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lunedì 4 ottobre 2021

Mori, Piazza Fontana e B.: così la Cartabia nasconde le indagini

 


da: Il Fatto Quotidiano – di Gianni Barbacetto

Cancellare la memoria: per non farsi mancare niente, la riforma Cartabia prevede anche la possibilità di far smarrire per sempre nel web le tracce di storie che non siano finite con il timbro “colpevole” stampigliato in fondo a una sentenza definitiva. Lo stabilisce il disegno di legge “per l’efficienza del processo penale” (così si chiama) che all’articolo 25 dice: “Prevedere che il decreto di archiviazione e la sentenza di non luogo a procedere o di assoluzione costituiscano titolo per l’emissione di un provvedimento di deindicizzazione che, nel rispetto della normativa dell’Unione europea in materia di dati personali, garantisca in modo effettivo il diritto all’oblio degli indagati o imputati”. Ma altro che “diritto all’oblio”: chiunque abbia avuto una sentenza di assoluzione, un’archiviazione, un non luogo a procedere, o anche una prescrizione o improcedibilità, potrà far deindicizzare gli articoli che riguardano il suo procedimento, cioè fare in modo  che Google e gli altri motori di ricerca non riescano più a trovarli nel mare del web.

Dunque la legge Cartabia non solo sostituisce la prescrizione con l’improcedibilità, cancellando i processi che dureranno (a regime) più di due anni in Appello e più d’uno in Cassazione; non solo darà al Parlamento (dunque alla politica) la possibilità di dettare ai magistrati le priorità nei reati da perseguire, incrinando il principio dell’obbligatorietà dell’azione penale; ma permetterà anche di azzerare la memoria di storie non finite con una condanna.

venerdì 1 ottobre 2021

La nuova legge bavaglio lega le mani a cronisti e PM

 


da: Il Fatto Quotidiano - di Gianni Barbacetto

Presunzione d’innocenza. Lo schema del decreto targato Cartabia, in nome dei diritti dell’indagato, vieta ai magistrati di parlare con la stampa e limita le indagini (tabulati telefonici compresi)

La nuova legge bavaglio silenzia i giornalisti, ammutolisce i magistrati e toglie loro strumenti d’indagine. Sono gli effetti dello schema di decreto legislativo sulla presunzione d’innocenza, approvato dal Consiglio dei ministri il 5 agosto 2021 e sviluppato in sei articoli. Titolo: “Disposizioni per il compiuto adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni della direttiva (Ue) 2016/343 sul rafforzamento di alcuni aspetti della presunzione di innocenza e del diritto di presenziare al processo nei procedimenti penali”.

Ce lo chiede l'Europa, ci ripetono come al solito: in realtà in Italia la presunzione di non colpevolezza fino a condanna definitiva è già scolpita nella Costituzione (all’estero è perlopiù limitata al primo grado) e assicurata dalle garanzie processuali scritte nei codici.

I sei articoli del nuovo schema introducono invece norme che indeboliscono i magistrati che svolgono le indagini e imbavagliano la stampa. Settimana prossima il decreto sarà votato in commissione Giustizia, alla Camera, che in questi giorni sta

sabato 25 settembre 2021

Come si è arrivati alle assoluzioni nel processo sulla “trattativa Stato-mafia”

 


da: https://www.ilpost.it/

Cosa significa la sentenza e cosa dice sulla teoria secondo cui negli anni '90 le istituzioni mediarono con la mafia per far finire le stragi

Con la sentenza con cui giovedì la Corte d’Appello di Palermo ha assolto l’ex senatore Marcello Dell’Utri e gli ex carabinieri Mario Mori, Antonio Subranni e Giuseppe De Donno, ribaltando la sentenza di primo grado nel processo sulla presunta trattativa Stato-mafia, di fatto i giudici hanno ritenuto vero che la mafia tentò di piegare lo Stato con gli attentati dei primi anni Novanta, e che dialogò con gli ufficiali imputati. Ma questi ultimi, dice la sentenza, lo fecero per ragioni investigative, e non esercitarono pressione su politici e ministri perché cedessero alle richieste mafiose.

Anche se le motivazioni saranno pubblicate entro i soliti 90 giorni è una sentenza molto rilevante, già estesamente commentata, arrivata dopo tre giorni di camera di consiglio e soprattutto dopo anni di grandi dibattiti e teorie che avevano diviso giornalisti, accademici e magistrati. La tesi dell’esistenza della trattativa riguardava le stragi del 27 maggio 1993 in via dei Georgofili a Firenze (5 morti e quasi 50 feriti) e della notte tra 27 e 28 luglio in via Palestro a Milano (5 morti e 12 feriti) nonché con le bombe, sempre la stessa notte, a Roma alle chiese di san Giovanni in Laterano e di San Giorgio al Velabro (oltre 20 feriti in totale).

lunedì 16 agosto 2021

Gratteri: "La Cartabia non sa nulla". E Concita quasi sviene

 


David Parenzo e Concita De Gregorio: una coppia perfettamente riuscita....

Entrambi perfettamente ridicoli...Cario mica li ha messi insieme a caso (a cazzo..sì)

 


 

da: Il Fatto Quotidiano – di Daniela Ranieri 

In effetti era difficile sapere prima – ci mettiamo nei panni dei conduttori del talk In Onda – cosa pensasse della riforma Cartabia il Procuratore capo di Catanzaro Nicola Gratteri, uno che nel video di presentazione dice in maniera molto sfumata: “Uno dei punti della riforma è l’improcedibilità dell’azione penale; la conseguenza sarà una diminuzione del livello di sicurezza della nazione, perché conviene delinquere”.

Dall’ambiguità di queste parole è sortita la mattanza di giovedì su La7. Ne trascriviamo i punti salienti perché pare di leggere Gogol’.

Gratteri: “I 5Stelle sono riusciti a ottenere che per i reati di mafia non ci sia la ghigliottina” (Concita De Gregorio aveva appena finito di dire che il grande perdente era il M5S).

“Ci siamo dimenticati tutti i reati che riguardano la Pubblica amministrazione: peculato, corruzione, concussione, bancarotta”, che per i politici sono specialità olimpiche (Woody Allen: “Perché sta elencando i miei pregi?”).

Qui si consuma il primo atto del dramma: in studio aleggia il convincimento che la riforma era già perfetta prima, tuttavia la magnanimità di Draghi e Cartabia ha fatto sì che venissero accolte le modifiche volute da quei rompipalle di Conte e 5Stelle.

lunedì 12 luglio 2021

Nicola Gratteri: “Macchè processi più brevi, è un’amnistia che li getta al macero”

 


Le osservazioni di Gratteri confermano ciò che penso di questa "riforma": è una porcata. Draghi ha "fretta" di mandare a Bruxelles un pezzo di carta in cui la Commissione trovi scritto che sono ridotti i termini dei processi. Quale sia l'effetto di questo, che Coppi e Gratteri hanno correttamente evidenziato con la loro competenza ed esperienza, non frega un organo sessuale maschile a Draghi. Che, del resto, di giustizia non capisce un cazzo e ha delegato la "riforma" alla "competente" Cartabia intervenendo poi – come sempre – con le sue "mediazioni a posteriori già decise ante presentazione decisione". In questo caso con i "capricci": se il M5S non approva la riforma mi dimetto!

Quanto alla "competente" Cartabia: o non ha la più pallida idea di come funzioni – o non funzioni - un tribunale o ne è consapevole. E, allora. sarebbe disonesta. Ma non può, non deve esistere, un ministro della Repubblica italiana disonesto con i cittadini italiani.

 


da: Il Fatto Quotidiano – intervista di Marco Travaglio

Procuratore Nicola Gratteri, le piace questa “riforma della Giustizia” della ministra Marta Cartabia approvata all’unanimità dal Consiglio dei ministri?

Concordo pienamente con quel che ha detto il professor Coppi. Il sistema non solo è destinato ad andare in tilt, ma in questo modo non viene assicurata alcuna “giustizia”. Stabilire che la prescrizione si interrompe dopo la sentenza di primo grado, ma al contempo imporre termini “tagliola” per il processo di appello e per quello successivo di Cassazione, senza intervenire sui sistemi di ammissibilità degli appelli o dei ricorsi per Cassazione, significa solo preoccuparsi di “smaltire carte”, non di assicurare una decisione giusta. Noi magistrati dobbiamo fare giustizia, non smaltire carte: noi abbiamo a che fare con la vita delle persone. I giudici di appello e di Cassazione devono, all’esito di un'analisi ponderata, rimediare – se esistono – a errori commessi nel grado precedente. Con questa “riforma”, invece, da una parte si gettano al macero migliaia di processi, e dall’altra si accentua la tendenza a trasformare le corti in “sentenzifici”, che badano

domenica 11 luglio 2021

Marco Travaglio: La vispa Cartabia

 


Da una di Comunione e Liberazione c'è da aspettarsi questo ed altro....E questa è stata giudice della Corte Costituzionale. E questa sarebbe una papabile presidente della Repubblica. Se queste sono le donne che contano nelle istituzioni meglio che rimangano a casa a fare la maglia o le tagliatelle fresche. I maschi non ridano del mio "antifemminismo". Io sono per il matriarcato. E quando vedo e sento certo maschietti, anche per loro l'invito è: a casa. A fare la lavatrice. Senza mischiare i colori.

Vabbè. Ho aspettative esagerate. 

 


da: Il Fatto Quotidiano

Leggendo la sua intervista al Corriere , si stenta a credere che Marta Cartabia abbia davvero detto quel nulla  mischiato con niente. Ma soprattutto che sia davvero la ministra della Giustizia, e nel governo dei migliori. Era dai tempi del leghista Roberto Castelli, immortalato da Borrelli come “l’ingegner ministro”, che non si trovava tanta incompetenza mista ad arroganza (le due cose vanno spesso a braccetto, la seconda per nascondere la prima). Con l’aggravante che Castelli era un esperto in abbattimento di rumori autostradali e la Cartabia è un ex presidente della Consulta. Ma proprio questo è il guaio: un Guardasigilli dovrebbe misurarsi, oltreché con gli alti principi del Diritto, con la Giustizia reale. Come minimo, dovrebbe aver messo piede in un tribunale. Non è il caso della Cartabia, che pure, essendo affiliata a Cl come il marito, di imputati e pregiudicati dovrebbe conoscerne parecchi. Invece parla come

venerdì 9 luglio 2021

Riforma della giustizia? Una porcata, ma garantisce il garante (nonchè capo politico) Grillo...

 


Sono d'accordo con Di Battista (il che non mi succede spesso...): "la prescrizione è di fatto tornata, per la gioia di chi ha denari e potere. Solo che si chiamerà 'improcedibilità'".

Questa che i leccaculo di Draghi – Beppe Grillo in testa – chiamano riforma della giustizia è una porcata. Una presa per il culo. Piacerà a Bruxelles che troverà scritto che i processi di secondo grado devono svolgersi entro massimo due anni e quelli in Cassazione entro un anno ma, di fatto, non c'è giustizia se i processi svaniscono. Sia chiaro: i tempi dei processi sono inaccettabili ma è altrettanto inaccettabile che si stabiliscano termini precisi entro i quali arrivare al secondo e terzo grado ben sapendo che la macchina della giustizia non è in grado di rispettare quei tempi. Per mancanze strutturali, per i meccanismi procedurali.

Non basta scrivere una norma disponendo tempi prestabiliti per i processi di secondo grado e in Cassazione perché si raggiunga l'obiettivo di una durata ragionevoli dei processi. Se non ci sono le risorse: magistrati e personale amministrativo, se non c'è un sistema informatico adeguato, molti processi finiranno per decorrenza dei termini previsti. In caso di condanna in primo grado, nel secondo grado di giudizio l'abilità degli avvocati, i meccanismi processuali, il perenne "legittimo impedimento" faranno scattare il decorso dei termini previsti per arrivare al secondo o terzo grado di giudizio.

Siamo capaci tutti – analfabeti inclusi – di scrivere norme come quelle che ha scritto la

Come cambia la prescrizione: i pro e i contro

 


da: Domani – di Giulia Merlo

La prescrizione approvata ieri dal drammatico Consiglio dei ministri in cui si è rischiato lo strappo del Movimento Cinque Stelle prevede lo stop della prescrizione dopo la sentenza di primo grado, sia in caso di condanna sia in caso di assoluzione.

Per le due successive fasi di giudizio, invece, sono previsti tempi prefissati: una durata massima di due anni per i processi d'appello e di un anno per quelli di Cassazione. È prevista la possibilità di una ulteriore proroga di un anno in appello e di sei mesi in Cassazione per processi complessi relativi a reati gravi, tra i quali sono previsti associazione a delinquere semplice, di tipo mafioso, traffico di stupefacenti, violenza sessuale e, per volontà dei Cinque stelle, i reati gravi contro la pubblica amministrazione come corruzione, concussione. Sono esclusi i reati imprescrittibili, cioè quelli puniti con ergastolo.

Decorsi tali termini, interviene l'improcedibilità: il reato dunque non si prescrive, ma viene dichiarato improcedibile per decorso dei termini.

Quanto all’entrata in vigore, una volta approvata dal parlamento, la nuova previsione verrà applicata per tutti i reati commessi a partire dal 1 gennaio 2020, esattamente la data in cui avrebbe dovuto prendere efficacia lo stop alla prescrizione voluto dal precedente governo.

Contro

martedì 11 maggio 2021

Riforma legge penale: Cartabia copia le leggi di Berlusconi

 


da: Il Fatto Quotidiano – di Antonella Mascali

Appello a metà e priorità reati La Cartabia copia le leggi di B.

Il ministero rispolvera due vecchie proposte di Silvio: niente ricorsi per i pm e gerarchia delle indagini stabilita dal Parlamento

Tutti in attesa della proposta della commissione ministeriale della Guardasigilli Marta Cartabia sulla prescrizione, croce di tutti i governi, ma ci sono altre due proposte ben più dirompenti, che faranno scontrare ancora di più i partiti di maggioranza: il Parlamento potrebbe indicare ogni anno le priorità su cui devono lavorare i pm, cioè sarebbe la politica a dettare la linea ai magistrati, il sogno di Silvio Berlusconi; potrebbe cambiare anche la natura dei processi d’appello con una rivisitazione, più articolata, della legge Pecorella, che fu bocciata dalla Corte costituzionale nel 2006.

La riforma Bonafede viene così smontata dalla proposte della commissione istituita dalla ministra Marta Cartabia in via Arenula e presieduta da un ex presidente della Corte costituzionale, come lei, Giorgio Lattanzi. “Ci sono più opzioni – ha detto più volte ieri, la ministra al vertice con i capigruppo in commissione Giustizia della Camera – voglio poi sapere da voi cosa ne pensate”. La sintesi del governo dovrebbe arrivare settimana prossima. Ma la ministra, che non vuole la palude parlamentare per via della maggioranza fatta da separati in casa, ieri ha lanciato più avvertimenti, brandendo il rischio che l’Italia perda tutti i soldi del Recovery, “non solo i 2,7 miliardi del Pnrr destinati alla giustizia,

Cartabia tenta l’impresa: unire i partiti sulla riforma penale

 


da: Domani – di Giulia Merlo e Filippo Teoldi

La guardasigilli al vertice di maggioranza: «Non possiamo guardarci come avversari, senza riforme niente soldi del Recovery». Presentate le proposte di modifica di appello e prescrizione e per ridurre la durata dei processi.

Durante l’incontro di maggioranza sul disegno di legge di riforma del penale, la ministra della Giustizia, Marta Cartabia, ha dovuto bilanciare tecnicismo e politica. Davanti a lei si sono posti due ordini di problemi. Il primo e preliminare è quello politico, che riguarda i partiti della maggioranza di governo. Ognuno ha presentato emendamenti diversi e antitetici – soprattutto su come riformare la prescrizione – e il rischio è che le riforme della giustizia (civile, penale e dell’ordinamento giudiziario) si trasformino in una guerra di logoramento. Ma il tempo è prezioso e determinante: la riforma penale è inserita nel Pnrr, deve essere approvata entro fine 2021 e proprio alla velocizzazione dei processi penali e civili sono legati i fondi europei del Next generation Eu. Dunque la ministra tecnica per antonomasia ha dovuto trasformarsi in politica e richiamare alla responsabilità le anime della maggioranza: «Non possiamo guardarci come avversari ma come compagni di strada», avrebbe detto, spiegando che il confronto sarà ampio ma che il fine deve essere lo stesso: velocizzare la giustizia nell’interesse dei cittadini, e «chi si sottrae si assumerà la responsabilità di mancare gli obiettivi chiesti dall’Unione europea». La ministra ha poi elencato le condizioni per cui i 191 miliardi destinati all’Italia, 2,7 dei quali per la giustizia, arrivino: la riduzione del 40 per cento del tempo per i giudizi civili e del 25 per cento di quelli penali, entro cinque anni.

lunedì 19 aprile 2021

Massimo Fini: Il contagio americano

 


da: http://www.massimofini.it/articoli-recenti

Il ministro degli esteri Luigi Di Maio è andato negli Stati Uniti col cappello in mano per chiedere agli americani di fornirci i vari vaccini che hanno in esubero. Naturalmente non ha cavato un ragno dal buco. Come ha dichiarato il segretario di stato Blinken gli americani forniranno per primi i vicini canadesi, loro storici alleati, e anche il Messico per cercare di porre un qualche limite ai problemi posti dalla pressione messicana e guatemalteca ai loro confini. Per l’Italia si vedrà in seguito, magari ad epidemia finita.

Ma non è questo il punto. In una trasmissione di Sky Tg 24 centrata su questo incontro a cui era presente tra gli altri Ugo Tramballi, inviato di lungo corso su vari scenari di guerra che stimo molto come sempre stimo chi lavora sul campo, la cosa che sorprendeva era che i tre invitati parlavano non come se fossero degli italiani, ma degli americani, partendo su ogni questione, non solo quella dei vaccini, dal punto di vista yankee e non da quello italiano ed europeo. E questo, più o meno, è l’atteggiamento che si ha in Europa verso gli Stati Uniti. “America first” non è solo uno slogan di Donald Trump. Quindi se oggi i maggiori competitor degli USA sono Russia e Cina, anche noi dobbiamo vedere Russia e Cina come nemici.

Eppure quattro anni fa Angela Merkel, l’unico vero uomo di Stato europeo, aveva detto con chiaro riferimento agli americani: “I tempi in cui potevamo contare pienamente su altri sono in una certa misura finiti. Noi europei dobbiamo veramente prendere il nostro

venerdì 26 marzo 2021

Blitz contro prescrizione e intercettazioni

 


da: Domani – di Giulia Merlo

La ministra della Giustizia, Marta Cartabia, ha impresso un indirizzo decisamente diverso rispetto a quello del suo predecessore Cinque stelle, Alfonso Bonafede. Il segnale più tangibile è stata la promessa della guardasigilli di rimettere mano alla legge sullo stop alla prescrizione sia per i condannati che per gli assolti dopo la sentenza di primo grado, voluto dal Movimento 5 stelle ed entrato in vigore a gennaio 2020. Proprio in segno di fiducia, il fronte garantista della nuova maggioranza – costituito da Azione, Più Europa, Italia viva e Forza Italia – aveva ritirato gli emendamenti presentati al disegno di legge penale. Ora, però, dopo un mese di non belligeranza, è pronto il blitz che punta a smontare pezzo per pezzo le due riforme caratterizzanti del precedente governo e bandiere dei Cinque stelle: prescrizione e intercettazioni. Lo stratega dietro le mosse è il parlamentare ex Forza Italia ora passato ad Azione, Enrico Costa, avvocato e specialista di tecniche parlamentari, nemico giurato di Bonafede in materia penale.

La prescrizione

La modifica sarà contenuta nel disegno di legge di riforma del penale: è notizia di ieri che il termine per la presentazione degli emendamenti sia slittato di un mese rispetto a quello fissato: ora la data è quella del 23 aprile. Se da un lato si attende la proposta