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venerdì 9 novembre 2012

Regione Lombardia, elezioni: Umberto Ambrosoli cambia idea, si candida



da: La Stampa

Parte la corsa al voto in Lombardia
Si candidano Ambrosoli e Albertini
Il figlio dell’avvocato ucciso nel ’79 rompe gli indugi: «Pronto a guidare centrosinistra allargato». Dall’altra
parte Maroni e l’ex sindaco in campo

La battaglia elettorale in Lombardia entra nel vivo: oggi, quasi in contemporanea, Umberto Ambrosoli e Gabriele Albertini hanno rotto gli indugi e - su schieramenti opposti - hanno dato la disponibilità a candidarsi alla presidenza della Regione. 

 
«Accetto la candidatura che mi viene proposta», ha spiegato all’ANSA l’ex sindaco Albertini, che accarezza il progetto di riunire chi al Parlamento europeo fa parte del Partito Popolare, coinvolgendo anche movimenti come “Fermare il declino” di Oscar Giannino e Italia Futura di Luca Cordero di Montezemolo. «Dichiaro ora la mia disponibilità» ha annunciato in un comunicato Ambrosoli, che solo lo scorso 21 ottobre aveva rinunciato a correre per il Pirellone, spiegando che c’era poco tempo per preparare un progetto. Ma al figlio di Giorgio Ambrosoli, ucciso nel 1979 per il suo lavoro come commissario liquidatore della Banca Privata Italiana, sono arrivati appelli a non tirarsi indietro da parte di un «ampio e qualificato elenco» di persone, un «arco di posizioni» che va oltre «la connotazione tradizionale - ha spiegato -, cioè dei partiti, di centrosinistra». 

martedì 30 ottobre 2012

Elezioni in Sicilia: Ilvo Diamanti “La maggioranza dei non elettori”


da: la Repubblica

La maggioranza dei non elettori
di Ilvo Diamanti

Fa una certa impressione vedere la partecipazione elettorale scendere sotto il 50%. Anche in una Regione, come la Sicilia, dove l'affluenza non è mai stata molto elevata, neppure in passato: 5-10 punti percentuali in meno rispetto alla media nazionale (e a volte anche oltre), a seconda del tipo di consultazione.

Però neppure in Sicilia, in passato, l'astensione era stata così alta. Da ciò la tentazione di decretare, in modo sommario, la crisi della democrazia e il distacco dei cittadini dalla politica. Valutazioni, peraltro, non del tutto ingiustificate. A condizione di chiarire il significato di questo comportamento. Perché l'astensione può avere ragioni diverse e perfino opposte. Alle elezioni presidenziali americane, ad esempio, l'affluenza alle urne, da oltre quarant'anni, non raggiunge il 60%. Ma è, anzi, più vicina al 50%. Senza che nessuno si sogni di parlare di democrazia in crisi e di crisi della democrazia. Al contrario. Un basso livello di partecipazione (non solo elettorale), secondo alcuni studiosi influenti (per tutti: Samuel Huntington), può venire letto come un atto di "fiducia" verso il sistema. Disponibilità ad "affidarsi" a chi è scelto dai cittadini. Mentre una partecipazione "troppo" elevata e accesa potrebbe complicare la "governabilità".

Non è lo stesso in Italia, ovviamente. Tanto meno in Sicilia e in molte aree del Mezzogiorno (ma non solo). Dove il voto viene, di frequente, espresso in base a logiche clientelari e particolaristiche. E il non-voto riflette indifferenza politica.

Elezioni in Sicilia (ma non solo): opinionisti e politici, insieme nel non voler capire…


Noto che ci sono ancora “opinionisti” o presunti tali – quelli che sono letti quotidianamente dai politici - che non hanno compreso o non vogliono ammettere (che ne direbbero i loro referenti politici se lo facessero) che  l’antipolitica è la politica italiana da vent’anni a questa parte. Modello del berlusconismo maggiore responsabile, ma la cosiddetta opposizione a Silvio Berlusconi non ha fatto di meglio. Non ha prodotto nessuna alternativa culturale e politica.
Se gli opinionisti “autorevoli” della carta stampata e i politici che li leggono, non capiranno o continueranno a non voler ammettere che l’antipolitica sono loro, la politica  - discutibile e anche comica in alcuni aspetti programmatici – del Movimento 5 Stelle darà loro qualche altro calcio nel culo.

Ci si ripiglia….

Sicilia, elezioni: vince l’astensionismo (52%), a seguire il M5S maggior partito con il 14,90%


La matematica non è un opinione. Ergo, ha vinto il partito degli astenuti arrivato al 52%.
Quelli andati alle urne hanno decretato la vittoria di Crocetta, candidato di Pd e Udc. Bersani esulta (?!) perché il partito ha preso il 13,40% mentre l’Udc è arrivato al 10,80.
Ma il partito che ha preso più voti alle urne è stato il Movimento 5 Stelle con Giancarlo Cancelleri: 14,90%
Il resto è poca roba. L’Idv si è alleato con la Federazione della Sinistra: 3,50% il primo, 3,10% l’altro.

E’ ovvio che nell’astensionismo ci sono anche le “indicazioni” della maggior “impresa italiana”. Quella che Grillo per abile opportunismo non vuole citare: la mafia.

lunedì 29 ottobre 2012

Sicilia, elezioni regionali: in attesa dei risultati, primo partito l’astensionismo


da: TMNews

In Sicilia vince l'astensionismo, al voto il 47,42%. "M5S in testa"
Le prime dichiarazioni all'uscita dei seggi premiano il partito di Grillo con il 27,46% delle preferenze a Giancarlo Cancelleri

La scarsa affluenza alle urne ha caratterizzato in Sicilia la giornata dedicata al voto per eleggere il nuovo presidente della Regione, e i nuovi componenti del Parlamento regionale.

Alla chiusura delle urne, infatti, i cittadini che si sono recati a votare sono stati il 47,42% degli aventi diritto, pari a 2.203.885. Nel 2008, quando però si votò anche di lunedì e in contemporanea alla Camera e al Senato, si recò alle urne il 66,68%.

Il Comune con la percentuale di affluenza più alta è stato Maniace, in provincia di Catania, con il 77,76%; quello con la più bassa, invece, Acquaviva Platani in provincia di Caltanissetta, con il 20,68%. La Provincia con la percentuale di affluenza più alta è stata Messina, con il 51,32%, quella con la più bassa Caltanissetta con il 41,34%. Lo spoglio delle schede inizia questa mattina alle 8, ma potrebbe profilarsi un clamoroso, ma neanche più di tanto, colpo di scena. Secondo i dati rilevati dal sito PalermoReport. it, relativi a 1.250 dichiarazioni di voto all'uscita dei seggi, infatti, nella provincia di Palermo sarebbe in testa Giancarlo Cancelleri, il candidato alla presidenza per il Movimento 5 Stelle.

Il grillino, infatti, godrebbe del 27,46% delle preferenze. Ben 4 punti percentuali

venerdì 15 giugno 2012

Parma: Pizzarotti inizia con il consiglio comunale dimezzato


da: Il Sole 24 ore

Il grillino Pizzarotti accende i motori. Parma riapre il consiglio comunale con una giunta dimezzata
di Francesco Dradi


Si accendono di nuovo i riflettori su Parma: oggi, all'ultimo giorno disponibile, si insedia il consiglio comunale, con la convalida degli eletti, e con l'esposizione del programma amministrativo del sindaco "grillino", Federico Pizzarotti.
L'attesa è così alta che gli ingressi nella sala del consiglio comunale saranno contingentati, sia per il pubblico che per i giornalisti (agli inviati nazionali e stranieri sarà riservata la sala stampa). Il consiglio sarà trasmesso in streaming sul sito web del Comune.
Permane un clima di incertezza perché, salvo colpi di scena, Pizzarotti si insedierà con una giunta dimezzata. Al momento sono noti 5 assessori su 8. Gli ultimi due sono stati nominati ieri sera: la vicesindaco Nicoletta Paci (53 anni, è l'unica "politica", poiché eletta consigliera nel Movimento 5 Stelle, Pizzarotti le ha affidato la delega alla scuola) e l'assessore allo sport e alle politiche giovanili Giovanni Marani, 35 anni, pallavolista e socio di una web agency. Mancano tuttora: l'assessore al welfare (potrebbe essere Fabio Fabbro, attuale presidente del Centro Servizi Volontariato) e quello alla cultura e all'urbanistica. Curiosamente, in questo quadro, rimangono vacanti le deleghe alla sicurezza

martedì 22 maggio 2012

Parma: il grillino Pizzarotti e i poteri forti



“Forse davvero a Parma è iniziata la Terza Repubblica”

Non credo che a Parma sia iniziata la terza repubblica ma, più probabilmente, non è più in onda la….fiction della seconda repubblica.
Parma è una citta di provincia che per storia e carattere si merita un governo locale fatto di persone serie. E queste, non sono esclusivamente i grillini. E queste, non sono necessariamente i fautori del “lasciamo decidere ai cittadini”. Non si possono fare referendum ogni volta che spunta un foruncolo su una chiappa per decidere che pomata usare.
I politici hanno una delega. Il che significa che chi governa deve prendere decisioni sostituendosi ai cittadini. Che non vuol dire: ignorare la volontà popolare ma tradurre e raccogliere le diverse esigenze in azioni di governo anche impopolari. Diventeranno popolari quando i cittadini ne riconosceranno la validità.  
Non è un compito facile quello che spetta a Pizzarotti. E più facile star lì ad aspettare che sbagli.
Ma è meglio sbagliare per inesperienza al potere che essere esperti di potere e continuare a sbagliare, anno dopo anno.
Capito Bindi?

da: Lettera 43

Parma, la lobby trema
Pizzarotti sfida i poteri forti della città.

Qualcuno a Parma teme già Federico Pizzarotti, il neo sindaco grillino «non conforme» che, con la sua vittoria, ha scombinato gli equilibri lnella città più gattopardesca d’Emilia. C’è da giurarlo.
I CONSIGLI DI BARILLA. Forse non è un caso che Guido Barilla in persona, il più defilato e taciturno rampollo della potente Confidustria locale, abbia rilasciato un’intervista a La Repubblica per dire e non dire. Insomma per mandare un messaggio e snocciolare qualche consiglio: «Non diamo giudizi politici», ha dichiarato il presidente del marchio alimentare, «giudicheremo il nuovo sindaco dai fatti. Ma certo Parma è una città che ha un grande bisogno di essere rilanciata».
LA SQUADRA DI TECNICI. «Per il sindaco neo-eletto si apre una fase nuova», ha continuato Barilla, «perché un conto è avere idee ed esprimerle, un conto è amministrare. La nuova giunta dovrà essere responsabile del bene della città e operare in modo ferreo soprattutto sul piano economico e sul bilancio». Su questo ultimo punto, poi, Barilla non ha dubbi: «Se avessi un debito di questo tipo (600 milioni, ndr) chiamerei subito gente dalla professionalità sicura e non improvvisata che possa trovare una via d'uscita. Insomma, mi affiderei a una squadra di tecnici e soprattutto tirerei la cinghia».

Confindustria per la «continuità» sosteneva Bernazzoli

E non è un caso che il quotidiano cittadino Gazzetta di Parma, edito dagli aquilotti locali, avesse sponsorizzato esplicitamente Vincenzo Bernazzoli, il candidato del Pd scaricato dall’intera città con il voto del ballottaggio perché percepito, citando Beppe Grillo, come esponente del «Pdmenoelle».
SCONFITTO IL CANDIDATO DELLA «CASTA». Uomo, Bernazzoli, della Casta parmigiana. Un pezzo di ricambio del consolidato sistema di poteri che da sempre decide le sorti politiche ed economiche di una città così diversa dalle «cugine» Reggio Emilia, Modena, Bologna con le loro cooperative e l’ampia rete di interessi rappresentati.
L'INFLUENZA DEI GRANDI GRUPPI. Qui, a fare il buono e il cattivo tempo, sono pochi grandi gruppi industriali: i farmacisti Chiesi (legati ai Tanzi tramite Anita, moglie di Calisto), i padroni del mattone Bonatti e Pizzarotti (Paolo, estraneo a Federico), gli stessi Barilla, il re del suino Marco Rosi patron della Parmacotto.
LA DEROGA AL PIANO REGOLATORE. Lo dimostra il fatto che nel 2005 Vincenzo Bernazzoli, in qualità di presidente della Provincia, d’accordo con l’allora sindaco di centrodestra e «duca di Parma» Elvio Ubaldi, concesse a Rosi attraverso un accordo di programma - in deroga al piano regolatore - il permesso di cementificare migliaia di metri quadrati destinati a uso agricolo alle porte della città. Rosi voleva ingrandire il suo stabilimento per la confezione del prosciutto in vaschetta.
E quando l’Unione industriali chiede, a Parma, sindaci e politici solitamente chinano il capo.
VIGNALI E L'INVESTITURA PUBBLICA. Le investiture, come nel Medio Evo, avvengono pubblicamente: così fu per Pietro Vignali, acclamato dagli aquilotti nel 2007 e da essi candidato sindaco: «Vai e torna vincitore», fu l'ordine.
Nel 2011, nell’estate degli scandali corruzione che hanno segnato l’inizio della fine per il centrodestra parmigiano dopo 14 anni di governo e affari neppure troppo sottobanco, il vassallo Vignali osò infine alzare il dito contro l’Upi (l’Unione industriali): «Questa è una città che non tollera certi sgarri».
IL GRAN RIFIUTO DEL SINDACO. «Sgarri». Disse proprio così Vignali in riferimento al suo rifiuto alla costruzione di una metropolitana, affare da oltre 300 milioni di euro già concluso con l’appalto affidato alla Pizzarotti. E mai portato a termine.
La metro a Parma non si farà. La tesi, sdoganata dallo stesso Vignali, fu che i poteri forti per ripicca gli avessero scatenato contro la magistratura.
Pizzarotti: «Faremo vedere all'Italia e all'Europa come amministriamo»

Sembrano passati secoli. Con Federico Pizzarotti pare essersi aperta una nuova era geologica per la politica parmigiana e italiana. Per la prima volta la città ha reciso i fili che ingabbiavano la politica.
L'ARIA È CAMBIATA. I «padroni del vapore» sono rimasti a piedi, il cavallo Bernazzoli stavolta s’è rivelato clamorosamente quello sbagliato. Mentre i soliti riti della politica locale riconquistavano i propri spazi, con una cena fra Bernazzoli e l’Upi a Felino (in provincia di Parma), il mondo tutto attorno stava cambiando.
LA PRESA DI DISTANZA DEL NEO-SINDACO. Con il voto del 20 e 21 maggio i cittadini hanno cambiato pagina. Pizzarotti giura di non aver avuto alcun contatto con i «potenti» della città. Sta scegliendo gli assessori addirittura tramite selezione di curricula.
Una donna, davanti al municipio, durante i festeggiamenti per l’elezione a sindaco, ha urlato: «Mi raccomando non cambiate». E lui: «Signora glielo prometto, resteremo quello che siamo». Applauso, boato.
STOP ALL'INCENERITORE. Trasparenza, democrazia diretta, partecipazione, zero compromessi, poche chiacchiere, la politica che vuole tornare a essere «buon senso», pragmatismo, amministrazione di un condominio sì, perché no. E poi, soprattutto, stop all’inceneritore, impianto da 315 milioni quasi ultimato e considerato da una parte della città simbolo dell’affarismo perpetrato a scapito della collettività, a prescindere dalla volontà della società civile.
Queste le promesse e le premesse messe sul tavolo da Pizzarotti, che per ora dà prova di inflessibilità, lucidità sorprendente nel marasma della festa, dell’eccitazione dei media.
«LAVOREREMO TUTTI INSIEME». «Lavoreremo tutti insieme, con la città, voi siete noi, vi faremo vedere i bilanci, stateci vicino», ha detto nel suo breve e sobrio discorso di ringraziamento. «Faremo vedere all’Italia e all’Europa chi siamo e come amministriamo».
Improvvisamente i giochi di potere, le poltrone da distribuire, i consigli di amministrazione da riempire di nomi amici, le fondazioni da ringraziare e ingraziarsi, i giochi noti, gli accordi appaiono imbarazzanti e sanno di stantio.
Forse davvero a Parma è iniziata la Terza Repubblica.
 

Ilvo Diamanti: 'Chi rappresenta il male del Nord'


da: la Repubblica  

Chi rappresenta il male del Nord
Le amministrative dimostrano la fine del blocco nordista formato da Lega e Berlusconi, ma rilanciano la questione settentrionale sotto nuove forme: quello di una rappresentanza politica largamente insoddisfatta. Una richiesta che il Movimento 5 Stelle riesce a interpretare
di Ilvo Diamanti
Tabelle I flussi elettorali
I risultati di queste elezioni "amministrative" segnano, in modo definitivo, la fine della Seconda Repubblica e del sistema partitico su cui si è fondato. Indicano, in particolare, la fine del "blocco nordista", l'asse forza-leghista (come l'ha definito Berselli), fondato sull'intesa e la contiguità elettorale tra la Lega e Berlusconi.

TABELLE I FLUSSI ELETTORALI NEI BALLOTTAGGI 1

Infatti, se osserviamo il bilancio dei comuni maggiori dove si è votato in Italia, il rapporto fra i due principali schieramenti, appare rovesciato a favore del Centrosinistra. Lega e Pdl escono, dunque, chiaramente sconfitti, da queste elezioni. Dal Pd e dal Centrosinistra. Ma anche dal malessere e dalla domanda di cambiamento, a cui ha dato visibilità particolare il Movimento 5 Stelle, guidato da Beppe Grillo.

È la fine della "questione settentrionale" alle origini della Seconda Repubblica. Ma, al tempo stesso, questo voto la rilancia, come specchio di una domanda di rappresentanza politica, largamente insoddisfatta.

1. La Lega esce ridimensionata. Nelle città maggiori (sopra i 15 mila abitanti) dove si è votato,

Il Buongiorno di Massimo Gramellini


da: La Stampa

Grillo, il Gabibbo barbuto

Grillo è un Gabibbo barbuto e il Movimento Cinque Stelle la trasposizione politica di «Striscia la Notizia»? La suggestione esiste, inutile negarlo, ma è solo parziale. Grillo è anche il Gabibbo. Un Gabibbo, però, che guarda «Report», ha letto «La Casta» e sa stare sul Web.

I due hanno in comune la cadenza, ligure, e l’ideatore, Antonio Ricci, di cui Grillo è stato a lungo il ventriloquo tv. «Fantastico», «Te la do io l’America», «Te lo do io il Brasile»: l’unico programma di successo che Ricci non gli ha curato è «Te la do io l’Italia». Quello se lo sta scrivendo da solo. Se Grillo ricorda il pupazzo rosso che svergogna i potenti tra ghigni e sberleffi, l’attivista-tipo del Cinque Stelle assomiglia a uno di quegli inviati di «Striscia» che consegnano tapiri: informato, tignoso, sfacciato. Quanto all’elettorato, ne esiste uno cresciuto con le tv berlusconiane che da anni si abbevera ai programmi satirici di denuncia e ha finito per introiettarne meccanismi e valori. «Striscia» e «Le Iene» si pongono come giustizieri della notte, raddrizzatori di torti, vendicatori degli oppressi in contrapposizione a un Potere che magnanimo li finanzia attraverso la pubblicità. Secondo lo studioso dei media Massimiliano Panarari, il loro segreto consiste nel dare sfogo al rancore popolare verso un sistema concepito come nemico. Ai seguaci di «Striscia» il movimento di Grillo non sembra antipolitica, ma politica: difesa del cittadino. In realtà, sostiene Carlo Freccero, il termine corretto è Apolitica: il rifiuto dei partiti, ormai ridotti a meri comitati d’affari. E qui l’albero genealogico del grillismo si allarga a «Report» di Milena Gabanelli e al bestseller «La Casta» di Stella e Rizzo.

Repor è la versione sofisticata della tv di denuncia, il Gabibbo in bella copia, il grande giornalismo d’inchiesta. Gabanelli incarna l’archetipo grillista del Controllore, colui o colei che incrocia i dati, macina le informazioni e rivela i segreti del Moloch che ci condiziona la vita, sia esso una multinazionale di farmaci o un assessore arrogante e corrotto. Il milione di copie de «La Casta» è stato un fenomeno sociale che la cultura in ghingheri non ha voluto capire, forse perché gli artefici non erano due intellettuali spocchiosi e incomprensibili, ma due bravissimi giornalisti. Stella e Rizzo hanno dato sostanza di pagine al mal di pancia verso i partiti e il loro sistema chiuso di privilegi. Cosa accomuna lo spettatore di «Striscia» a quello di «Report» ed entrambi al lettore de «La Casta»? L’idea che destra e sinistra siano diventate la stessa cosa: se non nei valori, nel personale politico che ha smesso di incarnarli per dedicarsi esclusivamente alla gestione del potere.

Le radici televisive del grillismo affondano qui e gli hanno sicuramente creato un pregiudizio di simpatia fra gli elettori, anche fra coloro che non lo votano. Di fronte a questo pregiudizio positivo vacillano i dibattiti sul sistema elettorale. Il doppio turno, infatti, funziona quando l’avversario è percepito come una minaccia (un leghista per un democratico, un «comunista» per un berlusconiano) e spinge l’elettore avverso alle urne per incoronare il male minore. Ma il Movimento Cinque Stelle non fa davvero paura a nessuno, semmai suscita curiosità. Così si spiega perché al ballottaggio di Parma il candidato del centrosinistra non sia riuscito nemmeno a fare il pieno dei voti presi al primo turno: migliaia di suoi elettori non hanno sentito l’urgenza di tornare alle urne. Magari in cuor loro si saranno persino augurati il trionfo della «novità».

Ma Grillo e il grillismo non si esauriscono nei vecchi mezzi di comunicazione, parola cartacea e tv. Il Cinque Stelle non si può capire senza la «class action», quel fenomeno importato dagli Stati Uniti che induce le vittime di un medesimo torto a unire le proprie forze e a fare causa comune contro il potere che le ha defraudate di qualche diritto. Il berlusconismo era delega passiva al demiurgo. Il grillismo è assunzione collettiva di responsabilità. Il berlusconiano votava col telecomando, l’attivista di Grillo (non chiamiamolo grillino) con la tastiera del Web. I seguaci di Berlusconi cercavano di assomigliare al Capo fin dalle barzellette, mentre quelli di Grillo non assomigliano a Grillo: nell’approccio sono molto meno televisivi e molto più seri. Il mito fondante del Movimento Cinque Stelle, solo in questo simile all’Uomo Qualunque di Giannini, è il Buon Amministratore. Persa la speranza di sottrarre il mondo alle trame dei grandi capitalisti, il grillismo chiede alla politica di diventare apolitica, cioè di limitarsi all’ordinaria amministrazione. Perciò la politica potrà salvarsi solo se smentirà Grillo, ricominciando a fare sogni grandi. Altrimenti il Gabibbo barbuto trionferà, così come «Striscia» trionfa da vent’anni contro una Rai che ha saputo, o voluto, contrapporgli sempre e soltanto dei Pacchi.
 

lunedì 21 maggio 2012

Elezioni amministrative: Pizzarotti (Movimento 5 stelle) sindaco di Parma, Lega ko 7 su 7



Grillo sbanca a Parma: 60%
Palermo, trionfa Orlando al 72%. Doria ok a Genova. Flop di Pdl e Lega in Brianza. A sinistra L'Aquila e Isernia. Tutti i dati.

L’exploit vero è quello di Parma: Federico Pizzarotti sindaco, Movimento 5 stelle in trionfo (leggi l'editoriale).
Era nell'aria, ma i grillini hanno fatto il botto al ballottaggio (guarda tutti i dati nel dettaglio): 60,22%. Al primo turno avevano conquistato il 19,47%.
«Forza belin!», ha esultato Beppe Grillo su Twitter, prima di alzare il tiro: «Dopo Stalingrado ora ci aspetta Berlino!». L'obiettivo è dichiarato: le elezioni politiche.
«Adesso vediamo se Napolitano ha sentito il boom!!!», è stato uno dei primi commenti degli utenti sul blog del comico, in riferimento alla polemica con il capo dello Stato, che aveva sgonfiato il risultato del 6-7 maggio.
QUATTRO SINDACI GRILLINI. Parma non è un caso isolato: Roberto Castiglion era stato già eletto a Sarego (provincia di Vicenza) al primo turno, e ora sono diventati sindaci a 5 stelle Marco Fabbri a Comacchio (Ferrara) e Alvise Maniero a Mira (Venezia).
Grillini battuti però a Garbagnate Milanese (Milano), dove anche il Popolo della libertà aveva indicato ai suoi elettori di votare il M5s, e Budrio (Bologna): si sono fermati rispettivamente al 47,76% e al 48,56%.
FESTA ORLANDO E DORIA. Nettissima l'affermazione di Leoluca Orlando (sostenuto dall'Italia dei valori, la sinistra e gli ecologisti) a Palermo, arrivato al 72,43%.
Anche a Genova ottimo risultato del candidato del centrosinistra Marco Doria che ha ottenuto il 59,71% dei consensi e battuto Enrico Musso del Terzo polo, fermo al 40,28%.
L'AQUILA ANCORA A SINISTRA. A L'Aquila vittoria del sindaco uscente Massimo Cialente (centrosinistra), forte del 59,19% dei voti.
PADANIA SENZA CARROCCIO. In quella che i leghisti chiamano Padania, il Carroccio si è ribaltato: la sinistra ha conquistato Monza, Lissone, Sesto San Giovanni, Meda, Como, Piacenza, Alessandria, Asti, Lucca, La Spezia, Carrara e Pistoia. 'Rosse' anche Rieti e Taranto.
La Lega Nord, che aveva già perso tanti luoghi-simbolo, è uscita sconfitta in sette ballottaggi su sette: en plein di cui non andare fieri.

mercoledì 9 maggio 2012

Elezioni amministrative 2012, Ilvo Diamanti: "La terza repubblica che non sa dove andare"


Concordo e sottoscrivo queste considerazioni di Diamanti: “Con questi partiti, questi leader, questi schieramenti, queste leggi elettorali e con questo sistema istituzionale: temo che passeremo ancora molto tempo a discutere di antipolitica. Per mascherare la miseria della politica”.


da: la Repubblica

La Terza Repubblica che non sa dove andare
Pdl e Lega senza leader e identità. il Pd tiene, Grillo forte sul territorio. Il Carroccio resiste ma a fatica. La valenza politica del Movimento 5 Stelle. Eccoli, i verdetti del voto per le comunali. Con effetti politici importanti sul piano nazionale
di Ilvo Diamanti

Si tratta solo di amministrative. Elezioni che hanno coinvolto una quota ridotta di popolazione e di Comuni. Un test, in fondo, limitato. Peraltro, molti giochi sono ancora aperti, visto che in tre quarti dei Comuni maggiori si andrà al ballottaggio. Eppure, i risultati del primo turno sono destinati a produrre effetti politici significativi sul piano nazionale.

Le prime elezioni nell'era del Montismo hanno, anzitutto, suggerito che, insieme a Berlusconi, stia uscendo di scena anche il suo "partito personale". Quasi per conseguenza automatica e naturale. Il Pdl. In caduta, dovunque. Da Nord a Sud passando per il Centro. Non è facile decifrare i dati di elezioni specifiche, come quelle amministrative. Caratterizzate dalla presenza di molte liste civiche.

Tuttavia, nei Comuni capoluogo, rispetto alle elezioni amministrative precedenti, il Pdl ha dimezzato il suo peso elettorale: è passato dal 30% al 14% (media delle medie). Governava in 95 Comuni (maggiori), insieme alla Lega. Al primo turno ne ha perduti 45 (inclusi quelli in cui è escluso dal ballottaggio).

Beppe Grillo: Boom boom Napolitano


da: http://www.beppegrillo.it/



Sono rimasto a bocca aperta, spalancata, come un'otaria. Ho le mascelle che mi fanno ancora male. Là dove non hanno osato neppure i gasparri e i bersani ha volato (basso) Napolitano. Il Presidente della Repubblica, la massima carica dello Stato, a domanda sul MoVimento 5 Stelle ha risposto "Grillo, non vedo nessun boom!". Un linguaggio "giovane" arricchito da memorabilia storiche, ha rammentato "Ricordo quello degli anni '60, altri boom non ne vedo". E' vero! Il M5S è solo terzo ed è nato solo due anni e mezzo fa e non ha fatto boom. Forse ha fatto bim bum bam? O Sim sala bin? Napolitano è preoccupato per il futuro e ha approfondito "Ci sono motivi di riflessione per tutti, per le forze politiche e per i cittadini sui rapporti con la politica e sui problemi di governabilità". Traduzione: "I partiti (quelli che facevano boom) non se li fila più nessuno". Napolitano ha poi minimizzato il voto "Abbiamo avuto un test piuttosto circoscritto, anche perchè il numero degli eletti chiamati a votare non è stato grandissimo (nove milioni e mezzo di italiani, ndr)".
L'anno prossimo si terranno le elezioni politiche e, subito dopo, sarà nominato il successore di Napolitano, che potrà godersi il meritato riposo. Se il MoVimento 5 Stelle farà boom (come quello dei favolosi anni '60), il prossimo presidente non sarà un'emanazione dei partiti, come la Bonino, e neppure delle banche, come Rigor Montis. I giochi per il Quirinale sono in corso da tempo. Si sono già venduti la pelle degli italiani. "Il Presidente della Repubblica è il Capo dello Stato e rappresenta l'unità nazionale" (articolo 87 della Costituzione). Rappresenta anche il MoVimento 5 Stelle e anche, dopo queste elezioni, i suoi circa 250 consiglieri comunali e regionali scelti dai cittadini. Il boom del M5S non si vede, ma si sente.
Boom, boom, Napolitano!

martedì 8 maggio 2012

Elezioni amministrative 2012: trio ABC, riforma elettorale, candidati alla successione di Berlusconi


Il cosiddetto segretario del Pdl: Alfano
Sostiene il direttore di ‘Lettera 43’ che Alfano ha commesso l’errore di non staccare il cordone ombelicale che lo lega a Berlusconi.
Non era impresa difficile. Era, è: impossibile.

Alfano è il segretario particolare di Berlusconi. Gli ha scritto, ha “sistemato” “riveduto” e “corretto” tanti di quei testi per consentire al suo padrone di evitare i processi. E’ uno zerbino privo di capacità analitiche e strategiche, quindi, non è in grado di staccarsi dal carro del padrone. Per convinzione e perché tecnicamente non ha le caratteristiche per farlo.
Gli manca tutto. Compresa la capacità comunicativa del vecchio puttaniere. Per dirla in poche parole: Alfano non serve a un cazzo.

I compagni di merende, il trio ABC = Alfano, Bersani, Casini
Leggendo velocemente e parzialmente i dati delle amministrative, logica mi rimanda alla legge elettorale.
Se anziché amministrative queste fossero state votazioni politiche, avremmo uno spezzatino ingovernabile.
Bene. Si fa per dire…

La riforma elettorale alla quale stanno pensando ABC (Alfano, Bersani, Casini) prevede il ritorno al sistema proporzionale. Ogni italiano voterebbe il partito che più gli aggrada, per i motivi che preferisce. Diversamente da quanto avviene con il porcellum di Calderoli, sistema elettorale appositamtente creato per consentire a Berlusconi di avere un’ampia maggioranza per tutelare i propri interessi, gli italiani potrebbero  ritornare a esprimere le preferenze dei candidati. Molti cittadini ne saranno lieti, anche parecchi mafiosi.
Ci potrebbe essere una soglia di sbarramento (se un partito non raggiunge una certa percentuale non entra in Parlamento), ma, di fatto, ci sarebbero più partiti, nessuno con la maggioranza assoluta e dopo il voto inizierebbe il balletto delle coalizioni per raggiungere la maggioranza in Parlamento.

Ora.
Il trio ABC dovrebbe spiegarci che senso ha appoggiare il governo Monti per dare stabilità, evitare il baratro e altre balle annesse e connesse e predisporre e

Massimo Giannini: ‘Un’altra politica’ e...due paroline per Scalfari


Brutto colpo per Eugenio Scalfari. Massimo Giannini, l’abile vice direttore di la Repubblica si è invece già “abituato” alla presenza di Grillo & C.
Il fondatore del quotidiano del gruppo Espresso-la Repubblica guardi agli aspetti positivi. Temeva di morire con Berlusconi ancora al governo. E non è successo. Glielo abbiamo mandato via prima (i mercati…”merito” dei mercati). Adesso si faccia una ragione del fatto che parte degli italiani vogliono Politica.
E quella non la fanno i partiti che per tanti anni Scalfari, quasi sempre, ha acutamente analizzato.
Comprendo che non sia piacevole vedersi arrivare ogni tre per due un comunicatore, un potenziale demagogo che puzza di antipolitica. Ma è sicuro Scalfari di avere chiaro cosa sia politica e antipolitica. E chi siano i protagonisti dell’una e dell’altra.
Se morirà senza Berlusconi al governo, non è detto che gli riesca di morire senza il Movimento 5 stelle in misura significativa in Parlamento.
Lo dice una molto razionale e concreta, contraria a populismo e demagogia, ma anche a coloro che non capiscono o non vogliono capire quale sia realmente il punto della questione e che stia succedendo nella società civile. Questi sono l’antipolitica. Questi sono gli avversari degli italiani onesti. Questi sono coloro che non devono sedere in Parlamento né a Palazzo Chigi.

da: la Repubblica

Maggio francese, autunno italiano. Se l'esito delle presidenziali d'Oltralpe testimonia la speranza di un cambiamento nella governabilità, il risultato delle amministrative tricolori certifica l'evidenza di un'offerta politica sempre più frammentata e di una proposta di governo sempre meno scontata. Nove milioni di cittadini alle urne non equivalgono a una consultazione nazionale, ma sono un buon test per misurare il polso di un Paese che arriva a questa tornata elettorale in debito di forze e di risorse. 

I "numeri" degli oltre mille comuni in cui si è votato riflettono con coerenza lo stato d'animo degli italiani. Sale alta l'onda dell'anti-politica, che spesso è domanda

Paolo Madron: ‘Ha votato l’Italia, ma sembra la Grecia’



Ha votato l'Italia, ma sembra la Grecia
Dura punizione per i partiti del centrodestra. Ma il risultato è frammentato e i veri vincitori sono i grillini.
di Paolo Madron

Non ha vinto l'anti politica, ha vinto la voglia di un'altra politica. E anche l'astensione - che oltre alla dirompente avanzata dei grillini è il dato saliente di questa tornata amministrativa - va interpretata in questo senso.
Gli elettori, pur trattandosi di un voto parziale, hanno dato netta l'indicazione di voltare pagina. E la nuova che si apre è profondamente diversa da quella che l'ha preceduta.
ALFANO, IMPUTATO NUMERO UNO. Intanto è venuto meno uno dei principali protagonisti, il centro destra. In primis il Pdl, che da questa consultazione esce a pezzi. Un risultato peggiore anche delle aspettative, che certo non facevano presagire nulla di buono.
Sul banco degli imputati finisce il segretario Alfano,  segnale che la sua breve stagione alla guida del partito  - per la gioia di alcuni suoi notabili che non lo hanno mai amato - volge al termine.
L'ex Guardasigilli ha compiuto molti errori, ma uno gli è stato esiziale: quello di non aver tagliato in modo netto, del resto era impresa ardua, il cordone ombelicale che lo legava a Berlusconi. E quando ha provato a farlo, dialogando con Bersani e Casini sulle riforme, è stato troppo tardi.
BOSSI BOCCIATO DAGLI ELETTORI. Non aveva senso tenere ancorato il destino del Pdl a quello di un fondatore che, uscito da palazzo Chigi, si è totalmente disinteressato della sua creatura, fatto salvo quando si

Elezioni amministrative 2012: Sarego, provincia di…politica

da: http://www.lettera43.it/

«A Sarego voglia di onestà»
Castiglion, primo sindaco grillino d'Italia: «Il M5s ascolta la gente».

L'anti-politica del Movimento 5 stelle ha fatto breccia anche in Veneto. E a Sarego, un Comune di circa 6.500 abitanti in provincia di Vicenza, i grillini hanno ottenuto un risultato storico. Se a Parma il candidato del M5s Federico Pizzarotti ha conquistato il ballottaggio, nella città veneta i grillini hanno eletto il loro primo sindaco d'Italia.
CASTIGLION ELETTO COL 35,21%. Si chiama Roberto Castiglion, il 32enne laureato in Ingegneria informatica e dipendente dell'Enel di Venezia che ha convinto il 35,21% degli elettori e ha battuto il sindaco uscente Vittorio Martelletto che si è fermato al 34,54%.
Una vittoria, quella di Castiglion, che appare ancora più sorprendente se si pensa che soltanto da qualche mese, per la precisione da gennaio, la politica è entrata nella sua vita.
GRILLO: «A SAREGO LA TERZA REPUBBLICA». Ancora prima che lo spoglio a Sarego finisse, Beppe Grillo aveva già cantato vittoria, grazie anche al 59,4% ottenuto nel primo seggio. Poi, confermato il successo di Castiglion, il comico genovese ha saluto lo storico successo su Twitter: «Abbiamo il primo sindaco: è a Sarego (Vicenza) la prima Terza Repubblica. Avanti così Belin!».
«La nostra forza? Ascoltare le esigenze dei cittadini con grande umiltà», sono state le prime parole del 32enne grillino.

Il Buongiorno di Massimo Gramellini



Un no ai partiti non alla politica

Si può buttarla sul ridere e dire che Grillo non è una sorpresa: in fondo sono vent’anni che gli italiani votano un comico. Oppure strillare contro la vittoria dell’antipolitica, come fanno i notabili del Palazzo e i commentatori che ne respirano la stessa aria viziata. Ma conosco parecchi nuovi elettori di Grillo e nessuno di loro disprezza la politica. Disprezzano i partiti. E credono, a torto o a ragione, in una democrazia che possa farne a meno, saltando la mediazione fra amministrati e amministratori.

La storia ci dirà se si tratta di un gigantesco abbaglio o se dalla rivolta antipartitica nasceranno nuove forme di delega, nuovi sistemi per aggregare il consenso.

Ma intanto c’è questo urlo di dolore che attraversa l’Italia, alimentato dalle scelte suicide e arroganti compiute da un’intera classe dirigente.

Non si può certo dire che non fosse stata avvertita. I cittadini stremati dalla crisi hanno chiesto per mesi alla partitocrazia di autoriformarsi. Si sarebbero accontentati di qualche gesto emblematico. Un taglio al finanziamento pubblico, la riduzione dei parlamentari, l’abolizione delle Province. Soprattutto la limitazione dei mandati, unico serio antidoto alla nascita di una Casta inamovibile e lontana dalla realtà. Nel dopoguerra il grillismo meridionale dell’Uomo Qualunque venne dissolto dalla Dc di De Gasperi nel più semplice e intelligente dei modi: assorbendone alcune istanze. Purtroppo di De Gasperi in giro se ne vedono pochi. La limitazione dei

Elezioni amministrative maggio 2012: Movimento a 5 stelle in crescita, crollo Pdl



Amministrative italiane: boom grillini, crollo PDL

“È la liquefazione dei partiti, i cittadini si riappropriano delle istituzioni”: così Beppe Grillo ha commentato il successo alle amministrative del Movimento 5 Stelle, che conquista il suo primo sindaco a Sarego, nel vicentino e va al ballottaggio a Parma, sfiorandolo a Genova.
Ottiene persino oltre il 9% a Verona, l’unica roccaforte rimasta alla Lega, che subisce un pesante crollo, perdendo Comuni tempo fa inespugnabili come Monza.
E poi c‘è la disfatta del PDL, fuori dai giochi nelle principali città. Ma Pier Luigi Bersani invita a non far di tutta l’erba un fascio:
“Se tutti avessero perso, non so se il giorno dopo potremmo avere il governo Monti. Ma non è così. E per quanto ci riguarda, il governo ha solo da ascoltarci un po’ di più”.
Per Angelino Alfano la definizione esatta è “sconfitta”. Ma Silvio Berlusconi da Mosca prende le distanze dal segretario del PDL. “Si tratta di risultati al di sopra delle mie aspettative’‘, ha detto, “in questo festival dell’antipolitica”.