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mercoledì 1 settembre 2021

Giuseppe Conte, il giudizio definitivo di Stefano Feltri...

 

 

Il giudizio di Stefano Feltri su Giuseppe Conte (post sotto) è secco, tranchant, definitivo. Non lascia spazio a possibili ripensamenti futuri.

Oddio...vale per i giornalisti, Stefano Feltri incluso, ciò che vale per i politici: mai dire mai.

Attualmente, su Giuseppe Conte non ho opinioni così definitive come le ha Feltri; penso che sia troppo presto per giudizi così netti e senza appello anche se, alcune sue uscite (non quella sui talebani che mi pare sia stata strumentalizzata) mi fanno pensare che Grillo non l'abbia fatta interamente fuori dal vaso.

Giuseppe Conte è considerato scarso (eufemismo) anche dalla stampa di centro-destra che non passa giorno senza riservargli righe su righe per affermare che è sostanzialmente un imbecille. Un eccesso di "attenzione" verso quello che si ritiene un incapace suona come dimostrazione di un timore. Il timore che possa comunque togliere voti al centro, prendere voti dall'astensionismo. Non sia mai che qualche lettore della propaganda di centro-destra (Il Giornale, Libero e Il Tempo) possa lasciarci catturare da Giuseppe Conte.

Tornando al giudizio di Stefano Feltri, ciò che Giuseppe Conte è chiamato a fare in questo momento è dare un peso al M5S nel governo Draghi. Già mi pare un'impresa non da poco. Certo. Per dare un peso devi avere idee, convinzione, capacità di mediazione,

martedì 30 marzo 2021

"La Lega e i clan di Latina"

 


da: Domani – di Giovanni Tizian e Nello Trocchia

Le feste per la campagna elettorale del sottosegretario Claudio Durigon pagate da Natan Altomare, in rapporti con i clan e oggi ai domiciliari per sequestro di persona. Ma anche i manifesti attaccati dai soldati della cosca Di Silvio per il delfini di Salvini nel 2016. I fedelissimi del leader negano, si difendono, ma i documenti confermano queste interferenze.

Clan, voti e potere. Sullo sfondo di questo intreccio troviamo i colonnelli del partito di Matteo Salvini nel Lazio. Su tutti il neo sottosegretario al Lavoro del governo Draghi, Claudio Durigon, il capogruppo in regione Angelo Tripodi e il deputato, delfino di Matteo, Francesco Zicchieri.

Tutti negano. C’è chi si difende accusando a sua volta i pentiti. C’è chi invece sostiene che non sapeva che i manifesti elettorali fossero finiti nelle auto dei clan. C’è chi non ricorda e non non sa. Tre politici che hanno il loro feudi elettorali tra Latina e provincia. A sud di Roma c’è una mafia feroce, controlla il territorio con la violenza, traffica droga, gestisce piazze di spaccio. Un’organizzazione talmente brutale e visibile impossibile da non percepire. Eppure la stessa organizzazione è ricercata da imprenditori e politici quando si tratta di iniziare una campagna elettorale senza esclusione di colpi.

Non è un romanzo, non è fiction, è la realtà descritta in migliaia di faldoni di inchieste

venerdì 5 febbraio 2021

Governo Draghi, c’è assembramento: anche M5S e Lega, gli "imbarazzi" spariscono per ovvi motivi....

 


C'è la coda per entrare nel governo Draghi. C'è assembramento.

Renzi e Berlusconi sono stati i primi a correre alla porta d'ingresso. Così i “centrini” detti anche cespugli. E, ovviamente, c’è il PD.

Ma anche Lega e M5S (con o senza Rousseau) stanno arrivando. I motivi sono chiari. Non ci sono dubbi e imbarazzi. Se tra le loro fila ci sono degli "imbarazzati", l'imbarazzo sparisce per due motivi. Per tre motivi, per quanto riguarda il M5S.

Primo motivo. Hanno pronta la frasetta: "lo facciamo per il bene del paese, prima viene l'interesse dei cittadini. Da scompisciarsi dal ridere. Se tenessero al bene dei cittadini avrebbero gestito il paese in maniera decente. Ma poiché - tranne poche eccezioni - da destra a sinistra, dal centro all'estremità, hanno il cervello piccolo e sono mediamente incapaci, sono stati - inevitabilmente - commissariati da Mattarella con la chiamata di Draghi.

Secondo motivo. Draghi spalerà il letame che la mediocre (sono generosa) classe politica ha sparso. Lungi da me sminuire o mancare di rispetto al ruolo di Draghi, ma lo sa anche lui: dovrà spalare e gettare le basi per una nuova casa. Farà il lavoro sporco. Altri arriveranno dopo di lui, entreranno nella nuova casa e diranno: "oh..non c’è più la puzza di prima, senti che buon odorino di lavanda”. Capito?

Chì è così pirla da non accodarsi a Draghi? Conviene a tutti. In primis al M5S.

Per i due suddetti motivi e per un terzo.

domenica 17 gennaio 2021

Mattia Feltri: Una splendida partita di rubamazzetto

 


da: https://www.huffingtonpost.it/

Le forze in campo sono disposte così: Matteo Renzi, che il 4 marzo 2018, giorno delle ultime elezioni politiche, era il segretario del Pd, e a causa del tracollo fu sostituito dal reggente Maurizio Martina (nel frattempo passato alla vicedirezione generale della Fao, evviva e auguri), a sua volta sostituto in piena funzione da Nicola Zingaretti, Matteo Renzi, dicevamo, è stato prima all’opposizione di Giuseppe Conte, poi ha fatto nascere il Conte bis, ma contemporaneamente ha lasciato il Pd per fondare Italia Viva e adesso prova a far cadere il Conte bis.

Nicola Zingaretti, inizialmente contrario al Conte bis, nel quale fu trascinato per la collottola da Renzi, ora non vuol far cadere il Conte bis, ma è probabile che si farà trascinare da Renzi per la collottola dentro una prossima eccitante avventura, magari con un nuovo premier, magari del Pd, senza nemmeno sporcarsi le mani.

Beppe Grillo, fondatore di un movimento col rifiuto di qualsiasi alleanza nella sua ragione sociale, nella natura stessa della sua esistenza, si è alleato con la Lega di Matteo Salvini, per poi mollarla e saltare con un oplà nelle braccia del Pd, il partito della mafia e di Bibbiano, a seconda delle requisitorie del giorno, e anzi con un oplà dentro le braccia dell’ultimo preclaro rigurgito della partitocrazia corrotta, secondo le geremiadi dell’onestà, ovvero Renzi, e adesso, dicevamo Beppe Grillo, condivide su Facebook l’appello all’orgia globale e istituzionale, tutti i partiti dentro a tenere Conte sul trono, chi ci sta ci sta, ’ndo cojo cojo, in nome di una purezza evoluta fino alle struggenti crode del più scatenato meretricio.

mercoledì 13 gennaio 2021

Per Salvini i social fanno censura, far rimuovere gli striscioni non lo era

 


da: https://www.glistatigenerali.com/ - Fabio Salamida

Utilizzare il termine “censura” per i blocchi e le limitazioni che i principali social network hanno imposto a Donald Trump è fuorviante: la censura la praticano gli Stati, non delle società private che offrono servizi gratuiti e con le attuali leggi possono disporre delle identità digitali degli utenti a loro piacimento, a cominciare dall’uso commerciale dei dati immessi sulle loro piattaforme. Se non paghi, il prodotto sei tu, spiega bene il bel documentario “The Social Dilemma” di Jeff Orlowsky: ne consegue che le “vite virtuali” dei politici, dei giornali, dei divi dello spettacolo, degli influencer e chi li segue, siano prodotti che muovono economia attraverso il traffico dati. Perché Facebook non è solo “A cosa stai pensando?”, sono 21,47 miliardi di dollari di fatturato nel 2020 con 7,85 miliardi di utile netto, 56.653 dipendenti e 1,82 miliardi di utenti attivi al giorno. Numeri assai più contenuti quelli di Twitter, ma parliamo sempre di 936 milioni di dollari nel solo quarto trimestre del 2020.

Tra i tanti che oggi si indignano per la tardiva sospensione dei profili dell’ormai ex presidente USA, sono in pochi a chiedersi quanti soldi perderanno le aziende Twitter e Facebook per il mancato traffico su quei post e su quei tweet, quanto il loro sostituirsi alle pubbliche autorità nel momento in cui il Trump in carne ed ossa, tramite la sua “vita virtuale”, è diventato un pericolo reale per gli Stati Uniti d’America a e per il mondo, gli sia costato in termini economici.

giovedì 12 novembre 2020

Marco Travaglio: United Leccons

 


da: Il Fatto Quotidiano

Il minimo che si possa fare leggendo le intercettazioni di Castellucci, Mion e degli altri magnager di casa Benetton intercettati dalla Procura di Genova, è vomitare. Ma stupirsi, per favore, no. Da ieri siamo inondati dai commenti indignati di politici, giornalisti e commentatori che fingono di meravigliarsi per le parole sprezzanti dei manager scelti dai Benetton per speculare a suon di dividendi miliardari su un bene pubblico (le autostrade), la sicurezza pubblica (le mancate manutenzioni dei viadotti) e l’incolumità pubblica (i cavi del Morandi “corrosi” e i pannelli “incollati col Vinavil”). Ecco: ce li risparmino. Oggi intitoliamo questa colonna come quella dell’agosto 2018 sul crollo del ponte Morandi, perchè ricordiamo benissimo cosa dicevano questi tartufi. Era già tutto chiaro e lampante allora, almeno per le responsabilità gestionali dei dirigenti scelti da Luciano, Gilberto & F.lli, noti imprenditori a pelo lungo passati dal tosare le pecore al tosare gli italiani. Ma quando il premier Conte e i suoi vice Di Maio e Salvini (che si sfilò un minuto dopo) promisero ai funerali di cacciare i Benetton da Aspi, furono investiti da una potenza di fuoco politico-mediatica mai vista prima, al grido di “no all’esproprio” e “aspettiamo la Cassazione”. Anche se il crollo del Morandi (43 morti) era il macabro replay della strage di Avellino del 2013 (40 morti).

Solo il Fatto e la Verità osarono mettere la parola “Benetton” in prima pagina. Quella del Corriere non citava né Atlantia, né Autostrade, né Benetton: in compenso

martedì 20 ottobre 2020

Covid a Milano, una buona notizia: abbiamo trovato il "vaccino"

 


La buona notizia è che a Milano è tornato l’anticorpo. Anzi. E’ arrivato l'efficace "vaccino" anti Covid-19.

Si chiama CAGARELLA. E' in distribuzione da ieri.

Con tutto il rispetto per gli italiani - tra cui ci metto la sottoscritta - responsabili, coscenziosi, attenti, che rispettano regole che si sono dimostrate essenziali per contenere, ridurre il virus in assenza di vaccini, un gran bel numero di italiani - inclusi i milanesi - non hanno uno spiccato senso del benessere comune, non sono portati a rispettare regole, limitazioni. C’è una sola cosa che li costringe - loro malgrado - a rispettare norme, regole anti-covid (alcune discutibili): la CAGARELLA.

Quindi: bentornata CAGARELLA a Milano!

Anche perché, si interviene su posti, orari, smartwotking e altro, ma non si fa nulla, ma proprio un organo sessuale di nulla per potenziare il trasporto pubblico.

Si sapeva che da settembre sarebbero aumentati gli utenti dei mezzi pubblici. Si poteva aggiungere qualche mezzo di trasporto, qualche conducente. Si potevano noleggiare i bus turistici che non lavorano da mesi. Nulla di tutto questo è stato fatto nella cosiddetta “unica città europea italiana”, vale a dire: Milano.

martedì 13 ottobre 2020

La Lega salviniana è prossima al capolinea? sintomi inequivocabili…


da: https://phastidio.net/ - Adotta un neurone

Sintomatologia di una televendita morente

Tutti gli inequivocabili sintomi che suggeriscono che la Lega salviniana si approssima al capolinea. Uno, in particolare, quello più grave ma non serio

Oggi vorrei perdere e farvi perdere un po’ di tempo con la nuova bollicina di fermentazione dello stagno italiano. In questo, arriverò non troppo buon ultimo rispetto ai maggiori e minori editorialisti e commentatori nostrani, ma cercherò di differenziarmi da loro per la chiave di lettura che attribuirò all’episodio analizzato. Di che parliamo? Ma della trasformazione della Lega Salvini in un partito liberale, di che altro? (sottofondo di risate da sitcom americana).

Tutto è cominciato dopo l’ultima sconfitta leghista all’ennesimo Giorno Farlocco del Giudizio delle elezioni regionali, da cui Salvini è uscito un filo pesto e concio ma sempre pronto a trovare giustificazioni e ipotizzare rivincite, parlando ad esempio del prossimo Giorno Farlocco del Giudizio, le elezioni amministrative della prossima primavera in alcune grandi città italiane. Yawn.

Dopo questa spiacevole (per i leghisti) parentesi, è tornata ad echeggiare la voce di Giancarlo Giorgetti, da sempre il moderato di rappresentanza, almeno secondo la stampa italiana. Giorgetti ha detto che serve un avvicinamento della Lega al Partito popolare europeo (ari-yawn), in buona sostanza suggerendo che l’estremismo non paga e che da qualche parte dovrebbe ancora esistere un elettore mediano. Ora, non è che questi concetti escano da qualche forma di intelligenza superiore, con tutto il rispetto per il senso comune di Giorgetti. Sono invece le assai precise spie della imminente crisi di una offerta politica che, come spesso accade in questo paese, è nata morta.

martedì 29 settembre 2020

Reddito di cittadinanza: un dovere, un diritto, ma così come congegnato favorisce i disonesti più che i poveri

 

 

Nel lontano 26 maggio 2018, dopo appena due mesi dalle elezioni politiche del 4 marzo 2018, pensavo e scrivevo in questo post quanto pensavo della flat tax e del reddito di cittadinanza. Sono stata anche profeta. Ma non era difficile.

“Quanto al reddito di cittadinanza:

1. contraria, fintanto che non ci saranno criteri e controlli che impediscano che i finti poveri possano usufruirne; in un paese di evasori fiscali, dove accanto a poveri reali ci sono i finti poveri che dichiarano redditi oscenamente bassi, dove nessun governo ha finora mai perseguito seriamente evasori ed elusori, il reddito di cittadinanza finirebbe nelle tasche sbagliate;

2. contraria, se pensata, realizzata, gestita, come una forma di assistenzialismo perché nel cosiddetto nostro bel paese c’è una buona quota di gente che non ha voglia di fare un cazzo, mentre altri lavorano, si sbattono ogni giorno e pagano le tasse per mantenere fancazzisti. Di Maio, Grillo & Casaleggio si leggano Muhammad Yunus;

3. contraria, se tale misura non sarà accompagnata da altre misure volte a creare

Reddito di cittadinanza sotto attacco

 

da: https://www.avvenire.it/ - di Francesco Riccardi

Ci sono le truffe, certo. Ci sono gli evasori totali, vero. E c’è chi se ne approfitta per non lavorare oppure farlo poco e ‘in nero’. Ma queste non sono novità prodotte dal Reddito di cittadinanza, come invece oggi si vuol far pensare per cancellare uno dei pochi strumenti – pur imperfetto – di welfare a favore dei più deboli.

I comportamenti opportunistici nel mercato del lavoro o quelli addirittura delinquenziali in campo economico ci sono sempre stati. Prima del Reddito di cittadinanza, una certa politica e professionisti compiacenti si inventavano la concessione di pensioni di invalidità a chi invalido non era. I sussidi di disoccupazione agricola a chi nei campi non ha mai messo manco uno stivale, sono una malapianta vecchia di decenni e non ancora estirpata. Di evasione fiscale, poi, l’Italia è malata cronica: chi stima 100, chi arriva a 150 miliardi di euro l’anno di soldi sottratti al fisco. L’economia sommersa, secondo l’Istat, supera il 12% del Pil e, tolte le attività propriamente criminali, assomma a 190 miliardi di euro, con il lavoro in nero che pesa per il 37%.

Cifre relative al 2018, prima dunque che venisse approvato il Reddito di cittadinanza. Eppure oggi la narrazione, in particolare di una parte della stampa espressione di certo mondo imprenditoriale, cerca di far passare il Reddito di cittadinanza come l’origine di tutte le malversazioni. Fino a ribaltare il quadro della realtà e delle responsabilità. Il lavoro ‘in nero’, infatti, sarebbe colpa di chi, per non perdere il Rdc che riceve, non vorrebbe più lavorare in regola. E non di imprenditori e professionisti che il ‘nero’ lo hanno sempre sfruttato,

martedì 22 settembre 2020

Antonio Padellaro: Elezioni 2020, ora il Capitano può ritirarsi in Val d’Aosta

 

da: https://www.ilfattoquotidiano.it/

Matteo Salvini voleva conquistare la Toscana cacciando la sinistra, ma la Toscana è rimasta saldamente alla sinistra. Esattamente come quando Matteo Salvini voleva surclassare la sinistra in Emilia-Romagna, e sappiamo come è andata a finire. Matteo Salvini voleva conquistare la Puglia, ma la Puglia è rimasta saldamente con Michele Emiliano.

Con queste elezioni Matteo Salvini voleva dare una spallata al governo Conte, ma il governo Conte esce da queste elezioni più saldo di prima. Matteo Salvini sperava che le sconfitte in Toscana e Puglia avrebbero messo in crisi nel Pd la segreteria di Nicola Zingaretti, ma le vittorie in Toscana e in Puglia hanno rinsaldato Nicola Zingaretti. Matteo Salvini che aveva detto Sì al taglio dei parlamentari aveva lasciato che il suo (ex?) braccio destro, Giancarlo Giorgetti, dicesse No nella speranza che si portasse dietro abbastanza leghisti per indebolire il Sì di Luigi Di Maio e dei 5stelle. Ma oggi Luigi Di Maio e i 5stelle possono esultare per una vittoria che ritengono essere, prima di tutto, la loro.

Matteo Salvini rivendica il boom di Luca Zaia nel Veneto, ma la lista personale di Luca Zaia ha ottenuto da sola il 47% dei voti mentre quella ufficiale della Lega di Matteo Salvini non arriva al 15%. Matteo Salvini si gloria per l’affermazione nella Marche del candidato della destra Francesco Acquaroli che tuttavia non è un leghista ma del partito di Giorgia Meloni. Matteo Salvini esulta per il successo di Giovanni Toti in Liguria, ma Giovanni Toti viene da Forza Italia.

domenica 23 agosto 2020

Marco Travaglio: Volta&Gabbana

da: Il Fatto Quotidiano

Collezionare ritagli di giornali è un hobby che consiglio a tutti: basta afferrare una cartellina a caso con quello che tizio diceva l’altroieri, confrontarlo con ciò che dice oggi e scompisciarsi. Un tempo il primato assoluto era dei politici, ora invece li scavalcano opinionisti, imprenditori e giuristi, oltre alle nuove star della virologia.

Il Cazzaro Verde non ci sta a farsi metter sotto, infatti il 10 marzo voleva “chiudere tutta l’Italia” e l’11 “tutta l’Europa”, massì abbondiamo: ora chiede “l’arresto di Conte, che chiuse l’Italia (l’Europa era troppo, ndr) contro il Comitato tecnico scientifico” (che era favorevole). Dinanzi alla crescita esponenziale dei contagi (mille al  giorno, soprattutto nella Lombardia modello che conta il 35,2% dei 15.089 casi attivi al 18 agosto), proclama: “Ora non c'è emergenza e chi dice il contrario, ovvero il governo, è in malafede e fa terrorismo per mantenere il potere” (veramente dicono il contrario i suoi presidenti regionali Zaia e Fontana, ma fa niente). E i giornalisti che pubblicano i dati che dicono l’esatto opposto lo fanno perché “il virus conviene: tenere in vita il virus in pieno agosto fa guadagnare soldi o fa guadagnare voti. Non si spiega altrimenti il coro quasi unanime di giornali e tv per creare un allarme che non c’è e parlare di emergenza in mancanza di emergenza”. Certo, come no.

Senz’offesa per Salvini, le sue scemenze non riescono a eguagliare quelle ripetute fino a

giovedì 9 luglio 2020

Nuovo ponte di Genova: se al governo ci fosse Salvini…



Che il nuovo ponte di Genova debba essere dato al concessionario attuale, cioè ASPI è inevitabile.

Ciò che invece non è inevitabile e quindi inconcepibile e inaccettabile è che, ad oggi, il governo Conte (di qualsiasi numero: 1 o 2 o altri a seguire) non abbia ancora deciso la revoca o il mantenimento delle concessioni ad ASPI dei Benetton.

Detto questo, se al governo ci fosse quel Salvini che oggi tuoneggia contro Conte, non cambierebbe nulla. La decisione su cosa fare con i Benetton vedrebbe una divisione tra M5S e Lega e, qualora la decisione venisse assunta, sarebbe favorevole ai Benetton che, guarda caso, sono tra i finanziatori della Lega.

Certo. E’ un’opinione. Una sensazione. Non è dimostrabile. Ma è decisamente ipotizzabile che con Salvini al governo la decisione sarebbe “viziata” dal suo interesse a “tenersi buoni” i Benetton. Non solo. La politica della Lega è sempre a favore di certo tipo di imprese e imprenditori. Qualsiasi cosa facciano. Dall’evasione fiscale al crollo dei ponti.

Purtroppo ci sono italiani che ancora credono alle balle dell’ex ministro degli interni del

domenica 5 luglio 2020

Tommaso Merlo: Il centrodestra a Piazza delle sedie vuote




Il popolo non si è presentato in piazza, in compenso c’erano delle gran sedie vuote. A furia di convocarli per niente, anche gli elettori di centrodestra han preferito godersi il solleone che ascoltare la solita minestra riscaldata.

L’Italia sta timidamente cercando di ripartire e c’è in giro poca voglia di vuota propaganda. Del resto il consenso del premier è ai massimi e le destre indicono manifestazioni prima ancora di andarci a parlare. A conferma della loro buonafede e voglia di cooperare. Un quadro desolante. Forza Italia ha un piede nella fossa come il suo padrone che anche questa volta non si è materializzato. A fare le sue feci Tajani che si è esibito in una penosa arringa anti-giudici anni Novanta. Pare che oltre alle firme per Berlusconi senatore a vita pensino già all’imbalsamazione della salma. Sono certi della beatificazione postuma e li stuzzica l’idea di recarsi in pellegrinaggio al mausoleo una volta completata la dipartita.

Che s’ha da fa’ pe’ campà. Ma i sovranisti neri de noialtri sono messi ancora peggio in questa coda di pandemia. I loro paladini sparsi per il mondo han fatto dei danni incalcolabili. I loro deliri nazionalistici si son rivelati delle barzellette. Le paure su cui lucravano son state spazzate via e se l’Italia ce la farà sarà grazie all’odiata Europa. Eppure a Piazza delle sedie vuote neanche un cenno. Solo minestra riscaldata.

giovedì 11 giugno 2020

Mancata zona rossa ad Alzano e Nembro: il “garantismo” di Salvini


Toh…mi ero persa il processo sulla mancata istituzione delle zone rosse di Alzano e Nembro, in bassa Valseriana. Non solo. Mi sono persa anche il processo d’Appello e la sentenza definitiva della Cassazione. Tre fasi di processo a...mia insaputa.

Mi sono accorta di essermi persa tre fasi di processo che durano anni e anni (strano...non mi era parso di essere così invecchiata..), quando ho letto il tweet del cialtrone Matteo Salvini: “Dopo tante menzogne e attacchi vergognosi, giustizia è fatta. Chi ha sbagliato deve pagare".

Se “giustizia è fatta” significa che sono state accertate le responsabilità penali e che Giuseppe Conte è stato condannato in via definitiva, cioè dopo la sentenza di terzo grado.

A quanto pare…pare invece che nulla mi sia sfuggito. Il processo non è neppure iniziato. Non sono stati ancora inviati gli avvisi di garanzia che, come il cialtrone Salvini dovrebbe sapere non sono comunque indicativi di colpevolezza.  

Il tweet di Salvini, che “confonde” l’essere chiamati nell’ambito di un’inchiesta con la sentenza definitiva di colpevolezza, dimostra che il cialtrone leader del Papeete di Salvini sa che tra i suoi elettori e fans in twitter c’è un bel numero di ignoranti.
Solo cialtroni ignoranti come lui possono pensare che “giustizia è fatta”.

Mentre aspettiamo che i giudici stabiliscano le responsabilità che a mio parere riguardano,

martedì 9 giugno 2020

Massimo Giletti, il candidato sindaco di Matteo Salvini per Torino

lunedì 4 maggio 2020

L’umile bilocale in cui vive il povero Salvini (e la realtà)


Uno spasso questo articolo. Meno spassosa è la continua dimostrazione di cialtroneria di Salvini.



Se proprio non riuscite ad addormentarvi e volete farvi leggere una favola, sentite quella del tizio che fa da anni un mestiere pagatissimo (anche se professionalmente non proprio specchiato) e però ci tiene a far sapere ai suoi fans che vive in un umile bilocale, mica come quelli di sinistra che hanno i villoni.


L’umile bilocale in cui vive il povero Salvini (e la realtà)
Il povero in questione è un certo Matteo Salvini, che certamente non è “un riccone, un milionario come quelli di sinistra che più si dicono compagni più hanno soldi sul conto corrente. Ho un bilocale, sono misero ma c’è tutto il necessario come tanti italiani. Se preferisci i milionari buon per loro, io mi accontento di quello che il buon Dio e la fortuna mi danno”.

Ora, come ha ricordato NonLeggerlo su Twitter, è buona cosa ricordare che Salvini ha fatto per 19 anni il consigliere comunale a Milano, ma si sa in quei casi lo stipendio non è un granché e fatica ad arrivare nei casi più importanti a duemila euro al mese. Nel frattempo il buon Matteo ha fatto anche per appena 11 anni l’europarlamentare. E quanto guadagna un europarlamentare?

La prima voce è quella dello stipendio per il ruolo ricoperto, che ammonta a 7.956,87 euro lordi al mese. Al netto, la cifra scende a 6.200,72 euro. La seconda voce è quella delle indennità per le spese generali, ovvero per la gestione ufficio, delle spese telefoniche e per il computer, che ammonta a 4.299 euro al mese. C’è poi l’indennità giornaliera, ovvero un gettone che viene dato per ogni presenza e che ammonta a 304 euro al giorno. Se un eurodeputato non partecipa ad almeno la metà

giovedì 30 aprile 2020

Giuseppe Conte, non è più tempo di errori. Non ci possiamo più permettere certi errori da chi governa.


Premessa: non sono tra coloro che vorrebbero un governo Salvini. Dio me ne scampi. Mi sono già dovuta sorbire Berlusconi, Renzi e il governo Conte 1 con Salvini premier di fatto. Ma agli occhi di parte degli italiani, certi errori, certi limiti del governo Conte renderanno credibili i cialtroni e i fanfaroni. Specie pericolose. Più del Covid-19.

E’ indubbio che Giuseppe Conte e il governo si trovano a gestire una situazione mai vista dal dopoguerra a oggi. Il Covid-19 ha colpito in maniera pesante il Nord Italia e ha messo in evidenza le differenze tra governi regionali. Il trio Fontana, Gallera e Fabrizio Sala è arrogante. Agisce e parla prevalentemente per contrastare ogni decisione governativa. Solita propaganda, a discapito degli interessi della collettività. Attilio Fontana, è il braccio armato di Salvini in caduta di consensi nei sondaggi.

A pagarne le spese della “contrapposizione” tra Conte e il governo della Regione Lombardia sono stati i cittadini di Alzano Lombardo e Nembro. La Regione Lombardia poteva dichiarare zona rossa la bassa Val Seriana ma non l’ha fatto. Giuseppe Conte ha temporeggiato per qualche giorno fino ad arrivare al decreto 11 marzo 2020 che chiudeva praticamente l’Italia. Anche se il virus probabilmente gira in Lombardia da gennaio, quei giorni di “attesa” e scaricabarile sono stati fatali per alcuni residenti di Alzano e Nembro.

Per quale motivo la Regione Lombardia non ha disposto la zona rossa. Perché la lobby degli imprenditori della zona premeva per non chiudere. Fontana non voleva prendersi l’onere di chiudere, di “scontentare” le imprese della zona, di perdere consenso elettorale.
Voleva che fosse Conte a dichiarare zona rossa la bassa Val Seriana. Se Conte non l’ha fatto, pensando appunto che Fontana stesse cercando di scaricare su di lui la decisione, è stato comunque irresponsabile come il governatore della Regione Lombardia. Se invece non l’ha fatto perché stavano predisponendo il lockdown dal 12 marzo è stato un errore. In buona fede, ma un errore.

Una situazione come quella di Alzano e Nembro non dovrà mai più verificarsi.

Ma veniamo agli altri errori, ai limiti, ai mancati interventi, che Giuseppe Conte non si può più permettere. Che noi italiani non ci possiamo permettere. Perché se mai ci fosse un tempo consentito per gli errori, il che a volte è inevitabile e comprensibile, questo è finito.