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domenica 11 luglio 2021

Marco Travaglio: La vispa Cartabia

 


Da una di Comunione e Liberazione c'è da aspettarsi questo ed altro....E questa è stata giudice della Corte Costituzionale. E questa sarebbe una papabile presidente della Repubblica. Se queste sono le donne che contano nelle istituzioni meglio che rimangano a casa a fare la maglia o le tagliatelle fresche. I maschi non ridano del mio "antifemminismo". Io sono per il matriarcato. E quando vedo e sento certo maschietti, anche per loro l'invito è: a casa. A fare la lavatrice. Senza mischiare i colori.

Vabbè. Ho aspettative esagerate. 

 


da: Il Fatto Quotidiano

Leggendo la sua intervista al Corriere , si stenta a credere che Marta Cartabia abbia davvero detto quel nulla  mischiato con niente. Ma soprattutto che sia davvero la ministra della Giustizia, e nel governo dei migliori. Era dai tempi del leghista Roberto Castelli, immortalato da Borrelli come “l’ingegner ministro”, che non si trovava tanta incompetenza mista ad arroganza (le due cose vanno spesso a braccetto, la seconda per nascondere la prima). Con l’aggravante che Castelli era un esperto in abbattimento di rumori autostradali e la Cartabia è un ex presidente della Consulta. Ma proprio questo è il guaio: un Guardasigilli dovrebbe misurarsi, oltreché con gli alti principi del Diritto, con la Giustizia reale. Come minimo, dovrebbe aver messo piede in un tribunale. Non è il caso della Cartabia, che pure, essendo affiliata a Cl come il marito, di imputati e pregiudicati dovrebbe conoscerne parecchi. Invece parla come

venerdì 9 luglio 2021

Riforma della giustizia? Una porcata, ma garantisce il garante (nonchè capo politico) Grillo...

 


Sono d'accordo con Di Battista (il che non mi succede spesso...): "la prescrizione è di fatto tornata, per la gioia di chi ha denari e potere. Solo che si chiamerà 'improcedibilità'".

Questa che i leccaculo di Draghi – Beppe Grillo in testa – chiamano riforma della giustizia è una porcata. Una presa per il culo. Piacerà a Bruxelles che troverà scritto che i processi di secondo grado devono svolgersi entro massimo due anni e quelli in Cassazione entro un anno ma, di fatto, non c'è giustizia se i processi svaniscono. Sia chiaro: i tempi dei processi sono inaccettabili ma è altrettanto inaccettabile che si stabiliscano termini precisi entro i quali arrivare al secondo e terzo grado ben sapendo che la macchina della giustizia non è in grado di rispettare quei tempi. Per mancanze strutturali, per i meccanismi procedurali.

Non basta scrivere una norma disponendo tempi prestabiliti per i processi di secondo grado e in Cassazione perché si raggiunga l'obiettivo di una durata ragionevoli dei processi. Se non ci sono le risorse: magistrati e personale amministrativo, se non c'è un sistema informatico adeguato, molti processi finiranno per decorrenza dei termini previsti. In caso di condanna in primo grado, nel secondo grado di giudizio l'abilità degli avvocati, i meccanismi processuali, il perenne "legittimo impedimento" faranno scattare il decorso dei termini previsti per arrivare al secondo o terzo grado di giudizio.

Siamo capaci tutti – analfabeti inclusi – di scrivere norme come quelle che ha scritto la

Come cambia la prescrizione: i pro e i contro

 


da: Domani – di Giulia Merlo

La prescrizione approvata ieri dal drammatico Consiglio dei ministri in cui si è rischiato lo strappo del Movimento Cinque Stelle prevede lo stop della prescrizione dopo la sentenza di primo grado, sia in caso di condanna sia in caso di assoluzione.

Per le due successive fasi di giudizio, invece, sono previsti tempi prefissati: una durata massima di due anni per i processi d'appello e di un anno per quelli di Cassazione. È prevista la possibilità di una ulteriore proroga di un anno in appello e di sei mesi in Cassazione per processi complessi relativi a reati gravi, tra i quali sono previsti associazione a delinquere semplice, di tipo mafioso, traffico di stupefacenti, violenza sessuale e, per volontà dei Cinque stelle, i reati gravi contro la pubblica amministrazione come corruzione, concussione. Sono esclusi i reati imprescrittibili, cioè quelli puniti con ergastolo.

Decorsi tali termini, interviene l'improcedibilità: il reato dunque non si prescrive, ma viene dichiarato improcedibile per decorso dei termini.

Quanto all’entrata in vigore, una volta approvata dal parlamento, la nuova previsione verrà applicata per tutti i reati commessi a partire dal 1 gennaio 2020, esattamente la data in cui avrebbe dovuto prendere efficacia lo stop alla prescrizione voluto dal precedente governo.

Contro

venerdì 11 giugno 2021

Ennesimo caos AstraZeneca: la politica che crocifiggeva Conte ma tace sul Governo Draghi

 


da: https://www.tpi.it/ - di Lara Tomasetta

Camilla Canepa è morta. La 18enne di Sestri Levante, vaccinata con AstraZeneca lo scorso 25 maggio nell’open day per gli over 18 e ricoverata da domenica 6 giugno all’ospedale San Martino di Genova dopo una trombosi al seno cavernoso non ce l’ha fatta. La giovane è deceduta nelle scorse ore così come annunciato dalla sindaca Valentina Ghio.

Scontato o qualunquista che sia, tocca ricordare che nessun bollettino Covid ci abituerà mai all’idea della morte. E Camilla Canepa non può restare un numero impigliato tra i ragionamenti delle statistiche. La sua tragica storia impone più di un momento di riflessione e analisi su quanto sta accadendo e su come si stia gestendo quella che non è più possibile chiamare “emergenza”.

La levata di scudi da parte dei virologi sull’uso di AstraZeneca nei giovani è giunta. Forse troppo tardi. Ma nell’epoca dello strillio perenne, anche le voci più autorevoli e attendibili sono sfumate nel calderone. Ma non era questo il momento di abbassare la guardia. Il virologo Andrea Crisanti si è giustamente chiesto: “Come è possibile che sia stata presa l’iniziativa di dare questo vaccino in questa fascia d’età, al di là delle raccomandazioni esistenti? Il Cts era stato informato? Doveva essere consultato prima, non dopo”.

domenica 6 giugno 2021

Terapie intensive, le Regioni non le hanno potenziate: Conte stanziò 1,4 miliardi, ma Lombardia, Piemonte e Sicilia hanno attivato meno dell’8% dei posti previsti

 

 

da: https://www.ilfattoquotidiano.it/ - di Daniele Fiori

Il Rapporto sul coordinamento della finanza pubblica della Corte dei Conti mostra come i fondi stanziati a maggio 2020 per potenziare gli ospedali (in vista della possibile seconda ondata) siano rimasti in un cassetto. Erano previsti in tutto 3.591 nuovi posti letto: solo 922 sono stati attivati. In Basilicata, Molise e Valle d'Aosta nemmeno uno. "A fine aprile l'attuazione dei lavori risulta compiuta solo al 25,7%". Stessa carenza anche per le semi intensive. Solo la Provincia di Bolzano si è attrezzata come stabilito dal piano Arcuri

In un anno di pandemia le Regioni italiane hanno attivato solo 922 nuovi posti letto di terapia intensiva. Appena un quarto rispetto ai 3.591 previsti dal governo Conte, che con il decreto legge del 19 maggio 2020 aveva stanziato per il potenziamento dell’assistenza ospedaliera in totale oltre 1,4 miliardi, di cui 711 milioni sono stati richiesti dalle Regioni proprio per incrementare i posti letto disponibili in terapia intensiva. Il Rapporto 2021 sul coordinamento della finanza pubblica della Corte dei Conti mostra che quei soldi sono rimasti nel cassetto e i posti letto in gran parte mai attivati. “A fine aprile l’attuazione dei lavori di potenziamento risulta compiuta solo al 25,7 per cento“, si legge nel rapporto, “con differenze particolarmente pronunciate tra Regioni”. In Valle d’Aosta, Molise e Basilicata il monitoraggio condotto dal ministero della Salute non segnala alcun progresso, mentre solamente la Provincia di Bolzano a fine aprile ha attivato tutti i 40 posti letto previsti. Tra le Regioni

sabato 29 maggio 2021

L’ultima magia di Super Mario: la cabina di regia è uguale a quella di Conte ma stavolta nessuno protesta

 


da: https://www.tpi.it/ - di Enrico Mingori

“Ridicola”, “assurda”, “moltiplicatore di poltrone”. Così, circa sei mesi fa, Matteo Renzi apostrofava la cabina di regia annunciata da Giuseppe Conte per la gestione del Recovery Plan. Era dicembre 2020 e il leader di Italia Viva paventava il rischio che l’allora premier volesse accentrare su di sé “pieni poteri”. Il resto è storia nota: le critiche al piano di Conte furono tra i principali motivi agitati da Renzi per far cadere il governo giallorosso. La “irrispettosa” cabina di regia dell’avvocato pugliese non entrò mai in funzione e a Palazzo Chigi arrivò – per la gioia di Renzi – Mario Draghi.

Ieri, 28 maggio 2021, il Consiglio dei ministri presieduto appunto da Draghi ha approvato il Decreto Semplificazioni che contiene, tra le altre cose, la definizione della cabina di regia che gestirà i progetti del Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza). Sorpresa delle sorprese: la struttura messa in piedi dall’ex presidente della Banca centrale europea assomiglia molto a quella che era stata pensata da Conte. Con un’importante differenza, però: questa volta Renzi non ha proferito parola.

La governance del Pnrr disegnata da Conte prevedeva una cabina di regia politica composta dallo stesso premier e dai ministri Roberto Gualtieri (Economia, Pd) e Stefano Patuanelli (Sviluppo economico, M5S). Questa cabina di regia politica – che avrebbe dovuto riferire periodicamente sia al Consiglio dei ministri sia al Parlamento –

martedì 11 maggio 2021

Riforma legge penale: Cartabia copia le leggi di Berlusconi

 


da: Il Fatto Quotidiano – di Antonella Mascali

Appello a metà e priorità reati La Cartabia copia le leggi di B.

Il ministero rispolvera due vecchie proposte di Silvio: niente ricorsi per i pm e gerarchia delle indagini stabilita dal Parlamento

Tutti in attesa della proposta della commissione ministeriale della Guardasigilli Marta Cartabia sulla prescrizione, croce di tutti i governi, ma ci sono altre due proposte ben più dirompenti, che faranno scontrare ancora di più i partiti di maggioranza: il Parlamento potrebbe indicare ogni anno le priorità su cui devono lavorare i pm, cioè sarebbe la politica a dettare la linea ai magistrati, il sogno di Silvio Berlusconi; potrebbe cambiare anche la natura dei processi d’appello con una rivisitazione, più articolata, della legge Pecorella, che fu bocciata dalla Corte costituzionale nel 2006.

La riforma Bonafede viene così smontata dalla proposte della commissione istituita dalla ministra Marta Cartabia in via Arenula e presieduta da un ex presidente della Corte costituzionale, come lei, Giorgio Lattanzi. “Ci sono più opzioni – ha detto più volte ieri, la ministra al vertice con i capigruppo in commissione Giustizia della Camera – voglio poi sapere da voi cosa ne pensate”. La sintesi del governo dovrebbe arrivare settimana prossima. Ma la ministra, che non vuole la palude parlamentare per via della maggioranza fatta da separati in casa, ieri ha lanciato più avvertimenti, brandendo il rischio che l’Italia perda tutti i soldi del Recovery, “non solo i 2,7 miliardi del Pnrr destinati alla giustizia,

lunedì 3 maggio 2021

Report, stasera: Lo "strano" incontro all'autogrill tra Renzi e l'agente dei Servizi Segreti

 


da: Il Fatto Quotidiano – di Gianni Barbacetto e Valeria Pacelli

Servizi: Renzi attaccava Conte e incontrava la spia all’autogrill

Un incontro in un autogrill sull’autostrada, tra un agente di rango come Marco Mancini e Matteo Renzi. In un momento particolarmente delicato della vita politica italiana, in cui cominciano le manovre per far cadere il governo di Giuseppe Conte.

Lo racconta Report in un servizio di Giorgio Mottola che andrà in onda questa sera su Rai3. Il contatto avviene il 23 dicembre 2020, in un parcheggio dell’autogrill di Fiano Romano, nei pressi di Roma, e dura – secondo Report – una quarantina di minuti.

Mancini è un agente del Dis, l’agenzia che coordina Aisi e Aise, cioè i servizi segreti che si occupano rispettivamente dell’interno e degli esteri. Ha una lunga storia. Una brillante carriera nel Sismi (il servizio segreto militare predecessore dell ’Aise) di cui diventa capo della Divisione controspionaggio, braccio destro del direttore Nicolò Pollari. Una forte esposizione mediatica, quando il 5 marzo 2005 riporta in Italia la giornalista del Manifesto Giuliana Sgrena, liberata dopo il suo sequestro in Iraq e dopo una corsa all’aeroporto di Baghdad che costa la vita a un collega di Mancini, Nicola Calipari. Una condanna a 9 anni nel febbraio 2013 per sequestro di persona (l’imam Abu Omar, rapito a Milano dalla Cia), poi annullata dalla Cassazione dopo una pronuncia della Corte costituzionale che interviene allargando i confini del segreto di Stato.

domenica 18 aprile 2021

Debito buono o debito cattivo? Onorato è sull’orlo del crac ma ottiene le concessioni

 


da: Domani – di Daniele Martini

Onorato è sull’orlo del crac ma ottiene le concessioni

Le sovvenzioni statali del valore di 72 milioni di euro l’anno, scadute a luglio a favore di Tirrenia sono state già prorogate due volte da due differenti governi, il Conte II e quello di Draghi

Fine della concessione mai. Come per le autostrade dove ogni scusa è buona per prolungare il più possibile la durata dei contratti tra lo stato e i concessionari, contratti ovviamente vantaggiosissimi per i signori del casello, così anche per certi collegamenti marittimi con le isole, Sardegna in particolare, sembra un’impresa ardua cambiare qualcosa nel sistema di concessione che premia un solo privato, il gruppo dell'armatore Vincenzo Onorato.

Come da un rubinetto escono a suo favore pure in tempo di Covid-19 sovvenzioni per garantire la cosiddetta «continuità territoriale». Che in poche parole consiste in questo: dal momento che a torto o a ragione si suppone che nessun armatore sia in grado di garantire anche nei periodi morti di autunno e inverno i collegamenti con le isole, allora interviene lo stato a coprire le perdite aiutando le imprese a navigare.

Per la Sardegna le sovvenzioni sono un bel gruzzolo, circa 72 milioni di euro l’anno, soldi

sabato 17 aprile 2021

La via d’uscita per i truffatori delle mascherine fallate

 


da: Domani – di Nello Trocchia e Giovanni Tizian

L’enorme importazione di almeno 200 milioni di dispositivi contraffatti è avvenuta con un piano perfetto. Dovrebbero pagare solo gli importatori, scudati dal “Cura Italia”, e i produttori, che però si trovano in Cina

Le mascherine contraffatte, almeno 130 milioni di pezzi, sono finite in tutta Italia, distribuite e utilizzate dal personale sanitario, ma anche dalle residenze per anziani. Altri 65 milioni sono state sequestrate prima della distribuzione.

Al danno economico e sanitario però potrebbe seguire una beffa: per questa enorme truffa potrebbe non pagare nessuno visto che la mega importazione è stata organizzata e gestita sotto il comodo cappello dell’emergenza che deroga a ogni norma, a ogni controllo e salva tutti da conseguenze penali e civili. Si tratta in particolare della gigantesca partita di dispositivi di protezione al centro di due inchieste giudiziarie con titoli di reato differenti.

A Roma l’indagine è per traffico d’influenze, a Gorizia per importazione di prodotti contraffatti. I consorzi coinvolti sono gli stessi, come emerge dai documenti consultati da Domani. Consorzi che hanno venduto le mascherine al commissariato per l’emergenza, ai tempi guidato da Domenico Arcuri, grazie alla mediazione, retribuita con una provvigione da 12 milioni di euro, di Mario Benotti sfruttando il rapporto «di conoscenza con il commissario».

venerdì 9 aprile 2021

Draghi, scusi la franchezza.....

 


Dato che le piace la franchezza - e di ciò mi compiaccio - perché nella sua conferenza stampa di ieri, non ha detto – francamente – che il  ritardo, le mancate vaccinazioni, non sono imputabili principalmente a un pò di furbetti ma alle regioni che fanno ognuno quel cazzo - scusi la franchezza - che gli pare.

Vuole richiamare gli italiani alla propria coscienza? Ok. Ci siamo sorbiti qualche paternalismo da Conte, qualche cazzata ("sarà un anno bellissimo" e altre amenità), non vedo per quale motivo lei non possa consigliarci, darci suggerimenti, richiamarci. Soprattutto in questo periodo così duro, difficoltoso, che richiede una coscienza collettiva.

Ma - scusi la franchezza Draghi - non le pare che certi consigli, certi richiami, sarebbero più efficaci se lei e la sua squadra governativa scriveste decreti che non si prestano a più interpretazioni, equivoci, offrendo spazio ad alibi?

E, mi scusi sempre la franchezza, ho l'impressione che una persona capace, competente ed esperta come lei (lo dico senza ironia) si stia dimenticando di un "piccolo particolare". Che lei è il presidente del consiglio italiano. E che le parole di un presidente del consiglio hanno un peso, un effetto. Soprattutto in tema di rapporti internazionali. 

Che Erdogan sia sostanzialmente un dittatore é vero. Ma questa sua – franca -  affermazione che, ovviamente, ha provocato reazioni, era fuori contesto rispetto all'evento di cui è stata protagonista - suo malgrado – la Von der Leyen. Si trattava di cafonaggine, di

martedì 6 aprile 2021

Giuseppe Conte al zelante zelota Massimo Giannini e...a chi gli paga lo stipendio

 


da: La Stampa

Lettera di Giuseppe Conte al direttore Massimo Giannini: "Ecco i successi dei miei governi in politica estera"

Gentile Direttore, da alcune settimane sono impegnato nel compito di rifondare il Movimento5Stelle, in modo da rilanciarne la carica innovativa e renderlo pienamente idoneo a interpretare una nuova stagione politica. Anche per questa ragione sto evitando di rilasciare dichiarazioni e di intervenire nell’attualità politica. Ritengo prioritario preparare al meglio una nuova agenda politica, da condividere con la massima ampiezza, che sappia esprimere un progetto di società rispondente ai bisogni più urgenti dei cittadini, ma fortemente proiettata su un modello di sviluppo che coinvolga anche le generazioni future.

Ma sono costretto a intervenire per correggere alcune falsità riportate nel lungo editoriale, che Lei ha offerto ai lettori del suo giornale il giorno di Pasqua, dedicato ai vecchi e ai nuovi scenari di politica estera del nostro Paese, con particolare riguardo al conflitto libico, dal titolo «Italia e Libia. Un atlante occidentale». Non posso tacere perché queste notizie false, essendo attinenti alla politica estera perseguita dall’Italia negli ultimi anni, non riguardano solo la mia persona, ma anche un buon numero di nostri professionisti, della filiera diplomatica e dell’intelligence, che hanno condiviso gli sforzi e profuso grande impegno in questa direzione.

mercoledì 31 marzo 2021

Covid-19, Val Seriana marzo 2020: decisioni e responsabilità

 


Era il 30 aprile 2020. Poco più di un mese dalla scoperta – per noi cittadini – che in Italia era scoppiata la pandemia da covid-19. Scrissi un post dal titolo: "Giuseppe Conte, non è più tempo di errori. Non ci possiamo più permettere certi errori da chi governa. 

Nel post esprimevo le mie considerazioni, tra l'altro, su quanto era successo ad Alzano Lombardo e a Nembro. Riporto alcune delle considerazioni di allora che ritengo a tutt'oggi valide. Se volete leggere il post nella sua interezza, cliccate qui

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"E’ indubbio che Giuseppe Conte e il governo si trovano a gestire una situazione mai vista dal dopoguerra a oggi. Il Covid-19 ha colpito in maniera pesante il Nord Italia e ha messo in evidenza le differenze tra governi regionali. Il trio Fontana, Gallera e Fabrizio Sala è arrogante. Agisce e parla prevalentemente per contrastare ogni decisione governativa. Solita propaganda, a discapito degli interessi della collettività. Attilio Fontana, è il braccio armato di Salvini in caduta di consensi nei sondaggi.

A pagarne le spese della “contrapposizione” tra Conte e il governo della Regione Lombardia sono stati i cittadini di Alzano Lombardo e Nembro. La Regione Lombardia poteva dichiarare zona rossa la bassa Val Seriana ma non l’ha fatto.

Zone rosse a Bergamo. Il verbale segreto smentisce la versione di Conte

 

 

E' fuori discussione che su quanto successo in Val Seriana debbano essere individuate le responsabilità di Conte. Ma c'è un fatto altrettanto indiscutibile: la Regione Lombardia poteva dichiarare zona rossa Alzano e Nembro. Ma non lo ha fatto. 

 

da: Domani – di Francesca Nava

Ai pm che indagano sulle mancate chiusure in Lombardia nel 2020, l’ex premier non ha mai detto di essere stato informato dei pericoli dal Cts già il 2 marzo 2020

In piena terza ondata, con oltre 100mila morti registrati, arriva il momento di fare il punto su quanto avvenuto nella “stanza dei bottoni” nei primissimi giorni dello scoppio della pandemia nel nostro paese. Parliamo di Bergamo. Oggi salta fuori un verbale riservatissimo (acquisito anche dalla procura di Bergamo) di una riunione informale e ristretta del Comitato tecnico scientifico, che si è tenuta il pomeriggio del 2 marzo 2020. Alle ore 18. All’incontro partecipa anche l’ex premier Giuseppe Conte. Con lui riuniti ci sono il ministro della Salute, Roberto Speranza, il presidente dell’Istituto superiore di sanità, Sivio Brusaferro e alcuni membri del Cts, tra cui l’allora  coordinatore Agostino Miozzo. Di questa riunione non esistono verbali ufficiali, almeno non negli atti pubblicati sul sito della Protezione civile. Eppure, qualcuno prende appunti. Si scopre così che le date non tornano. E nemmeno le dichiarazioni ufficiali rilasciate dall’allora presidente del Consiglio.

L’allarme già il 28 febbraio

giovedì 25 marzo 2021

Da Arcuri a Figliuolo. Cosa è cambiato davvero nel piano vaccinale

 


da: Domani – di Davide Maria De Luca

Il nuovo governo ha parlato di «cambio di passo» e ha promesso di ridurre i divari tra regioni e di privilegiare le vaccinazioni ai più anziani, ma fino a oggi i problemi sono gli stessi di quando c’era Domenico Arcuri

Nel piano vaccinale e in particolare nella vaccinazione dei più anziani «persistono purtroppo importanti differenze regionali, che sono molto difficili da accettare», ha detto ieri davanti alle camere il presidente del Consiglio, Mario Draghi. Tutti gli indicatori della pandemia peggiorano, i decessi ieri sono stati 460, mentre i nuovi casi sembrano invece indicare che siamo arrivati a un plateau di questa fase della terza ondata: ieri sono stati individuati poco più di 21mila casi, duemila in meno rispetto a mercoledì scorso. Ma il governo deve ancora riuscire a mettere ordine nella campagna vaccinale, l’unico modo per garantire che questa terza ondata non sarà seguita da una quarta.

Dosi mancanti

Nel suo discorso, Draghi ha ricordato che il successo della campagna vaccinale dipende da quante dosi saranno consegnate dalle società produttrici di vaccini, fin dall’inizio il vero collo di bottiglia del piano. A questo proposito, ieri si è parlato molto della scoperta di 29 milioni di dosi di vaccino AstraZeneca ammassate in uno stabilimento vicino ad Anagni, dove erano state infialate. La società dice che poco meno di metà delle dosi sono destinate a paesi in via di sviluppo come parte del programma Covax e il resto dovrebbe invece essere distribuito in Europa. All’Italia, così come agli altri paesi dell’Unione, servirebbero disperatamente queste nuove dosi. Siamo vicini alla media europea nella velocità di somministrazione, siamo sostanzialmente allineati con Francia e Germania. Ciò che ci impedisce di vaccinare più persone è la mancanza di vaccini.

Divari regionali

Il M5s si ricorda degli amici e sistema chi non viene votato

 


da: Domani - di Lisa Di Giuseppe

Ex parlamentari, aspiranti ministri, parenti e affini: i grillini si scagliavano contro la spartizione delle poltrone. Ma molti personaggi vicini al Movimento hanno trovato una nuova collocazione pur non essendo eletti.

«Per troppo tempo le vecchie forze politiche hanno messo al primo posto solamente le poltrone e la spartizione di potere. C’è però un dato di fatto: solo il Movimento ha avuto il coraggio di dire basta a questo scempio!».

Era il 30 agosto 2019 quando questo messaggio compariva sul blog delle stelle. A guardare i fatti non sembra proprio una verità inattaccabile, considerate le schiere di candidati non rieletti e di amici e parenti a cui i pentastellati hanno trovato una collocazione.

Il caso di Dino Giarrusso

L’ex inviato delle Iene è stato uno dei primi casi di Cinque stelle “sistemati” dopo la mancata elezione: candidato in un collegio uninominale del Lazio nel 2018, è arrivato terzo. L’ex candidato ha curato per qualche mese la comunicazione della consigliera regionale Roberta Lombardi, poi si è proposto come consigliere d’amministrazione in Rai, ma anche in questo caso non è stato selezionato. Nell’estate 2018 il nuovo viceministro Lorenzo Fioramonti lo ha chiamato nel suo staff come esperto di comunicazione, ma anche in quell’incarico non è durato a lungo. Nella primavera del 2019 Giarrusso si è candidato alle europee ed è riuscito a farsi finalmente eleggere in Sicilia, come ama sottolineare, «con il maggior numero assoluto di preferenze M5s in Italia».

Gli ex parlamentari

giovedì 18 marzo 2021

Superbonus 110% e ristrutturazioni: caos sulle piattaforme per la cessione del credito fiscale alle banche. Commercialisti in trincea

 


da: https://it.businessinsider.com/ - di Carlotta Scozzari

A pochi giorni dalla scadenza del termine, prorogato al 31 marzo 2021, per l’invio delle comunicazioni sulle spese del 2020, scoppia il caos sulla cessione del credito di imposta e sull’opzione dello sconto in fattura legate all’Ecobonus al 110% e in generale alle detrazioni concesse per le ristrutturazioni edilizie. Al centro della bufera, questa volta, ci sono le piattaforme delle società di consulenza, da Deloitte e Pwc passando per Ey, verso le quali molto spesso le banche e gli intermediari che acquistano il credito fiscale reindirizzano i clienti per potere effettivamente beneficiare dell’incentivo.

Un elemento che aggiunge ulteriore confusione in un settore, quello degli incentivi fiscali alle ristrutturazioni, dove i passaggi richiesti sono già numerosi e complicati e il livello di burocrazia è molto elevato. In questo contesto, non stupisce che, proprio mentre si discute sulla possibilità di prorogare l’incentivo del Superbonus al 110% per tutto il 2023, il neo ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, nel corso dell’audizione sul Recovery plan nelle commissioni Bilancio e Politiche Ue del Senato abbia sottolineato che la misura “necessita di una sburocratizzazione, indipendentemente dall’allungamento. Se non lo semplifichiamo diventa più complesso, se si riuscisse a dare una mano alle piccole e medie imprese sarebbe un atto di grande civiltà”.

mercoledì 17 marzo 2021

Gestione vicenda AstraZeneca: se lo avesse fatto Giuseppe Conte...

 

Innegabile ciò che osserva Emiliano Fittipaldi con il suo tweet: "Ammettiamolo: se l'ex premier Conte avesse gestito la vicenda #AstraZeneca come ha fatto il governo Draghi, giornali e tv non lo avrebbero solo attaccato. Lo avrebbero crocifisso."

 

Spese folli da Covid, così Arcuri ha sgonfiato i conti alle Regioni

 


da: Il Fatto Quotidiano – di Ilaria Proietti

Quanto vale lo scalpo di Domenico Arcuri? Per le Regioni che non l’hanno mai amato, centinaia di milioni di euro. Quelli che difficilmente avrebbero ottenuto dal commissario defenestrato giusto alla vigilia della maxi-operazione per rifondere le spese per l’emergenza coronavirus sostenute dai governatori e a cui la struttura di Arcuri ha osato fare i conti in tasca. Conti che non tornano, a una ricognizione aggiornata all ’8 marzo.

Ma riavvolgiamo il nastro al 19 giugno dello scorso anno, quando le Regioni avevano consegnato le tabelle delle spese sostenute per l’emergenza coronavirus dal 31 gennaio al 31 maggio 2020. Un conticino provvisorio da 4,1 miliardi di euro, di cui la metà serviti per assicurare l’assistenza alla popolazione nei Covid hotel, per la distribuzione di generi alimentari e di igiene personale a domicilio, per gli oneri legati all’impiego del volontariato di Protezione civile o per allestire tende e container per i triage da campo.

L'altra metà, ossia 2 miliardi, se ne era andata per l’acquisto di farmaci, kit medici, tamponi, apparecchi medicali come i ventilatori, maschere facciali, camici, guanti e mascherine che le Regioni avevano dichiarato di aver speso nonostante ricadessero nei dispositivi di tipo A, B e C per i quali nel frattempo Arcuri aveva disposto l’acquisto centralizzato e la distribuzione direttamente dalla centrale unica in capo alla struttura

giovedì 11 marzo 2021

Benetton, la strategia per fregare il governo

 


da: Il Fatto Quotidiano - di Marco Grasso

All’inizio del 2020 Autostrade per l’Italia sta vivendo la sua crisi più nera: sulla società incombono l’inchiesta sulla strage del Ponte Morandi, lo scandalo dei falsi report sui viadotti, i crolli nelle gallerie.

Gianni Mion, storico manager della famiglia Benetton, è stato richiamato al timone per evitare la perdita della concessione: “Non si andrà alla revoca. L’obiettivo seguito ma non dichiarato del governo è l’esproprio proletario, perché vogliono fare fuori i Benetton”. Mion, ammettendo “errori passati”, vorrebbe cingere l’esecutivo in un abbraccio mortale, chiamarlo a una sorta di corresponsabilità. È in via di ultimazione una nota per l’ex premier Conte: “Sto preparando un documento in cui diciamo che siamo pronti a cedere Asp. Non è ben chiaro come il ministero abbia approvato le tariffe senza controllare. (…) Diciamo, dobbiamo avere una responsabilizzazione di chi controlla. Perché se succede qualcosa e quello che deve controllare non lo ha fatto, tu hai meno responsabilità, no?”.

Il nuovo ad “Tomasi è un pupazzo della Ministra”

Questa posizione, che prelude a una trattativa dura, si scontra però con il nuovo ad di Autostrade, Roberto Tomasi. Il volto nuovo, chiamato a sostituire Giovanni Castellucci, coinvolto in tutte le inchieste della Procura di Genova: “Il nostro punto debole in questa battaglia è il povero Tomasi”, dice Mion a Fabio Cerchiai, presidente di Atlantia. È il 2 febbraio 2020. “All’avvocato ha detto: ‘Ragazzi, c’è poco da fare, le manutenzioni sono