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martedì 11 febbraio 2014

Marco Travaglio: “Il Re badante”

da: Il Fatto Quotidiano 

Soltanto chi si ostina, a dispetto dell’evidenza dei fatti, a ritenere Giorgio Napolitano un presidente super partes devoto alla Costituzione può meravigliarsi per le rivelazioni del nuovo libro di Alan Friedman Ammazziamo il Gattopardo. E cioè del fatto, suffragato da numerose testimonianze, che Sua Maestà contattò Mario Monti per rimpiazzare Berlusconi a Palazzo Chigi fin dal giugno 2011, ben prima dell’impennata estiva dello spread e della conseguente fuga di parlamentari della maggioranza, che l’8 novembre si ritrovò minoranza alla Camera; l’indomani il Professore bocconiano fu nominato senatore a vita e il giorno 13, subito dopo le dimissioni del Cavaliere, fu incaricato di formare il nuovo governo.
I lettori del Fatto sanno bene di che cosa è stato capace Napolitano in questi quasi otto anni di presidenza, dunque sono immuni almeno dallo stupore. Autoinvestitosi della missione di salvatore della Patria e autoassolvendosi di volta in volta in nome di “emergenze” reali o inventate, il capo dello stato di necessità non ha mai esitato a travolgere le regole costituzionali per il nostro bene, o almeno per quello che lui pensava esserlo e invece non lo era. Convinto che l’elettorato sia un bambino immaturo e un po’ scemo da rieducare e accompagnare per mano dove vuole lui, s’è autonominato Badante della Nazione e ha perseguito scientificamente il suo

Massimo Giannini: “La politica della paranoia”

da: la Repubblica 

C’è un tratto di surrealismo pynchoniano, nella sindrome da complotto che accompagna da vent’anni le avventure di Berlusconi. Una paranoia che ricorda «L’incanto del lotto 49», le manie ossessive di «Oedipa Mass», le trame oscure ordite dal «Tristero». Ogni disfatta del Cavaliere si spiega secondo la teoria del nemico esterno. Tutti complottano contro di lui, le toghe rosse, i mercati finanziari, le cancellerie europee. E naturalmente Giorgio Napolitano, «regista occulto » del ribaltone che nel novembre 2011 portò Mario Monti allaguida del governo.

Tra tutti i teoremi complottistici che ingombrano la mente del Cavaliere, quello che riguarda il presidente della Repubblica è, al tempo stesso, il più ridicolo e il più drammatico. È il teorema più ridicolo, perché le «clamorose rivelazioni» raccontate da Alan Friedman nel suo libro sono note da tre anni a qualunque italiano medio che abbia letto un giornale. Nell’estate 2011 il governo Berlusconi è già alla frutta e la maggioranza che lo sostiene è già in frantumi. La caduta sembra imminente, già allora. Che in quella fase Monti sia uno dei possibili candidati alla premiership, contattato da numerosi esponenti dell’establishment politico ed economico, e che il Professore sia uno dei successori che lo stesso Berlusconi già allora teme di più, lo scrivono i quotidiani.

Stefano Feltri: “Monti in pista a giugno, altri guai per Napolitano”

da: Il Fatto Quotidiano 
Il presidente sondò la disponibilità del professore già nell’estate 2001, Berlusconi allungò la vita al suo governo con la “lettera” della Bce

Il modo migliore per custodire un segreto è tenerlo in bella vista, così nessuno oserà rivelarlo temendo di sottolineare l’ovvio. Il giornalista americano Alan Friedman non ha questo scrupolo e così rivela sul Corriere della Sera e sul Financial Times che già nell’estate 2011 il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano aveva sondato Mario Monti come possibile premier di un governo tecnico, quattro mesi prima della caduta di Silvio Berlusconi. A dimostrazione di quanto era segreto il segreto, la notizia è contenuta in un libro che Friedman pubblica per Rizzoli, in uscita domani, e l’input viene da un’intervista a Carlo De Benedetti, l’editore di Repubblica, che nell’agosto riceve nella sua casa di Saint Moritz un preoccupato Monti, lo porta in trattoria. Il Professore vuole un parere sulla sua possibile nomina a Palazzo Chigi: “Gli ho consigliato sicuramente di farlo”, racconta De Benedetti, ma subito, a settembre rischiava di essere tardi (intanto il prudente professore bocconiano aveva messo le premesse per l’appoggio, entusiastico, del Gruppo Espresso e di Repubblica, che ieri, forse per discrezione, sul sito web non citava mai il proprio editore). Anche Romano Prodi e Corrado Passera raccontano a Friedman il proprio contributo: l’ex premier vide Monti già a giugno, Passera aveva addirittura preparato un piano di 196 pagine per l’emergenza.

venerdì 17 gennaio 2014

Il “cerchio magico” di Matteo Renzi: Marco Carrai, America e…Opus Dei

da: Il Sole 24 Ore

Marco Carrai, l’America e l’Opus Dei
Chi è l'uomo-ombra del renzismo
di Claudio Gatti

Per Matteo Renzi, e per gli altri amici è Marchino, un vezzeggiativo amichevole dovuto anche alla sua gracilità. Ma il peso specifico di Marco Carrai è inversamente proporzionale alla sua statura, perché da sempre è il collaboratore di maggior fiducia del nuovo segretario del Partito democratico.
Eppure di questo 38enne di Greve in Chianti si sa piuttosto poco. Schivo di natura, Carrai tende a evitare i contatti con i media. Solo con notevole sforzo, Il Sole 24 Ore è riuscito a convincerlo non solo a parlarci di sé ma anche di scrivere quello che ci avrebbe detto.
Abbiamo così saputo che da ragazzo ha trascorso ben otto anni in un letto d'ospedale. E che in quel periodo ha sviluppato un fortissimo senso di lealtà per alcune persone, che gli sono state vicine e lo hanno sostenuto negli anni di malattia. A partire da Matteo Renzi. «La sua amicizia mi ha salvato la vita», dice.

Ma veniamo alle sue attività pubbliche. Negli anni della presidenza della

lunedì 23 dicembre 2013

Politica e lobby: la mappa degli interessi

da: Lettera 43

Lobby e politica, la mappa degli interessi
Sanità. Grandi opere. Armi. Taxi. I gruppi di pressione a Palazzo hanno i propri referenti. E nessuno è riuscito a regolamentarli. M5s: «Quello nel video è Tivelli». Salva-Roma: intesa sui giochi.
di Marco Mastellino

Troppi lobbisti alla Camera durante il voto sulla legge di Stabilità targata Letta. Troppe persone con la ventiquattrore avvicinano i parlamentari o i loro portaborse passando fogli e foglietti con emendamenti e modifiche al testo, per indirizzare le fonti di spesa della manovra in una direzione invece che in un'altra.
A partire dal tanto discusso sub-emendamento sulle slot machine. Presentato dal Nuovo centrodestra - i cui esponenti, dalla firmataria Federica Chiavaroli al sottosegretario Alberto Giorgetti, sono legati a doppio filo con le società dell'azzardo - ma appoggiato in un primo momento pure dal Pd (che nel settore vanta una storia decennale)
LA LETTERA A BOLDRINI. La denuncia di questa invadente presenza è contenuta in una lettera che i deputati 5 stelle hanno scritto alla presidente della Camera Laura Boldrini. Dove si parla tra l'altro di «badge» per gli ospiti rilasciati con «disinvoltura», anche perché permettono ai lobbisti una grande libertà di movimento fra sale e uffici di Montecitorio.

venerdì 20 dicembre 2013

Claudio Tito: “Renzi il correttore”

Una bottiglia di acqua minerale, da 2 litri, per Claudio Tito. La leccata a Renzi gli ha tolto la salivazione.
No. Dico. Non fare cazzate non sarebbe politica migliore? E questo “metodologia” da uomo solo al comando che interviene cosa avrebbe di diverso dalla modalità di conduzione di Berlusconi? Lo chiedo a Tito o ad altri del gruppo Espresso-la Repubblica a corto si salivazione da quando sognano che con Renzi vinceranno.


da: la Repubblica

Il “correttore”. Probabilmente è una figura nuova nella politica italiana. Matteo Renzi, però, in questi giorni sta assumendo proprio questo ruolo. “Corregge” la linea e i provvedimenti del governo. Ieri è accaduto con la Legge di Stabilità, ma non è il primo caso. Non si tratta di semplici interventi nei fisiologici negoziati che accompagnano la vita di tutte la maggioranze di governo. Bensì di modifiche sostanziali.

Il punto è che con la sua nomina alla segreteria del Pd è cambiato

Unione bancaria: cos’è e come funziona

da: Lettera 43

Unione bancaria, cosa è e come funziona
Il fondo di salvataggio pagato da privati. Vigilanza alla Bce. 130 istituti coinvolti. Agli Stati l'ultima parola. Il piano spiegato.
di Gabriele Perrone

Un meccanismo unico per la gestione delle crisi bancarie, dotato di un fondo di salvataggio da 55 miliardi. Denaro privato, e non pubblico, per salvare gli istituti di credito in difficoltà. E un sistema di mutua assistenza.
Sono queste le basi dell'accordo raggiunto fra il 18 e 19 dicembre all'Ecofin, tassello cruciale per la nascita, nel 2014, dell'Unione bancaria.

STOP ALL'EFFETTO DOMINO. Il ministro dell'Economia italiano, Fabrizio Saccomanni, ha definito l'intesa «storica» perché «sventa il rischio di una nuova Lehman Brothers» e di un tracollo generale con effetto domino da uno Stato all'altro.
Ecco le cose essenziali da sapere sull'accordo, che deve ora passare il vaglio del parlamento europeo e di cui non tutti i passaggi sono ancora perfettamente definiti.

giovedì 19 dicembre 2013

Marco Schiaffino: “Legge di stabilità, parlando di web tax e giustizia fiscale


Concordo e sottoscrivo



da: Il Fatto Quotidiano

Legge di stabilità, parlando di web tax e giustizia fiscale
di Marco Schiaffino

La cosiddetta web tax sta sollevando polemiche sia tra i commentatori, sia tra gli stessi compagni di partito del promotore Francesco Boccia. Tanto che, dopo le critiche del neo-segretario Matteo Renzi, la web tax è stata riveduta e corretta in sede di Commissione parlamentare, tagliandone un pezzo. Ovviamente, quello sbagliato.

Facciamo un passo indietro. Il problema, arcinoto, riguarda la tassazione sulla vendita di servizi Web. La questione è stata spesso archiviata frettolosamente usando espressioni fuorvianti come “Google non ha pagato tasse per 1 miliardo di euro”, che non aiutano a mettere a fuoco il problema. Ciò che succede, più esattamente, è che molti degli operatori che agiscono sul web (e non solo Google) “dirottano” il fatturato in paesi che hanno una forma di tassazione più conveniente (di solito Irlanda e Lussemburgo) per aumentare i profitti.

Barbara Spinelli: “I forconi e i luoghi della vita”

da: la Repubblica

Fin qui abbiamo visto come in uno specchio, in maniera confusa, l’impoverirsi italiano: lo leggevamo nella scienza triste delle statistiche, delle percentuali. Ora lo vediamo faccia a faccia: è l’insurrezione formidabile, generalizzata, di chi patisce ricette economiche che piagano invece di risanare. Non è insurrezione pura, anzi il contrario. Non è collera di operai ma dei più svariati mestieri, perché tutti precipitano, anche il ceto medio che s’immaginava scampato e tanto più si sgomenta. In molte regioni il movimento è agguantato dalle mani predatrici della destra estrema, o berlusconiana, o leghista.

Già sei anni fa, il Censis avvertì governi e politici: attenzione — disse — l’Italia è una “poltiglia” che ha smesso di sperare nel futuro, non potete far finta di niente. Prima ancora, fra il 2003 e il 2004, nacque la canzone che divenne emblema del sito di Grillo ed è oggi parola ricorrente del movimento 9 dicembre: «Non ce la faccio più!». Qualche mese fa sui muri di Atene comparve una scritta, contro l’Unione europea, che echeggia il nuovo antieuropeismo italiano: «Non salvateci più!».

È detta rivolta dei forconi, perché volutamente rimanda alle jacquerie contadine

Marco Travaglio, intervista a Di Matteo: “Riina mi vuole morto e i politici attaccano le nostre indagini”

da: Il Fatto Quotidiano

Alle 17:30 Nino Di Matteo, il pm che Totò Riina vuole morto ammazzato è al lavoro nel suo ufficio, al secondo piano del Palazzo di giustizia di Palermo. Dire che non sia turbato, sarebbe troppo. Ma non ha perduto né la calma, né il sorriso. La determinazione, quella, è addirittura aumentata.

Dottor Di Matteo, qual è il suo pensiero dominante dopo 15 mesi di minacce e preannunci di attentato?
Cercare di capire a fondo quel che sta succedendo intorno a me. Non tutto è ancora così chiaro. Un anno fa, al primo alternarsi di minacce di stile mafioso e di fonte istituzionale, pensai a qualcosa di casuale. Poi mi convinsi che erano attacchi collegati. Ora sentire e vedere Riina pronunciare quelle parole rabbiose e quegli ordini di morte contro di me mi riporta al contenuto di una delle prime minacce che mi fu recapitata anonimamente.

Il dossier di 12 cartelle intitolato “Protocollo Fantasma”, con lo stemma della Repubblica Italiana, che la metteva in guardia dallo spionaggio di “uomini delle istituzioni” verso una “centrale romana”, l’avvertiva che si stava inoltrando su terreni pericolosi e citava politici della Prima Repubblica coinvolti nella trattativa non ancora toccati dalle indagini?
Quello fu il primo messaggio di fonte istituzionale. Però mi riferivo al secondo, successivo alle elezioni di febbraio.

Pd, piano lavoro: neoassunti senza articolo 18

da: Corriere della Sera

Il piano del Pd per il lavoro: neoassunti senza articolo 18
Un nuovo contratto per rilanciare l’occupazione. In caso di licenziamento indennizzo ma niente reintegro

«Abbandoniamo gli slogan e facciamo un piano del lavoro a 360 gradi, inserendolo nel patto di coalizione». Matteo Renzi lancia la sfida sulla riforma del mercato del lavoro e non coglie l’offerta che gli arriva dalla Cgil, sia pure indiretta (la fa su Twitter Massimo Gibelli, portavoce di Susanna Camusso): «Partiamo dal nostro piano del lavoro nazionale?». Il neosegretario pd risponde con un no secco: «La Cgil fa un altro mestiere. Ci confrontiamo con tutti ma noi siamo il Pd, non un sindacato. Partiamo dalle nostre idee».

E di idee ce ne sono molte, non tutte concordanti, su come riformare il mercato del lavoro. Renzi ha già annunciato che entro un mese sarà pronto il «job act», il testo che dovrebbe rivoluzionare le regole. A lavorarci sono in tanti: Yoram Gutgeld, deputato e spin doctor economico di Renzi; ma anche la responsabile Lavoro Marianna Madia; il responsabile Economia Filippo Taddei; il responsabile Welfare Davide Faraone; e, come supervisione politica, Maria Elena Boschi.

mercoledì 18 dicembre 2013

Enrico Letta e il panettone

Enrico Letta ai dipendenti di palazzo Chigi: «Nonostante molti fuori da qui non ci credessero, abbiamo mangiato il panettone e se continuiamo a lavorare bene contiamo di mangiarlo anche il prossimo anno».


Notizia che allieta sicuramente gli italiani che, né tra qualche giorno né il prossimo anno, mangeranno beni di prima necessità a causa del governo dei rimandi. Il governo Napolitano, pardon: Letta. 

Decreto svuota carceri: Letta, nessun pericolo per i cittadini

da: La Stampa

Via libera al decreto “svuotacarceri”
Letta: nessun pericolo per i cittadini
Nei prossimi mesi prevista l’uscita di 3 mila detenuti. Il premier: «Prima risposta a una terribile emergenza». Introdotta la pena di “piccolo spaccio”

Braccialetto elettronico per chi è ai domiciliari, introduzione della fattispecie di «piccolo spaccio di stupefacenti», ampliamento a 75 giorni, dagli attuali 45, di liberazione anticipata ogni 6 mesi. Queste alcune delle misure contenute nel decreto sulle carceri approvato in Cdm, che tiene conto delle sollecitazioni provenienti dal presidente della Repubblica, dalla Corte costituzionale e dalla Corte europea dei diritti dell’Uomo.
“E’ una prima risposta a una terribile emergenza senza che ci sia nessun modo elementi di pericolosità per i cittadini”, ha detto Enrico Letta. 

La misura (già preannunciata ed approvata dal Comitato dei Ministri di Strasburgo nell’incontro del 5 novembre) è indispensabile per adeguarsi alla sentenza Torreggiani della Corte Europea dei diritti dell’uomo che impone l’adozione di misure compensative interne per il sovraffollamento. Per tale

Governo, legge Stabilità: gli emendamenti approvati

da: TMnews

Legge stabilità verso il traguardo. Ecco gli emendamenti approvati
Mercoledì approda in aula, il governo potrebbe ricorrere al voto di fiducia

Legge di stabilità in dirittura d'arrivo a Montecitorio. Mercoledì mattina il testo approderà in aula insieme al ddl bilancio, dopo l'approvazione da parte della Commissione Bilancio della Camera di una serie di emendamenti. Intanto si fa strada la possibilità che il governo faccia ricorso al voto di fiducia come avvenuto già al Senato. Ecco gli emendamenti finora approvati: IMU AGRICOLA. Emendamento che modifica l'Imu per gli agricoltori. In particolare, vengono esentati i fabbricati rurali e viene ridotto da 100 a 75 il moltiplicatore per i terreni di coltivatori agricoli.

SANATORIA CONTENZIOSI SPIAGGE. Emendamento riformulato che prevede una sanatoria dei contenziosi sui canoni e gli indennizzi per l'utilizzo beni demaniali marittimi e che prevede un riordino della normativa sulle concessioni demaniali da effettuare entro maggio 2014. La proposta prevede che si possa procedere al pagamento in un'unica soluzione del 30% delle somme dovute

martedì 17 dicembre 2013

Marco Travaglio: “Renzi-Grillo, la sfida e la sfiga”

Travaglio parte da un presupposto: che Grillo voglia alcune riforme da qui alle prossime elezioni.
Ma Grillo non ha nessuna intenzione di firmare alcunchè insieme al Pd, fossero anche provvedimenti che rientrano nel cosiddetto programma elettorale del M5S. Quindi, inutile prospettargli i pro e contro rispetto alla “sfida” di Renzi. Perché Giuseppe Piero Grillo non vuole che il M5S sia accomunato neanche per un attimo, per un nessun tipo di provvedimento, con il Pd. Perché non si fida di questo partito? Comprensibile. Ma fosse così, non gli resterebbe che smascherare il bluff di Renzi e Letta.  
Oppure Grillo non si accomuna a nulla e per nulla perché è sfascista?. Non credo che questo sia il suo dna. E’ che tutto ciò che fa e dice segue la logica, la tattica, tipica dei navigati della politica. E così ha deciso, insieme a Otelma Casaleggio, guru del marketing (specie non meno pericolosa dei politici) che per non perdere voti deve continuare a urlare e a mostrarsi ante-sistema. In questa logica, che il Pd o altri facciano anche solo una cosuccia decente (saremmo in prossimità del miracolo), non fa differenza. Perché se firma con loro, anche qualora ripetesse in ogni piazza e in ogni post sul blog: se non ci fossimo noi non sarebbe cambiato niente, non è detto che il merito vada al M5S. Grillo pensa che andrebbe beneficio del Pd. Ergo: by by. Io vado per la mia strada, voi per la vostra.
E il ritornello di alcuni parlamentari del M5S, che si dicono disposti ad esaminare e approvare provvedimenti se coerenti con i loro venti punti programmatici, fa ridere. Il ritornello cesserà non appena Grillo e Casaleggio diranno loro che fare e che dire.

da: Il Fatto Quotidiano

Dire no a Renzi è un errore. Domenica Napolitano, Letta, Berlusconi, Alfano e le altre frattaglie erano terrorizzati da un Sì o anche da un Ni di Grillo. E quando è arrivato il No hanno stappato lo champagne.

Tutto si può dire di Beppe Grillo, ma non che sia un fesso. Anzi, sempre più spesso la sua naïveté di neofita della politica sembra aver assorbito le furbizie dei politici politicanti. Dunque è impossibile che l’altroieri non abbia colto il senso e le possibili conseguenze dell’apertura di Renzi. Il neosegretario del Pd,

Berlusconi, decaduto da senatore ma…..con tutto il suo tesoretto

da: Cadoinpiedi

Berlusconi, la fine non è nota
Decaduto e fuori dal Parlamento, ma con tutti i suoi poteri. A quasi un mese dall''uscita ufficiale dai Palazzi della politica del Cav, Cadoinpiedi.it traccia un bilancio con Carlo Porcedda, autore con Paolo Biondani di Il Cavaliere Nero (Chiarelettere, 2013) che dice: “La caccia al tesoro l’ha vinta lui, perché non gli è stato sequestrato nemmeno un centesimo: il suo tesoro rimane lì dove l’ha nascosto”.
di Antonella Scutiero

Candidato con la destra in Bulgaria. O leader di quella italiana, ma fuori dal Parlamento, come Grillo, come Renzi. In ogni caso tutt'altro che finito. Silvio Berlusconi continua a difendersi: "Cosa sia successo in Senato, cioè il voto sulla mia decadenza, all'estero nessuno riesce a spiegarselo. La magistratura che calpesta lo Stato di diritto e diventa partito politico", va ripetendo. E ancora. "Se mi arrestano, in Italia scoppia la rivoluzione".
E accantona volutamente il fatto che la Corte di Cassazione in terzo grado non ha giudicato l'uomo politico, ma l'imprenditore, e precisamente l'imprenditore colpevole di frode fiscale. "Ma alla fine, la caccia al tesoro l'ha vinta lui",

Emiliano Liuzzi: “Stato biscazziere, così Letta fa cassa”

da: Il Fatto Quotidiano

Fare cassa. Non importa come. Succede che, come sempre, a rimetterci siano i disgraziati. Così lo Stato biscazziere – non cambia se al governo c’è D’Alema o Berlusconi o Letta – si rivolge a persone affette da una patologia che si chiama gioco d’azzardo. Come? Con l’aumento delle Sale Bingo e, più pericoloso ancora, delle Videolottery (o Vlt), macchinette mangiasoldi come le Slot Machine che sono collegate in rete e hanno la possibilità di incassare, uniche nel loro genere, banconote da 500 euro.
É tutto scritto, letto e controfirmato, nella legge di Stabilità, quella che dovrebbe far tornare i conti dello Stato e rilanciare l’economia dell’Italia. Quel Paese che, a detta di coloro che governano, vede la luce in fondo al tunnel, ma non risulta abbia agganciato nessuna ripresa concreta. Così, Letta 145 milioni di euro conta di metterli in tasca grazie al gioco d’azzardo. Ripartiti in 40 milioni che dovrebbero rientrare tra il rinnovo delle concessioni ai soliti noti per nove anni, e 105, invece, dalle 7000 nuove videolottery che andranno ad aggiungersi alle 50.500 già esistenti. Letto, scritto e controfirmato, nonostante nessuno se ne sia accorto. La notizia è passata inosservata, sommersa da un grande calderone di norme che abbracciano di tutto e di più.

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Il mercato delle slot online. I colossi del settore non si sono fatti sfuggire

lunedì 16 dicembre 2013

Pd, Renzi: “sfida” dialettica a Grillo, che convince (?) e un po’ “preoccupa” Andrea Scanzi

E’ un meccanismo mentale che scatta inevitabilmente per chiunque. E’ la dose, l’effetto del meccanismo, che varia in relazione alla consistenza mentale e/o a situazioni in cui versa il singolo soggetto.

Che Matteo Renzi sia galvanizzato per aver conquistato un partito quando fino a poco tempo fa manco gli faceva il filo ci sta. Tanto più perché quella conquista era per lui obbligata. Se non fosse riuscito a raggiungere la poltrona di segretario lo avrebbero cotto a fuoco lento. Manco tanto lento. Per quanto non avvezzo al ruolo di segretario, non si poteva permettere di lasciare quel posto a qualcuno che sarebbe stato “pungolato” dalla vecchia dirigenza. La sua “forza propulsiva” si sarebbe esaurita a breve. La cosa che meglio riesce al Pd è l’auto distruzione. Alcuni preferirebbero mantenere la “tradizione storica” dei perdenti piuttosto che vincere con Renzi.

Il discorso che il novello segretario del Pd ha fatto dopo la vittoria l’ho trovato efficace. Strutturalmente efficace. Se poi abbia “preso spunto” da alcuni, come sostiene Andrea Scanzi nel Fatto Quotidiano, poco male. Ci sono giornalisti o presunti tali che leggono certo web e “prendono spunto” senza mai citare, neppure per sbaglio o una sola volta, il sito o blog nel quale hanno trovato qualcosa che ha attirato la loro attenzione.

Non ho letto o visto il video del discorso fatto ieri da Renzi. Ho solo sentito alcuni passaggi dai servizi in tv.

Andrea Scanzi: “Pd, pregi e difetti del discorso ‘sopresina’ di Renzi’

da: Il Fatto Quotidiano

Pd, pregi e difetti del discorso ‘sorpresina’ di Renzi
di Andrea Scanzi

Ho ascoltato il discorso di Matteo Renzi. Tre considerazioni: una faceta, una formale, una sostanziale.

1) Considerazione faceta (cioè scherzosa. I bimbominkia di Renzi moderino i loro ormoni e non si cruccino per così poco). Più ascolto Renzi, più ho la sensazione che abbia un’idea di partito contra personam più che ad personam. E quella “personam” sia io. A ogni discorso mi saccheggia il libro “Non è tempo per noi” senza citarlo. Alla Comunicazione ha messo un dileggiatore seriale che mi insulta ogni tre per due. Adesso, come inno ribelle del partito, ha scelto i Negrita (i Negrita come emblema di ribellione: attendo un endorsement renziano alla Binetti come simbolo di erotismo), il cui cantante è stato condannato anni fa per avermi democraticamente aggredito. Ci manca solo che, a breve, scelga per vicepremier il compagno di banco delle medie che mi ciulò la fidanzata.

2) Considerazione formale. I discorsi di Renzi sono sempre uguali e dunque già

Tito Boeri: “Le risposte che mancano”

da: la Repubblica

Per una volta, il governo Letta ha deciso. Quel trucco che faceva apparire un finanziamento molto generoso e incondizionato ai partiti come un rimborso per le spese elettorali è stato abolito. È una decisione sacrosanta.

Considerando l’ostruzionismo del Parlamento nel cancellare quella ignominia, incurante del crescente distacco, per usare un eufemismo, fra politici e cittadini. Ma i tweet trionfali di Letta e Alfano hanno omesso due particolari importanti. Primo, si tratta di una decisione presa solo a metà, perché postdatata: il nuovo regime di finanziamento dei partiti entrerà compiutamente in vigore solo nel 2017. Nel frattempo tutto può succedere, compreso un clamoroso dietrofront alla scadenza di questo governo, nel 2015. Secondo, non è chiaro come il finanziamento privato dei partiti verrà regolato. Non si tratta di un aspetto secondario dato che il finanziamento privato dei partiti non è meno privo di insidie di quello pubblico.
Vediamo prima di chiarire come funzionava l’inganno di cui ieri è stata annunciata la futura cancellazione. Poi i rischi insiti nella privatizzazione dei contributi ai partiti.