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lunedì 11 dicembre 2023

Gino Cecchettin: le sue parole al funerale della figlia Giulia

 


Carissimi tutti,

abbiamo vissuto un tempo di profonda angoscia: ci ha travolto una tempesta terribile e anche adesso questa pioggia di dolore sembra non finire mai. Ci siamo bagnati, infreddoliti, ma ringrazio le tante persone che si sono strette attorno a noi per portarci il calore del loro abbraccio.

Mi scuso per l'impossibilità di dare riscontro personalmente, ma ancora grazie per il vostro sostegno di cui avevamo bisogno in queste settimane terribili. La mia riconoscenza giunga anche a tutte le forze dell’ordine, al vescovo e ai monaci che ci ospitano al presidente della Regione Zaia e al ministro Nordio e alle istituzioni che congiuntamente hanno aiutato la mia famiglia.

Mia figlia Giulia, era proprio come l’avete conosciuta, una giovane donna straordinaria. Allegra, vivace, mai sazia di imparare. Ha abbracciato la responsabilità della gestione familiare dopo la prematura perdita della sua amata mamma. Oltre alla laurea che si è meritata e che ci sarà consegnata tra pochi giorni, Giulia si è guadagnata ad honorem anche il titolo di mamma. Nonostante la sua giovane età era già diventata una combattente, un’oplita, come gli antichi soldati greci, tenace nei momenti di difficoltà: il suo spirito indomito ci ha ispirato tutti.

Il femminicidio è spesso il risultato di una cultura che svaluta la vita delle donne, vittime proprio di coloro avrebbero dovuto amarle e invece sono state vessate, costrette a lunghi periodi di abusi fino a perdere completamente la loro libertà prima di perdere anche la vita.

sabato 25 novembre 2023

Ivana Castoldi: Meglio sole

 

 

Non solo oggi, non solo in quest’ultimo periodo, ma sempre, voglio ricordare questo libro. Ripropongo una pagina. Le altre le trovate nella sezione Saggistica, sono state pubblicate nel lontano novembre 2011. Sempre vere, sempre attuali. Sempre da leggere. Non solo le donne. Anche gli uomini dovrebbero leggere questo libro di Ivana Castoldi.

 

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“Due in uno”, “Una cosa sola”, “Non posso vivere senza di te”, sono concetti saldamente radicati nella mentalità degli innamorati.

L’amore come dedizione totale e fusione in un’unica entità è stato molto enfatizzato dalla nostra cultura occidentale nel corso degli ultimi due secoli. Amore e sacrificio, amore e morte, passione suicidio. Il Romanticismo, con i suoi eroi e le sue eroine che morivano per amore, ha lasciato il segno.

All’inizio di un amore, con gli occhi bendati e le illusioni intatte, arsi dal fuoco della passione, viviamo sensazioni euforizzanti, perdendo completamente di vista la realtà. La ricerca continua dell’altro e il bisogno di rispecchiarsi in lui o in lei diventano il pensiero dominante.

Con questo genere di sensazioni identifichiamo lo stato emotivo compatibile con l’amore. E non c’è più verso di liberarci da questo preconcetto.

martedì 18 ottobre 2022

Iran: sedicenne muore dopo pestaggio. Rifiutò di cantare l'inno pro-regime

 

 

da: https://www.ansa.it/

Sindacato: "Diverse studentesse in ospedale dopo le percosse della polizia"

Una studentessa iraniana Asra Panahi, di 16 anni, è morta dopo un pestaggio da parte delle forze di sicurezza perché, assieme ad altre compagne di classe, si era rifiutata di cantare un inno dedicato alla Guida suprema dell'Iran, Ali Khamenei.

Lo denuncia su telegram il Consiglio di Coordinamento del sindacato degli insegnanti iraniano secondo cui varie ragazze sono state trasferite in ospedale dopo il pestaggio, avvenuto in una scuola di Ardabil, nel nord ovest del Paese, dopo un raid da parte delle forze di sicurezza che le hanno costrette a intonare una lode a Khamenei.

martedì 20 settembre 2022

Rita Levi Montalcini: la mente e il cuore...

 


Rare sono le persone che usano la mente, poche coloro che usano il cuore e uniche coloro che usano entrambi.

 

venerdì 8 ottobre 2021

Anna Politkovskaja: caso chiuso, da 15 anni senza mandanti

 

 

da: Il Fatto Quotidiano – di Michela A.G. Iaccarino

Per il mondo che l’ha ammirata non abbastanza in vita e ha cominciato a farlo davvero solo dopo la sua morte, lei era “la Politkovskaja”. Negli uffici del suo quotidiano, la Novaya Gazeta, invece lei era Anna Stepanovna, con quel patronimico ereditato dal padre, diplomatico sovietico di stanza a New York quando lei è nata negli Stati Uniti nel 1958. In Russia non c’è ancora giustizia, ma c’è sempre memoria per la giornalista assassinata nel 2006, esattamente 15 anni fa, il 7 ottobre 2006. È una data che i russi ricordano: è il giorno del compleanno di Putin.

“La Novaya Gazeta era sinonimo di Anna Politkovskaja”. Questa frase che valeva anche letta al contrario la condividono veterani e giovanissimi giornalisti del quotidiano fondato nel 1993, che ha ora pubblicato il documentario Come hanno ucciso Anna. “Se in Russia fai il giornalista e non ti poni il compito di difendere i diritti umani, allora non sei giornalista. Questo era Anna”, dice la redattrice Anna Bobrova. “Non sono una corrispondente di guerra, ma una civile”. In alcune immagini inedite del filmato parla proprio Anna, prima che i suoi capelli diventassero bianchi, ma sempre dietro i suoi occhiali rettangolari. La donna che “rideva rumorosamente”, con i suoi lunghi orecchini d’argento che ciondolavano intorno al viso spigoloso, mentre correva da un incontro politico all’altro, si vede giocare col suo amatissimo cane nella sua casa sulla Frunzenskaya, dove verrà assassinata con quattro pallottole, una alla testa. Le scene delle telecamere di sorveglianza mostreranno

sabato 18 settembre 2021

Barbara Palombelli, il femminicidio e cosa è davvero esasperante

 


da: https://www.huffingtonpost.it/ - di Manginobrioches

In poche parole concentra alcune cose che chi si occupa davvero di violenza di genere e femminicidio combatte da sempre

Fa davvero impressione che in un Paese in cui ci sono stati sette femminicidi in dieci giorni non si parli soprattutto e anzitutto di questo, ma che la ribalta oggi sia tenuta (persino, nella TT di Twitter e in generale sui social, scavalcando le risse sul green pass) da Barbara Palombelli e l’imbarazzante estratto video della sua trasmissione su Rete4, “Lo sportello di Forum”. È un estratto breve, perché, ahinoi, in pochissimo sono concentrate (nei virgolettati sono riportate esattamente le parole pronunciate dalla Palombelli) alcune delle cose che chi si occupa davvero di violenza di genere e femminicidio combatte semplicemente da sempre.

“Negli ultimi sette giorni ci sono state sette donne uccise presumibilmente da sette uomini”.

Presumibilmente? Delle sette donne – Ada, Angelica, Sonia, Chiara, Giuseppina, Rita, Alessandra – tutte sono state uccise da un uomo, in cinque casi il marito o compagno o l’ex, in un caso un vicino di casa, in un caso un conoscente. Non è stato suicidio, non sono state folgorate da un fulmine, non sono cadute dalle scale. Quel “presumibilmente” potrebbe avere un senso se non sapessimo nulla di quei delitti, se tutte quelle donne fossero state trovate

giovedì 18 marzo 2021

Giornata per le vittime Covid. Draghi a Bergamo: «Lo Stato c'è e ci sarà»

 


da: https://www.avvenire.it/

"Vorrei che mi sentiste vicino, nella tristezza e nella speranza. Lo Stato c'è e ci sarà". Lo dice il premier Mario Draghi alla cerimonia per la Giornata Nazionale in memoria delle vittime del Covid, a Bergamo. "Non possiamo abbracciarci, ma questo è il giorno in cui dobbiamo sentirci tutti ancora più uniti - ha esordito -. A partire da qui, da questo luogo che ricorda chi non c’è più. In questa città non vi è nessuno che non abbia avuto un familiare o conoscente colpito dal virus".

"Siamo qui per promettere ai nostri anziani che non accadrà più che le persone fragili non vengano adeguatamente assistite e protette. Solo così rispetteremo la dignità di coloro che ci hanno lasciato. Solo così questo bosco della memoria sarà anche il luogo simbolo del nostro riscatto. Siamo qui per celebrare il ricordo perché la memoria di ciò che è accaduto nella primavera dello scorso anno non si appanni" ha proseguito il premier.

Citando le tante "figure simbolo della resistenza civile" della comunità bergamasca, Draghi ha ricordato anche don Fausto Resmini: "Era il prete degli ultimi. A lui è stato intitolato il carcere di Bergamo di cui era il cappellano. Con lui rendiamo omaggio ai sacerdoti della diocesi bergamasca deceduti per il virus".

mercoledì 25 novembre 2020

William Shakespeare: "in piedi, signori, davanti a una donna"

 

..Per tutte le violenze consumate su di lei, 

per tutte le umiliazioni che ha subito, 

per il suo corpo che avete sfruttato, 

per la sua intelligenza che avete calpestato, 

per l’ignoranza in cui l’avete lasciata, 

per la libertà che le avete negato, 

per la bocca che le avete tappato, 

per le sue ali che avete tarpato, 

per tutto questo:

 in piedi, signori, davanti ad una Donna!..