono più complesse: “Sono uscita dalle Poste il 1 di luglio: mi hanno proposto di licenziarmi (dopo 35 anni e 6 mesi di lavoro, a 59 anni) in cambio dell’assunzione part-time di mia figlia. Ho accettato perché avevo la pensione a portata di mano ma ora con la riforma sono diventati 5 anni e mezzo!”.

A PARTE l’atipica procedura che seguono le Poste nelle assunzioni dei familiari, è evidente che la nuova norma provoca un impatto molto pesante su chi resta senza reddito. A essere subissato da queste lettere è soprattutto il Pd che aveva fatto precise promesse sulle pensioni di anzianità – “i 40 anni di contributi non si toccano” – ma che invece ha dovuto e voluto ingoiare diversi rospi e ora deve rendere conto. Ne è consapevole Cesare Damiano che proprio sugli “esodati” ha presentato l’ordine del giorno alla Camera, accolto dal governo, e che ora punta a risolvere questo problema insieme a quello dei lavoratori “precoci”, cioè lavoratori che hanno iniziato a lavorare davvero molto presto e che raggiungono i 42 anni di contributi prima dei 62 anni di età e quindi sono soggetti a “penalizzazione”. Gli occhi sono puntati sul “decreto milleproroghe”, quel provvedimento monstre con cui i vari governi hanno sempre ovviato a tutti gli errori o inadempienze prodotti dalle scadenze stabilite nelle varie leggi e non rispettate. “Il problema dei lavoratori precoci può trovare soluzione nel “milleproroghe – dice a Il Fatto Quotidiano l’ex ministro del Welfare Cesare Damiano (Pd) che assicura la presentazione dell’emendamento per cacellare la penalizzazione – per gli “esodati”, invece, vogliamo un intervento rapido del governo”. Ma Monti e Fornero sono d’accordo? Damiano afferma che la “disponibilità del governo sta nel fatto che ha accolto un ordine del giorno e che ora deve tradurre in una disposizione normativa”. Il ministro Elsa Fornero ha detto che studierà il dossier. Gli strasichi della sua riforma sono molto più difficili da gestire del previsto.