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mercoledì 4 novembre 2015

Papa Francesco: Laudato Sì / 7




Educazione e spiritualità ecologica

Molte cose devono riorientare la propria rotta, ma prima di tutto è l’umanità che ha biso­gno di cambiare. Manca la coscienza di un’origi­ne comune, di una mutua appartenenza e di un futuro condiviso da tutti. Questa consapevolez­za di base permetterebbe lo sviluppo di nuove convinzioni, nuovi atteggiamenti e stili di vita. Emerge così una grande sfida culturale, spirituale e educativa che implicherà lunghi processi di ri­generazione.

Puntare su un altro stile di vita

Dal momento che il mercato tende a crea­re un meccanismo consumistico compulsivo per piazzare i suoi prodotti, le persone finiscono con l’essere travolte dal vortice degli acquisti e delle spese superflue. Il consumismo ossessivo è il ri­flesso soggettivo del paradigma tecno-economi­co. Accade ciò che già segnalava Romano Guar­dini: l’essere umano « accetta gli oggetti ordinari e le forme consuete della vita così come gli sono imposte dai piani razionali e dalle macchine nor­malizzate e, nel complesso, lo fa con l’impressione che tutto questo sia ragionevole e giusto ».144 Tale paradigma fa

mercoledì 28 ottobre 2015

Papa Francesco: Laudato Sì / 6



 

Qual è il posto della politica? Ricordiamo il principio di sussidiarietà, che conferisce libertà per lo sviluppo delle capacità presenti a tutti i li­velli, ma al tempo stesso esige più responsabilità verso il bene comune da parte di chi detiene più potere. È vero che oggi alcuni settori economici esercitano più potere degli Stati stessi. Ma non si può giustificare un’economia senza politica, che sarebbe incapace di propiziare un’altra logica in grado di governare i vari aspetti della crisi attua­le. La logica che non lascia spazio a una sincera preoccupazione per l’ambiente è la stessa in cui non trova spazio la preoccupazione per integrare i più fragili, perché « nel vigente modello “di suc­cesso” e “privatistico”, non sembra abbia senso investire affinché quelli che rimangono indietro, i deboli o i meno dotati possano farsi strada nella vita ».

Abbiamo bisogno di una politica che pen­si con una visione ampia, e che porti avanti un nuovo approccio integrale, includendo in un dia­logo interdisciplinare i diversi aspetti della crisi. Molte volte la stessa politica è responsabile del proprio discredito, a causa della corruzione e della mancanza di buone politiche pubbliche. Se lo Stato non adempie il proprio ruolo in una regione, alcuni gruppi economici possono apparire come benefattori e detenere il potere reale,

mercoledì 21 ottobre 2015

Papa Francesco: Laudato Sì / 5




Quando si pongono tali questioni, alcuni reagiscono accusando gli altri di pretendere di fermare irrazionalmente il progresso e lo svilup­po umano. Ma dobbiamo convincerci che ral­lentare un determinato ritmo di produzione e di consumo può dare luogo a un’altra modalità di progresso e di sviluppo. Gli sforzi per un uso so­stenibile delle risorse naturali non sono una spesa inutile, bensì un investimento che potrà offrire altri benefici economici a medio termine. Se non abbiamo ristrettezze di vedute, possiamo scopri­re che la diversificazione di una produzione più innovativa e con minore impatto ambientale, può essere molto redditizia. Si tratta di aprire la stra­da a opportunità differenti, che non implicano di fermare la creatività umana e il suo sogno di progresso, ma piuttosto di incanalare tale energia in modo nuovo.
Per esempio, un percorso di sviluppo pro­duttivo più creativo e meglio orientato potrebbe correggere la disparità tra l’eccessivo investi­mento tecnologico per il consumo e quello scar­so per risolvere i problemi urgenti dell’umanità; potrebbe generare forme intelligenti e redditizie di riutilizzo, di recupero funzionale e di riciclo; potrebbe migliorare l’efficienza energetica delle città; e così via. La diversificazione produttiva offre larghissime possibilità all’intelligenza uma­na per creare e innovare, mentre protegge l’am­biente e crea più opportunità di lavoro.

mercoledì 14 ottobre 2015

Papa Francesco: Laudato Sì / 4




Un’ecologia integrale

Dinanzi alla possibilità di un utilizzo irresponsabile delle capacità umane, sono funzioni improrogabili di ogni Stato quelle di pianificare, coordinare, vigilare e sanzionate all’interno del proprio territorio. La società, in che modo ordina e custodisce il proprio divenire in un contesto di costanti innovazioni tecnologiche? Un fattore che agisce come moderatore effettivo è il diritto, che stabilisce le regole per le condotte consentite alla luce del bene comune. I limiti che imporre una società sana, matura e sovrana sono attinenti a previsione e precauzione, regolamenti adeguati, vigilanza sull’applicazione delle norme, contrasto alla corruzione, azioni di controllo operativo sull’emergere di effetti non desiderati dei processi produttivi, e intervento opportuno di fronte ai rischi indeterminati o potenziali. Esiste una crescente giurisprudenza orientata a ridurre gli effetti inquinanti delle attività imprenditoriali. Ma la struttura politica e istituzionale non esiste solo per evitare le cattive pratiche, bensì per incoraggiare le buone pratiche, per stimolare la creatività che cerca nuove strade, per facilitare iniziative personali e correttive.

Il dramma di una politica focalizzata sui risultati immediati, sostenuta anche da popolazioni consumistiche, rende necessario produrre crescita a breve termine.

mercoledì 7 ottobre 2015

Papa Francesco: Laudato Sì / 3





Il relativismo pratico
Un antropocentrismo deviato dà luo­go a uno stile di vita deviato. Nell’Esortazione apostolica Evangelii gaudium ho fatto riferimento al relativismo pratico che caratterizza la nostra epoca, e che è « ancora più pericoloso di quel­ lo dottrinale ».99 Quando l’essere umano pone sé stesso al centro, finisce per dare priorità assoluta ai suoi interessi contingenti, e tutto il resto diven­ta relativo. Perciò non dovrebbe meravigliare il fatto che, insieme all’onnipresenza del paradigma tecnocratico e all’adorazione del potere umano senza limiti, si sviluppi nei soggetti questo relati­vismo, in cui tutto diventa irrilevante se non ser­ve ai propri interessi immediati. Vi è in questo una logica che permette di comprendere come si alimentino a vicenda diversi atteggiamenti che provocano al tempo stesso il degrado ambientale e il degrado sociale.
La cultura del relativismo è la stessa pa­tologia che spinge una persona ad approfittare di un’altra e a trattarla come un mero oggetto, obbligandola a lavori forzati, o riducendola in schiavitù a causa di un debito. È la stessa logica che porta a sfruttare sessualmente i bambini, o ad abbandonare gli anziani che non servono ai propri interessi. È anche la logica interna di chi afferma: lasciamo che le forze invisibili del mercato regoli­no l’economia, perché i loro effetti sulla società e sulla natura sono danni inevitabili. Se non ci sono verità

mercoledì 30 settembre 2015

Papa Francesco: Laudato Sì / 2




La cultura ecologica non si può ridurre a una serie di risposte urgenti e parziali ai problemi che si presentano riguardo al degrado ambientale, all’esaurimento delle riserve naturali e all’inquina­mento. Dovrebbe essere uno sguardo diverso, un pensiero, una politica, un programma educativo, uno stile di vita e una spiritualità che diano forma ad una resistenza di fronte all’avanzare del para­digma tecnocratico. Diversamente, anche le mi­gliori iniziative ecologiste possono finire rinchiuse nella stessa logica globalizzata. Cercare solamente un rimedio tecnico per ogni problema ambientale che si presenta, significa isolare cose che nella re­altà sono connesse, e nascondere i veri e più pro­fondi problemi del sistema mondiale.

È possibile, tuttavia, allargare nuovamente lo sguardo, e la libertà umana è capace di limita­re la tecnica, di orientarla, e di metterla al servi­zio di un altro tipo di progresso, più sano, più umano, più sociale e più integrale. La liberazione dal paradigma tecnocratico imperante avviene di fatto in alcune occasioni. Per esempio, quando comunità di piccoli produttori optano per sistemi di produzione meno inquinanti, sostenendo un modello di vita, di felicità e di convivialità non consumistico. O quando la tecnica si orienta pri­oritariamente a

lunedì 28 settembre 2015

Papa Francesco all’ONU, il minimo assoluto per la dignità umana: casa, lavoro e terra




dal sito del Vaticano

Incontro con i membri dell’Assemblea Generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite
Sede Centrale delle Nazioni Unite, New York - Venerdì, 25 settembre 2015

Signor Presidente, Signore e Signori, buongiorno!
Ancora una volta, seguendo una tradizione della quale mi sento onorato, il Segretario Generale delle Nazioni Unite ha invitato il Papa a rivolgersi a questa onorevole assemblea delle nazioni. A mio nome e a nome di tutta la comunità cattolica, Signor Ban Ki-moon, desidero esprimerLe la più sincera e cordiale riconoscenza; La ringrazio anche per le Sue gentili parole. Saluto inoltre i Capi di Stato e di Governo qui presenti, gli Ambasciatori, i diplomatici e i funzionari politici e tecnici che li accompagnano, il personale delle Nazioni Unite impegnato in questa 70.ma Sessione dell’Assemblea Generale, il personale di tutti i programmi e agenzie della famiglia dell’ONU e tutti coloro che in un modo o nell’altro partecipano a questa riunione. Tramite voi saluto anche i cittadini di tutte le nazioni rappresentate a questo incontro. Grazie per gli sforzi di tutti e di ciascuno per il bene dell’umanità.

mercoledì 23 settembre 2015

Papa Francesco: Laudato Sì / 1




L’ambiente è un bene collettivo, patrimonio di tutta l’umanità e responsabilità di tutti. Chi ne possiede una parte è solo per amministrarla a be­neficio di tutti. Se non lo facciamo, ci carichiamo sulla coscienza il peso di negare l’esistenza degli altri. Per questo i Vescovi della Nuova Zelanda si sono chiesti che cosa significa il comandamen­to “non uccidere” quando « un venti per cento della popolazione mondiale consuma risorse in misura tale da rubare alle nazioni povere e alle future generazioni ciò di cui hanno bisogno per sopravvivere».

CAPITOLO TERZO
LA RADICE UMANA DELLA CRISI ECOLOGICA

A nulla ci servirà descrivere i sintomi, se non riconosciamo la radice umana della crisi eco­logica. Vi è un modo di comprendere la vita e l’azione umana che è deviato e che contraddice la realtà fino al punto di rovinarla. Perché non pos­siamo fermarci a riflettere su questo? Propongo pertanto di concentrarci sul paradigma tecnocra­tico dominante e sul posto che vi occupano l’es­sere umano e la sua azione nel mondo.

I. La tecnologia: creatività e potere

L’umanità è entrata in una nuova era in cui la potenza della tecnologia ci pone