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mercoledì 1 settembre 2021

Stefano Feltri: Giuseppe Conte è sempre stato soltanto un equivoco

 


da: Domani

Per qualche tempo è circolata una certa nostalgia per Giuseppe Conte, la cui popolarità dipendeva soprattutto dalla tendenza molto italiana di omaggiare il potente di turno e dall’essersi trovato a guidare il paese durante la pandemia. Ora Conte è tornato come leader dei Cinque stelle, parla, scrive, fa interviste. E a ogni uscita conferma quanto immotivata fosse la stima di cui ha goduto presso tanti nei mesi difficili del 2019-2020.

Conte si erge a paladino della cruciale misura anti povertà del reddito di cittadinanza – varato dal suo primo governo – ma sbaglia clamorosamente il numero dei poveri a Milano (non ci possono essere 200.000 bambini poveri su 210.000 minorenni residenti a Milano).

Poi interviene sulla crisi dell’Afghanistan e non si capisce bene cosa voglia dire: trattare con i Talebani è al contempo un’ovvietà (gli Stati Uniti lo fanno da anni) e una scelta di posizionamento su uno scacchiere dove alcuni paesi e l’Onu trattano i Talebani da terroristi e altri, come Cina o Pakistan, come strumenti per le proprie esigenze geopolitiche.

In una intervista al Corriere della Sera, ora Conte riesce in un singolare sforzo di dissociazione dalla realtà: ci sono cose fatte dal suo governo che i ministri facevano da soli, tipo i decreti Sicurezza di Matteo Salvini. Soltanto ora Conte riconosce che quelle

venerdì 9 luglio 2021

Riforma della giustizia? Una porcata, ma garantisce il garante (nonchè capo politico) Grillo...

 


Sono d'accordo con Di Battista (il che non mi succede spesso...): "la prescrizione è di fatto tornata, per la gioia di chi ha denari e potere. Solo che si chiamerà 'improcedibilità'".

Questa che i leccaculo di Draghi – Beppe Grillo in testa – chiamano riforma della giustizia è una porcata. Una presa per il culo. Piacerà a Bruxelles che troverà scritto che i processi di secondo grado devono svolgersi entro massimo due anni e quelli in Cassazione entro un anno ma, di fatto, non c'è giustizia se i processi svaniscono. Sia chiaro: i tempi dei processi sono inaccettabili ma è altrettanto inaccettabile che si stabiliscano termini precisi entro i quali arrivare al secondo e terzo grado ben sapendo che la macchina della giustizia non è in grado di rispettare quei tempi. Per mancanze strutturali, per i meccanismi procedurali.

Non basta scrivere una norma disponendo tempi prestabiliti per i processi di secondo grado e in Cassazione perché si raggiunga l'obiettivo di una durata ragionevoli dei processi. Se non ci sono le risorse: magistrati e personale amministrativo, se non c'è un sistema informatico adeguato, molti processi finiranno per decorrenza dei termini previsti. In caso di condanna in primo grado, nel secondo grado di giudizio l'abilità degli avvocati, i meccanismi processuali, il perenne "legittimo impedimento" faranno scattare il decorso dei termini previsti per arrivare al secondo o terzo grado di giudizio.

Siamo capaci tutti – analfabeti inclusi – di scrivere norme come quelle che ha scritto la

Alessandro Di Battista: Non è Draghi a essere grillino, sono i grillini a essere draghiani

 


da: https://www.tpi.it/

Non è vero che Draghi è grillino, sono certi grillini ad essere ormai irrimediabilmente diventati draghiani. Intimoriti o interessati, i ministri a 5 stelle hanno dato prova di incapacità politica, pavidità, accidia e inadeguatezza. Roba da chiedere scusa ai milioni di elettori che li hanno sostenuti, posto che molti di loro non gli rivolgerebbero più la parola.

Il fallimento dell’ala governista del M5S è un dato di fatto e solo chi è “interessato” al governo o chi ormai ha la carta intestata ministeriale davanti agli occhi non riesce ad ammetterlo. Immagino che Cadorna si rese conto della disfatta di Caporetto così come i francesi travolti dall’astuzia militare del generale Giáp a Ðiện Biên Phủ. I draghini a 5 stelle no.

Negano l’innegabile, difendono l’indifendibile inimicandosi ogni giorno migliaia di iscritti che, ingenuamente, cinque mesi fa, credettero alla barzelletta del “controlliamo dall’interno”. Mai vista una débâcle tale nella storia repubblicana.

Una forza politica che, tre anni fa – sebbene pare sia passato un secolo – prese il 33% dei voti grazie a sacrosante istanze di cambiamento e che finisce a portare il caffè a chi un tempo diceva di voler spazzar via accontentandosi, in modo dozzinale, di mancette composte, oltretutto, da banconote false.

sabato 24 aprile 2021

Marco Travaglio: Bongiorno Italia

 


da: Il Fatto Quotidiano

Per dire come funziona quella che spiritosamente chiamiamo “informazione”.

Il Tempo riporta una dichiarazione di Salvini dopo il video di Grillo sulle accuse al figlio: “Qualcosina su come siano andate le cose mi ha detto il mio avvocato, dato che è lo stesso della ragazza che ha denunciato lo stupro, ovvero Giulia Bongiorno”. Né Salvini né Bongiorno smentiscono. Anna Macina, sottosegretario M5S alla Giustizia, pone la domanda che tutti si pongono: la Bongiorno, nella sua doppia veste di legale della ragazza e di Salvini, nonché di avvocata e di senatrice, ha spifferato notizie sul caso di Grillo jr. al suo cliente e leader che l’ha portata in Parlamento? Se così fosse, un conflitto d’interessi già enorme (un’eletta per rappresentare l’intera nazione che rappresenta tizio o caio) si moltiplicherebbe vieppiù, senza contare la questione deontologica degli eventuali segreti di una cliente rivelati a un altro cliente.

In un Paese normale, tutti chiederebbero a Salvini e Bongiorno di chiarire l’imbarazzante situazione. Invece siamo in Italia e tutti attaccano la Macina, che si dovrebbe dimettere dal governo per aver detto l’unica cosa sensata in tutta la vicenda. Salvini tace. La Bongiorno chiede le dimissioni della Macina e minaccia di trascinare anche lei in tribunale per non si sa bene cosa, visto che la sua domanda è tipica dell’attività parlamentare, scriminata

giovedì 22 aprile 2021

Massimo Fini: Così Grillo ha sbagliato, ma Salvini e B. stiano zitti

 


da: Il Fatto Quotidiano

Grillo ha sbagliato. Con tutta evidenza. Tu non puoi pretendere perché sei popolare e potente che tuo figlio abbia davanti alla Magistratura un trattamento diverso da quello che tocca, o dovrebbe toccare, a qualsiasi altro cittadino.

L’atteggiamento di Grillo è particolarmente grave per l’esponente di un movimento, i 5Stelle, che aveva fatto del principio “la legge è uguale per tutti” (il grido “onestà, onestà” in fondo significava questo) un suo vessillo e per il teorico dell’ “uno vale uno”. Quando tocca a lui, uno non vale più uno. Siamo alle solite. Ma trovo altrettanto ripugnante, maramaldesco e vile infierire su un padre comunque sofferente solo a fini di strumentalizzazione politica come han fatto Alessandro Sallusti, Maurizio Belpietro, Matteo Salvini, Maria Elena Boschi, Debora Serracchiani, Alessia Rota e tutta la fairy band dei politici o dei loro servi.

Salvini è stato il primo ad aprire le danze, eppure proprio lui dovrebbe essere sensibile all’argomento perché fu attaccato in modo pesante e del tutto sproporzionato per una molto più innocente bagattella del suo figlio ragazzino che si era messo in sella a una moto della polizia che il padre comandava (chi al suo posto non l’avrebbe fatto?). Ma chiedere una sensibilità umana a Salvini è come pretendere da un vampiro di astenersi davanti a un secchio di sangue.

Giovanni Valentini: Movimento 5Stelle, il problema sono gli elettori delusi

 


da: Il Fatto Quotidiano

Colpisce a volte la superficialità e la sufficienza, dissimulate dietro l’ostilità o il cerchiobottismo, di certi colleghi  che scrivono dei 5Stelle sui “gior nal oni ” o sui giornaletti della stampa padronale.

Il manifesto di Conte, il suo eventuale ritorno a Palazzo Chigi, la rifondazione del Movimento, il Neo-Movimento che – come il neo-classico o il neo-barocco – fa pensare a un déjà vu, a uno stile passato di moda. A colpire è in  articolare la malcelata indifferenza per gli oltre dieci milioni di elettori che nelle ultime elezioni del 2018 hanno votato per loro, consegnando ai seguaci di Beppe Grillo il 32 per cento dei voti e il titolo di maggior partito in questo Parlamento.

Ora è vero che i sondaggi attribuiscono oggi al M5S circa la metà di quei consensi. E chissà se ed eventualmente quanto potrà risultare controproducente l’improvvida arringa dell’ex comico in difesa del figlio accusato di stupro. Per il resto, conosciamo tutti i limiti e i difetti mostrati dai “grillini” nella prima parte della legislatura, in particolare nell’esperienza di governo con la Lega: infantilismo, impreparazione, estremismo verbale, populismo e soprattutto mancanza di una cultura politica.

Ma al momento chi può esibirne una degna di questo nome? Forse il Partito democratico,

martedì 20 aprile 2021

Beppe Grillo: 8 ore, 8 giorni, 8 mesi, 8 anni..

 

 
 

Le reazioni di alcuni politici e giornalisti (?!) al video di Grillo con il quale grida l'innocenza del figlio, sono prevalentemente strumentali, ipocriti, disonesti. Se anziché il figlio di Beppe Grillo il soggetto accusato di stupro fosse il figlio di altri politici, le reazioni, esternazioni, sarebbero diverse.

Detto quanto sopra:

8 ore

8 giorni

8 mesi

8 anni

Mai.

La denuncia di uno stupro non ha una scadenza predefinita. Ci sono donne che denunciano immediatamente. Ci sono donne che lo fanno dopo mesi, anni. Purtroppo: c'è chi non lo fa mai.

Non è certo la tempistica di una denuncia che dà o toglie veridicità all'accusa. Ogni donna è diversa. Ogni situazione è diversa da un'altra. L'unica cosa in comune è la

venerdì 19 marzo 2021

In merito all'"Etica dell'informazione" di Beppe Grillo..

 

 

Sarei anche in parte d'accordo con questa esternazione/richiesta di Beppe Grillo (post sotto) in merito alla modalità di conduzione, presentazione dei servizi, dei talk.

Però..

L'idea di ascoltare senza interruzioni, ad esempio: Bonafede, mi procura – non dico una trombosi – ma una improvvisa dermatite atopica, che, qualora si presentasse post vaccinazione, potrebbe provocare nuovi "approfondimenti" e/o sospensioni da parte di Aifa, Ema, ecc...visto che, data la mia età mi toccherebbe (condizionale) AstraZeneca.

Orbene...

Tra un cialtrone sloganista che parla "alla pancia", tra interruzioni continue, tra politici con capacità dialettica, capacità di trasmettere messaggi chiari comprensibili e che non facciano correre al gabinetto (ma ce ne sono?!),  ci sono quelli che nei talk non ci dovrebbero andare perchè spingono a cambiare canale, a interrompere il live. Le interruzioni sono una sorta di...vaccino.

Quindi, Giuseppe Grillo, detto Beppe, in tv ci devono andare i "portavoce" adatti al mezzo. Anche se poi, quando governano sono ridicoli. Come Di Maio, portavoce, ex capo politico,

giovedì 4 marzo 2021

Gianfranco Pasquino: La missione quasi impossibile di Conte per salvare i Cinque stelle

 


da: Domani

Il Movimento non ha mai avuto una ideologia, se non l’ostilità ai partiti con i quali poi si è alleato. Per questo non sarebbe andato lontano nella versione “liberale e moderata” di Di Maio. L’ex premier dovrà reinventarlo.

Non conosco il pensiero politico del professor Giuseppe Conte. Non sono neppure riuscito a vederne il pensiero istituzionale nei suoi quasi tre anni di governo. Anzi, ricordo di avere criticato la sua concezione di presidente del Consiglio come “avvocato del popolo”. Sbagliato. Semmai, l’avvocato/a del popolo è chi rap- presenta l’opposizione alla quale spetta difendere quel popolo dalle malefatte del governo. Non so quanti  libri  di  scienza  politica  Conte abbia mai letto (o sfogliato). Ho visto, però, che nella sua pratica istituzionale si è mostrato abilissimo, equilibrato ed equilibrista, entrambi elementi che ritengo positivi anche se, talvolta, il decisionismo diventa indispensabile.  Nessuno  di  questi  termini  compare nel linguaggio di Conte come  da lui  stesso  manifestato  sia nel suo sobrio, serio e sofferto discorso d’addio a palazzo Chigi sia nella sua cosiddetta lectio magistralis per il ritorno, che probabilmente non ci sarà, all’insegnamento fiorentino.

I Cinque stelle dimezzati

Il fatto più duro dell’esperienza di governo di Giuseppe Conte è che il Movimento che lo ha

mercoledì 24 febbraio 2021

Gianfranco Pasquino: I Cinque stelle servono ancora a qualcosa?

 


da: Domani

Raramente un Movimento politico è stato tanto ferocemente e quasi unanimemente criticato come il Movimento 5 stelle. Quelle critiche non rendono giustizia al ruolo complessivamente svolto dai Cinque stelle nel sistema politico italiano di ieri, di oggi e di domani.

“Vaffa” non è mai stato il mio modo di esprimere una valutazione della classe politica italiana. Che, però, Beppe Grillo traducesse in quell’invito la grande e diffusa insoddisfazione di una larga parte degli italiani è oramai accertato. 

Meno noto è che grazie alle liste delle Cinque stelle nel 2013 una parte consistente di elettori che, altrimenti, si sarebbero astenuti, scelse di andare alle urne. Con il loro voto quegli elettori hanno comunicato la richiesta di cambiamenti profondi ancorché, inevitabilmente, non molto precisi. Selezionare fra le domande è, per qualsiasi classe politica, uno dei principali compii da adempiere. Che un Movimento votato da un italiano su tre nel 2018 sia molto composito è inevitabile proprio come anche che la sua leadership sia divisa su non poche scelte rilevanti. 

Qualcuno, e mi colloco fra questi, ritiene che la dialettica di posizioni è un contributo importante al funzionamento di un sistema politico e, se mantenuta entro (in)certi limiti,

venerdì 19 febbraio 2021

Se fossi una militante del M5S: mi chiederei....

 


Se fossi una dei militanti del M5S. Se fossi un'onorevole o senatrice eletta con il M5S...

Mi chiederei...

Ce la faccio a stare in un governo ammucchiata con la Lega de ilsemprecialtrone Matteo Salvini, con Italia viva dello Sfascista, inaffidabile nonché "accoltellatore professionista", nonchè Saudita di Rignano, cioè Matteo Renzi. E con lo "zio di Ruby", l'utilizzatore finale, il collezionista di processi, al secolo: Silvo Berlusconi.

Il solo pensiero mi darebbe il voltastomaco.

La risposta è: NO. Se la scelta derivasse esclusivamente dalla compagnia di governo. Che, oggettivamente, è a dir poco lassativa.

Mi pare però che ai "dissidenti" del M5S, i "duri e puri" che ritengono di essere loro l'essenza vera del Movimento creato da Grillo e Casaleggio padre, sfugga un particolare. Manco tanto piccolo.

Il particolare è il seguente: la situazione sociale in cui si trova il paese. L'Italia ha più volte attraversato crisi economiche, ma dal dopoguerra ad oggi mai è si è trovata a gestire una pandemia, mai la crisi economica è stata così profonda e duratura. Mai ci siamo trovati con dei miliardi da spendere (Recovery Fund), faticosamente conquistati dal governo Conte.

Ecco. Questo "particolare" è ciò che dovrebbe guidare le scelte di onorevoli e senatori. Sì,

sabato 13 febbraio 2021

Governo Mattarella-Draghi con il manuale Cencelli, ma vediamo di guardare al di là del proprio naso

 

Colui che con la sola "imposizione delle mani" salverà l'Italia: Draghi, ha iniziato con il manuale Cencelli. Non si sa, al momento, quanto di questo manuale da prima repubblica sia stato usato da Draghi quanto da Mattarella.

Di certo, né Draghi né Mattarella hanno considerazione di Platone che diceva: "non conosco una via infallibile per il successo, ma una per l'insuccesso sicuro: voler accontentare tutti.

Ho però l'impressione che agli "autorevoli analisti politici" che stanno leccando il culo a Draghi da giorni sfuggono alcuni particolari. Che invece notano coloro che hanno una qualche dimestichezza con logiche e dinamiche aziendali.

Iniziamo da una di quelle scelte da manuale Cencelli che sono apparentemente stupefacenti (seppure fatte senza uso di additivi chimici). Quella di Orlando al ministero del Lavoro. Chi lo ha voluto: Draghi o Mattarella? E in base a quale expertise (per usare un inglesismo caro ai draghiani)? Sarebbe stato più logico Giovannini. Ma Giovannini – parte tecnica del governo Draghi – è ministro delle Infrastrutture. Già....

Andiamo avanti....

È indubbio che le "scelte" dei politici – se viste con la "pancia" – hanno un che di lassativo, ma gli ignorantelli in circolazione, tra cui svettano parecchi del M5S – giornalisti inclusi – farebbero meglio a rileggersi o a leggere la seconda versione del PNRR o attendere la versione riveduta e corretta da Draghi prima di gridare al: abbiamo perso certi ministeri, ci hanno ridimensionato, ci hanno preso per il sedere (Grillo e Draghi).

venerdì 12 febbraio 2021

Ferdinando Cotugno: Non basta unire due ministeri per copiare il modello francese

 

 

da: Domani

Il superministero della transizione ecologica invocato da Beppe Grillo è un esperimento di sistema che richiede decisioni politiche drastiche

Con la prospettiva di un nuovo ministero per la transizione ecologica, la Francia è stata ripetutamente evocata nelle consultazioni, perché lì quella posizione esiste da quando Emmanuel Macron è presidente. La storia però vale sia come modello di ecologia di governo, sia da monito su come non bastino ambizione politica o un superministero a guida ambientalista per mettere in piedi una transizione efficace. La formula attuale del Ministère de la transition écologique è stata concepita come manifesto di intenzioni e strumento pratico per rendere la Francia leader nella lotta ai cambiamenti climatici, accorpando le funzioni governative che avessero un impatto sull’ambiente. La sostanza istituzionale c’era: la ministra dell’ambiente francese è una delle più potenti dell’esecutivo. Ma il suo è stato definito anche «uno dei lavori più pericolosi di Francia», è stato l’epicentro di molte delle tensioni politiche degli anni Macron, uno dei luoghi della detonazione che ha causato la stagione dei gilet gialli, e contemporaneamente bersaglio di accuse di greenwashing e inazione politica. La scrivania ha   cambiato occupante quattro volte in quattro anni, in un incessante ciclo di stalli e ripartenze. Il primo è stato Nicolas Hulot, regista di documentari, ambientalista convinto e rispettato, protagonista degli accordi di Parigi, nemico del nucleare, a lungo corteggiato dalla politica prima di cedere a Macron. È durato un anno, si è dimesso in diretta radiofonica e in polemica contro il presidente. L’ultima è Barbara Pompili, una lunga storia di militanza nei Verdi prima della folgorazione per La République En Marche!.

Più di una fusione

domenica 7 febbraio 2021

Tommaso Merlo: la mandragata e la paura dell’Elevato

 

 

da: https://repubblicaeuropea.wordpress.com/

C’è qualcosa che non torna. Salvini europeista. Il Movimento con Berlusconi. Traditori con traditi come se nulla fosse. Storie personali e politiche rimosse nel giro di poche ore. Tutti a slinguazzare i piedi del nuovo messia. Tutti a consegnargli una lista della spesa incompatibile con quella degli altri ma poi dispensare ottimismo ai quattro venti. Noi comuni mortali lo scopriremo solo strada facendo se si tratta di una messa in scena oppure di una mandragata. Un’operazione cioè finalizzata a consentire al Movimento e al Pd di restare al potere.

Del resto le forze politiche non hanno smesso di schifarsi e tradirsi a vicenda nemmeno in piena pandemia e cioè un anno fa, figuriamoci che spirito di unità hanno oggi che si tratta giusto di temporeggiare fino al vaccino e uscire dal tunnel. Zero.

La pandemia non c’entra una mazza con questo pandemonio politico. C’entra invece la cara e vecchia lotta per il potere. Dato che in parlamento non saltavano fuori i voti per Conte, si è passati a Draghi. Punto. Un’operazione che sta riuscendo. Con Conte non si trovava neanche mezzo voltagabbana, con Draghi cambiano casacca partiti interi. Si andrebbe quindi verso una nuova maggioranza con l’entrata di Berlusconi, Renzi e derivati che permetteranno a Movimento e Pd di restare al potere anche se ridimensionati dal nuovo messia. La Lega ha sentito puzza di bruciato, per questo minaccia di starci. E va capita. Se davvero quello Draghi è un governo di unità nazionale

venerdì 5 febbraio 2021

Governo Draghi, c’è assembramento: anche M5S e Lega, gli "imbarazzi" spariscono per ovvi motivi....

 


C'è la coda per entrare nel governo Draghi. C'è assembramento.

Renzi e Berlusconi sono stati i primi a correre alla porta d'ingresso. Così i “centrini” detti anche cespugli. E, ovviamente, c’è il PD.

Ma anche Lega e M5S (con o senza Rousseau) stanno arrivando. I motivi sono chiari. Non ci sono dubbi e imbarazzi. Se tra le loro fila ci sono degli "imbarazzati", l'imbarazzo sparisce per due motivi. Per tre motivi, per quanto riguarda il M5S.

Primo motivo. Hanno pronta la frasetta: "lo facciamo per il bene del paese, prima viene l'interesse dei cittadini. Da scompisciarsi dal ridere. Se tenessero al bene dei cittadini avrebbero gestito il paese in maniera decente. Ma poiché - tranne poche eccezioni - da destra a sinistra, dal centro all'estremità, hanno il cervello piccolo e sono mediamente incapaci, sono stati - inevitabilmente - commissariati da Mattarella con la chiamata di Draghi.

Secondo motivo. Draghi spalerà il letame che la mediocre (sono generosa) classe politica ha sparso. Lungi da me sminuire o mancare di rispetto al ruolo di Draghi, ma lo sa anche lui: dovrà spalare e gettare le basi per una nuova casa. Farà il lavoro sporco. Altri arriveranno dopo di lui, entreranno nella nuova casa e diranno: "oh..non c’è più la puzza di prima, senti che buon odorino di lavanda”. Capito?

Chì è così pirla da non accodarsi a Draghi? Conviene a tutti. In primis al M5S.

Per i due suddetti motivi e per un terzo.

lunedì 14 settembre 2020

Referendum riduzione dei parlamentari: “SI”, per alcuni semplici motivi.

 


Su quella puttanata pericolosa che era la riforma costituzionale voluta da Renzi, ho scritto ai tempi in maniera dettagliata e argomentata il perché del mio “NO”. 

Chi volesse leggere, troverà i post nel blog sotto l’etichetta Costituzione Italiana.

Aggiungo che, come allora, ritengo che sia ora di procedere al superamento del bicameralismo perfetto. 

Tutto ciò promesso, domenica voterò “SI” per alcuni semplici motivi: 

1. La democrazia, il rispetto delle prerogative del Parlamento, non si misura con il numero dei Parlamentari. Il Parlamento è esautorato da anni a colpi di decreti di fiducia e perché composto da una pletora di nominati dai partiti. Alcuni ladri, molti incapaci, pochissimi onesti e capaci.

2. Parte di deputati e senatori non si ricorda manco la strada per arrivare a Montecitorio e Palazzo Madama dato il numero delle loro assenze. Questo dimostra che i primi a esautorare il Parlamento sono i parlamentari; 

3. Il motivo - principale per non dire unico - di chi vota “NO” è perché una vittora del  SI’

lunedì 23 dicembre 2019

Inchiesta su Open, adesso Casaleggio è un caso: riveli i suoi clienti



Polemiche sui contratti con il patron di Moby, Onorato. Che si difende: non mi aspettavo favori

«Non mi aspettavo favoritismi». Si difende così l’armatore della Moby, Vincenzo Onorato, finito sotto la lente della Uif, l’Unità antiriciclaggio di Bankitalia, per aver versato fondi alla Fondazione Open di Matteo Renzi, ma anche alla società che gestisce il blog di Beppe Grillo e alla Casaleggio associati, per consulenze di comunicazione.

«Operazioni sospette» che hanno fatto scattare un’indagine mirata ad accertare che non ci siano state contropartite normative in suo favore. Ma siccome una legge sull’imbarco dei marittimi sulle navi italiane è stata varata (e salutata con favore da Onorato) anche la Ue ha aperto un’istruttoria su presunti «aiuti di Stato» alla Moby, che ha ereditato la Tirrenia ed è titolare di una convenzione con lo Stato da 72 milioni di euro l’anno per il monopolio di alcune rotte. E così accuse di «conflitto di interessi» arrivano per voce di Anna Maria Bernini dal partito di Silvio Berlusconi, da sempre bersaglio di analoghi attacchi dai 5 Stelle.

Ma cosa è accaduto? La Moby ha stilato un «contratto di partnership» da 120 mila

lunedì 16 dicembre 2019

È ufficiale: il M5S è morto, nasce il PDC cioè il Partito Di Maio-Casaleggio



Il capo politico e l’erede del fondatore ristrutturano il Movimento come un partito della prima repubblica, ma utilizzando neologismi distopici a buon uso degli allocchi. Recuperano pure Taverna e Toninelli, non potrà che essere un successo

Non chiamatelo più Movimento cinque stelle, ma PDC il Partito Di Maio Casaleggio. Questo è il dato centrale della ristrutturazione interna avvenuta nelle scorse ore nel partito di maggioranza relativa. Il vento “movimentista” delle sardine non ha attecchito dalle parti di Luigi Di Maio, nonostante le parole di pubblico apprezzamento, anzi ne ha acuito la deriva personalistica e aziendale.

Nelle scorse ore, una platea assai scarsa, solo un quarto degli aventi diritto, ha votato la prima grande riforma interna del partito di Casaleggio. È stata una risposta a tante emergenze: ai sei milioni di voti persi tra le Politiche e le Europee, al fallimento del governo con Salvini, alle difficoltà del governo e a un certo attivismo del cosiddetto “Partito di Conte”.

La nuova organizzazione prevede una squadra di sei persone accanto al Capo politico, Luigi Di Maio, referenti per le funzioni organizzative tipiche di qualsiasi organizzazione politica: Campagne elettorali, Attivismo, Comunicazione, Enti locali, Coordinamento e Affari interni, Formazione e Personale. Un tempo si sarebbe chiamata “segreteria nazionale” ma la liturgia aziendalista incarnata dall’Erede-Fondatore Davide Casaleggio costringe al neologismo. La soluzione è che i membri della segreteria nazionale si chiameranno “facilitatori organizzativi nazionali”.

giovedì 28 novembre 2019

Ecco come nasce l’asse tra Grillo e i cinesi (c’entra la Casaleggio)


da: https://www.linkiesta.it/it/ - di Nicola Biondo

Beppe Grillo fu cacciato dalla Rai per una battuta sui socialisti, ma adesso che in Cina sono tutti grillini, come fa Pechino a non fallire? La foto con Gianroberto e l’ambasciatore nella sede della srl milanese


La domanda è: quando nasce l'asse tra il Movimento cinque stelle e la Cina?

La risposta è in questa foto scattata il 24 giugno 2013 nella quale compaiono i due fondatori, Gianroberto Casaleggio e Beppe Grillo, accanto all’ambasciatore cinese Ding Wei. Più che una stretta di mano sembra una rimpatriata tra vecchi amici, la stipula di un patto, una mano sopra l’altra.

È una foto poco conosciuta per una precisa volontà. Di quella visita infatti non fu data alcuna notizia, né sul blog di Grillo né agli organi di stampa. L’unica traccia è rimasta in un laconico comunicato pubblicato dall'Ambasciata cinese. Anche questo rimosso poco tempo dopo la pubblicazione (questo il link originale, http://it.chineseembassy.org/ita/xwdt/t1053951.htm).

L’ambasciatore cinese Wei affermava di aver incontrato i fondatori del M5s «con i quali ha scambiato vedute sui temi di comune interesse». L’incontro era informale e avvenne, non all’ambasciata cinese, ma nella sede della srl in via Morone a Milano.

Due particolari che fanno supporre che il rapporto fosse solido e presistente. Quali fossero però «i temi di comune interesse» non è mai stato esplicitato. È di certo l’attivismo

mercoledì 27 novembre 2019

I 5 stelle e il controllo sociale modello Cina



L'emendamento alla manovra di Bottici e Fenu, poi bocciato dalla Ragioneria generale, puntava a far gestire allo Stato l’identità digitale degli italiani. Copiando il sistema di sorveglianza della Repubblica popolare. Chissà se Grillo ne ha parlato con l'ambasciatore di Pechino a Roma.


Quando si dice ispirarsi a modelli democratici e liberali. Se per la nazionalizzazione dell’acqua pubblica (proposta di legge Daga), il modello del Movimento 5 stelle è stato il Venezuela di Maduro, per la gestione dell’identità digitale il modello è quello della Cina

IL TENTATIVO DI NAZIONALIZZARE IL SISTEMA SPID
Due senatori grillini, Laura Bottici, diplomata analista contabile all’Istituto professionale per il Commercio di Carrara, e Emiliano Fenu, commercialista nuorese, hanno infatti presentato un emendamento alla legge di Bilancio che punta a far gestire allo Stato l’identità digitale degli italiani. Nel piano ordito dai pentastellati, la nazionalizzazione di Spid, lo strumento ora privato che serve a questo scopo, dovrebbe avvenire attraverso PagoPa, struttura nata per centralizzare i pagamenti a favore della Pubblica amministrazione. La piattaforma è un caso unico in Europa, dove le amministrazioni hanno semplicemente optato per rapporti di concessione aperti con i circuiti di pagamento. 

I COSTI A CARICO DELLO STATO
In Italia, invece, come se la burocrazia non fosse già mortifera, si vuole creare un ulteriore