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domenica 23 giugno 2024

Elezioni: quelli che ce l’hanno con gli astensionisti....

 


Le elezioni europee hanno visto una bassa affluenza. Diciamo che non è l’appuntamento elettorale a cui il cittadino italiano tiene maggiormente. Ma, soprattutto, sono state le ultime elezioni politiche, quelle che hanno portato alla vittoria la coalizione di centro-destra, per meglio dire: di destra-centro, a vedere una crescita dell’astensionismo. Meloni ha vinto non perché la maggior parte degli italiani è di destra o di centro o di centro-destra o di destra-centro. Meloni ha vinto perché tra gli elettori votanti il voto maggiore è andato a FDI e al resto della sua coalizione.

Dopo i risultati elettorali, sia interni sia per l'elezione del Parlamento europeo, parte il coro di coloro che – non avendo votato la compagnia Meloni – insorgono contro gli astensionisti. Sarebbero questi italiani i colpevoli della vittoria o riconferma della Meloni.

Se gli assenti hanno sempre torto, se astenendosi si lascia la decisione a chi vota, a me pare che il problema principale di questo paese sia il contrario. Non gli astensionisti. Non mi riferisco ai menefreghisti o chi – e sono parecchi - comunque vada, chiunque vinca, ha sempre qualcuno che difende i suoi interessi, ergo: manco c'è bisogno che vada alle urne. 

Colpe o meriti non sono degli astensionisti che ne hanno pieni i coxxioni e/o rassegnati a uno status quo politico che mai affronta e risolve i problemi del paese.

mercoledì 12 giugno 2024

Europee, batosta M5S: ciò che “sfugge” a Travaglio

 

 

L’analisi di Travaglio su vincitori e vinti  è in gran parte logica e condivisibile. Ma sul perché della batosta presa dal Movimento 5 Stelle gli “sfugge” il vero punto della questione. 

E' vero che nell’era mediatica si devono trovare candidati che attirano l’attenzione, nomi noti qualificati. Ma i veri problemi del M5S sono altri. Il primo è l’assenza di un progetto politico che non sia il superbonus e il reddito di cittadinanza. Un progetto che dia un’identità ma che dimostri di essere attuabile, applicabile. Per fare un esempio: la transizione ecologica è necessaria ma è anche necessario fare i conti con gli impatti sui cittadini, sulle imprese. Non servono slogan, bandiere. O meglio, servono per dare visibilità a progetti concreti. Se no, è aria fritta, sono buchi. Non solo di bilancio.

Se anche il M5S avesse dei progetti non se ne sente parlare. Non sarà certo per colpa dell’oscurantismo del cosiddetto servizio pubblico, cioè la Rai, dove il M5S è piegato alla Meloni.

Ma il secondo problema, irrisolto, sta nel fatto che il M5S non esiste a livello locale. Tanto più se vuoi candidare nomi sconosciuti questi devono essere presenti localmente. Il cittadino li deve incontrare, li deve vedere, li deve sentire. E la scelta dei candidati dev’essere fatta tra coloro che sono nelle associazioni, nei comitati cittadini. E questi devono essere affiancati e supportati da coloro che hanno già maturato un’esperienza politica, sempre che, coloro che hanno già svolto i due mandati non siano preda del loro egocentrismo e si rendano disponbili.

martedì 7 febbraio 2023

La sempliciotta ideologia di Giorgia Meloni, del suo governo, del suo partito

 


Dicono gli esperti che Giorgia Meloni è una che quando parla si fa capire. Vero. Fin qui sono d’accordo.

Ma è altrettanto vero che chi si fa capire, non necessariamente, non automaticamente, lo fa dicendo cose intelligenti. Si possono dire chiare cazzate… Vedi Donzelli. Del resto, bisogna capirlo. Ha avuto come mentore Gasparri verso cui qualunque epiteto io possa riservargli varrebbe come complimento.

Diamo per assodato che Giorgia Meloni si esprima in un linguaggio chiaro che arriva all’italiano medio.

A me pare che altrettanto chiara, netta, nitida, sia l’ideologia meloniana. Che definire sempliciotta è sicuramente, da parte mia, un gesto di generosità. Di magnanimità nei confronti della prima donna alla carica di presidente del consiglio.

In che consiste l’ideologia meloniana. Nel fascismo? No. Sì. Forse. Anche. Neppure. Non mi soffermerei sul grado presunto o reale di fascismo o di nostalgia fascista o di cultura fascistella. C’è altro. C’è la vera essenza dell’ideologia meloniana dimostrata in questi primi 100 giorni di governo.

Ah…a proposito. Anche lei, dopo essersi mutata in draghiana, in sovranista e antisovranista, in tutto e di più, è rimasta affascinata, si è fatta coinvolgere da questo ormai abitudinario  - e inutile - appuntamento governativo: i primi 100 giorni.

Ma questa è robetta. Veniamo alla sostanza.

sabato 20 agosto 2022

Elezioni politiche 2022: l’”agenda” Letta, Calenda e Renzi

 


Sono rimasti Calenda e Renzi a credere nell’agenda Draghi? Posto che ancora non si sa che sia sta agenda, la citano per raccattare voti degli italiani che ritengono Draghi uno capace di presiedere un governo. I cosiddetti moderati, i centristi. 

Appena scatteranno le 23 di domenica 25 settembre, qualora la Meloni e il centro-destra non ottenessero voti tali da rendere inevitabile l’incarico a formare un governo da parte di Mattarella, Calenda tornerà nelle braccia di Letta asserendo il contrario di quanto ha affermato mentre gli dava un calcio nel culo. Lo “stratega” italiano – l’unico, il più grande “stratega” di tutti i tempi: il consulente del “nuovo rinascimento arabo” del principe Mohammed bin Salaman, Matteo Renzi, li seguirà, perché vuole – come i due sopra citati – il governo “larghe intese, nulla che cambia”. Che sia Draghi a presiederlo è tutto da vedere. Sono certa che qualora non ci fosse un Draghi 2 – se non sarà per volontà di SuperMario - lo “stratega” Renzi ci darà una spiegazione "strategica".

Letta ha rotto con il M5S con la scusa della mancata fiducia da parte del M5S sull'ultimo decreto Draghi. Lo ha fatto perchè pensa che il M5S sia ormai alla frutta e ha voluto fare l'ultimo giro di spremuta. Del resto, il suo progetto politico post elezioni non prevede il M5S ma...Calenda e Renzi. Letta si presenta bene, pacato, riesce anche a fare un ragionamento. Ma è e rimane il nipotino di Gianni Letta trasferito al centro-sinistra. Solo Diego Bianchi e altri illusi sinistrorsi non l'hanno ancora capito.

giovedì 4 agosto 2022

Elezioni politiche 2022: arriva Lucifero…..

 


Guardate le previsioni meteo tramite app o siti internet? Immagino di sì. Soprattutto quando si deve andare in vacanza o muoversi per qualche motivo. Ebbene. Avrete sicuramente notato il “terrorismo” che diffondono. “Sta per arrivare Lucifero”. “Raggiungeremo temperature mai raggiunte prima”. O, al contrario: piogge insistenti, inondazioni. Allarme giallo, arancione, rosso…

Ebbene..

Stessa cosa la campagna elettorale fatta – come sempre – in primis dalla stampa. Piò o meno – sempre meno – professionale. Più o meno – sempre più – referenziale. Autoreferenziale. L’allarme “terroristico” è la vittoria del centro destra o destra. 

Lo dico subito: non auspico certo la vittoria di coloro che lascerebbero crepare i poveracci su un barcone, che sono fautori dell’evasione fiscale, che hanno ancora legami con certi ambientini da non sottovalutare. Ma questo “terrorismo elettorale” mi pare come quello del meteo. A volte, Lucifero arriva. Altre volte, fateci caso, arriva poco dopo la “smentita”: ultimo aggiornamento: temporali in arrivo. Lo scopo dei siti meteo è quello di attirare visitatori visto che si fanno pagare le inserzioni pubblicitarie. Titoli allarmistici attirano visitatori. Né più né meno la stessa logica adottata dalla stampa dell’agenda Draghi: La Repubblica, La Stampa, Il Corriere della Sera, Huffington Post, ecc…ecc..

Quale è lo scopo dei cosiddetti giornalisti dei “giornaloni” nonché di autorevoli intellettuali?

Ah…sì..Fermare il pericolo fascista. Ma siamo il paese a cui gran parte degli italiani (non la

mercoledì 6 ottobre 2021

Amministrative 2021: vince l'astensionismo, il cosiddetto "populismo" non è sparito

 


A Milano ha vinto il sindaco ZTL. Se Letta ha anche solo un neurone, dovrebbe aver capito che "Milano fa a sé". Il 33% dei voti, in altre zone d'Italia, il PD se le sogna.

Ha vinto l'astensionismo. Anche a Milano. Meno della metà di chi ha diritto di voto è andato alle urne. Il candidato di centro-destra scelto da Salvini, tale Bernardo, non era certo un rivale per Sala. Se anche lo avessero scelto sei mesi prima non sarebbe cambiato nulla. Inadeguato. Scarso. Gli unici decenti nel centro-destra (più centro che destra) sono stati Albertini e Parisi.

Sala è e rimane un sindaco che ignora le periferie, che lascia una città senza manutenzione e sporca, che progetta riqualificazioni discutibili in merito a scelte e costi. In alcune zone di Milano è stata fatta una riqualificazione per far cadere gli anziani. Ciò che non è riuscito al Covid riuscirà la pavimentazione.

Se fossi un partito politico mi preoccuperei e occuperei dell'astensionismo. Chi ha perso il lavoro. Chi ha problemi ad arrivare a fine mese se ne frega dell'elezione del sindaco. Perché non sarà un'amministrazione comunale a risolvergli il problema. E questi cittadini non sono esclusivamente elettorato tipico del centro-destra.

Se i giornalisti non fossero tutti faziosi (tranne rarissime eccezioni), se la qualità della classe politica non fosse a diro poco scarsa, si renderebbero conto che è finito il tempo in cui gli italiani votano prevalentemente per uno schieramento, turandosi il naso. Certo. Vi sono

martedì 27 ottobre 2020

Azione anti pandemia: non c’è solo il governo Conte, mai sentito parlare delle Regioni?

 


Da domenica, giorno dell’annuncio del nuovo DPCM, è un fuoco di fila contro Conte. Con alcune argomentazioni logiche. Con le solite faziosità del centro-destra che elenca una serie d’interventi che si dovevano fare ma si dimentica di dirci come andavano realizzati e in che tempi si potevano chiudere.

Se il governo Conte ha dei limiti, il centro-destra, a iniziare dalla Meloni, che è brava a fare quanto sopra: elencare i compiti senza specificare come si potevano realizzare con l’attuale macchina operativa delle istituzioni, è un insieme di cialtroni. Chi più, chi meno. Il meno sarebbe Berlusconi ma solo perché è in preda ad una cagarella tale che lo rende “moderato” nelle critiche al governo in carica.

Poiché ho la fortuna di essere mentalmente più onesta del trio del centro-destra, non posso non dire che ho l’impressione - che spero non diventi certezza - che a Conte stiano scivolando di mano i DPCM ma, quel che è peggio, ho sempre più la convinzione che questo governo non sia in grado di usare in modo appropriato i soldi che ci arriveranno da Bruxelles (chissà quando..). Ma penso che un altro governo - magari con Draghi presidente - non farebbe meglio. Perché la gestione di un paese non è solo nelle mani di un presidente del Consiglio e dei ministri, ma della macchina operativa di ministeri, istituzioni. La mancanza di capacità progettuale parte dall’esecutivo, arriva alla macchina operativa, riparte dalla macchina operativa per ritornare all’esecutivo. 

Ci sbatterebbe pure il governo di unità nazionale (?!) a guida Draghi. Qualche differenza (probabile) con il governo Conte? Draghi ha capacità progettuale. Ma è un lobbista. E le scelte dettate in base a certe lobby non fanno il bene del paese. E questo poi ha come conseguenza quello che è successo il 4 marzo 2018: a sbancare nelle urne è il M5S che era privo di lobby industriali e giornalistiche.

Detto quanto sopra, sempre per quello spirito critico, quell’onesta mentale che non appartiene alla cosiddetta opposizione, incluso Renzi, e relativa stampa (Il Giornale, la Verità, Libero), ritengo che si debba parlare anche degli errori, dei limiti,

venerdì 15 maggio 2020

Giuseppe Conte: il bersaglio comodo e facile…


Anche in questo periodo di maggiore presenza casalinga ho girato pressochè alla larga dai talk. Ho visto qualcosa qua e là ma ho poco resistenza ai talk. Ho fatto un po’ di zapping velocissimo e navigo altrettanto velocemente su alcune pagine web.
Seppure il girovagare tra tv e web non  è approfondito, ne sto ricavando una sensazione precisa.

La sensazione è che ci sia un coro unico contro Giuseppe Conte. Persino nell’azienda mediatica governativa, oggetto da sempre di spartizione: la Rai, ho visto più volte il faccione di Salvini e la chioma della Meloni. E anche il modo con il quale si presentano le misure del governo pone sempre l’attenzione sui ritardi, su ciò che manca. Diritto di critica? Certo, se si hanno argomenti.

Non parliamo poi dello zapping veloce e imprudente che ho fatto una domenica sera su La7. Oltre alla faccia da organo sessuale maschile di Giletti mi sono vista il faccione di Salvini. Insomma, non si può dire che la cosiddetta opposizione sia dietro le quinte. Ma oltre ai due sopra citati, vi sono altri “critici” del governo Conte. Anzi. Più di Giuseppe Conte che del suo governo.

giovedì 30 aprile 2020

Giuseppe Conte, non è più tempo di errori. Non ci possiamo più permettere certi errori da chi governa.


Premessa: non sono tra coloro che vorrebbero un governo Salvini. Dio me ne scampi. Mi sono già dovuta sorbire Berlusconi, Renzi e il governo Conte 1 con Salvini premier di fatto. Ma agli occhi di parte degli italiani, certi errori, certi limiti del governo Conte renderanno credibili i cialtroni e i fanfaroni. Specie pericolose. Più del Covid-19.

E’ indubbio che Giuseppe Conte e il governo si trovano a gestire una situazione mai vista dal dopoguerra a oggi. Il Covid-19 ha colpito in maniera pesante il Nord Italia e ha messo in evidenza le differenze tra governi regionali. Il trio Fontana, Gallera e Fabrizio Sala è arrogante. Agisce e parla prevalentemente per contrastare ogni decisione governativa. Solita propaganda, a discapito degli interessi della collettività. Attilio Fontana, è il braccio armato di Salvini in caduta di consensi nei sondaggi.

A pagarne le spese della “contrapposizione” tra Conte e il governo della Regione Lombardia sono stati i cittadini di Alzano Lombardo e Nembro. La Regione Lombardia poteva dichiarare zona rossa la bassa Val Seriana ma non l’ha fatto. Giuseppe Conte ha temporeggiato per qualche giorno fino ad arrivare al decreto 11 marzo 2020 che chiudeva praticamente l’Italia. Anche se il virus probabilmente gira in Lombardia da gennaio, quei giorni di “attesa” e scaricabarile sono stati fatali per alcuni residenti di Alzano e Nembro.

Per quale motivo la Regione Lombardia non ha disposto la zona rossa. Perché la lobby degli imprenditori della zona premeva per non chiudere. Fontana non voleva prendersi l’onere di chiudere, di “scontentare” le imprese della zona, di perdere consenso elettorale.
Voleva che fosse Conte a dichiarare zona rossa la bassa Val Seriana. Se Conte non l’ha fatto, pensando appunto che Fontana stesse cercando di scaricare su di lui la decisione, è stato comunque irresponsabile come il governatore della Regione Lombardia. Se invece non l’ha fatto perché stavano predisponendo il lockdown dal 12 marzo è stato un errore. In buona fede, ma un errore.

Una situazione come quella di Alzano e Nembro non dovrà mai più verificarsi.

Ma veniamo agli altri errori, ai limiti, ai mancati interventi, che Giuseppe Conte non si può più permettere. Che noi italiani non ci possiamo permettere. Perché se mai ci fosse un tempo consentito per gli errori, il che a volte è inevitabile e comprensibile, questo è finito.

martedì 29 ottobre 2019

M5S, “alleanza” con il PD: la pochezza mentale di Di Maio e perché Salvini ha il vento in poppa..



L’insignificanza mentale di Di Maio non dà segni di cedimento…

Mettersi insieme in fretta e furia, senza idee, progetti, obiettivi è una cagata e una presa per il culo dei cittadini.
Dire, quindi, che non si fanno più alleanze con il Pd dimostra quanto sia stolto, insignificante - nonché bambinetto capriccioso - il leghista mancato: Luigi Di Maio. Quella con il PD non era una alleanza. Non lo è a livello di governo, non lo era in Umbria. Ergo: non si può smettere di fare alleanze che non esistono, che non sono mai esistite.

Con o senza quella cagata elettorale partorita in Umbria, il M5S sarebbe stato bastonato. Alle amministrative non è mai esistito e sta sparendo dal paese reale. Questo è il problema. Unitamente al fatto che gli italiani non hanno certo la percezione che Di Maio e combriccola sappia governare. Ciò che parte degli italiani ritengano sia stato fatto positivamente - a torto o a ragione - dal governo precedente è dato come merito a Salvini, non certo a Di Maio.

Se qualcuno pensa che la crescita costante della Lega di Salvini sia dovuta solo alla questione immigrazione, a mio parere, non ha capito un organo sessuale maschile. Certo, gli slogan, le “semplificazioni”, la posizione di Salvini sull’immigrazione ha fatto crescere elettoralmente la Lega, ma il motivo principale per cui Salvini è sulla rampa di lancio è perché dà l’impressione - giusta o sbagliata, poco importa - di essere l’unico politico che dice una cosa e la fa. E questo, nel panorama politico italiano è una novità. E’ un’eccezione.
Ed è proprio per questo motivo che trovo pericoloso Salvini. Proprio perché vuole fare ciò che dice di voler fare. Ma anche: perché non dice esattamente cosa vuole fare su certi temi…

domenica 9 giugno 2019

Punto & Stop, Salvini e Di Maio: quel mastice che li teneva attaccati c’è ancora?



Che cosa ha tenuto insieme, fino a qualche mese fa, Matteo Salvini e “cuginetto” Di Maio? Una sola cosa.
La volontà di voler dimostrare che il loro governo fosse ciò che non c’era mai stato. Che fosse un governo del cambiamento. Che riuscisse a realizzare le promesse elettorali. Un governo contro l’austerità di Bruxelles e contro le lobby economiche-finanziarie che secondo Salvini e Di Maio hanno impoverito questo paese.
Questo è stato il collante tra i due. Un vero mastice. Solo così si spiega il loro rapporto di reciproca fiducia, la complicità in tutto. In questo rapporto, Salvini la faceva da padrone e “cuginetto” Di Maio non ha mai mostrato personalità politica, non si è mai distinto. Sempre attaccato al sedere di Salvini. Sempre indietro.

Poi sono arrivati alcuni mesi “intensi” di campagna elettorale in cui il cuginetto Di Maio, causa sondaggi che annunciavano il precipizio, si è detto: ok che Matteo è il mio mito, ma qui bisogna che mi inventi una “strategia”. Altrimenti, chi li tiene buoni i miei antagonisti nel M5S. E così ha cercato di distinguersi con alcune affermazioni che alcuni semplicisticamente hanno definito di sinistra.
In realtà, Di Maio è un leghista mancato. Di sinistra non ha manco un piede e una mano. Sono certo che anche il piede cosiddetto sinistro sia ambidestro.

Le elezioni europee hanno sancito un netto incremento della Lega di Salvini e un crollo del M5S. Grillo e Casaleggio si sono subito attivati per sostenere il Di Maio. I quattro gatti che votano sulla piattaforma Rousseau, dove il voto è ancora meno certificato dei televoti televisivi, hanno rinnovato la fiducia a Di Maio. Può proseguire a stare attaccato al culo di Salvini. Per fargli ottenere ancora più voti alle prossime elezioni politiche.

Teoricamente, dovrebbe essere finita la campagna elettorale. Sennonchè, causa risultati

martedì 29 maggio 2018

Matteo Salvini ringrazia Sergio Mattarella e Di Maio (con Grillo e Casaleggio)


Dicono che questo governo non sia nato perché Mattarella l’ha impedito.
Dare tutto il demerito o merito (dipende dai punti di vista) a Mattarella mi pare ingeneroso nei confronti di altri due (o quattro?): Salvini e Di Maio (o Di Maio + Grillo + Casaleggio?)

Cominciamo da quello che ha pensato di essere un protagonista della partita e, invece, non ha capito lo schema di gioco: Di Maio.
Che poteva fare? Capire che il gioco era in mano a Salvini. Va detto  che, per sbloccare due posizioni opposte, a Di Maio non restava che provare e riprovare con la mediazione. Se non lo ha fatto è un bene che non sia al governo. Significa che non ha la statura per gestire situazioni che, in politica (ma non solo), si presentano continuamente.
Ma ciò che è peggio, è che si è fatto prendere per il sedere da Salvini e non se n’è accorto.

Io sono dell’idea che è meglio sbagliare a 30 anni che per 30 anni. Ergo: largo ai giovani.
Detto questo, non si può candidare un “infante” che non ha avuto esperienze professionali a fare il presidente del consiglio. Se avesse lavorato in un’azienda avrebbe colto alcune “sfumature” sui rapporti all’interno di strutture che a volte collaborano insieme mentre altre volte hanno obiettivi diversi e comportamenti non sempre trasparenti. Avrebbe capito come ci si “muove” in alcune situazioni. Avrebbe fatto conoscenza con l’arte della mediazione, della “navigazione”, nozioni indispensabili per raggiungere l’obiettivo e/o sopravvivere senza piegarsi.

E veniamo a colui che tra una lettura, la visione di un tg, qualche telefonata ricevuta da ambienti economici/finanziari (voglio essere generosa: ricevuta e non fatta), ha pensato di non dover cedere di fronte a Salvini.
Si chiama Sergio Mattarella. Democristiano. Professione: presidente della Repubblica. C’è da augurarsi per lui che qualche suo interlocutore telefonico non sia sotto intercettazione…

martedì 1 maggio 2018

Ma c’è ancora qualche pirla che non ha capito chi sia Matteo Renzi (e qualcosa su Matteo Richetti)



Ma c’è ancora qualche idiota che non ha capito che a Renzi non gliene frega niente del paese, che non gliene frega niente di ciò che può essere utile alla collettività, che non gli frega niente di nulla e di nessuno se non di se stesso.

Ciò che conta per lui è solo essere il vincitore. L’unico vincitore. Le parole – scarse – con le quali “ammette” la sconfitta derivano dal credere che, comunque, lui è superiore e ce la farà ancora. L’assenza totale di autocritica è la dimostrazione del suo egocentrismo che lo porta a credere  - in maniera totale e assoluta  - di non avere la benché minima responsabilità in ciò che succede per effetto delle sue azioni, delle sue scelte, delle sue imposizioni.

E vorrei anche capire se c’è in giro qualche pirla che pensava che Renzi si fosse realmente dimesso.

Il PD è suo e lui decide che farne. I suoi “compagni” di partito che si stanno “opponendo” alle direttive che domenica ha espresso a Che tempo che fa, sono ancora più penosi del degno figlio di Berlusconi quale è Matteo Renzi. Dovrebbero essergli grati perché la sua funzione, da quando ha preso il potere nel PD, è stata ……l’accanimento terapeutico. Di questo si è trattato.

martedì 6 settembre 2016

Il “pasticcio” Raggi, la differenza tra M5S e i partiti esperti (de che?), il caso Pizzarotti...



Virginia Raggi è l’unica responsabile dei “pasticci” della sua giunta. Che abbia fatto scelte autonome o che abbia ceduto ai “suggerimenti” del direttorio del M5S, la responsabilità è sua. Detto questo, coloro che hanno sgovernato Roma per anni e che oggi stanno gongolando e dando lezioni alla Raggi e al M5S, hanno la faccia come il culo. Ma questo, lo sapevamo da tempo. Come hanno governato questi espertoni? Che hanno fatto di Roma questi “professionisti” che danno lezioni ai “dilettanti allo sbaraglio”.

Però è certo – e la cosa ha i suoi pro e contro – che il M5S ha subito delle trasformazioni. Quell’”uno vale uno” strombazzato è roba da intellettuali, filosofi e…………manipolatori. La realtà sociale e politica italiana chiede un idealismo più realistico. La partecipazione dei cittadini è cosa buona e giusta. Il coinvolgimento in fase di proposta è cosa buona e giusta ma il momento delle azioni, delle decisioni, non ha i tempi e i modi della consultazione popolare. E poi, non si può prescindere da una delega. Tanto più è diffusa e costante la partecipazione tanto meno prevale la delega. Ma non si può prescindere da questa.
La delega è uno strumento democratico e di gestione imprescindibile.

lunedì 15 settembre 2014

Non tutta la spesa pubblica è un costo: la distinzione che dovrebbe conoscere chi governa



Il punto della questione è il solito. Per chi è avvezzo a logiche di bilancio familiare, ma del tutto sconosciuto dalla classe politica che governa e legifera dal 1948.

I tagli sono necessari in ogni dove si sostengano costi che potrebbero essere ridotti con razionalizzazione, criteri uniformi di assunzione e gestione delle spese, controlli sulla spesa, revisione e risoluzione di criticità. Sia chiaro: un sistema adeguato di controlli ha un costo, ma consente di creare lavoro, qualificato, tra l’altro.
Il controllo è un tipo di costo che si ammortizza per effetto dell’efficientamento e dell’adeguatezza della gestione. Ergo: è un costo necessario, produttivo, non improduttivo.

I tagli per eliminare i costi improduttivi richiedono tempo. L’effetto può essere in taluni settori immediato, in altri a medio-lungo termine. Come si dice a casa mia: prima si comincia, prima si finisce. Concetto che ritengo sia noto anche all’annunciatore Renzi che ha ragione quando afferma: c’è un tempo per discutere, e uno per decidere. Ineccepibile. Se non fosse che le discussioni le evita perché le ritiene tutte di ostacolo al “fare” (vero, se pensiamo alla classe politica che l’ha preceduto, ma in questo modo rischia di gettare via il bambino insieme all’acqua sporca).

venerdì 23 maggio 2014

Elezioni europee 25 maggio 2014: dubbio amletico, votare o non votare…



Si tratta di eleggere il Parlamento Europeo. Razionalmente, vorrei votare.
Per quanto l’Unione Europea non sia un insieme politico. Per quanto a dettare le condizioni sia un unico paese, che, va ammesso, è economicamente forte perché ha una classe politica capace di gestire una nazione e dei cittadini con un senso dello stato che noi non abbiamo nel nostro dna, e che non riusciamo a sviluppare con questa classe politica, specializzata nel ladrocinio e incapace di gestire la cosa pubblica.
Fossero elezioni politiche, non avrei dubbi: vado al mare.
Ma, per quanto a Bruxelles contiamo come il due di picche a briscola, ritengo che si dovrebbe votare.
Ma ho un problema….

Sono un cane sciolto. Mai attratta da ideologismi di destra o sinistra, ma ho sempre scartato alcuni partiti o movimenti perché al di fuori della mia concezione mentale e sociale.
Escludendo alcuni ne rimangono altri.
Oddio.
Qui sta il problema: gli altri…


Al momento, continuo a considerare (Marc’Antonio) Matteo Renzi l’erede di Berlusconi. Con una differenza: ha messo in tasca a dieci milioni d’italiani 80 euro prendendoli dalle solite tasche. Tra cui, le mie. Inoltre, mi sta confermando ciò che pensavo e scrivevo tempo fa (clicca qui). A oggi non mi sento smentita.

domenica 16 marzo 2014

Riforme costituzionali: abolire o trasformare il Senato, se sarà restituito il potere legislativo alla Camera

L’idea che questa classe politica, M5S incluso data la “dipendenza” dai guru Grillo e Casaleggio, metta mano alla Costituzione mi mette a dir poco i brividi. Ma il bicameralismo perfetto, che aveva senso nel 1947, oggi è a dir poco discutibile. Purchè non si bari.

Non si può abolire il Senato o trasformarlo (personalmente propendo per l’eliminazione, non per una diversa natura) esclusivamente perché così si ridurrebbero i costi della politica. Se si vuole agire in tal senso, si riducano gli stipendi dei parlamentari prima ancora di ridurne il numero.
Né è accettabile che si voglia eliminare o trasformare il Senato per velocizzare l’approvazione dei decreti legge del governo. Che si debbano rivedere i meccanismi parlamentari è poco ma sicuro ma questo, senza intaccare le regole democratiche che prevedono il confronto, le modifiche alle proposte e nel rispetto delle norme costituzionali che si fondano sulla separatezza dei tre poteri (legislativo, esecutivo, giudiziario).
Soprattutto, non è più accettabile che si violi la Costituzione straabusando di decreti leggi che invece dovrebbero essere presentati per norme urgenti.

Ciò che dev’essere garantito è il rispetto delle funzioni del Parlamento – a uno o due rami – per quanto, la delega di rappresentanza da parte del cittadino è

sabato 26 ottobre 2013

Punto e Stop: Berlusconi e i fuffi (Alfano, Quagliariello, ecc.)



Da persona che avversa il berlusconismo più ancora che Berlusconi....

Ha i suoi anni, è malato di megalomania ed egocentrismo, ha una fidanzata che non si sa se apprezza il manico o le patonze altrui. Ma è uno che è partito da ignorante del politichese ed è riuscito con la sua affabulazione, con le sue balle, con le sue televisioni (modello berlusconismo), con i tentativi ad personam, con un po’ di soldi spesi qua e là per motivi diversi, a stare al potere per quasi un ventennio.


E finito il ventennio di Berlusconi? Silvio è finito come leader? Non capisco il senso di queste domande nonché asserzioni di taluni. Perché se anche fosse finito, è certo che altro non sia mai iniziato né mai inizierà. Tanto per non fare nomi: fuffi Alfano.

La mossa di ieri: via il Pdl, ritorno di Forza Italia, azzeramento cariche, cioè un solo uomo al comando (come sempre, com’è logico che sia per un partito padronale) è la dimostrazione che Berlusconi è ancora capace di fare la mossa che spariglia. Tolto lui, il centro destra non ha leader. Non esiste.

Silvio Berlusconi, che è realmente convinto di essere perseguitato dalla magistratura (e non solo), non vuole passare lo scettro a Marina. Non ha Renzi. Ha Alfano, Quagliariello, Verdini, Fitto, la Santanchè. Cazzo vuoi fare con questa gente. Nulla. Ergo: azzero le cariche.

Ora…

giovedì 3 ottobre 2013

Il dna non si cambia: gli errori strategici di Silvio Berlusconi

Silvio Berlusconi ha un problema serio. Dalla nascita. E’ il suo dna. Che fa prevalere la megalomania e la convinzione di essere il solo salvatore della patria. Sempre e comunque. Il dna che gli fa credere di dire il vero quando invece mente o omette. Il dna che non gli consente di accettare che gli eventi non vadano nella direzione da lui voluta.
Ora. Uno così può essere affidabile? Puoi gestire una mediazione logica, e perché no: utilitaristica? No. Uno così può comprendere quale sia la scelta tattica e/o strategica più opportuna nel momento in cui gli eventi vanno in direzione contraria a ciò che crede e aspetta? Ben difficilmente.
E, infatti, Silvio Berlusconi ha commesso negli ultimi mesi errori strategici che in passato non avrebbe commesso perché i “vincoli” del suo dna erano compensati dalla coglioneria di parte degli italiani, dalla similitudine con altri italiani che in lui si vedevano rappresentati, dall’inconsistenza e pochezza del Pd. Condizioni favorevoli che ha saputo usare e mantenere che hanno “neutralizzato” l’effetto negativo di ciò che predomina nel suo dna.


La sentenza passata in giudicato che l’ha condannato per frode fiscale, non ha fatto che esplodere l’essenza del dna a tal punto da oscurare ogni lucidità analitica e di sintesi.
Dopo quella sentenza, Silvio Berlusconi avrebbe dovuto fare un passo indietro. Non immediatamente (questo non si fa, non ci si arrende subito), ma trascorso un ragionevole periodo necessario per arrivare a concludere

mercoledì 12 giugno 2013

Punto e Stop: elezioni amministrative, la gioia (una, non di più) del Pd

Il Pd ha un motivo per gioire. I sondaggi lo davano in totale disfacimento e, invece, ha piazzato undici sindaci su undici di quelli in ballottaggio. E ha conquistato il Campidoglio.
Altri motivi per gioire non ve ne sono. O, quanto meno, la gioia comprensibile non dovrebbe disdegnare un sano realismo. Quello che vorrebbe si analizzasse l’insieme del voto per trarne le relative conclusioni.

L’astensionismo ha assunto dimensioni tali che il Pd risulta essere il partito di maggioranza della minoranza degli italiani. Perché il primo partito è, appunto, quello dell’astensione.
In altri paesi la scarsa affluenza alle urne è nella norma delle abitudini democratiche, favorita da un consolidato maggioritario o, anche in caso di sistema proporzionale, dal fatto che i candidati premier sono due, più un terzo “incomodo”. In Italia, siamo abituati a percentuali di voto dell’80-75%. 

Rimane il fatto che, come nelle assemblee condominiali, se non ci si presenta o si dà delega, le decisioni sono assunte dai presenti e valide e applicabili anche per gli assenti.
Il che significa, riportandoci alle elezioni, che il Pd ha legittimamente vinto, che gli assenti si beccano gli amministratori decisi da altri.