Visualizzazione post con etichetta Attualità e Costume 2020. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Attualità e Costume 2020. Mostra tutti i post

martedì 27 aprile 2021

(D)on-line. La clamorosa crescita dei preti Youtuber: i più famosi spiegano perché piacciono tanto

 


da: https://it.businessinsider.com/ - di Michela De Biasio

Chi sono i preti Youtuber e cosa fanno?

Fra i canali religiosi più seguiti in Italia quelli di Don Alberto Ravagnani, o di Don Luigi Maria Epicoco,… ma insieme a loro anche tanti altri sacerdoti o suore che hanno scelto questo mezzo per condividere preghiere, riflessioni e attività di evangelizzazione. Non solo messe o il commento del Vangelo della domenica, ma anche temi di teologia meno conosciuti e resi fruibili dal grande pubblico.

Un fenomeno acuito dalle chiusure e dalle restrizioni imposte dal lockdown, che per tanti però era già iniziato molto tempo prima. Come nel caso del canale “Comunicare il sorriso di Dio”, di don Giovanni Benvenuto, parroco in due parrocchie a Sestri Ponente, attivo su YouTube da aprile 2018.

“Come sacerdote la comunicazione per me è fondamentale” dice don Giovanni “Per mestiere, la nostra mission è comunicare il Vangelo. Questi video sono un mezzo per farlo oltre le omelie, gli incontri, le riflessioni nei gruppi… Youtube, così come gli altri social, ha un suo linguaggio, che richiede che il proprio messaggio, anche se secolare e ormai consolidato, venga strutturato in un modo nuovo. Anche la messa, per quanto sia una celebrazione codificata, se trasmessa su YouTube richiede che venga fatta tenendo conto dello strumento che si sta usando, ricordarci che non siamo in presenza e che serve qualcosa in più, e di diverso per coinvolgere e supplire la distanza fisica. Una consapevolezza che sta crescendo anche tra i miei colleghi.”

Relazioni digitali: la forza del dialogo su Youtube

lunedì 29 marzo 2021

Tre lezioni positive della pandemia

 


da: https://www.internazionale.it/ - di Zeynep Tufekci, The Atlantic, Stati Uniti

È stato un anno di terribili perdite. Molte persone hanno perso i loro cari a causa della pandemia. Molti si sono ammalati, e alcuni stanno ancora male. I bambini hanno perso un anno di scuola. Milioni di persone hanno perso uno stipendio regolare. Alcuni hanno perso piccole attività che portavano avanti da decenni. Quasi tutti noi abbiamo perso abbracci, incontri, viaggi e la gioia di ritrovarsi insieme nel nostro ristorante preferito, e molto altro ancora.

Eppure quest’anno ci ha anche insegnato molto. Per quanto possa apparire strano, la pandemia di covid-19 ci ha regalato anche alcune cose buone, e ammetterlo non toglie nulla alle nostre attuali difficoltà. Riconoscerle, anzi, aumenta la possibilità che la nostra società possa emergere da questo calvario più esperta, più agile e più preparata al futuro.

Ecco i tre modi in cui il mondo è cambiato in meglio in questo terribile anno.

1. Ora sappiamo come codificare i nostri vaccini

Forse lo sviluppo che avrà le implicazioni più profonde per le future generazioni sono gli incredibili progressi nelle biotecnologie dell’Rna messaggero (mRna) sintetico.

Abbiamo ottenuto i nostri vaccini molto velocemente: il precedente record per lo sviluppo di un vaccino era di quattro anni, ed era stato stabilito negli anni sessanta. Stavolta abbiamo messo a punto vari vaccini efficaci contro il covid-19 in meno di un anno. La fortuna ha

mercoledì 17 marzo 2021

Il Viminale corre per Suárez però dimentica Patrick Zaki

 

da: Il Fatto Quotidiano – di Gad Lerner 

Cittadinanza. Stessa richiesta, ma iter diversi: il ricercatore aspetta da mesi

Mi rivolgo con deferenza a Luciana Lamorgese, ministra dell’Interno in carica dal settembre 2019, per sottoporre alla sua attenzione il caso di due giovani stranieri per i quali le è pervenuta – non direttamente dagli interessati – analoga richiesta di concessione della cittadinanza italiana.

Il primo ha 34 anni, il secondo ne ha 29. Uno è uruguaiano, l’altro egiziano. Il primo si chiama Luis Alberto Suárez Diaz e fa il calciatore. Il secondo si chiama Patrick George Zaki e avrebbe dovuto conseguire nel settembre prossimo il suo Master presso l’Università di Bologna, non fosse recluso in attesa di giudizio da oltre 13 mesi nel carcere di Tora, alla periferia del Cairo.  Risultano coinvolte, a diverso titolo, anche due importanti università italiane: quella di Perugia, oltre a quella di Bologna.

Non ho bisogno di dilungarmi oltre sulle vicende del calciatore Suárez e del ricercatore Zaki perché le conosce bene entrambe. Per ambedue, infatti, è stata richiesta da terzi l’applicazione urgente del comma 2 dell’articolo 9 della legge 91. Quello che recita: “La cittadinanza può essere concessa allo straniero quando questi abbia reso eminenti servizi all’Italia, ovvero quando ricorra un eccezionale interesse dello Stato”. In tali circostanze lo straniero può venir naturalizzato quand’anche non risieda “da almeno dieci anni nel territorio della Repubblica”.

domenica 3 gennaio 2021

Marco Travaglio: I veri “transfughi”

 

da: Il Fatto Quotidiano

Il primo modo di dire del 2021 è “avere la faccia come la Boschi”. Sempreché la faccia ampiamente rielaborata che domina le 87 interviste rilasciate nell’ultimo mese appartenga davvero alla deputata renziana che nel 2016 annunciò solennemente il ritiro dalla politica in caso di sconfitta al referendum. Ieri, nella speciale staffetta a mezzo stampa, la Boschi – o chi per essa– è toccata a Repubblica. E ha spiegato che “Conte sbaglia strada se spera di salvarsi con i transfughi”. Il che è possibile: non è affatto detto che si trovino abbastanza senatori per rimpiazzare la masnada renziana. Ma ciò che commuove è la definizione di “transfughi” e, soprattutto, il pulpito da cui proviene. Ma perché, la Boschi e tutti gli altri 47 parlamentari di Iv cosa sono, se non transfughi?

Sono stati eletti nel Pd dagli elettori che non erano riusciti a mettere in fuga in quattro anni di rottamazione scientifica del partito. Nel 2018 comandavano ancora e respinsero la proposta di Di Maio di governare coi 5Stelle, spingendolo fra le braccia di Salvini e contribuendo a raddoppiare i consensi della Lega. Nell’agosto 2019, temendo le elezioni che li avrebbero spianati, proposero per primi il governo col M5S. E quando Zingaretti pose il veto su Conte premier, dissero sì a Conte premier. Poi, tre mesi dopo, se ne andarono in un nuovo partitucolo per “svuotare il Pd” a cui devono il seggio e per picconare il governo di cui fanno parte. E un anno fa, se non fosse arrivato il Covid, l’avrebbero rovesciato sulla riforma della prescrizione

venerdì 1 gennaio 2021

Indubbiamente, il 2020 è stato un anno indimenticabile.

Ma quanti anni indimenticabili - in senso positivo o negativo - abbiamo avuto nella nostra vita?

E, allora, diamo un calcio a questo 2020, ma cerchiamo di fare del 2021 e dei prossimi anni a venire un periodo di cambiamento. Interiore, collettivo…

Auguri a tutti voi di un sereno anno 2021. Soprattutto a chi sta combattendo per la salute (causa covid ma non solo) e a coloro che hanno problemi economici. Che il 2021 sia un anno migliore. In tutti i sensi. 

 

 

mercoledì 30 dicembre 2020

Recovery Plan, senz’”anima”: non tutti quelli che l’hanno letto la pensano come Renzi

 


Non tutti la pensano come Matteo Renzi sul Recovery Plan, cioè che si tratti di un piano raffazzonato e “senz’anima”.

Mai visto in vita mia un piano progettuale, un masterplan, con l’anima. Ho visto masterplan ridicoli, cioè privi di logica funzionale, non innovativi, ho visto masterplan più aderenti alla realtà aziendale e al suo sviluppo. Ma “senz’anima” non vuol dire un beato organo sessuale maschile. Come questa continua cantilena “avere una visione”. Cioè? Qualcuno di questi amanti della “visione” può farci qualche esempio concreto o si tratta anche in questo caso di un’affermazione che non vuol dire un beato organo sessuale maschile?

Tra coloro che la pensano diversamente c’è Massimo Bordignon, attualmente professore ordinario di Scienza delle Finanze presso l’Università Cattolica di Milano. L’8 dicembre ha scritto un articolo sul sito https://www.lavoce.info/ che sicuramente il fanfarone pericoloso nonché sfascista Matteo Renzi conosce e visita frequentemente. Nell’articolo scrive tra l’altro quanto segue che riflette anche se solo parzialmente la mia prima impressione generale. Bordignon definisce alcune proposte vaghe, io direi: una sbrodolata di vuotezza. Ma ecco la valutazione di Bordignon:

“la lettura delle 125 pagine del Pnrr suscita due impressioni contrastanti. Primo, il Piano è ben fatto e coerente al proprio interno. Individua correttamente le molte

martedì 29 dicembre 2020

Le frasi di Osho: Renzi e i governi…

 

Patrick Zaki, nuova lettera dal carcere: “Sono qui perché difendo i diritti umani”. E invia gli auguri ai colleghi di Bologna

 


da: https://www.ilfattoquotidiano.it/

Il bigliettino consegnato alla famiglia nel corso dell'ultima visita è stato pubblicato dal profilo Facebook 'Patrick Libero'. Il giovane ha spiegato che durante ogni seduta in tribunale "il giudice fa le stesse domande e poi rinnova la sua detenzione, oltre al fatto che l'unica volta che l'accusa gli ha fatto vedere i presunti post su Facebook (per i quali è accusato, ndr) questi sono risultati essere di altre persone"

“Buon Natale a tutti i miei colleghi e sostenitori. Fate sapere che sono qui perché sono un difensore dei diritti umani”. Anche Patrick Zaki, lo studente egiziano dell’università di Bologna arrestato lo scorso 7 febbraio all’aeroporto del Cairo, ha voluto mandare il proprio messaggio di auguri ai suoi colleghi in Italia sfruttando l’ultima visita della famiglia. Lo ha fatto con un bigliettino in italiano: “Buon Natale a tutti i miei colleghi e sostenitori”, ha scritto inserendo sul foglio un “Bologna 2021”, quasi a fissare un appuntamento dopo la sua liberazione.

Nel corso della visita, riporta il profilo Facebook ‘Patrick Libero’ che fornisce aggiornamenti sulla situazione del giovane studente rinchiuso nel carcere di Tora, nella sezione Scorpion riservata ai prigionieri di coscienza e agli oppositori politici, l’attivista ha spiegato ai suoi genitori che il suo pensiero riguardante l’arresto è cambiato nel corso dei mesi. Inizialmente, ha detto, pensava che si trattasse di un errore che si sarebbe risolto dopo aver fornito spiegazioni. Ma adesso che si trova in carcere da quasi un anno, con i procuratori egiziani che continuano ad accusarlo di aver fomentato sui social i movimenti anti-regime, ha capito di essere stato punito per il suo lavoro: “Che sia chiaro che io sono qui perché sono un difensore dei diritti umani – ha specificato – e non per un qualsiasi altro motivo inventato”.

Milano, nevicata 28 dicembre 2020: a Giuseppe Sala e alla sua amministrazione (?!) glielo dico in milanese…

 


Premesso che: la pulizia dei marciapiedi spetta - in parte - ai condominii, il resto delle strade, dei marciapiedi, dev’essere pulito dal Comune.

La pulizia non è stata fatta. Se è stata fatta, lo hanno fatto all’ORGANO SESSUALE MASCHILE.

Nelle precedenti nevicate si vedevano girare mezzi per la pulizia, per spargere il sale, nonché spalatori che pulivano non solo le fermate dei mezzi pubblici ma anche i punti di attraversamento. La neve veniva raccolta e ammucchiata. E’ vero che i mucchi di neve rimanevano lì per mesi..ma almeno si poteva seguire un percorso pulito tra uscita dal proprio condominio, punti di attraversamento (che sono in discesa, ergo, più scivolosi).

Nulla di tutto questo è stato fatto ieri. Nulla di tutto questo sta avvendendo oggi. E a capodanno è prevista altra neve.

Pertanto: a Giuseppe Sala, alla sua amministrazione, a chi lo sponsorizza…rivolgo

Massimo Fini: Milano affoga in un po’ di neve; e poi pensano di gestire il Covid

 

Condivido, sottoscrivo parola per parola, punteggiatura inclusa, questo articolo di Massimo Fini. 

 

da: Il Fatto Quotidiano 

 


A Milano ieri ha nevicato. Oh bella. Vivo da 75 anni in questa città, vicinissima alle Prealpi, il mitico Resegone ricordato dal Manzoni, la Grigna, la Grignetta, ma non molto lontani sono il Cervino e il Rosa che nelle giornate in cui lo smog non ci tortura posso vedere nitidamente dalle mie finestre e so come tutti i miei concittadini che dai primi di Dicembre a metà Marzo può nevicare.

Per noi milanesi la neve è quindi un habitat abbastanza naturale e ce la siamo sempre cavata con disinvoltura. Solo nel 1985 la città si fermò per tre giorni, ma erano caduti tre metri, tre metri, di neve e non 20 centimetri come questa volta. E furono giornate molto belle perché, nell’emergenza, nelle difficoltà, i milanesi ritrovavano quella solidarietà – “Milan col cor in man” – che avevano già allora perso dall’epoca del primo dopoguerra (oggi siamo in un’altra emergenza, quella Covid, ma io non ho scambiato una sola parola con le due famiglie che sono mie vicine di pianerottolo).

Questa volta invece Milano s’è fatta sorprendere dalla nevicata. Eppure il meteo, che oggi è molto più preciso di quello dei tempi del colonnello Bernacca, da un paio di giorni aveva preavvertito che ci sarebbero state delle nevicate sulla Pianura Padana. A Parma, che è a un centinaio di chilometri da qui, si sono attrezzati per tempo e la vita, approfittando anche della zona arancione, è continuata come sempre.

lunedì 28 dicembre 2020

Milano, brutta notizia per i milanesi: Giuseppe Sala si ricandida

 


La brutta notizia per Milano non è che il covid circola ancora. E’ che Amleto Sala ha sciolto la prognosi..pardon: la riserva. Giuseppe Sala si ricandida a sindaco di Milano.

Il mio voto non l’avrà. Se mai avessi dei dubbi, mi basta vedere ogni giorno le strade piene di buche (sì, le buche non sono una prerogativa di Roma), l’assenza di manutenzione. Alcuni interventi fatti dalla sua amministrazione non erano prioritari. Solo specchietti per le allodole…

Per non parlare di stamani con la neve. Il piano di emergenza declamato dal quotidiano che lo sponsorizza: il Corriere della Sera, non si è visto. Come mai? Sala non sa che a Milano esistono le periferie. Lui è il sindaco della ZTL. 

Per me Giuseppe Sala è il peggior sindaco che abbia avuto Milano. Un sindaco inutile. E non aggiungo altro perché ho delle reminescenze del Codice Civile….

mercoledì 23 dicembre 2020

Marco Travaglio: Artiglio Fontana

 

Decisamente in forma Marco Travaglio con questo editoriale. Perfetta la citazione finale di un meraviglioso testo di Franco Battiato…

 

da: Il Fatto Quotidiano

Miseramente fallito come presidente di Regione, Artiglio Fontana diventa editorialista del Corriere, diretto dal suo omonimo Luciano Fontana, che anziché correre all’anagrafe per cambiare cognome gli pubblica una lettera in cima alla pagina dei commenti. Spazio ben meritato, viste l’autorevolezza del mittente e l’acutezza dell’analisi.

L’incipit è folgorante: “Caro direttore, il Covid ha cambiato il mondo”. Perbacco. “Ha stravolto il nostro modo di vivere”, tipo quando rischiò di strozzarsi con una mascherina. “Bisogna immaginare la Lombardia e l’Italia del domani”, dal che si deduce che la Lombardia non è in Italia (infatti lui i soldi li aveva alle Bahamas e i conti in Svizzera). “Sarà dura per tutti quando finiranno le misure che vietano i licenziamenti”: tipo il suo e quello di Gallera, peraltro già consentiti. “Occorre mettere mano alla legislazione dei contratti e degli appalti”, perché ora “servono tre anni solo per aggiudicare un’opera” (ma per suo cognato bastano un paio di giorni). Sennò addio “opere per le Olimpiadi Invernali del 2026”: e questo, visto che mancano 6 anni, più che mettere mano alle leggi, è mettere le mani avanti.

Crollo del Morandi, breve apologo sulla stampa educata

 


da: Il Fatto Quotidiano - di Silvia Truzzi

Ricordate quelli che, nei giorni successivi al crollo del ponte Morandi, alzavano la voce contro chi chiedeva (noi e pochi altri) la revoca della concessione ad Autostrade? I giornali “garantisti” che ci hanno impiegato settimane a scrivere la parola Benetton, in quelle ore erano impegnatissimi a scavare nelle macerie a caccia di particolari commoventi. Le singole vicende di vite spezzate fanno piangere, tutte insieme fanno incazzare: dunque meglio occuparsi delle lacrime. Intanto, mentre il presidente del Consiglio Conte (allora il governo era gialloverde) annunciava di voler revocare la concessione ad Autostrade, i paladini dello Stato di diritto sottolineavano a pagine unificate che “sarà l’inchiesta penale a chiarire le responsabilità”. Tutti a prendere in giro Danilo Toninelli, allora ministro dei Trasporti, il quale spiegava che l’inchiesta sui morti non c’entrava nulla, erano le inadempienze a giustificare la rottura del rapporto di concessione (concessione che purtroppo è ancora in essere, e questa sì è una colpa di chi governa). Senza scomodare giuristi di vaglia, non ci voleva molto a capire che in uno Stato di diritto i ponti non possono venire giù come d’autunno le foglie. Bene, un’inchiesta penale ora c’è ed è piuttosto corposa (anzi la principale, quella sul crollo, ha dato origine ad altri filoni). 

Lunedì sono state rese pubbliche le quasi cinquecento pagine della perizia chiesta dal giudice per le indagini preliminari. Vi si legge che i controlli e la manutenzione avrebbero impedito il crollo del ponte. E che dal 1993 non c’è stato nessun intervento sul pilone caduto. Il gip

martedì 22 dicembre 2020

Le frasi di Osho: #DecretoNatale #zonarossa

 

Svezia e Giappone stanno pagando il prezzo della loro eccezionalità in tema di Covid

 


da: https://it.businessinsider.com/ - di Paul O’Shea*  The Conversation

Una delle cose che hanno colpito maggiormente della pandemia di Covid-19 è proprio il modo estremamente diverso con cui si è reagito di nazione in nazione. Agli inizi del 2020, quando si sapeva poco del virus, questa differenza non sorprendeva. Oggi, con decine di migliaia di articoli scientifici e casi di buone pratiche da cui imparare, ci si aspetterebbe di osservare maggiore convergenza.

Ma alcune nazioni continuano non adottare strategie diffuse, quali i lockdown, e insistono a seguire la propria strada – con vari gradi di successo.

Due di queste nazioni sono Svezia e Giappone che, nel 2020 hanno battuto un sentiero diverso rispetto ai loro vicini circa il coronavirus e hanno attribuito i loro successi iniziali ai supposti vantaggi di un carattere nazionale intrinseco. Ma sembra che oggi entrambi ne stiano pagando il prezzo.

Terre senza lockdown

Un fattore comune in entrambe le reazioni giapponese e svedese è quello dell’eccezionalità nazionale. Con eccezionalità intendo l’impressione diffusa tra la popolazione che “noi” non solo ci distinguiamo dagli altri, ma siamo anche in qualche modo superiori.

9 cose da sapere su BlackRock, la più grande società di asset management del mondo, che sta per entrare nel governo Biden

 

 

da: https://it.businessinsider.com/ - di Rebecca Ungarino

BlackRock, la più grande società di gestione degli investimenti del mondo, è diventata una rappresentante di Wall Street sempre più influente a Washington, esemplificando in modo molto chiaro la porta girevole che esiste fra il mondo della finanza e quello della politica.

Questa società finanziaria con sede a New York ha assunto nel corso degli anni policymakers illustri, mentre due uomini che sono stati executive al suo interno adesso otterranno un ruolo di primo piano nel governo del presidente designato Joe Biden.

Brian Desee, executive della divisione investimenti di BlackRock, dirigerà il Consiglio economico nazionale di Biden, fungendo di fatto da principale consigliere del presidente in materia di questioni economiche. Inoltre Biden ha scelto Adewale Adeyemo detto Wally — ex chief of staff di Larry Fink, Ceo di BlackRock da molti anni e democratico di vecchia data — come funzionario di primo piano del Ministero del Tesoro.

Ma a differenza di Goldman Sachs, un brand che è sinonimo degli executive che lasciano la finanza per occuparsi di definire le politiche pubbliche, BlackRock non è conosciuta dalle persone al di fuori del settore degli investimenti.

Ecco una rapida sintesi di alcune cose che dovete sapere su questa società finanziaria.

lunedì 21 dicembre 2020

La pace difficile in Mediaset complica anche la partita della rete unica

 


da: la Repubblica Affari Finanza - di Francesco Manacorda

In questi giorni natalizi, che molti di noi trascorreranno bloccati a casa davanti a un televisore e costretti a un forsennato zapping pomeridiano, saremo spettatori inconsapevoli anche di una battaglia che si svolge non sullo schermo, ma dietro lo schermo. Per la precisione nelle stanze della politica italiana, francese ed europea e nelle sale dei consigli d’amministrazione di importanti gruppi.

Dietro lo schermo della tv si giocano infatti in queste due settimane due partite dai destini incrociati. La prima, più rovente che mai, riguarda i rapporti tra i francesi di Vivendi e l’italiana Mediaset, di cui i primi hanno il 28,8%. La seconda, ancora più lontana dal nostro schermo televisivo, ma non per questo meno importante, è la battaglia sulla rete unica - quella che dovrà portare i dati ad alta velocità in tutte le case, gli uffici e le fabbriche - dove Vivendi gioca un ruolo in partita come azionista di Tim.

La prima partita, quella sul controllo di Mediaset e in buona sostanza sul suo destino, appare al momento di difficilissima soluzione. La vicenda, iniziata nella primavera del 2016 con un accordo perché Vivendi comprasse Mediaset Premium, si era rapidamente trasformata in uno scontro di cui vediamo oggi alcune conseguenze. Innanzitutto la Procura di Milano ha appena chiuso le indagini sulle mosse in Borsa di quell’anno accusando Vincent Bollorè e Arnaud de Puyfontaine, rispettivamente primo azionista e presidente di Vivendi, di manipolazione al

Pier Silvio Berlusconi: «Vivendi non ci fermerà. Faremo il polo europeo della tv»

Se nasci tondo, mica diventi quadro. Se nasci figlio di papà e hai bisogno della “badante” che ti segua passo per passo (Confalonieri), può essere che prima o poi riesci a camminare (decidere) da solo, ma può essere che inciampi, cadi. Più di una volta.

Ecco una “illuminante” dichiarazione di Piersilvio Berlusconi (senza badante zio Confi) su Netflix:

“La tv generalista serve piatti caldi da consumare in diretta. Loro sono una dispensa con prodotti preconfezionati sempre disponibili, noi viviamo del qui e adesso”.

Ecco. Appunto. Mediaset fa piatti caldi. Beh…non proprio tutti caldi. E, di certo, non originali. Solite pietanze. Trite e ritrite con ingredienti mediocri (GF, Amici,ecc…). Se qualche pietanza riesce meglio te la fanno gustare dalle 21,45 e nei giorni sbagliati.

Netflix ha prodotti preconfezionati. Già. Ma rispetto ai “piatti di Mediaset” che sono? Non sono certo tutti piatti originali. Ma sono sempre disponibili, alcuni gustosi, alcuni invitanti. Altri, meno gustosi e originali. E li puoi gustare quando vuoi. 

 

da: https://www.corriere.it/ - di Daniele Manca 


«Un anno terribile», sono le prime parole che pronuncia Pier Silvio Berlusconi. «La tragedia della prima ondata, poi la seconda con persone care, collaboratori, dipendenti, la famiglia, toccati da vicinissimo. Il virus ci ha costretti a una vita diversa, ma ci ha anche confermato che quello che stavamo facendo tra informazione e intrattenimento diventava sempre più centrale per le persone». A capo di Mediaset da vent’anni, non si nega alle domande.

domenica 20 dicembre 2020

Padre Alex Zanotelli: La pandemia uccide centinaia di persone al giorno e noi pensiamo ai consumi, cosa siamo diventati?

 

da: Domani - di Enrico Fierro

La gente muore e noi pensiamo ai consumi. Cosa siamo diventati?

Padre Alex Zanotelli e il Natale in tempi di Covid-19: «Quando sento le lamentazioni sulla richiesta di girare liberi per i centri commerciali sto male. Hanno snaturato il significato di questa festa. Dio è negli occhi degli ultimi»

«Quando sento queste lamentazioni sul Natale, sulle piste da sci, sulla richiesta di essere liberi di girare per i centri commerciali ad acquistare cose che per lo più non ci servono, sto male. La pandemia uccide centinaia di persone al giorno e noi assistiamo indifferenti alla triste ragioneria delle vittime. Sono uomini e donne che muoiono da soli. Sofferenze, vite spezzate, affetti che vanno via, speranze finite, e noi pensiamo alle luminarie. Ma cosa siamo diventati?». Padre Alex Zanotelli, 82 anni, è uomo di fede, ma anche di dubbio. Figlio di un falegname antifascista di Livo, Val di Non, e primo di sette fratelli, è entrato in seminario all’età di undici anni. Da missionario comboniano ha cercato Dio negli angoli più bui e disperati del mondo. In Kenya, a Nairobi, nello slum di Karogocho, dove ha vissuto dodici anni in una baracca. Come gli altri, gli ultimi che gli hanno regalato nuovi motivi per alimentare la sua fede, ma anche, e spesso, ragioni per chiedersi «Dio dove sei?».

Con padre Alex ci siamo visti nel 2015, in una triste giornata di morte e violenza al Rione Sanità. È questa periferia nel cuore di Napoli, cara a Totò e a Eduardo, la sua nuova casa, qui vive da anni in tre piccole stanze attaccate alla Chiesa di San Vincenzo. Non ha il cellulare,