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giovedì 20 giugno 2024

Satnam, morto di caporalato. L'avevano lasciato davanti a casa senza un braccio



da: https://www.avvenire.it/

Non ce l'ha fatta il giovane bracciante indiano che era finito sotto un rullo lunedì scorso nei campi di Latina. Lo sdegno della politica: «Questa è barbarie»

Si chiamava Satnam Singh. Aveva 31 anni, un bel pezzo di vita davanti. Per dare dignità a quella vita, dall'India, aveva scelto di venire a vivere e lavorare in Italia tre anni fa con suo moglie. E come tanti altri suoi connazionali si era stabilito nell'Agro Pontino, nella provincia di Latina, dove vivono migliaia di altri braccianti indiani di origine sikh che lavorano per lo più con contratti irregolari e in condizioni di gravissimo sfruttamento, assicurando frutta e verdura ai mercati di mezza Italia. Vittime indifese del caporalato. Avvenire lo denuncia da anni, lo ha fatto con una lunga serie di inchieste (qui l'ultima) in cui abbiamo documentato le loro condizioni: 14 ore e più di lavoro al giorno (più spesso di notte), paghe di 3 euro all'ora, meno di un terzo di quanto prevede il contratto collettivo.

Satnam è arrivato all'ospedale San Camillo di Roma lunedì, trasportato d'urgenza da un elicottero. Mentre lavorava nei campi è stato agganciato da un macchinario avvolgiplastica a rullo trainato da un trattore, che gli ha tranciato il braccio e schiacciato le gambe. O almeno, questo hanno raccontato gli altri braccianti che erano con lui visto che i suoi datori di lavoro, alla vista della scena, se la sono data a gambe: l'hanno semplicemente caricato sul pullmino (con lui la moglie, anche lei dipendente della stesa azienda, che a bordo implorava di chiamare l'ambulanza) e riportato a casa. Lì l'hanno lasciato, col suo braccio staccato appoggiato