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giovedì 29 agosto 2024

Marco Travaglio: Labirintite da complotto

 

 


da: Il Fatto Quotidiano

Alessandro Ballusti non dava tante soddisfazioni da quando finì ai domiciliari in casa Santanchè per una delle sue leggendarie bufale e poi, siccome nessuno capiva (all’epoca) cos’avesse fatto di male la Santanchè per espiare una simile condanna per conto terzi, tentò la fuga sul pianerottolo e si beccò un processo per evasione in aggiunta a quello per diffamazione. Allora tentò il martirio: rifiutò di chiedere i servizi sociali per finire in galera e dimostrare che siamo il Paese del giustizialismo, ma non ci riuscì neppure impegnandosi allo spasimo e dimostrò che siamo il Paese di Pulcinella. Ora, dopo avere svelato una miriade di complotti contro B. (tutti falsi, tanto pagava B.), ne sfodera uno fresco fresco per indagare Arianna Meloni per colpire Giorgia Meloni per rovesciare il governo per favorire Renzi che al mercato Bin Salman comprò. Da quattro giorni farfuglia frasi prive di senso compiuto per dimostrare che è tutto vero in base a “riscontri” e “fonti autorevoli” su “indagini su Arianna” per traffico di influenze, anche se lui dice “di influenza” perché confonde il Codice penale col bugiardino dello Zerinol (a meno che Arianna, nel tempo libero, non spacci virus a borsanera).

Il guaio è che i complotti sono cose troppo serie per essere affidate a tipi come lui. A fine anno Crosetto lo bruciò sul tempo e denunciò un complotto autunno-inverno di fake news contro il governo. Sallusti, pensando di fare cosa gradita, sparò in prima pagina sul Giornale una fake news: “Inchiesta su Crosetto”. Crosetto, che evidentemente non ci teneva a

Marco Travaglio: Carletto mezzolitro



da: Il Fatto Quotidiano

Il Guardagingilli Carlo Nordio, per gli amici Mezzolitro, ce la mette tutta per dimostrare la tardività della sua legge sugli esami psicoattitudinali ai magistrati: infatti lo divenne persino lui. Ripete: “Ho fatto per 40 anni il pm”, senza offesa per quelli veri. Ora fra una sbornia e l’altra, fa pure il ministro della Giustizia. Un video lo immortala mentre trinca in masseria con Bruno Vespa e altri giureconsulti, con un tasso alcolemico che farebbe impazzire il palloncino e una lucidità che, al confronto, Biden è vigile. “Il vino – dice fiero – potrebbe essere un buon alibi per le eventuali sciocchezze che potessi dire”. Ma soprattutto per le schiforme che ha fatto e farà. Tipo quella che impone al giudice di avvisare cinque giorni prima chi vuole arrestare: così quello scappa o si nasconde, magari non sotto il letto come Bozzoli, sennò prima o poi lo beccano (ogni Paese ha i delinquenti e i ministri che merita).

Tra un bicchiere e uno shottino, Carletto Mezzolitro ripete i suoi classici: “Siamo tutti intercettati” e “Il vero mafioso non parla al telefono perché sa di essere intercettato”. E non s’accorge che si elidono a vicenda: se siamo tutti intercettati, lo è anche il falso mafioso e nessuno telefona più. Resta da spiegare perché Messina Denaro fosse sempre al telefono e sui social: non era un vero mafioso o non sapeva di esserlo? Siccome la doppia minchiata viene pronunciata a un’ora pericolosamente tarda della sera, il cosiddetto ministro precisa che lui beve per motivi strettamente storiografici: “Uno dei miei miti è Churchill, che beveva e fumava”. Quindi, se per diventare Churchill basta scolarsi tre fiaschi, non si capisce perché il ministro non sia Superciuk. Sfortuna che Nordio non s’ispira a Socrate, altrimenti a furia di cicute non l’avremmo più tra i piedi. E fortuna che non ama Baudelaire o Bob Marley, sennò governerebbe da San Patrignano.

giovedì 13 giugno 2024

Milano, la mani (da nascondere) sulla città

 


da: Il Fatto Quotidiano – di Marco Franchi

La Mani pulite dei grattacieli di Milano è iniziata in sordina nel giugno 2019. Alcuni abitanti della zona tra piazza Aspromonte e piazzale Loreto vedono dei cartelli affissi che pubblicizzano appartamenti nuovi di zecca in vendita sotto un nome molto green: “Hidden Garden”, giardino nascosto. In realtà si tratta di un palazzone di sette piani, ancora da costruire. Ma dove è previsto che sorga? Dentro il cortile dell’isolato delimitato da piazza Aspromonte, via Garofalo, viale Gran Sasso e via Filippino Lippi, al posto di un fabbricato di due piani, da abbattere. Gli abitanti dell’isolato si oppongono, fanno partire le prime iniziative legali.

Parte così, nel 2022, la prima inchiesta sull’urbanistica milanese, aperta dalla pm Marina Petruzzella. Quel cortile non è un cortile, dice la Commissione Paesaggio del Comune, ma uno spazio residuale, “saturato in modo frammentario e caotico”. Dunque è possibile costruirvi l’Hidden Garden alto 27 metri, un giardino nascosto davvero molto bene.

Nel 2024 le indagini sulle operazioni urbanistiche a Milano si moltiplicano. L’elenco dei palazzi sotto inchiesta per  abusi edilizi si allunga settimana dopo settimana. La Torre Milano di via Stresa, le Park Towers di via Crescenzago, il Bosconavigli di viale Troya, i palazzi abbattuti in via Crema e in via Lamarmora, altri palazzi che spuntano dentro i cortili in via Fauchè e in via Lepontina, le torri sul Parco delle Cave, il palazzone di dieci piani progettato in via Anfiteatro, nel cuore del quartiere di Brera.

Milano, Sala querela il giornalista Barbacetto

 


da: Il Fatto Quotidiano – di Davide Milosa

Delibera contro il cronista: Sala ora intimidisce

Surreale richiesta danni non al ‘Fatto’, ma al singolo autore degli articoli

Un atto che stupisce e inquieta quello deliberato dal sindaco di Milano Giuseppe Sala e dalla sua giunta nei confronti del giornalista del Fatto Quotidiano Gianni Barbacetto.

Potrebbe sembrare uno scherzo se non fosse tutto scritto in una delibera datata 6 giugno che approva “la citazione avanti al Tribunale civile di Milano per ottenere il risarcimento dei danni subiti dall ’Amministrazione Comunale in relazione alle affermazioni diffamatorie diffuse su social network, dal 15 marzo 2024”. Oggetto: la maxi-inchiesta della Procura sulla nuova speculazione edilizia che sta coinvolgendo funzionari dello stesso Comune, oltre a diversi costruttori.

È sotto gli occhi di ogni milanese lo strano fenomeno di grattacieli che nascono dove solo poco prima c’era un ca- pannone o una casa di ringhiera. È l’effetto magico della cosiddetta Scia (Segnalazione certificata di inizio attività) che tutto permette, superando piani attuativi e oneri di urbanizzazione. A Milano vincono i palazzinari a discapito dei cittadini che si ritrovano con meno servizi, come si legge nel decreto di sequestro del cantiere di via Lepontina.

venerdì 7 giugno 2024

Marco Travaglio: Enrico, perchè?

 


da: Il Fatto Quotidiano

Gli estimatori di Enrico Mentana (e noi fra questi: stimare non è condividere tutto) sono basiti per lo spettacolino inscenato mercoledì sera al posto del Tg La7: un monologo di Giorgia Meloni detta Giorgia intervallato da assist e battutine del conduttore a tre giorni dalle elezioni.

Il fatto che Mentana si giustificasse ogni due per tre spiegando che era tutto normale, un atto dovuto, nessun regalo, dimostra che era imbarazzato anche lui. E allora non si capisce perché si sia prestato a quello sketch imbarazzante, per lui e per la Meloni. Anche perché subito dopo, a Ottoemezzo, è tornata la normalità con Salvini bersagliato da Gruber e Giannini con domande vere e, quando mentiva, con contestazioni. A quel trattamento, detto anche giornalismo, si sono sottoposti tutti i leader (gli ultimi sono stati Calenda, Magi e ieri Conte) tranne Elly Schlein. E appunto la Meloni che, in modalità “io so’ io”, ha preteso e ottenuto il piedistallo del tg, sostituendolo quasi in toto. Invece tutti gli altri capipartito si sono messi in fila per le due prime serate elettorali di ieri e di oggi. Una violazione della par condicio ancor più smaccata di quella tentata da Meloni-Schlein chez Vespa e bloccata dall’Agcom.

sabato 24 febbraio 2024

Marco Travaglio: L’Equivicino

 


da: Il Fatto Quotidiano

Ventun anni fa, al posto di Meloni e Salvini, litigavano Bossi e Fini perché quest’ultimo voleva dare il voto agli immigrati. Bruno Vespa invitò Fini a Porta a Porta, ma non Bossi, che protestò ma fu invitato due settimane dopo, quando ormai la polemica era evaporata. E La Padania domandò maliziosa: perché Vespa ha rinunciato a uno scontro fra i due ministri che gli avrebbe procurato, una volta tanto, un picco di ascolti? Lo sventurato rispose: “Non volevo compromettere la stabilità del governo”. Come se fosse un problema suo. 

Nel 1972, al posto di Bernstein e Woodward imbeccati da Gola Profonda sul Watergate, Vespa si sarebbe mangiato le carte per non compromettere la stabilità di Nixon. Ma è fatto così: crede che il giornalista sia una via di mezzo fra il manutentore e l’estintore. Che le uniche fonti attendibili siano quelle ufficiali (infatti nel 1969 annunciò alla Nazione che “il colpevole della strage di piazza Fontana è Pietro Valpreda”, poi totalmente scagionato; e nel 1980, subito dopo la strage di Bologna, ipotizzò un’esplosione delle cucine di un ristorante vicino alla stazione). E che l’imparzialità sia leccare tutti i potenti, di destra e di sinistra, con lo stesso trasporto. Come disse Gian Antonio Stella, “si crede equidistante, invece è equivicino”. Marcelle Padovani del Nouvel Observateur confessò di non trovare le parole per spiegare ai francesi cosa sia Porta a Porta. E il Financial Times, dopo la sceneggiata del Contratto con gli Italiani di B., scrisse inorridito: “In alcuni Paesi i politici in tv subiscono un giornalismo ‘da mastini’, interviste sospettose e indagatorie poco rispettose, che alla lunga corrodono la fiducia dell’elettorato nei leader eletti. Ma lo show Porta a Porta va decisamente in un’altra direzione. Praticamente è uno spot elettorale di 90 minuti su un canale della tv di Stato”.

lunedì 19 febbraio 2024

Apple, Spotify e il Dma: ecco perché Cupertino rischia una multa Ue da 500 milioni

 


da: https://www.ilsole24ore.com/ - di Francesco Prisco

Condizioni capestro a chi usa altre piattaforme di streaming da dispositivi come l’iPhone: per l’Ue è tempo di cambiare

Il destino certe volte sa essere molto ironico. Prendete il caso di Apple: fu la prima azienda al mondo, nel pieno della crisi discografica innescata da Napster, a indicare alla musica incisa una strada per tornare a fare utili. Si chiamava iTunes e sembra già roba di un secolo fa. Dopo poco più di 20 anni rischia la prima multa dall’Antitrust europeo della sua storia proprio per una faccenda che ha a che fare con la musica. Secondo la ricostruzione del Financial Times, a inizio marzo l’Ue dovrebbe comminare a Cupertino una sanzione da 500 milioni nell’ambito della vertenza con Spotify sullo streaming musicale.

Lo scenario dello streaming

Tutto parte nel 2019, quando ormai è chiaro che la musica da bene (il vinile, la musicassetta, il cd che andavo a comprare uscendo di casa) è diventata un servizio (l’ascolto in streaming con abbonamento premium o inserzioni pubblicitarie). Spotify, ex startup svedese fondata da Daniel Ek, è la piattaforma leader a livello globale di questo nuovo business e un anno prima si è pure quotata Wall Street raccogliendo grandi entusiasmi dagli investitori. Anche Apple si è buttata sul business, lanciando nel 2015 l’app Apple Music, erede di quello che precedentemente era stato iTunes. E così comincia ad attuare pratiche che puntano a indirizzare i possessori di device Apple come l’iPhone verso la propria piattaforma di streaming. A discapito della concorrenza.

mercoledì 7 dicembre 2022

Marco Travaglio: Mamma mia che impressione

  

 

da: Il Fatto Quotidiano

Lo spettacolo francamente indecoroso di un leader – uno a caso: Giuseppe Conte – fra la povera gente affamata dal governo fornisce al Commentatore Unico del Giornale Unico lo spunto per spiegare finalmente come si fa la vera opposizione.

1. “Conte è stato presidente del Consiglio e vederlo nella piazza di Scampia fa una certa impressione… Stride” (Minzolini, Giornale). Chi è stato premier deve reclutare mignotte nelle sue ville; frodare centinaia di milioni al fisco; incontrare agenti segreti negli autogrill; farsi pagare da tagliagole sauditi in cambio di lodi al loro Rinascimento. Così evita di fare una certa impressione e di stridere.

2. “A Scampia c’è il più alto tasso di fruitori del reddito di cittadinanza e il M5S ha avuto il 64% alle elezioni…” (Minzolini). Chi ha preso il Rdc ha votato Conte perché era l’unico a difenderlo, mentre gli altri volevano abolirlo (incluso Salvini che lo votò) o si erano opposti (incluso il Pd che ora lo difende): se l’avessero difeso tutti, i percettori avrebbero votato per tutti. In ogni caso, non si incontrano gli elettori dopo le elezioni: semmai prima, per chiedere i voti, poi si scappa per cinque anni.

sabato 29 ottobre 2022

Marco Travaglio: I Senzafaccia

 


da: Il Fatto Quotidiano

Il segreto del secondo e del terzo mestiere più antichi del mondo – la politica e il giornalismo – è non avere una faccia. Così puoi dire di tutto senza perderla. E, se uno ti rinfaccia un voltafaccia per sputarti in faccia, puoi ridergli in faccia: “Faccia? Quale faccia?”.

Meloni vuole alzare il tetto del contante per favorire i poveri: perderanno i 500 euro al mese di Reddito, ma potranno girare col rotolo di 5.000 euro legati con l’elastico. Sono soddisfazioni.

Il ministro FdI Luca Ciriani spiega alla Stampa: “Intanto c’è una questione di privacy: ognuno deve poter spendere i soldi come crede”. Non capisce che il tetto al contante riguarda come paghi, non come spendi. E la privacy non tutela chi compra droga, bazooka, prostitute, favori illeciti. “Le mafie e i grandi gruppi non sono spaventati dal tetto ai contanti”. Se è per questo, neppure da Fiamme Gialle, tribunali, carceri e Codice penale: aboliamo anche quelli?

Lucio Malan, deputato FdI, twitta giulivo: “Se paghi in nero non hai alcun limite”. Gli risponde G. De Nada: “Sì, se paghi in nero hai un limite: che devi pagare in contanti. Per questo ci sono dei limiti al contante: per limitare i pagamenti in nero. Cos’è che non hai capito esattamente?”. Malan sottosegretario, come minimo.

martedì 18 ottobre 2022

Giorgia Meloni non deluderà gli interessi di Berlusconi: Silvio non l’ha ancora capito (Confalonieri, sì)

 


Da quando Silvio Berlusconi è stato messo all’angolo da Giorgia Meloni non passa ora senza che “autorevoli” commentatori, analisti, nonché disinformatori  - cioè i faziosi giornalisti di destra ancora in preda all’orgasmo dal 25 settembre – non tessano le lodi della medesima dopo aver passato anni e anni a leccare il culo a Silvio disconoscendo che fosse sceso in campo in politica per difendere solo i suoi interessi personali. Ora che Silvio sta barcollando – in tutti i sensi – si attaccano al deretano più stabile della Meloni.

Secondo tanta autorevole “informazione”, la Meloni ha dimostrato personalità, “non è ricattabile”. Indubbio che non abbia ceduto – direttamente - alla pacchiana evidente pretesa dell’amico di lettone di Putin, Silvio Berlusconi.

Però..

Il fatto che non gli abbia concesso i due ministeri che lo “interessano” particolarmente, dati i suoi evidenti interessi personali in materia di giustizia e media, non significa che il governo della “dura” Meloni non farà schifezze nelle suddette materie. La Meloni sta recitando una parte. Non vuole partire con ostacoli o disapprovazioni da Bruxelles, dai mercati, e prima ancora: da Mattarella. Si tratta solo di aspettare e di perdere quella diffidenza tipicamente maschilista prevalente nella generazione berlusconiana.

Giorgia Meloni, gli “interessi” di Berlusconi: una legge che metta un tetto agli spot Netflix

 


da: Il Fatto Quotidiano - di Giacomo Salvini

Mediaset ora spera: una legge sul tetto per gli spot a Netflix

Nelle riunioni familiari del fine settimana ad Arcore Marina e Pier Silvio Berlusconi, amministratore delegato di Mediaset, hanno convinto il padre a riaprire con la leader di Fratelli d’Italia

Non ci conviene avere un nemico al governo”. Il punto, nelle riunioni familiari del fine settimana ad Arcore, era chiarissimo. Per questo Marina e Pier Silvio Berlusconi, amministratore delegato di Mediaset, hanno convinto il padre Silvio a riaprire la linea di comunicazione con la leader di Fratelli d’Ialia. Speravano di riuscire ad assegnare lo Sviluppo Economico a Forza Italia, ma Meloni non ha ceduto. Ma la loro mediazione è comunque stata “risolutiva” per mettere pace tra i due e portare l’ex Cavaliere ad alzare il telefono domenica pomeriggio e chiedere alla premier in pectore di provare a chiarirsi

Che i vertici delle aziende di famiglia abbiano avuto un ruolo lo dimostra anche l’attivismo di Fedele Confalonieri, presidente Mediaset, che da tempo sta provando a convincere Berlusconi a incoronare Meloni come sua erede nella coalizione di centrodestra. Nei giorni scorsi il presidente di Mediaset prima è sembrato stare dalla parte di Licia Ronzulli,

venerdì 27 maggio 2022

La proposta di Carlo Calenda per identificare gli utenti social porta a una schedatura globale

 


da: Domani - di Vitalba Azzollini

Di recente, Carlo Calenda ha avanzato su Twitter la proposta di un obbligo di «registrarsi con identità verificata» ai social network. Non è chiaro se per l’europarlamentare si debba anche usare il proprio nome e cognome, oltre a identificarsi al momento dell’iscrizione. Così sembrerebbe, dato che Calenda si lamenta di «profili falsi/anonimi». Può essere utile verificare fattibilità e impatti della proposta.

Anonimato e libertà di espressione

Calenda sembra non considerare che l’anonimato, in diversi casi, permette di godere di piena libertà di manifestazione del proprio pensiero, diritto essenziale di ogni individuo. L’obbligo di identificazione per l’uso dei servizi online è stato criticato nel 2013 dal relatore speciale per la libertà di espressione per l’Onu, Frank La Rue, il quale ha chiesto agli stati di «astenersi dal forzare l’identificazione degli utenti come condizione preliminare per l’accesso alle comunicazioni». Nel 2015 sempre il Relatore speciale, David Kaye, ha rilevato l’importanza di garantire e proteggere l’anonimato, che consente agli individui di «esercitare i loro diritti alla libertà di opinione e di espressione nell’era digitale e, come tali, meritano una forte protezione». Inoltre, nel 2015 il parlamento europeo ha invitato a «promuovere strumenti che consentono l’utilizzo anonimo e/o pseudonimo di Internet», in quanto garanzia per gli «attivisti dei diritti umani all’interno e all’esterno dell’Ue».

giovedì 12 maggio 2022

Talk, bavaglio aggiornato: al bando i “provocatori"

 


da: Il Fatto Quotidiano – di Gianluca Roselli

La commissione parlamentare presenta regole ancora più stringenti: no alle posizioni estreme, niente insulti agli ospiti sui social.

Arriva un nuovo testo dalla Vigilanza Rai, per regolare i talk show politici, ma la toppa sembra peggiore del buco. Perché, dopo aver sondato le forze politiche e accolto i loro suggerimenti, i “principi” contenuti nella bozza di attod’indirizzo sono aumentati invece di diminuire. Così i punti da 5 sono diventati 7.

Nel primo, quello sulla selezione di commentatori e opinionisti solamente di “comprovata competenza e autorevolezza”, viene aggiunta la possibilità che ciò sia esteso “anche nei programmi affidati dalla Rai a società di produzione esterne”. Fabio Fazio, per esempio, che realizza Che tempo che fa con la sua società Officina. Ma pure che “non vi debbano essere ingerenze da parte di agenti o procuratori”, in conformità con la risoluzione sugli agenti già approvata in passato. Il punto 2, quello sulla rotazione degli ospiti, è identico al testo precedente. Il punto 3, quello sul privilegiare ospiti a titolo gratuito, chiede però “massima trasparenza in casi eccezionali di presenze a titolo oneroso”. Se si paga qualcuno, bisogna spiegare perché. Il punto 4 pure cambia in modo più stringente: se prima mirava a non favorire la “spettacolarizzazione” del dibattito, ora vuole evitare “la provocazione

martedì 19 aprile 2022

Guerra Russia-Ucraina, Domenico De Masi: Gli oligarchi della tivù sbugiardati dal pubblico


Per quanto mi riguarda, Putin è un criminale in preda a un delirio di onnipotenza. Ciò premesso, condivido e sottoscrivo parola per parola ciò che scrive De Masi. Aggiungo che, soprattutto da qualche mese, per motivi miei che – chissà, forse un giorno racconterò – ho sempre sempre meno voglia di ascoltare e vedere teste di minchia in tv e/o nel web. Pur seguendo ciò che sta succedendo – non solo relativamente all'unica guerra di cui si parla, ignorando, dimenticando le altre - ho sempre meno intenzione di pubblicare post di questo o quel giornalista. O presunto tale. Di questo o di quel presunto esperto. L'appellativo di esperto di geopolitica internazionale lo dò solo a Francesca Mannocchi, Lucio Caracciolo, Dario Fabbri.

 

Guerra Russia-Ucraina, Domenico De Masi: Gli oligarchi della tivù sbugiardati dal pubblico

da: Il Fatto Quotidiano

Man mano che passano i giorni della guerra in Ucraina si moltiplicano i sondaggi trasmessi dalle varie reti televisive per rilevare l’opinione pubblica su quanto sta accadendo. Il risultato è che cresce la divaricazione tra ciò che quelle reti cercano di accreditare con le proprie trasmissioni e ciò che “la gente” comincia a pensare con la propria testa. Questi media, pubblici o privati che siano, fanno a gara per dimostrare che Putin è pazzo, ma “la gente” comincia a pensare che sarà pure pazzo, ma di sicuro non è scemo. Questi media gareggiano nell’accreditare un’immagine salvifica degli Stati Uniti, ma “la gente” comincia a pensare che l’America sarà pure esportatrice di democrazia, ma i suoi interessi non coincidono con quelli europei. Questi media gareggiano nell’insinuare che in Russia monta un’ondata di dissenso per rovesciare Putin, ma “la gente” comincia a capire che la stragrande maggioranza dei russi concorda pienamente con le strategie belliche dello zar. Questi media gareggiano nel tranquillizzare i consumatori sulla disponibilità di fonti energetiche anche per il prossimo futuro, ma “la gente” è sempre più convinta che il petrolio e il gas raccattato presso altri dittatori comunque non ci affrancherà dalle forniture russe.

Da cosa dipende la sfasatura tra l’informazione fornita dagli anchor men dei media e l’opinione pubblica dei cittadini? A mio avviso dipende dall’abuso di potere

martedì 22 febbraio 2022

Rai, la crisi dei telegiornali dell’era Fuortes

 


da: https://www.tag43.it - di Marco Zini

Falsa partenza per i telegiornali Rai. Il Tg1 di Maggioni, molto gradita a Palazzo Chigi sull’asse Garofoli-Funiciello, ha segno meno. Come quello di destra-centro della seconda rete diretto da Sangiuliano. Maretta pure sul Tre dove manca il feeling tra la redazione e Simona Sala.

Falsa partenza in Rai per i telegiornali dell’era del nuovo ad Carlo Fuortes. Il Tg1 guidato da Monica Maggioni, molto gradita a Palazzo Chigi sull’asse Garofoli-Funiciello (rispettivamente sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e capo di gabinetto di Mario Draghi) nei primi tre mesi della sua direzione viaggia a una media d’ascolti inferiore a quella del suo predecessore Giuseppe Carboni, nominato in quota al Movimento 5 stelle sotto la precedente gestione Foa-Salini.

Da Carboni a Gaudenzi: chi è rimasto senza incarico dopo l’arrivo di Maggioni al Tg1

Fatta eccezione per la settimana di Sanremo, negli altri giorni, soprattutto nell’edizione principale del tg della rete ammiraglia, quella delle 20, il segno è sempre quello del meno. Ma ciò che preoccupa di più in azienda (e ha fatto scattare l’allarme del sindacato) sono le

mercoledì 29 dicembre 2021

Riforma Irpef, i grandi giornali “scoprono” che i maggiori vantaggi vanno ai redditi medio-alti. Tutti zitti quando Draghi al Fatto rispose: “Non è vero”

 

 

da: https://www.ilfattoquotidiano.it/ - di Chiara Brusini

Sei giorni dopo la conferenza stampa di fine anno Repubblica, Corriere e Stampa danno grande risalto a numeri che dimostrano come l'intervento su aliquote e detrazioni garantisca il risparmio maggiore a chi ha un imponibile di circa 40mila euro di reddito. Come è noto da tempo: bastava leggere le tabelle del Tesoro, pubblicate invece con titoli che avvaloravano le tesi del governo. Nessuno (con l'eccezione del Tg La7) rileva il contrasto tra le "nuove" simulazioni e la risposta data dal premier, che aveva scatenato ironie e trollate sui social

“Il taglio dell’Irpef premia i redditi medio alti” (La Stampa). “Irpef, chi perde e chi guadagna: ai dirigenti il beneficio maggiore” (Repubblica). “L’Upb: favoriti i redditi medio alti” (Corriere). Dodici giorni dopo lo sciopero generale e sei giorni dopo la conferenza stampa di fine anno, durante la quale Mario Draghi rispondendo a una specifica domanda del fattoquotidiano.it ha detto che “i principali beneficiari della riforma fiscale sono lavoratori e pensionati a reddito medio basso”, i grandi giornali mettono nero su bianco che le cose non stanno così. Citando una nota dell’Ufficio parlamentare di bilancio oggi spiegano che la fascia per la quale arriveranno i maggiori vantaggi è quella poco sopra i 40mila euro di reddito, a fronte di un imponibile medio che per i lavoratori dipendenti si ferma a 21mila. Cifre che non sono certo una sorpresa: lo studio risale al 20 dicembre e tutte le precedenti simulazioni, comprese quelle del Tesoro, dicevano lo stesso, come scritto più volte dal fattoquotidiano.it. L’unica cosa che è cambiata, nel frattempo, è che Draghi ha lasciato intendere che non disdegnerebbe la salita al Colle,

sabato 13 novembre 2021

Renzi e il suo travaglio

 


Ieri sera Matteo Renzi dalla Gruber contro Travaglio e Giannini...

La miglior serie tv che ho visto da mesi. Peccato sia durata solo una puntata...


da: https://www.tag43.it/ - di Giulio Cavalli 

 


L’irreversibile declino è come un lubrificante per il suo narcisismo. Quello che conta per l’ex premier è stare sempre al centro del dibattito politico. Alzando polveroni ed eludendo il merito delle questioni. Anche a costo di dare il peggio di sé.

Danneggiato dal suo narcisismo, come accade a tutti i narcisisti, Renzi ha monopolizzato l’ennesima settimana. Sarà contento, lui: i narcisisti, anche quelli consapevoli di avere imbroccato il sentiero del fallimento, non riescono a trattenere la maledetta voglia di essere al centro del dibattito (illudendosi di esserne il centro) e accettano, nella curva discendente, perfino lo scherno. Purché se ne parli, dicevano: una massima sempre in voga, senza che qualcuno, una volta per tutti spieghi, che sia una cagata pazzesca.

Questa settimana abbiamo saputo un po’ di cose. Sappiamo, ad esempio, che Matteo Renzi pensava di mettere in piedi una temibile macchina da guerra impegnata nella controinformazione e nella propaganda guidata da Fabrizio Rondolino (l’articolo potrebbe giù chiudersi qui), che considera un «ottimo giornalista», come ha detto sornione ieri dalla Gruber. Non stupisce, non è questione solo di Renzi. Il potere ama i giornalisti che supini fanno da amplificatori. Accade da sempre, ovunque. Che sia una cosa schifosa e autoritaria ogni tanto ci dimentichiamo di ricordarcelo.

La macchina della propaganda aveva l’obiettivo di schedare e infangare gli avversari

venerdì 1 ottobre 2021

Morisi, un caso con i "temi" cari alla Lega...

 

La nuova legge bavaglio lega le mani a cronisti e PM

 


da: Il Fatto Quotidiano - di Gianni Barbacetto

Presunzione d’innocenza. Lo schema del decreto targato Cartabia, in nome dei diritti dell’indagato, vieta ai magistrati di parlare con la stampa e limita le indagini (tabulati telefonici compresi)

La nuova legge bavaglio silenzia i giornalisti, ammutolisce i magistrati e toglie loro strumenti d’indagine. Sono gli effetti dello schema di decreto legislativo sulla presunzione d’innocenza, approvato dal Consiglio dei ministri il 5 agosto 2021 e sviluppato in sei articoli. Titolo: “Disposizioni per il compiuto adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni della direttiva (Ue) 2016/343 sul rafforzamento di alcuni aspetti della presunzione di innocenza e del diritto di presenziare al processo nei procedimenti penali”.

Ce lo chiede l'Europa, ci ripetono come al solito: in realtà in Italia la presunzione di non colpevolezza fino a condanna definitiva è già scolpita nella Costituzione (all’estero è perlopiù limitata al primo grado) e assicurata dalle garanzie processuali scritte nei codici.

I sei articoli del nuovo schema introducono invece norme che indeboliscono i magistrati che svolgono le indagini e imbavagliano la stampa. Settimana prossima il decreto sarà votato in commissione Giustizia, alla Camera, che in questi giorni sta

giovedì 30 settembre 2021

Schermo Colle

 


da: https://www.tag43.it/ - di Giovanna Predoni

I nuovi vertici Rai pensano di congelare le nomine dei Tg fino all’elezione del nuovo presidente della Repubblica. Grande attivismo di Maggioni per il Tg1. De Stefano punta a Raisport, Pacchetti sulla Tgr. Il peso dell’affaire Morisi.

L’ultima parola d’ordine che gira al settimo piano di viale Mazzini è: proroga. Finalmente consapevoli di quanto sia complesso gestire un’azienda come la Rai i nuovi vertici, l’ad Carlo Fuortes e la presidente Marinella Soldi, stanno rivedendo i tempi annunciati per riorganizzazione e nomine.

La nuova parola d’ordine è: proroga

La cosa non dispiace affatto ai direttori dei tg in scadenza a ottobre, che ora possono sperare di restare in sella fino all’elezione del presidente della Repubblica (febbraio 2022) appunto in regime di proroga. Soluzione gradita soprattutto a Giuseppe Conte e ai 5 stelle che continuerebbero ad avere totalmente dalla loro il Tg1 di Giuseppe Carboni. Ma soluzione che non dispiacerebbe nemmeno a Giorgia Meloni, la quale comunque ha già chiesto la conferma di Gennaro Sangiuliano alla guida del Tg2, e nemmeno alla Lega che così manterrebbe il controllo di Tgr, l’informazione regionale, con Alessandro Casarin e quello di Raisport con