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mercoledì 7 gennaio 2015

Jobs Act: tutele e reintegri, 10 cose da sapere



da: La Stampa

Tutele e reintegri, 10 cose da sapere sul Jobs Act
Dai nuovi contratti agli indennizzi economici: le novità introdotte dalla riforma

1 - Che cosa significa a “tutele crescenti”?  
Significa che le tutele per chi firma un contratto aumenteranno con il passare del tempo. Il nuovo assunto deve però sapere che, se verrà licenziato, il suo indennizzo sarà solo di natura economica, e crescerà in base all’anzianità di servizio. In pratica, si esclude la possibilità del reintegro del lavoratore.  

2 - A chi offre le opportunità maggiori il nuovo contratto?  
Chi, nel corso del 2015, avrà davvero una opportunità, sarà chi oggi ha un contratto di collaborazione o a tempo determinato, perché il contratto a tutele crescenti taglia del 30% il costo del lavoro.  

3 - A quanto ammonterà l’indennizzo in caso di licenziamenti?  
Il datore di lavoro deve pagare un’indennità pari a 2 mensilità per ogni anno di servizio, in misura non inferiore a 4 e non superiore a 24 mensilità.  

mercoledì 10 dicembre 2014

Le Renziate, come favorire i licenziamenti: oltre 6 mila euro a chi assume e licenzia dopo un anno



da: la Repubblica

Jobs Act a rischio boomerang.
Oltre 6mila euro a chi assume e licenzia dopo un solo anno. Simulazione Uil: gli sgravi su contributi e Irap sono molto più alti dell’indennizzo che si vuol dare a chi è espulso: 1 mensilità e mezza
di Valentina Conte

Cosa ci guadagna un’impresa ad assumere e licenziare nel giro di pochi mesi? Ora come ora, solo grane giudiziarie. E il rischio di reintegrare e risarcire il lavoratore, se così decide il giudice. Dal primo gennaio, belle cifre. Per uno stipendio medio (22 mila euro lordi annui), dai 5 ai 16 mila euro, a seconda se si licenzia dopo uno o tre anni. Ma si può arrivare anche a 6.600 euro dopo appena dodici mesi. È l’effetto matematico e paradossale degli sconti su Irap e contributi previdenziali inseriti nella legge di Stabilità, da una parte. E degli indennizzi previsti dal Jobs Act per il nuovo contratto a tutele crescenti, dall’altra. Gli incentivi sono assai cospicui, mentre l’esborso dovuto in caso di licenziamento illegittimo - ora che l’articolo 18 di fatto non esiste più - è davvero risibile. Una mensilità e mezzo per anno lavorato, secondo l’ipotesi più accreditata (ma le associazioni imprenditoriali puntano a meno). Così, visto che

lunedì 1 dicembre 2014

Nel paese reale e…del fanfaRenzi: disoccupazione, mai così alta nella storia d’Italia



da: La Stampa

Disoccupazione mai così alta nella storia d’Italia
di Luca Ricolfi

È incredibile, la capacità dei governanti di manipolare i fatti pur di non dirci come vanno le cose. Negli ultimi giorni l’Istat ha fornito i dati sulle forze di lavoro nel terzo trimestre, e ha anticipato i dati provvisori di ottobre. Dati drammatici, ad avere il coraggio di guardarli in faccia. E invece no, immediatamente dopo la diffusione delle cifre Istat si è scatenata la corsa a travisarli. E’ così che abbiamo appreso che i dati trimestrali dell’Istat ci presentano «una sostanziale e progressiva crescita degli occupati nell’ultimo anno», quantificata in 122 mila occupati in più. E che anche l’incremento della disoccupazione, pari a 166 mila disoccupati in più, non ci deve preoccupare perché «va messo in relazione alla crescita del numero di persone che cercano lavoro». Come dire: se aumenta il tasso di disoccupazione è perché la gente è meno scoraggiata e «più persone tornano a cercare lavoro». 
Sui trucchi usati per manipolare i fatti non vale neppure la pena soffermarsi, tanto sono ingenui e vecchi (alcuni li insegniamo all’università, sotto il titolo «come si fa una cattiva ricerca»). Sui fatti, invece, è il caso di riflettere un po’.

venerdì 28 novembre 2014

Non può far tutto Renzi.....: Job Act, la legge l’ha scritta Confindustria



Vabbè…non può fare tutto Renzi. Lui fa le slide (o le fa fare alla Boschi) con il power point, che gli altri facciano i testi con word..


da: Il Fatto Quotidiano

Jobs Act, la legge di Renzi l’ha scritta Confindustria
Squinzi & C. si congratulano per la svolta e vedono la ripresa nel 2015
Il documento di Squinzi “Proposte per il mercato del lavoro” contiene già tutto il Jobs Act: via l’articolo 18, “demansionamento”, controlli sui dipendenti
di Marco Palombi

Il Centro Studi di Confindustria, per la crescita, ha adottato la politica di Giorgio Gaber sulla rivoluzione: oggi no, domani forse, ma dopodomani sicuramente. In pratica quest’anno sul Pil non si muove foglia, l’anno prossimo può essere, ma dopo sarà una pacchia. D’altronde, scrivono gli analisti degli imprenditori, “le riforme strutturali danno frutti nel medio termine, ma nell’immediato rispondono alla domanda di cambiamento del Paese e restituiscono così la fiducia necessaria a rilanciare consumi e investimenti”. Che lo dicano non è così sorprendente se si considera – come vi mostriamo in questa pagina – che l’unica riforma strutturale in dirittura d’arrivo, il Jobs Act, l’hanno scritta loro.

mercoledì 26 novembre 2014

Renzi, Jobs Act: addio art. 18, indennità a chi perde il lavoro, controllo su pc e cellulari aziendali



da: la Repubblica

Addio art.18, indennità a chi perde il lavoro Via al controllo su pc e cellulari aziendali
Ci sarà il contratto a tutele crescenti per i neoassunti e il demansionamento in seguito a una riorganizzazione. Reintegro solo in alcuni casi di licenziamento disciplinare illegittimo. Niente Cig se l’azienda non ha più futuro.
di Roberto Mania

Una formula americana, Jobs Act, non ha impedito che in Italia si scatenasse l’ennesimo scontro sulla riforma dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori del 1970, quello sui licenziamenti ingiustificati. Eppure il “pacchetto Renzi” sul lavoro — diverso dall’originale obamiano Jobs Act (acronomico di Jumpstart Our Business Startup) che puntava su norme e finanziamenti a favore delle nuova piccole imprese per creare nuova occupazione — ha, sulla carta, anche altri obiettivi: ridurre la precarietà sfoltendo la selva delle tipologie di contratti atipici, fare del contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti il perno del nuovo mercato del lavoro, estendere gli ammortizzatori sociali, così come le tutele per la maternità a chi oggi ne è privo, favorire il ricorso ai contratti di solidarietà al posto della cassa integrazione, rafforzare il ruolo dello Stato

lunedì 24 novembre 2014

Landini: “Renzi non fa nulla contro i disonesti”



“Vedo un inedito livello di determinazione da parte delle persone e dei lavoratori”. Come Landini, anch’io lo vedo. Si è tirata troppa la corda. Non ha iniziato Renzi, ma i suoi predecessori. Ma è lui che la sta portando al punto da spezzarla. Nessuno ne uscirà indenne. Neppure lui. 


da: Il Fatto Quotidiano – intervista di Salvatore Cannavò a Maurizio Landini

Ha chiesto scusa, sulle dichiarazioni riferite agli “onesti che non stanno con Renzi” ha ammesso di aver detto una “cavolata”. Però non si rimangia l’essenziale: “Volevo porre la questione morale. I lavoratori sono nella parte onesta di questo paese e c’è una parte disonesta contro cui non si interviene”. Maurizio Landini, accusato di urlare troppo, continua a tenere il punto e a non fare sconti a Matteo Renzi.

Nel pronunciare la parola “onestà”, al di là delle polemiche e delle scuse, c’era un riferimento alla questione morale?
Certo. L’onestà è un problema vero. L’Italia ha 60 miliardi di euro di corruzione, 180 di evasione, il falso in bilancio che non è reato, nessuna legge sul rientro dei capitali. Ma questo è il punto che non si vuole affrontare. Perché il governo

mercoledì 19 novembre 2014

Jobs act, emendamento: reintegro per i licenziamenti disciplinari


da: La Stampa

Jobs act, ecco l’emendamento del governo. “Reintegro per i licenziamenti disciplinari”
Il testo recepisce l’accordo con la minoranza del Pd. Resta l’addio all’articolo 18. Per motivi economici previsto solo un indennizzo economico. Ok finale il 26 novembre

Il governo presenta l’emendamento al Jobs Act frutto della mediazione con la minoranza del Pd e lancia un rush finale per l’approvazione in Aula. Il diritto al reintegro nel posto di lavoro sarà limitato ai licenziamenti nulli e discriminatori e «a specifiche fattispecie di licenziamento disciplinare ingiustificato». Per i licenziamenti economici viene esclusa la possibilità del reintegro nel posto di lavoro prevedendo «un indennizzo economico certo e crescente con l’anzianità di servizio».  

LE NOVITA’  
I cambiamenti di maggiore impatto riguardano una più drastica sforbiciatura delle forme di lavoro atipico e precario, e l’aumento delle risorse per i loro ammortizzatori sociali. La prima misura è facilmente attuabile, per la seconda bisognerà trovare le risorse. 

mercoledì 29 ottobre 2014

Vertenza Ast: le parole di Landini per le manganellate agli operai



Queste le parole di Landini alla manifestazione degli operai dell’Ast dopo le manganellate della polizia. Nel post sotto il video.
Parole sante. Che condivido e sottoscrivo.
Se si candidasse in politica, lo voterei.


“Il governo deve rispondere adesso. Siam noi che paghiamo le tasse: paghiamo questi e paghiamo quelli che sono là. Basta.
Dica una parola la presidenza del consiglio. Anziché fare slogan del cazzo dica una parola di quello che sta succedendo. Che si vergognino. Hanno da chiedere scusa ai lavoratori. Scusa, hanno da chiedere.

Paghiamo le tasse anche per loro.
Questo paese esiste perché c’è la gente che lavora. Dovrebbero chiedere scusa alla gente. Altro che palle, leopolde e cazzate varie. Basta slogan. Basta!
Hanno rotto le scatole. Questo è il problema.

E dobbiamo prendere anche le botte noi che paghiamo, noi che lavoriamo. Dobbiamo essere anche picchiati e da chi? Da altre persone che per vivere devono lavorare.

Video, Landini sulle manganellate agli operati della Ast: “Basta slogan del cazzo di questo governo, chiedano scusa”

Camusso: “Renzi è a Palazzo Chigi per volere dei poteri forti, ho ha ammesso Marchionne”



da: la Repubblica – di Roberto Mania

Camusso: ecco perché non parla con noi, ma solo con le corporazioni Manovra e Jobs act si possono cambiare. Faremo lo sciopero generale.

A un certo punto Susanna Camusso interrompe questa intervista, si alza, sigaretta in mano, e va verso la bacheca del suo ufficio con affaccio su Villa Borghese. Tra foto, messaggi, ricordi e volantini della Cgil, c’è un lancio di agenzia con una dichiarazione di Sergio Marchionne del 2 ottobre scorso. Parla del mercato del lavoro, l’ad di Fca, della necessità di togliere «i rottami dai binari». Ed è questo, spiega, il compito affidato a Renzi. Precisa: «L’abbiamo messo là per quella ragione lì».
Il segretario generale della Cgil si risiede: «Vede, quella dichiarazione non è mai stata smentita. A me colpisce molto che un cittadino svizzero che ha spostato le sedi legale e fiscale della Fiat all’estero possa dire del nostro presidente del Consiglio “L’abbiamo messo là” e che lo possa fare senza suscitare alcuna reazione».

Cosa vuol dire, segretario?
«Questo spiega l’attenzione del governo nei confronti dei grandi soggetti portatori di interessi particolari ».

martedì 28 ottobre 2014

Tito Boeri: “Governo e sindacato battano un colpo”



da: la Repubblica 

Ha ragione Renzi a sostenere che non saranno le grandi manifestazioni, ma gli atti concreti, a sconfiggere il precariato. Per questo, bene che il suo governo vada al di là degli slogan.
E dica cosa vuol fare concretamente con la legge delega su cui è orientato a chiedere la fiducia anche alla Camera. Paradossalmente sia i volantini della Cgil per la manifestazione di sabato che molti interventi alla Leopolda hanno perorato la causa del contratto a tutele crescenti che dovrebbe rappresentare l’asse portante delle politiche di stabilizzazione del precariato.

Ma, a quanto pare, tra Roma e Firenze si sono scontrate due concezioni molto diverse di questo contratto e di queste tutele crescenti. Bene che gli italiani e non solo gli iscritti al Pd siano messi al corrente dei termini della tenzone e possano valutare cosa vuol fare il governo e cosa propone il sindacato maggioritario a riguardo. Fondamentale fare in fretta in questa opera di “sdoganamento” perché il tempo a disposizione è davvero molto poco: il nuovo contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti dovrà vedere la luce entro Natale per beneficiare dei potenti sgravi contributivi previsti dalla legge di Stabilità. Se non godrà di questi sgravi rischia di non decollare affatto perché

sabato 25 ottobre 2014

Stefano Feltri: “Cgil a Roma, cosa cambia dopo la grande piazza?”



da: Il Fatto Quotidiano

La manifestazione della Cgil è stata un successo, non c’è dubbio, e nei prossimi giorni leggeremo pensosi editoriali sul ritorno della sinistra, le divisioni del Pd, la piazza contro la Leopolda e così via. Ma qual è il senso della piazza di oggi? In nome di cosa sono scese in piazza quelle centinaia di migliaia di persone a parte un epidermico fastidio per Matteo Renzi e per il renzismo di governo?


La lettera che la Cgil ha mandato agli iscritti è interessante, chiede alcune cose di buon senso e altre non praticabili: un piano straordinario per l’occupazione finanziato da una tassazione sulle grandi ricchezze, la riforma degli ammortizzatori sociali universali, una riforma dello Statuto dei lavoratori per estendere diritti e tutele, un contratto indeterminato a tutele crescenti per favorire il lavoro a tempo indeterminato, cancellano le altre 46 forme contrattuali (anche se quelle davvero applicate sono molte meno).

Due osservazioni: la patrimoniale, che la Cgil non osa neppure più chiamare così, in Italia non si farà mai davvero perché le grandi ricchezze non sono

giovedì 16 ottobre 2014

Luca Ricolfi: “Il vero peso delle misure in arrivo”



da: La Stampa

Nel giro di pochi giorni la cosiddetta «manovra» per il 2015 è passata da 20 a 30 miliardi di euro. Secondo Renzi «si tratta della più grande operazione di taglio di tasse tentata in Italia e di una spending review mai vista».
Ma in che cosa consiste la manovra?
Se dovessi spiegarla ai miei studenti la metterei così. Cari ragazzi, quando un governo fa una manovra ci sono sempre un lato propagandistico e un lato effettivo.
Sono importanti entrambi, ma vanno tenuti ben distinti.

Il lato propagandistico è rilevante perché serve a comunicare le priorità del governo. Con la manovra annunciata ieri, Renzi ci dice tre cose tutte e tre sacrosante e condivisibili.
Primo: che vuole ridurre drasticamente gli sprechi della Pubblica amministrazione, con una spending review di 13,3 miliardi.
Secondo: che vuole ridurre drasticamente le tasse, con sgravi pari a 18 miliardi di euro (di cui 10 per il rinnovo del bonus da 80 euro).
Terzo: che vuole azzerare i contributi per i nuovi assunti a tempo indeterminato.

giovedì 9 ottobre 2014

Renzi ‘fa tutto il power point’: legge delega sul lavoro, ecco i bullet points



da: La Stampa

Più ammortizzatori nella riforma del lavoro
Che cosa c’è nel maxiemendamento del governo. Un dizionario spiega i nodi cruciali: via la cassa integrazione, disciplina dei contratti a tempo determinato, i nuovi demansionamenti. I dettagli quando arriveranno?
di Paolo Baroni

Ammortizzatori. Scompare la cassa integrazione in caso di cessazione dell’attività dell’azienda o di un ramo, e l’erogazione sarà concessa solo nel caso in cui non sia possibile ridurre contrattualmente l’orario di lavoro. L’assicurazione sociale per l’impiego (Aspi) viene rimodulata «rapportando la durata dei trattamenti alla storia contributiva del lavoratore» ed omogeneizzando «la disciplina relativa ai trattamenti ordinari e ai trattamenti brevi». L’indennità di disoccupazione viene estesa anche ai cococo con una sperimentazione «almeno biennale a risorse definite».  
Contratti. Arriva il nuovo contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti, che sarà la forma privilegiata di contratto di lavoro e quindi godrà di oneri diretti e indiretti più favorevoli rispetto agli altri modelli. In parallelo il governo prevede un impegno «più stringente nello sfoltimento delle oltre 40 forme

lunedì 6 ottobre 2014

Lavorare alle Camere: barba, capelli e privilegi



da: Il Fatto Quotidiano - di Ezio Pelino

I Presidenti delle Camere, sotto la spinta dell’indignazione collettiva in tempo di crisi, si sono dati da fare. Il loro impegno ha prodotto una sforbiciata alle faraoniche retribuzioni dei dipendenti del Parlamento. Ma si è trattato solo di una sforbiciata, che non ha spazzato via i privilegi. Si sarebbe dovuto tagliare, per cominciare, il numero del personale. Sono 2.100, più di due per parlamentare. Una piccola città. Le nuove retribuzioni, poi, continuano a essere un privilegio di casta. Qualche esempio. Al vertice, il segretario generale, dagli attuali 480.000 euro passerà a 360.000, continuando a surclassare la più alta carica dello Stato, il Presidente della Repubblica, che con i suoi 240.000 euro annui dovrebbe rappresentare, per tutti, il tetto retributivo. Alla base, i tecnici, fra cui, inopinatamente, i barbieri. Ma perché i barbieri nel Parlamento, scarseggiano, forse, a Roma, le barberie? A loro la bella cifra di 99.000 euro annui. Non parliamo dei commessi che guadagnano molto più di un chirurgo di fama.

Opera di Roma: licenziare ai tempi dell'articolo 18....



da: Il Fatto Quotidiano

Come le suonano ai lavoratori
Il caso di Roma dimostra che in Italia è possibile licenziare, eccome. Nel 2013 la mobilità è aumentata del 39%
Secondo l’Ocse la protezione degli occupati è in caduta libera
di Salvatore Cannavò

I 182 licenziamenti annunciati dall’Opera di Roma dimostrano quanto la polemica sull’articolo 18 sia strumentale. In Italia, infatti, licenziare è possibile. La vicenda dell’Opera, così, potrebbe essere riassunta nell’articolo 182: “Licenzia quando vuoi, come vuoi, quanto vuoi”. A ogni difficoltà economica, prima di ogni ristrutturazione importante, le aziende possono infatti mandare via i lavoratori in eccesso.
La legge che consente il meccanismo infernale, quella invocata dal Consiglio di amministrazione dell’Opera, è la 223 del 1991 applicabile per motivi di crisi, di ristrutturazione aziendale o di chiusura dell’attività nelle aziende sopra i 15 dipendenti. L’azienda, in questo caso, deve informare le

giovedì 2 ottobre 2014

Tito Boeri: “Cambiare tutto per non cambiare nulla”



da: la Repubblica

La mediazione via sms all’interno del Partito Democratico, di cui ha dato conto questo giornale sabato scorso con il testo dei messaggini fra Matteo Renzi e Sergio Chiamparino, rischia di rendere il Jobs Act del tutto inefficace nell’incoraggiare incrementi di produttività e più assunzioni con contratti a tempo indeterminato.
Speriamo che, mettendo da parte i cellulari, e affrontando il merito dei problemi, vi si ponga rimedio.
La direzione Pd lunedì ha approvato a larga maggioranza, non prima di deflagranti polemiche e minacce di scissione, un ordine del giorno che mantiene in vigore, fin dal primo giorno di vita di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato, la reintegrazione del lavoratore in caso “di licenziamenti ingiustificati di natura disciplinare, previa qualificazione specifica della fattispecie”. Questo significa che i licenziamenti individuali continueranno a essere fin da subito molto costosi, trattando un neo-assunto come un lavoratore già presente da 20 anni nell’azienda. In barba a quelle “tutele crescenti con l’azienda aziendale” cui fa esplicitamente riferimento l’emendamento governativo al disegno di legge delega recentemente approvato dalla Commissione Lavoro al Senato. Vediamo di capire perché.

mercoledì 1 ottobre 2014

Marco Travaglio: “L’Asineria al potere”



Ovviamente, concordo e sottoscrivo l’articolo di Travaglio; ha espresso in modo articolato ciò che ho sinteticamente commentatoin un post lunedì scorso.
Purtroppo – e lo dico senza ironia e con rammarico – ha ragione D’Alema.
Renzi, al momento, si sta dimostrando come un arrogante cialtrone. Nulla di più, nulla di meno. Il problema, per noi italiani, è che non se ne rende conto, tutto preso dall’eccitazione di aver scalzato due ex comunisti. Il problema, per noi italiani, è che lui – come Berlusconi, seppure per motivi in parte diversi  - è convinto che adesso salverà l’Italia.
Ma ignorare, mentire, essere superficiali, pasticcioni, arroganti ed eludere il punto della questione per il piacere di parlare e ascoltarsi, cercando di manipolare i coglioni (a Renzi piacciono gli obiettivi facili) non è ciò che serve, ciò che è utile per iniziare a creare un cambiamento sociale. Matteo Renzi, passato l’orgasmo del facile scalpo dell’art.18, e di Bersani e D’Alema, pensi se non sia anche solo un po’ come sopra descritto e, come succede quando si è un presenza di “leader” con queste caratteristiche, non sia circondato da somari. I somari non possono che essere servi. I servi non possono che essere somari.
I servi, nonchè somari, distruggono, non costruiscono mai.


da: Il Fatto Quotidiano

Per dire come siamo ridotti, ci tocca pure dar ragione a D’Alema: Renzi parla di cose che non conosce, confidando nel fatto che non le conosca nessuno, grazie alla collaborazione straordinaria dei tg e dei giornali.

martedì 30 settembre 2014

Luigi Pandolfi: “I contratti a 'tutele crescenti' sono discriminatori e per questo incostituzionali"



da: Huffington Post

Ha qualcosa di sconvolgente (nel senso letterale di "sconvolgere") il principio contenuto nell'emendamento del governo al Jobs Act sulle cosiddette "tutele crescenti", da applicare ai nuovi contratti di lavoro subordinato.
Leggiamo: "(...) il Governo è delegato ad adottare, (...) in coerenza con la regolazione dell'Unione europea e le convenzioni internazionali, (...) la previsione, per le nuove assunzioni, del contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti in relazione all'anzianità di servizio".

Da questa disposizione si ricava che, nella nuova versione del welfare italico prospettata dal governo, sarà l'anzianità di servizio a determinare il livello di godimento dei diritti costituzionali da parte dei lavoratori, dunque, nella generalità dei casi, l'età dello stesso lavoratore.
Nel nostro ordinamento, solo la maggiore età costituisce uno spartiacque nella storia personale di un individuo, delineando una linea di confine tra un prima ed un dopo nella scala di godimento dei diritti sanciti dalla Costituzione. Beninteso, un minore non ha diritto di voto, non ha facoltà piena di porre in essere atti negoziali, ma non per questo è passibile di soprusi e di discriminazioni. Anzi, c'è una tutela rafforzata che lo riguarda, in quanto "soggetto debole".

lunedì 29 settembre 2014

Articolo 18, Massimo D’Alema a Renzi: “ho sentito molte frasi che non hanno attinenza con la realtà”



Condivido e sottoscrivo le valutazioni di D’Alema. E Matteo Renzi farebbe bene a non snobbare certe osservazioni e non liquidarle, per sua comodità, come le parole di gufi, o di rosiconi che hanno avuto tempo e modo per fare riforme ma non sono stati capaci di attuarle. Le sconfitte e i limiti degli altri non escludono che non saremo sconfitti e che non mostreremo anche noi dei limiti. Chi ha orecchi per intende, intenda…


tratto da: Il Fatto Quotidiano

Massimo D’Alema: “Articolo 18 non è tabù da 44 anni. E’ stato cambiato due anni fa”
Ad attaccare il presidente del Consiglio è Massimo D’Alema: “Sono un ammiratore dell’oratoria del segretario del nostro partito tuttavia penso che il dibattito politico debba mantenere un forte aggancio alla realtà. Io potrei fare un lunghissimo elenco di affermazioni prive di fondamento. Si è detto che è la prima volta che si interviene sul costo lavoro, ma il governo Prodi investì 7 miliardi sul cuneo fiscale, il più significativo intervento sul costo del lavoro, con risultati importanti”. E poi prosegue sull’articolo 18: “Ho sentito molte frasi che non hanno alcuna attinenza con la realtà. L’art.18 non è tabù da 44 anni. Io penso che questa riforma costi molto più di due miliardi e mezzo. Costa dieci