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domenica 22 settembre 2024

Meloni ha fatto arrabbiare i fondi esteri per fare felice Caltagirone

 

da: Il Fatto Quotidiano

All’apparenza sembra una disputa giuridica, in realtà gli avvisi a mezzo stampa partiti dai grandi fondi internazionali illuminano le difficoltà del governo Meloni a districarsi tra gli interessi di bottega del capitalismo italiano e la debolezza finanziaria del Paese. L’Ing Network, che racchiude colossi da 77 mila miliardi di asset gestiti, ha criticato il ddl con cui l’esecutivo ha rivisto le norme sulla governance delle società quotate. La lettera, anticipata dal Financial Times, era indirizzata al sottosegretario Federico Freni, che ha aperto a possibili modifiche nella riforma del Testo unico della finanza allo studio.

Per la verità, al Tesoro non tira aria di modifiche di rilievo su un testo approvato pochi mesi fa dal Parlamento, ma è vero che la pressione sta aumentando e va avanti da tempo. I fondi contestano la compressione dei diritti delle minoranze – tra voto maggiorato agli azionisti storici e assemblee societarie a porte chiuse – ma soprattutto il meccanismo di voto delle liste presentate dal cda uscente. Questa fattispecie, un tempo assai minoritaria in Italia e mai normata, è assurta alle cronache finanziare durante la recente battaglia per il controllo di Mediobanca e Generali, che ha visto il costruttore Francesco Caltagirone, in asse con la Delfin dei Del Vecchio, sfidare senza successo i cda dei due gruppi per il controllo.

lunedì 9 settembre 2024

Eurofi, la megalobby che scrive le riforme finanziarie della Ue

 


da: Il Fatto Quotidiano – di Nicola Borzi

Che Bruxelles sia una delle capitali del lobbismo globale è noto da tempo. Al 18 agosto, i professionisti incaricati di rappresentare gli interessi di terzi (vulgo lobbisti), ufficialmente iscritti al registro di trasparenza dell’Unione Europea erano 12.849, in rappresentanza di 12.883 portatori di interessi: 8.610 tutelano associazioni di settore, 3.721 sono Ong prive (almeno ufficialmente) di interessi commerciali, i restanti 551 lavorano su mandato della lientela. Poco meno di 3.500 sono belgi, quasi 1.830 tedeschi, 1.300 circa francesi, gli italiani sono 807.

Un bar di guerre stellari nel quale personaggi di ogni risma fanno a sportellate per agganciare e influenzare i legislatori e i membri della Commissione, in un turbinio di interessi in conflitto: da chi tutela l’ambiente e il clima a chi “spinge” le fonti fossili, dai paladini dell’industria della Difesa alle Ong per il rispetto dei diritti umani.

Non tutti hanno lo stesso peso, non tutti dispongono degli stessi soldi, non tutti hanno alle spalle interessi trasparenti: il Qatargate insegna. Adesso però – e la coincidenza di tempi con le recenti elezioni europee e il rinnovo della Commissione non è casuale – la testata online Politico ha scoperto un opaco, sedicente “think tank” che offre alle aziende l’accesso ai politici e alle autorità di regolamentazione finanziaria della Ue. Il gruppo di pressione è specializzato nella

domenica 23 giugno 2024

Fisco, chi evade di più: dai ristoranti a pelliccerie e palestre. Bar e finanziarie fanno peggio degli idraulici



da: Il Fatto Quotidiano – di Chiara Brusini

Pochi controlli. Ristoranti, bar, lavanderie ma pure notai, elettricisti, commercianti, tassisti: l’identikit degli autonomi che “tradiscono”

Se professionisti e piccoli imprenditori rischiano un controllo fiscale ogni 30 anni. Se per bar e ristoranti le probabilità di una verifica sono poco più dell’1%. Se il 98% degli idraulici ed elettricisti in un anno non ha incontri ravvicinati con le Entrate. Se le sospensioni della licenza ad attività che non fanno ricevute e scontrini sono poco più di 300 all’anno. Se il sistema funziona così, chi non vuol pagare le tasse vive sereno alle spalle di milioni di contribuenti che versano tutto per convinzione o perché non hanno alternativa. Al netto dell’invocato incrocio delle banche dati, partito da poco, in Italia finora è andata così: lavoratori autonomi e imprese individuali evadono più di due terzi del dovuto.

Ma la propensione al nero non è uguale per tutti. Le tabelle sugli Indici sintetici di affidabilità fiscale (Isa) pubblicate dal dipartimento delle Finanze del Mef permettono di individuare, come ha fatto per primo Il Sole 24 Ore, le categorie in cui si concentrano i probabili evasori. Gli Isa classificano le attività attribuendo a ognuna un giudizio da 1 a 10. Per l’Agenzia delle Entrate chi prende almeno 8 dichiara il giusto, chi sta sotto è considerato inaffidabile. La platea a cui si applicano i voti, 2,7 milioni di partite Iva con ricavi fino a 5 milioni, è molto rappresentativa ma lascia fuori gli autonomi che godono della flat tax. Ecco un florilegio basato sulle statistiche sul 2022, che aiutano anche a capire perché secondo molti commercialisti il neonato concordato preventivo biennale, che richiede a chi aderisce di raggiungere in due anni un “voto” pari a 10, sia destinato al flop.

giovedì 25 aprile 2024

Banca Intesa fa il regalone ai deputati: adesso paga interessi del 5,6 per cento

 


da: https://www.ilfattoquotidiano.it/ - di Giuseppe Papotto

La dura vita del parlamentare - Privilegi. Avere liquidità sul conto della filiale di Montecitorio diventa molto più redditizio di qualsiasi investimento

Ci sono regali che non si possono descrivere. Quello fatto da Banca Intesa ai deputati della Repubblica non lo si riceve nemmeno a Natale. Un tasso di interesse del 5,6250% sulla liquidità detenuta sul conto corrente aperto presso la filiale della banca interna alla Camera dei deputati. Non sappiamo se tale vantaggio esista anche al Senato, ma immaginiamo che i senatori, in caso contrario, reclameranno i propri diritti.

Un tasso di interesse così remunerativo spazza via qualsiasi investimento alternativo in titoli di Stato, obbligazioni, certificati di credito e, visto che il mercato sta iniziando a girare al contrario, anche in azioni. Secondo un recente rapporto della Fabi, la Federazione autonoma dei bancari italiani, la media dei tassi attivi per un conto corrente in Italia è dello 0,20%. Quello che offre la filiale di Banca Intesa della Camera dei deputati è 28 volte superiore.

Il privilegio, tipico da vecchia “casta” è il frutto di “Condizioni economiche agevolate” prevista nella “Convenzione Camera dei deputati”. La convenzione prevede che ai correntisti venga corrisposto un “tasso creditore annuo nominale” pari al tasso Euribor a un mese, fissato come valore di riferimento al 3,8550, maggiorato dell’1,77%. Questo determina la cifra astronomica del 5,60% (lordo).

mercoledì 20 marzo 2024

Il sistema fiscale italiano favorisce i più ricchi e la riforma peggiora la situazione

 


da: https://www.ilfattoquotidiano.it/

Pubblichiamo l’intervento di Demetrio Guzzardi, ricercatore post-dottorato presso la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa.

Il sistema fiscale italiano attuale favorisce i più ricchi. Nonostante l’Irpef sia progressiva, questa non è sufficiente a rendere progressivo l’intero sistema fiscale quando consideriamo tutte le imposte e tasse pagate annualmente. Infatti, il 5% degli italiani più ricchi gode di un’aliquota fiscale via via decrescente (totale di tutte le imposte pagate diviso la totalità dei redditi guadagnati), con lo 0,1% più ricco degli italiani che paga un’aliquota fiscale inferiore rispetto al resto della popolazione nonostante abbia guadagni che superano i 500mila euro.

Questo è uno dei risultati di uno studio condotto in collaborazione con le economiste e gli economisti Elisa Palagi, Andrea Roventini e Alessandro Santoro, recentemente pubblicato sulla rivista scientifica Journal of the European Economic Association. Nel nostro studio, mostriamo che il sistema fiscale italiano, considerando tutte le imposte e le tasse versate, non è affatto progressivo; anzi, risulta solo debolmente progressivo e diventa addirittura regressivo per il 5% degli italiani più ricchi. Il top 0,1%, coloro con guadagni totali oltre i 500mila euro, versa un’aliquota effettiva del 36%, inferiore a quella della popolazione più povera che versa invece un’aliquota effettiva poco sopra il 40%.

Banche: 28 miliardi di utili. Chi si spartisce il malloppo e il peso sulle famiglie

 


da: https://www.corriere.it/dataroom-milena-gabanelli/

I numeri arrivano dai comunicati delle principali banche italiane quotate: Intesa Sanpaolo, Unicredit, Banco Bpm, Bper, Mps, Mediobanca, Popolare di Sondrio e Credem hanno registrato nel corso del 2023 utili per 23 mld che salgono a circa 28 mld se si aggiungono i 1,85 mld di Iccrea e i 0,55 mld di Cassa Centrale Banca, i 1,3 mld della controllata bancaria italiana del Crédit Agricole e i 0,93 mld della Bnl, controllata bancaria italiana del gruppo Paribas. Un boom di utili con un valore ben superiore (+ 87%) al già significativo risultato di 15 mld conseguito nel 2022. Visto l’impatto che questo settore ha sulla vita di tantissimi privati e imprese, con l’aiuto di Arturo Capasso (professore di Corporate Finance alla Luiss) e dell’ex dirigente bancario Francesco Tuccari, proviamo a capire come si è formato questo enorme profitto e chi sono i reali beneficiari.

Dove guadagnano le banche

Le banche guadagnano principalmente attraverso tre diverse attività. La prima è quella di intermediazione di denaro: riconoscono un interesse fisso a chi deposita soldi (interessi passivi) e fanno pagare a chi chiede prestiti un tasso base di riferimento (l’Euribor per i finanziamenti a tasso variabile e l’Irs per quelli a tasso fisso) a cui aggiungono un «sovraprezzo» che varia in misura direttamente proporzionale alla «rischiosità» dei soggetti finanziati (questi si chiamano interessi attivi). La differenza fra gli uni e gli altri è il «margine d’interesse». La seconda attività riguarda le commissioni che incassano ogni qualvolta effettuano per conto del cliente il pagamento di una utenza, l’incasso di un assegno, dispongono un bonifico, spediscono l’estratto conto, sul prelievo di contante col bancomat, sulla gestione del conto corrente e sulla vendita dei prodotti finanziari (sui quali si fanno pagare i costi più alti d’Europa approfittando dell’ignoranza dei clienti). La terza attività sono

lunedì 8 gennaio 2024

Governo Meloni, come rispettare i vincoli europei: vendendo quel poco di pubblico che non è un carrozzone

 


Da: https://www.facebook.com/Stelleeditorni?locale=it_IT

Chissà se qualcuno di voi, nell’ansia di scoprire se la vaiassa di Chigi avrebbe o no difeso il suo pistolero di Biella, se avrebbe fatto muro o meno attorno al suo alleato scomodo Salvini “in Verdini”, nota famiglia ai domiciliari per definizione, ha preso coscienza dell’ennesimo trappolone nascosto nella sua conferenza stampa fiume della scorsa settimana?

Ebbene, ci scommetto: pochi, pochissimi erano attenti quando la Meloni ha rivelato che per rispettare i nuovi vincoli di bilancio (che si è fatta imporre da Bruxelles, ovvero da Germania e Francia), il suo governo sta mettendo mano, per il triennio 2024/2026, ad un nuovo piano di privatizzazioni di ben 20 miliardi. Questo, almeno, è quanto è stato messo nero su bianco nella Nadef, ovvero nelle previsioni economiche e finanziarie dello Stato. E ad essere messe in vendita non saranno società minori, ma quel poco che ci resta dei nostri gioielli di famiglia: parlo dei pezzi da novanta Poste Italiane e Ferrovie dello Stato. Stavolta non si tratta quindi di sbarazzarsi di carrozzoni improduttivi e succhia soldi come l’ex Alitalia o come il MPS il cui 25% il suo tesoriere Giorgetti ha ceduto al prezzo d’affezione di 920 milioni, bensì di due aziende floride, che producono reddito per le casse dello Stato.

Due dati ufficiali: nel 2023 solo Poste ha realizzato un utile netto di 2,5 miliardi di euro, ben +5,8% dell’anno precedente e il Gruppo Ferrovie dello Stato, dati ad aprile 2022, ha registrato ricavi in crescita a 13,7 miliardi di euro. È appena il caso di dire che l’entrata di capitale privato in due aziende statali di queste dimensioni porterà un ulteriore aumento dei costi a carico dei cittadini.

giovedì 28 settembre 2023

I risparmi degli italiani (se ancora ci riescono): la patrimoniale eterna…

 


C’è chi non arriva a fine mese, manco alla prima settimana. C’è chi non ha mai avuto problemi economici, manco al tempo del Covid. C’è chi non paga le tasse e vede incrementare il suo reddito.

C’è chi riesce – nonostante l’inflazione, l’aumento costante dei prezzi -  a investire qualche risparmio. Oggetto da sempre di imposte. Imposta prevista anche sul deposito titoli.

Diversamente dall’imposta sul conto corrente, stabilita in misura fissa: 34,20 euro annui se la giacenza media annua supera i 5.000 euro, l’imposta sul deposito titoli è lo 0,20 (2 per mille) sul controvalore totale dei prodotti finanziari in possesso alla fine del periodo di rendicontazione (o chiusura del rapporto).

Quindi, è applicata indipendentemente dall’andamento positivo (plusvalenza) o negativo (minusvalenza) degli investimenti.

Si chiama imposta di bollo. L’ha introdotta il governo Monti e l’hanno mantenuta tutti i governi

Milena Gabanelli: Shein, il lato oscuro del re del fast fashion. Lavoratori schiavi, tessuti tossici e inquinamento

 


da: https://www.corriere.it/dataroom-milena-gabanelli/ - di Marta Camilla Foglia e Milena Gabanelli

Fast fashion sta per «moda rapida e a basso costo». Ma quanto basso? Quando una T-shirt viene venduta a 3 euro e un abito a 7 euro vuol dire che c’è un «prezzo» che viene scaricato su qualcun altro.

Partiamo dai costi di produzione: in Italia il costo medio orario nell’industria del tessile e manifatturiero è di 27 euro lordi. In Bulgaria di 5,4 euro, Romania 6,9 in Lituania 9 (Eurostat). In Cina e Vietnam rispettivamente dai 4 ai 3 dollari. Per arrivare ai 2 dollari al giorno in Madagascar e Myanmar (Business-humanrights.org e SalaryExpert.com). Quasi tutti i grandi marchi da anni hanno delocalizzato una parte della produzione in questi Paesi, inclusi quelli del lusso, che si rivolgono a una clientela benestante. E li abbiamo più volte stigmatizzati, perché hanno sacrificato le aziende manifatturiere locali solo per avidità.

Fatta questa doverosa premessa, parliamo della moda usa e getta: l’azienda che si è accaparrata il 50% del mercanto globale del fast fashion si chiama Shein.

L’impennata Shein

Shein nasce nel 2008 su idea dell’imprenditore cinese Chris Xu: inizia con la vendita

mercoledì 2 agosto 2023

Tommaso Cerno: La faida di cittadinanza

 


da: https://www.lidentita.it/la-faida-di-cittadinanza/

Chi la pensa come il governo è felice, perché riteneva il reddito di cittadinanza applicato così iniquo, perché riteneva favorisse le truffe e disincentivasse il lavoro in alcune fasce della popolazione. Chi invece ha votato contro grida allo scandalo e scende in piazza. Si chiama democrazia. E lascia, mi sia permesso, il tempo che trova. Perché nel Paese dove il reddito ha cittadinanza con regole nuove, e ad avere cittadinanza con regole vecchie è lo scontro politico, sembra quasi che il futuro dell’Italia, l’aiuto a chi ha di meno, gli incentivi al lavoro, le politiche per la nuova occupazione passino attraverso il titolo di una legge. Ma non stanno così le cose.

Non è il reddito di cittadinanza in quanto tale, come non è la sua abolizione la ragione per cui questo Paese dimostrerà di funzionare meglio o peggio di prima. E non è nemmeno la ragione per cui un certo numero di persone staranno meglio o peggio di prima. Quello che dobbiamo ritrovare è il senso profondo delle politiche, che hanno bisogno certo di un titolo per rendersi comprensibile agli elettori, ma soprattutto come i temi alla scuola di uno sviluppo. E lo sviluppo deve appena cominciare. Perché il governo ha giocato tutto su due parole.

mercoledì 7 giugno 2023

Il Btp Valore. Arriva il nuovo titolo del Tesoro, solo che non è nuovo (e nemmeno patriottico)

 


da: Il Fatto Quotidiano – di Beppe Scienza Twitter @beppescienza

Dal 5 giugno 2023 inizia il collocamento del Btp Valore 2023-27, un buono poliennale del Tesoro che da settimane viene presentato come una grande occasione e come una novità, spesso con toni patriottardi. Discorsi stucchevoli, perché in realtà non ha nulla di innovativo. Ancor meno qualcosa di patriottico, visto che uno straniero può benissimo sottoscriverlo senza dover fare professione di italianità.

La sua struttura non è nuova. Già coi Btp Futura il Tesoro sperimentò la formula dei tassi d’interesse fissi ma crescenti, con esiti infelici per i risparmiatori. Le quattro emissioni, sottoscritte a 100 euro, valgono ormai solo dagli 86 ai 69 euro. Il Fatto Quotidiano aveva subito messo in guardia dai rischi che si correvano. Ora la durata è più breve, ma comunque è pochissimo rilevante l’incremento del tasso annuo delle cedole: 3,25% per i primi due anni e 4% per terzo e quarto, sempre lordi.

Il mercato valuterà questo titolo grosso modo come un normale Btp al 3,625% costante per quattro anni. I tassi crescenti sono una caratteristica più significativa quando, come per i buoni fruttiferi postali, sono abbinati al diritto al rimborso al prezzo di sottoscrizione. Di regola i Btp non concedono ai risparmiatori tale diritto, tecnicamente denominato put option.

Massimo Fini: Le tasse sono “pizzo di Stato”, allora chiamate la Wagner

 


da: Il Fatto Quotidiano

“Le tasse sono un pizzo di Stato”. Questa affermazione se fatta da un comune cittadino integra il reato di vilipendio della Repubblica, delle Istituzioni e delle Forze armate, delle Assemblee legislative, del governo, della Corte costituzionale, dell’Ordine giudiziario (art. 290 c.p). Questo vilipendio si porta dietro a cascata il vilipendio alla Nazione e alla bandiera. Tutti reati, per altro di derivazione fascista, da cui fu sommerso, a suo tempo, Umberto Bossi.

Ma qui non siamo in presenza di un comune cittadino, ma della premier Giorgia Meloni che rappresenta la più alta carica dello Stato dopo quella del presidente della Repubblica (nella fattispecie il traballante Mattarella, un ottantenne che sembra un Joe Biden italiano con idee ancor più confuse perché di recente, equivocando sulla Dichiarazione di indipendenza americana del 1776, ha anfanato di un inesistente “diritto alla felicità”). Meloni quindi non solo vilipende se stessa, ma si delegittima con le sue proprie mani (ma sarebbe meglio dire bocca). Quindi se quello che dice Meloni è vero, e non c’è motivo di dubitarne, noi viviamo in uno Stato criminale e mafioso. Mi spingerei a dire che Meloni vilipende anche la mafia, che è un’organizzazione seria e che per lo meno non si maschera dietro lo Stato di diritto.

giovedì 1 giugno 2023

Il vero Pizzo di Stato è il sostituto di imposta per dipendenti e pensionati

 


Ha detto bene Bersani a ‘Otto e mezzo’.

“Meloni dice che le tasse sono ‘pizzo di stato’? Allora togliamo il sostituto di imposta per i lavoratori dipendenti.

Non è possibile un’affermazione del genere. Io credo che si siano sentiti insultati tutti quelli che il pizzo sono obbligati a pagarlo."

Chiamarlo insulto è persino un eufemismo. Quindi. Sai che ti dico Giorgia. Userò anch’io un eufemismo: vaffanculo.

Verrà il momento in cui lo prenderai in quel posto lì. Come molti di quelli che ti hanno preceduto.

Il sistema bancario italiano: Le mire espansionistiche di Fabrizio Palenzona

 

Chi ha rifiutato di prendersi Mps non ha fatto una bella fine. In senso manageriale. Cioè quello che si credeva un numero uno e non lo è mai stato: Victor Massiah. Ergo: BPM farebbe bene a prendere Mps…altrimenti…se non finirà in pancia a Unicredit finirà in quella francese. Il Credit Agricole.  

 

Le mire espansionistiche di Fabrizio Palenzona nel risiko bancario

da: https://www.tag43.it/ - di Sebastiano Venier  

 


Una marcia quasi inarrestabile. Dove vuol arrivare Fabrizio Palenzona? Il neopresidente della Fondazione Crt sarà alla guida anche della Consulta delle Fondazioni di origine bancaria del Piemonte e della Liguria. L’elezione è avvenuta nei giorni scorsi all’unanimità dall’assemblea dei soci che riunisce: la Fondazione Compagnia di San Paolo, le Fondazioni Cr Torino, Cuneo, Alessandria, Asti, Biella, Fossano, Saluzzo, Savigliano, Tortona, Vercelli per il Piemonte; le Fondazioni Carige, Carispezia e Agostino De Mari-Savona per la Liguria. «Uniamo le forze, perché abbiamo tutti lo stesso obiettivo e lo stesso dovere di offrire il miglior servizio ai territori, valorizzando le risorse che derivano dalla fatica, dal lavoro e dai risparmi delle comunità che ci hanno preceduto», ha detto il presidente Palenzona, ringraziando i colleghi presidenti delle Fondazioni piemontesi e liguri. «Un tema che ci unisce», ha proseguito Palenzona, «è certamente il disagio giovanile, la povertà educativa e di prospettiva di molti bambini e ragazzi in età scolastica e delle loro famiglie: abbiamo l’esigenza di dare risposte immediate alle disuguaglianze per riattivare l’ascensore sociale e offrire opportunità a chi non ne ha». Parole sagge.

Il camionista di Tortona sta esercitando tutta la sua influenza

mercoledì 26 aprile 2023

Evasione, il condono di destra: no ai processi, sì alla prescrizione

 


da: Il Fatto Quotidiano – di Giacomo Salvini

Lo scudo penale ferma solo le inchieste, non l’estinzione del reato. Gatta (UniMilano): “Così è un incentivo a evadere le tasse”

Lo scudo penale per alcuni reati di evasione fiscale introdotto dal governo Meloni nel decreto Bollette di fine marzo si arricchisce di un nuovo particolare: chi vuole aderire alla “pace fiscale” potrà vedersi sospendere il processo e aspettare la prescrizione del reato, che invece continuerà a correre. In questo modo, come dice il professore ordinario di Diritto Penale all’Università di Milano, Gian Luigi Gatta, già consulente dell’ex ministra della Giustizia Marta Cartabia, la norma produce una sorta di “incentivo all’evasione fiscale”.

Nel decreto Bollette approvato dal Consiglio dei ministri il 28 marzo, infatti, era entrata una norma che non era prevista dalle bozze iniziali, voluta dal viceministro dell’Economia Maurizio Leo (Fratelli d’Italia).

Prevede la non punibilità penale per tre fattispecie di reato: l’omesso versamento di ritenute per più di 150mila euro, l’omesso versamento di Iva sopra i 250mila euro e l’indebita compensazione con crediti oltre i 50mila euro. Insomma, niente processo per chi decide di aderire alla “pace fiscale”. Il principio è chiaro: se paghi tutto il dovuto, non sarai perseguito penalmente. Quindi chi vuole usufruirne si vedrà sospendere il processo fino al pagamento dell’ultima rata del debito e solo allora si vedrà condonata la parte penale.

mercoledì 19 aprile 2023

Lotta alla “sostituzione etnica”: proposta Lega, taglio delle imposte per chi fa figli…

 


Dev’essere iniziata – almeno in teoria – la guerra contro la “sostituzione etnica”.

La Lega vuole un taglio di imposte. Proposito assolutamente condivisivile, sia chiaro. Ma per chi, come? 

Per chi fa figli. “Razza italiana”, ovviamente.

Si tratterebbe di reintrodurre la detrazione di 10mila euro l’anno per ogni figlio a carico fino al termine degli studi universitari. Questo per tutti i nuclei familiari, senza limiti di reddito.

Orbene…

Se venisse introdotta questa agevolazione il costo stimato, secondo quanto scrive il Fatto Quotidiano:  “prendendo a riferimento i circa 400mila bebé del 2022, la misura costerebbe 4 miliardi il primo anno. Otto miliardi il secondo, dodici il terzo e così via fino ai 72 miliardi all’anno trascorsi 18 anni. Questo nel caso che la misura non abbia alcun effetto sul numero di nascite che se invece aumentassero porterebbe l’esborso ancora più su.”

Ogni qualvolta si tratta di pensare, promettere, riduzioni delle tasse, bonus vari, detrazioni a pioggia, si deve fare i conti con quella noiosetta robetta dal nome: coperture finanziarie. Ecco che ad ogni manovra si dichiara: li prenderemo dalla lotta all’evasione fiscale.

Pensa la sfiga di Meloni, Salvini e Berlusconi, cioè del governo Giorgiano.....

giovedì 13 aprile 2023

Luigino Bruni: L’ideologia del management

 


 

da: Il Messaggero di Sant’Antonio

Il management sta diventando la nuova ideologia del nostro mondo globale, in particolare quel management insegnato nelle business school e veicolato dalle grandi imprese globali di consulenza.

Nel Novecento la critica sociale si era indirizzata verso la teoria economica liberale, individuando negli economisti teorici il grande nemico da combattere per costruire una società finalmente giusta ed egualitaria. Mentre gli intellettuali, fossero essi cattolici o socialisti, battagliavano questa guerra, nelle facoltà di ingegneria e nelle business school crescevano le tecniche e gli strumenti del management che negli ultimi decenni si sono progressivamente trasformati nell’«ideologia del management» costruita attorno ai tre dogmi dell’incentivo, della leadership e del merito. Una ideologia che sta dilagando ovunque, incluse le comunità cristiane e le chiese, dove ormai si stanno moltiplicando i corsi sulla leadership per parroci e responsabili di movimenti, dove ormai non si può più fare un convegno o un capitolo generale senza coach o facilitatori professionisti provenienti dal mondo del business, come se avessimo, d’un tratto, dimenticato quella antica sapienza di come svolgere gli incontri di comunità e le assemblee.

domenica 26 marzo 2023

Stefano Feltri: Possiamo permetterci questo sistema bancario?

 


da: Domani

Nel 2022 il premio Nobel per l’economia è andato a esperti di un problema che pareva risolto da tempo: le crisi bancarie. Douglas Diamond e Philip Dyvbig, negli anni Ottanta, hanno spiegato a cosa servono le banche e perché hanno una utilità sociale. Ben Bernanke da accademico ha dimostrato perché durante la Grande depressione era stato un errore abbandonare le banche al fallimento poi, da presidente della Federal reserve, ha messo in pratica le sue analisi e ha tenuto insieme il sistema finanziario dopo la crisi del 2008.

In questi giorni confusi, quel premio Nobel sembra preveggente o iettatorio. Diamond e Dyvbig hanno dimostrato che le banche servono perché consentono di diversificare il rischio e controllano il debitore in modo efficace. I depositanti mettono sul conto i loro soldi, ritirabili in qualunque momento, la banca li presta a lungo termine a imprenditori o famiglie, lucra sul differenziale dei tassi (più alti a lungo, più bassi a breve) e controlla in modo efficace l’uso delle risorse, cosa che milioni di depositanti non potrebbero fare.

giovedì 26 gennaio 2023

Un governo fossile rinfrancato da una debole opposizione

 


 

da: https://ilmanifesto.it/ - di Massimo Serafini

L’hanno chiamata “Operazione Mattei”, cioè con il nome di uno dei più geniali industriali italiani del dopoguerra. Forse hanno pensato che quel nome avrebbe valorizzato il tentativo del nuovo governo italiano di fare dell’Italia un grande deposito di gas per distribuirlo poi nell’intera Europa, liberandola dalla sua cronica dipendenza da quello russo. Per questo motivo la presidente del consiglio Meloni è andata in Algeria, ovviamente accompagnata dal presidente dell’Eni a mendicare un aumento delle sue forniture, e per la stessa ragione il ministro degli esteri Tajani si è recato in Egitto, il paese che ha ucciso Giulio Regeni e tiene in ostaggio Patrick Zaki.

Dubito che Enrico Mattei avrebbe apprezzato che il suo nome fosse speso per qualificare una delle operazioni più retrograde come questa, anzi sono convinto che essendo un grande innovatore, oggi metterebbe la sua intelligenza e capacità imprenditoriale al servizio delle fonti di energia rinnovabile.

Al di là del nome l’intera operazione rafforza il sospetto che il paese del sole, del vento e con il più grande patrimonio idroelettrico europeo non utilizzerà queste sue materie prime ma rimarrà ancorato all’energia fossile che fa male al clima e costa cara per quanti soldi vengano buttati per contenerne il prezzo.

Destra e ammanca: Perché il problema di Giorgia Meloni è il suo governo

 


da: https://www.tag43.it/ - di Stefano Iannaccone

Il caso Nordio con l’asse tra Berlusconi e Terzo Polo. Le uscite infelici di alcuni ministri ed esponenti di FdI. La battaglia sui balneari e il pressing di Salvini. La rottura pubblica con Rampelli. La verità è che il maggior ostacolo per Giorgia Meloni è il suo esecutivo.

Il più grande problema di Giorgia Meloni è il suo governo. Si potrebbe riassumere così la situazione sempre più tesa all’interno della maggioranza. Vista anche la latitanza di quello che era il primo partito dell’opposizione, il Pd, intento a sbrogliare i nodi dell’infinita stagione congressuale. Al momento la premier resiste, minimizza (in pubblico) le divergenze di vedute e gli agguati che arrivano dagli alleati, Forza Italia in primis. Ma che la luna di miele con l’elettorato stia finendo è più di una sensazione. A confermarlo sono i sondaggi. Secondo l’ultima rilevazione SWG per TgLa7 cala il gradimento sull’operato dell’esecutivo: dal 50 per cento del 28 ottobre è scivolato al 37 per cento del 20 gennaio, mentre la fiducia per la presidente del Consiglio resta pressoché invariata dal 43 per cento di ottobre (con punte del 45 per cento tra novembre e dicembre), al 41 per cento. Sicuramente ha pesato lo scivolone sulla vicenda delle accise. Con il governo che pare vittima di sé stesso, tra misure contestate e dichiarazioni improvvide, che tradiscono la sostanziale difficoltà a tenere unita la maggioranza. E addirittura il principale partito, il monolitico Fratelli d’Italia.

Il caso Nordio, le affinità elettive tra Forza Italia e Terzo Polo e il nodo balneari