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venerdì 30 dicembre 2022

Covid, cinesi positivi: fatemi capire….



Ma se anche i cinesi o persone di altra nazionalità arrivati in Italia – o già presenti – ci contagiassero, che problema c’è?

Il Covid non è “poco più di un’influenza”? Così la pensano Meloni e compagni di merende e per parte degli italiani. Quindi….lasciamo pure che ci contagino.

Le mascherine non andavano abolite…Mantenerle è una misura logica, utile. Sui mezzi pubblici, nei locali chiusi, dove c’è affollamento, vanno usate. Questione di buon senso. Quello che manca a Meloni e a tutto il centro destra. 

Pensa un po’ se arrivasse una nuova ondata di “poco più di un’influenza”. Che fa la Meloni. Liberi tutti, vero?

mercoledì 28 dicembre 2022

Bollette, il governo consente ai fornitori di aumentare le tariffe a chi ha il contratto in scadenza. Ecco come difendersi

 


da: https://www.ilfattoquotidiano.it/ - di Elena Veronelli

Il decreto Milleproroghe proroga il divieto di modifiche unilaterali introdotto dal governo Draghi. Ma, in contrasto con un pronunciamento dell'Antitrust, stabilisce che le società possono "aggiornare le condizioni economiche contrattuali alla scadenza delle stesse". Agli utenti conviene dunque cercare un'offerta migliore utilizzando il Portale offerte dell’Autorità per l’Energia

Scende finalmente in campo il governo per cercare di mettere ordine al caos sulle variazioni unilaterali delle tariffe di luce e gas proposte dalle società ai propri utenti nonostante il divieto previsto dal decreto Aiuti bis. L’orientamento tuttavia non è affatto a favore dei consumatori, alcuni dei quali anzi potrebbero essere particolarmente danneggiati con bollette ancora più salate per far recuperare il perso alle società. Con un passaggio nel decreto Milleproroghe, approvato lo scorso 21 dicembre, l’esecutivo proroga il divieto di modifiche dal 30 aprile al 30 giugno 2023 ma chiarisce anche il punto più contestato dalle società. Stabilendo che il blocco non si applica ai contratti in scadenza. Agli utenti che fanno parte di quella platea conviene dunque cercare un’offerta migliore utilizzando il Portale offerte dell’Autorità per l’Energia.

Cosa dice il Milleproroghe – “Il primo periodo non si applica alle clausole contrattuali che consentono all’impresa fornitrice di energia elettrica e gas naturale di aggiornare le condizioni economiche contrattuali alla scadenza delle stesse, nel rispetto dei termini di preavviso contrattualmente previsti e fermo restando il diritto di recesso della controparte”,

La propensione a evadere degli autonomi sfiora il 70%: la relazione aggiornata sul sommerso peggiora le stime. Nonostante il calo (illusorio) dei valori assoluti

 


da: https://www.ilfattoquotidiano.it/ - di Chiara Brusini

Nell'anno dei lockdown si è registrato un record negativo per il valore assoluto di tasse e contributi sottratti all'erario: meno di 90 miliardi. Ma è un effetto ottico legato alla recessione. In realtà la tendenza a evadere (in rapporto al gettito potenziale) è aumentata per tutte le principali imposte. Da allarme rosso il dato sugli autonomi. E il "gap" dipende per la stragrande maggioranza da omesse dichiarazioni, non dai mancati versamenti di chi non riesce a pagare

Nel 2020 la crisi economica causata dal Covid ha ridotto, oltre al gettito fiscale entrato nelle casse dello Stato, anche la cifra sottratta all’erario da chi non paga il dovuto. Stando all’aggiornamento della Relazione 2022 su economia non osservata ed evasione fiscale, nell’anno dei lockdown tasse e contributi evasi si sono fermati a 89,8 miliardi contro i 99,6 del 2019 e gli oltre 102 del 2018: mai così poco. Ma le notizie positive finiscono qui. Perché le 15 pagine con le nuove stime della commissione di esperti presieduta da Alessandro Santoro, modificate alla luce degli ultimi dati Istat sul sommerso economico, dicono che la propensione a evadere dei lavoratori autonomi e delle imprese è aumentata notevolmente. Sono dati da allarme rosso, tanto più nei giorni in cui il Parlamento sta votando una manovra che prevede una dozzina di condoni – non solo per chi è in difficoltà economica, visto che non sono passati gli emendamenti ad hoc dell’opposizione – e allarga i confini della flat tax favorendo ulteriormente gli autonomi rispetto ai lavoratori dipendenti.

martedì 20 dicembre 2022

Colpo di spugna sui furbetti. Gli esperti: “Una scelta grave”

 


da: Il Fatto Quotidiano – di Carlo Di Foggia

Se alla fine verrà approvata (ma risulta già il parere positivo del governo), il condono penale voluto dal governo è un vero colpo di spugna.

Il nuovo articolo 49-bis inserito via emendamento prevede l’estinzione di alcuni reati per chi aderisce alla “pace fiscale”, cioè le dieci norme della manovra - dallo stralcio delle cartelle alla definizione delle liti tributarie – che disegnano già di loro un condono fiscale , visto che riducono le sanzioni ai minimi termini (quasi sempre poco più del 5%) e in un caso (liti tributarie) prevedono anche uno sconto sull’imposta dovuta.

La nuova norma voluta dal viceministro alla Giustizia Francesco Paolo Sisto, e avallata dal viceministro alle Finanze Maurizio Leo, va oltre: è una sanatoria di alcune fattispecie del testo unico dei reati tributari (dlgs 74 del 2000). Se alcuni - 10-bis (omesso versamento ritenute), 10-ter (omesso versamento IVA), 10-quater (indebita compensazione) - attengono alla riscossione, per i quali può avere un senso rinunciare al processo a fronte del pagamento del dovuto, il discorso cambia con gli articoli 4 e 5, cioè la dichiarazione infedele e l’omessa dichiarazione. Parliamo dell’evasione vera e propria e, nel secondo caso, dell’evasione totale, reato punito da 2 a 5 anni.

Governo Meloni, altra norma pro evasore fiscale: condono penale

 


E Giorgia era quella che aveva i “coglioni” e non cedeva ai ricatti di Berlusconi. Non gli ha concesso i ministri che voleva, gli sta concedendo – perché le condivide – tutte le norme che vuole. La Meloni avrebbe le palle? Sì, quelle sull’albero di Natale…

 

Scudo penale per gli evasori totali: il blitz di B. è riuscito

da: Il Fatto Quotidiano – di Giacomo Salvini 

 


Alla fine il blitz di Forza Italia è riuscito: il condono penale per alcuni reati tributari entra nella legge di Bilancio. Il colpo di spugna del governo sull’evasione è servito. E, a meno di stravolgimenti dell’ultima ora, diventerà legge. La norma, annunciata nei giorni scorsi dal viceministro della Giustizia di Forza Italia Francesco Paolo Sisto, e letta in anteprima dal Fatto, prevede uno scudo penale per i reati di omesso versamento, omessa dichiarazione e dichiarazione infedele. Ovvero, l’evasione fiscale vera e propria.

Per tutto il giorno, tra il ministero dell’Economia e quello della Giustizia, si sono susseguite riunioni tra Sisto, il relatore di Forza Italia, Roberto Pella, e il viceministro di Fratelli d’Italia, Maurizio Leo. Quest’ultimo ha dato una sponda politica alla richiesta dei berlusconiani di dare un colpo di spugna sui reati fiscali: l’idea era quella di un “perdono” fiscale anche penale per quei reati considerati “formali” che hanno una pena massima fino a tre-cinque anni. Un modo, è la tesi del governo, “per recuperare soldi”. Il principio è chiaro: il cittadino che evade non incorre in processi penali se restituisce tutto il dovuto. 

L’ipotesi era stata negata più volte dal ministero dell’Economia e da Giancarlo Giorgetti, che domenica sera in commissione Bilancio aveva detto: “Non ci saranno condoni”. Nel maxi-emendamento del governo, in effetti, la norma era stata stralciata. Ieri, però, su pressione di Forza Italia, è ricomparsa sotto forma di emendamento dei relatori: “L’accordo politico c’è” facevano sapere dopo pranzo fonti di maggioranza. Ma la trattativa è andata avanti per tutto il giorno con Giorgetti che ha fatto muro e Forza Italia che non mollava. Alla fine l’emendamento è stato presentato e, spiega chi segue il dossier, dovrebbe passare così com’è con il parere favorevole del governo. Nello specifico la norma, composta da tre commi, prevede l’estinzione del processo per i reati di omessa dichiarazione, omesso versamento, indebita compensazione e dichiarazione infedele. In cambio, però, il cittadino dovrà pagare tutto: in caso di rateizzazione il processo viene sospeso dopo la prima rata e si estingue una volta concluso il pagamento. E la prescrizione continuerà a correre. Una versione più hard rispetto a quella ipotizzata nel fine settimana.

Marco Travaglio: Intercetto La Qualunque

 


 

da: Il Fatto Quotidiano

In quella discarica che è ormai la Finanziaria, il governo ha infilato in extremis una riforma delle intercettazioni dei Servizi segreti, dirottandone il bilancio dalla Giustizia al Mef. Così può tagliare i fondi a quelle dei giudici e aumentarli a quelle degli 007.

Nordio l’aveva promesso: più “intercettazioni preventive, curate dalla polizia con l’avallo del magistrato, segretissime e solo spunto d’indagine”. Luigi Ferrarella ha già spiegato sul Corriere il danno per la privacy e le garanzie di noi cittadini: “Mentre le intercettazioni giudiziarie sono chieste da un pm su precisi parametri di legge, autorizzate dal controllo di un giudice e infine depositate tutte all’imputato per consentirgli di difendersi, le ‘preventive’ caldeggiate da Nordio (che non valgono nei processi, non sono menzionabili in atti, vengono distrutte, e restano dunque patrimonio conoscitivo della catena gerarchica della cerchia di “iniziati” a un formidabile serbatoio di potenziali ricatti) hanno due grosse differenze”. La prima è che le forze di polizia possono chiederle e ottenerle (dal Procuratore del distretto) un po’ per tutto: “quando siano necessarie per l’acquisizione di notizie” sulla “prevenzione” di certi delitti: come fa il pm, in tanta vaghezza, a dire no? La seconda è che le forze di polizia dipendono dal governo: a scegliere chi intercettare sono il premier di turno (Servizi), i ministri dell’Interno (Polizia), della Difesa (Carabinieri) e del Tesoro (Finanza).

Pos e commissioni: quali sono i veri costi per gli esercenti

 


 

da: https://www.corriere.it/ - di Milena Gabanelli e Francesco Tortora

Il Pos è diventato un problema. Chi lo avrebbe mai detto! Parliamo del dispositivo che permette di accettare pagamenti elettronici reso obbligatorio dal governo Monti nel 2012. Da allora la lamentela degli esercenti è sempre la stessa: commissioni troppo care! Ed era vero, soprattutto per i piccoli commercianti, ma negli ultimi 5 anni sono entrati nel mercato tanti nuovi operatori e i costi si sono più che dimezzati. Inoltre l’obbligatorietà non impone agli esercenti di accettare tutte le carte in circolazione, basta anche solo il bancomat, che ha le commissioni più basse, più una carta di credito. Allora vediamo i costi imposti dalla filiera di pagamento e quanto incidono sull’incasso di un piccolo esercente.

Chi si spartisce le commissioni

I pagamenti con moneta digitale sono un servizio e come tale hanno dei costi che l’intera filiera scarica sull’esercente. Ogni singola transazione viene spartita fra tre soggetti:

1) la banca che emette la carta di credito o di debito trattiene lo 0,2% per le transazioni con carta di debito o bancomat e lo 0,3% per quelle su carta di credito;

2) il circuito su cui si appoggia la carta (PagoBancomat, Maestro, Visa, MasterCard, American Express), cioè il gestore dell’infrastruttura che mette in comunicazione il Pos con la banca, si prende una commissione che va dallo 0,2% per la carta di debito o bancomat (in questo caso il circuito deve verificare che quei soldi sul conto ci siano e che non sia stato superato il plafond ) fino allo 0,5% per la carta di credito perché il circuito si assume il rischio che a tempo debito i soldi sul conto non ci siano;

martedì 13 dicembre 2022

Il governo di Giorgia Meloni: la prima donna presidente del consiglio che può superare i maschietti che l’hanno preceduta…

 

 


Da un lato mi dispiace che la Meloni stia confermando, in così breve tempo, ciò che temevo. Se, come dice un detto: il buongiorno si vede dal mattino, la Meloni ha cominciato benessimo. Come Berlusconi e Renzi. Cioè il peggio del peggio della politica italiana. Sinceramente, vorrei ricredermi, ogni tanto.

Dall’altro lato noto con piacere che avevo ragione di consigliare a Berlusconi (questo il post), anziché i capricci da vecchio puttaniere maschilista che si fa riprendere dalle telecamere con i suoi “appunti” su Giorgia, che doveva pazientare: la Meloni gli avrebbe dato quello che voleva. No. Non quella roba. Parlo di “norme sulla giustizia”. Siamo solo all’inizio, Silvio, vedrai che soddisfazioni ti darà la Meloni.

Sempre dall’altro lato, sono contenta che l’inizio del governo meloniano mi confermi ciò che penso da sempre della destra, centro-destra o destra-destra che sia: questo governo ha come essenza ideologica e pratica quella di favorire, consentire, tollerare, aumentare, l’evasione fiscale, garantire privilegi, aumentare le distanze sociali.

Se è questo ciò che vuole la maggioranza di chi ha votato – NON LA MAGGIORANZA

In Europa corrotti in manette, in Italia fuori dal carcere: nel pieno dello scandalo Qatargate il Senato vota per ridare i benefici ai colletti bianchi

 


da: https://www.ilfattoquotidiano.it/

Nelle stesse ore in cui vengono perquisiti gli uffici dei nostri eletti a Bruxelles, a palazzo Madama si vota sul cosiddetto "Decreto rave", che la maggioranza ha usato come grimaldello per fare un regalo ai detenuti per i reati contro la pubblica amministrazione: potranno tornare a ottenere i benefici penitenziari che ora gli sono preclusi dalla legge Spazzacorrotti, cioè ad avere la garanzia di non fare mai nemmeno un giorno di carcere, proprio come accadeva prima della Spazzacorrotti. L'esatto contrario del "giustizialismo in fase di esecuzione della pena" a cui la premier ha detto di ispirarsi

Mentre a Bruxelles i rappresentanti italiani finiscono in manette per uno scandalo di corruzione internazionale senza precedenti, in Italia il Senato vota per salvare i corrotti dal carcere. Nelle stesse ore in cui l’Eurocamera destituisce la sua vicepresidente e gli investigatori perquisiscono gli uffici dei nostri eletti per trovare tracce di mazzette dal Qatar, a palazzo Madama sono in corso le dichiarazioni di voto sul cosiddetto “Decreto rave“, il primo atto legislativo del governo di Giorgia Meloni. Che però, a dispetto del nome mediatico, non si occupa solo della contestata norma contro i raduni abusivi, ma di tanto altro, a partire dalla riforma dell’ergastolo ostativo (approvata in extremis per evitare il “colpo di spugna” della Corte costituzionale). Ed è proprio questa parte del provvedimento che la maggioranza, con l’aiuto di Italia viva, ha usato come grimaldello per fare un regalo ai detenuti per corruzione, concussione, peculato e

domenica 11 dicembre 2022

Manovra Meloni, altri “regalini fiscali”: torna lo sconto Renzi per le società immobiliari

 


da: Il Fatto Quotidiano – di Nicola Borzi

L’esecutivo ripropone norme uguali a quelle varate nel 2015 dal governo targato Pd

Le leggi, si dice, sono come le salsicce: meglio non sapere come vengono fatte. A volte pure perché, specie se si ripropongono a distanza di anni. Un esempio? Era l’autunno del 2015: a Palazzo Chigi regnava il segretario del Pd Matteo Renzi, il ministero delle Finanze del governo di centrosinistra era retto da Pier Carlo Padoan. La legge di stabilità e bilancio 2016, ai commi 56-62, varava un enorme, quadruplice regalo – pagato dai contribuenti – ai proprietari di società immobiliari: il regime agevolato per le cessioni e le assegnazioni di beni ai soci. Avanzamento rapido: siamo nell’autunno 2022, a Palazzo Chigi siede il presidente Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, ministro delle Finanze del governo di centrodestra è il leghista Giancarlo Giorgetti. La legge di bilancio 2023, all’articolo 25, cosa contiene? Facile, la fotocopia delle norme del 2016: lo stesso enorme regalo – pagato dai contribuenti, esattamente come sette anni fa – ai proprietari di società immobiliari sotto forma di regime agevolato per le cessioni e le assegnazioni di beni ai soci.

Senza scendere troppo nei tecnicismi, il governo Meloni vuole riproporre pari pari le regole introdotte dall’esecutivo Renzi per consentire ai soci di prendersi i patrimoni delle società con un fortissimo sconto fiscale. Immaginiamo che una famiglia più che benestante abbia conferito una quindicina di appartamenti in una società, sia essa in nome collettivo, in accomandita semplice, a responsabilità limitata, per azioni o in accomandita per azioni.

Evasori e ricchi: i miracolati della manovra

 


da: Il Fatto Quotidiano - di Patrizia De Rubertis

Anche se la premier Meloni continua a negarlo sono tanti i favori e i benefici previsti per quelli che, invece, non ne avrebbero proprio bisogno

La tregua fiscale, la flat tax, ma anche il “liberi tutti” per i fondi stranieri o una bella pacca sulle spalle d’incoraggiamento per chi investe nei fondi comuni. Nella prima legge di Bilancio di Giorgia Meloni, sono tanti i favori o gli sconti che compaiono per evasori e ricchi, vale a dire per quelli che non ne avrebbero così bisogno. Mentre i più bisognosi stanno vedendo sfumare il Reddito di cittadinanza o la riforma delle pensioni. Ma questi grandi aiuti previsti per il ceto alto e per chi fa di tutto per sfuggire al Fisco dimostrano anche come il governo sia alla disperata ricerca di risorse per coprire una manovra da 32 miliardi senza nessuno scostamento di bilancio. Eccone una incompleta rappresentazione.

Condono. 

Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, continua a negare sanatorie, perché tecnicamente non c’è un taglio dell’imposta. Difficile, però, non catalogare nei fatti questi aiuti così spinti come un condono. È il caso dello stralcio delle cartelle esattoriali sotto i mille euro affidate all’Agenzia delle Entrate dal 2000 al 2015. Rappresentano il 90% dei crediti dei Comuni, vale a dire multe, tasse sui rifiuti, Imu, ecc. Una misura che fa perdere gettito all’Erario e 300 milioni alle amministrazioni solo per le vecchie contravvenzioni stradali. Poi per le cartelle superiori a mille euro, affidate all’agente della riscossione entro il 2015, per le quali c’è una nuova rottamazione: si paga la somma originaria senza interessi, sanzioni e

Sacchi e valigie di contanti. Non solo Qatar, mazzette pure dal Marocco

 


da: Il Fatto Quotidiano – di Vincenzo Bisbiglia

C’è un uomo misterioso che irrompe nello scandalo corruzione al Parlamento europeo. Un géant, “gigante” in francese, come lo definiscono, intercettati, Antonio Panzeri e sua moglie Maria Dolores Colleoni. È lui ad aver messo la sua carta di credito a disposizione dell’ex europarlamentare dalemiano di S&D, permettendo a lui e alla sua famiglia vacanze natalizie da 100 mila euro e alloggi da 9 mila euro a persona in località esotiche.

Nuovi dettagli emergono dal mandato di cattura europeo eseguito dai Ccarabinieri di Bergamo su ordine della Procura di Bruxelles nei confronti di Colleoni e di Silvia Panzeri, figlia di Antonio, accusate di associazione a delinquere, corruzione e riciclaggio. L’arresto è stato convalidato e le due sono ora ai domiciliari.

Antonio Panzeri, ex presidente della sottocommissione Ue ai Diritti umani (2014- 2019) e patron dell’ong “Fight Impunity”, da venerdì è in stato di fermo a Bruxelles con la vicepresidente del Parlamento europeo, la greca Eva Kaili, il suo ex assistente Francesco Giorgi (compagno di Kaili), Luca Visentini, segretario generale della Ituc (International Trade Union Confederation), e il direttore della Ong No Peace Without Justice, Niccolò Figà Talamanca. Indagate in tutto 16 persone legate ai socialisti europei, accusate di essere il terminale politico di un’organizzazione di lobbying finanziata dal Qatar che metteva in campo azioni di brandwashing e di indirizzo dei provvedimenti nel Parlamento Ue, in particolare in relazione ai Mondiali di calcio. Nell’abitazione belga di Panzeri la polizia federale ha trovato 500 mila euro in contanti. L’ex deputato Ue ieri è stato sospeso da Articolo Uno.

mercoledì 7 dicembre 2022

La destra e Renzi si schierano con ladri di Stato e corrotti: per i colletti bianchi condannati tornano i benefici carcerari



da: https://www.ilfattoquotidiano.it/

In commissione al Senato è stato approvato l’emendamento di Forza Italia al decreto Rave che prevede la cancellazione dei reati contro la Pubblica Amministrazione dall’elenco di quelli ostativi, cioè quelli per i quali non sono previsti i benefici penitenziari. E il viceministro Sisto lo rivendica: "E' questo il nuovo corso". Italia Viva (Scalfarotto) vota con la destra. Ritirata la proposta di modifica sull'inappellabilità del pm dopo le assoluzioni

In commissione Giustizia del Senato, che sta esaminando il decreto anti-Rave, è stato appena approvato a maggioranza l’emendamento di Forza Italia, sottoscritto da Pierantonio Zanettin, che prevede la cancellazione dei reati contro la Pubblica Amministrazione dall’elenco di quelli ostativi, cioè quelli per i quali non sono previsti i benefici penitenziari (come l’assegnazione al lavoro esterno, i permessi premio e le misure alternative alla detenzione). Era stata la legge Spazzacorrotti, approvata dal governo Conte 1, a introdurre nella lista di reati anche delitti gravi da colletti bianchi come corruzione, concussione o peculato. A votare a favore dell’emendamento è stata la maggioranza di centrodestra, ma anche Italia Viva, rappresentata in commissione da Ivan Scalfarotto. Contrari i senatori di Pd, M5s e Misto.

Il viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto rivendica il risultato: “Le dichiarazioni programmatiche del ministro Nordio si dimostrano da subito capaci di offrire risultati. Il voto della Commissione Giustizia, che ha eliminato l’inaccettabile parificazione dei reati contro la

Sulla possibile scomparsa del Movimento Cinque Stelle di Giuseppe Conte

 

 

Il politologo Piero Ignazi ha scritto sul quotidiano Domani un articolo intitolato "I Cinque Stelle rischiano di sparire all'improvviso. Come l'Italia dei Valori" (post sotto).

Condivido un’osservazione sul M5S ma dissento sul Pd. Per me è e rimane il partito di morti viventi. In senso politico, ovviamente. Le “tradizioni ideologiche e politiche” che Ignazi gli attribuisce non sono servite né serviranno a una beata minchia per un’ accozzaglia di poltronisti politici completamente astrusi, avulsi, dal paese.

Trovo, inoltre, che un analista politico come Ignazi sia a dir poco “ingenuo” nel suo credere che il Pd possa riprendere la “fiaccola dell’opposizione”. Come può un partito lontano dal paese reale riprendere un posizionamento efficace e produttivo tra gli elettori se non ha come si usa dire adesso: visione. Secondo Ignazi non ce l’ha il M5S  - e qui, concordo – e ce l’avrebbe il PD? Cos’è, scherzi a parte?

Dissento sulla seguente affermazione relativa al M5S: “essendo  ormai  inutilizzabile  la polemica antipolitica”. La polemica può anche essere parcheggiata in questo momento, ma l’antipolitica non lo è. Esiste. Perché la politica che non sa governare, legiferare, individuare problemi e soluzioni è l’antipolitica. Non è il M5S l’antipolitica.

I Cinque stelle rischiano di sparire all’improvviso come l’Italia dei valori

 


da: Domani – di Piero Ignazi

Per alcuni anni, nel primo decennio di questo secolo, ebbe particolare  risalto  un partito poi  scomparso, l’Italia dei Valori (IdV), guidato da uno dei protagonisti dell’inchiesta  milanese  di  Mani pulite, Antonio Di Pietro. L’Idv si presentò  alle  urne  per  la  prima volta  nel  2001  sfiorando  il  4  per cento, risultato che confermò nel 2008 quando si presentò, nella sorpresa generale, insieme al Pd veltroniano;  e,  infine,  toccò  il  tetto delle sue fortune alle Europee del 2009 con l’8 per cento dei voti.

I successi di quegli anni, corroborati da alcuni exploit nelle elezioni amministrative (Leoluca Orlando a Palermo e Luigi de Magistris a Napoli)  proiettarono  il  partito nell’empireo dei partiti rilevanti. Il suo antiberlusconismo a tutto tondo e le filippiche contro la corruzione,  condite  da  un  linguaggio ruvido e senza sconti, creavano un certo disagio nel Pd perché risuonavano con i sentimenti di buona parte della sua base. E i commenti dell’epoca enfatizzavano l’affanno dei democratici di fronte alla tambureggiante polemica dipietrista. Poi l’Idv si avvitò in una politica di opposizione a testa bassa contro il governo Monti rompendo ogni legame, già sfilacciato  peraltro,  con  il  Pd  e  infine crollò in un battibaleno quando vennero lanciate accuse (poi rivelatesi infondate) sulla  malversazione di fondi pubblici e arricchimenti personali di Di Pietro.

L’alternativa

Sfide cambiate, i partiti ancora no. Per la politica di oggi e domani

 


da: https://www.avvenire.it/ - di Leonardo Becchetti

L’aggiornamento di visioni e di orizzonti di tutte le forze politiche è un’operazione importante e necessaria, perché il mondo di oggi ha poco a che vedere con quello di 20-30 anni fa e in pochissimi anni abbiamo assistito a straordinari rivolgimenti, crisi sistemiche e importanti progressi sul fronte delle tecnologie e delle scienze sociali. Per questo è essenziale che tale percorso, nel quale è oggi impegnato il Partito Democratico alle prese anche con la riscrittura del suo “manifesto” dei valori, non si riduca (come talvolta semplificato e volgarizzato nella comunicazione) ad una scelta di campo a favore o contro il mercato o tra liberismo o keynesismo dando a tutto un sapore da vecchi libri di scuola.

Le questioni sul tappeto sono infatti molto più complesse ed affascinanti e richiedono innanzitutto un’analisi accurata e puntuale di pregi e limiti del sistema economico globale che si possono riassumere in due questioni fondamentali. La prima è che un sistema costruito sui criteri di produttività ed efficienza (essenzialmente produrre più beni e servizi vendibili in minor tempo) ha avuto meriti straordinari nel favorire la crescita della popolazione, dell’aspettativa di vita e del benessere economico. Quel modello però oggi ci ha portato di fronte ai limiti fisici del pianeta e richiede una rapida conversione verso criteri di circolarità (capacità di creare valore economico con minor impatto possibile sull’ecosistema e sulle emissioni climalteranti).

Marco Travaglio: Mamma mia che impressione

  

 

da: Il Fatto Quotidiano

Lo spettacolo francamente indecoroso di un leader – uno a caso: Giuseppe Conte – fra la povera gente affamata dal governo fornisce al Commentatore Unico del Giornale Unico lo spunto per spiegare finalmente come si fa la vera opposizione.

1. “Conte è stato presidente del Consiglio e vederlo nella piazza di Scampia fa una certa impressione… Stride” (Minzolini, Giornale). Chi è stato premier deve reclutare mignotte nelle sue ville; frodare centinaia di milioni al fisco; incontrare agenti segreti negli autogrill; farsi pagare da tagliagole sauditi in cambio di lodi al loro Rinascimento. Così evita di fare una certa impressione e di stridere.

2. “A Scampia c’è il più alto tasso di fruitori del reddito di cittadinanza e il M5S ha avuto il 64% alle elezioni…” (Minzolini). Chi ha preso il Rdc ha votato Conte perché era l’unico a difenderlo, mentre gli altri volevano abolirlo (incluso Salvini che lo votò) o si erano opposti (incluso il Pd che ora lo difende): se l’avessero difeso tutti, i percettori avrebbero votato per tutti. In ogni caso, non si incontrano gli elettori dopo le elezioni: semmai prima, per chiedere i voti, poi si scappa per cinque anni.

giovedì 24 novembre 2022

Manovra di bilancio, Giorgia Meloni: paghi le tasse? Ho un messaggio per te….

 


Il condono fiscale – perché di questo si tratta, che ne dica la nervosetta Meloni – viene motivato dal fatto che il costo dell’attività di riscossione da parte dell’Agenzia delle Entrate sarebbe superiore all’introito.

Nessuno. Dicasi nessuno. Neppure Ernesto Maria Ruffini, direttore dell’Agenzia delle Entrate, che ci spieghi per quale motivo è complesso, costoso, riscuotere talunti crediti.

Nessuno. Dicasi nessuno. Neppure Ernesto Maria Ruffini, che ci spieghi quale soluzione, quali criteri, quali interventi adottare, per evitare, per eliminare una volta per tutte ciò che rende complesso, costoso, riscuotere certe tipologie di crediti.

Quindi. Si continuerà anche nei prossimi anni – certamente con i governi di destra-destra, di centro-destra, di destra-centro, con la “pace fiscale”.

Intanto, coloro che pagano le tasse, tra cui gli italiani che hanno difficoltà ad arrivare a fine mese con il loro reddito, continueranno a pagarle.  

Ma la nervosetta Giorgia Meloni ha un messaggio da comunicare a coloro che pagando le

Con la flat tax a 85mila euro i dipendenti pagano il triplo di tasse

 

 

Questa disparità di tassazione per cui a parità di reddito i lavoratori dipendenti pagherebbero il triplo delle tasse rispetto ai lavoratori autonomi è ANTICOSTITUZIONALE.

 


da: Domani - di Giuseppe Pisauro economista

Un lavoratore dipendente con 85mila euro di reddito paga un’aliquota superiore al 47 per cento: più di tre volte quella a cui è soggetto il professionista, che non versa niente agli enti locali.

A quanto pare la flat tax (nota anche come regime forfettario) per lavoratori autonomi e  professionisti  verrà estesa ai  soggetti  con  ricavi  fino a 85mila euro.

Lo schema, attualmente limitato entro la soglia di 65 mila euro, sostituisce Irpef e relative addizionali regionale e comunale con un’imposta proporzionale  del  15  per  cento. L’adesione  comporta  inoltre l’esenzione da Iva e Irap e, solo per i lavoratori autonomi, la  possibilità  di  uno  sconto del 35 per cento dei contributi Inps.

Dalle dichiarazioni dei redditi  2019  emerge  che  circa  un milione  e  mezzo  di  contribuenti  ha  aderito  al regime con soglia fissata a 65 mila euro,  più  del  doppio  dell’anno precedente  quando  la  soglia era 30 mila euro. L’ulteriore  estensione  implicherà  che  di  fatto  rientrerà nel regime forfettario la quasi totalità dei professionisti e larga parte dei lavoratori autonomi. Viene così a realizzarsi una separazione netta tra il regime fiscale  di  lavoratori  dipendenti e pensionati, da un lato, e lavoratori autonomi e professionisti, dall’altro.

sabato 12 novembre 2022

L’urgenza (elettorale) del governo Meloni: Tetto al contante a 5mila euro

 


da: Domani - di Giovanna Faggionato

Tetto al contante a 5mila euro: ecco l’urgenza del governo Meloni

L’esecutivo inserisce la misura nel decreto Aiuti quater, sulla carta destinato alla crisi energetica. E, beffa, la infila nella norma che incentiva i pagamenti elettronici e tracciabili.

Il primo a festeggiare è il leghista Alberto Bagnai.  Il  governo  Meloni  avrebbe dovuto  inserire  il rialzo  al  tetto  del contante nella legge di bilancio e invece lo ha fatto subito inserito come comma dell’articolo sei del decreto  Aiuti quater, cioè  il decreto tanto annunciato e tanto  atteso  perché  contenente  la  proroga delle misure per mitigare la crisi energetica  e i  rincari delle bollette.

Il forzista Giorgio Mulé solo poche settimane fa aveva dichiarato che il rialzo del tetto al contante sarebbe stato inserito in legge di  bilancio  e  che  questo  dimostrava come non fosse la priorità del governo, la priorità infatti erano le bollette.

Mulé è stato platealmente smentito. E Matteo Salvini ha cinguettato su Twitter che il decreto rappresenta «altri  passi  in  avanti, in coerenza col programma elettorale»,  elencando  come  primo passo proprio l’aumento al tetto del contante a 5mila euro.