da: Il Fatto Quotidiano – di Gianni Barbacetto
Cancellare la memoria: per non farsi mancare niente, la riforma Cartabia prevede anche la possibilità di far smarrire per sempre nel web le tracce di storie che non siano finite con il timbro “colpevole” stampigliato in fondo a una sentenza definitiva. Lo stabilisce il disegno di legge “per l’efficienza del processo penale” (così si chiama) che all’articolo 25 dice: “Prevedere che il decreto di archiviazione e la sentenza di non luogo a procedere o di assoluzione costituiscano titolo per l’emissione di un provvedimento di deindicizzazione che, nel rispetto della normativa dell’Unione europea in materia di dati personali, garantisca in modo effettivo il diritto all’oblio degli indagati o imputati”. Ma altro che “diritto all’oblio”: chiunque abbia avuto una sentenza di assoluzione, un’archiviazione, un non luogo a procedere, o anche una prescrizione o improcedibilità, potrà far deindicizzare gli articoli che riguardano il suo procedimento, cioè fare in modo che Google e gli altri motori di ricerca non riescano più a trovarli nel mare del web.
Dunque la legge Cartabia non solo sostituisce la prescrizione con l’improcedibilità, cancellando i processi che dureranno (a regime) più di due anni in Appello e più d’uno in Cassazione; non solo darà al Parlamento (dunque alla politica) la possibilità di dettare ai magistrati le priorità nei reati da perseguire, incrinando il principio dell’obbligatorietà dell’azione penale; ma permetterà anche di azzerare la memoria di storie non finite con una condanna.













