Visualizzazione post con etichetta Attualità e Costume 2012. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Attualità e Costume 2012. Mostra tutti i post

venerdì 21 dicembre 2012

Ilvo Diamanti: “Anno 2012, la rivincita della vecchia televisione”


da: la Repubblica 

Anno 2012, la rivincita della vecchia televisione
La rinascita dei telegiornali. E la gara sul filo della notizia con l'informazione su internet. Il popolo televisivo nel sondaggio Demos-Coop sul gradimento dei media
di Ilvo Diamanti

IL 2012 è l'anno di Monti. Non solo dal punto di vista politico, ma anche dell'informazione. Del rapporto fra gli italiani e i media. L'intreccio fra Rai e Mediaset, quasi indissolubile al tempo del governo Berlusconi, si è allentato. RaiSet si è spezzata. Almeno, agli occhi degli italiani. È ciò che emerge dal sondaggio di Demos-Coop, per l'Osservatorio sull'informazione, pubblicato oggi. Lo dimostra, anzitutto, la fiducia nel Tg1, il notiziario "istituzionale". Durante la direzione di Augusto Minzolini aveva subito un pesante declino. Dal 2007 (quand'era direttore Gianni Riotta) al 2011, infatti, era collassata: dal 69 per cento al 50. Nell'ultimo anno è risalita al 56 per cento. Peraltro, il suo pubblico si è, politicamente, riavvicinato al Centro. Dopo essere scivolato fortemente a destra, negli ultimi anni. È interessante notare come gli altri tg cresciuti maggiormente, sotto il profilo della fiducia, nel corso del 2012, siano il Tg2 e, ancor più, il Tg4. Che, evidentemente, ha "beneficiato" dell'allontanamento di Emilio Fede: quasi 9 punti in più rispetto a un anno fa.

Tutti gli altri notiziari hanno mantenuto indici di fiducia analoghi a quelli degli anni precedenti. Con pochi scostamenti. Il Tg3 resta il più apprezzato (oltre 60 per cento di giudizi positivi). Seguito dagli altri tg della Rai e dal tg di La 7. Il notiziario che,

Alitalia a rischio crac



Allarme Alitalia, rischia il crac
La compagnia perde 630 mila euro al giorno. Ipotesi di vendita ad Air France o rinazionalizzazione.

Dopo quattro anni dal salvataggio targato Silvio Berlusconi con 3 miliardi di soldi pubblici, torna l'incubo crac per Alitalia.
I conti sono ancora in rosso: la compagnia perde 630mila euro al giorno. E la liquidità in cassa si è ridotta a 300 milioni dato che i 735 milioni di debito dei precedenti quattro anni hanno spazzato via il capitale.
RINAZIONALIZZAZIONE O VENDITA AD AIR FRANCE. Occorre, dunque, un rapido intervento per salvare l'azienda. Come evidenzia in una inchiesta approfondita La Repubblica, il prossimo 12 gennaio «gli azionisti, scaduto il vincolo del lock-up, potranno vendere le loro partecipazioni».
E a breve si deciderà il futuro della compagnia. Due sono le ipotesi più accreditate: la rinazionalizzazione, con Alitalia che passa nelle mani dello Stato, o la vendita scontata ad Air France che nel 2008 aveva messo sul piatto 2,4 miliardi per farsi carico della società.
OBIETTIVO UTILE OPERATIVO SPOSTATO AL 2014. In questi quattro anni la gestione è stata nel complesso fallimentare. Il piano d'azione per tenere in piedi la compagnia era stato ideato da Banca Intesa e dagli imprenditori guidati da Roberto Colaninno che programmava di arrivare all’utile operativo nel 2011. Per far quadrare i conti, si era pensato di «ridimensionare il network, ringiovanire la flotta e spostare l’hub a Roma».
Ci sono stati passi avanti, ma la maggior parte degli obiettivi non sono stati rispettati: quello di raggiungere l'utile operativo è stato spostato al 2014. Basti pensare che da gennaio a settembre, Alitalia ha perso 173 milioni, 150 in più del 2011.

Monte dei Paschi di Siena, salvataggio di “Stato”: Draghi stronca Monti e Grilli


da: Il Fatto Quotidiano

Salvataggio “di Stato” a Mps: Draghi stronca le scorciatoie di Monti e Grilli
In un parere datato 17 dicembre, giorno in cui la Ue ha dato il via libera condizionato all'erogazione di 3,9 miliardi di euro di aiuti di Stato alla banca senese, la Banca centrale europea esprimeva il suo dissenso alla formula allunga-debito proposta dalla politica e avallata dal governo
di Gaia Scacciavillani

Niente sconti. Mario Draghi stronca le scorciatoie del tandem Monti-Grilli sul salvataggio del Monte dei Paschi di Siena. E li bacchetta per non aver consultato la Bce prima di trasformarle in legge. In un parere datato 17 dicembre, giorno in cui la Ue ha dato il via libera condizionato all’erogazione di 3,9 miliardi di euro di aiuti di Stato alla banca senese, infatti, la Banca centrale europea esprimeva il suo dissenso alla formula allunga-debito proposta dalla politica e avallata dal governo. Quella, cioè, che prevedeva per Siena, in caso di più che probabile di mancanza di liquidità, la possibilità di pagare gli interessi sul prestito obbligazionario con nuovi titoli di debito, in alternativa all’assegnazione al Tesoro di azioni Mps. Sempre a carico dello Stato e con l’unico paletto che l’opzione sarebbe stata utilizzabile solo per gli interessi maturati nel 2012 e nel 2013, che secondo le stime ammontano a circa 550 milioni di euro.
Una somma non da poco, che porterebbe il totale del conto pubblico della gestione Mps diGiuseppe Mussari vicino a quota 4,45 miliardi di euro. Con un duplice effetto. Per il Tesoro la soluzione riduce al minimo i rischi di restare col cerino in mano

Il Buongiorno di Massimo Gramellini


da: La Stampa

Io sto con Platone

Secondo il vescovo di Senigallia monsignor Odo Fusi Pecci, il cattolico Vendola non è un vero cattolico ma un pervertito, perché le relazioni omosessuali sono contrarie al piano di Dio, che ci ha creati uomo e donna per mettere al mondo dei figli. Si potrebbe ribattere che con un piano simile avrebbero qualche problema anche i preti. Ma si avvicina il Natale e mi accontento di regalare idealmente al vescovo un testo anteriore e complementare ai Vangeli, il Simposio, scritto dal pensatore più spirituale di ogni epoca, Platone. Fra le tante cose, tutte mirabili, il filosofo greco racconta il mito dell’androgino. Gli esseri umani delle origini appartenevano a tre generi: il maschio, la femmina e l’androgino, provvisto di entrambi gli organi riproduttivi. Ma gli uomini fecero arrabbiare gli dei e Giove decise di punirli affettandoli in due. Da allora l’androgino vaga in cerca della sua metà di sesso opposto. E la stessa cosa fanno - con grande dispetto del monsignore - il maschio e la femmina dimezzati, che trovano pace solo nel riunirsi alla metà mancante e identica a loro. L’energia divina che muove la danza di tutte queste metà si chiama amore ed è uguale per tutti, etero e omosessuali. Le perversioni non sono dunque figlie dell’accetta di Giove, ma dei pensieri ossessivi di certi uomini, per lo più maschi e per lo più bigotti. 

P.S. Oltre che con Platone, in questi giorni di festa sto con un altro antico, Pannella, e con la sua battaglia di civiltà per un carcere che non ci faccia vergognare di essere maschi, femmine, androgini, come ci pare, ma umani.  

giovedì 20 dicembre 2012

Marco Travaglio: "La Costituzione, che ridere"


sottoscrivo quanto scritto da Marco Travaglio e anche questa "prassi" Napolitano-Monti rientrerà tra i miei ricordi al momento di decidere se votare e per chi. 


da: Il Fatto Quotidiano 

La Costituzione, che ridere
di Marco Travaglio

Bei tempi quando i governi cadevano in Parlamento, con un voto di sfiducia chiaro e limpido, così ciascun parlamentare ci metteva la faccia e i cittadini sapevano chi aveva votato come. Bei tempi quando chi voleva fare il presidente del Consiglio lo diceva apertamente, metteva insieme una coalizione di partiti che lo volevano al governo, e andava a cercarsi i voti (in Italia, non a Bruxelles) per verificare se i cittadini preferivano lui o magari un altro. Bei tempi insomma quando c’era ancora la Costituzione e l’Italia era una Repubblica parlamentare. Oggi, come scrive Marcello Pera su Libero (a questo siamo: a dar ragione a Pera), “la Costituzione è diventata un canovaccio per spettacoli comici”. Spettacoli eccellenti, come quello di Benigni.
Dove però la battuta più riuscita non era una delle solite su Berlusconi, ma un’altra: “Quando la Costituzione entrerà in vigore, sarà bellissimo”. Sarebbe bastato insistere sul punto e ci sarebbe stato da scompisciarsi. Se uno legge ciò che scrivono i costituenti sui poteri del capo dello Stato, del presidente del Consiglio e del Parlamento, e lo confronta con quel che fanno Napolitano e Monti, deve concludere che delle due l’una: o sbagliano Napolitano e Monti, o sbaglia la Costituzione. 

Disservizi subiti dai pendolari: interrogazione di Ennio Lannutti al Ministro delle infrastrutture e trasporti


da: Cadoinpiedi

Pendolari, la colpevole inerzia delle istituzioni
di Elio Lannutti
Sporcizia, ritardi cronici, sovraffollamento. Questi i disagi quotidianamente subiti dai pendolari e denunciati dall'Associazione Regionale Trasporti Milano-Coordinamento nazionale pendolari. Il Ministro ne è a conoscenza? Intende porvi rimedio?

 

Riporto anche qui il testo dell'interrogazione che ho rivolto al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti circa le numerose problematiche segnalate dall'Associazione Regionale Trasporti Milano-Coordinamento nazionale pendolari, nella quale chiedo quali iniziative il Ministro intenda assumere per tutelare i cittadini utenti ed evitare loro ulteriori disagi. 

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-08847
Atto n. 4-08847
Pubblicato il 11 dicembre 2012, nella seduta n. 852
LANNUTTI - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. 
Premesso che:

è giunta all'interrogante una segnalazione dei componenti dell'Associazione Regionale Trasporti Milano-Coordinamento nazionale pendolari (trasmessa in allegato alla presente interrogazione e che resta acquisita agli atti del Senato), nella quale si denuncia quanto segue: «Da diverso tempo noi viaggiatori

Banche e Comune di Milano: derivati, condannate le banche estere


da: Adnkronos

Derivati, condannate le banche estere per la truffa al Comune di Milano

Il giudice di Milano Oscar Magi ha condannato a una multa di un milione di euro ciascuna Deutsche Bank, Ubs, Jp Morgan e Depfa, le 4 banche imputate al processo sulla presunta truffa ai danni del Comune di Milano attraverso i contratti derivati. Il giudice ha stabilito inoltre una confisca di circa 88 milioni di euro per le quattro banche.
ll giudice milanese ha condannato 9 imputati nell'ambito del processo. Quattro invece le assoluzioni come chiesto dal pm Alfredo Robledo.
Le condanne, riguardano alcuni dei dipendenti ed ex dipendenti delle quattro banche. In particolare è stato condannato Antonio Creanza e Marco Santarcangelo, rispettivamente dipendenti di Jp Morgan e di Depfa, a 8 mesi e 15 giorni e a 90 euro di multa ciascuno, mentre per Tommaso Zibordi (Deutsche Bank) è stato condannato a 7 mesi e 15 giorni e 80 euro. Per Gaetano Bassolino (Ubs) la condanna è di 7 mesi e 70 euro, mentre per Carlo Arosio (Deutsche Bank), William Francis Marrone (Depfa), Fulvio Molvetti (Jp Morgan) e Matteo Stassano (Ubs) alla pena di 6 mesi e 15 giorni di reclusione e 60 euro di multa ciascuno. Alessandro Foti (Ubs), invece, è stato condannato a 6 mesi di reclusione e 50 euro di multa. Gli stessi imputati sono stati dichiarati "incapaci di contrattare con la Pubblica amministrazione per un anno".
"Deutsche bank rimane convinta di aver agito correttamente, come pure i suoi dipendenti. La banca intende, quindi, ricorrere in appello confidando in una risoluzione positiva del processo". E' questa la posizione ufficiale dell'istituto di credito dopo la sentenza di condanna emessa dal giudice di Milano Oscar Magi nell'ambito del processo sui derivati.

Il Buongiorno di Massimo Gramellini


da: La Stampa

Il Silvio show che sequestra la politica

I Maya avranno anche previsto la fine del mondo, ma nemmeno il messicano più visionario si sarebbe spinto a immaginare un 21.12.12 così svuotato di politica e così straripante di berluscaggini e giochetti di potere. Mentre gli italiani risparmiano sui regali e dirottano la tredicesima per pagare debiti e tasse, lo schermo irradia le immagini del Cavalier Ganassa concionante da tutti gli strapuntini di sua e nostra proprietà, intervallate da quelle di politici di destra e sinistra che escono a testa bassa da riunioni frenetiche, in cui l’unico argomento all’ordine del giorno è la loro sopravvivenza.  
I partiti si scompongono e si ricompongono, frantumandosi in decine di sottomarche dai nomi fantasiosi per garantire a decine di sottopancia un posto da condottiero. Il solo assillo è il posto in lista. La sola vergognosa certezza è che, nonostante le promesse di cambiamento e un anno di governo tecnico per mantenerle, si voterà ancora con il Porcellum per eleggere lo sproposito di mille parlamentari che continueranno a godere di privilegi incompatibili con le condizioni di vita delle persone comuni. 

Pur con tutti i loro limiti, l’azione di Monti e le primarie del Pd avevano avuto il merito di rimettere al centro del dibattito politico la realtà: il lavoro, la riforma dello Stato Sociale e il ricambio generazionale. Persino i litigi da talk show vertevano su temi terribilmente concreti, ancorché immateriali come lo spread. Ma è bastato che tornasse in scena Tu Sai Chi perché la situazione precipitasse di nuovo nel buco nero in cui da noi periodicamente scompaiono le cose serie. Berlusconi è un

Berlusconi: balle spaziali


da: Lettera 43

Tutte le sparate di Berlusconi
Dal no all'Imu alla riduzione della pressione fiscale. Il Cav in tivù rispolvera i cavalli di battaglia. Ma i dati lo smentiscono.


Sotto il generoso cerone e i capelli d’asfalto si intravede la solita anima del combattente che dà il meglio di sé in campagna elettorale. Ma il Berlusconi che si avvia a rincorrere per la sesta volta la poltrona da premier mostra di avere un po’ perso il contatto con la realtà.
Molti dei proclami snocciolati nelle sue ultime scorribande televisive, che potevano andare bene nel 1994, nel 2001 e magari ancora nel 2006, appaiono poco credibili nell’Italia del 2012 ferita dalla crisi. E sono facilmente confutabili richiamando i dati di fatto.
L’ospitata in casa D’Urso, domenica 16 dicembre, si è trasformata in un balcone di Piazza Venezia per l’ex capo del governo. Anche a Pomeriggio Cinque, però, il Cavaliere maramaldeggia senza ostacoli.
IL NIDO DI PORTA A PORTA. E la stessa Porta a Porta è una specie di piccola heimat per il patron Fininvest, un caldo nido domestico in cui risiedono le fondamenta mediatiche del suo potere affabulatorio.
Sotto l’albero di Natale di Vespa l’uomo di Arcore può sempre parlare a lungo, con poche interruzioni e senza colpi bassi da parte di alcuno. Peccato che un po’ in tutte le performance tivù si sprechino affermazioni campate in aria.

mercoledì 19 dicembre 2012

Web: una piattaforma monitora l’identità digitale


da: La Stampa

Quanto vali? Adesso te lo dice Internet
Arriva My-Reputation, piattaforma che monitora l’identità digitale: dai candidati politici agli aspiranti
manager, il sistema valuta lo «skill»
di Sandra Riccio

Ai tempi del web sociale, le nostre vite sono quasi tutte online, e potrebbero essere utilizzate contro di noi. Sono i risvolti dell’identità digitale, riflesso della vita reale. Per questo è importante curare la propria identità sul web, visto che non sempre c’è esatta corrispondenza tra l’online e il profilo reale.  

Tanto più che l’importanza di questo nostro particolare biglietto da visita è cresciuta sempre di più negli ultimi dieci anni. Secondo una recente ricerca Adecco, “il 49% dei recruiter valuta il candidato cercando informazioni online, e nel 27% dei casi lo elimina a causa di queste”. Significa che oggi il curriculum vitae è anacronistico, mandato in soffitta dalla rete e dai social network. Altri dati indicano in 14,3 milioni il flusso di persone che ogni giorno possono accedere alla identità digitale di ciascuno di noi. Vuol dire che bisogna avere cura del proprio profilo. Questo almeno è il messaggio che arriva da Reputation Manager, società che ha sviluppato My-Reputation, ovvero una piattaforma web gratuita, da oggi accessibile da tutti, che permette di controllare e gestire il proprio ecosistema informativo online sotto vari punti di vista: primo tra tutti l’identità. E’ così possibile calcolare il “My Reputation Score” di ciascuno, che riflette l’identità digitale nel suo complesso: qualitativo, informativo e relazionale. Il punteggio parte da 1 e arriva al massimo di 100. 

Giustizia (?): Lettere dalle carceri italiane


In Italia non esiste giustizia. Per questi motivi:
1. I processi hanno tempo lunghissimi;
2. La certezza delle pena è un concetto praticamente sconosciuto;
3. I detenuti sono mediamente trattati come bestie.
Ovviamente, il carcere non può e non dev’essere una suite ma neppure un postribolo dove si ammassano persone che vivono come in un letamaio.
4. I diritti delle vittime dei reati non sono rispettati; perché se non vi è certezza della pena si calpestano i diritti di coloro che hanno subito i reati. 




Lettere dalle carceri italiane 
di AA. VV. – il Manifesto

Un senso alla pena

Sono un detenuto del carcere di Opera, ma ho presentato la richiesta per essere trasferito a quello di Bollate dove mi piacerebbe continuare gli studi di scuola superiore che ho iniziato nel carcere di Ferrara, ma che ho dovuto interrompere quando sono stato trasferito. Potrei anche continuare il percorso terapeutico poiché sono un tossicodipendente “storico” e, essendo un allevatore e agricoltore, potrei anche accudire degli animali. Nel carcere di Ferrara avevo frequentato un corso di “Controllo dell’aggressività sulla popolazione detenuta” con l’ausilio di due pit bull, riuscendo a prendere anche l’attestato con esito positivo. Ma non credo che queste mie istanze verranno accettate, perché non ho finito l’osservazione con l’educatrice, che è però inesistente. (…) Quando stavo nel carcere di Ferrara nel 2008, ho percepito il sovraffollamento quando in una cella di 9 metri quadrati viene aggiunta una terza branda, di conseguenza in una sezione composta da 25 celle, sono recluse 75 persone, anziché le appena tollerabili 50. Conti alla mano, nel carcere di Ferrara anziché 260, eravamo 530: più del doppio. Per motivi di sicurezza, quindi, non si è più potuto usufruire della socialità alla sera e questo ha influito negativamente sulla mia salute tanto che da allora soffro di stati d’ansia e attacchi di panico, che tuttora curo con antidepressivi. Una volta che ci siamo trovati

martedì 18 dicembre 2012

Roberto Benigni e la Costituzione


da: La Stampa

Benigni: “La Carta è come Woodstock”
Due ore di diretta ed emozioni senza pubblicità: un piccolo grande miracolo di Natale
di Alessandra Comazzi


La potenza della comicità e anche della retorica, intesa come arte oratoria volta alla persuasione. E si può persuadere a rompere tutto oppure a costruire, a ricostruire, basandosi su solide basi. Laddove esse esistano. E in «La più bella del mondo», in diretta da Cinecittà su Raiuno, Roberto Benigni, con passione, forza, convinzione, ha ripercorso i dodici principi fondanti della nostra Costituzione. Ha usato parole enfatiche: meraviglioso, terribile, grandioso, memorabile, eccezionale. Ma doveva tenere sveglio il pubblico, doveva avvincerlo con temi cui non è abituato.  

Ha parlato di lavoro, religione, lingua, (battuta: la Repubblica tutela le minoranze linguistiche: hanno fatto un articolo tutto per Antonio Di Pietro), cultura, paesaggio. Ha difeso, con passione che avvinceva, la politica: «Non vi dico di rispettare la politica. Vi dico di amarla: perché è con la politica che si organizza la nostra vita sociale. Disprezzare la politica è come disprezzare noi stessi». Orgoglio italiano:

Ilvo Diamanti: “Il dilemma del professore”


da: la Repubblica

Il dilemma del Professore
di Ilvo Diamanti

La Seconda Repubblica è finita, ma non del tutto. Il leader che l'ha inventata e guidata, per quasi vent'anni, è ancora lì. Silvio Berlusconi. Non si decide a uscire di scena. Per il bene del Paese. E, in primo luogo, "per i miei interessi", come ha esplicitamente affermato negli scorsi giorni. Da ciò la difficoltà di costruire una democrazia "normale", fondata sull'alternanza possibile. 

Da ciò la difficoltà di Mario Monti, nella ricerca di un ruolo, dopo le prossime elezioni. Monti: vorrebbe continuare l'opera avviata un anno fa. Ma sulla base di un'investitura democratica e non aristocratica. Per volontà popolare e non del Presidente. Dopo una consultazione elettorale in Italia e non per scelta degli "altri". Su Monti, come si è visto anche nell'ultima settimana, "investono" i Popolari europei. La Merkel in testa. Ma anche il presidente francese, Hollande, socialista, ha espresso la sua stima verso il Professore.

I leader politici (oltre ai mercati) internazionali si chiedono perché mai gli italiani debbano esporsi al rischio di eleggere  -  democraticamente  -  un governo "populista". Oppure una maggioranza fragile, condizionata da forze politiche anti-europee. Com'è già avvenuto in passato. I leader e i mercati stranieri: si chiedono (talora apertamente) perché gli italiani debbano andare al voto, quando dispongono già di un premier "affidabile" (dal loro punto di vista). 

Milano, San Raffaele: rotta la trattativa, licenziamenti vicini



Milano - San Raffaele, si rompe la trattativa e i licenziamenti sono vicini

E' arrivato a un punto di svolta negativo la trattativa tra i sindacati e i dirigenti dell'ospedale San Raffaele di Milano e per questo i 244 licenziamenti che erano già stati prospettati sembrano essere più vicini. La vicenda dei lavoratori del San Raffaele, uno dei più prestigiosi ospedali italiani anche all'estero, sta tenendo in ansia ormai da mesi centinaia di dipendenti e le loro famiglie visto che l'unico modo che è stato prospettato dalla direzione per risolvere i gravi problemi di bilancio è quello di mettere in atto una drastica riduzione del personale, anche se più di una volta la Rsu ha chiesto all'amministratore delegato Nicola Bedin di poter vedere da vicino la situazione in modo tale da riuscire a capire se si potessero risollevare i conti attraverso altre misure diverse dai licenziamenti. Pochi giorni fa, però, sembrava essere davvero possibile ottenere un accordo che potesse soddisfare entrambe le parti proprio perchè si era parlato di una lieve riduzione dello stipendio a seconda delle categorie contrattuali da mettere in atto fino a che si fosse raggiunto l'obiettivo del risanamento dei conti, ma questa si è rivelata un'ipotesi non percorribile nei fatti proprio perchè è stata siglata una vera e propria rottura delle trattative che inevitabilmente rende più vicini i licenziamenti.
A questo punto il tempo per evitare la riduzione del personale, che potrebbe ripercuotersi in modo negativo anche sui servizi che vengono offerti dalla struttura, è sempre meno visto che sono ormai partiti i 30 giorni previsti dalla legge che regola il licenziamento collettivo durante i quali si svolgeranno i tavoli con gli enti locali, gli unici che potrebbero evitare una situazione destinata a finire in modo negativo. C'è infatti un punto che ha reso impossibile ogni accordo e su cui

Il Buongiorno di Massimo Gramellini


da: La Stampa

Il sorpasso

La lezione di educazione civica impartita in tv con la consueta leggerezza da Roberto Benigni ha emozionato e istruito un Paese di maleducati civici che confondono la politica con i maneggi dei politici e non hanno il senso dello Stato perché è lo Stato che fa loro senso. Invece le battute, attese e inevitabili, sul ritorno in campo di Berlusconi avevano un limite: facevano ridere meno di Berlusconi. Non che fossero brutte. Alcune erano davvero gustose: «Ha diviso l’Italia in due: metà contrari e metà disperati». Ma ormai nemmeno un premio Oscar può rivaleggiare con l’originale mentre, sprofondato nel salotto di una sua dépendance televisiva, giustifica le notti allegre di Arcore sciorinando una litania di disgrazie: mia mamma era morta, mia moglie mi aveva lasciato e io ero stanco, solo e abbandonato da tutti… Sembrava John Belushi in «Blues Brothers», quando per giustificarsi con la fidanzata mollata davanti all’altare tira in ballo qualsiasi cosa, persino l’invasione delle cavallette.  

Per la prima volta nella storia dai tempi di Nerone il politico ha sorpassato l’artista. Una parte di me, non ho ancora capito quale, prova una sorta di reverenza estatica nei confronti del talento impudente di quell’uomo. Ci prende in giro da vent’anni, però con un’inventiva e una compenetrazione nella parte che avevano soltanto le conferenze stampa giovanili di Maradona e i personaggi tragicomici di Vittorio Gassman. Solo che, a differenza degli attori, anche dei più grandi, Berlusconi non fa Berlusconi. Lo è. Peggio: crede fermamente di esserlo.   

lunedì 17 dicembre 2012

Il regalo di capodanno del leader “moderato” Mario Monti: Tares (nuova tassa comunale)



da: Il Fatto Quotidiano

Imu, arriva la mazzata di Capodanno: ecco Tares, la nuova tassa comunale
Dopo l'Imposta immobiliare propria, a gennaio si pagherà ancora per l'abitazione. Un altro balzello, la "tariffa comunale sui rifiuti e i servizi", sarà calcolata in base alla grandezza dell'immobile. Sostituisce Tarsu e Tia. E sarà molto salata
di Marco Palombi

Avete appena pagato il saldo Imu o state per farlo? Nonostante l’incasso dovrebbe ammontare a quasi tre miliardi più del previsto, non vi potete rilassare: dal 1 gennaio e per tutto il mese dovete pagare “la piccola Imu”, una nuova imposta comunale che debutta nel 2013, detta Tares, calcolata in base alla grandezza della casa (è solo la prima rata, le altre ad aprile, luglio e ottobre).
E’ la classica bomba ad orologeria: il governo Monti l’ha istituita con la manovra del dicembre 2011, ma entra in vigore con l’anno prossimo. Non c’è speranza di rinvii: alcune norme necessarie per la sua applicazione sono state inserite nella legge di stabilità. Si può già dare per certo che sarà l’ennesimo aumento di tasse, ma la faccenda va spiegata. La Tares (tariffa comunale sui rifiuti e i servizi) è una creatura bifida: da un lato sostituisce Tarsu e Tia, vale a dire le imposte sui rifiuti, dall’altro introduce un ulteriore balzello per pagare i “servizi indivisibili comunali” (illuminazione, anagrafe, verde pubblico, etc).
Partiamo dall’immondizia: per quei comuni che hanno istituito la Tia (la tariffa ambientale) gli aumenti dovrebbero essere pesanti, ma non enormi. Peccato che siano solo il 17% del totale: il resto (6.700 su circa 9.000) ha la vecchia Tarsu e per i cittadini saranno mazzate. E’ previsto, infatti, che la nuova Tares debba coprire l’intero costo del servizio. Facciamo un esempio. A Milano raccolta e smaltimento costano 271,5 milioni l’anno: nel 2011 il comune ha raccolto con la Tarsu 209 milioni, saliti a 257 con gli aumenti di quest’anno. Risultato: nel 2013 Pisapia dovrà alzare l’imposta per trovare altri 14 milioni. Nota bene: il resto dei comuni con la Tarsu sono messi mediamente assai peggio di Milano.
Finita? Macchè. Resta la parte sui servizi. Per quella si pagherà di sicuro 30 centesimi per ogni metro quadro calpestabile sull’80% di case, negozi e capannoni, ma potranno essere 40 se il comune riterrà che gli servono altri soldi. Sconti non ce ne saranno: quei soldi – un miliardo di euro il gettito previsto – il governo li ha già messi a bilancio e verranno automaticamente decurtati dai trasferimenti ai comuni per il 2013. In sostanza i sindaci stanno facendo da gabelliere per conto dello Stato. Nelle città, quasi tutte nel centronord, che hanno già fatto i conti, dicono che l’aumento medio per i comuni con la Tia sarà del 20% circa (a Firenze si parla di oltre 30 euro in più ad utente), per gli altri parecchio di più. Confcommercio ha calcolato che l’aggravio medio per gli esercizi commerciali sarà invece pari al 293%. Nei comuni, peraltro, ora è caos organizzativo: tra Imu, tagli e Tares, troppe sono le novità e le variabili per chiudere i bilanci di previsione entro fine mese e così – grazie ad un altro emendamento arrivato ieri – ai sindaci è stata concessa una proroga fino a giugno. Una buona notizia? Per ora le rate saranno parametrate sulla vecchia tassa, la mazzata arriverà tra luglio e ottobre.

Regione Lombardia: indagati 40 consiglieri Pdl e Lega per peculato



da: Il Fatto Quotidiano

Regione Lombardia, indagati 40 consiglieri Pdl e Lega per peculato
Cene di lusso, munizioni e pure 'Mignottocrazia',comprato da Nicole Minetti coi soldi pubblici. Oltre a lei, convocata dai pm il prossimo 19 dicembre, e decine di colleghi, finiscono sotto inchiesta anche i capigruppo Pdl e Lega. Tra i rimborsi anche 15mila euro di brioche e caffè e 27mila di noleggio auto e taxi. La Finanza acquisisce anche i documenti di Pd, Idv e Sel

La realtà supera la fantasia. 40 consiglieri al Pirellone nel mirino della Procura con l’accusa di peculato per avere pagato dalle munizioni alle cene di lusso coi soldi pubblici, tutti giustificati come “impegno istituzionale”. Importo stimato: 2 milioni di euro dal 2008 al 2012. Non solo. Oltre ai capigruppo Paolo Valentini del Pdl (“Spese nel pieno rispetto delle normative e dei budget regionali”) e Stefano Galli della Lega Nord, spunta tra gli indagati anche Nicole Minetti, già imputata nel processo sul caso Ruby con scontrini ‘sospetti’ per 27mila euro. Fra le altre cose, l’ex igienista dentale chiede (e ottiene) il rimborso di  ’Mignottocrazia‘, il libro del collega di partito Paolo Guzzanti che include un capitolo dedicato a lei. Ma c’è dell’altro. Nella lista compare anche un iPad. Forse lo usava in Consiglio regionale? Niente affatto, perché il Pirellone aveva già regalato a ciascun consigliere il tablet da centinaia di euro. Poi ci sono ristoranti alla moda, 400 euro per una cena al ristorante da Giannino e consumazioni per 832 euro al Principe di Savoia, di cui la Minetti dovrà rispondere davanti ai pm il 19 dicembre. E tra gli indagati finisce anche Renzo Bossi, il figlio del Senatur che avrebbe comprato videogiochi, sigarette e Red Bull. Secondo il legale del Trota Alessandro Diddi: ” Tutte le spese di Renzo Bossi sono documentalmente riferibili all’attivitàpolitica e non ve ne è alcuna che possa essere ricondotta ad esigenze personali”.

venerdì 14 dicembre 2012

Omicidio Anna Politkovskaya: condannato un complice ma sui mandanti è ancora mistero


da: Il Corriere della Sera

Omicidio Politkovskaya, condannato un complice ma sui mandanti è ancora mistero
di Riccardo Noury


Questa mattina un tribunale di Mosca ha condannato l’ex poliziotto Dmitry Pavlyuchenkov  a 11 anni (da cui occorrerà sottrarre i 15 mesi già trascorsi in carcere) per complicità nell’assassinio di Anna Politkovskaya, uccisa nella capitale russa la sera del 7 ottobre 2006
Dopo sei anni e un processo annullato, c’è dunque un verdetto in primo grado che individua un colpevole: non chi ha ordinato l’omicidio della scomoda giornalista della Novaya Gazeta, non chi le ha sparato, bensì chi ha passato l’arma del delitto al killer.
Ammesso che la sentenza contro Dmitry Pavlyuchenkov venga confermata in appello, restano dunque molte domande aperte sui moventi dell’omicidio.
Un processo a parte dovrà giudicare il ruolo di cinque altre persone gravitanti intorno agli ambienti ceceni, quegli ambienti che Anna Politkovskaya conosceva bene e su cui aveva indagato con passione e ostinazione, denunciando le violazioni dei diritti umani ai danni dei civili.
Lom-Ali Gaitukayev è accusato di aver organizzato l’omicidio e di aver ingaggiato per eseguirlo tre suoi familiari: i fratelli Rustam, Ibragim e Dzabrail Makhmudov e un altro ex poliziotto, Sergei Khadzhikurbanov. Uno dei Makhmudov, Rustam, è sospettato di essere stato l’esecutore materiale.
Si tratta del secondo procedimento nei confronti di questi sospetti. Il 19 febbraio 2009, i tre fratelli Makhmudov  erano stati assolti ma a seguito dei ricorsi della famiglia di Anna Politkovskaya e dalla stessa pubblica accusa, il verdetto era stato annullato.
Resta ancora in attesa la risposta alla domanda più importante: chi ha voluto la morte di Anna Politkovskaya?

Morte di Stefano Cucchi, perizia della Corte d’Assise: medici responsabili



da: La Stampa

“Cucchi morì per malnutrizione”
“I medici ne hanno causato il decesso”
La perizia della Corte d’assise: «ucciso da una sindrome sostenuta dalla mancanza (o grande carenza)
di alimenti e liquidi».

Stefano Cucchi morì per grave carenza di cibo e liquidi. Questa la conclusione dei periti incaricati dalla III Corte d’assise di Roma di accertare le cause della morte del geometra, morto una settimana dopo il suo arresto nel reparto detenuti dell’ospedale Pertini. Secondo i periti, «I medici del reparto di medicina protetta dell’ospedale Pertini, non trattando il paziente in maniera adeguata, ne hanno determinato il decesso».  

La perizia redatta dal gruppo di lavoro dell’Istituto Labanof di Milano è stata depositata oggi, una settimana prima della prossima udienza del processo che vede imputati sei medici, tre infermieri e tre agenti della polizia penitenziaria. «In definitiva -si legge nella perizia- la causa della morte, per univoco convergere e dei dati anamnestico-clinici e delle risultanze anatomopatologiche, va identificata in una sindrome da inanizione». «Con il termine di morte per inanizione - scrivono i periti - si indica una sindrome sostenuta da mancanza (o grande carenza) di alimenti e liquidi».  

I periti nelle conclusioni dei loro accertamenti sulla causa della morte di Stefano Cucchi spiegano che «il quadro traumatico osservato si accorda sia con un’aggressione, sia con una caduta accidentale, né vi sono elementi che facciano propendere per l’una piuttosto che per l’altra dinamica lesiva».