da: Il Fatto Quotidiano
All’apparenza sembra una disputa giuridica, in realtà gli avvisi a mezzo stampa partiti dai grandi fondi internazionali illuminano le difficoltà del governo Meloni a districarsi tra gli interessi di bottega del capitalismo italiano e la debolezza finanziaria del Paese. L’Ing Network, che racchiude colossi da 77 mila miliardi di asset gestiti, ha criticato il ddl con cui l’esecutivo ha rivisto le norme sulla governance delle società quotate. La lettera, anticipata dal Financial Times, era indirizzata al sottosegretario Federico Freni, che ha aperto a possibili modifiche nella riforma del Testo unico della finanza allo studio.
Per la verità, al Tesoro non tira aria di modifiche di rilievo su un testo approvato pochi mesi fa dal Parlamento, ma è vero che la pressione sta aumentando e va avanti da tempo. I fondi contestano la compressione dei diritti delle minoranze – tra voto maggiorato agli azionisti storici e assemblee societarie a porte chiuse – ma soprattutto il meccanismo di voto delle liste presentate dal cda uscente. Questa fattispecie, un tempo assai minoritaria in Italia e mai normata, è assurta alle cronache finanziare durante la recente battaglia per il controllo di Mediobanca e Generali, che ha visto il costruttore Francesco Caltagirone, in asse con la Delfin dei Del Vecchio, sfidare senza successo i cda dei due gruppi per il controllo.



















