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domenica 3 gennaio 2021

Marco Travaglio: I veri “transfughi”

 

da: Il Fatto Quotidiano

Il primo modo di dire del 2021 è “avere la faccia come la Boschi”. Sempreché la faccia ampiamente rielaborata che domina le 87 interviste rilasciate nell’ultimo mese appartenga davvero alla deputata renziana che nel 2016 annunciò solennemente il ritiro dalla politica in caso di sconfitta al referendum. Ieri, nella speciale staffetta a mezzo stampa, la Boschi – o chi per essa– è toccata a Repubblica. E ha spiegato che “Conte sbaglia strada se spera di salvarsi con i transfughi”. Il che è possibile: non è affatto detto che si trovino abbastanza senatori per rimpiazzare la masnada renziana. Ma ciò che commuove è la definizione di “transfughi” e, soprattutto, il pulpito da cui proviene. Ma perché, la Boschi e tutti gli altri 47 parlamentari di Iv cosa sono, se non transfughi?

Sono stati eletti nel Pd dagli elettori che non erano riusciti a mettere in fuga in quattro anni di rottamazione scientifica del partito. Nel 2018 comandavano ancora e respinsero la proposta di Di Maio di governare coi 5Stelle, spingendolo fra le braccia di Salvini e contribuendo a raddoppiare i consensi della Lega. Nell’agosto 2019, temendo le elezioni che li avrebbero spianati, proposero per primi il governo col M5S. E quando Zingaretti pose il veto su Conte premier, dissero sì a Conte premier. Poi, tre mesi dopo, se ne andarono in un nuovo partitucolo per “svuotare il Pd” a cui devono il seggio e per picconare il governo di cui fanno parte. E un anno fa, se non fosse arrivato il Covid, l’avrebbero rovesciato sulla riforma della prescrizione

mercoledì 30 dicembre 2020

I progetti con “anima” di Renzi, il ponte sullo Stretto: per caso c’entra il gruppo Webuild?!



da: Domani - di Giorgo Meletti

Perché Renzi è ossessionato dal ponte sullo stretto

Impegnato da settimane a giocare al gatto col topo con il presidente del Consiglio Giuseppe Conte – tenendoci in fremente attesa di sapere a chi toccherà la fine del sorcio – Matteo Renzi non perde mai occasione per ricordarci la sua ossessione: il ponte sullo stretto di Messina.

Due giorni fa, durante la conferenza stampa tesa a demolire il Recovery plan «senz’anima» del governo, non ha mancato di sottolineare qual è il progetto che gli sta più a cuore: «Poi c’è il tema del ponte sullo stretto, che non può stare sul piano perché ha un arco di tempo maggiore, ma che ha uno spazio di azione decisamente più agevole e più facile».

Il suo messaggio è sempre quello, da anni: i cantieri del ponte sono pronti a partire, basta “sbloccarli”. È un’affermazione del tutto insensata, ma tant’è, l’importante è la narrazione. Dietro la quale ci sono gli interessi del gruppo Webuild, ex Salini-Impregilo, ex Impregilo, il maggior gruppo italiano delle costruzioni. Webuild è capofila del consorzio Eurolink che 15 anni fa vinse la gara per la costruzione del ponte ma non è mai riuscito a farsi approvare un progetto. Alla fine il governo Monti, nel 2012, disse basta e chiuse la partita. Impregilo allora ha fatto causa, facendosi forte di un codicillo secondo cui avrebbe avuto diritto a un indennizzo stellare se il ponte non si fosse fatto, quale che ne fosse il motivo. La decisione di Mario Monti è stata impugnata in tribunale, con la richiesta di un risarcimento di 657 milioni.

Recovery Plan, senz’”anima”: non tutti quelli che l’hanno letto la pensano come Renzi

 


Non tutti la pensano come Matteo Renzi sul Recovery Plan, cioè che si tratti di un piano raffazzonato e “senz’anima”.

Mai visto in vita mia un piano progettuale, un masterplan, con l’anima. Ho visto masterplan ridicoli, cioè privi di logica funzionale, non innovativi, ho visto masterplan più aderenti alla realtà aziendale e al suo sviluppo. Ma “senz’anima” non vuol dire un beato organo sessuale maschile. Come questa continua cantilena “avere una visione”. Cioè? Qualcuno di questi amanti della “visione” può farci qualche esempio concreto o si tratta anche in questo caso di un’affermazione che non vuol dire un beato organo sessuale maschile?

Tra coloro che la pensano diversamente c’è Massimo Bordignon, attualmente professore ordinario di Scienza delle Finanze presso l’Università Cattolica di Milano. L’8 dicembre ha scritto un articolo sul sito https://www.lavoce.info/ che sicuramente il fanfarone pericoloso nonché sfascista Matteo Renzi conosce e visita frequentemente. Nell’articolo scrive tra l’altro quanto segue che riflette anche se solo parzialmente la mia prima impressione generale. Bordignon definisce alcune proposte vaghe, io direi: una sbrodolata di vuotezza. Ma ecco la valutazione di Bordignon:

“la lettura delle 125 pagine del Pnrr suscita due impressioni contrastanti. Primo, il Piano è ben fatto e coerente al proprio interno. Individua correttamente le molte

mercoledì 16 dicembre 2020

Marco Travaglio: La Vispa Teresa

 


da: Il Fatto Quotidiano

Lo spettacolo d’arte varia chiamato prima “rimpasto”, poi “verifica” e domani forse “crisi di governo” si arricchisce di un nuovo numero d’alta scuola: l’incontro fra Conte e il nulla cosmico detto ossimoricamente Italia Viva è rinviato a data da destinarsi perché la cosiddetta ministra Bellanova ha scoperto con sua grande sorpresa di essere a Bruxelles, per la gioia delle restanti capitali europee. Un impegno talmente inderogabile, per le sue braccia rubate all’agricoltura, da far slittare sine die l’incontro a Palazzo Chigi dell’intera delegazione di Iv, dove com’è noto decide tutto la Bellanova. L’Ansa parla di un imprescindibile vertice Ue su “un tema strategico per i prodotti alimentari italiani: la questione dei semafori” e delle etichettature. La versione 2.0 dei “legittimi impedimenti” di B. per scappare dai tribunali. Infatti il 4 dicembre la stessa Bellanova annunciava che “l’Italia non proseguirà nel negoziato europeo per un testo sulle etichettature alimentari” perché “le trattative a Bruxelles non sono state ispirate a un approccio neutrale e hanno confermato l’impossibilità di un’intesa”.

Insomma, un’inutile passerella. Infatti la Vispa Teresa ha parlato 5 minuti e ora dovrà tornare a piedi per giustificare il rinvio di due giorni della verifica. Utilissimo per non dover spiegare che diavolo vogliono quelli di Iv, ora che persino il Pd ha capito di non potersi fidare di loro, Salvini (che incredibilmente si fidava) è stato stoppato dalla Meloni e tutte le scuse inventate per le minacce di crisi si sono rivelate false. Falso che il governo non sia mai

lunedì 14 dicembre 2020

Piano Recovery Fund / 1: Conte ha fatto e deciso tutto da sé? cominciamo da pagina 13 e 25…

 


In considerazione di alcune affermazioni che ho sentito/letto, cioè che Conte è un accentratore che avrebbe fatto tutto da sé, che vuole pieni poteri e non considerando Conte attrezzato per definire da solo progetti e metodi organizzativi - non esattamente competenze di un avvocato e docente universitario - ho scaricato il documento Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), cioè il cosiddetto piano Recovery Fund.

Si tratta di 125 pagine che richiedono un’attenta lettura e rilettura. In una prima rapida e parziale lettura mi sono imbattuta in alcune asserzioni che, o sono state buttate lì per “dovere” oppure corrispondono a intenzioni di metodo e realizzative.

Queste affermazioni non sembrano confermare le affermazioni di alcuni politici, giornalisti, osservatori - tutta gente che voglio ritenere onesta mentalmente e non piegata ai propri interessi e ai propri editori - cioè che il PNRR sia stato definito all’insaputa di ministri, segretari di partito e…del Parlamento.

Si tratta di alcune sintetiche affermazioni. E’ indubbio che va letto il documento nella sua interezza. Da parte mia completerò la lettura con la stessa attenzione con la quale al tempo della riforma costituzionale del fanfarone pericoloso nonché Sfascista Renzi ho letto la SUA aberrante e pericolosa puttanata, confutando nel dettaglio il perché della mia opposizione a quell’obbrobrio che doveva dare PIENI POTERI a Matteo Renzi.

Prima di riportare le frasi in questione, affermo senza tema di essere smentita, che qualsiasi giudizio si faccia su questo piano e conseguente struttura, non può avvenire in assenza di specifiche su ruoli e funzioni, cioè su come debbano funzionare tutti gli attori coinvolti. E queste specifiche, al momento, non ci sono.

Ritornando alle frasi che sottopongo all’attenzione di chi non sia né deficiente né in malafede…

Capitolo 1.2 La strategia di rilancio per la resilienza e la crescita sostenibile e inclusiva  - pag.13

venerdì 11 dicembre 2020

Recovery Plan, la ricetta per risolvere lo scontro Renzi-Conte: bastano pochi ingredienti

 


Questo scontro Renzi-Conte lo si può risolvere velocemente, bastano due ingredienti:

1. un p.c con installato Microsoft Office ma va bene anche un Mac;

2. posta elettronica

Si apre la BOZZA (bozza…significa che il documento dev’essere discusso e approvato) Recovery Plan di Conte, si sostituisce alla parola “manager” la parola “commissari”, se è specificato il numero dei manager: 6, si sostituisce con 100.

Si salva il file, sempre come BOZZA. Lo si invia a tutti i soggetti coinvolti.

Perché basta sostituire una parola? Leggete un documento in rete dal titolo “Piano Shock per l’Italia”, autore: Matteo Renzi e suoi collaboratori (magari qualche consulente?!)

L’articolo 2, del “vangelo” renziano così recita:

“Prevede che il Governo individui, sulla base delle scelte strategiche per il Paese, interventi infrastrutturali prioritari per i quali disporre la nomina di Commissari straordinari. I Commissari sono responsabili di tutto il processo che va dalla progettazione all’esecuzione sul modello del Commissario di Genova e dell’Expo”.

Ah….nel febbraio scorso Renzi ha precisato quanti dovrebbero essere i commissari:

Senti da che pulpito viene la predica: quando Renzi “esautorava” i ministeri…

 


da: Il Fatto Quotidiano - di Giacomo Salvini

Tutto a Palazzo Chigi: quando Renzi “esautorava” i ministeri

Ieri erano i 100 commissari “per salvare il Paese”, oggi una task forcedi consulenti romani che moltiplica le poltrone”. Ieri erano strutture di missione che hanno “segnato una svolta nella storia d’Italia”, oggi addirittura “strutture parallele che esautorano i ministri e i Servizi segreti”.

In politica, si sa, cambiare idea è diventata una questione di prammatica. Talvolta è considerato un pregio. E poi, considerato il personaggio in questione, ovvero Matteo Renzi, le giravolte politiche ormai non sorprendono più nessuno.Ma prima di minacciare la caduta di un governo contro la governance prevista da Palazzo Chigi per gestire i 209 miliardi del Recovery Plan, forse il leader di Italia Viva si dovrebbe ricordare di quando a lui i commissari e le “Unità di missione” sotto la diretta gestione di Palazzo Chigi piacevano tanto.

La premessa è d’obbligo: lunedì il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha portato in Consiglio dei ministri la bozza della norma sulla governance per il Recovery Plan che, come richiesto dall’Ue, istituisce nell’ambito del Ciae (Comitato interministeriale per gli Affari europei sotto Palazzo Chigi) il comitato esecutivo formato dallo stesso Conte e dai ministri Roberto Gualtieri e Stefano Patuanelli che nomina altri sei supermanager, uno per ogni “missione”. Questi a loro volta possono incaricare altri

Piano Recovery Fund, Valerio Onida: la decisione dev’essere politica (governo e Parlamento), l’attuazione può essere assegnata a un task-force

 


da: Domani - di Giulia Merlo

Il vero scontro è tra il premier e i ministeri 

La task force immaginata dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte appare più che altro come «un  commissariamento dei ministeri», spiega il costituzionalista Valerio Onida. Scelta legittima, se assunta collegialmente dal governo, ma che rischia di aprire un conflitto «prima ancora che politico, tra apparati amministrativi».

Professore, una task force composta da manager che si occupino della gestione dei fondi del Recovery fund non rischia di essere un governo parallelo?

In questa fase sembra esserci un po’ di confusione. Tuttavia, questa specie di cabina di regia dovrebbe occuparsi, mi pare, non della deliberazione, ma dell’attuazione dei programmi di spesa, deliberati da governo e parlamento. In questo senso, non si tratterebbe di un governo parallelo: la fase di decisione è politica, quella di attuazione è amministrativa e verrebbe coordinata da tecnici (i “manager”).

Eppure, di fatto, sembra che i singoli ministeri vengano espropriati delle loro funzioni.

In un certo senso è così, infatti. Per come è stata prospettata, si tratta di una sorta di commissariamento dei ministeri, spiegabile perché l’obiettivo è mettere in atto in modo rapido e coordinato i programmi del Recovery.

È come dire che i ministeri non sono adatti a gestirli?

martedì 8 dicembre 2020

Renzi e Iv continuano a rompere: puntano ai soldi del Recovery

 


da: Il Fatto Quotidiano - di Luca De Carolis e Wanda Marra

In Consiglio dei ministri, ecco i renziani che dettano le condizioni sulla vera partita, il Recovery Fund. “Non possiamo accettare la cabina di regia così come ci viene presentata: perché significa commissariare i ministri e i ministeri”. La ministra all’Agricoltura, Teresa Bellanova, è pronta a far saltare il banco per conto di Matteo Renzi. E avverte: “Se dovesse essere inserito un emendamento nella legge di Bilancio, si valuti con attenzione, perché in Parlamento potrebbero mancare i voti”.

Il premier Giuseppe Conte prova a mediare: “La struttura del Recovery va fatta così, altrimenti non riusciremo a realizzare i progetti in tempo. Ma nessuno vuole commissariarvi”. Il Pd pare defilato: ma in realtà questa volta manda avanti l’ex premier. Le perplessità sono molte, ma si possono intanto concentrare su un punto cruciale: la struttura di governance che dovrà gestire i fondi del Recovery Fund appare fatta ad hoc per esautorare il governo. E la posta in gioco si incrocia pericolosamente con le fibrillazioni politiche in vista del voto di domani sulla riforma del Mes. Ieri i 5Stelle sono stati riuniti per ore con i rappresentanti dei dissidenti. E sono convinti di aver fatto scendere a 5-6 i senatori sicuramente contrari, assicurando loro che nella risoluzione di maggioranza sarà scritto chiaramente che la riforma del Mes non verrà approvata se non in una logica di pacchetto con altre riforme, e solo da qui ai prossimi mesi.

mercoledì 20 maggio 2020

Antonio Padellaro: Gli ideali di Renzi, “quanto mi date”


da: Il Fatto Quotidiano

Lo so, è un pensiero ricorrente, ma all’irresponsabile che cova in me stuzzica l’idea di un Matteo Renzi che avesse il coraggio di mandare a casa il governo Conte. E non soltanto per l’imperdibile spettacolo che ne seguirebbe.

Anche in politica infatti il bluff può essere un’arte. Per dire, la Marcia su Roma, che l’esercito regio avrebbe potuto spazzare via senza problemi (e Mussolini ne era conscio) è un caso di scuola. A cui, evidentemente per la sua monumentale tragicità, è assurdo accostare i continui, maldestri tentativi di estorsione del senatore di Scandicci. Che alla vigilia del voto sul ministro della Giustizia, Alfredo Bonafede, farfuglia un “ci voglio pensareche nel linguaggio della casbah di Montecitorio significa: “quanto mi dai?”.

A nostro modesto avviso, il premier potrebbe tranquillamente respingere il ricatto del palo della banda dell’ortica senza particolari conseguenze. Mettiamo però il caso che al piromane per caso sfugga un cerino acceso e che il Paese apprenda che il governo, oplà non c’è più, e che di conseguenza tutti gli orripilanti decreti contenenti i miserevoli 55 miliardi di aiuti alla popolazione siano rinviati a data da destinarsi. Nella nostra perversione vorremmo che fosse lo stesso Renzi a spiegarlo agli italiani (magari da un bunker sotterraneo protetto da teste di cuoio), per vedere l’effetto che fa. 

venerdì 1 maggio 2020

Tommaso Merlo: Se i morti potessero parlare



Matteo Renzi, aula del Senato, 30 aprile 2020: “Il Coronavirus è una bestia terribile che ha fatto 30mila morti nel modo più vigliacco ma noi non siamo dalla parte del Coronavirus quando diciamo di riaprire, onoriamo quei morti. La gente di Bergamo e Brescia che non c’è più, se potesse parlare ci direbbe di riaprire”.

Non commento. Non ho parole. Faccio mio quanto scrive Tommaso Merlo e che riporto di seguito.


Se i morti di Brescia e Bergamo ma anche di tutta Italia potessero parlare chiederebbero rispetto e che il loro sacrificio non sia vano. Chiederebbero che l’Italia impari la lezione in modo che altri innocenti non facciano la stessa tragica fine.
Se i morti di Brescia e Bergamo ma anche di tutta Italia potessero parlare chiederebbero giustizia. Chiederebbero che si accertino errori e responsabilità in modo che catastrofi del genere non si ripetano mai più. Se i morti di Brescia e Bergamo ma anche di tutta Italia potessero parlare ringrazierebbero chi ha tentato di salvargli la vita fino all’ultimo. Dottori e infermieri, molti morti al loro fianco, nei corridoi degli ospedali come sotto a qualche tendone.
Se i morti potessero parlare si rammaricherebbero per essere deceduti lontano dai propri cari, senza neanche un ultimo saluto. Alcuni addirittura completamente soli, in camera loro oppure in qualche casa di riposo, chi ignorato, chi convinto di avere una semplice influenza.

giovedì 12 marzo 2020

Marco Travaglio: Fantavirus




da: Il Fatto Quotidiano

Siccome gli sciacalli da tastiera e i virologi da poltrona sono tutti intenti a dare retta ai due Matteo e a raccontarci quanto staremmo meglio con un altro governo, possibilmente di destra o comunque con la destra, secondo le formule del governissimo di unità nazionale o di salute pubblica (battutona), o direttamente del supercommissario-dittatore, li prendiamo sul serio. Come gli autori di quei romanzi che immaginano come sarebbe il mondo se la Seconda guerra mondiale l’avesse vinta Adolf Hitler.

Ipotesi del primo tipo. L’estate scorsa, dopo la crisi del Papeete, il Pd segue gli amorevoli consigli di Repubblica-Espresso-Stampa-Messaggero-Corriere. I 5Stelle, anziché a Grillo, danno retta a Paragone. Mattarella si attiene alla scuola di pensiero costituzionale di Sallusti-Feltri-Sgarbi-Maglie-Capezzone. E si va alle elezioni anticipate a novembre. Salvini vince e forma il suo primo governo con B., Meloni e i loro statisti.

Sorvolando sull’esercizio provvisorio, l’aumento dell’Iva, la procedura d’infrazione Ue, le figure di merda nazionali e internazionali, si arriva alla crisi coronavirus. Salvini disdetta subito Schengen e chiude le frontiere, levando le castagne dal fuoco ai governi europei più anti-italiani che ci trattano da untori e non vogliono più farci uscire dall’Italia. Poi chiude i porti, salvo accorgersi che non arriva più un immigrato neppure a pagarlo (gli scafisti sono i primi a mettersi in autoquarantena). E rimpatria con un ponte aereo verso la Cina tutti i cinesi in Italia, che contano ben due positivi al virus contro migliaia di italiani. Le regioni dei due focolai, Lombardia e Veneto, leghiste ma amministrate da gente un po’ meno insensata di lui, adottano misure restrittive per contenere il contagio, che c’entra poco con cinesi e africani e molto con i padani. Ma il premier, convinto dagli amici Trump e Johnson che il Covid-19 sia un’invenzione dell’Oms, del Mes e delle Ong, tesi confermata dalla rivista scientifica Libero (“Virus, ora si esagera”, “Veneti e lombardi: ‘Fateci lavorare, basta con le restrizioni’”), sale al Quirinale e dice: “Riaprire, riaprire tutto: palestre, musei, gallerie, stadi, bar, centri commerciali, fabbriche, negozi, discoteche”. Fontana e Zaia chiedono ai virologi se

martedì 10 marzo 2020

Ai tempi del coronavirus: Salvini e Renzi, due cialtroni con un unico obiettivo



Premesso che per quanto mi riguarda, come già scritto: prima la salute, è ovvio che l’impatto economico sarà tale che occorrono decisioni rapide, intelligenti misure economiche, perché il debito pubblico aumenterà vistosamente, ergo: i soldi vanno spesi bene.

E’ ovvio che tanto più adotti misure rigide, tanto più l’impatto economico sarà negativo e prolungato nel tempo.
Ciò significa che bisogna trovare il giusto equilibrio tra la salvaguardia della salute e le necessarie misure per sostenere le persone e le imprese.

In queste ore, Fontana sta chiedendo misure più rigide per la Lombardia, la regione nel quale il coronavirus sta crescendo di giorno in giorno. Il presidente della regione sta chiedendo al governo un provvedimento per la chiusura totale dei negozi, delle attività produttive e blocco o limitazione dei trasporti.
Ammesso e non concesso che ciò si faccia per solo due settimane (ne dubito), l’impatto economico è già consistente in Lombardia e crescerà ulteriormente. Ma la richiesta di Fontana è motivata. Non è campata in aria. Tra l’altro, se non si ferma il contagio, l’impatto negativo economico si prolungherà per ancor più tempo di quanto non sia ipotizzabile ora.

Si dice che a pensar male si fa peccato ma ci si prende. Ecco. Io penso male di Salvini e Renzi che stanno chiedendo di chiudere completamente l’Italia.

venerdì 28 febbraio 2020

Caro Draghi, i due Mattei sono contagiosi: attento al padulo-virus


Antonio Padellaro non ha bisogno dei miei complimenti..ma glieli faccio lo stesso! Articolo da 10 e lode!


da: Il Fatto Quotidiano - di Antonio Padellaro

I due Mattei contagiosi. Caro Draghi, attento al rischio padulo-virus

Mario Draghi non ha certamente bisogno dei nostri consigli, ma per la stima universale da cui è circondato sappia che trepidiamo fortemente per la sua persona. Soprattutto dopo aver letto sul giornale collettivo che i due Mattei stanno pensando di proporgli la guida di un “governissimo” per “unirsi e lavorare a misure straordinarie” (Renzi), poiché “se va via Conte la Lega c’è per accompagnare il Paese al voto” (Salvini).
L’ex presidente della Bce, dunque, vive sotto la minaccia di un morbo, il virus bidone (volgarmente detto padulo), ancora più nefasto del Covid-19. Confezionato, si sospetta, nel laboratorio di Denis Verdini (la ricetta prevede la sintesi di massicce dosi di sciacallaggio, fake news e demenzialità) esso attacca direttamente la reputazione di chiunque abbia la disgrazia anche soltanto di porgere l’orecchio alle profferte della micidiale coppia. Per poi, con un contagio esponenziale, azzerare le residue difese immunitarie dell’intera nazione. Quindi, gentile professore, per favore ci ascolti, si barrichi in casa, non risponda al telefono, s’imbavagli, si tappi le orecchie, si nasconda in un armadio o sotto il letto. Proceda a colpi di querele e di pesanti richieste di risarcimento nel caso i suddetti untori continuassero a usare il suo rispettato cognome per propagare l’infezione.

Della malattia si conoscono tre stadi. Con il primo (detto dell’Allarme), quello più

domenica 16 febbraio 2020

Antonio Padellaro: Renzi e Salvini, pugili suonati dai colpi di pochette di Conte


 

da: Il Fatto Quotidiano 

“Il governo finisce qui, Salvini ha seguito interessi personali e di partito”. Giuseppe Conte, 20 agosto 2019. “È surreale e paradossale che il maggior partito d’opposizione sia nella maggioranza. Credo che su questo Italia Viva debba dare un chiarimento, non al sottoscritto ma agli italiani”. Giuseppe Conte, 13 febbraio 2020.

A proposito dell’espressione pugile suonato, tempo fa chiesi per gioco a un esperto di boxe a quale match del passato assomigliasse lo scambio di colpi tra il premier e Matteo Salvini, avvenuto lo scorso agosto nell’aula del Senato.
Mike Tyson contro Buster Douglas, rispose senza esitazione e spiegò perché. L’11 febbraio 1990, a Tokyo, l’allora imbattuto ed esplosivo campione dei pesi massimi Tyson perse per la prima volta in carriera per ko, contro un avversario ampiamente dato per sfavorito, il semisconosciuto outsider James “Buster” Douglas. Il match è generalmente considerato una delle più grandi sorprese nella storia dello sport. In una scena poi diventata celebre, Tyson crolla nell’angolo e poi si mette carponi sulle ginocchia per raccogliere da terra il paradenti che gli era saltato via, prima di rialzarsi faticosamente aiutandosi con le corde del ring.

Alla medesima domanda, in seguito allo scontro di questi giorni tra Conte e Matteo Renzi, mi è stato risposto: non saprei dire visto che sono rarissimi i casi conosciuti nei quali un pugile riprende la strada dello spogliatoio appena salito sul quadrato.

lunedì 10 febbraio 2020

Prescrizione, lodo Conte: si dice “mediazione” ma è una specie di “raccolta punti”



Parto da due punti:
1. Centro destra e Renzi sono contrari all’attuale normativa in vigore che abolisce la prescrizione, sostenendo che sia incostituzionale, inaccettabile, perché pone il cittadino in una sorta di processo senza fine.
2. I tempi della giustizia sono lunghi, ed è proprio su questa lunghezza che incide la prescrizione che interviene dopo un certo periodo con conseguente effetto che alcuni contenzioni e/ o ipotesi di reato non vengono sottoposti a processo perché prescritti.

Relativamente al primo punto: sono in malafede. La loro disonestà è evidente.
Questi presunti fautori dei diritti giuridici degli italiani, non hanno presentato una proposta di legge finalizzata alla riduzione dei tempi dei processi.
Questi presunti fautori dei diritti giuridici degli italiani, se ne fottono dei diritti degli italiani vittime di reati che non riescono ad arrivare neppure al primo grado di giudizio perché interviene la prescrizione che, trascorsi i tempi previsti, elimina di fatto il processo.
Questi presunti fautori dei diritti giuridici degli italiani, non hanno mai riformato la giustizia, non hanno proposte, non sono interessati alla riduzione dei processi. Sono interessati a mantenere lo status quo, vale a dire: mantenere tempi lunghi in modo tale che la prescrizione possa agire evitando appunto il processo. Vogliono l’impunità.

Centro destra e Renzi sono fatti per stare insieme. A discapito dei diritti dei cittadini.

Detto quanto sopra, il lodo Conte - che non è ascrivibile a Giuseppe Conte, bensì a Federico Conte, deputato Leu -, la cosiddetta mediazione per gestire le picconate giornalmente di Renzi, è un arzigogolo da far invidia ad Azzeccagarbugli.

Il compromesso, la mediazione, sono indispensabili in qualsiasi governo. Ma questo “Lodo Conte” non è una mediazione ma, come l’ha definita Gian Domenico Caiazza (post sotto) è una “raccolta punti”.

Gian Domenico Caiazza: "Il lodo Conte bis sulla prescrizione? Incomprensibile. Bisogna abrogare la riforma Bonafede"




da: https://www.huffingtonpost.it/ - di Federica Oliva

Il presidente delle Camere penali all'Huffpost: "Dov'è la mediazione? È un delirio. Distinguere tra assolti e condannati è incostituzionale. I 3/4 delle prescrizioni maturano prima della sentenza di primo grado. Perché non si interviene in quella fase?"

“Avete presente la tessera punti che danno al supermercato? Ecco, una cosa del genere”. È il ritratto, impietoso, che l’avvocato Gian Domenico Caiazza ha fatto in un recente intervento del lodo Conte bis. Il meccanismo farraginoso messo a punto da Pd, M5s e LeU per modificare la riforma Bonafede sulla prescrizione è considerato “una soluzione incomprensibile” dal presidente dell’Unione delle camere penali italiane: “Certamente non esiste nulla di analogo sulla faccia della terra. Dicono sia stata fatta una mediazione, ma non mi pare sia così. Non si rimedia al danno che subisce l’imputato condannato in primo grado, costretto ad attendere per chissà quanto tempo il processo d’appello”, spiega ad HuffPost. Per Caiazza l’unica strada praticabile è l’abrogazione, o almeno la sospensione, della riforma voluta dai 5 stelle ed entrata in vigore il 1 gennaio del 2020. E a chi sostiene che con la prescrizione c’è il rischio di impunità risponde: “La maggior parte delle prescrizioni matura prima del processo di primo grado. Perché non si interviene in quella fase?”

Avvocato, l’accordo tra Pd, M5s e LeU è stato sbandierato come una mediazione che supera la riforma Bonafede. Per lei è un sistema simile alla “tessera - punti” del supermercato. Ci spiega perché?
Considero la soluzione trovata addirittura incomprensibile. Prevede un’interruzione, che poi sarebbe un’eliminazione, della prescrizione già dopo il primo grado, limitandola però alle sentenze di condanna. Ciò significa che l’imputato condannato che fa appello sarebbe costretto ad aspettare un tempo indeterminato prima del giudizio successivo.

Cos’è il “Lodo Conte bis”: l’accordo sulla prescrizione che ha diviso la maggioranza di governo





La riforma prevede una netta distinzione tra condannati e assolti con lo stop del decorrere della prescrizione solo per i primi e una sospensione breve per i secondi

Alla fine l’accordo sulla prescrizione è stato raggiunto, ma ha avuto come effetto quello di spaccare la maggioranza. A dire sì al cosiddetto “Lodo Conte bis” sono stati Pd, M5s e LeU. È mancato, invece, l’appoggio di Italia Viva.

Cosa prevede il “Lodo Conte bis”
L’accordo – che è stato chiamato “Conte bis” non in riferimento al presidente del Consiglio, ma all’avvocato Federico Conte, deputato di LeU – stabilisce una distinzione tra condannati e assolti con lo stop del decorrere della prescrizione solo per i primi.

Nel dettaglio, per gli assolti in primo grado, la prescrizione continua a correre; per i condannati si ferma dopo il primo grado di giudizio mentre il processo va avanti. Se il condannato subisce una nuova condanna, la prescrizione si blocca in maniera definitiva. Se viene assolto (ed è questa la grande novità), può recuperare i termini di prescrizione rimasti nel frattempo bloccati. In altre parole, il blocco scatterebbe, in via definitiva, solo per la doppia condanna, in primo e in secondo grado di giudizio.

martedì 4 febbraio 2020

Tutti i paesi “barbari” senza prescrizione all’italiana: l’intera UE


immagine Fanpage

da: Il Fatto Quotidiano - di Antonella Mascali

Nessuno grida allo scandalo dell’”ergastolo processuale” in Francia, Germania, Spagna. Come l’Italia, solo la Grecia.

“Ergastolo processuale”.“ Fine processo mai”. “Il blocco della prescrizione è una barbarie” vanno ripetendo coloro che vogliono cancellare senza se e senza ma la legge Bonafede trincerandosi dietro la bandiera nobile del garantismo.
Ma se così fosse, l’Europa sarebbe piena di Stati barbari, a cominciare da Francia e Germania dove è vero che esiste una prescrizione dei reati e una delle pene, ma è anche vero che i loro sistemi sono concepiti in modo che, di fatto, la prescrizione non scatti mai.
In Italia, invece, finora ci sono percentuali sconcertanti di processi finiti per reato estinto per prescrizione. Cioè, in molti casi, ci sono colpevoli riconosciuti tali da giudici che non possono però condannarli proprio a causa della prescrizione. Eternit docet.
 
Nel 2018 – secondo i dati ufficiali del ministero della Giustizia – sono stati 117.367 i processi finiti con la prescrizione (e non può consolare il fatto che dieci anni fa fossero 150 mila circa).
Inoltre, vi sono i dati delle Corti d’appello sempre sui processi prescritti: un trend in continuo aumento, se si guarda da dieci anni a questa parte. Se, stando sempre al 2018, i processi prescritti in appello sono stati 29.216; l’anno prima, ad andare al macero per prescrizione dei reati erano stati 28.185 processi. Nel 2014, 24.304. Dieci anni fa, a fine 2009, addirittura 14.063.
Quindi, con la Bonafede – che dal 1° gennaio blocca la prescrizione dopo il primo grado e, se dovesse restare in vigore, andrebbe a regime fra 3-4 anni circa – per i cittadini ci sarebbe la certezza che venga pronunciata una sentenza nel merito definitiva.
Ma nella maggioranza, Pd e Italia Viva spingono per modificare la legge. Al momento si è fermi all’ipotesi del lodo Conte: doppio binario condannati-assolti. Cioè blocco