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giovedì 29 agosto 2024

Marco Travaglio: Labirintite da complotto

 

 


da: Il Fatto Quotidiano

Alessandro Ballusti non dava tante soddisfazioni da quando finì ai domiciliari in casa Santanchè per una delle sue leggendarie bufale e poi, siccome nessuno capiva (all’epoca) cos’avesse fatto di male la Santanchè per espiare una simile condanna per conto terzi, tentò la fuga sul pianerottolo e si beccò un processo per evasione in aggiunta a quello per diffamazione. Allora tentò il martirio: rifiutò di chiedere i servizi sociali per finire in galera e dimostrare che siamo il Paese del giustizialismo, ma non ci riuscì neppure impegnandosi allo spasimo e dimostrò che siamo il Paese di Pulcinella. Ora, dopo avere svelato una miriade di complotti contro B. (tutti falsi, tanto pagava B.), ne sfodera uno fresco fresco per indagare Arianna Meloni per colpire Giorgia Meloni per rovesciare il governo per favorire Renzi che al mercato Bin Salman comprò. Da quattro giorni farfuglia frasi prive di senso compiuto per dimostrare che è tutto vero in base a “riscontri” e “fonti autorevoli” su “indagini su Arianna” per traffico di influenze, anche se lui dice “di influenza” perché confonde il Codice penale col bugiardino dello Zerinol (a meno che Arianna, nel tempo libero, non spacci virus a borsanera).

Il guaio è che i complotti sono cose troppo serie per essere affidate a tipi come lui. A fine anno Crosetto lo bruciò sul tempo e denunciò un complotto autunno-inverno di fake news contro il governo. Sallusti, pensando di fare cosa gradita, sparò in prima pagina sul Giornale una fake news: “Inchiesta su Crosetto”. Crosetto, che evidentemente non ci teneva a

Marco Travaglio: Carletto mezzolitro



da: Il Fatto Quotidiano

Il Guardagingilli Carlo Nordio, per gli amici Mezzolitro, ce la mette tutta per dimostrare la tardività della sua legge sugli esami psicoattitudinali ai magistrati: infatti lo divenne persino lui. Ripete: “Ho fatto per 40 anni il pm”, senza offesa per quelli veri. Ora fra una sbornia e l’altra, fa pure il ministro della Giustizia. Un video lo immortala mentre trinca in masseria con Bruno Vespa e altri giureconsulti, con un tasso alcolemico che farebbe impazzire il palloncino e una lucidità che, al confronto, Biden è vigile. “Il vino – dice fiero – potrebbe essere un buon alibi per le eventuali sciocchezze che potessi dire”. Ma soprattutto per le schiforme che ha fatto e farà. Tipo quella che impone al giudice di avvisare cinque giorni prima chi vuole arrestare: così quello scappa o si nasconde, magari non sotto il letto come Bozzoli, sennò prima o poi lo beccano (ogni Paese ha i delinquenti e i ministri che merita).

Tra un bicchiere e uno shottino, Carletto Mezzolitro ripete i suoi classici: “Siamo tutti intercettati” e “Il vero mafioso non parla al telefono perché sa di essere intercettato”. E non s’accorge che si elidono a vicenda: se siamo tutti intercettati, lo è anche il falso mafioso e nessuno telefona più. Resta da spiegare perché Messina Denaro fosse sempre al telefono e sui social: non era un vero mafioso o non sapeva di esserlo? Siccome la doppia minchiata viene pronunciata a un’ora pericolosamente tarda della sera, il cosiddetto ministro precisa che lui beve per motivi strettamente storiografici: “Uno dei miei miti è Churchill, che beveva e fumava”. Quindi, se per diventare Churchill basta scolarsi tre fiaschi, non si capisce perché il ministro non sia Superciuk. Sfortuna che Nordio non s’ispira a Socrate, altrimenti a furia di cicute non l’avremmo più tra i piedi. E fortuna che non ama Baudelaire o Bob Marley, sennò governerebbe da San Patrignano.

giovedì 13 giugno 2024

Milano, Sala querela il giornalista Barbacetto

 


da: Il Fatto Quotidiano – di Davide Milosa

Delibera contro il cronista: Sala ora intimidisce

Surreale richiesta danni non al ‘Fatto’, ma al singolo autore degli articoli

Un atto che stupisce e inquieta quello deliberato dal sindaco di Milano Giuseppe Sala e dalla sua giunta nei confronti del giornalista del Fatto Quotidiano Gianni Barbacetto.

Potrebbe sembrare uno scherzo se non fosse tutto scritto in una delibera datata 6 giugno che approva “la citazione avanti al Tribunale civile di Milano per ottenere il risarcimento dei danni subiti dall ’Amministrazione Comunale in relazione alle affermazioni diffamatorie diffuse su social network, dal 15 marzo 2024”. Oggetto: la maxi-inchiesta della Procura sulla nuova speculazione edilizia che sta coinvolgendo funzionari dello stesso Comune, oltre a diversi costruttori.

È sotto gli occhi di ogni milanese lo strano fenomeno di grattacieli che nascono dove solo poco prima c’era un ca- pannone o una casa di ringhiera. È l’effetto magico della cosiddetta Scia (Segnalazione certificata di inizio attività) che tutto permette, superando piani attuativi e oneri di urbanizzazione. A Milano vincono i palazzinari a discapito dei cittadini che si ritrovano con meno servizi, come si legge nel decreto di sequestro del cantiere di via Lepontina.

venerdì 7 giugno 2024

Marco Travaglio: Enrico, perchè?

 


da: Il Fatto Quotidiano

Gli estimatori di Enrico Mentana (e noi fra questi: stimare non è condividere tutto) sono basiti per lo spettacolino inscenato mercoledì sera al posto del Tg La7: un monologo di Giorgia Meloni detta Giorgia intervallato da assist e battutine del conduttore a tre giorni dalle elezioni.

Il fatto che Mentana si giustificasse ogni due per tre spiegando che era tutto normale, un atto dovuto, nessun regalo, dimostra che era imbarazzato anche lui. E allora non si capisce perché si sia prestato a quello sketch imbarazzante, per lui e per la Meloni. Anche perché subito dopo, a Ottoemezzo, è tornata la normalità con Salvini bersagliato da Gruber e Giannini con domande vere e, quando mentiva, con contestazioni. A quel trattamento, detto anche giornalismo, si sono sottoposti tutti i leader (gli ultimi sono stati Calenda, Magi e ieri Conte) tranne Elly Schlein. E appunto la Meloni che, in modalità “io so’ io”, ha preteso e ottenuto il piedistallo del tg, sostituendolo quasi in toto. Invece tutti gli altri capipartito si sono messi in fila per le due prime serate elettorali di ieri e di oggi. Una violazione della par condicio ancor più smaccata di quella tentata da Meloni-Schlein chez Vespa e bloccata dall’Agcom.

giovedì 25 aprile 2024

La fine delle SIM per come le conosciamo

 


da: https://www.ilpost.it/

Negli anni sono diventate sempre più piccole e nel prossimo futuro è probabile che non si vedranno più perché sostituite da schede virtuali, con vantaggi e qualche limite

Nel 1991 le prime SIM card da inserire nei cellulari per poter telefonare erano grandi quanto una carta di credito. Nei successivi trent’anni le loro dimensioni si sono ridotte notevolmente, proprio come quelle dei cellulari, e oggi una SIM di formato “nano” è grande un quarantesimo della versione originale, tanto da non essere molto pratica da maneggiare e trasferire da uno smartphone all’altro. Le SIM non continueranno comunque a rimpicciolirsi perché stanno scomparendo, per come le conosciamo, lasciando il posto alle eSIM.

La e nella parola eSIM fa riferimento alla parola “embedded”, cioè “incorporata” in inglese, e dà bene l’idea della differenza rispetto alle classiche SIM. Invece di doverla inserire fisicamente all’interno del telefono dopo averla ricevuta da un operatore telefonico, una eSIM è costruita direttamente al suo interno e viene in un secondo momento impostata per collegarsi al proprio operatore. Non è una tecnologia recente: fu introdotta per la prima volta nel 2016, ma ha iniziato a diffondersi solo nell’ultimo periodo in seguito alla maggiore disponibilità di smartphone in grado di gestire il sistema e di operatori che la comprendono tra i loro servizi. Molti hanno imparato cos’è di recente, perché da qualche anno è una soluzione che si è diffusa molto per avere internet sul telefono quando si viaggia all’estero.

sabato 24 febbraio 2024

Marco Travaglio: L’Equivicino

 


da: Il Fatto Quotidiano

Ventun anni fa, al posto di Meloni e Salvini, litigavano Bossi e Fini perché quest’ultimo voleva dare il voto agli immigrati. Bruno Vespa invitò Fini a Porta a Porta, ma non Bossi, che protestò ma fu invitato due settimane dopo, quando ormai la polemica era evaporata. E La Padania domandò maliziosa: perché Vespa ha rinunciato a uno scontro fra i due ministri che gli avrebbe procurato, una volta tanto, un picco di ascolti? Lo sventurato rispose: “Non volevo compromettere la stabilità del governo”. Come se fosse un problema suo. 

Nel 1972, al posto di Bernstein e Woodward imbeccati da Gola Profonda sul Watergate, Vespa si sarebbe mangiato le carte per non compromettere la stabilità di Nixon. Ma è fatto così: crede che il giornalista sia una via di mezzo fra il manutentore e l’estintore. Che le uniche fonti attendibili siano quelle ufficiali (infatti nel 1969 annunciò alla Nazione che “il colpevole della strage di piazza Fontana è Pietro Valpreda”, poi totalmente scagionato; e nel 1980, subito dopo la strage di Bologna, ipotizzò un’esplosione delle cucine di un ristorante vicino alla stazione). E che l’imparzialità sia leccare tutti i potenti, di destra e di sinistra, con lo stesso trasporto. Come disse Gian Antonio Stella, “si crede equidistante, invece è equivicino”. Marcelle Padovani del Nouvel Observateur confessò di non trovare le parole per spiegare ai francesi cosa sia Porta a Porta. E il Financial Times, dopo la sceneggiata del Contratto con gli Italiani di B., scrisse inorridito: “In alcuni Paesi i politici in tv subiscono un giornalismo ‘da mastini’, interviste sospettose e indagatorie poco rispettose, che alla lunga corrodono la fiducia dell’elettorato nei leader eletti. Ma lo show Porta a Porta va decisamente in un’altra direzione. Praticamente è uno spot elettorale di 90 minuti su un canale della tv di Stato”.

lunedì 15 gennaio 2024

Chiara Ferragni e Giovanna Pedretti: il conflitto di classe è anche sui social

 


 

da: https://www.lettera43.it/ - di Paolo Madron

I 400 COLPI. Se l'influencer accusata di truffa ha tutti i mezzi per difendersi, la titolare di un'anonima pizzeria del Lodigiano si è trovata a dover gestire da sola il contraccolpo di un post montato ad arte per incrementare gli affari. Una vergogna alla quale probabilmente non ha retto. Un po’ di attenzione quando si prende di mira qualcuno, magari soppesando bene la caratura dei bersagli, non guasterebbe.

Conflitti di classe sui social. Chiara Ferragni, il cui impero rischia di sgretolarsi sotto le accuse di falsa beneficenza, sa come difendersi. Soprattutto ha i mezzi per farlo. Può assoldare una task force con i migliori avvocati e comunicatori, e anche un manager di peso che la aiuti a mettere ordine tra le sue attività cresciute forse troppo in fretta. Invece Giovanna Pedretti, titolare di una anonima pizzeria a Sant’Angelo Lodigiano, si è trovata da sola a gestire il contraccolpo di un gesto montato ad arte per attirare sul suo locale l’attenzione e il plauso dei buoni. Si è finta un cliente che recensendo la serata si era detto infastidito per avere cenato con dei gay e dei disabili vicini di tavolo. Presunto escamotage per consentirle di rispondere che per lei l’inclusività è sempre stata vanto e prerogativa. Presto sgamata da giornali e social, Pedretti si è tolta la vita, probabilmente incapace di reggere alla vergogna procuratale dalla sua improvvida e per certi aspetti ingenua iniziativa.

venerdì 22 dicembre 2023

Fedez & Ferragni, la beneficienza è anche smettere di pontificare

 


da: https://www.famigliacristiana.it/ - di Luciano Regolo

La nota influencer annuncia in gramaglie di essersi pentita per il caso del pandoro Balocco e regala un milione all'ospedale per bambini Regina Margherita. Ma ci sono importanti domande da porsi su questo apparente lieto fine

Ci risiamo: tutta l’Italia parla di loro, Chiara Ferragni e il consorte Fedez, che vista la gran ribalta mediatica accesasi sulla sua dolce metà, ha pensato bene (?) di ficcarsi nel “piatto ricco”, alzando il tiro e rivolgendosi addirittura alla Presidente del Consiglio, che, dal palco di Atreju, si era lanciata (pure lei, come fosse un affare di Stato) in un riferimento sul caso pandoro Balocco Pink Christmas urlando alla sua maniera che i modelli da seguire: «Non possono essere gli influencer che fanno soldi a palate». Nella logorroica replica via social Fedez ha ricordato alla Meloni di non aver proferito parola, né grido alcuno per le mancate scuse del ministro Lollobrigida quando fece fermare il treno in ritardo di mezz’ora per la sua comodità, o sulle magagne giudiziarie concernenti gli affari della ministra Santanché. E il cantautore super-tatuato le ha domandato pure ironicamente se la sua Chiara sia tra le priorità all’attenzione della premier. No, si spera. Su questo come dargli torto?

Riandando alla scaturigine della bagarre, va ricordato che la Ferragni, o per essere più precisi le società a lei riconducibili, sono state multate dall’Antitrust per un milione di euro, mentre 420 mila euro di sanzione sono stati comminati a Balocco, la casa produttrice della leccornia natalizia. Il motivo? Aver tratto in inganno i consumatori inducendoli a pensare a Natale di un

mercoledì 7 dicembre 2022

Marco Travaglio: Mamma mia che impressione

  

 

da: Il Fatto Quotidiano

Lo spettacolo francamente indecoroso di un leader – uno a caso: Giuseppe Conte – fra la povera gente affamata dal governo fornisce al Commentatore Unico del Giornale Unico lo spunto per spiegare finalmente come si fa la vera opposizione.

1. “Conte è stato presidente del Consiglio e vederlo nella piazza di Scampia fa una certa impressione… Stride” (Minzolini, Giornale). Chi è stato premier deve reclutare mignotte nelle sue ville; frodare centinaia di milioni al fisco; incontrare agenti segreti negli autogrill; farsi pagare da tagliagole sauditi in cambio di lodi al loro Rinascimento. Così evita di fare una certa impressione e di stridere.

2. “A Scampia c’è il più alto tasso di fruitori del reddito di cittadinanza e il M5S ha avuto il 64% alle elezioni…” (Minzolini). Chi ha preso il Rdc ha votato Conte perché era l’unico a difenderlo, mentre gli altri volevano abolirlo (incluso Salvini che lo votò) o si erano opposti (incluso il Pd che ora lo difende): se l’avessero difeso tutti, i percettori avrebbero votato per tutti. In ogni caso, non si incontrano gli elettori dopo le elezioni: semmai prima, per chiedere i voti, poi si scappa per cinque anni.

martedì 18 ottobre 2022

Giorgia Meloni non deluderà gli interessi di Berlusconi: Silvio non l’ha ancora capito (Confalonieri, sì)

 


Da quando Silvio Berlusconi è stato messo all’angolo da Giorgia Meloni non passa ora senza che “autorevoli” commentatori, analisti, nonché disinformatori  - cioè i faziosi giornalisti di destra ancora in preda all’orgasmo dal 25 settembre – non tessano le lodi della medesima dopo aver passato anni e anni a leccare il culo a Silvio disconoscendo che fosse sceso in campo in politica per difendere solo i suoi interessi personali. Ora che Silvio sta barcollando – in tutti i sensi – si attaccano al deretano più stabile della Meloni.

Secondo tanta autorevole “informazione”, la Meloni ha dimostrato personalità, “non è ricattabile”. Indubbio che non abbia ceduto – direttamente - alla pacchiana evidente pretesa dell’amico di lettone di Putin, Silvio Berlusconi.

Però..

Il fatto che non gli abbia concesso i due ministeri che lo “interessano” particolarmente, dati i suoi evidenti interessi personali in materia di giustizia e media, non significa che il governo della “dura” Meloni non farà schifezze nelle suddette materie. La Meloni sta recitando una parte. Non vuole partire con ostacoli o disapprovazioni da Bruxelles, dai mercati, e prima ancora: da Mattarella. Si tratta solo di aspettare e di perdere quella diffidenza tipicamente maschilista prevalente nella generazione berlusconiana.

Giorgia Meloni, gli “interessi” di Berlusconi: una legge che metta un tetto agli spot Netflix

 


da: Il Fatto Quotidiano - di Giacomo Salvini

Mediaset ora spera: una legge sul tetto per gli spot a Netflix

Nelle riunioni familiari del fine settimana ad Arcore Marina e Pier Silvio Berlusconi, amministratore delegato di Mediaset, hanno convinto il padre a riaprire con la leader di Fratelli d’Italia

Non ci conviene avere un nemico al governo”. Il punto, nelle riunioni familiari del fine settimana ad Arcore, era chiarissimo. Per questo Marina e Pier Silvio Berlusconi, amministratore delegato di Mediaset, hanno convinto il padre Silvio a riaprire la linea di comunicazione con la leader di Fratelli d’Ialia. Speravano di riuscire ad assegnare lo Sviluppo Economico a Forza Italia, ma Meloni non ha ceduto. Ma la loro mediazione è comunque stata “risolutiva” per mettere pace tra i due e portare l’ex Cavaliere ad alzare il telefono domenica pomeriggio e chiedere alla premier in pectore di provare a chiarirsi

Che i vertici delle aziende di famiglia abbiano avuto un ruolo lo dimostra anche l’attivismo di Fedele Confalonieri, presidente Mediaset, che da tempo sta provando a convincere Berlusconi a incoronare Meloni come sua erede nella coalizione di centrodestra. Nei giorni scorsi il presidente di Mediaset prima è sembrato stare dalla parte di Licia Ronzulli,

lunedì 30 maggio 2022

La redazione del Tg1 in subbuglio per i cambi della Maggioni

 


 da: https://www.tag43.it - di Marco Zini

Monica Maggioni comunica al cdr il piano di riorganizzazione del Tg1 e scoppia il malcontento. A partire dai conduttori dell’edizione delle 20 che ora dovranno farsi carico anche della rassegna stampa del mattino. Per Unomattina possibile il ritorno del ciellino Roberto Fontolan come consulente.

A Viale Mazzini le polemiche non dormono mai: si parli di talk show con tanto di presenze urticanti, di direttori che fanno da relatori a convention di partito, di flatulenze e altre gastrofagie che impediscono la pacifica convivenza in ufficio. O di nomine e ordini di servizio, che sono un po’ il piatto forte della televisione pubblica specie quando vanno a toccare la posizione (spesso rendita di posizione) degli oltre 1700 giornalisti iscritti sul libro paga della Rai.

Redazione in subbuglio per spostamenti e nuovi incarichi

Quando poi si parla della rete ammiraglia, e del suo telegiornale, il Tg1, lo scontento diventa manifestazione fisiologica del suo corpo redazionale. Con tanto di sindacato interno pronto a imbracciare il fucile. Succede così che Monica Maggioni, direttrice del Tg1, comunichi al cdr della sua testata (Roberto Chinzari, Leonardo Metalli e Virginia Lozito) spostamenti di ruoli e cambi di conduzione in vista della stagione autunnale, quella che vedrà partire anche i nuovi palinsesti, che entreranno in vigore dal prossimo 6 giugno. Maggioni non si è risparmiata dando il via a un gran ballo di conduttori e a una vorticosa turnazione dei suoi giornalisti che sicuramente è destinata a far storcere la bocca a più di qualcuno. Un po’ per cercare di

venerdì 27 maggio 2022

La proposta di Carlo Calenda per identificare gli utenti social porta a una schedatura globale

 


da: Domani - di Vitalba Azzollini

Di recente, Carlo Calenda ha avanzato su Twitter la proposta di un obbligo di «registrarsi con identità verificata» ai social network. Non è chiaro se per l’europarlamentare si debba anche usare il proprio nome e cognome, oltre a identificarsi al momento dell’iscrizione. Così sembrerebbe, dato che Calenda si lamenta di «profili falsi/anonimi». Può essere utile verificare fattibilità e impatti della proposta.

Anonimato e libertà di espressione

Calenda sembra non considerare che l’anonimato, in diversi casi, permette di godere di piena libertà di manifestazione del proprio pensiero, diritto essenziale di ogni individuo. L’obbligo di identificazione per l’uso dei servizi online è stato criticato nel 2013 dal relatore speciale per la libertà di espressione per l’Onu, Frank La Rue, il quale ha chiesto agli stati di «astenersi dal forzare l’identificazione degli utenti come condizione preliminare per l’accesso alle comunicazioni». Nel 2015 sempre il Relatore speciale, David Kaye, ha rilevato l’importanza di garantire e proteggere l’anonimato, che consente agli individui di «esercitare i loro diritti alla libertà di opinione e di espressione nell’era digitale e, come tali, meritano una forte protezione». Inoltre, nel 2015 il parlamento europeo ha invitato a «promuovere strumenti che consentono l’utilizzo anonimo e/o pseudonimo di Internet», in quanto garanzia per gli «attivisti dei diritti umani all’interno e all’esterno dell’Ue».

giovedì 12 maggio 2022

Talk, bavaglio aggiornato: al bando i “provocatori"

 


da: Il Fatto Quotidiano – di Gianluca Roselli

La commissione parlamentare presenta regole ancora più stringenti: no alle posizioni estreme, niente insulti agli ospiti sui social.

Arriva un nuovo testo dalla Vigilanza Rai, per regolare i talk show politici, ma la toppa sembra peggiore del buco. Perché, dopo aver sondato le forze politiche e accolto i loro suggerimenti, i “principi” contenuti nella bozza di attod’indirizzo sono aumentati invece di diminuire. Così i punti da 5 sono diventati 7.

Nel primo, quello sulla selezione di commentatori e opinionisti solamente di “comprovata competenza e autorevolezza”, viene aggiunta la possibilità che ciò sia esteso “anche nei programmi affidati dalla Rai a società di produzione esterne”. Fabio Fazio, per esempio, che realizza Che tempo che fa con la sua società Officina. Ma pure che “non vi debbano essere ingerenze da parte di agenti o procuratori”, in conformità con la risoluzione sugli agenti già approvata in passato. Il punto 2, quello sulla rotazione degli ospiti, è identico al testo precedente. Il punto 3, quello sul privilegiare ospiti a titolo gratuito, chiede però “massima trasparenza in casi eccezionali di presenze a titolo oneroso”. Se si paga qualcuno, bisogna spiegare perché. Il punto 4 pure cambia in modo più stringente: se prima mirava a non favorire la “spettacolarizzazione” del dibattito, ora vuole evitare “la provocazione

martedì 19 aprile 2022

Guerra Russia-Ucraina, Domenico De Masi: Gli oligarchi della tivù sbugiardati dal pubblico


Per quanto mi riguarda, Putin è un criminale in preda a un delirio di onnipotenza. Ciò premesso, condivido e sottoscrivo parola per parola ciò che scrive De Masi. Aggiungo che, soprattutto da qualche mese, per motivi miei che – chissà, forse un giorno racconterò – ho sempre sempre meno voglia di ascoltare e vedere teste di minchia in tv e/o nel web. Pur seguendo ciò che sta succedendo – non solo relativamente all'unica guerra di cui si parla, ignorando, dimenticando le altre - ho sempre meno intenzione di pubblicare post di questo o quel giornalista. O presunto tale. Di questo o di quel presunto esperto. L'appellativo di esperto di geopolitica internazionale lo dò solo a Francesca Mannocchi, Lucio Caracciolo, Dario Fabbri.

 

Guerra Russia-Ucraina, Domenico De Masi: Gli oligarchi della tivù sbugiardati dal pubblico

da: Il Fatto Quotidiano

Man mano che passano i giorni della guerra in Ucraina si moltiplicano i sondaggi trasmessi dalle varie reti televisive per rilevare l’opinione pubblica su quanto sta accadendo. Il risultato è che cresce la divaricazione tra ciò che quelle reti cercano di accreditare con le proprie trasmissioni e ciò che “la gente” comincia a pensare con la propria testa. Questi media, pubblici o privati che siano, fanno a gara per dimostrare che Putin è pazzo, ma “la gente” comincia a pensare che sarà pure pazzo, ma di sicuro non è scemo. Questi media gareggiano nell’accreditare un’immagine salvifica degli Stati Uniti, ma “la gente” comincia a pensare che l’America sarà pure esportatrice di democrazia, ma i suoi interessi non coincidono con quelli europei. Questi media gareggiano nell’insinuare che in Russia monta un’ondata di dissenso per rovesciare Putin, ma “la gente” comincia a capire che la stragrande maggioranza dei russi concorda pienamente con le strategie belliche dello zar. Questi media gareggiano nel tranquillizzare i consumatori sulla disponibilità di fonti energetiche anche per il prossimo futuro, ma “la gente” è sempre più convinta che il petrolio e il gas raccattato presso altri dittatori comunque non ci affrancherà dalle forniture russe.

Da cosa dipende la sfasatura tra l’informazione fornita dagli anchor men dei media e l’opinione pubblica dei cittadini? A mio avviso dipende dall’abuso di potere

giovedì 7 aprile 2022

Il nuovo registro contro le chiamate moleste arriva circondato dai dubbi

 


da: Domani – di Alessandro Longo

Entro il 27 luglio dovrà essere disponibile, per tutti i cittadini, il nuovo registro delle opposizioni per difenderci dalle telefonate pubblicitarie moleste; ma ci sono forti dubbi che riesca a decollare nei tempi e nei modi giusti per combattere un fenomeno ormai endemico.

Tempi e modi sarebbero in effetti finalmente ufficiali grazie alla pubblicazione del decreto presidenziale martedì in Gazzetta ufficiale (“Regolamento recante disposizioni in materia di istituzione e funzionamento del registro pubblico dei contraenti che si oppongono all’utilizzo dei propri dati personali e del proprio numero telefonico per vendite o promozioni commerciali”).

Con le nuove misure, il registro accoglierà in automatico tutti i numeri non presenti negli elenchi telefonici, quindi quasi tutti i cellulari. L’utente potrà anche chiedere di inserire in registro qualsiasi numero e – novità più dirompente – la presenza di un numero nel registro significa il divieto assoluto di chiamarlo a scopi pubblicitari (con qualche eccezione che comunque l’utente può regolare). L’iscrizione del numero cancella ogni eventuale consenso che l’utente aveva dato, in precedenza, a essere chiamato.

L’attuale registro accoglie invece solo i numeri fissi presenti in elenco pubblico e comunque

giovedì 31 marzo 2022

Guerra Putin-Ucraina: Marco Tarquinio, risposta ad alcune lettere dopo lo "scontro" con Federico Rampini

 
 

Per quanto mi riguarda la penso come Gino Strada e faccio mie le sue parole: "io non sono pacifista, io sono contro la guerra perchè la guerra non si può umanizzare, si può solo abolire". Però..

E' indubbio che la guerra si faccia anche con le sanzioni economiche. Detto questo, se fossi un'ucraina penso che chiederei un intervento di qualsiasi tipo – armi incluse – perchè è facile discutere "appassionatamente" in tv mentre è completamente diverso – è tragico – dover cercare di sopravvivere a un'aggressione come quella che ha sferrato il criminale Putin, che ha trovato da anni i suoi complici in Europa. Italia in primis.

Perchè non vi siano guerre, ci vuole il disarmo totale. Di tutti. Per la salvezza di ognuno di noi.

Qui di seguito alcune lettere ricevute dal direttore di Avvenire dopo l"intervento" dell'arrogante sinistrorso americaneggiante Federico Rampini.

 


 

da: https://www.avvenire.it/

Gentile direttore,

mi sento in dovere di esprimerle tutta la mia solidarietà per il vergognoso, ineducato attacco che oggi (ieri, ndr) ha subito in tv su La7 (L’aria che tira) da Federico Rampini che evidentemente, naufragando nella propria arroganza, non ha per nulla colto il significato delle sue parole, da me condivise perché capaci di descrivere una dura realtà. Parole definite “ignobili” da un signore che si è comportato, lui, in modo ignobile. Purtroppo sembra andar di moda una forma di dialogo aggressiva di una certa parte di veri o presunti intellettuali del “pensiero unico” che non ammette repliche alle proprie argomentazioni. Si cresce nella dialettica e nel rispetto delle altrui opinioni, anche non condivisibili; si muore quando le proprie argomentazioni vengono ritenute esclusive e frutto di una presunta verità assoluta. A lei va la mia incondizionata stima per il suo equilibrio e il suo rispetto dell’altro. Le auguro buon lavoro,

Gerlando Costa già dirigente superiore della Polizia di stato

martedì 22 febbraio 2022

Rai, la crisi dei telegiornali dell’era Fuortes

 


da: https://www.tag43.it - di Marco Zini

Falsa partenza per i telegiornali Rai. Il Tg1 di Maggioni, molto gradita a Palazzo Chigi sull’asse Garofoli-Funiciello, ha segno meno. Come quello di destra-centro della seconda rete diretto da Sangiuliano. Maretta pure sul Tre dove manca il feeling tra la redazione e Simona Sala.

Falsa partenza in Rai per i telegiornali dell’era del nuovo ad Carlo Fuortes. Il Tg1 guidato da Monica Maggioni, molto gradita a Palazzo Chigi sull’asse Garofoli-Funiciello (rispettivamente sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e capo di gabinetto di Mario Draghi) nei primi tre mesi della sua direzione viaggia a una media d’ascolti inferiore a quella del suo predecessore Giuseppe Carboni, nominato in quota al Movimento 5 stelle sotto la precedente gestione Foa-Salini.

Da Carboni a Gaudenzi: chi è rimasto senza incarico dopo l’arrivo di Maggioni al Tg1

Fatta eccezione per la settimana di Sanremo, negli altri giorni, soprattutto nell’edizione principale del tg della rete ammiraglia, quella delle 20, il segno è sempre quello del meno. Ma ciò che preoccupa di più in azienda (e ha fatto scattare l’allarme del sindacato) sono le

mercoledì 29 dicembre 2021

Riforma Irpef, i grandi giornali “scoprono” che i maggiori vantaggi vanno ai redditi medio-alti. Tutti zitti quando Draghi al Fatto rispose: “Non è vero”

 

 

da: https://www.ilfattoquotidiano.it/ - di Chiara Brusini

Sei giorni dopo la conferenza stampa di fine anno Repubblica, Corriere e Stampa danno grande risalto a numeri che dimostrano come l'intervento su aliquote e detrazioni garantisca il risparmio maggiore a chi ha un imponibile di circa 40mila euro di reddito. Come è noto da tempo: bastava leggere le tabelle del Tesoro, pubblicate invece con titoli che avvaloravano le tesi del governo. Nessuno (con l'eccezione del Tg La7) rileva il contrasto tra le "nuove" simulazioni e la risposta data dal premier, che aveva scatenato ironie e trollate sui social

“Il taglio dell’Irpef premia i redditi medio alti” (La Stampa). “Irpef, chi perde e chi guadagna: ai dirigenti il beneficio maggiore” (Repubblica). “L’Upb: favoriti i redditi medio alti” (Corriere). Dodici giorni dopo lo sciopero generale e sei giorni dopo la conferenza stampa di fine anno, durante la quale Mario Draghi rispondendo a una specifica domanda del fattoquotidiano.it ha detto che “i principali beneficiari della riforma fiscale sono lavoratori e pensionati a reddito medio basso”, i grandi giornali mettono nero su bianco che le cose non stanno così. Citando una nota dell’Ufficio parlamentare di bilancio oggi spiegano che la fascia per la quale arriveranno i maggiori vantaggi è quella poco sopra i 40mila euro di reddito, a fronte di un imponibile medio che per i lavoratori dipendenti si ferma a 21mila. Cifre che non sono certo una sorpresa: lo studio risale al 20 dicembre e tutte le precedenti simulazioni, comprese quelle del Tesoro, dicevano lo stesso, come scritto più volte dal fattoquotidiano.it. L’unica cosa che è cambiata, nel frattempo, è che Draghi ha lasciato intendere che non disdegnerebbe la salita al Colle,

martedì 23 novembre 2021

Opa su Tim: Consob sta a guardare (mentre il titolo vola in Borsa)...



da: https://www.tag43.it/ - di Paolo Madron

Con sob gulp

A fronte della più posticcia e maldestra Opa che da tempo si ricordi, quella di Kkr su Tim, l’Autorità di Borsa resta silente e immobile come una lucertola al sole.

A cosa serve un’autorità di controllo del mercato se poi quando deve esercitare quel controllo la suddetta autorità non batte colpo? Forse serve a giustificare se stessa, il suo presidente, i commissari, le seicento persone che ci lavorano. Insomma, tutto un apparato che è funzionale alla sua autoreferenzialità. Altrimenti non si spiega come di fronte alla più maldestra e posticcia opa che da tempo a questa parte si ricordi, ovvero quella di Kkr su Tim, la Consob sia rimasta più ferma di una lucertola al sole.

Più che un’Opa la manifestazione di una possibile intenzione

Opa per la verità è una parola grossa, e impropria. La lettera inviata dal fondo americano ai vertici dell’ex monopolista dei telefoni infatti non è un’Opa ma un’intenzione. Lo dice esplicitamente il comunicato stampa che ha fatto seguito al movimentato consiglio d’amministrazione di domenica 21 novembre. Il cda «ha preso atto dell’intenzione di Kkr, allo stato non vincolante e indicativa, di effettuare una possibile operazione sulle azioni Tim attraverso un’offerta di acquisto etc, etc». Sulla differenza tra