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domenica 23 giugno 2024

Elezioni: quelli che ce l’hanno con gli astensionisti....

 


Le elezioni europee hanno visto una bassa affluenza. Diciamo che non è l’appuntamento elettorale a cui il cittadino italiano tiene maggiormente. Ma, soprattutto, sono state le ultime elezioni politiche, quelle che hanno portato alla vittoria la coalizione di centro-destra, per meglio dire: di destra-centro, a vedere una crescita dell’astensionismo. Meloni ha vinto non perché la maggior parte degli italiani è di destra o di centro o di centro-destra o di destra-centro. Meloni ha vinto perché tra gli elettori votanti il voto maggiore è andato a FDI e al resto della sua coalizione.

Dopo i risultati elettorali, sia interni sia per l'elezione del Parlamento europeo, parte il coro di coloro che – non avendo votato la compagnia Meloni – insorgono contro gli astensionisti. Sarebbero questi italiani i colpevoli della vittoria o riconferma della Meloni.

Se gli assenti hanno sempre torto, se astenendosi si lascia la decisione a chi vota, a me pare che il problema principale di questo paese sia il contrario. Non gli astensionisti. Non mi riferisco ai menefreghisti o chi – e sono parecchi - comunque vada, chiunque vinca, ha sempre qualcuno che difende i suoi interessi, ergo: manco c'è bisogno che vada alle urne. 

Colpe o meriti non sono degli astensionisti che ne hanno pieni i coxxioni e/o rassegnati a uno status quo politico che mai affronta e risolve i problemi del paese.

martedì 18 giugno 2024

Paolo Madron: Meloni e il bunker ideologico fascista che le preclude l’Europa

 


da: https://www.lettera43.it/

I 400 COLPI. Se la leader di Fratelli d’Italia non si ripulisce dalla risacca nera documentata anche dall'inchiesta di Fanpage, magari lasciando quelle derivazioni nostalgiche alla Lega di Vannacci-Farinacci, non diventerà mai reginetta dell’Unione. Dove nonostante tutto danno le carte sempre gli stessi. Mentre la Thatcher de noantri gioca in seconda serie.

Giorgia Meloni pensava che il paradosso bastasse, ma la realtà la obbliga a ricredersi. Entrata nell’agone europeo da playmaker, rischia di risultare ininfluente. Il paradosso è quello di un’Europa che sulla carta ha i numeri per confermare la maggioranza che l’ha sin qui governata, nonostante nei due Paesi che la guidano, Francia e Germania, il risultato delle elezioni abbia provocato un terremoto politico senza precedenti. A Parigi il travolgente consenso a Marine Le Pen ha costretto il presidente Emmanuel Macron a sciogliere il parlamento e giocarsi tra le critiche dei suoi l’azzardo elezioni. A Berlino il cancelliere Olaf Scholz ha subito l’umiliazione di vedersi superato dai neonazisti di Alternative für Deutschland (AfD). Eppure a Bruxelles sono ancora loro a dare le carte, e l’aver perentoriamente derubricato Meloni a estremista di destra complica le ambizioni della Thatcher de noantri. Non bastano certo le tiepide rimostranze di Antonio Tajani, uno che tra i Popolari gode di solida reputazione, per attenuare il drastico giudizio.

mercoledì 12 giugno 2024

Marco Travaglio: Vincitori, vinti e finti

 


da: Il Fatto Quotidiano

In Europa trionfano le destre anti-europeiste. In Italia i partiti più ligi a Bruxelles – FdI, Pd e FI – vanno a gonfie vele. E ci andrebbe pure il centro, sesto al 7%, se la collisione fra gli ego di Bonino, Calenda e Renzi non l’avesse spaccato in due. Invece vanno male i più eurocritici: 5Stelle e Lega. Siamo o no il Paese delle restaurazioni senza rivoluzioni?

Pd. È il vero vincitore: 5 punti sopra il 19% racimolato due anni fa da Letta. Merito della Schlein, abile a far credere di essere l’unico argine alla Meloni, anche se su guerra e austerità votano allo stesso modo, e di voler “cacciare i cacicchi”, anche se la vittoria la deve soprattutto a loro (di preferenze ne ha raccolte pochine rispetto a quelle di ras locali come Decaro, Bonaccini, Zingaretti, Nardella, Gori), oltre a volti tv come Annunziata e rappresentanti dell’associazionismo come Strada. L’ambiguità di non scegliere né cambiare quasi nulla è la sua forza, anche grazie all’effetto-novità che, almeno la prima volta, riempie sempre le urne. Ma, se accade alle Europee, non porta benissimo: nel 2009 le stravinse B., nel 2014 Renzi, nel 2019 Salvini e durarono due anni ciascuno.

FdI. La Meloni è l’altra vincitrice: dopo quasi due anni di (mal)governo, guadagnare quasi 3 punti, pur perdendo 700 mila voti, è un miracolo. Anche lei è stata abile nell’operazione Gattopardo di stare con l’establishment fingendosi contro: intercetta i voti di protesta anti-Ue, pur essendo pappa e ciccia con Ursula von Sturmtruppen. Vediamo quanto dura: chi vince le Europee di solito poi perde le Politiche.

mercoledì 1 maggio 2024

Martina Caironi, atleta paralimpica risponde al generale Vannacci…

 

 

Al generale Vannacci, candidato leghista alle europee che vorrebbe classi separate per i ragazzi speciali ha risposto Martina Caironi, atleta due volte medaglia d'oro ai Giochi paralimpici:

"Non sa e non capisce nulla di noi disabili. Chi ha un’esigenza particolare non deve essere ghettizzato in una classe speciale. Cosa mancherebbe a quel punto? Gli cuciamo sulla maglietta un pallino rosso per dire che sono diversi? Vannacci ha detto che non metterebbe a correre un ragazzo disabile con uno che fa il record dei cento metri. Invito questo signore a guardare le Paralimpiadi. Vedrà che ci sono persone con disabilità, non solo fisica, ma anche intellettiva-relazionale che fanno proprio i record sui cento metri, migliorano grazie a un lavoro costante, secondo le loro possibilità e oltre. Chi ha una disabilità ogni giorno affronta sfide di vario tipo: il giudizio della società, il rapporto con il corpo e la mente. È inaccettabile denigrarli con affermazioni così superficiali. La cosa assurda è che non è uno che parla al bar, ma un candidato all’Europarlamento".