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giovedì 13 giugno 2024

Milano, la mani (da nascondere) sulla città

 


da: Il Fatto Quotidiano – di Marco Franchi

La Mani pulite dei grattacieli di Milano è iniziata in sordina nel giugno 2019. Alcuni abitanti della zona tra piazza Aspromonte e piazzale Loreto vedono dei cartelli affissi che pubblicizzano appartamenti nuovi di zecca in vendita sotto un nome molto green: “Hidden Garden”, giardino nascosto. In realtà si tratta di un palazzone di sette piani, ancora da costruire. Ma dove è previsto che sorga? Dentro il cortile dell’isolato delimitato da piazza Aspromonte, via Garofalo, viale Gran Sasso e via Filippino Lippi, al posto di un fabbricato di due piani, da abbattere. Gli abitanti dell’isolato si oppongono, fanno partire le prime iniziative legali.

Parte così, nel 2022, la prima inchiesta sull’urbanistica milanese, aperta dalla pm Marina Petruzzella. Quel cortile non è un cortile, dice la Commissione Paesaggio del Comune, ma uno spazio residuale, “saturato in modo frammentario e caotico”. Dunque è possibile costruirvi l’Hidden Garden alto 27 metri, un giardino nascosto davvero molto bene.

Nel 2024 le indagini sulle operazioni urbanistiche a Milano si moltiplicano. L’elenco dei palazzi sotto inchiesta per  abusi edilizi si allunga settimana dopo settimana. La Torre Milano di via Stresa, le Park Towers di via Crescenzago, il Bosconavigli di viale Troya, i palazzi abbattuti in via Crema e in via Lamarmora, altri palazzi che spuntano dentro i cortili in via Fauchè e in via Lepontina, le torri sul Parco delle Cave, il palazzone di dieci piani progettato in via Anfiteatro, nel cuore del quartiere di Brera.

lunedì 12 gennaio 2015

Stefano Feltri: “Semestre europeo, negoziato con gli Usa ma niente flessibilità”



da: Il Fatto Quotidiano
Martedì si chiude la presidenza senza risultati concreti sui conti pubblici.
Ma resiste il trattato di libero scambio con gli Stati Uniti e l’U.E più morbida con la Russia.

Aveva parlato di una Europa affidata alla “generazione Telemaco” che deve “meritare l’eredità dei padri”, di una “smart Europe”, della “dignità della politica”. Ma soprattutto aveva evocato “flessibilità” nei conti pubblici. Era il 2 luglio 2014, a Strasburgo. Martedì il premier Matteo Renzi tornerà davanti al Parlamento europeo per chiudere il semestre di presidenza italiano, ora tocca alla Lettonia. Ed è quindi il momento di un bilancio.   A guardare i risultati sul dossier principale, quello economico, verrebbe da dire che nulla è successo. Renzi si prende il merito di una maggiore attenzione alla flessibilità (sia pure quella “prevista dai trattati”) nei comunicati finali delle riunioni dei Consigli europei. Ma questi vaghi accenni si leggono da almeno tre anni. E nella pratica regole sono ancora durissime, come dimostra il fatto che la Commissione riconosca a Roma una riduzione del deficit strutturale dello 0,1 per cento invece che lo 0,4 vantato dal governo.
L’Italia si intesta anche il piano di investimenti pubblico-privati da 300 miliardi di Jean Claude Juncker, ma il presidente della Commissione lo ha annunciato in

giovedì 8 gennaio 2015

Norma salva-evasori: la pacchiana disonestà di Renzi


Renzi è un disonesto che prende per il culo gli italiani.
Una disonestà pacchiana che però sfugge a parte degli italiani che non conoscono o non ricordano la situazione politica di Berlusconi e gli interi effetti della condanna per frode fiscale sui diritti Mediaset.

La dimostrazione della disonestà di Renzi, che nel suo delirio di onnipotenza pensa che tutti gli italiani siano dei coglioni, sta in questa frase: “Noi cambiamo il fisco per gli italiani, non per Berlusconi. Senza fare sconti a nessuno, nemmeno a Berlusconi, che sconterà la sua pena fino all’ultimo giorno”.
Come scrive anche Stefano Feltri, “il decreto non incideva sulla “pena” di Berlusconi (i servizi sociali che scadono il 15 febbraio), bensì sulle conseguenze non penali previste dalla legge Severino (l’incandidabilità)”. Vale a dire: a febbraio, quando Berlusconi avrà scontato la “pena” (le virgolette sono d’obbligo, data la misura e le modalità di applicazione di questa) rimarrà il vero effetto deflagrante della condanna: l’incandidabilità. A questo serviva la norma salva-evasori di Renzi che elimina il reato penale quando l’importo evaso è inferiore al 3% dell’imponibile: a togliere l’effetto penale che,  applicando il principio di retroattività della norma “favor rei”, cancella la condanna definitiva di Berlusconi che così torna ad essere candidabile, cioè riacquista l’agibilità politica.

Renzi mostra un’abilità, nella disonestà, superiore a quella di Berlusconi che in raffronto a lui pare un principiante. Berlusconi si è sempre fatto costruire leggi

mercoledì 7 gennaio 2015

Renzi "fa tutto il power point" e la norma del 3% che "riabilita" Berlusconi: tutta colpa dell’excel….



Ma andiamo….
Tutto questo attaccare Renzi. L’uomo che cambierà l’Italia. L’uomo del “fa tutto il power point” ha semplicemente, banalmente, problemi con Microsoft Office. Gli funziona il power point, ma ha problemi con l’excel. Che se lo facesse reinstallare. Dopo di che….

Apre il file exel, clicca in una cella e digita =1.000*3% o 10.000*3%, poi va nella cella accanto e digita =397.000.000*3%. Dovrebbe già notare i differenti risultati prodotti dalla semplicissima e velocissima formula digitata.
Dopo di che….si fa dare gli importi di imponibile e di frodato secondo quanto accertato nel processo Mediaset che ha condannato Berlusconi per frode fiscale provocandone la sua interdizione e – magari facendosi aiutare dalla moglie insegnante – determini se l’importo di frodato è maggiore o minore del 3%.

Con questa operazione che non dovrebbe portargli via molto del suo preziosissimo tempo dedicato a cambiare l’Italia, scoprirà gli effetti della norma

Le Renziate: “Dal salva-banche a B, modifiche ad personam”



da: Il Fatto Quotidiano

Nel decreto incriminato, tante le aggiunte in extremis che sembrano scritte su misura per gli istituti di credito e i grandi gruppi finanziari
di Carlo Di Foggia

C’è la “manina” che l'ha inserita e c'è la penna che l'ha scritta. La norma salva Berlusconi non è più orfana, ma ha molti padri. “L'ho voluta io, ma mi avevano dato rassicurazioni avvocati e magistrati”, ha spiegato il premier al Fatto. Vera la prima. Alcuni dei consulenti – lato magistratura – negano infatti di averla mai vista. Chi ha seguito da molto vicino l'iter del provvedimento, però, parla di “molte modifiche”, “calibrate”.

Un testo, quello cambiato all'ultimo da Palazzo Chigi – non quello elaborato al Tesoro – arricchito di aggiunte tecniche che vanificano l'impianto originale, e sembrano scritte da fiscalisti esperti, su misura per i grandi gruppi bancari e finanziari. Norme con un nome specifico. È il caso, per dire, del comma 4 inserito nell'articolo 4 del decreto, quello che punisce soprattutto chi elude il Fisco con operazioni di finanza strutturata, come i derivati. Un articolo meritorio, vanificato però dal comma aggiunto alla fine: vengono esclusi “flussi finanziari

Frode fiscale, norma salva Berlusconi: la mente è Renzi e il braccio è la Manzione?




Renzi-Berlusconi: quei 4 giorni d'intesa in cui si cucinò il salva Silvio
di Alessandro De Angelis

Per capire quale sia la “manina” o la “manona” che ha avuto mandato di scrivere la norma “salva-Berlusconi” occorre riavvolgere la pellicola del nastro al 20 dicembre, quando a palazzo Madama, nella notte, Forza Italia vota una sorta di salva-Renzi, consentendo cioè al governo di non andare sotto sulla legge di stabilità e poi di incardinare la legge elettorale secondo i desideri di palazzo Chigi. E poi occorre seguire il film fino al 24, quando – guarda caso dopo il consiglio dei ministri della salva-Berlusconi – i due contraenti del “patto del Nazareno” si sentono per telefono per gli auguri. Già, per gli auguri.

In mezzo, tra il 20 e il 24, c’è l’intervista di Berlusconi a Repubblica
, in cui per la prima volta l’ex premier apre a uno di sinistra al Colle: “Il problema – dice – non sono le radici politiche. Ma che sia un presidente della Repubblica equilibrato, un garante”. Parole su cui arriva, pronto, il segnale di Renzi. Il quale la sera stessa, ospite da Fabio Fazio, chiede al Pd di non “ostacolare”. E poi al Messaggero rivendica l’inscalfibilità del Nazareno: “Berlusconi – dice Renzi –

Le Renziate di fine 2014: frode fiscale, il colpo di spugna di Renzi salva Berlusconi



da: Il Fatto Quotidiano

Frode fiscale, così il colpo di spugna di Renzi salva B da condanna Mediaset
La norma infilata da Palazzo Chigi nel decreto di attuazione della delega fiscale permetterà a B., condannato a quattro anni e due di interdizione dai pubblici uffici nel processo per i diritti tv Mediaset, di chiedere al giudice di far decadere la sentenza perché il reato si è estinto 
di Carlo di Foggia 

Niente grazia, non serve. Questione di tempi e dettagli. Mettiamoli in fila: elezioni per il Quirinale alle porte, un provvedimento approvato alla vigilia di Natale, un articolo infilato in extremis, cinque righe di testo, e il patto del Nazareno si sublima: la riabilitazione di Silvio Berlusconi. Tecnicismi a parte è questo il possibile risultato della norma infilata da Palazzo Chigi nel decreto di attuazione della delega fiscale approvato lo scorso 24 dicembre.

Jobs Act: tutele e reintegri, 10 cose da sapere



da: La Stampa

Tutele e reintegri, 10 cose da sapere sul Jobs Act
Dai nuovi contratti agli indennizzi economici: le novità introdotte dalla riforma

1 - Che cosa significa a “tutele crescenti”?  
Significa che le tutele per chi firma un contratto aumenteranno con il passare del tempo. Il nuovo assunto deve però sapere che, se verrà licenziato, il suo indennizzo sarà solo di natura economica, e crescerà in base all’anzianità di servizio. In pratica, si esclude la possibilità del reintegro del lavoratore.  

2 - A chi offre le opportunità maggiori il nuovo contratto?  
Chi, nel corso del 2015, avrà davvero una opportunità, sarà chi oggi ha un contratto di collaborazione o a tempo determinato, perché il contratto a tutele crescenti taglia del 30% il costo del lavoro.  

3 - A quanto ammonterà l’indennizzo in caso di licenziamenti?  
Il datore di lavoro deve pagare un’indennità pari a 2 mensilità per ogni anno di servizio, in misura non inferiore a 4 e non superiore a 24 mensilità.  

domenica 21 dicembre 2014

Andrea Scanzi: “Cinegiornale Luce 2.0. Un premier da amare”


da: Il Fatto Quotidiano

L’unica nota lieta, dello straziante (sin dal titolo) Un mondo da amare, è stata la decisione di Matteo Renzi di andare sì da Antonella Clerici ma non a La prova del cuoco: sarebbe stato difficile, in quel caso, scorgere differenze percettibili tra lui e una melanzana. Vuoi per le sempre più generose forme, vuoi per i sempre meno generosi contenuti. 

Il Presidente del Consiglio, in costante decrescita (non solo) nei sondaggi, aveva bisogno di un altro bagno nel nazionalpopolare e ha trovato consono il vestitino cucitogli addosso su misura da RaiUno, con uno speciale in prima serata che è parso per metà uno spin-off di Ti lascio una canzone e per l’altra una variante 2.0 dell’Istituto Luce di fascistissima memoria. Lo spettacolo è stato vieppiù raggelante e l’unica voce vagamente contraria all’Expo, argomento teorico dell’adunanza, è stata quella di Ornella Vanoni. Per il resto canzoni deboli dei Modà (“Per avervi ho dovuto fare i patti col diavolo”, ha detto la Clerici: bei tempi quando ci si accordava col Demonio per avere l’anima di Robert Johnson). Lezioni noiosissime di Roberto Vecchioni. Frasi fatte, tacco 12 di Cristina Parodi (di gran lunga la cosa migliore del programma), nenie natalizie e uno share del 19.55%: 4 milioni e 72mila persone, tante ma comunque meno della seconda puntata di Senza identità su Canale 5. Nel mezzo, come un apostrofo rosa tra le parole “che” e “pena”, poco dopo le

mercoledì 17 dicembre 2014

Vincoli europei, investimenti fuori dal patto: Renzi insiste, ma Bruxelles continua a dire “no”



Posto che, il futuro di Renzi dipende dalle risposte di Bruxelles, come sostenevo qualche giorno fa, e che la richiesta di considerare diversamente gli investimenti rispetto al resto della nostra spesa pubblica è sensata e quanto mai opportuna, come può un paese dalla corruzione imperante e dilagante che ha messo radici in più istituzioni e si propaga di giorno in giorno, chiedere all’Europa di considerare in maniera diversa la spesa per investimenti. Chi e che cosa può garantire Bruxelles che quegli investimenti non si tramuteranno nell’ennesimo ladrocinio di Stato, che non diventeranno l’ennesima torta da dividere tra mafia, criminalità organizzata e politica? 


da: La Stampa

Il premier: investimenti fuori dal Patto. Per Bruxelles, impossibile.
L’Europa gela Renzi: “le regole non cambiano”
di Marco Zatterin

Matteo Renzi va avanti convinto, vuole che l’Europa «consenta lo scorporo dei grandi investimenti in opere pubbliche» dal Patto di Stabilità, magari «anche previa verifica Ue». Promette battaglia domani in sede di Consiglio Ue, come nei colloqui ad alto livello in seno al Partito socialista europeo che accusa di

Carlo Tecce: “L’ultima mangiatoia, Olimpiadi 2024”



da: Il Fatto Quotidiano

Renzi vuole portare a Roma i Giochi per dimenticare Mafia Capitale. Un progetto da 9,8 miliardi scartato da Monti.

Quindici giorni fa, la retata per Mafia Capitale. Adesso, la candidatura per la Capitale olimpica. Questa è Roma, che aspira al 2024 con i Cinque Cerchi per scordare er Cecato Carminati. Non c’è evento più scintillante (e dispendioso) delle Olimpiadi, peste che da Oslo in Norvegia a Monaco di Baviera terrorizza i governanti. La coppia, Giovanni Malagò e Matteo Renzi, non è meno scintillante e non sarà meno dispendiosa per le casse pubbliche. Il capo del Coni garantisce trasparenza, teorizza investimenti privati: auspici, nulla più. Perché Roma sarà premiata o esclusa tra un paio di anni, settembre   2017. Ma soltanto per far sentire il nome di Roma al Comitato Olimpico Internazionale, prima di consegnare un progetto con i disegnini che spesso in Italia si traducono in cantieri immortali, occorrono una decina di milioni di euro (2 li mette il Cio).

Verrà un gruppo per la promozione di Roma 2024 e ci sarà il consulente Andrea Guerra, Malagò a capotavola. Perché Malagò è l’uomo sportivo, di larghe relazioni e di smisurate ambizioni, che affascina e conforta Renzi. Per qualsiasi

lunedì 15 dicembre 2014

La domenica del PD e… il lunedì di tasse del paese reale



Domenica 14 dicembre 2014. Dal Vangelo secondo….
Pardon…
Dall’assemblea del PD a Roma…

Renzi: “Il Pd non è un partito che va avanti a colpi di maggioranza (!?!?!) ma sia chiaro che non starà fermo per i diktat della minoranza. Abbiamo il dovere di corrispondere all’impegno preso con gli italiani e non staremo fermi nella palude per guardare il nostro ombelico».
Fassina: "E' inaccettabile la delegittimazione morale e politica di chi ha posizioni diverse dalle tue. Non sto in Parlamento per frenare, boicottare, gufare o far fallire le riforme. Se vuoi andare ad elezioni dillo chiaramente, assumi le tue responsabilità e smettila di scaricarle sulle spalle di altri".

Amen….

Lunedì 16 dicembre.
E’ la giornata italiana del Fisco. Secondo quanto ha calcolato l’ufficio studi della

mercoledì 10 dicembre 2014

Stefano Feltri: "Deficit, Renzi e Padoan, perché non vi parlate?"



da: Il Fatto Quotidiano 


Ieri Matteo Renzi ha incontrato lo staff del Tesoro per fare il punto. E meno male, perché palazzo Chigi e ministero dell’Economia non danno l’idea di parlarsi molto. Pier Carlo Padoan, che di esoteriche formule europee capisce sicuramente più dell’ex sindaco di Firenze, ha elaborato tutti gli argomenti teorici per affrontare le burocrazie di Bruxelles. Ma Renzi non schiera il suo peso politico dietro quegli argomenti tecnici. Forse perché neppure li ha letti.

Eppure Padoan ha scritto la ricetta per affrontare la Commissione prima nella sintesi del Def spedita a Bruxelles e poi, nel caso qualcuno se lo fosse perso (tipo il premier), il 22 ottobre ha pubblicato il box cruciale tradotto in italiano sul sito del ministero. Il Financial Times se ne è accorto, Renzi no. Titolo del giornale inglese: “L’Italia dice che Bruxelles calcola male la gravità della recessione”. In sintesi: tutto il contenzioso con la Commissione si basa sul pareggio strutturale di bilancio, cioè sul portare a zero il deficit corretto per il ciclo, ovvero scorporati gli effetti della crisi (che riduce le entrate e fa aumentare la spesa per ammortizzatori sociali, tra l’altro).

Ma quanto pesano questi effetti? Secondo Padoan parecchio: applicando i calcoli

Le Renziate, come favorire i licenziamenti: oltre 6 mila euro a chi assume e licenzia dopo un anno



da: la Repubblica

Jobs Act a rischio boomerang.
Oltre 6mila euro a chi assume e licenzia dopo un solo anno. Simulazione Uil: gli sgravi su contributi e Irap sono molto più alti dell’indennizzo che si vuol dare a chi è espulso: 1 mensilità e mezza
di Valentina Conte

Cosa ci guadagna un’impresa ad assumere e licenziare nel giro di pochi mesi? Ora come ora, solo grane giudiziarie. E il rischio di reintegrare e risarcire il lavoratore, se così decide il giudice. Dal primo gennaio, belle cifre. Per uno stipendio medio (22 mila euro lordi annui), dai 5 ai 16 mila euro, a seconda se si licenzia dopo uno o tre anni. Ma si può arrivare anche a 6.600 euro dopo appena dodici mesi. È l’effetto matematico e paradossale degli sconti su Irap e contributi previdenziali inseriti nella legge di Stabilità, da una parte. E degli indennizzi previsti dal Jobs Act per il nuovo contratto a tutele crescenti, dall’altra. Gli incentivi sono assai cospicui, mentre l’esborso dovuto in caso di licenziamento illegittimo - ora che l’articolo 18 di fatto non esiste più - è davvero risibile. Una mensilità e mezzo per anno lavorato, secondo l’ipotesi più accreditata (ma le associazioni imprenditoriali puntano a meno). Così, visto che

martedì 9 dicembre 2014

Marco Travaglio: “Schifo sarà lei”



Ieri, l’immancabile discorso quotidiano di Renzi. Davanti ai giovani del PD, con maglioncino rosso – unica divagazione di sinistra – parlava delle vicende giudiziarie che vanno sotto il nome mediatico Mafia Capitale.
E mentre lo ascoltavo, sorridevo. Perché è eccezionale. A dir poco eccezionale.
Se uno non sapesse chi sia Renzi e quale il suo ruolo pubblico, penserebbe di trovarsi davanti ad un oppositore dell’attuale sistema politico.
Sì, perché Renzi parla come se ciò che sta trattando riguardasse solo gli altri. Come se lui non avesse responsabilità. Come se non fosse uno dei protagonisti del potere politico, ma uno spettatore cui lo spettacolo piace o non piace, che può applaudire o fischiare. Renzi è eccezionale perché parla come se fosse all’opposizione. E questo modo dialettico funziona sugli italiani mentalmente intorpiditi (dati gli ultimi sondaggi, qualcuno si sta svegliando) che mentre l’ascoltano ripetono: però ha ragione. Chi, ha ragione? Quello lì che di mestiere fa il presidente del consiglio, cioè è inserito nel sistema politico italiano in cui svolge il ruolo di capo dell’esecutivo? Quello lì che è il segretario del PD, un partito di morti viventi che rinasce quando c’è da fare le larghe intese del furto.
Quando ho letto le prime righe dell’articolo di Travaglio, ho risorriso. Ma per un motivo diverso. C’è ancora qualche giornalista che nota certi “particolari”….

da: la Repubblica

Qualcuno, per favore, avverta Renzi che non è il capo dell’opposizione, ma del governo e della maggioranza. E che il Pd beccato con le mani nel sacco di Roma lo dirige lui da un anno. Quindi, quando dice “schifo”, parla di se stesso e del

Governo Renzi, legge di Stabilità: qualche modifica alla schifezza Fornero ma niente ‘Quota 100’



Un merito Salvini ce l’ha. Per quanto…
Se alle prossime elezioni ottenesse un risultato in linea con gli attuali sondaggi, governerebbe con Berlusconi, cioè con quella parte del centro destra che non intende modificare quell’ingiusta legge sulle pensioni che va sotto il nome di “riforma Fornero”, che oltre a metterlo nel culo agli esodati l’ha messo a quella generazione che ha figli disoccupati e anziani cui badare. Complimenti a Monti e Fornero. Complimenti all’Europa dei “compitini” che ha voluto questo legge ingiusta perché non garantisce criteri ragionevoli d’innalzamento dell’età pensionabile.

Faccio i complimenti a Salvini – che qualora riandasse al governo mai e poi mai modificherà quest’orrore di riforma delle pensioni – perché con la sua proposta di referendum ha strizzato un po’ il sedere di Renzi, costringendolo a qualche intervento. Ovviamente, insufficiente. Ma, almeno, è stato riaperto il capitolo pensioni.

Nella legge di Stabilità approvata dalla Camera e, da oggi, all'esame del Senato, dovrebbero esserci alcune norme relative il pensionamento: dalla cosiddetta “opzione donna”, all’eliminazione delle penalizzazioni per chi lascia il lavoro prima dell'età prevista purchè abbia raggiunto i 42 anni e mezzo di contributi (uomini) o 41 e mezzo (donne).

giovedì 4 dicembre 2014

La forza o la debolezza di Matteo Renzi


  
Matteo Renzi ha saputo cogliere l’attimo fuggente. Ha capito qual era il momento per prendere il posto di Letta e l’ha preso. Per far passare in secondo piano il modo non proprio “ortodosso” con cui è diventato presidente del consiglio e visti i fallimenti sia della vecchia guardia del Pd sia dei governi precedenti, ha pensato: bastano poche cose per attirare l’attenzione degli italiani e mantenere la posizione ottenuta senza il voto elettorale. Ecco quindi: annunci mirati, qualche decreto legge “vuoto” di contenuto, presenzialismo in tv, slogan mirati a rinnovare la fiducia nel paese. E…la mancetta elettorale di 80 euro.

E’ innegabile. Renzi è ambizioso, furbo. Abile. Ha capito il momento, ha saputo gestirlo. Conosce gli argomenti degli avversari e sa come aggirare e capovolgere le domande o scansare le risposte.
Renzi ha anche trovato l’appoggio di Napolitano. Che inizialmente l’ha “guardato” con scetticismo, considerandolo un fanfarone, ma poi si è accorto della sua abilità unita a quella congiunzione astrale favorevole. Sì, perché Renzi ha preso il potere in un periodo nel quale nessuno si sogna di far saltare i governi.  Ecco perché, la minoranza del Pd che lo contrasta durante le riunioni di segreteria finora non ha giocato brutti scherzi. Bersani e Civati, giusto per fare due nomi, vorrebbero mettere a rischio il governo? Con quali conseguenze?

mercoledì 3 dicembre 2014

Marco Lillo e Valeria Pacelli: “Come funziona Mafia Capitale”



da: Il Fatto Quotidiano
Fascisti e Pd agli ordini del Nar Carminati. 37 arresti, indagati Alemanno e altri 99

I magistrati la chiamano ‘mafia capitale’. Ci voleva un nome nuovo per un’organizzazione davvero nuova che non ha nulla a che vedere con la Banda della Magliana né con Cosa nostra né con la ‘fasciomafia’ di cui si era letto recentemente.
Il Ros dei Carabinieri guidato dal generale Mario Parente ha svelato davvero una realtà sorprendente grazie a tecniche sofisticate e a un impegno massiccio di uomini e mezzi: questa mafia nuova, una mafia 2.0, domina Roma con la forza dell’intimidazione anche se non ha bisogno di usare spesso la violenza, come ogni mafia che si rispetti. Diventa forte con la destra di Alemanno al potere ma è bipartisan e taglia gli schieramenti come le classi sociali. La “Mafia Capitale”, smantellata da un’operazione della Procura di Roma, guidata da Giuseppe Pignatone ha un solo capo indiscusso: Massimo Carminati, classe ‘58, il “Cecato”, un passato tra Banda della Magliana e destra eversiva, che dopo essere uscito indenne da tutti i precedenti guai giudiziari, domenica scorsa è stato arrestato, con l’accusa di associazione mafiosa.

martedì 2 dicembre 2014

Renzi, ma a che mi serve il Parlamento…: record assoluto di voti di fiducia



da: Il Fatto Quotidiano

Voti di fiducia, per Renzi record assoluto: metà delle leggi ‘imposte’ al Parlamento
l report di Openpolis: dal 1996 a oggi nessuno aveva fatto ricorso così tante volte al metodo per "blindare" i provvedimenti. Il premier al 52,73%, e balza al 74,3% escludendo le ratifiche di trattati. Secondo Monti (45,13%). I parlamentari insorgono: "Presidenzialismo di fatto"
di Antonio Pitoni

Il record senza precedenti lo ha stabilito con la “tripletta” messa a segno nel fine settimana, grazie ai tre voti di fiducia chiesti e ottenuti sulla Legge di stabilità. Strumento al quale, da quando si è insediato il 22 febbraio, il governo Renzi è già ricorso 29 volte, 16 alla Camera e 13 al Senato, su un totale di 55 leggi licenziate dal Parlamento in poco più di nove mesi. Un primato assoluto che nessuno dei suo predecessori, dalla XIII legislatura in poi, avevano neppure sfiorato. Un vero e proprio attacco di “fiducite” per l’esecutivo guidato dall’ex sindaco di Firenze, che ha portato al 52,73% il rapporto tra voti di fiducia e leggi approvate (più di una su due). «Il valore più alto registrato dal 1996 in poi», certifica lo studio realizzato dall’associazione Openpolis che ha elaborato i dati mettendo a confronto i numeri degli ultimi undici esecutivi.

Marco Travaglio: “Se non ora quando”


da: Il Fatto Quotidiano

Sabato sera, quando s’è diffusa la voce di un’altra ventina di espulsi nel M5S, ero a Merano, invitato dal locale meetup 5Stelle a parlare della trattativa Stato-mafia.
Cerco le parole per descrivere il volto di quei ragazzi quando li ho informati degli ultimi boatos da Roma, ma non le trovo. Sono i famosi “ragazzi meravigliosi” di cui parla sempre Grillo, sia in originale sia nell’imitazione di Maurizio Crozza. Ed esistono davvero, e sono davvero meravigliosi. A Merano preparano le primarie online per scegliere il candidato sindaco (in primavera si vota sia a Merano sia a Bolzano) e intanto supportano le battaglie del loro consigliere alla Provincia autonoma che consulta gli iscritti prima di ogni votazione in Consiglio. Alla notizia delle nuove, minacciate espulsioni, il commento più ricorrente era questo: “Ecco, noi ci arrabattiamo dalla mattina alla sera, dedicando il nostro tempo libero a inventare iniziative che avvicinino alla politica una cittadinanza sempre più sfiduciata e impigrita, rimettendoci di tasca nostra perché siamo e vogliamo restare senza un soldo pubblico, e poi basta una notizia da Roma, o da Milano, o da Genova per rovinare mesi e mesi di duro lavoro”. Tutti increduli dinanzi a un sogno che si sta trasformando nel peggiore degli incubi.