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martedì 8 gennaio 2019

Banche, Carige: il governo del cambiamento come i precedenti, salvataggio a spese degli italiani


Il problema, caro Cancellato, è che la politica italiana, tutta: M5S e Lega compresi, non sa un organo sessuale maschile, non capisce un organo sessuale maschile di cosa sia una banca.
Le banche sono anche peggio di ciò che pensa/sa la politica italiana, ma le banche sono meglio o per meglio dire: sono diverse da come la politica italiana pensa/ci racconta che siano.
Non se ne esce..ergo: nessun cambiamento in vista.

foto Ansa


Non salvate Carige. Salvate l’Italia dal rapporto incestuoso tra Stato e banche
Da più di dieci anni passiamo da una crisi del debito a una del credito. Da più di dieci anni banche e Stato si sostengono a vicenda, provando a risolvere l’una la crisi dell’altra. Da più di dieci anni, la situazione peggiora. Carige è solo l’ultimo atto della commedia
di Francesco Cancellato

Siamo ancora qui, alla faccia del cambiamento. A un governo che in un consiglio dei ministri lampo, per salvare una banca - Carige - dal fallimento, decide di mettere la garanzia pubblica sulle nuove obbligazioni e di aprire a una futura nazionalizzazione. Siamo ancora qui, ed è sinceramente stucchevole vedere quelli che hanno salvato le banche ieri fare la morale a quelli che salvano le banche oggi, così com’era stucchevole ieri vedere Cinque Stelle e Lega fare la morale al Pd, come se il problema delle banche italiane si chiamasse Maria Elena Boschi. Le banche si salvano, anche coi soldi pubblici, perché le ricadute sistemiche del fallimento di quella che un tempo era la quinta banca italiana sono incalcolabili, per un Paese in equilibrio precario come l’Italia, con la crescita a zero, il debito pubblico al 132% del Pil, un rating sovrano a un passo dalla spazzatura e una quantità enorme di crediti deteriorati ancora in pancia agli istituti di credito.

Le banche si salvano, ma non si risolve nulla salvandole. Perché siamo ancora qui, nell’eterno ondeggiare che ci portiamo avanti dal 2008. Sono ormai dieci anni abbondanti che ondeggiamo tra una crisi del debito pubblico a una crisi degli istituti di credito. E sono dieci anni abbondanti che facciamo finta di non vedere che queste due crisi sono

giovedì 20 ottobre 2016

I grandi successi del Jobs Act: tempo indeterminato in ritirata




Pubblicati da Inps i dati dell’Osservatorio sul precariato riferiti al mese di agosto. Il cumulativo dei primi otto mesi dell’anno conferma alcune tendenze emerse nei mesi scorsi. In particolare, che è in corso una stasi del mercato del lavoro, con contrazione simultanea di attivazioni e cessazioni; che l’incidenza dei nuovi rapporti di lavoro a tempo indeterminato sta franando, dopo la crescita dopata dalla decontribuzione a termine; che è in atto un andamento letteralmente esplosivo del ricorso ai voucher, che si riverbera sulle statistiche di occupazione, e che la crescita di quest’ultima è trainata in prevalenza dalle fasce di età più senior del mercato del lavoro. Un mix decisamente problematico, per usare un understatement.

Andando per ordine: riguardo all’andamento quantitativo del mercato del lavoro (tabella 3 del documento Inps), la variazione netta dei rapporti di lavoro subordinato, nel periodo gennaio-agosto 2016, è stata di 703.384 unità, a fronte di 813.143 dello stesso periodo dello scorso anno e di 539.614 del 2014. E sin qui, diremmo che il dato è positivo, visto che il confronto tra 2016 e 2014, nei primi otto mesi, mostra che sono stati attivati più rapporti di lavoro, al netto delle cessazioni. Ma se andiamo a guardare i dati riferiti al solo tempo indeterminato, registriamo una doccia fredda: nei primi otto mesi di quest’anno solo 53.303 nuovi contratti netti, contro i 104.099 del 2014. Il 2015, con i suoi 465.800, non fa evidentemente testo.

lunedì 23 maggio 2016

La triste storia di Matteo, che non sapeva far di conto




“La morale?: Renzi in questi due anni ha sbagliato tutto quello che era possibile sbagliare, in termini di allocazione di risorse e di qualità del deficit; che questo paese continua ad essere guidato da piccoli e grandi incapaci che non sanno far di conto e giocano con le tasse degli italiani. Ma che la colpa resta della Germania e degli ottusi burocrati di Bruxelles.”

Dopo che l’eco per il grande successo italiano a Bruxelles sulla flessibilità è venuta meno, restano dubbi e conti che non hanno alcuna intenzione di tornare. Il punto è sempre quello: in poco più di due anni di governo, Matteo Renzi ha fatto deficit di pessima qualità, con poco o nessun impatto sulla crescita, dissipando risorse che il paese non aveva, ed oggi è costretto ad inseguire le sue stesse promesse, che tornano a dargli la caccia.

Emblematica è la dichiarazione del ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, che tuttavia riflette la presa d’atto della realtà dentro l’esecutivo: la decontribuzione per i nuovi assunti non serve a nulla a causa della sua natura temporanea, oltre a costare moltissimo. E così, ecco che

giovedì 21 aprile 2016

Renzi e gli effetti del Jobs Act: verità o “spaccio”…





I tossici da Jobs Act e la precarietà cronicizzata

Pubblicati oggi da Inps i dati mensili su attivazioni e cessazioni di contratti di lavoro, nella cornice dell’Osservatorio sul precariato. Da essi si ricava, manco a dirlo, che col taglio dei sussidi, le assunzioni a tempo indeterminato sono divenute pressoché esangui. Se poi andiamo ad utilizzare alcuni numeri di sintesi, inclusi delle cessazioni, e più rappresentativi delle effettive dinamiche congiunturali del mercato del lavoro, scopriamo cose non esattamente eclatanti.

Andate quindi a questo documento, e reperite la tabella 3 (pagina 11 del file pdf), relativa alla variazione netta dei rapporti a tempo indeterminato. Essa è data dalla somma di nuovi rapporti di lavoro a tempo indeterminato, trasformazioni a tempo indeterminato di rapporti a termine e numero di apprendisti trasformati a tempo indeterminato. Sottraete a questa somma le cessazioni di rapporti di lavoro a tempo indeterminato e scoprirete che, nel bimestre gennaio-febbraio 2016, il saldo netto è di 37.113 posti. Nello stesso periodo del 2015 tale variazione netta era stata di 143.164. Pertanto, con un complesso algoritmo, scopriamo che nel 2016 si è verificata una contrazione del

mercoledì 20 aprile 2016

Lavoro, assunzioni giù a febbraio. Ugl:"Imprese inizieranno a licenziare"



da: http://www.affaritaliani.it/

"Dopo il boom di assunzioni a tempo indeterminato di dicembre 2015 era prevedibile un rallentamento". Lo sottolinea il Ministero del Lavoro in una nota. I dati sui contratti di lavoro diffusi oggi dall'Inps evidenziano, "a febbraio 2016, un rallentamento complessivo delle assunzioni in confronto allo stesso mese del 2015, ascrivibile, essenzialmente, ai contratti a tempo indeterminato. Era prevedibile che il boom dei contratti a tempo indeterminato a dicembre 2015, l'ultimo in cui si poteva usufruire dell'esonero contributivo triennale pieno -400mila rapporti di lavoro (tra attivazioni e trasformazioni), quasi il quadruplo dei 107mila medi degli 11 mesi precedenti- assorbisse assunzioni normalmente previste per i mesi successivi. Questo è stato un vantaggio anche per i lavoratori che hanno visto così anticipata la loro assunzione con un contratto a tempo indeterminato". L'effetto positivo determinato sul mercato del lavoro dalle nuove regole introdotte dal jobs act e dalla decontribuzione e' confermato anche dall'aggiornamento dei dati relativi all'intero 2015, che indicano un forte aumento dei contratti a tempo indeterminato (+ 911mila) rispetto al 2014.

Uil, senza politiche crescita prevedibile arretramento - "Quando rallenta la spinta delle imprese ad assumere nessuno può essere soddisfatto, men che

lunedì 7 marzo 2016

Renzi, dal Colosseo alla Reggia: Il sindacato come arma di distrazione di massa



Condivido e sottoscrivo: “Si può anche non essere gufi senza per questo esser costretti a vestire i panni (o le piume) di utili allocchi”

da: http://www.glistatigenerali.com/ - di Cristian Sesena

Un solo cruccio deve aver avuto Matteo Renzi nell’apprendere dei fatti di Caserta: fra  le rappresentanze sindacali che hanno mosso accuse al nuovo direttore della Reggia  non c’è  solo la Cgil, che tra l’altro si è subito dissociata attraverso la sua segreteria territoriale.

Per il resto siamo di fronte all’ennesimo piatto ricco (ma un poco scondito e scontato) imbandito alla necessità vitale del presidente del consiglio di spostare l’attenzione del popolo sui consueti nemici: gufi, sindacati, fannulloni.
Il documento, redatto da svariate sigle, si compone di tre pagine del tutto sconosciute se non per l’accusa mossa a Mauro Filicori di “restare fino a tarda ora nella Reggia mettendo a rischio l’intera struttura museale.”  A ben vedere, non lo si sta formalmente accusando di lavorare troppo, ma di produrre un comportamento che avrebbe non meglio comprensibili e precisate conseguenze.
Sarebbe necessario ed opportuno conoscere anche il resto della missiva per