Pensieri su ciò che ci circonda. Media, politica, attualità, libri, film e quant’altro.
sabato 22 ottobre 2022
lunedì 23 maggio 2022
Sostieni Emergency: Mamadou, un viaggio lungo 6000 km per il suo cuore
C’è chi alza muri spinati, chi invece riesce a superare paralleli geografici.”
Andrea Bellardinelli, Coordinatore Programma Italia di EMERGENCY
Capitolo I – Potete aiutarmi?
“Mio nipote Mamadou vive in Guinea Conakry insieme al padre, mio fratello. Soffre di una malattia al cuore che, per la mancanza di medici e ospedali adeguati, là non può essere curata. Potete aiutarmi?”
Mamadou
Mentre mi racconta la situazione di suo nipote, mi viene subito in mente il nostro Centro Salam in Sudan, dove lavora Luca, coordinatore del Programma Regionale di pediatria e cardiochirurgia di EMERGENCY, che ha l’obiettivo di individuare e trasferire i pazienti che non risiedono in Sudan ma hanno bisogno di cure pediatriche e cardiochirurgiche, garantendo loro cure gratuite e di eccellenza”. La Guinea Conakry dista dal Sudan circa 6.000 km.
Capitolo II – Ancora un po’ di tempo
Per poter valutare la possibilità di prendere in carico il caso del piccolo Mamadou, i colleghi del Centro Salam hanno bisogno di visionare la documentazione medica del bambino. A febbraio 2018 ricontattiamo la famiglia tramite lo zio che abita a Napoli, e chiediamo che Mamadou ripeta l’esame ecocardiografico. L’esito di quel controllo ci fa rendere conto che è meglio aspettare: per sicurezza attenderemo che il peso del bambino raggiunga i 10 kg. Quando diamo la notizia allo zio, la sua delusione è evidente.
domenica 4 aprile 2021
Don Tonino Bello: Pasqua, festa dei macigni rotolati
tratto da 'Pietre di Scarto'
Vorrei che potessimo liberarci dai macigni che ci opprimono, ogni giorno: Pasqua è la festa dei macigni rotolati.
E' la festa del terremoto.
La mattina di Pasqua le donne, giunte nell'orto, videro il macigno rimosso dal sepolcro.
Ognuno
di noi ha il suo macigno. Una pietra enorme messa all'imboccatura dell'anima
che non lascia filtrare l'ossigeno, che opprime in una morsa di gelo; che
blocca ogni lama di luce, che impedisce la comunicazione con l'altro.
E' il macigno della solitudine, della miseria, della malattia, dell'odio, della
disperazione del peccato.
Siamo tombe alienate. Ognuno con il suo sigillo di morte.
Pasqua
allora, sia per tutti il rotolare del macigno, la fine degli incubi, l'inizio
della luce, la primavera di rapporti nuovi e se ognuno di noi, uscito dal suo
sepolcro, si adopererà per rimuovere il macigno del sepolcro accanto, si ripeterà
finalmente il miracolo che contrassegnò la resurrezione di Cristo.
domenica 21 marzo 2021
La rabbia e il disinteresse fanno rinunciare al voto un cittadino su tre
da: Domani – di Enzo Risso ricercatore
Alle prime elezioni della Camera nel 1948 l’astensione era al 7,8 per cento, nel 1953 è scesa addirittura al 6,2 A non votare sono soprattutto le donne, le persone fra i 30 e i 50 anni, i meridionali e chi vive nel nord ovest.
L’astensione ha una storia lunga e complessa nel nostro paese. Per oltre quarant’anni è stato è stato un elemento meramente fisiologico, mentre oggi è il primo partito nazionale, con dati che oscillano, nei sondaggi di questi primi mesi del 2021, tra il 38 e il 42 per cento.
La storia dell’astensione
Nel 1948, alle prime elezioni per la Camera dei deputati, la quota di astenuti era il 7,8 per cento. Nel 1953, sospinti dallo scontro sulla “legge truffa”, gli italiani si sono recati in massa alle urne e il non voto è sceso al 6,2 per cento. Nel 1976 in cui la partita elettorale è vissuta a sinistra nella speranza della spallata alla Democrazia cristiana e, sul fronte opposto, sotto l’egida dello spauracchio del sorpasso comunista, il numero dei non partecipanti al voto si assesta al 6,6 per cento. Sarà col 1979 che l’astensione inizia a far parlare di sé e sale al 9,4 per cento, per superare, negli anni del riflusso, la soglia del dieci per cento (11,2 per cento nel 1987).
Da quel momento il fenomeno astensionista inizia la sua accelerazione. Nel 1994, l’anno
martedì 9 febbraio 2021
Comune di Milano (via Larga): porta del bagno…
Sono andata all’Anagrafe in via Larga. Nell’attesa che arrivasse il mio turno mi sono recata in bagno.
Ecco a voi un’immagine della porta di uno
dei bagni che lo rende, di fatto, inutilizzabile. Da quanto tempo è in questo stato?
Altra domanda: ma a Palazzo Marino - dove
risiedono Sala e la sua giunta - le porte dei bagni sono nelle medesime condizioni? Perchè mi verrebbe da rispondermi: no...
mercoledì 3 settembre 2014
Musica digitale, copia privata: le strumentalizzazioni della Siae, alcune domande a Gino Paoli…
martedì 2 settembre 2014
Riforme costituzionali, Senato: ci voleva Renzi per realizzare il progetto del ventennio di Berlusconi
giovedì 13 dicembre 2012
Milano: all’Ortomercato comanda la ‘ndrangheta
mercoledì 24 ottobre 2012
Fisco: la contraffazione dei marchi sottrae 4,6 miliardi
Il rapporto, presentato ieri a Roma da Loredana Gulino, direttore generale della direzione generale Lotta alla contraffazione-Uibm, e da Giuseppe Roma, direttore generale del Censis, calcola in termini di produzione aggiuntiva un beneficio teorico di 13,7 miliardi, con conseguenti 5,5 miliardi di valore aggiunto. Non manca una stima più dettagliata degli impatti negativi sul Fisco. Al miliardo e settecento milioni di gettito tributario mancato in termini di domanda diretta, si sommano infatti 2,9 miliardi relativi alla produzione attivata, per un totale di 4,6 miliardi, «pari all'1,7% del totale del gettito dello Stato relativo alle imposte considerate nello studio» (Ires-Ire su reddito di impresa, Irap, Ire su redditi da lavoro dipendente, Iva sulla vendita, imposte indirette).
Tra gli aspetti più interessanti, emerge il trend parallelo con il mercato legale: il fatturato da contraffazione, che si potrebbe immaginare in crescita a causa della crisi, nel periodo 2008-2010 è risultato in realtà in discesa, da 7,1 miliardi di euro del 2008 a 6,9 del 2010. In altre parole, evidenzia il Censis, a fronte di una crisi dei consumi, i beni contraffatti vedono il loro commercio ridursi, con variazioni percentuali più che proporzionali rispetto alle variazioni della spesa "legale".
Sentenza tribunale dell’Aquila: si dimette Luciano Maiani, presidente Commissioni Grandi rischi
mercoledì 11 aprile 2012
Tv, frequenze: cos’è il beauty contest
giovedì 23 febbraio 2012
Media e politica: gli hacker oscurano il sito della Binetti e di Miss Padania
martedì 21 febbraio 2012
Canone Rai per PC, iPhone e videofonini
Bisogna davvero pagare il canone anche per i personal computer? Stando al testo dell'interrogazione, "a partire dal febbraio 2012, numerose aziende e uffici hanno ricevuto una missiva da parte della RAI in cui si richiede il pagamento del canone TV per la detenzione di uno o più apparecchi atti o adattabili alla ricezione di trasmissioni radiotelevisive al di fuori dell'ambito familiare, compresi computer collegati in rete (digital signage e similari), indipendentemente dall'uso al quale gli stessi vengono adibiti".
A partire dal marzo
giovedì 22 dicembre 2011
Musica in streaming: arriva Deezer ma c’è già (gratis) Grooveshark
Musica in streaming. Così come per i video di Youtube, Così come per i video di Youtube, l'ampiezza attuale della banda utilizzata dalla maggior parte degli utenti permette la fruizione in streaming di canzoni musicali ad alta qualità. Non sarà necessario scaricare completamente un brano nel proprio Pc per ascoltarlo: con lo streaming la musica viene scaricata e riprodotta nello stesso momento.
Arriva Deezer. Alcuni media hanno riportato la notizia dell'arrivo in Italia di Deezer, sito di streaming musicale on demand che dalle prossime ore sarà attivo anche in Italia con il suo catalogo di oltre tredici milioni di brani. Nato in Francia nel 2007, con i suoi 20 milioni di utenti vuole scardinare la regola base di molti dei suoi competitor, Itunes su tutti, ovvero
Il paese reale: vita da pendolari
Il paese reale: le corporazioni
Nell´emergenza del primo dopoguerra il liberalismo perse insieme allo stato di diritto, di fronte a una società civile che non riuscì ad assorbire la liberalizzazione economica e a uno stato refrattario rispetto alla democratizzazione. In quegli anni furono pensatori “radicali” come Piero Gobetti, Antonio Gramsci, Gaetano Salvemini e Luigi Einaudi a schierarsi contro il protezionismo e lo stato degli interessi corporativi, allora quelli agrari al Sud e al Centro, e quelli industriali al Nord: nel mezzo, una classe media che si assottigliava e che, prevedibilmente, si scagliò con i vicini di casa, gli operai sindacalizzati, i più vulnerabili e meno corporativi. A risolvere la contesa tra liberalismo e corporativismo fu, come sappiamo, il fascismo che ufficializzò la sconfitta del primo. Oggi, la storia sembra ripetersi (e c´è perfino chi vede nel duce un modello legittimato come “democrazia minore”).
Le corporazioni rappresentano una parcellizzazione egoistica della società e sono l´ostacolo peggiore alla solidarietà di cittadinanza, della quale c´è soprattutto bisogno nei casi di crisi come questo. Sono anche una palla al piede per una società che è strutturalmente volta al passato.
Il Buongiorno di Massimo Gramellini
Salve, siamo il nuovo governo. La crisi esiste, è sempre esistita, possibile che non ve ne siate accorti? Dovremo aumentare l’Irpef di 3 punti sopra i 75 mila euro. Ho detto 75 mila? Volevo dire 100 mila. Non toccheremo l’Irpef. Va riaperto il tema dell’energia nucleare, ma sia chiaro: non si riapre il tema dell’energia nucleare. Ridurremo i compensi dei politici. Non tocca al governo ridurre i compensi dei politici. Noi faremo subito le liberalizzazioni. Contiamo di fare presto le liberalizzazioni. Speriamo di fare un giorno le liberalizzazioni. Le frequenze tv all’asta? Non se n’è discusso. Metteremo all’asta le frequenze tv. L’articolo 18 non è intoccabile. Chi ha parlato di toccare l’articolo 18? Ah, bloccheremo le pensioni del ceto medio-basso. E quelle le blocchiamo davvero. E’ una questione di coerenza.
Bonsai di Sebastiano Messina
Il conto dei senatori
mercoledì 21 dicembre 2011
Il paese reale: dimessi dalle aziende, senza lavoro e senza pensione
Ce la vogliamo far scendere una lacrimuccia per questi, o no?
da: Il Fatto Quotidiano
Dimessi dall’azienda e ora senza pensione
Ecco le vittime della manovra
Sono stati incentivati a lasciare il lavoro, ma ora restano senza reddito. Il superscalone li costringe ad altri 5-6 anni di attività, ma un'entrata a fine mese non ce l'hanno più. Per esempio i 5000 ex dipendenti delle Poste sono finiti nel limbo
Una nuova polemica emerge dalle pieghe della riforma pensionistica. Stavolta riguarda i lavoratori “esodati” che qualcuno, addirittura, definisce “soprannumerari”, figli illegittimi di aziende fallite o che si sono licenziati in previsione della pensione a portata di mano nel 2012 o 2013. E che ora si trovano in una terra di nessuno, fuori dal lavoro e con la riva della pensione che si allontana di colpo aprendo la prospettiva a un vuoto di reddito spaventoso. In seguito alla riforma Monti-Fornero esistono in circolazione alcune decine di migliaia – stima sindacale – di lavoratori che prevedendo una pensione a portata di mano hanno accettato “esodi” volontari da parte di aziende in ristrutturazione oppure si sono licenziati con buonuscite commisurate agli anni mancanti alla pensione. Solo che adesso quest’ultima si è allontanata di 5 o 6 anni grazie al “superscalone Fornero”. I sindacati chiedono che per questi lavoratori valgano le vecchie regole ma non hanno ricevuto alcuna rassicurazione da parte dell’esecutivo che si è detto pronto a esaminare il dossier ma che non ha preso impegni.
IL CASO forse più eclatante riguarda le Poste, dove circa 5000 dipendenti (ma molti lavoratori parlano di 7000 unità) hanno concordato con l’Azienda un esodo incentivato e oggi sono a metà strada. Il sindacato ha chiesto un incontro urgente all’azienda che però non ha dato nessuna risposta. Sulla Rete si possono trovare testimonianze come questa: “Ho maturato ad oggi 39 anni e 2 mesi contributivi. Lavoro in Poste Italiane come dirigente d’ufficio. In aprile mi hanno proposto di farmi accompagnare alla pensione che maturavo a fine 2012. Ho iniziato a lavorare giovane, ho studiato e mi sono laureato mentre lavoravo e pagavo i contributi. Ora con la nuova normativa mi trovo senza stipendio e dovendo pagare i contributi per due anni. Poste dice che il firmato è consensuale e che continuare a lavorare è impossibile. Quindi dal primo gennaio 2012 sono a casa, accompagnato non al meritato riposo dopo quaranta anni di contribuzione, ma al patibolo”.
ECCO UN’ALTRA testimonianza: “Mi ritrovo il 31 gennaio 2012 con 57 anni di età e 35 anni di contributi. Dalla fine di dicembre 2011 entrerò in mobilità per 3 anni (azienda fallita). Alla fine della mobilità avrò 59 anni e 11 mesi con 38 anni di contributi. Se non viene modificata la legge ho due opzioni: la prima pagare i contributi volontari per 4 anni e 3 mesi oppure aspettare altri 6 o 7 anni per la pensione di vecchiaia. In entrambi i casi senza nessun reddito”. A volte le cose sono più complesse: “Sono uscita dalle Poste il 1 di luglio: mi hanno proposto di licenziarmi (dopo 35 anni e 6 mesi di lavoro, a 59 anni) in cambio dell’assunzione part-time di mia figlia. Ho accettato perché avevo la pensione a portata di mano ma ora con la riforma sono diventati 5 anni e mezzo!”.
A PARTE l’atipica procedura che seguono le Poste nelle assunzioni dei familiari, è evidente che la nuova norma provoca un impatto molto pesante su chi resta senza reddito. A essere subissato da queste lettere è soprattutto il Pd che aveva fatto precise promesse sulle pensioni di anzianità – “i 40 anni di contributi non si toccano” – ma che invece ha dovuto e voluto ingoiare diversi rospi e ora deve rendere conto. Ne è consapevole Cesare Damiano che proprio sugli “esodati” ha presentato l’ordine del giorno alla Camera, accolto dal governo, e che ora punta a risolvere questo problema insieme a quello dei lavoratori “precoci”, cioè lavoratori che hanno iniziato a lavorare davvero molto presto e che raggiungono i 42 anni di contributi prima dei 62 anni di età e quindi sono soggetti a “penalizzazione”. Gli occhi sono puntati sul “decreto milleproroghe”, quel provvedimento monstre con cui i vari governi hanno sempre ovviato a tutti gli errori o inadempienze prodotti dalle scadenze stabilite nelle varie leggi e non rispettate. “Il problema dei lavoratori precoci può trovare soluzione nel “milleproroghe – dice a Il Fatto Quotidiano l’ex ministro del Welfare Cesare Damiano (Pd) che assicura la presentazione dell’emendamento per cacellare la penalizzazione – per gli “esodati”, invece, vogliamo un intervento rapido del governo”. Ma Monti e Fornero sono d’accordo? Damiano afferma che la “disponibilità del governo sta nel fatto che ha accolto un ordine del giorno e che ora deve tradurre in una disposizione normativa”. Il ministro Elsa Fornero ha detto che studierà il dossier. Gli strasichi della sua riforma sono molto più difficili da gestire del previsto.




