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lunedì 16 agosto 2021

Gratteri: "La Cartabia non sa nulla". E Concita quasi sviene

 


David Parenzo e Concita De Gregorio: una coppia perfettamente riuscita....

Entrambi perfettamente ridicoli...Cario mica li ha messi insieme a caso (a cazzo..sì)

 


 

da: Il Fatto Quotidiano – di Daniela Ranieri 

In effetti era difficile sapere prima – ci mettiamo nei panni dei conduttori del talk In Onda – cosa pensasse della riforma Cartabia il Procuratore capo di Catanzaro Nicola Gratteri, uno che nel video di presentazione dice in maniera molto sfumata: “Uno dei punti della riforma è l’improcedibilità dell’azione penale; la conseguenza sarà una diminuzione del livello di sicurezza della nazione, perché conviene delinquere”.

Dall’ambiguità di queste parole è sortita la mattanza di giovedì su La7. Ne trascriviamo i punti salienti perché pare di leggere Gogol’.

Gratteri: “I 5Stelle sono riusciti a ottenere che per i reati di mafia non ci sia la ghigliottina” (Concita De Gregorio aveva appena finito di dire che il grande perdente era il M5S).

“Ci siamo dimenticati tutti i reati che riguardano la Pubblica amministrazione: peculato, corruzione, concussione, bancarotta”, che per i politici sono specialità olimpiche (Woody Allen: “Perché sta elencando i miei pregi?”).

Qui si consuma il primo atto del dramma: in studio aleggia il convincimento che la riforma era già perfetta prima, tuttavia la magnanimità di Draghi e Cartabia ha fatto sì che venissero accolte le modifiche volute da quei rompipalle di Conte e 5Stelle.

lunedì 12 luglio 2021

Nicola Gratteri: “Macchè processi più brevi, è un’amnistia che li getta al macero”

 


Le osservazioni di Gratteri confermano ciò che penso di questa "riforma": è una porcata. Draghi ha "fretta" di mandare a Bruxelles un pezzo di carta in cui la Commissione trovi scritto che sono ridotti i termini dei processi. Quale sia l'effetto di questo, che Coppi e Gratteri hanno correttamente evidenziato con la loro competenza ed esperienza, non frega un organo sessuale maschile a Draghi. Che, del resto, di giustizia non capisce un cazzo e ha delegato la "riforma" alla "competente" Cartabia intervenendo poi – come sempre – con le sue "mediazioni a posteriori già decise ante presentazione decisione". In questo caso con i "capricci": se il M5S non approva la riforma mi dimetto!

Quanto alla "competente" Cartabia: o non ha la più pallida idea di come funzioni – o non funzioni - un tribunale o ne è consapevole. E, allora. sarebbe disonesta. Ma non può, non deve esistere, un ministro della Repubblica italiana disonesto con i cittadini italiani.

 


da: Il Fatto Quotidiano – intervista di Marco Travaglio

Procuratore Nicola Gratteri, le piace questa “riforma della Giustizia” della ministra Marta Cartabia approvata all’unanimità dal Consiglio dei ministri?

Concordo pienamente con quel che ha detto il professor Coppi. Il sistema non solo è destinato ad andare in tilt, ma in questo modo non viene assicurata alcuna “giustizia”. Stabilire che la prescrizione si interrompe dopo la sentenza di primo grado, ma al contempo imporre termini “tagliola” per il processo di appello e per quello successivo di Cassazione, senza intervenire sui sistemi di ammissibilità degli appelli o dei ricorsi per Cassazione, significa solo preoccuparsi di “smaltire carte”, non di assicurare una decisione giusta. Noi magistrati dobbiamo fare giustizia, non smaltire carte: noi abbiamo a che fare con la vita delle persone. I giudici di appello e di Cassazione devono, all’esito di un'analisi ponderata, rimediare – se esistono – a errori commessi nel grado precedente. Con questa “riforma”, invece, da una parte si gettano al macero migliaia di processi, e dall’altra si accentua la tendenza a trasformare le corti in “sentenzifici”, che badano

domenica 11 luglio 2021

Marco Travaglio: La vispa Cartabia

 


Da una di Comunione e Liberazione c'è da aspettarsi questo ed altro....E questa è stata giudice della Corte Costituzionale. E questa sarebbe una papabile presidente della Repubblica. Se queste sono le donne che contano nelle istituzioni meglio che rimangano a casa a fare la maglia o le tagliatelle fresche. I maschi non ridano del mio "antifemminismo". Io sono per il matriarcato. E quando vedo e sento certo maschietti, anche per loro l'invito è: a casa. A fare la lavatrice. Senza mischiare i colori.

Vabbè. Ho aspettative esagerate. 

 


da: Il Fatto Quotidiano

Leggendo la sua intervista al Corriere , si stenta a credere che Marta Cartabia abbia davvero detto quel nulla  mischiato con niente. Ma soprattutto che sia davvero la ministra della Giustizia, e nel governo dei migliori. Era dai tempi del leghista Roberto Castelli, immortalato da Borrelli come “l’ingegner ministro”, che non si trovava tanta incompetenza mista ad arroganza (le due cose vanno spesso a braccetto, la seconda per nascondere la prima). Con l’aggravante che Castelli era un esperto in abbattimento di rumori autostradali e la Cartabia è un ex presidente della Consulta. Ma proprio questo è il guaio: un Guardasigilli dovrebbe misurarsi, oltreché con gli alti principi del Diritto, con la Giustizia reale. Come minimo, dovrebbe aver messo piede in un tribunale. Non è il caso della Cartabia, che pure, essendo affiliata a Cl come il marito, di imputati e pregiudicati dovrebbe conoscerne parecchi. Invece parla come

venerdì 9 luglio 2021

Riforma della giustizia? Una porcata, ma garantisce il garante (nonchè capo politico) Grillo...

 


Sono d'accordo con Di Battista (il che non mi succede spesso...): "la prescrizione è di fatto tornata, per la gioia di chi ha denari e potere. Solo che si chiamerà 'improcedibilità'".

Questa che i leccaculo di Draghi – Beppe Grillo in testa – chiamano riforma della giustizia è una porcata. Una presa per il culo. Piacerà a Bruxelles che troverà scritto che i processi di secondo grado devono svolgersi entro massimo due anni e quelli in Cassazione entro un anno ma, di fatto, non c'è giustizia se i processi svaniscono. Sia chiaro: i tempi dei processi sono inaccettabili ma è altrettanto inaccettabile che si stabiliscano termini precisi entro i quali arrivare al secondo e terzo grado ben sapendo che la macchina della giustizia non è in grado di rispettare quei tempi. Per mancanze strutturali, per i meccanismi procedurali.

Non basta scrivere una norma disponendo tempi prestabiliti per i processi di secondo grado e in Cassazione perché si raggiunga l'obiettivo di una durata ragionevoli dei processi. Se non ci sono le risorse: magistrati e personale amministrativo, se non c'è un sistema informatico adeguato, molti processi finiranno per decorrenza dei termini previsti. In caso di condanna in primo grado, nel secondo grado di giudizio l'abilità degli avvocati, i meccanismi processuali, il perenne "legittimo impedimento" faranno scattare il decorso dei termini previsti per arrivare al secondo o terzo grado di giudizio.

Siamo capaci tutti – analfabeti inclusi – di scrivere norme come quelle che ha scritto la

Come cambia la prescrizione: i pro e i contro

 


da: Domani – di Giulia Merlo

La prescrizione approvata ieri dal drammatico Consiglio dei ministri in cui si è rischiato lo strappo del Movimento Cinque Stelle prevede lo stop della prescrizione dopo la sentenza di primo grado, sia in caso di condanna sia in caso di assoluzione.

Per le due successive fasi di giudizio, invece, sono previsti tempi prefissati: una durata massima di due anni per i processi d'appello e di un anno per quelli di Cassazione. È prevista la possibilità di una ulteriore proroga di un anno in appello e di sei mesi in Cassazione per processi complessi relativi a reati gravi, tra i quali sono previsti associazione a delinquere semplice, di tipo mafioso, traffico di stupefacenti, violenza sessuale e, per volontà dei Cinque stelle, i reati gravi contro la pubblica amministrazione come corruzione, concussione. Sono esclusi i reati imprescrittibili, cioè quelli puniti con ergastolo.

Decorsi tali termini, interviene l'improcedibilità: il reato dunque non si prescrive, ma viene dichiarato improcedibile per decorso dei termini.

Quanto all’entrata in vigore, una volta approvata dal parlamento, la nuova previsione verrà applicata per tutti i reati commessi a partire dal 1 gennaio 2020, esattamente la data in cui avrebbe dovuto prendere efficacia lo stop alla prescrizione voluto dal precedente governo.

Contro

martedì 6 luglio 2021

Salvatore Settis: Pale eoliche e pannelli fotovoltaici non è così che si cura l’ambiente

 

 

da: La Stampa

ll ritardo culturale del nostro Paese sul fronte delle energie rinnovabili è rivelato dall’esultanza con cui fu accolto il cambio di etichetta da «ministero dell’Ambiente» a «ministero della Transizione ecologica». Quasi che tale formula sia l’abracadabra che dischiude da solo le porte del paradiso ecologico che tutti desiderano. Perfino all’arcigno Garante dei Cinque Stelle quelle due parolette parvero garanzia sufficiente, pur in assenza di contenuti e impegni ben definiti, per deliberare il pieno appoggio del suo partito al governo Draghi. Ma ora che è arrivato il momento della verità è il caso di chiedersi di quale transizione ecologica stiamo parlando.

Un’analisi dei dati e dei rischi che sia mirata al vantaggio del Paese e al bene delle generazioni future deve fondarsi sulla sostanza dei problemi, e non su pregiudiziali schieramenti pro o contro questo o quel governo. Le scelte di oggi avranno conseguenze di lunghissimo periodo; perciò non possiamo ignorare che il cuore del problema non è l’opzione astratta per le energie rinnovabili, ma come esercitare in concreto le scelte di fondo. Gli impianti eolici e fotovoltaici, infatti, possono avere effetti positivi, ma anche un impatto assai negativo su valori di grande rilevanza ecosistemica, a cominciare dal paesaggio e dall’agricoltura di qualità. Se l’intensificazione di pannelli solari e torri eoliche dovesse comportare la devastazione di preziosi paesaggi storici, quali saranno le nostre priorità?

lunedì 7 giugno 2021

Se il governo Draghi si fida più di Brunetta che dell’Anac sulla corruzione

 

 

da: https://www.tpi.it/ - di Niccolò Di Francesco

“Preoccupanti passi indietro sull’anticorruzione”: così il “governo dei migliori” finisce sotto accusa da parte del presidente dell’Anac, Giuseppe Busìa, in merito al decreto reclutamento della pubblica amministrazione in vista del Recovery Plan, approvato lo scorso venerdì 4 giugno dal Consiglio dei Ministri.

“Preoccupano le scelte effettuate con l’ultimo decreto legge in tema di anticorruzione, proprio in un momento in cui massima dovrebbe essere l’attenzione verso la gestione trasparente delle risorse, anche per il rischio di infiltrazioni della criminalità organizzata e delle mafie” ha dichiarato senza giri di parole il presidente dell’Anac, l’Autorità nazionale anticorruzione, in riferimento alle ingenti risorse che arriveranno nei prossimi mesi con il Recovery Fund.

Ma a preoccupare Busìa è anche e soprattutto la bozza dell’articolo 6 del dl, secondo cui i piani e la verifica degli adempimenti in materia di trasparenza e anticorruzione rischiano di spostarsi dall’Anac agli uffici del ministero della Pubblica amministrazione, il cui titolare è Renato Brunetta.

“Si avrebbe un deciso passo indietro sulla credibilità del nostro sistema anticorruzione: non si può immaginare che il controllore sia gerarchicamente subordinato al controllato, invece che indipendente dallo stesso” afferma Busìa.

mercoledì 2 giugno 2021

Mario Draghi: la strategia della mediazione

 


RECOVERY FUND - Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR)

Tutto ciò che attiene alla definizione, gestione e controllo dei progetti del PNRR, è in mano a Draghi e al "governo dei migliori". Cioè ai tecnici. La governance del PNRR è fatta di alcune strutture, tra cui la Cabina di regia, cosiddetta a "geometria variabile", oggettivamente criterio funzionale per raggiungere l'obiettivo senza avvitarsi in riunioni con un numero eccessivo quanto inconcludente di partecipanti. Il Tavolo permanente per il partenariato economico, sociale e territoriale, composto da rappresentanti del Governo, degli Enti locali, delle categorie produttive e sociali, ecc.., è un organo esclusivamente consultivo. Ergo: saranno Draghi e il suo braccio destro Daniele Franco, ministro dell'Economia e delle Finanze - insieme a una squadra di consulenti che potranno essere assunti nei ministeri e nelle altre strutture incaricate - a gestire il PNRR.

Con questa impostazione organizzativa  - che non sarà esente da "malumori" in corso d'opera - Draghi pensa di avere il controllo gestionale dei progetti, senza il quale Bruxelles non molla un euro.

PANDEMIA

Per quanto riguarda la pandemia, abbiamo visto che Draghi non è un mago. Sostanzialmente in continuità con il governo Conte con la differenza che diversamente da un anno fa, da mesi fa, ci sono i vaccini. E le innumerevoli quotidiane dichiarazioni del generale Figliuolo.

RIFORME PRO PNRR E RIPARTENZA

Ci sono poi le decisioni, le soluzioni da intraprendere sia per quanto attiene alle riforme

Giorgio Meletti: Draghi è caduto nella trappola in cui potrebbe fallire il Pnrr

 


da: Domani

Un drammatico equivoco incombe sulla marcia trionfale del Pnrr e delle grandi opere ferroviarie che ne costituiscono il nerbo. Ci viene raccontata la favola che in Italia i cantieri non marciano per colpa della burocrazia e del partito del no. Tre giorni fa il governo ha approvato l’ennesimo decreto di semplificazione: una serie di deroghe e accelerazioni delle procedure sospettate (fondatamente) di spianare la strada a scempi ambientali e illegalità. Va in scena la farsa di una disputa teologica tra il “partito del no” e il “partito del fare”. I primi agitano lo spettro di mafia, tangenti e disastri ambientali, i secondi replicano che “così non faremo mai niente”. Purtroppo è con le semplificazioni che non abbiamo mai fatto niente.

Preoccupa che un uomo esperto e capace come Mario Draghi si sia infilato in questa commedia all’italiana di cui, essendo all’ennesima replica, conosciamo già il finale. Se la grande occasione del Pnrr richiede la realizzazione delle opere in tempi rapidi, l’apposito decreto crea le premesse tecniche perché la grande occasione vada persa. E questo dovrebbe preoccupare soprattutto chi crede che la ricostruzione del paese dopo la pandemia passi dall’alta velocità Salerno-Reggio Calabria.

Innanzitutto c’è una grottesca contraddizione. Da decenni governi di ogni colore politico si fanno scrivere le misure di semplificazione della burocrazia proprio dai burocrati accusati di essere i frenatori. E i risultati si vedono. Basti la lettura del decreto di venerdì

lunedì 31 maggio 2021

Ribaltone in Cassa Depositi e prestiti. I Benetton in una botte di ferro. Con il nuovo Ad Scannapieco la revoca della concessione si allontana

 


da: https://www.lanotiziagiornale.it/ - di Raffaella Malito

Su quella poltrona avrebbe potuto forse già sedersi qualche anno fa – la sua candidatura era stata già sostenuta in occasione delle nomine decise dal governo Conte – ma ora Mario Draghi ha deciso che è arrivato il suo turno. Alla guida di Cassa depositi e prestiti arriva Dario Scannapieco, dal 2007 vicepresidente della Bei.

Ribaltone in Cassa Depositi. I Benetton in una botte di ferro

Nato a Maiori, gioiello della costiera amalfitana, nel 1967, si è incrociato con l’attuale premier nel 1997 quando l’allora direttore generale del Tesoro chiamò il giovane economista laureatosi alla Luiss, e con in tasca un master alla Business school di Harvard, come consulente del ministero, allora impegnato sul processo di privatizzazioni. Nel 2002, poi, la nomina a direttore generale Finanza e Privatizzazioni del Tesoro sotto il ministro Giulio Tremonti.

Negli anni a via XX Settembre si occupa della gestione delle operazioni di privatizzazione e delle partecipazioni azionarie dello Stato, della trasformazione di enti pubblici in società per azioni, dei rapporti con la comunità finanziaria internazionale su aspetti attinenti alle società partecipate. Nel corso della sua carriera, iniziata nel 1992 alla direzione Pianificazione e Controllo strategico di Telecom Italia, siede anche in numerosi cda tra cui Finmeccanica.

Chi è Dario Scannapieco

Dario Scannapieco, un "ufficiale di collegamento" per il Recovery

 


da: https://www.huffingtonpost.it/ - di Alberto Quadrio Curzio

Draghi lo ha scelto in Cdp per la sua credibilità nel dialogo in Europa e nel connettere investimenti pubblici e privati, determinanti per il piano italiano

Gli accadimenti europei ed italiani recenti danno un segno importante: i progressi nell’Ue e nel nostro Paese per reagire alla drammatica crisi da pandemia, ma anche per rilanciare uno sviluppo sostenibile, si stanno concretizzando. Per capirlo non bisogna guardare singoli episodi, ma allungare lo sguardo alla traiettoria, pur nella consapevolezza che la stessa non sarà priva di ostacoli. Il Piano europeo per la Ripresa ha avuto il via libera da tutti gli Stati Ue per entrare nella “fase due” con le garanzie che consentono di emettere dal primo giugno Eurobond. Adesso inizia la verifica dei Piani Nazionali che sono stati presentati da tutti gli Stati salvo quattro in ritardo. Il Piano italiano era arrivato puntuale sorprendendo i diffidenti. In Italia ci sono novità di rilevanza europea sia sistemiche per l’attuazione del Piano, sia settoriali per la nomina alla Cassa Depositi e Prestiti.

Il Piano Nazionale: “Italia domani”

Il passaggio alla “fase due” del Piano Europeo spiazza sia le valutazioni antagonizzanti di “sovranisti” italiani, sia quelle arroganti di Stati “frugalisti”. Due visioni opposte, ma entrambe dannose. Per i primi l’Ue non ci avrebbe sostenuto a meno di poter ledere la nostra sovranità

Nel Recovery plan si parla di riforma fiscale ma non di incentivi ambientali

 


da: Domani – di Edoardo Zanchini  vicepresidente Legambiente

L’Europa ha deciso di fare sul serio nell’impegno su clima ed energia. La riunione dei ministri delle Finanze a Lisbona di venerdì scorso ha dato il via libera a un ampio progetto di revisione delle politiche fiscali con l’obiettivo di accelerare nella riduzione delle emissioni di anidride carbonica.

La riforma di cui più si discute è la Carbon boarder tax, ossia un’imposta sui prodotti ad alta intensità di carbonio importati in Europa. Ma tra le riforme attese nei prossimi mesi vi è la revisione del mercato delle quote di scambio delle emissioni e della direttiva sulla tassazione dell’energia.

Generare gettito

L’obiettivo non è solo di spostare il peso della fiscalità sulle fonti fossili, eliminando i sussidi ancora in vigore, ma di generare gettito fiscale che permetta di spingere la crescita e ridurre le imposte sul lavoro. In questo modo si pone l’Europa alla frontiera più avanzata dell’innovazione ambientale e al contempo si difendono impianti e produzioni industriali dal dumping ambientale e sociale che ha falcidiato interi settori negli ultimi decenni È quantomeno strano che di questi obiettivi e di queste sfide non si parli in Italia nell’ambito della delega fiscale che il governo si è impegnato a presentare al parlamento entro luglio. La delega dovrebbe occuparsi di riforma dell’Irpef e del sistema tributario, di razionalizzazione e coordinamento della legislazione fiscale per mettere ordine e renderla più semplice e trasparente.

mercoledì 26 maggio 2021

Le ombre nelle semplificazioni del governo Draghi sugli appalti

 


da: Domani - di Alberto Massera e Francesco Merloni

Per il momento il testo si pone in continuità con i governi di Conte nella ricerca di soluzioni emergenziali che non risolvono i problemi. L’aggiudicazione dell’appalto integrato è problematica rispetto al diritto Ue.

La bozza di decreto Semplificazioni del governo Draghi che sta circolando in questi giorni consente di fare qualche prima valutazione, in qualche caso preoccupata.

Va detto subito che la proposta dell’Antitrust di sospendere il Codice dei contratti non è stata accolta, si deve immaginare perché ci si è accorti che, almeno nell’immediato, l’applicazione diretta delle norme europee era un rimedio peggiore del male. La gran parte delle norme del decreto riguardano le fasi della programmazione, della localizzazione e della progettazione delle opere che abbiamo da sempre segnalato come le più critiche nell’allungamento dei tempi rispetto alla sola fase di gara. Si conferma cioè che non è nel codice dei contratti che si annidano i maggiori problemi.

I problemi del testo

Vanno segnalate alcune criticità, anche gravi, che il testo presenta, a partire dalla proroga per ben cinque anni (dal 2021 al 2026) delle norme emergenziali già contenute nel precedente dl Semplificazione del governo Conte. Innalzamento delle soglie

lunedì 24 maggio 2021

Maurizio Landini: A un anno dalla pandemia siamo....alla "presa per il culo"

 

👏👏👏👏👏

da: https://www.ilfattoquotidiano.it/

 

Maurizio Landini intervistato da Gad Lerner in occasione del 120esimo anniversario della Camera del Lavoro di Modena: "Quando adesso ci sono i soldi da redistribuire, torniamo al fatto che il lavoro deve essere precario, che i soldi si danno alle imprese a pioggia, e che addirittura si può liberalizzare tutto perché è il mercato da solo che ti risolve i problemi? Questa è una presa per il culo scusate il francesismo”.

sabato 22 maggio 2021

Opere pubbliche, ritorna la giungla: via a massimo ribasso e subappalti liberi

 


da: Il Fatto Quotidiano - di Carlo Di Foggia e Marco Palombi

La bicicletta che abbiamo voluto, e su cui dovremo pedalare, è quella che è: Next Generation Eu coi suoi tempi contingentati e il delirio burocratico per giustificare atti e spese a Bruxelles, richiede le famigerate “semplificazioni”, vale a dire –soprattutto – minori controlli a tutti i livelli degli appalti pubblici. Nella bozza di decreto sul tema predisposta a Palazzo Chigi (sarà approvata la prossima settimana) – che Il Fatto ha potuto visionare – non ci sono però solo semplificazioni.

Le norme più controverse riguardano le modifiche al Codice degli appalti pubblici, per il quale peraltro si prolungano fino al 2026 le deroghe (soprattutto agli obblighi di gara) introdotte dal governo Conte-2 e si stabilisce che tutte le opere connesse al Piano di ripresa (Pnrr) siano da considerarsi “strategiche” (questo per  evitare che vengano concesse sospensive in caso di ricorso sugli appalti).

Sul tema, purtroppo, c’è ben di peggio: attraverso un sapiente taglia e cuci legislativo, infatti, si finisce per resuscitare il pessimo combinato disposto tra gare assegnate col massimo ribasso e completa liberalizzazione dei subappalti che in passato aveva reso il settore delle costruzioni più simile a una giungla che a un’attività economica.

Per velocizzare le procedure di gara, infatti, si prevede che “qualora l’offerta abbia a

martedì 18 maggio 2021

Come evitare che il capitalismo mafioso approfitti del Pnrr

 


da: Domani – di Enzo Ciconte storico

Molti ripetono che per gli appalti pubblici si deve seguire il modello Genova come è stato fatto per ricostruire il ponte dopo la tragedia del crollo del Morandi. Lo ha detto anche la ministra per il Sud e la coesione sociale Mara Carfagna. Ciò significa abolire, fare a meno del Codice degli appalti o sospenderlo per un po’ come propone Roberto Rustichelli presidente dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato.

Se si blocca il codice degli appalti definitivamente o anche solo temporaneamente se ne avvantaggeranno i poteri criminali. Il capitalismo mafioso è stato sempre foraggiato dagli appalti pubblici. So bene che ci sono altre entrate che rendono ricchi i mafiosi, dalla droga ai rifiuti, dalla sanità alle armi e a tanto altro ancora. Ma adesso è il momento di discutere del comparto dell’edilizia che a breve ripartirà con i fondi pubblici. Dal sacco di Palermo al completamento dell’Autostrada del sole nel tratto Salerno-Reggio Calabria, ai grandi lavori del Nord (campo Smith a Domodossola è l’esempio più antico), Camorra e ‘Ndrangheta hanno trovato il modo di entrare nel settore dell’edilizia, di costruire imprese edili con imponenti interessi mafiosi inserendosi nei subappalti e nella gestione dei cantieri. Ciò è avvenuto perché non c’erano controlli e non esisteva un meccanismo che impedisse ai mafiosi di penetrare in questo settore vitale della nostra economia. I mafiosi si sono arricchiti con i soldi pubblici di tutti i contribuenti italiani che pagano le tasse, una parte delle quali ha alimentato il mercato criminale.

Vogliamo ritornare a questa situazione o vogliamo cercare di migliorare e di far funzionare il sistema dei controlli?

domenica 16 maggio 2021

L’analisi costi benefici col trucco per promuovere ogni ferrovia

 

Se ai fini del PNRR, l'analisi costi-benefici relativamente ad alcuni progetti inerenti il trasporto ferroviario è quella descritta in questo articolo, non si tratta di un'analisi col trucco, ma di un'analisi da dilettanti. Una buffonata. Se questi saranno i criteri utilizzati per valutare i progetti, presupposto per la loro realizzazione, siamo messi male..molto male..

 

da: Domani - di Francesco Ramella ingegnere

 


Tra i progetti del Piano di ripresa e resilienza la realizzazione delle linee Bari–Napoli e Brescia–Verona–Padova La valutazione viene effettuata da Rfi, società partecipata da Fs, ma il metodo utilizzato non è corretto

Tra le riforme delineate nel Pnrr è previsto il rafforzamento del ruolo del ministero dell’Economia ai fini della valutazione della spesa pubblica. In particolare, viene auspicata «l’implementazione di nuove strutture appositamente dedicate per la valutazione ex-ante delle proposte e di quella ex-post dei risultati. L’obiettivo è quello di conseguire maggiore efficienza della spesa ed efficacia delle politiche pubbliche, anche al fine di destinare risorse al finanziamento di riforme della tassazione e della spesa pubblica».

Il proposito è assai lodevole ma la realizzazione, per ora, appare insoddisfacente, basta guardare alla Missione 3 del Piano, quella che si occupa di “Infrastrutture per una mobilità sostenibile”. Le prime diciassette pagine del relativo allegato contengono un’illustrazione sommaria delle principali caratteristiche tecniche di quattordici nuovi progetti ferroviari. Non viene fornito alcun elemento di valutazione e neppure vi è un’indicazione di massima dei costi. A pagina 18, sorpresa! Si trova il frontespizio

Governo Draghi, Recovery Plan (PNRR): Poche strategie, tanto piccolo cabotaggio

 


da: Il Fatto Quotidiano – di Carlo Di Foggia

Il forum D&d bocca il Piano: senza "visione" perchè non ce l'ha nemmeno la politica

Affidare la stesura del Recovery plan a una burocrazia di piccolo cabotaggio, italiana o europea che sia, produce un piano di piccolo cabotaggio. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) consegnato a Bruxelles non è stato costruito con il Parlamento, nemmeno nella versione finale, né ha visto coinvolte associazioni e portatori di interessi della società civile. Resta un prodotto sostanzialmente “ministeriale”. Per questo leggere rapporti come quello pubblicato ieri dal Forum Disuguaglianze, che raccoglie decine di associazioni, guidato dall’ex ministro Fabrizio Barca aiuta a comprenderne limiti e potenzialità.

Il dossier di fatto boccia il piano che disegna la politica economica e sociale del Paese per i prossimi anni: 190 miliardi e dispari, 6 missioni, 16 componenti, 70 riforme. Il tutto senza un’idea di cambiamento della società. L’esempio più eclatante è che non viene disegnato un welfare migliore: resta quello costruito nell’idea reazionaria di “aiutare i perdenti della competizione”, non evitare che il gioco sia truccato. Se va bene si recupera il gap economico e si torna alla “normalità” di prima.

Il dossier conferma i limiti del piano del governo Conte. Promuove a pieno solo due modifiche fatte da quello Draghi: il miglioramento nelle ambizioni di recuperare il deficit della P.A. e dei servizi per anziani non autosufficienti (con risorse salite a 3 miliardi). 

Restano molti punti negativi e diversi peggioramenti. Nel complesso, spiegano gli esperti del

venerdì 30 aprile 2021

Governo Draghi, PNRR: pignoramenti case più veloci, meno fondi all'edilizia popolare. Un regalo alle banche?

 


da: https://www.tpi.it/ - di Marta Vigneri

Pignoramenti delle case più veloci e meno fondi all’edilizia popolare: “Il Pnrr di Draghi fa un regalo alle banche”

Nel Recovery Plan approvato dal Parlamento i fondi per l'edilizia pubblica sono stati ridotti rispetto a quanto previsto dalla bozza messa a punto dall'esecutivo di Conte. E per gli istituti di credito sarà più facile sgomberare gli immobili delle famiglie che non riescono a pagare il mutuo. La denuncia di Sinistra Italiana

“Viviamo in un momento in cui si avvicina il blocco degli sfratti e 100mila persone rimarranno senza casa, ci saremmo aspettati dal governo un’attenzione all’edilizia pubblica e alle rigenerazioni urbane, su cui invece si dedicherà la terza parte degli stanziamenti decisi da Conte”, questa la denuncia di Sandro Fucito, responsabile per la casa di Sinistra Italiana (Si), sulle risorse dedicate al diritto all’abitazione incluse nel Piano di Ripresa e Resilienza che venerdì sarà trasmesso a Bruxelles per il via libera definitivo. Nel piano i fondi destinati all’edilizia pubblica appaiono limitati rispetto ai bisogni delle famiglie in attesa di una casa.

Alla rigenerazione urbana e al potenziamento del cosiddetto “housing sociale” sono dedicati 7,3 miliardi sugli oltre 220 previsti in totale. Di questi, quelli riservati all’aumento della disponibilità di alloggi sociali in senso stretto sono solo 0,5, pari a 500 milioni, un terzo di quelli inclusi nella bozza messa a punto dall’esecutivo precedente. Il piano pubblicato a gennaio prevedeva un investimento di 2,6 miliardi per le