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lunedì 23 aprile 2018

Trattativa Stato-mafia: i due volti della sentenza di Palermo



Giustizia e ingiustizia. Trattativa Stato-mafia, i due volti della sentenza di Palermo
di Danilo Paolini

Ha retto, forse un po’ a sorpresa, l’impianto accusatorio costruito dalla procura della Repubblica di Palermo per dimostrare che nei primi anni 90 lo Stato trattò con "cosa nostra" per disinnescare la strategia stragista di quest’ultima. Una trattativa effettivamente ci fu, ci dice il verdetto emesso ieri pomeriggio dalla Corte di assise del capoluogo siciliano, e riguardò gli allora vertici del Ros dei Carabinieri, che avrebbero fatto pressioni sui governi dell’epoca. E Marcello Dell’Utri, stretto collaboratore di Silvio Berlusconi, tra i fondatori di Forza Italia e poi parlamentare della stessa forza politica, già condannato in via definitiva cinque anni fa per concorso esterno in associazione mafiosa. Dell’Utri, dunque, dopo la vittoria del suo partito alle elezioni politiche del 1994, sarebbe stato il "portavoce" delle minacce dei boss presso il primo governo Berlusconi.

Ma le sentenze vanno rispettate fino in fondo. Allora va affermato con chiarezza che quella di ieri non ci dice (e, date le premesse, non poteva dircelo) che i contatti con i boss Riina, Bagarella, Cinà e con l’ex-sindaco mafioso di Palermo Vito Ciancimino – le "rivelazioni" talvolta false o non riscontrate del figlio di quest’ultimo, Massimo, sono state alla base del processo concluso ieri – furono tenuti, esperiti o avallati da esponenti di governi della Repubblica. E questo è un elemento essenziale, anzi imprescindibile nell’ambito di un procedimento che si è protratto per cinque anni tra mille polemiche (anche tra gli stessi magistrati inquirenti), troppi veleni e autentici drammi umani.

martedì 21 gennaio 2014

Riforma elettorale, coppie di ieri e di oggi: Veltroni-Berlusconi, Berlusconi-Renzi

Era il 16 gennaio 2008. Cinque anni fa. Il blog era sulla piattaforma Splinder. Era il tempo di discussioni sulla riforma alla legge elettorale (ma va là…). Evidentemente, gennaio è un mese “propizio” all’argomento.
Scrissi un post intitolato “Punto e stop: riforma elettorale alla tedesca, alla francese…
Vi pare che il titolo possa avere una qualche attualità?
I protagonisti principali di quel post erano: Veltroni e Berlusconi. C’è qualcosa di attuale in questi nomi?
In uno: Berlusconi. Ancora oggi protagonista. Merito di Renzi che l’ha distratto dalla pappa e dal sacchettino per la cacchetta di Dudù. L’altro: Veltroni, si è dissolto. Colpa di D’Alema. Sostenevano gli esperti di casa Pd.

Riporterò ora parte del contenuto di quel post. Valutate voi se può essere attuale. Per quanto mi riguarda, continuo a pensarla come allora.
E mi chiedo: questo è il primo round e...poi spunta il Franceschini di turno o no?...

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Punto & Stop: riforma elettorale alla tedesca, alla francese….   16 gennaio 2008

Prima di mangiare il panettone e annessi e connessi, li avevamo lasciati - i “politichesi” - a parlare del sistema tedesco, più o meno alla spagnola, diviso e moltiplicato per le seghe all’italiana. Non vi era da scandalizzarsi, né da gridare al “vaffa”. La mediazione è inevitabile per arrivare