Visualizzazione post con etichetta Politica 2023. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Politica 2023. Mostra tutti i post

domenica 17 settembre 2023

Il video di Meloni sui migranti è pieno di cose false

 


da: https://www.ilpost.it/

La presidente del Consiglio ha commentato il recente picco di arrivi via mare con una serie di dichiarazioni imprecise e fuorvianti

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha costruito un pezzo rilevante del suo consenso politico sull’immigrazione, parlandone spesso con toni allarmistici e informazioni false, come del resto fanno da anni i principali leader dell’estrema destra europea. Negli ultimi giorni si è parlato molto del gran numero di sbarchi avvenuti sull’isola italiana di Lampedusa: per questo venerdì sera Meloni ha diffuso sui suoi profili social un video in cui commenta e giustifica il recente aumento dei migranti che arrivano via mare in Italia usando una serie di argomenti che contengono informazioni imprecise, forzate, implausibili, oppure semplicemente false, esattamente come faceva negli anni da parlamentare di opposizione.

• «La pressione migratoria che l’Italia sta subendo dall’inizio di quest’anno è insostenibile»

Secondo i dati del ministero dell’Interno dall’inizio del 2023 a oggi sono arrivate via mare in Italia 127.207 persone, lo 0,21 per cento della popolazione italiana, quasi tutti richiedenti asilo. Sono numeri che non erano così alti almeno dal 2016, ma che rimangono assolutamente gestibili per uno dei paesi più ricchi e sviluppati al mondo. Ormai da una quindicina d’anni l’Italia accoglie un flusso di persone solitamente più contenuto ma tutto sommato simile, e ha strutture e mezzi per occuparsene. Nel 2017, quando arrivarono via mare 119mila migranti, l’Italia spese per l’accoglienza di migranti e richiedenti asilo circa 2,7 miliardi di euro, lo 0,15 per cento del PIL di quell’anno. L’Italia non è nemmeno il paese europeo che riceve più richieste di asilo: né in termini assoluti né in rapporto alla sua popolazione. Nel 2022 ha ricevuto 84.290 richieste di asilo. Nello stesso anno la Germania ne ha ricevute 243.835, la Francia 156.455, la Spagna 117.945, l’Austria – che ha circa un settimo della popolazione italiana – 112.245.

giovedì 7 settembre 2023

Marco Travaglio: Idiocy International

 


da: Il Fatto Quotidiano

Nella classifica della minchiata del giorno, si contendono il primato il presidente romeno e il governo italiano. 

Klaus Iohannis, capo dello Stato di Bucarest, compie una piroetta che, al confronto, Giuliano Amato è un dilettante. Da giorni il governo Zelensky, sempre ansioso di trascinare la Nato in una guerra mondiale contro la Russia, soffia sul fuoco di un incidente di confine invocando l’articolo 5 del Trattato Atlantico, che prevede l’intervento militare Nato a difesa di uno Stato membro attaccato da non-membri, per via di alcuni frammenti di un drone, forse russo, precipitati in Romania. L’altro ieri Iohannis smentisce tutto: “Non è esistito né un drone né alcun pezzo di questo dispositivo che sia giunto sul territorio della Romania”. Ieri conferma tutto: “Se i pezzi di drone fossero russi, sarebbe una grave e inaccettabile violazione della sovranità e integrità territoriale di uno Stato Nato”. Ma l’articolo 5 impegnerebbe la Nato anche se i frammenti fossero di Kiev, che almeno ufficialmente non è nella Nato. E speriamo che non lo siano, sennò dovremmo armarci contro l’Ucraina che già armiamo. Cosa che peraltro avremmo già dovuto fare 10 mesi fa, quando un missile ucraino cadde in Polonia uccidendo due innocenti, mentre Zelensky e le sue cheerleader italiote lo spacciavano per russo.

La minchiata n. 2 è un’ideona del governo Meloni per sbaragliare la criminalità giovanile: un decreto che vieta ai 14-17enni condannati anche in primo o in secondo grado di usare “piattaforme o servizi informatici e telematici nonché… di possedere telefoni cellulari”.

mercoledì 2 agosto 2023

Tommaso Cerno: La faida di cittadinanza

 


da: https://www.lidentita.it/la-faida-di-cittadinanza/

Chi la pensa come il governo è felice, perché riteneva il reddito di cittadinanza applicato così iniquo, perché riteneva favorisse le truffe e disincentivasse il lavoro in alcune fasce della popolazione. Chi invece ha votato contro grida allo scandalo e scende in piazza. Si chiama democrazia. E lascia, mi sia permesso, il tempo che trova. Perché nel Paese dove il reddito ha cittadinanza con regole nuove, e ad avere cittadinanza con regole vecchie è lo scontro politico, sembra quasi che il futuro dell’Italia, l’aiuto a chi ha di meno, gli incentivi al lavoro, le politiche per la nuova occupazione passino attraverso il titolo di una legge. Ma non stanno così le cose.

Non è il reddito di cittadinanza in quanto tale, come non è la sua abolizione la ragione per cui questo Paese dimostrerà di funzionare meglio o peggio di prima. E non è nemmeno la ragione per cui un certo numero di persone staranno meglio o peggio di prima. Quello che dobbiamo ritrovare è il senso profondo delle politiche, che hanno bisogno certo di un titolo per rendersi comprensibile agli elettori, ma soprattutto come i temi alla scuola di uno sviluppo. E lo sviluppo deve appena cominciare. Perché il governo ha giocato tutto su due parole.

Marco Travaglio: Visibilia Viva

 


da: Il Fatto Quotidiano

Siamo molto preoccupati per Giorgia Meloni. E non per quisquilie come la rivolta dei poveri senza più Reddito, il crollo del Pil, il boom di bollette, inflazione e benzina, le gaffe e le chiome del fidanzato-mezzobusto: a questo e a molto altro c’è rimedio. Ma per l’unico guaio davvero irreparabile e definitivo che sta per investirla, ben più letale dei cambiamenti climatici e a prova di negazionisti: Renzi nella maggioranza

I cimiteri della politica sono lastricati di lapidi degli altri sventurati premier che ebbero in sorte anche solo un fugace contatto con la mortifera e pestilenziale presenza: Letta, a cui bastò il tweet “Enrico stai sereno” per schiantarsi dopo 9 mesi; Conte, del cui secondo governo il nostro fu l’ideatore e poi il killer; Draghi, che mai riuscì a liberarsi dello stigma di essere salito a Palazzo Chigi grazie a lui e infatti perse tutto, il Quirinale e poi il governo; e Salvini, che dal Papeete rovesciò Conte per prenderne il posto con “pieni poteri” quand’era in love col Rignanese e ne fu fregato. Senza dimenticare il Renzi medesimo, che si autosterminò portandosi rogna da solo col geniale referendum e, già che c’era, rase al suolo anche il Pd di cui era anche segretario. Alla lista delle vittime s’è aggiunto ultimamente il povero Calenda, l’ultimo allocco a mettersi in casa l’impiastro.

domenica 16 luglio 2023

La Russa Jr: Gioacchino Genchi “Tutto è rintracciabile anche ciò che si cancella”

 


da: Il Fatto Quotidiano – di Andrea Cottone

“Tutto è rintracciabile, anche ciò che si cancella”

Gioacchino Genchi, “l’uomo dei telefoni”, è un’autorità in tema di indagini sui cellulari. Ex consulente delle procure di mezza Italia, per lui Berlusconi coniò la dicitura del “più grande scandalo della Repubblica”. Ma ogni accusa nei suoi confronti è caduta nel nulla ed è stato infine reintegrato in polizia con tanto di rimborso da parte dello Stato. Oggi fa l’avvocato.

Cosa si può ricavare dal telefono sequestrato?

Ormai lo smartphone costituisce la “scatola nera” della nostra vita, possono cogliersi elementi importantissimi per l’accertamento del reale svolgimento dei fatti. Proprio per questo l’immediata acquisizione e l’analisi degli smartphone è fondamentale, specie ove si consideri la volatilità dei dati informatici, come immagini, video, chat e email, che possano essere anche involontariamente alterati.

Perché, secondo lei, non hanno sequestrato subito il telefono di La Russa jr?

lunedì 12 giugno 2023

Paolo Madron: Silvio Berlusconi morto, la trasformazione di un Paese e una mesta uscita di scena

 


da: https://www.tag43.it/

Con la morte di Berlusconi se ne va l’uomo che ha stravolto di più la politica, l’economia e l’immaginario collettivo dell’Italia, che a lui deve una mutazione antropologica. Lascia un impero mediatico pieno di dubbi e un partito che sparirà con lui. Maestro dei folgoranti inizi, poteva ritirarsi e restare padre nobile della destra. Ma ha cercato il mito dell’eterna giovinezza.

Silvio Berlusconi non c’è più. E la notizia della morte, per altro anticipata dal continuo aggravamento delle sue condizioni di salute, è qualcosa cui si stenta a credere. Perché il Cavaliere aveva costruito una buona parte della sua narrazione sulla compiaciuta mitologia del suo essere immortale, perché comunque la si giudichi la sua figura ha condizionato gli ultimi cinquant’anni della vita pubblica. Prima come imprenditore rampante, poi come politico. Infine dal 1994, anno della sua discesa in campo, come politico-imprenditore.

Berlusconi è stato ispiratore, vittima, innovatore, narciso

Molto su di lui è già stato scritto, molto detto, e ancora se ne scriverà negli anni a venire. Perché la biografia di Silvio ha le prerogative dell’interminabilità. Perché l’uomo ha inciso non solo sull’economia e poi sulla politica, ma pure sull’immaginario collettivo di un Paese che a lui deve una mutazione antropologica. Dal quartiere modello di Milano due al partito azienda, nulla della vita pubblica di questo Paese è rimasto immune dalla sua impronta. Giocata con grandissima abilità su più registri: ispiratore, vittima, custode come nessuno mai del suo personale tornaconto, innovatore, narciso fino a rasentare la parodia di se stesso.

mercoledì 7 giugno 2023

Massimo Fini: Le tasse sono “pizzo di Stato”, allora chiamate la Wagner

 


da: Il Fatto Quotidiano

“Le tasse sono un pizzo di Stato”. Questa affermazione se fatta da un comune cittadino integra il reato di vilipendio della Repubblica, delle Istituzioni e delle Forze armate, delle Assemblee legislative, del governo, della Corte costituzionale, dell’Ordine giudiziario (art. 290 c.p). Questo vilipendio si porta dietro a cascata il vilipendio alla Nazione e alla bandiera. Tutti reati, per altro di derivazione fascista, da cui fu sommerso, a suo tempo, Umberto Bossi.

Ma qui non siamo in presenza di un comune cittadino, ma della premier Giorgia Meloni che rappresenta la più alta carica dello Stato dopo quella del presidente della Repubblica (nella fattispecie il traballante Mattarella, un ottantenne che sembra un Joe Biden italiano con idee ancor più confuse perché di recente, equivocando sulla Dichiarazione di indipendenza americana del 1776, ha anfanato di un inesistente “diritto alla felicità”). Meloni quindi non solo vilipende se stessa, ma si delegittima con le sue proprie mani (ma sarebbe meglio dire bocca). Quindi se quello che dice Meloni è vero, e non c’è motivo di dubitarne, noi viviamo in uno Stato criminale e mafioso. Mi spingerei a dire che Meloni vilipende anche la mafia, che è un’organizzazione seria e che per lo meno non si maschera dietro lo Stato di diritto.

giovedì 1 giugno 2023

Il vero Pizzo di Stato è il sostituto di imposta per dipendenti e pensionati

 


Ha detto bene Bersani a ‘Otto e mezzo’.

“Meloni dice che le tasse sono ‘pizzo di stato’? Allora togliamo il sostituto di imposta per i lavoratori dipendenti.

Non è possibile un’affermazione del genere. Io credo che si siano sentiti insultati tutti quelli che il pizzo sono obbligati a pagarlo."

Chiamarlo insulto è persino un eufemismo. Quindi. Sai che ti dico Giorgia. Userò anch’io un eufemismo: vaffanculo.

Verrà il momento in cui lo prenderai in quel posto lì. Come molti di quelli che ti hanno preceduto.

giovedì 25 maggio 2023

L’egemonia della destra: “più poltrone che culi”

 


L’egemonia della destra si scontra con il problema di avere più “poltrone che culi”

da: Domani – di Walter Siti

Quando Alemanno stravinse nelle elezioni a sindaco di Roma, un signore del Nuovo Salario che aveva fatto la campagna per lui mi disse «mo’ il problema è che ci abbiamo più poltrone che culi». La volgarità qualche volta serve a tagliare nodi complessi; dopo quindici anni da allora, il problema sembra riproporsi ora che la destra ha stravinto sul piano politico nazionale. L’ansia di occupare le posizioni culturali sensibili (la Rai, le Fiere, le Biennali…) si scontra, mi pare, con la capacità effettiva di trovare persone capaci di sostituire degnamente quel che è stato rimosso.

La sensazione che alcuni nomi proposti non saranno all’altezza è solo pregiudizio derivante dal fatto che a loro non è mai stata offerta l’occasione, o risponde a una reale debolezza? Solo il futuro ce lo dirà; intanto, vale la pena di riflettere sul peso politico di queste istituzioni.

Berlusconi, col suo formidabile istinto di imprenditore, non se ne preoccupava troppo: sapeva che la sottocultura porta più voti della cultura, lasciava volentieri i Saloni del Libro alla Sinistra e si inventava Drive In.

mercoledì 26 aprile 2023

Evasione, il condono di destra: no ai processi, sì alla prescrizione

 


da: Il Fatto Quotidiano – di Giacomo Salvini

Lo scudo penale ferma solo le inchieste, non l’estinzione del reato. Gatta (UniMilano): “Così è un incentivo a evadere le tasse”

Lo scudo penale per alcuni reati di evasione fiscale introdotto dal governo Meloni nel decreto Bollette di fine marzo si arricchisce di un nuovo particolare: chi vuole aderire alla “pace fiscale” potrà vedersi sospendere il processo e aspettare la prescrizione del reato, che invece continuerà a correre. In questo modo, come dice il professore ordinario di Diritto Penale all’Università di Milano, Gian Luigi Gatta, già consulente dell’ex ministra della Giustizia Marta Cartabia, la norma produce una sorta di “incentivo all’evasione fiscale”.

Nel decreto Bollette approvato dal Consiglio dei ministri il 28 marzo, infatti, era entrata una norma che non era prevista dalle bozze iniziali, voluta dal viceministro dell’Economia Maurizio Leo (Fratelli d’Italia).

Prevede la non punibilità penale per tre fattispecie di reato: l’omesso versamento di ritenute per più di 150mila euro, l’omesso versamento di Iva sopra i 250mila euro e l’indebita compensazione con crediti oltre i 50mila euro. Insomma, niente processo per chi decide di aderire alla “pace fiscale”. Il principio è chiaro: se paghi tutto il dovuto, non sarai perseguito penalmente. Quindi chi vuole usufruirne si vedrà sospendere il processo fino al pagamento dell’ultima rata del debito e solo allora si vedrà condonata la parte penale.

mercoledì 19 aprile 2023

Lotta alla “sostituzione etnica”: proposta Lega, taglio delle imposte per chi fa figli…

 


Dev’essere iniziata – almeno in teoria – la guerra contro la “sostituzione etnica”.

La Lega vuole un taglio di imposte. Proposito assolutamente condivisivile, sia chiaro. Ma per chi, come? 

Per chi fa figli. “Razza italiana”, ovviamente.

Si tratterebbe di reintrodurre la detrazione di 10mila euro l’anno per ogni figlio a carico fino al termine degli studi universitari. Questo per tutti i nuclei familiari, senza limiti di reddito.

Orbene…

Se venisse introdotta questa agevolazione il costo stimato, secondo quanto scrive il Fatto Quotidiano:  “prendendo a riferimento i circa 400mila bebé del 2022, la misura costerebbe 4 miliardi il primo anno. Otto miliardi il secondo, dodici il terzo e così via fino ai 72 miliardi all’anno trascorsi 18 anni. Questo nel caso che la misura non abbia alcun effetto sul numero di nascite che se invece aumentassero porterebbe l’esborso ancora più su.”

Ogni qualvolta si tratta di pensare, promettere, riduzioni delle tasse, bonus vari, detrazioni a pioggia, si deve fare i conti con quella noiosetta robetta dal nome: coperture finanziarie. Ecco che ad ogni manovra si dichiara: li prenderemo dalla lotta all’evasione fiscale.

Pensa la sfiga di Meloni, Salvini e Berlusconi, cioè del governo Giorgiano.....

E’ sempre coglionfestival: la “sostituzione etnica”

 


Parlando in tema di natalità, Francesco Lollobrigida – professione: cognato della presidente del consiglio Giorgia Meloni - ha detto: “non possiamo arrenderci all'idea della sostituzione etnica”.

Beh…io sono decisamente favorevole alla sostituzione etnica.

Vorrei sostiuire la razza cogliona che giornalmente dà vita al coglionfestival con le persone intelligenti. Mediamente intelligenti. Anche solo un neurone funzionante andrebbe bene…

martedì 14 febbraio 2023

Elezioni regionali 2023: Calenda ha proprio ragione…

 

 

Tra le dichiarazioni fatte da Calenda in merito ai risultati elettori in Lombardia e Lazio c’è questa affermazione: “gli elettori decidono ma non hanno sempre ragione”

C’è chi ha votato per il candidato del NON terzo polo di Calenda e Renzi.

Sì. E’ ufficiale. Conclamato: gli elettori decidono ma non hanno sempre ragione.

Quanto è vero…

Elezioni Regionali, “la repubblica autonoma milanese” preferisce Majorino a Fontana

 

 

Milano e la provincia milanese sono andati in controtendenza: Majorino avanti di 9 punti rispetto a Fontana.

Ergo…

Punto n.1

Evidentemente…a questo giro…i cittadini milanesi e della provincia di Milano si sono dimostrati più intelligenti degli altri provinciali. I bergamaschi, soprattutto quelli di Nembro e Alzano Lombardo hanno la memoria corta o..di comodo. Devono aver pensato: oramai i morti sono morti, e poi erano anziani; noi ci siamo e dobbiamo pensare a chi ci garantisce i nostri interessi.

Punto n.2

Se il PD non è affondato in Lombardia è solo merito del PD lombardo/milanese che ha

Elezioni regionali 2023: In Lazio e Lombardia il partito dell'astensione ha davvero vinto

 


da: https://www.wired.it/

Non è solo un modo di dire. L'affluenza alle elezioni regionali rimane intorno al 40%, un dato tra i più bassi di sempre e un crollo verticale rispetto alle ultime consultazioni. Ma qualcuno proverà ad affrontare realmente il problema?

La sirena che suonava da tanti anni, a forza di urlare a vuoto e senza che nessuno intervenisse, si è rotta. Lasciando spazio al silenzio delle urne alle elezioni regionali. Non quello che precede il giorno del voto ma quello, ben più inquietante, che si respirava domenica 12 febbraio e lunedì 13 nelle sezioni del Lazio e della Lombardia. Zero code, scuole semi-deserte e nessuna traccia di quella tensione tipica, perfino all'epoca del cinico disincanto, delle domeniche di elezione. Per la prima volta, tranne alcune eccezioni come una tornata regionale in Emilia-Romagna del 2014, un appuntamento elettorale politico scende sotto il 50% dell’affluenza. Nelle due grandi regioni, che per ragioni amministrative ed economiche sono il cuore pulsante del paese, l’elezione dei presidenti e dei consigli regionali è infatti sostanzialmente passata inosservata.

Il dato è ufficiale: in Lazio l'affluenza è stata del 37,2%, in Lombardia è del 41,67%. Dati bassissimi. Stavolta, la maggioranza silenziosa è rimasta a casa. Anche perché non sapeva: mai come in questo caso l’elezione dei due presidenti di regione è stata ignorata. Pochissima informazione sui media tradizionali, quasi nulla la propaganda elettorale, rarissimi i confronti, in un percorso pre-elettorale schiacciato fra gli spot legge di bilancio su benzina e bollette, la guerra in Ucraina e le festività natalizie. Ciliegina sulla torta, una bella sbornia sanremese ad anestetizzare gli ultimi giorni di campagna.

martedì 7 febbraio 2023

La sempliciotta ideologia di Giorgia Meloni, del suo governo, del suo partito

 


Dicono gli esperti che Giorgia Meloni è una che quando parla si fa capire. Vero. Fin qui sono d’accordo.

Ma è altrettanto vero che chi si fa capire, non necessariamente, non automaticamente, lo fa dicendo cose intelligenti. Si possono dire chiare cazzate… Vedi Donzelli. Del resto, bisogna capirlo. Ha avuto come mentore Gasparri verso cui qualunque epiteto io possa riservargli varrebbe come complimento.

Diamo per assodato che Giorgia Meloni si esprima in un linguaggio chiaro che arriva all’italiano medio.

A me pare che altrettanto chiara, netta, nitida, sia l’ideologia meloniana. Che definire sempliciotta è sicuramente, da parte mia, un gesto di generosità. Di magnanimità nei confronti della prima donna alla carica di presidente del consiglio.

In che consiste l’ideologia meloniana. Nel fascismo? No. Sì. Forse. Anche. Neppure. Non mi soffermerei sul grado presunto o reale di fascismo o di nostalgia fascista o di cultura fascistella. C’è altro. C’è la vera essenza dell’ideologia meloniana dimostrata in questi primi 100 giorni di governo.

Ah…a proposito. Anche lei, dopo essersi mutata in draghiana, in sovranista e antisovranista, in tutto e di più, è rimasta affascinata, si è fatta coinvolgere da questo ormai abitudinario  - e inutile - appuntamento governativo: i primi 100 giorni.

Ma questa è robetta. Veniamo alla sostanza.

mercoledì 1 febbraio 2023

Cospito e lo Stato di carta

 


da: https://www.lidentita.it/ - di Tommaso Cerno

Sì. Abbiamo creato noi un eroe. Un anarchico di basso profilo sta per diventare il simbolo degli anarchici della nuova internazionale. Che minacciano di mettere paura all’Europa. E che lo stanno già facendo. 

Di chi è la colpa? Di chi interpreta la legge come un pezzo di carta. Ed è lontano nella realtà dal valutare l’unica cosa che conta: la causa e gli effetti delle nostre decisioni. La straordinaria vaghezza di uno Stato che considera linea dura favorire il suicidio annunciato di un anarchico come Alfredo Cospito è la prima grande vittoria degli anarchici dopo vent’anni di silenzio. 

Noi ci troviamo di fronte a un caso di scuola. Il capo di un’organizzazione che ha come finalità stabilire che un potere costituito non è legittimo decide di morire in carcere, perché quella morte di un uomo forte, robusto, capace di sopportare il digiuno per più di 100 giorni assurge a simbolo dentro il mondo anarchico proprio di ciò che lo Stato vuole sconfiggere. Il potere costituito che lascia morire un uomo, giustamente condannato per dei reati che però non prevedono la sua morte, contribuisce a raggiungere l’obiettivo anarchico per eccellenza, una ragione più larga del proprio pensiero, per attaccare lo Stato.

giovedì 26 gennaio 2023

Un governo fossile rinfrancato da una debole opposizione

 


 

da: https://ilmanifesto.it/ - di Massimo Serafini

L’hanno chiamata “Operazione Mattei”, cioè con il nome di uno dei più geniali industriali italiani del dopoguerra. Forse hanno pensato che quel nome avrebbe valorizzato il tentativo del nuovo governo italiano di fare dell’Italia un grande deposito di gas per distribuirlo poi nell’intera Europa, liberandola dalla sua cronica dipendenza da quello russo. Per questo motivo la presidente del consiglio Meloni è andata in Algeria, ovviamente accompagnata dal presidente dell’Eni a mendicare un aumento delle sue forniture, e per la stessa ragione il ministro degli esteri Tajani si è recato in Egitto, il paese che ha ucciso Giulio Regeni e tiene in ostaggio Patrick Zaki.

Dubito che Enrico Mattei avrebbe apprezzato che il suo nome fosse speso per qualificare una delle operazioni più retrograde come questa, anzi sono convinto che essendo un grande innovatore, oggi metterebbe la sua intelligenza e capacità imprenditoriale al servizio delle fonti di energia rinnovabile.

Al di là del nome l’intera operazione rafforza il sospetto che il paese del sole, del vento e con il più grande patrimonio idroelettrico europeo non utilizzerà queste sue materie prime ma rimarrà ancorato all’energia fossile che fa male al clima e costa cara per quanti soldi vengano buttati per contenerne il prezzo.

Destra e ammanca: Perché il problema di Giorgia Meloni è il suo governo

 


da: https://www.tag43.it/ - di Stefano Iannaccone

Il caso Nordio con l’asse tra Berlusconi e Terzo Polo. Le uscite infelici di alcuni ministri ed esponenti di FdI. La battaglia sui balneari e il pressing di Salvini. La rottura pubblica con Rampelli. La verità è che il maggior ostacolo per Giorgia Meloni è il suo esecutivo.

Il più grande problema di Giorgia Meloni è il suo governo. Si potrebbe riassumere così la situazione sempre più tesa all’interno della maggioranza. Vista anche la latitanza di quello che era il primo partito dell’opposizione, il Pd, intento a sbrogliare i nodi dell’infinita stagione congressuale. Al momento la premier resiste, minimizza (in pubblico) le divergenze di vedute e gli agguati che arrivano dagli alleati, Forza Italia in primis. Ma che la luna di miele con l’elettorato stia finendo è più di una sensazione. A confermarlo sono i sondaggi. Secondo l’ultima rilevazione SWG per TgLa7 cala il gradimento sull’operato dell’esecutivo: dal 50 per cento del 28 ottobre è scivolato al 37 per cento del 20 gennaio, mentre la fiducia per la presidente del Consiglio resta pressoché invariata dal 43 per cento di ottobre (con punte del 45 per cento tra novembre e dicembre), al 41 per cento. Sicuramente ha pesato lo scivolone sulla vicenda delle accise. Con il governo che pare vittima di sé stesso, tra misure contestate e dichiarazioni improvvide, che tradiscono la sostanziale difficoltà a tenere unita la maggioranza. E addirittura il principale partito, il monolitico Fratelli d’Italia.

Il caso Nordio, le affinità elettive tra Forza Italia e Terzo Polo e il nodo balneari

venerdì 30 dicembre 2022

Manovra, cosa entra in vigore dall’1 gennaio 2023

 


 

da: https://www.ilsole24ore.com/ - di Andrea Marini

Cambiano subito le norme sul taglio del cuneo fiscale, quelle sulle pensioni, il taglio dell’Iva su alcuni prodotti sensibili (come assorbenti e latte in polvere), fino al bonus mobili e quello per i mutui under 36

Con il via libera definitivo alla manovra da parte del Senato, il provvedimento è legge. Dal 1° gennaio del 2023 entreranno in vigore subito delle norme con cui gli italiani dovranno fare i conti: le norme sul taglio del cuneo fiscale, quelle sulle pensioni, il taglio dell’Iva su alcuni prodotti sensibili (come assorbenti e latte in polvere), fino alle novità che interessano il bonus mobili e quello per i mutui under 36.

Sale il tetto al contante

Cambia ancora la norma sull’utilizzo del contante. dal 1° gennaio è elevata da 1.000 a 5.000 euro la soglia prevista per il trasferimento di denaro contante. Il limite all'utilizzo del contante è stato oggetto negli anni di numerose modifiche (da ultimo: articolo 3, comma 6-septies, del decreto-legge n. 228 del 2021), finalizzate sia alla riduzione che all'innalzamento del limite.