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martedì 8 ottobre 2019

Migranti, la trattativa nascosta con Bija il boss dei trafficanti / 2



Trattativa nascosta. Il viaggio del boss in Italia: Bija visitò altri centri migranti
Non c’è ancora chiarezza su chi organizzò il summit nel centro di accoglienza siciliano. Eppure tutti conoscevano il "signore" della rotta libica
di Nello Scavo

Un mese dopo l’atterraggio di Bija in Sicilia (leggi anche il precedente articolo), succede qualcosa di strano: di colpo le partenze di immigrati e profughi dalla Libia precipitano ai minimi storici, con una riduzione superiore al 50% per ogni mese. Si passa dai circa 26mila di maggio – il vertice nel Cara di Mineo è dell’11 maggio – ai quasi 5mila di settembre. Le statistiche elaborate dal ricercatore dell’Ispi Matteo Villa, fanno venire in mente Leonardo Sciascia, secondo il quale «le sole cose sicure in questo mondo sono le coincidenze».

Eppure, sull’organizzazione di quell’incontro, il giallo continua. Secondo fonti vicine all’allora esecutivo Gentiloni, l’appuntamento di Mineo fu suggerito dall’Organizzazione internazionale delle migrazioni, l’Oim, agenzia delle Nazioni Unite che ha suoi funzionari anche in Libia. Al contrario, dall’Onu fanno sapere che l’incontro fu organizzato dai ministeri italiani coinvolti a vario titolo nella gestione della crisi migratoria insieme al governo libico, che aveva trasmesso la lista dei partecipanti.

venerdì 4 ottobre 2019

Migranti, trafficanti di esseri umani: la trattativa tra l’Italia e il boss / 1



Nel 2017 il presidente del consiglio era Paolo Gentiloni e il ministro dell’Interno…guarda un po’…era Minniti. Ministro dell'interno applaudito da Travaglio e dal giornalismo che votava PD che lo sosteneva convinto che la sua politica (se politica si chiama pagare la Libia per violentare esseri umani) avrebbe scongiurato la crescita di Salvini. E, invece, Minniti non è riuscito neppure a farsi eleggere il 4 marzo 2018. Sappiamo che fine - anzi, che inizio - ha avuto Salvini. La fine (momentanea), se l'è decretata da solo perchè è un'ignorante megalattico soprattutto a livello internazionale.
Come scrissi in questo post: non c’è differenza tra Minniti e Salvini.

da: https://www.avvenire.it/ - di Nello Scavo

La trattativa nascosta. Dalla Libia a Mineo, il negoziato tra l'Italia e il boss
Le foto dell’incontro nel 2017 tra il numero uno dei trafficanti di esseri umani, Bija, e delegati inviati dal governo.

L’incontro di Mineo del maggio 2017 cui prese parte il trafficante libico Bija, l'unico con il volto non pixellato, a sinistra con la barba (foto Avvenire)
Quando il minibus coi vetri oscurati entra nel Cara di Mineo, solo in pochi conoscono la composizione della misteriosa delegazione da Tripoli. È l’11 maggio 2017. L’Italia sta negoziando con le autorità libiche il blocco delle partenze di profughi e migranti. Oggi sappiamo che quel giorno, senza lasciare traccia nei registri d’ingresso, alla riunione partecipò anche Abd al-Rahman al-Milad, il famigerato Bija. (IL PROFILO)

Le numerose immagini ottenute da Avvenire attraverso una fonte ufficiale, documentano quella mattinata rimasta nel segreto. Accusato dall’Onu di essere uno dei più efferati trafficanti di uomini in Libia, padrone della vita e della morte nei campi di prigionia, autore di sparatorie in mare, sospettato di aver fatto affogare decine di persone, ritenuto a capo di una vera cupola mafiosa ramificata in ogni settore politico ed economico dell’area di Zawyah, aveva ottenuto un lasciapassare per entrare nel nostro Paese e venire accompagnato dalle autorità italiane a studiare «il modello Mineo», da dove in questi anni sono passati oltre 30mila migranti. Accordi indicibili che proseguono anche adesso, nonostante le reiterate denunce delle Nazioni Unite.

All’incontro, partecipavano anche delegati nordafricani di alcune agenzie umanitarie internazionali, probabilmente ignari di trovarsi seduti a fianco di un signore della guerra dedito alle peggiori violazioni dei diritti umani. Non deve

martedì 3 aprile 2018

Il sistema bancario italiano e dei conti pubblici: il deficit aumenta causa salvataggio banche venete



Il salvataggio delle banche venete zavorra i conti: il deficit sale di 4,7 miliardi
La stima dell'Eurostat. Il peso sul debito è di 11,2 miliardi

I conti pubblici italiani non restano indenni al salvataggio delle banche venete. La maxi-liquidazione di Veneto Banca e Popolare di Vicenza, decisa dal governo Gentiloni lo scorso giugno per evitare il fallimento dei due istituti e il tracollo del territorio circostante, pesa sul debito pubblico, come previsto, ma anche sul deficit, tanto da poter prevedere un possibile rialzo delle stime più che positive arrivate dall'Istat all'inizio di marzo.

Nell'estate 2017, al termine di una lunga trattativa con l'Europa, lo Stato ha sborsato 4,8 miliardi sotto forma di iniezione vera e propria di liquidità e ha concesso 12,4 miliardi di ipotetiche garanzie per permettere ad Intesa San Paolo di salvare il salvabile e di prelevare gli asset ancora 'buoni' delle due banche. Eurostat, appositamente sollecitato in proposito, ha chiarito, a distanza di 9 mesi, che l'impatto complessivo sui conti della doppia operazione è di 4,7 miliardi per quanto riguarda il deficit e di 11,2 miliardi per il debito.

martedì 19 dicembre 2017

Como, clochard: i volontari contro l’ordinanza del sindaco



da: http://www.huffingtonpost.it/

I volontari sfidano l'ordinanza del sindaco di Como: "Continueremo a portare tè caldo e biscotti a chi dorme per strada"
Erano stati allontanati dai vigili mentre distribuivano la colazione, poi la decisione del primo cittadino. La Caritas chiede la revoca della decisione
di Elisabetta Invernizzi

"Continueremo a portare tè caldo e biscotti a chi dorme per strada". Non arretrano e hanno deciso di disobbedire al sindaco i volontari che qualche giorno fa, a Como, sono stati allontanati dai vigili mentre distribuivano la colazione ai senzatetto sotto ai portici dell'ex chiesa di San Francesco, nel centro storico. "I nostri semplici gesti sarebbero contrari alla nuova ordinanza. Ci è stato detto che non potremo portare un piccolo simbolo d'amore a queste persone perché in vista del Natale non è decoroso", spiegano.

Un divieto che durerà fino al 10 gennaio e che colpirà clochard e migranti della città lombarda. Ma nessuno, a Como, ha intenzione di rispettare l'ordinanza "a tutela della vivibilità e del decoro", firmata il 15 dicembre dal sindaco, Mario Landriscina (sostenuto da una coalizione di Forza Italia, Lega Nord e Fratelli d'Italia). A partire dal gruppo di uomini e donne, capitanati da un prete, don Roberto Malgesini, che da anni, ogni mattina, si svegliano all'alba per portare la colazione a chi non ha niente: preparano pentoloni di tè caldo e li mettono nei termos, per tenerli al caldo. Poi insacchettano pane, biscotti e brioche donati da panettieri e pasticceri della città.

sabato 16 dicembre 2017

Banca Etruria: cara Boschi, conta l’interessamento non il risultato



da: https://www.ilfattoquotidiano.it/ - di Massimo Pillera


Quello che Maria Elena Boschi omette di dire è che tutti questi contatti ormai certificati, aventi la Banca Etruria come oggetto, avrebbero potuto procurarle anche guadagni materiali. Nel conteggio delle azioni familiari detenute dalla sua famiglia, nel caso i suoi contatti fossero andati a buon fine, la famiglia Boschi avrebbe potuto trarre vantaggio economico dalla fusione o dall’acquisto della banca: magari il fratello non si sarebbe licenziato ed avrebbe fatto una brillante carriera, il padre avrebbe avuto più elasticità nel manovrare asset finanziari del territorio.

Noi non possiamo sapere cosa sarebbe successo se, con “i fatti esposti” dalla ministra a presidenti di gruppi bancari ed allo stesso Vegas (che nega possibili interventi della Consob, per palese mancanza di competenze sul tema aggregazioni bancarie), le sorti di Banca Etruria fossero state modificate. Anzi dalle dichiarazioni di Vegas, capiamo che la ministra anticipa a Vegas l’imminente nomina di suo padre a vicepresidente della banca aretina. Anche in questo caso la cronologia è sostanziale.

Legge sul biotestamento: testo



da: http://www.lapresse.it/

Otto articoli su consenso informato, terapia del dolore, Disposizioni Anticipate di Trattamento (DAT)
Ecco il testo della legge sul Biotestamento, approvato in aprile dalla Camera e oggi, 14 dicembre 2017, dal Senato in via definitiva.

Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento
Art. 1.
(Consenso informato)
1. La presente legge, nel rispetto dei princìpi di cui agli articoli 2, 13 e 32 della Costituzione e degli articoli 1, 2 e 3 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, tutela il diritto alla vita, alla salute, alla dignità e all'autodeterminazione della persona e stabilisce che nessun trattamento sanitario può essere iniziato o proseguito se privo del consenso libero e informato della persona interessata, tranne che nei casi espressamente previsti dalla legge.
2. È promossa e valorizzata la relazione di cura e di fiducia tra paziente e medico che si basa sul consenso informato nel quale si incontrano l'autonomia decisionale del paziente e la competenza, l'autonomia professionale e la responsabilità del medico. Contribuiscono alla relazione di cura, in base alle rispettive competenze, gli esercenti una professione sanitaria che compongono l'équipe sanitaria. In tale relazione sono coinvolti, se il paziente lo desidera, anche i suoi familiari o la parte dell'unione civile o il convivente ovvero una persona di fiducia del paziente medesimo.

mercoledì 29 novembre 2017

Massimo Gramellini: Salvini senza fine



da: http://www.corriere.it/

L’ennesima triste gaffe di Salvini («Fine vita? Io mi occupo di vivi, dei morti ci occuperemo poi») farà gongolare gli apostoli del politicamente scorretto in salsa becera, ma conferma la tendenza della politica a difendere una cosa giusta tirandone in ballo una sbagliata. Immagino che Salvini volesse denunciare la scarsa attenzione dei suoi colleghi di sinistra per i temi del lavoro, di gran lunga i più vicini agli interessi e alle ansie dei cittadini. Ma, per sostenere le ragioni di quelli che lui chiama «i vivi», ha mancato gravemente di rispetto verso tanti che morti non sono: i malati e le loro famiglie, che da tempo immemorabile aspettano un segnale di vita dalle istituzioni. Non si capisce per quale ragione si debbano stabilire gerarchie tra i diritti fondamentali. Perché non si possa affrontare da Paese adulto la questione del testamento biologico e al contempo prendere di petto il crollo degli stipendi, la riduzione delle tutele per i dipendenti, il tartassamento fiscale delle piccole imprese.
Nel giorno in cui una lavoratrice dell’Ikea di Corsico, madre separata con figlio disabile, viene licenziata in tronco per avere chiesto di cambiare il turno delle sette del mattino, sarebbe ora che la politica

martedì 28 novembre 2017

Mia nonna, i miei studenti e CasaPound



da: http://www.glistatigenerali.com/
di Antonio Vigilante

Quest’anno faremo incontrare i nostri studenti con alcuni richiedenti asilo ospitati nel territorio. E’ il terzo anno che lo facciamo. Lo facciamo perché riteniamo che sia compito della scuola consentire agli studenti di conoscere la realtà sociale, e poter parlare con dei migranti è un modo per avere conoscenze di prima mano, per così dire, su un fatto sociale importante, al centro del dibattito politico. Per quanto mi riguarda, è una preziosa occasione di approfondimento delle mie discipline: insegno Scienze Umane, e potersi mettere in cerchio con persone provenienti dalla Nigeria, dal Bangladesh e dal Pakistan e confrontare i nostri punti di vista, i valori, le prospettive, è un modo per fare antropologia concreta. Ben prima che se ne accorgessero anche i giornali, abbiamo ascoltato dalla loro bocca – ma i racconti erano a bassa voce, quasi che quel male potesse ancora colpirli, a raccontarlo – dell’inferno libico, quella zona franca nella quale i migranti restano intrappolati anche per anni: e molti vi lasciano la vita.

La risposta degli studenti è stata generalmente positiva, ma quest’anno alcuni di loro hanno fatto sapere che nei giorni degli incontri non verranno

giovedì 23 novembre 2017

Conti pubblici, dal 2014 sono peggiorati: ‘Obiettivi rivisti al ribasso ogni 6 mesi. Governi pensano al tornaconto elettorale’



da: https://www.ilfattoquotidiano.it/

L'ANALISI DEI NUMERI - Durante i governi Renzi e Gentiloni il debito è aumentato di oltre 176 miliardi, la spesa corrente è lievitata di 25 miliardi e gli investimenti pubblici sono scesi al minimo storico. L'unico dato positivo è il calo degli interessi sul debito, merito di Draghi. Carlo Cottarelli, ex commissario alla spending review e oggi direttore di un osservatorio sulla finanza pubblica: "Si è scelto di ridurre un po' le tasse senza tagliare le uscite"
di Chiara Brusini

“Dal 2014 abbiamo puntualmente rivisto al ribasso gli obiettivi ogni sei mesi. I governi, invece che risanare i conti, hanno preferito ridurre un po’ le tasse – per esempio con il bonus Irpef di 80 euro e l’eliminazione dell’Imu prima casa – senza tagliare la spesa. Forse per comprarsi qualche punto in più di crescita. O, a essere malevoli, per cercare di vincere un’elezione o un referendum“. L’economista Carlo Cottarelli, ex commissario alla spending review, fino a fine ottobre direttore esecutivo nel board del Fondo monetario internazionale e oggi alla guida dell’Osservatorio sui conti pubblici dell’Università Cattolica, evita di dare esplicitamente ragione al vicepresidente della Commissione Ue Jirki Katainen. Ma il messaggio è chiaro. Paolo Gentiloni e Pier Carlo Padoan hanno un bel dire che “non siamo più il fanalino di coda” e “la finanza pubblica migliora”. Come rilevato dalla Commissione Ue nella lettera inviata a Roma il 22 novembre, i numeri messi nero su bianco nei documenti ufficiali dal governo di Matteo Renzi e da quello “fotocopia” del suo successore raccontano un’altra verità. Negli ultimi tre anni e mezzo i nostri conti pubblici sono peggiorati.

martedì 21 novembre 2017

No, non è stata la monetina: cosa insegna a Milano e Roma l’EMA perduta




da: http://www.glistatigenerali.com/

di Jacopo Tondelli

A un metro dal traguardo, si infrange il sogno di avere a Milano l’EMA, agenzia europea del farmaco destinata a traslocare a breve da Londra dopo la Brexit. La sconfitta arriva nel modo peggiore da digerire, dopo tre votazioni condotte sempre in testa, e arrivando quindi all’ultima votazione-spareggio che vedeva Milano contrapposta ad Amsterdam. All’ultimo voto le due città raccolgono lo stesso numero di preferenze e quindi si va, come da regolamento, al sorteggio. Il sorteggio premia Amsterdam.

Da questa storia di politica e lobbying possiamo raccogliere diversi dati sul presente e qualche insegnamento sul futuro.

Milano non era favorita, e gli umori di chi ha costruito e seguito da vicino la candidatura, negli ultimi giorni, erano altalenanti con una tendenza diffusa al pessimismo. Si temeva addirittura che la città non potesse arrivare nemmeno a superare le prime votazioni. Così non è stato. Perché Milano ha costruito evidentemente una buona e solida reputazione in Europa e nel mondo, e perché i vari livelli istituzionali italiani si sono spesi davvero generosamente nel sostenere questa partita. Tanto da arrivare davvero a un passo dalla meta.

martedì 14 novembre 2017

Migranti, l’Onu denuncia il patto disumano con la Libia: Gentiloni e Minniti dormono tranquillamente?


“La sofferenza dei migranti detenuti in Libia è un oltraggio alla coscienza dell’umanità” 

La versione pacata di Renzi, tale Gentiloni, e il ministro dell’interno Minniti, che tanto si è dato da fare per ridurre gli sbarchi dei migranti onde evitare che il PD si indebolisca elettoralmente (ma come fa indebolirsi un partito morto?) come commentano, che hanno da dire, su quanto ha denunciato senza mezzi termini l’Alto commissario Onu per i diritti umani in relazione alle condizioni dei migranti nei campi di concentramento libici.

Non solo i governi italiani (Renzi prima, Gentiloni ora) non sono riusciti a ottenere che tutti i paesi europei accogliessero una parte dei disperati che fuggono da guerre e da fame, ma non sono neppure riusciti a dettare condizioni a quella Libia che paghiamo perché trattenga i migranti diretti verso le coste italiane.

Non contiamo un organo sessuale maschile nell’Unione Europea e, infatti, gli altri paesi se ne fottono di quello che giustamente chiediamo: che ognuno faccia la sua parte, ma non conta nulla l’intera Unione Europea fottuta dalla Libia

mercoledì 8 novembre 2017

Quello che ci dicono le elezioni in Sicilia


Quello che ci dicono le elezioni in Sicilia: sparisce il centro sinistra, come progetto politico.
Il m5s ha fallito nell'intercettare i delusi dalla politica che non sono andati a votare.
Il centro destra, seppur rimanendo un raggruppamento eterogeneo, prende sempre i suoi voti quando si riunisce.
Infine, il PD rischia di passare da "perno del prossimo governo" a stampella di un futuro governo di larghe intese sempre più a destra.

Cosa succederà nei prossimi mesi?
FI e Berlusconi si diranno l'unico argine contro i populisti e al m5s (quelli che non hanno mai lavorato, o forse si riferiva a baby Genovese ..).
Di riflesso, il M5s si dirà l'unico margine a Berlusconi.

Ogni polemica sarà buona per il chiacchiericcio che ci accompagnerà alle urne.
Con l'avanzata delle destre.

lunedì 6 novembre 2017

Il “modello sanitario” della Lombardia: addio al medico di famiglia, arriva il manager gestore



da: Il Fatto Quotidiano

Addio al medico di famiglia, arriva il manager “gestore”
Lombardia. La Regione invita i 3,3 milioni di malati cronici a scegliere un tutor. La protesta di molti dottori: “Nuovo favore ai privati, così il paziente diventa un numero”
di Gianni Barbacetto

Davvero la Regione può soddisfare meglio dello Stato il bisogno dei cittadini? Lo sostengono Roberto Maroni e Luca Zaia, presidenti di Lombardia e Veneto, che chiedono al governo più autonomia e più risorse dopo il referendum del 22 ottobre. Ma c’è una materia in cui l’autonomia e i soldi li hanno già: la sanità. E come se la cavano?
Benissimo, risponde Maroni, che in perfetta continuità con il suo predecessore Formigoni non perde occasione di elogiare l’eccellenza del “modello lombardo”. Ma ha appena varato una nuova riforma che, a detta dei critici, “è un grosso regalo ai privati” e potrebbe trasformarsi addirittura nella “morte della sanità pubblica”. Allarmi infondati? Vediamo.

sabato 28 ottobre 2017

Massimo Gramellini: Boschi puliti



“basterà mandarla in pellegrinaggio per sei o settemila weekend perché alla fine tutta l’Italia sia pulita come la Svizzera, banche comprese”..

Straquoto! 😉



da: Corriere della Sera

In previsione della emozionante presenza di Maria Elena Boschi durante il fine settimana per un convegno del Pd, il direttore dei servizi tecnici di Ercolano, uomo per nulla smanioso di ingraziarsi i potenti, ha dato disposizione di fare pulire le strade e di staccare i manifesti funerari dai muri. Non di tutta Ercolano, altrimenti residenti e turisti si monterebbero la testa. Solo dell’isolato in cui sorge l’albergo che accoglierà l’augusta ospite. La circolare precisa in termini perentori che le strade prescelte per l’esperimento andranno prima spazzate e poi «attenzionate» fino alla partenza dell’onorevole, quando potranno tornare a riempirsi serenamente di cartacce come tutte le altre. Questa esemplare storia di ecologia istituzionale contiene tre buone notizie.
La prima, addirittura miracolosa, è che la Boschi sembrerebbe già guarita dall’influenza che ieri le aveva disgraziatamente impedito di partecipare al consiglio dei ministri in cui è stato incoronato il governatore di Bankitalia inviso ai renziani. La seconda è che la sottosegretaria, nonostante la frequentazione assidua di principi delle tenebre come Verdini, ha mantenuto intatta la sua sensibilità, al punto che la semplice vista di un manifesto listato a lutto è

mercoledì 25 ottobre 2017

La Boschi parteciperà al consiglio dei ministri da cui uscirà il nome per Banca d’Italia



da: la Repubblica

Paradossi italiani: la Boschi parteciperà al consiglio dei ministri dal quale uscirà il nome per la Banca d’Italia
di Goffredo De Marchis

Maria Elena Boschi parteciperà «al 100 per cento» al consiglio dei ministri dal quale uscirà il nome per la Banca d’ Italia. Nessuno le chiederà di assentarsi e lei non ha intenzione di farlo. Il conflitto d’ interessi non c’ è. E il governo, in questo momento, deve evitare l’apertura di altri casi.

Luigi Di Maio ha accusato la sottosegretaria alla presidenza, insieme con Renzi, di essere «l’ aguzzina dei correntisti, altro che difesa dei risparmiatori». Al leader dei 5 Stelle la Boschi ha risposto sfidandolo a un confronto in tv: «Non ho una banca, mio padre è stato 8 mesi vicepresidente di Banca Etruria ed è stato commissariato dal nostro governo. Dunque, noi i correntisti li abbiamo salvati».

Ma il punto sul conflitto d’interessi lo solleva Arturo Scotto, uno dei leader di Mdp, presentando un’interrogazione parlamentare: può la figlia di Pier Luigi Boschi, sanzionato da Consob e Banca d’ Italia per Banca Etruria, decidere le sorti di uno dei sanzionatori?, è la domanda di Scotto. «Boschi stia lontana qualche chilometro dal cdm che nominerà il governatore. Gli ascari del renzismo si scoprono paladini dei risparmiatori dopo essere andati a braccetto con Marchionne e Farinetti », attacca Scotto.

domenica 22 ottobre 2017

Lombardia e Veneto, referendum: autonomia alla classe politica degli scandali nella sanità, nelle opere pubbliche? (ecc..ecc…)



da: http://unoenessuno.blogspot.it/

Perché voto NO al referendum sull’autonomia

Sono rimasto combattuto fino all'ultimo, se andare a votare (NO) a questo referendum sull'autonomia o rimanere a casa: non andare al voto significa non esprimersi, scegliere di rimanere fuori e non partecipare alla vita politica.
In questa campagna elettorale si è sentita quasi solo la voce del si (campagna pagata tra l'altro coi soldi pubblici): tra questi anche esponenti del Partito democratico che evidentemente, in questo caso, non hanno problemi a votare come Salvini.
Chi era per il no, come me, chiedeva agli altri di non andarci proprio a votare: facciamolo fallire così.
Come successo al referendum sulle trivelle: ma in quel caso c'era un quorum e si trattava di un referendum con una scelta vera.
Questa domenica si vota per un referendum finto, che chiede ai cittadini lombardi (e Veneti) di esprimersi su qualcosa che la politica non può ottenere.
Stiamo parlando della maggiore autonomia fiscale e “della più ampia competenza in materia di sicurezza, immigrazione e ordine pubblico”.
In base alla Costituzione vigente, tutto questo Maroni e Zaia non lo possono chiedere: potevano chiedere invece maggiore autonomia aprendo una trattativa col governo come ha fatto l'Emilia Romagna.

Siccome io sono una persona che decide con la propria testa e che intende la partecipazione politica come un qualcosa di serio, ho deciso che andrò a votare e voterò NO.
Poi dopo mi sorbirò tutti i sermoni di quelli che oggi sono rimasti a casa e commenteranno poi l'esito del voto. Io non mi sottraggo alla scelta anche perché, anche in caso di flop, i 50 o 70 milioni spesi non torneranno indietro.

Questi i motivi della mia scelta.

mercoledì 18 ottobre 2017

Renzi in campagna elettorale: la testa di Visco per far dimenticare Banca Etruria e il ruolo della Boschi




da: Il Fatto Quotidiano

Ignazio Visco, un capro espiatorio per la campagna del leader del Pd
Visco sarà riconfermato, ma sotto i cannoni dell’inchiesta parlamentare. La replica di Via Nazionale: “Sapevano tutto” 
di Stefano Feltri e Carlo Tecce

La linea di Via Nazionale è chiara: Ignazio Visco non farà alcun passo indietro e non rinuncerà a un secondo mandato al vertice della Banca d’Italia. Alla fine di una giornata convulsa, dove tutti i protagonisti della vicenda sono rimasti spiazzati dalla mossa di Matteo Renzi che ha ispirato una mozione del Pd alla Camera per chiedere la sostituzione di Visco, è cambiato tutto e niente. L’unica certezza: i rapporti tra il Quirinale di Sergio Mattarella e il segretario del Pd sono compromessi, forse in modo irrimediabile. “C’è qualcosa di eversivo e di inquietante nella mozione Pd contro il governatore della Banca d’Italia”, scrive su Twitter l’ex direttore del Corriere della Sera Ferruccio de Bortoli. Un’analisi non troppo diversa da quella che fanno al Quirinale. E la giornata di ieri avrà conseguenze difficili da prevedere nei prossimi mesi, quando Mattarella dovrà trattare anche con Renzi per la formazione del nuovo governo dopo le elezioni del 2018.

giovedì 12 ottobre 2017

Esclusivo Pisapia: ecco a voi l’agenda con le prossime mediazioni



da: Il Fatto Quotidiano - di Alessandro Robecchi

L’abilità di Giuliano Pisapia come mediatore è ormai nota nel mondo e oggetto di grande ammirazione. Al termine di una complessa operazione di intelligence, il Fatto Quotidiano, in collaborazione con il mago Otelma e Belfagor, è in grado di anticipare le prossime mosse di Pisapia, volte a portare pace e stabilità sul pianeta.

13 ottobre. Pisapia riunisce Spagna e Catalogna. Trasportato in una località segreta con un furgone della Guardia Civil, Giuliano Pisapia ha messo in campo le sue doti di mediatore nella grave crisi spagnola. L’incontro è iniziato alle 14. Alle 15.30 l’Andalusia ha proclamato l’indipendenza, alle 16 le Asturie hanno fondato un impero e Alicante ha chiesto l’annessione all’Honduras. L’incontro si è concluso cordialmente, e Pisapia è stato subito riaccompagnato al confine e ringraziato del suo generoso tentativo.

17 ottobre. Pisapia si offre all’Atalanta come mediatore tra reparti, nel ruolo di trequartista. Malumore tra i tifosi. Sette giocatori chiedono asilo politico al Milan, si dimette l’allenatore. Pisapia ringrazia della disponibilità al dialogo e si allontana velocemente.

26 ottobre. Pisapia risolve il caso Cesare Battisti. Grazie alla mediazione

mercoledì 11 ottobre 2017

Rosatellum, l’ultima “versione” della riforma elettorale: come funziona



E’ in corso di votazione in Parlamento l’ultima versione della legge elettorale: il Rosatellum, che prende il nome da Rosato, il capogruppo del PD alla Camera che l’ha “pensata”.
Si tratta di una riforma che introduce un sistema misto proporzionale-maggioritario e soglie di sbarramento, cioè percentuali di voti minimi da raggiungere per entrare in Parlamento. Le soglie previste sono il 3 per cento per il partito che si presenta senza alleanze, il 10 per cento se i partiti si presentano alleati in una coalizione. I partiti che non raggiungono questa soglia non eleggeranno alcun parlamentare.

Alla Camera ci saranno 232 collegi uninominali in cui ogni partito o coalizione presenterà un solo candidato. I rimanenti 386 seggi saranno assegnati con metodo proporzionale: ogni partito o coalizione presenterà una lista di candidati, si conteranno i voti ricevuti da ogni lista e ogni partito o coalizione eleggerà un numero di parlamentari proporzionale ai voti ottenuti. Al Senato i collegi uninominali saranno 102, 207 i collegi proporzionali.
Non è previsto il voto disgiunto, quindi l’elettore esprimerà un solo voto che andrà per la quota maggioritaria al candidato del collegio e per la quota proporzionale alla lista lo appoggia.

lunedì 9 ottobre 2017

Dal Porcellum all’Inciucellum, passando per il Merdellum



da: La Stampa - di Mattia Feltri

L’ormai leggendario Porcellum, la legge elettorale studiata da Roberto Calderoli e approvata a fine 2005, era una buona legge elettorale. Era maggioritaria, aveva un premio di governabilità per chi avesse superato il quaranta per cento e prevedeva le preferenze, cioè gli eletti erano scelti dagli elettori e non dai partiti. Ma sentite qui che le è capitato.

Da maggioritaria divenne proporzionale perché Pier Ferdinando Casini, allora capo dell’ Udc, contava di raccattare più parlamentari. La soglia per il premio di governabilità venne tolta da Silvio Berlusconi perché voleva prendersi il premio comunque (e la pretesa si è rivelata incostituzionale).

Le preferenze vennero eliminate da Gianfranco Fini perché aveva molti voti al sud, e non intendeva tirarsi dentro personaggi troppo sulfurei e con troppe preferenze. E cioè ognuno degli alleati della Casa delle Libertà si risistemò la legge a proprio piccolo vantaggio. E ne uscì l’ obbrobrio che il politologo